COSA VEDERE A VERONA

Verona è una città che sembra nata per essere raccontata.

Passeggiando tra le sue piazze eleganti, i resti dell’antica Roma e i palazzi medievali, si ha la sensazione di attraversare secoli di storia in pochi passi.

È conosciuta in tutto il mondo come la città dell’amore, grazie alla celebre tragedia di Romeo e Giulietta, ma ridurre Verona a una sola storia sarebbe quasi ingiusto.

Perché Verona è molto di più: è una città d’arte, di cultura e di atmosfere, dove il passato non è semplicemente custodito nei monumenti, ma continua a vivere nelle strade, nei caffè storici e nelle piazze animate.

Situata lungo il fiume Adige, in una posizione strategica tra il Nord Italia e l’Europa centrale, Verona è stata per secoli un importante crocevia di popoli e commerci.

La sua identità è un intreccio di epoche diverse: l’Arena racconta il mondo romano, le architetture medievali ricordano il periodo delle grandi famiglie nobiliari, mentre le eleganti piazze testimoniano il fascino della città rinascimentale.

Scoprire Verona significa quindi lasciarsi guidare dalla storia, ma anche dalle emozioni.

VERONA: UN PO’ DI STORIA

Il nucleo originario di Verona venne fondato dai Romani all’interno di un’ansa del fiume Adige intorno alla metà del I secolo a.C. e rimase sotto il governo dell’Impero fino al V secolo, quando venne occupato dal re germanico Teodorico il Grande.

Durante il XII secolo la città divenne un libero Comune per poi prosperare sotto la Signoria degli Scaligeri e, successivamente, sotto il governo della Repubblica di Venezia.

Nel 1797 fu occupata militarmente da Napoleone e nel 1815 divenne parte dell’Impero austriaco che la trasformò nella sua maggiore piazzaforte militare in territorio italico. Nel 1866 fu annessa al Regno d’Italia.

Il centro storico di Verona è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO per le sue peculiarità urbanistiche ed il patrimonio artistico e culturale.

COSA VISITARE

Questo itinerario si articola in 5 punti che attraversano il centro storico della città:

PIAZZA BRA E L’ARENA

Il modo migliore per iniziare un itinerario alla scoperta di Verona è partire dal suo simbolo più famoso: l’Arena.

Situato nella splendida Piazza Bra, questo anfiteatro romano risale al I secolo d.C. ed è uno dei monumenti antichi meglio conservati d’Italia.

La sua struttura imponente racconta un passato fatto di spettacoli, giochi e grandi eventi pubblici. Oggi, però, l’Arena continua ad avere una vita propria: durante l’estate ospita infatti uno dei festival lirici più importanti al mondo, trasformandosi in un palcoscenico sotto le stelle.

È proprio questo il fascino di Verona: riuscire a far dialogare il passato con il presente.

Intorno alla piazza si trovano eleganti palazzi storici, portici e locali dove fermarsi per osservare la città vivere lentamente.

PIAZZA DELLE ERBE: IL CUORE DI VERONA

Da Piazza Bra si raggiunge facilmente Piazza delle Erbe, considerata il cuore storico della città.

Un tempo sede del foro romano, oggi è uno degli angoli più suggestivi di Verona.

La piazza è circondata da edifici storici, torri medievali e affreschi che raccontano la ricchezza raggiunta dalla città nel corso dei secoli.

Qui si trova anche la Torre dei Lamberti, uno dei punti panoramici più belli di Verona, da cui ammirare dall’alto i tetti della città e il profilo delle colline circostanti.

Piazza delle Erbe è anche il luogo ideale per una pausa: sedersi in uno dei suoi caffè significa entrare nella quotidianità veronese, tra mercato, passeggiate e incontri.

LA CASA DI GIULIETTA: IL POTERE DELLE STORIE

Via Cappello n.23. è l’indirizzo più famoso di Verona, nonché uno dei luoghi più visitati della città: la Casa di Giulietta.

Al di là della questione storica sulla reale esistenza dei protagonisti della tragedia shakespeariana, questo luogo rappresenta qualcosa di più interessante: la capacità di una città di trasformare una storia letteraria in un’esperienza reale.

Il celebre balcone è diventato un simbolo universale dell’amore romantico e dimostra quanto le narrazioni possano influenzare il modo in cui percepiamo i luoghi.

Verona, in questo senso, è un esempio perfetto di come letteratura e viaggio possano incontrarsi.

Per informazioni sugli orari di apertura ed il costo dei biglietti si può visitare il sito casadigiulietta

PONTE PIETRA ED IL FASCINO DELL’ADIGE

Per conoscere il lato più poetico della città bisogna raggiungere Ponte Pietra.

Questo antico ponte romano attraversa l’Adige e regala una delle viste più belle di Verona.

Qui la città cambia ritmo: il rumore delle vie principali lascia spazio al suono dell’acqua e a una prospettiva più tranquilla.

Dall’altra parte del fiume si può raggiungere Castel San Pietro, uno dei punti panoramici più suggestivi, ideale soprattutto al tramonto.

Dall’alto Verona appare nella sua veste più elegante, con i tetti, le torri e le chiese che raccontano la sua lunga storia.

CASTELVECCHIO: VERONA TRA ARTE E MEDIOEVO

Un’altra tappa imperdibile è Castelvecchio, costruito nel XIV secolo dalla famiglia degli Scaligeri, una delle dinastie più importanti della storia veronese.

Il castello, con il suo ponte fortificato sul fiume, rappresenta uno degli esempi più affascinanti dell’architettura medievale della città.

