L’ABBAZIA DI CASAMARI

Il nome Casamari deriva dal latino e significa “Casa di Mario”.

Il riferimento è a Gaio Mario. Condottiero, sette volte console e celebre avversario di Silla nella guerra civile dell’88 a.C.; ricordato anche nel nome della strada (che collega Frosinone con Sora) lungo la quale sorge l’abbazia: via Mària.

CASAMARI: UN PO’ DI STORIA

Intorno alla metà del XII secolo, i monaci benedettini che avevano costruito il primo nucleo di Casamari furono sostituiti dai cistercensi i quali, in poco tempo, edificarono l’attuale monastero.

A partire dalla metà del XIV secolo, dopo un periodo di splendore,  Casamari si avviò ad un lento declino fino a quando nel 1717 vi fu introdotta una colonia di monaci cistercensi riformati, detti Trappisti, provenienti dalla Toscana, i quali ridiedero vita al monastero in cui, ancora oggi, vive una comunità di sedici monaci.

ABBAZIA DI CASAMARI

L’abbazia di Casamari ha una ricca e prestigiosa biblioteca alla cui realizzazione contribuirono tanto i Benedettini quanto i Cistercensi.

Tuttavia fu l’arrivo dei Trappisti, nel 1717, che segnò la rifioritura della biblioteca e, più in generale, della vita culturale nell’abbazia.

Seguendo le orme degli antichi amanuensi medievali, i monaci Trappisti copiarono molti libri liturgici e compilarono interessanti cronache del monastero del ‘700 e dell”800, molte delle quali conservate nell’archivio.

Attualmente i circa 70.000 libri conservati a Casamari sono sistemati nell’antico refettorio dei fratelli conversi, un’enorme salone lungo 25 metri, largo 10 e alto 30, e nei locali un tempo occupati dal molino e dal frantoio.

LE ATTIVITA’ DELL’ABBAZIA

Nell’abbazia si svolgono varie attività che vedono impegnati i monaci, oltre che nella preghiera, anche nell’insegnamento presso l’Istituto San Bernardo – fondato nel 1898 internamente all’abbazia – e nella gestione della biblioteca, della farmacia e della liquoreria. Inoltre i monaci si occupano del restauro dei libri e del museo archeologico.

La farmacia di Casamari risale al 1760 ed è composta da un hortus botanicus e da un armarium pigmentariorum. La liquoreria, invece, è stata ideata fra il ‘700 e l’800.

Il museo si trova nella parte opposta alla chiesa partendo dal chiostro. Tra i reperti ospitati nelle sue sale duecentesche spicca una zanna di  Mammuthus meridionalis (sorta di mammuth nano presente in Italia durante l’era glaciale), oltre ad alcuni reperti di epoca romana.

L’abbazia offre ospitalità, oltre che per ritiri spirituali, anche ai pellegrini di passaggio sul Cammino di San Benedetto o sulla Via Francigena.

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