Oggi ospita un importante museo d’arte, dove è possibile ammirare opere che spaziano dal Medioevo al Rinascimento.

È un luogo perfetto per comprendere un altro volto di Verona: quello meno romantico e più legato alla sua storia politica e artistica.

VERONA: CONSIGLI DI VIAGGIO

Verona è una città perfetta per un weekend, ma può essere visitata anche in una giornata concentrandosi sul centro storico.

Il periodo migliore per visitarla è la primavera oppure l’inizio dell’autunno, quando il clima è piacevole e le strade sono generalmente meno affollate rispetto ai mesi estivi.

Anche l’inverno può essere un buon momento, soprattutto grazie all’atmosfera elegante che la città assume durante il periodo natalizio.

Per arrivare a Verona il treno è una soluzione molto comoda: la stazione di Verona Porta Nuova è ben collegata con le principali città italiane e permette di raggiungere il centro in pochi minuti.

La città si visita facilmente a piedi e il centro storico è ideale da esplorare lentamente, lasciandosi guidare dai vicoli e dagli scorci inaspettati.

Verona è una città dove realtà e immaginazione sembrano incontrarsi continuamente.

È il luogo dell’Arena romana e delle antiche famiglie medievali, ma anche quello delle storie d’amore diventate immortali grazie alla letteratura.

Forse il suo fascino nasce proprio da questo equilibrio: Verona non si limita a raccontare il passato, ma riesce ancora oggi a farlo vivere.

E in fondo è questa la magia dei luoghi più belli: quelli capaci di trasformare una visita in un ricordo.

Leggi anche:

AGROPOLI: IL MARE DEL CILENTO

Agropoli è una delle località più affascinanti del Cilento, perfetta per chi desidera unire mare, storia e atmosfere autentiche.

Affacciata sul Tirreno e dominata da un suggestivo borgo medievale, questa cittadina campana rappresenta una sorta di porta d’ingresso al Cilento, ma conserva ancora un’identità più tranquilla e genuina rispetto ad altre destinazioni del Sud Italia ormai travolte dal turismo di massa.

Qui il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso: le giornate iniziano lentamente tra il profumo del mare, proseguono tra vicoli in salita e panorami sul Mediterraneo e si concludono con tramonti che tingono di rosa le mura del centro storico.

LE SPIAGGE DI AGROPOLI

Il mare è senza dubbio uno dei motivi principali per visitare Agropoli.

Le spiagge alternano tratti sabbiosi a calette più selvagge e permettono di vivere il Cilento in modo rilassato, senza l’atmosfera caotica di altre località più celebri.

La Baia di Trentova

Tra le spiagge più belle e conosciute della zona c’è sicuramente la Baia di Trentova, considerata uno dei simboli del Cilento.

Acqua limpida, natura mediterranea e un paesaggio ancora piuttosto incontaminato rendono questa baia uno dei luoghi più suggestivi della costa.

Il suo nome, secondo una leggenda locale, deriverebbe dal ritrovamento di trenta uova di gabbiano all’interno della roccia che domina la spiaggia.

Qui il mare assume tonalità particolarmente intense, soprattutto nelle ore del tramonto, quando la luce rende il paesaggio quasi sospeso.

IL CENTRO STORICO DI AGROPOLI

Oltre al mare, Agropoli custodisce un centro storico dal fascino autentico, fatto di vicoli stretti, archi in pietra e scorci panoramici sul mare.

Il cuore del borgo si raggiunge attraversando i caratteristici scaloni che conducono verso la parte alta della città, dove il tempo sembra rallentare improvvisamente.

Passeggiando tra le stradine medievali si incontrano piccole piazze, case in pietra e terrazze affacciate sulla costa, in un’atmosfera che conserva ancora qualcosa di profondamente mediterraneo.

Il Castello Angioino-Aragonese

A dominare il borgo è il Castello Angioino-Aragonese, costruito in posizione strategica per controllare il mare e difendere la costa.

Oggi rappresenta uno dei punti panoramici più belli della città e permette di osservare dall’alto il litorale cilentano.

La vista, soprattutto al tramonto, è una di quelle che restano nella memoria.

COSA VEDERE NEI DINTORNI DI AGROPOLI

Agropoli è anche un’ottima base per esplorare il Cilento e alcune delle località più belle della Campania meridionale.

A poca distanza si trovano infatti:

  • Paestum, con i suoi straordinari templi greci
  • Castellabate, uno dei borghi più suggestivi del Cilento
  • il Parco Nazionale del Cilento, perfetto per chi ama natura e trekking

Questo rende Agropoli ideale non solo per una vacanza di mare, ma anche per un viaggio più ampio alla scoperta del territorio.

Consigli pratici per visitare Agropoli

Agropoli è una destinazione perfetta per un weekend, ma può diventare anche il punto di partenza per esplorare il Cilento con più calma.

Quando andare

Il periodo migliore per visitarla è la tarda primavera oppure settembre, quando il clima è piacevole e le spiagge meno affollate rispetto all’alta stagione estiva.

Anche l’inizio dell’autunno mantiene temperature miti e un’atmosfera particolarmente rilassata.

Come arrivare

Agropoli è facilmente raggiungibile sia in auto che in treno.

La stazione ferroviaria collega la città con Napoli e con altre località della Campania, rendendola comoda anche per chi preferisce evitare lunghi spostamenti in macchina.

Quanto tempo serve

Due o tre giorni sono sufficienti per vivere Agropoli con tranquillità, alternando mare, passeggiate nel borgo e visite nei dintorni.

Chi desidera un viaggio più lento può invece utilizzarla come base per esplorare il Cilento in modo più approfondito.

Agropoli è uno di quei luoghi che riescono a conservare un equilibrio raro tra turismo e autenticità.

Non ha l’eleganza costruita delle località più mondane né il desiderio di stupire a tutti i costi. E forse è proprio questo il suo fascino più grande.

Un luogo semplice, luminoso e profondamente mediterraneo, dove il mare non è soltanto un paesaggio, ma un modo di vivere il tempo.

I MISTERI DI CASTEL DEL MONTE

Tra i luoghi più enigmatici d’Italia, Castel del Monte occupa un posto a sé.

Situato sull’altopiano delle Murge e costruito nel XIII secolo per volere di Federico II, questo castello affascina da secoli per la sua geometria perfetta e per i misteri che ancora lo circondano.

Visitandolo, si ha la sensazione che ci sia qualcosa non del tutto decifrabile, come se ogni dettaglio rimandasse a un significato più profondo.

UN PO’ DI STORIA

Castel del Monte fu costruito nel XIII secolo per volontà di Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia, nel 1996 è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

Abbiamo poche testimonianze relative alla sua costruzione, tanto che risulta incerta anche l’attribuzione ad un preciso architetto. Sappiamo però che nel 1246 il castello fu usato per il banchetto di nozze di Violante, figlia naturale di Federico e Bianca Lancia, con il conte di Caserta Riccardo Sanseverino. Il resto della storia del castello è avvolta dalla nebbia.

E’ sicuramente stato utilizzato come carcere e fu più volte devastato, per poi diventare un ricovero per pastori e briganti.

Nel 1876 il castello, in pessime condizioni, venne acquistato dallo Stato italiano, che ne predispose il restauro a partire dal 1879.

L’ARCHITERRURA DI CASTEL DEL MONTE

Dal punto di vista architettonico si tratta di un edificio a pianta ottagonale con otto torri, anch’esse ottagonali, che si innestano ad ogni angolo.

Internamente lo spazio è suddiviso in due piani in cui si susseguono stanze trapezoidali. Alcune delle torri servono da collegamento tra i due piani ed ospitano delle scale a chiocciola che si sviluppano in senso antiorario e contano ciascuna 44 gradini.

I MISTERI DI CASTEL DEL MONTE

Il vero fascino di questo luogo, tuttavia, non risiede tanto nella sua storia o nel suo aspetto, quanto piuttosto nelle sue stesse origini. Perché è stato costruito Castel del Monte? E’ questo il mistero!

Basta guardarlo per capire che non è stato concepito per essere una residenza.

Questa constatazione è stata il punto di partenza per le innumerevoli ipotesi che si sono succedute nel tempo.

Un tempio del sapere

Si è ipotizzato, per esempio, che Castel del Monte sia stato creato per essere una sorta di “tempio laico del sapere”, un luogo in cui dedicarsi allo studio delle scienze. Del resto si tratta di un’opera grandiosa, sintesi di raffinate conoscenze matematiche, geometriche ed astronomiche.

Un luogo di benessere

Secondo un’altra ricostruzione, invece, il castello sarebbe potuto essere una sorta di “centro benessere”, come una specie di hammam arabo.

A suggerirlo sarebbero gli ingegnosi sistemi di canalizzazione e raccolta dell’acqua, le numerose cisterne per la sua conservazione ed in generale la particolare conformazione dell’intero complesso, che prevede un percorso interno obbligato (data l’assenza di corridoi!).

Castel del Monte come simbolo di potere

Probabilmente l’ipotesi più prosaica è che Federico II costruì il castello solo per dimostrare il proprio potere, in pratica per far vedere che poteva permetterselo.

La forma ottagonale, infatti, sembra richiamare quella della sua corona. In questo caso il castello non sarebbe servito a niente, sarebbe stato solo un monumento al potere imperiale.

Un edificio esoterico

Infine c’è chi sostiene che Castel del Monte fosse destinato a qualche finalità esoterica.

L’edificio, infatti, è carico di simbolismi.

L’ottagono, ripetuto infinite volte nella sua architettura, è una forma geometrica simbolica: si tratta della figura intermedia tra il quadrato (simbolo della terra) e il cerchio (simbolo del cielo); quindi segnerebbe la congiunzione tra l’uno e l’altro.

VISITARE CASTEL DEL MONTE: CONSIGLI UTILI

Raggiungere Castel del Monte è piuttosto semplice, ma richiede un minimo di organizzazione. Il castello si trova nell’entroterra della Puglia, su un’altura isolata delle Murge, e proprio questa posizione contribuisce al suo fascino sospeso e quasi irreale.

Il modo più comodo per arrivare è in auto, soprattutto se si desidera esplorare anche i dintorni. In alternativa, è possibile raggiungere la zona da Andria e proseguire con navette dedicate.

Per la visita, è consigliabile dedicare almeno un paio d’ore, così da avere il tempo di osservare con calma gli spazi interni e lasciarsi guidare, senza fretta, dalla geometria del luogo.

Il periodo migliore per visitarlo è la primavera o l’autunno, quando le temperature sono miti e la luce valorizza ancora di più le forme del castello. Le prime ore del mattino o il tardo pomeriggio sono ideali per evitare i momenti di maggiore l’affluenza e vivere un’esperienza più suggestiva.

Per informazioni sugli orari di apertura e sul costo dei biglietti si può visitare il sito casteldelmonte.beniculturali.it

PERCHE’ VISITARE CASTEL DEL MONTE

Castel del Monte non è solo un monumento da visitare, ma un luogo da interpretare.

La sua perfezione geometrica, il silenzio che lo circonda e i misteri che ancora lo avvolgono lo rendono qualcosa di più di un semplice castello: un enigma aperto, capace di affascinare chiunque vi si avvicini.

E forse è proprio questa la sua forza più grande: non offrire risposte definitive, ma continuare, ancora oggi, a porre domande.

Se ami i luoghi misteriosi leggi anche:

CAMMINO DI SAN BENEDETTO: RACCONTO DI UN’ESPERIENZA

Il Cammino di San Benedetto è uno degli itinerari più affascinanti del Centro Italia. Un percorso di circa 300 km che attraversa Umbria e Lazio, seguendo i luoghi simbolo della vita del Santo.

È un viaggio che unisce natura, storia e spiritualità, ma anche un’esperienza profondamente personale, fatta di lentezza, fatica e scoperta.

Non è necessario percorrerlo interamente: anche solo alcune tappe possono restituire il senso di questo cammino, come dimostra l’esperienza che racconto in questo articolo.

Cos’è il Cammino di San Benedetto

Il Cammino di San Benedetto collega tre luoghi fondamentali legati alla vita del Santo:

  • Norcia, sua città natale
  • Subiaco, dove visse in eremitaggio
  • Montecassino, dove fondò l’abbazia

Il percorso attraversa paesaggi molto diversi tra loro: montagne, borghi, boschi e vallate, offrendo un’esperienza varia e mai monotona.

È un cammino accessibile, con una difficoltà media, adatto anche a chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di viaggio, purché con un minimo di preparazione.

L’intero percorso è articolato in 16 tappe: Norcia, Cascia, Monteleone di Spoleto, Leonessa, Poggio Bustone, Rieti, Castel di Tora, Orvinio, Mandela, Subiaco, Trevi nel Lazio, Collepardo, Casamari, Arpino, Roccasecca e Montecassino.

Le tappe sono pensate per essere percorse a piedi (in circa 16 giorni) o in bici (in circa 7 giorni) e vedono l’alternarsi di sentieri, vie brecciate e strade asfaltate a bassa percorrenza.

L’esperienza del cammino

Al di là dei numeri e delle tappe, il Cammino di San Benedetto è soprattutto un’esperienza da vivere, cosa che hanno fatto Stefano ed Alessandro – padre e figlio, 48 e 12 anni –  che, zaino in spalla, hanno percorso le prime 5 tappe.

Sono partiti il 7 luglio scorso ed hanno camminato per circa 18 km al giorno, attraversando parte dell’Umbria e del Lazio.

Le credenziali dei pellegrini

Stefano ed Alessandro, prima di partire, si sono registrati sul sito www.camminodibenedetto.it per ottenere le “credenziali”, una sorta di passaporto dei pellegrini sul quale vengono apposti i timbri dei vari luoghi di passaggio e che dà diritto, una volta giunti a Montecassino, a ricevere il testimonium, cioè il documento di avvenuto pellegrinaggio. Le credenziali consentono anche di soggiornare a prezzi molto vantaggiosi nelle numerose strutture convenzionate, sparse lungo tutto il cammino.

Consigli ed informazioni utili

L’intero percorso è molto ben segnalato. Ovunque sono visibili i cartelli con il simbolo del Cammino, una “b” sovrastata da una croce di colore ocra.

In ogni caso, per sicurezza, i nostri due pellegrini avevano anche scaricato le tracce GPS del percorso presenti sul sito (è possibile scaricare le tracce GPS sia del percorso a piedi che in bici, costantemente aggiornate!).

Probabilmente i periodi migliori per partire sono la primavera e l’autunno.

A luglio l’afa non lascia tregua, tanto che non c’erano molti altri pellegrini lungo il cammino!

Infine, se state pensando anche voi di incamminarvi sulle orme di San Benedetto, alcuni consigli da parte di Stefano:

  • Se volete partire in gruppo preferite una compagnia poco numerosa (6 o 7 persone al massimo!) perché molte delle strutture ricettive sono piuttosto piccole e trovare alloggio tutti insieme diventerebbe difficile.
  • Se avete tempo a disposizione fate almeno 7 o 8 tappe, più si va avanti e più si entra nello spirito del Cammino.
  • Non organizzate proprio tutto, lasciate un po’ di spazio all’imprevisto. Spesso le esperienze migliori sono quelle capitano all’improvviso!
  • Il Cammino esiste grazie agli sforzi di tante piccole associazioni locali che, collaborando con gli ideatori del percorso, hanno ripristinato i vecchi sentieri. Il Cammino ha ridato vita a tanti piccoli borghi, spesso poco conosciuti, ma ricchi  di interesse per un viaggiatore attento. Quindi non abbiate fretta! Ogni tappa è una scoperta e solo viaggiando con calma avrete la possibilità di viverla a pieno!

A chi è adatto il Cammino di San Benedetto

Il Cammino di San Benedetto è un percorso adatto a diversi tipi di viaggiatori, non solo agli escursionisti più esperti.

È ideale per:

  • chi ama il trekking e il contatto con la natura
  • chi cerca un viaggio lento, lontano dai ritmi frenetici
  • vivere un’esperienza interiore, oltre che fisica
  • avvicinarsi per la prima volta al mondo dei cammini

Non è necessario affrontarlo tutto: anche percorrerne solo una parte può essere sufficiente per coglierne l’essenza.

Il Cammino di San Benedetto non è solo un itinerario da percorrere, ma un modo diverso di viaggiare.

Un viaggio fatto di passi lenti, incontri e silenzi, in cui ogni tappa diventa parte di qualcosa di più grande.

E forse è proprio questo il suo valore più autentico: non tanto la meta, quanto il percorso.

GRAZIE A STEFANO ED ALESSANDRO PER AVER CONDIVISO LA LORO ESPERIENZA E LE IMMAGINI DEL LORO VIAGGIO! 

COSA VEDERE IN UMBRIA IN UN WEEK-END

Cosa vedere in Umbria: viaggio nel cuore verde d’Italia

L’Umbria è una regione che non si visita, si attraversa lentamente.

Chiamata il “cuore verde d’Italia”, è fatta di colline morbide, borghi sospesi nel tempo e città che custodiscono secoli di storia. È una terra che non colpisce con effetti spettacolari, ma conquista poco a poco, con discrezione.

Perfetta per chi cerca un viaggio più intimo, lontano dai ritmi frenetici e dalle mete troppo affollate.

Perché visitare l’Umbria

Ci sono luoghi che si impongono con la loro grandiosità, e altri che si lasciano scoprire lentamente. L’Umbria appartiene alla seconda categoria.

Qui il viaggio diventa più silenzioso, più autentico.

È la destinazione ideale per chi ama:

  • i borghi medievali
  • la natura incontaminata
  • un ritmo di viaggio lento e consapevole

Non è un luogo da “vedere tutto”, ma da vivere.

Cosa vedere in Umbria: tappe imperdibili

Un itinerario in Umbria può essere costruito in molti modi, ma alcune tappe riescono a raccontare meglio di altre l’anima della regione.

ORVIETO

Fonte: Pixabay

La città sorge su una rupe di tufo ed il suo skyline è dominato dalle inconfondibili guglie del Duomo. Questo capolavoro dell’architettura gotica venne costruito nel 1290 per dare una degna collocazione al “Miracolo di Bolsena”, ovvero un‘ostia consacrata da cui fuoriuscì del sangue.

Sicuramente il Duomo è l’emblema di Orvieto, ma c’è molto altro da scoprire!

Innanzi tutto il Palazzo dei Sette con la Torre del Moro. Il palazzo deve il suo nome al fatto che in epoca medievale ospitava i sette magistrati che rappresentavano le maggiori corporazioni e mestieri di Orvieto, oggi è sede di mostre ed eventi. Dalla torre, invece, si gode di una vista unica sulla città.

Poi il Pozzo di San Patrizio, l’armoniosa opera di ingegneria artistica costruita da Antonio da Sangallo per volontà di Papa Clemente VII nel 1527 (preparatevi: ci sono 248 gradini!).

Infine c’è la possibilità di fare un interessante tour guidato underground, con partenza da Piazza del Duomo.

COSA VEDERE IN UMBRIA: L’ISOLA POLVESE

Nel lago Trasimeno, il più esteso dell’Italia centrale, ci sono tre isole ovvero, in ordine di grandezza, la Polvese, la Maggiore e la Minore.

Io ho visitato l’isola Polvense. Partendo da San Feliciano si impiegano circa 10 minuti di battello. Appena scesi, di fronte al porticciolo, si può vedere la “Villa”, un edificio ottocentesco oggi convertito in un centro servizi. A pochi passi si possono ammirare le rovine di un castello del XIII secolo. Proseguendo si giunge al Monastero dei Monaci Olivetani con la Chiesa di San Secondo. Superato il fitto bosco sulla destra, si giunge alla spiaggia attrezzata dove si trovano il parco giochi ed i campi di pallavolo.

L’isola Polvense è un piccolo paradiso naturalistico, ideale per una passeggiata romantica o per una gita in famiglia!

TODI

Il cuore di questa bellissima città medievale è Piazza del Popolo, attorno alla quale sorgono gli edifici più insigni di Todi: il Duomo dell’Annunziata, in stile romanico-gotico; Palazzo dei Priori; il Palazzo del Capitano, che ospita il Museo Civico; ed il Palazzo del Popolo, storica sede del Comune, è collegato al Palazzo del Capitano ed ospita anch’esso il Museo.

Prima di arrivare al centro di Todi, fuori dalle sue mura medievali, ci si imbatte inevitabilmente nel Tempio di Santa Maria della Consolazione e, per uno strano effetto ottico, pare quasi che la strada finisca proprio dentro la Chiesa!

Si tratta di uno degli edifici-simbolo della nostra architettura rinascimentale. La paternità del progetto è stata attribuita al Bramante, ma in realtà non ci sono delle vere testimonianze storiche che lo possano confermare. Resta il fatto che, chiunque l’abbia progettata, è incredibilmente bella!

CASCATA DELLE MARMORE

“Rimbombo di acque! Dalla scoscesa altura il Velino fende il baratro consunto dai flutti.”

Lord Byron

La cascata è formata dalle acque del fiume Velino che si tuffano nelle sottostanti Gole del Nera e fa parte del Parco Fluviale del Nera. E’ una cascata a flusso controllato, gli orari di rilascio delle acque sono consultabili online.

L’area turistico-escursionistica della Cascata delle Marmore offre la possibilità di svolgere tantissime attività diverse agli amanti dello sport e della vita all’aria aperta; si può accedere sia dal Belvedere Superiore, che dal Piazzale Byron.

Per informazioni sulle aperture, i biglietti e le visite guidate si può consultare il sito cascatadellemarmore.

COSA VEDERE IN UMBRIA: SPOLETO

“Spoleto è la scoperta più bella che ho fatto in Italia, c’è una tale ricchezza di bellezze pressoché sconosciute, di monti, di valli, foreste di querce, conventi, cascate!”

Hermann Hesse

Spoleto è stata veramente una magnifica scoperta!

Ho passeggiato tra i suoi vicoli, gustato la Crescionda e visitato alcuni dei luoghi simbolo della città: il Duomo e la Rocca.

Il Duomo venne costruito in stile Romanico sul finire del XII secolo, tuttavia l’interno fu quasi completamente rifatto in epoca barocca.

La Rocca Albornoziana, invece, fu costruita per volere di Papa Innocenzo VI per rafforzare l’autorità della Chiesa nell’Italia centrale in vista del ritorno a Roma della sede pontificia, dopo la cattività avignonese.

Appena fuori dalla città, raggiungibile a piedi attraverso il Ponte delle Torri, c’è il sentiero denominato “Giro dei Condotti”. Il percorso è prevalentemente pianeggiante ed offre una bellissima veduta dell’intera Valle Spoletana.   

Natura e paesaggi

L’Umbria è una regione che si scopre anche fuori dalle città.

Colline, boschi, laghi e campagne costruiscono un paesaggio armonioso, mai eccessivo, ma sempre capace di trasmettere equilibrio e quiete.

È una terra che invita a rallentare, a osservare, a respirare.

CONSIGLI PRATICI

Per vivere davvero questa regione, il modo migliore è prendersi il proprio tempo.

Alcuni consigli pratici:

  • Auto consigliata: molte zone sono difficili da raggiungere con i mezzi
  • Durata ideale: 3–5 giorni per un primo itinerario
  • Periodo migliore: primavera e autunno, quando i colori rendono il paesaggio ancora più suggestivo

Un viaggio lento

L’Umbria non è una destinazione da spuntare su una lista.

È un luogo da attraversare lentamente, lasciandosi guidare più dalle sensazioni che dall’itinerario.

Forse è proprio questo il suo fascino: non ti travolge, ma ti resta dentro.

E quando riparti, hai la sensazione di aver scoperto qualcosa che va oltre i luoghi.

Per altre idee su cosa vedere in Umbria leggi anche:

L’ ABBAZIA DI MONTECASSINO

L’Abbazia di Montecassino è una delle abbazie più celebri al mondo ed è considerata la culla del monachesimo occidentale.

Fu costruita nel 529 da San Benedetto e dai monaci che lo avevano seguito da Subiaco, dove già era stato eretto il Monastero di Santa Scolastica.

ABBAZIA DI MONTECASSINO: UN PO’ DI STORIA

La lunga storia dell’abbazia è fatta di alterne vicende di distruzione e rinascita.

Fu distrutta dai terremoti, saccheggiata dai Saraceni e bombardata nella Seconda Guerra Mondiale.

Ma nonostante tutto è ancora lì. Testimone di una storia millenaria.

L’Abbazia visse la sua epoca d’oro nell’XI secolo sotto la guida dell’Abate Desiderio, poi salito al Soglio Pontificio con il nome di Vittore III.

L’Abate Desiderio, oltre ad essere un uomo di fede, si rivelò anche un diplomatico lungimirante.

Instaurò un dialogo volto alla pace ed alla collaborazione con i dominatori Normanni e, durante il Grande Scisma, mantenne buoni rapporti con la chiesa d’Oriente. Fu grazie a lui, infatti, che giunsero da Bisanzio artisti ed architetti per aiutare nella ricostruzione dell’Abbazia.

I lavori terminarono nel 1071. La cerimonia per la consacrazione della chiesa fu uno degli eventi più importanti dell’XI secolo. Vi presero parte vescovi, arcivescovi e gli stessi reali Normanni.

Tuttavia ciò che ha reso l’abbazia famosa in tutto il mondo sono i monaci amanuensi.

Sono loro che, instancabili, lavoravano nello scriptorium cercando di catturare più luce possibile per copiare antichi codici.

E così, mentre ovunque c’erano le tenebre del Medioevo, in quest’Abbazia si lavorava per salvare le opere dei poeti, degli storici e dei naturalisti greci e latini.

Non è un caso che Montecassino sia nota come “Il faro della Civiltà Occidentale”.

I CHIOSTRI DELL’ABBAZIA DI MONTECASSINO

Fonte: Pixabay

L’Abbazia ha tre chiostri.

Nel primo, quello d’ingresso, è possibile ammirare il gruppo bronzeo raffigurante San Benedetto morente, dono del cancelliere tedesco Adenauer, mentre sotto il porticato si trova il mosaico del Cristo tra la Madonna e San Martino.

Usciti dal primo chiostro si entra nel secondo, quello del Bramante. Quello che oggi possiamo ammirare è il frutto di una ricostruzione basata sull’originale disegno del 1595. E’ sicuramente il più scenografico. Ai piedi della gradinata campeggia la statua di San Benedetto, miracolosamente scampata ai bombardamenti del 1944, e quella di sua sorella Santa Scolastica.

Il terzo chiostro è quello dei benefattori. Il suo disegno è attribuito ad Antonio da Sangallo il Giovane e la sua versione originale risale al 1513.

LA BASILICA

Fonte: Pixabay

La facciata della Basilica è caratterizzata da tre porte bronzee. Quella centrale, eseguita a Costantinopoli nel XI secolo, reca scolpito l’elenco dei possedimenti dell’abbazia. Quelle laterali, invece, furono donate dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

L’interno della basilica è stato ricostruito, seguendo l’originario disegno seicentesco, con molti dei materiali recuperati dalle macerie. Qui è possibile ammirare, oltre alle splendide cappelle laterali, gli affreschi di Annigoni che hanno sostituito in parte quelli di Giordano, andati distrutti nel 1944.

L’altare maggiore, interamente ricostruito con elementi originali, si trova esattamente al di sopra del sepolcro di San Benedetto e Santa Scolastica.

Al di sotto dell’altare si trova la cripta, completamente rivestita di mosaici policromi. Realizzata nel 1544 scavando nella viva roccia della montagna, la cripta scampò ai bombardamenti Alleati del secondo conflitto mondiale.

Oggi l’Abbazia dispone anche di un Museo, sorto nel 1980 in occasione delle celebrazioni per il quindicesimo centenario della nascita di San Benedetto (che custodisce, tra l’altro, una splendida Natività del Botticelli),  di una Biblioteca, le cui origini si fanno risalire alla prima metà del VI secolo, e di una foresteria.

INFORMAZIONI UTILI

L’ Abbazia può essere raggiunta in auto (c’è un comodo parcheggio) o con il bus navetta che parte dalla stazione ferroviaria di Cassino.

Chi lo desidera può essere accolto nella foresteria interna del monastero per vivere alcuni giorni di ritiro spirituale seguendo i ritmi della quotidianità monastica.

Per conoscere gli orari di apertura al pubblico visita il sito Abbazia di Montecassino.

Per altre idee su cosa visitare nelle vicinanza dell’Abbazia leggi anche: COSA VEDERE IN PROVINCIA DI FROSINONE

I FANTASMI DEL CASTELLO DI FUMONE

Nel cuore del Lazio sorge uno dei luoghi più misteriosi della Ciociaria: il Castello di Fumone. Questo antico maniero medievale non è famoso solo per la sua storia millenaria, ma anche per le numerose leggende sui fantasmi che da secoli alimentano l’immaginario popolare.

Se ami i viaggi in luoghi poco noti e carichi di fascino, il castello di Fumone non può mancare nel tuo itinerario.

La storia del castello di Fumone

Partiamo dalla storia ufficiale del castello, quella realmente comprovata da documenti e testimonianze.

Fumone fu un importante luogo di avvistamento e segnalazione fin dalle sue remote ed oscure origini. Lo stesso nome “Fumone” deriva dai segnali di fumo che venivano usati per segnalare le invasioni nemiche provenienti da Sud e dirette a Roma.

Nel 962 il castello di Fumone divenne proprietà della Santa Sede grazie alla “Donazione Ottoniana”, per volontà dell’imperatore Ottone I di Sassonia.

In ogni caso l’episodio più importante avvenuto nel castello, quello che ha assegnato a Fumone un posto in tutti i libri di storia, risale al 1295 quando vi fu rinchiuso Papa Celestino V “che fece per viltade il gran rifiuto”.

Il papa morì nel castello il 19 maggio 1296, dopo mesi di dura prigionia, e fu canonizzato nel 1313.

Nel XVI secolo la Santa Sede affidò il castello alla famiglia dei Marchesi Longhi (attuali proprietari) che lo trasformò nella propria residenza estiva e decise di aprirlo al pubblico nel 1990.

Infine una curiosità: il castello ospita il giardino pensile più alto d’Europa, un’oasi sospesa a 800 metri!

Fantasmi e leggende

Passiamo ora all’altra parte storia del castello, quella misteriosa, fatta di avvenimenti inspiegabili e rumori sinistri che riecheggiano nella notte.

Il primo fantasma di Fumone è Maurizio Bordino, antipapa con il nome di Gregorio VII. Bordino, rinchiuso nel castello, ben presto vi trovò la morte. Il suo corpo, sepolto all’interno del maniero, non fu mai ritrovato!

Poi c’è Francesco Longhi-Caetani, il secondo fantasma del castello.

Un bambino morto in circostanze misteriose a metà del XIX secolo. Intorno alla sua scomparsa sono nate varie teorie nel corso del tempo. Tuttora, però, restano ignoti sia gli autori che l’arma del delitto.

Il corpo imbalsamato del piccolo Francesco giace nell’archivio del castello che, come narra la tradizione popolare, di notte riecheggia del pianto di dolore della madre, la Duchessa Emilia.

Visitare il Castello di Fumone

Se dopo aver scoperto queste storie di fantasmi ti è venuta voglia di visitare il castello, sappi che il castello di Fumone è aperto al pubblico e rappresenta una delle mete più affascinanti della Ciociaria.

Per conoscere gli orari di visita ed il costo dei biglietti si può visitare il sito castellodifumone.it

Situato su un’altura di circa 800 metri di altezza, domina la valle del Sacco e offre anche un panorama molto suggestivo sul territorio circostante.

Oltre alle sale storiche del maniero è possibile visitare anche il celebre giardino pensile, considerato uno dei più alti d’Europa.

Una visita al castello può essere facilmente abbinata alla scoperta di altri borghi e luoghi storici della provincia di Frosinone, come Anagni o la Certosa di Trisulti.

COSA VISITARE IN UN WEEKEND IN CILENTO

Se stai cercando un’idea per un weekend in Cilento tra natura, archeologia e piccoli borghi, questo itinerario di 2 giorni può essere un ottimo punto di partenza.

Meno glamour dell’affollata Costiera Amalfitana, il Cilento custodisce grotte spettacolari, antichi templi della Magna Grecia e paesaggi naturali ancora autentici.

Questa potrebbe essere un’idea di itinerario per il tuo weekend in Cilento:

  • Giorno 1 (all’insegna della natura): le Grotte di Pertosa – Auletta e le Cascate dei Capelli di Venere;
  • Giorno 2 (più incentrato sulla storia e l’arte): la Certosa di Padula, la casa museo di Giò Petrosino e Paestum.

WEEKEND IN CILENTO: LE GROTTE DI PERTOSA – AULETTA

Suggestive ed incredibilmente romantiche!

Le grotte sono il risultato di fenomeni tettonici che, nel corso dei millenni, ne hanno plasmato l’aspetto, grazie anche all’azione di erosione delle acque del Tanagro.

All’interno delle grotte c’è un piccolo porticciolo da cui si può prendere una barca che consente di attraversare il fiume sotterraneo, per poi proseguire con il percorso pedonale.

Suggerimento: indossa una felpa o una giacca, anche in piena estate la temperatura interna è intorno ai 15 gradi!

Per informazioni sugli orari di apertura ed il costo dei biglietti si può consultare il sito fondazionemida

CASCATE DEI CAPELLI DI VENERE

Fonte: Pixabay

Le cascate si trovano nel paesino di Casaletto Spartano, uno dei Comuni dell’area Sud del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Questo spettacolo della natura nasce dall’acqua del fiume Bussentino che scorre sulla roccia su cui vive la pianta “Capelvenere”. La cascata ha creato delle vasche naturali nel letto del fiume in cui è possibile anche fare il bagno… sempre che si riesca a sopportare la temperatura glaciale dell’acqua!

I capelli di Venere si trovano all’intero dell’Oasi dell’Area Capello che offre tantissime attrazioni agli amanti del trekking.

Per visitare le cascate occorre munirsi di biglietto, acquistabile nell’infopoint situato all’ingresso. In questo modo si può accedere alle cascate, all’oasi e all’area pic-nic.

WEEKEND IN CILENTO: LA CERTOSA DI PADULA

La Cerosa di Padula (o di San Lorenzo) è uno dei maggiori tesori del Cilento.

E’ la più grande Certosa italiana e tra le maggiori d’Europa, si estende per ben 51.500 mq, divisi in chiostri, giardini, cortili, cucine, una chiesa, un cimitero ed un monumentale scalone ellittico.

Per saperne di più leggi anche: LA CERTOSA DI PADULA

CASA MUSEO DI JOE PETROSINO

Acquistando il biglietto per la Certosa di Padula ho scoperto l’esistenza di questa casa-museo ed ho deciso di visitarla. Le mie conoscenze su Petrosino erano alquanto scarne. Per me era semplicemente un poliziotto italo-americano che aveva combattuto il crimine organizzato. Inoltre, sapendo che era morto a Palermo, ero convinta che avesse origini siciliane!…Invece no! Nacque a Padula il 30 agosto 1860, in una bella casa del centro storico, oggi diventata un museo in suo onore.

La visita è stata una piacevolissima esperienza. La nostra guida, il signor Nino Melito Petrosino, pronipote di Joe, ci ha raccontato la “storia ufficiale” del suo antenato, ma anche molti aneddoti familiari. Il risultato è stato un ritratto a tutto tondo, dell’uomo oltre che dell’eroe.

PAESTUM

«Finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica.»

(Goethe, Viaggio in Italia, 23 marzo 1787)

Infine, l’ultima tappa di questo weekend in Cilento è Paestum.

L’attuale area archeologica sorge del comune di Capaccio, nella Piana del Sele.

L’antica città fondata dai Greci si chiamava, originariamente, Poseidonia in onore del dio del mare. Furono i Romani, dopo il dominio lucano, a darle il nome Paestum. La fine dell’Impero Romano decretò la fine anche dei fasti dell’antica città che, abbandonata e depredata, fu “riscoperta” solo molti secoli dopo quando divenne una tappa obbligata del Grand Tour.

I templi di Paestum, giunti fino a noi miracolosamente illesi, sono esempi unici dell’architettura della Magna Grecia, tutti di ordine dorico. Il più grande è il tempio di Nettuno, poi c’è la cosiddetta “Basilica” dedicata ad Era, ed infine il più piccolo, il tempio di Atena o di Cerere.

CONSIGLI PRATICI PER ORGANIZZARE UN WEEKEND IN CILENTO

Periodo migliore per visitare il Cilento

Il Cilento è una destinazione piacevole in tutte le stagioni, ma i periodi migliori per organizzare un weekend in Cilento sono la primavera e l’autunno. In questi mesi il clima è mite, i paesaggi sono particolarmente suggestivi e si può visitare con calma sia i siti archeologici sia le aree naturali.

L’estate è perfetta per chi desidera abbinare l’itinerario culturale a qualche giornata di mare, ma le località più note possono essere molto affollate.

Serve l’auto?

Si, per esplorare il Cilento l’automobile è praticamente indispensabile. I luoghi citati in questo itinerario – dalle Grotte di Pertosa – Auletta alla Certosa di Padula fino a Paestum – si trovano in zone diverse del territorio ed i collegamenti con i mezzi pubblici non sempre sono frequenti. Avere un’auto permette di muoversi con maggiore libertà e di scoprire anche piccoli borghi e paesaggi meno conosciuti.

Dove dormire

Per un weekend in Cilento può essere comodo scegliere un alloggio in una posizione centrale rispetto alle tappe dell’itinerario. Le zone intorno a Paula, Paestum o Agropoli offrono diverse soluzioni tra piccoli hotel, bed and breakfast e agriturismi immersi nella campagna. Soggiornare in un agriturismo può essere anche l’occasione per scoprire la tradizione gastronomica cilentana, fatta di prodotti semplici e genuini legati alla dieta mediterranea.

Hai mai visitato il Cilento? Lascia un commento e raccontami la tua esperienza!

Se cerchi altre idee di viaggio in Campania, puoi leggere anche: