I CALENDARI DEL MONDO

ORIGINI E CURIOSITA’ SUI CALENDARI DEL MONDO

“Che anno è?”

La domanda sembra banale e, probabilmente, nella maggior parte dei paesi del mondo la risposta sarà la stessa, ma il fatto è che esistono molti calendari diversi da quello gregoriano e miliardi di persone li usano quotidianamente, se non altro per programmare le feste religiose.

Ci sono o ci sono stati popoli che per i loro calendari si sono basati su eventi particolari, come l’atteggiamento di certi animali o la fioritura di specifici alberi. Ma in generale i calendari si basano sulla Luna o sul Sole. Il problema dei calendari lunari, però, è che il mese lunare è più corto, e ogni anno lunare (l’insieme di 12 cicli lunari) finisce per durare circa 11 giorni meno rispetto a ogni anno solare. È il motivo per cui i calendari lunari, alla lunga, non rispettano le stagioni. Per esempio agosto non sarebbe necessariamente sinonimo di estate, perché potrebbe anche venire in inverno. Immagina che incubo prenotare le vacanze al mare!

Per ovviare a questi inconvenienti la maggior parte dei calendari sono quindi solari o lunisolari.

I calendari lunisolari (fatti cioè osservando sia la Luna che il Sole) sono quelli che seguono le fasi della Luna, ma che aggiungono un mese extra per colmare il ritardo che altrimenti si accumulerebbe rispetto all’anno solare.

Anche i calendari solari, però, hanno i loro problemi. Un anno solare, ovvero il tempo che la Terra impiega per fare un giro intorno al Sole, dura infatti 365,24219 giorni. È il motivo per cui quasi ogni calendario prevede mesi di diversa durata o anni bisestili, cioè con un giorno in più, per rimettersi in pari.

L’ultima, fondamentale, questione da tenere presente quando si parla di calendari riguarda il loro inizio, cioè il momento dal quale si decide di iniziare a contare, il loro anno zero. Questo momento viene definito “epoca“. Per intenderci, nel caso del calendario gregoriano, “l’epoca” è la nascita di Gesù.

IL CALENDARIO GREGORIANO

CALENDARI DEL MONDO - CALENDARIO GREGORIANO

E’ un calendario solare e venne introdotto nel 1582 da papa Gregorio XIII. Lo scopo era quello di sistemare i ritardi accumulati dal precedente calendario, quello giuliano (introdotto da Giulio Cesare). Dopo aver consultato tutti gli esperti del caso, papa Gregorio XIII decise che dopo giovedì 4 ottobre 1582 ci sarebbe stato direttamente venerdì 15 ottobre. Così, giusto per rimettersi in pari!

Per evitare di dover cancellare altri 10 giorni dalla storia del mondo, il calendario gregoriano applicò alcune modifiche a quello giuliano, stabilendo che è bisestile ogni anno multiplo di quattro, fatta però eccezione per gli anni multipli di 100 (anche detti “secolari”) che non sono allo stesso tempo multipli di 400. Chiaro, no?

Tradotto: il 2000 è stato bisestile (perché multiplo di 4 e di 400), ma il 1900 non lo è stato e il 2100 non lo sarà (perché secolari e quindi multipli di 4, ma non di 400).

Così facendo, ogni 4 secoli ci sono 97 anni bisestili. In modo tale che il calendario gregoriano sia quasi allineato con quello solare.

Ma nell’anno 4905 si ritroveranno a essere avanti di un giorno esatto rispetto all’anno solare!

IL CALENDARIO ISLAMICO

È lunare e la sua “epoca” è il 16 luglio 622 del calendario giuliano: il giorno dell’Egira, l’abbandono della Mecca da parte di Maometto. Essendo lunare, i suoi 12 mesi sono tutti da 29 o 30 giorni, per un totale di 354 o 355 giorni e prevede anni bisestili. Il fatto che il calendario islamico sia lunare e non preveda aggiustamenti all’anno solare fa sì che le sue festività, come per esempio il Ramadan, possano cadere in ogni stagione. In base a questo calendario siamo attualmente nell’anno 1443!

Ci sono anche calendari islamici leggermente diversi, infatti in Iran ed in Afghanistan si usa il calendario persiano, che è solare ed è attualmente nell’anno 1440!

IL CALENDARIO EBRAICO

CALENDARI DEL MONDO - CALENDARIO EBRAICO

È lunisolare e fu elaborato per la prima volta poco prima che nascesse Gesù: all’inizio la durata di ogni mese veniva decisa di volta in volta, guardando la luna. Nel corso degli anni, però, subì diverse evoluzioni che lo resero più preciso. In questo calendario gli anni sono raggruppati in cicli di 19 anni e possono avere 12 o 13 mesi, e i mesi possono avere 29 o 30 giorni.

Secondo questo calendario, la cui “epoca” corrisponde al momento della creazione del mondo (Anno Mundi),  siamo nel 5782!

IL CALENDARIO CINESE

CALENDARI DEL MONDO - CALENDARIO CINESE

È lunisolare e i mesi iniziano con la luna nuova. È molto simile a quello ebraico, perché costruito in base a cicli di anni da 12 e da 13 mesi, alternati. Nel corso degli anni ci sono state diverse revisioni che hanno portato alla nascita di vari calendari cinesi o di origine cinese.

Attualmente è in corso l’anno del bue, mentre il nostro 31 gennaio 2022 inizierà quello della tigre!

I CALENDARI INDUISTI

Ce ne sono tantissime varianti, tutte piuttosto complicate! Il fatto è che questi calendari si basano su “metodo multidimensionale per strutturare il tempo, combinando informazioni sui giorni lunari, i giorni solari, i mesi lunari, i mesi solari, i movimenti del Sole e della Luna in relazione agli altri corpi celesti, e altri elementi astronomici” In sintesi, in questi calendari ci sono sia mesi lunari che mesi solari. La data di inizio del calendario induista (sia solare, sia lunisolare) è il 23 gennaio 3102 a.C. nel calendario gregoriano; da questa data, ogni anno è indicato con il numero di anni “trascorsi”; ad esempio, nel 2021 del calendario gregoriano, sono trascorsi 5 121 anni nel calendario induista, perciò questo è il 5 122º anno.

Il calendario nazionale indiano (talvolta chiamato calendario Saka) è il calendario civile ufficialmente in uso in India e gli anni corrispondono al Calendario Gregoriano – 78.

Quindi: 2021 – 78 = 1943!

IL CALENDARIO BUDDHISTA

Anche il calendario buddista è una derivazione dei calendari induisti. Il suo anno zero coincide però con la morte di Buddha avvenuta nel 543 a.C. Quindi per questo calendario siamo nell’anno 2564!

GLI ALTRI CALENDARI

CALENDARI DEL MONDO - CALENDARIO MAYA

Ci sono tantissimi altri calendari: quello copto che è diviso in 13 mesi ed ha come “anno zero” il momento in cui Diocleziano divenne imperatore romano; quello rivoluzionario sovietico, che da oltre un secolo confonde gli studenti di tutto il mondo che studiano una rivoluzione d’ottobre, avvenuta però a novembre; quello etiope (solare); quello giuliano rivisto (che potrebbe essere anche più preciso del gregoriano); quello dei Maya, che andò molto di moda qualche anno fa tra i catastrofisti di tutto il mondo.

Terminiamo la lunga e complessa storia dei calendari con il virtuoso – ma incompreso! – tentativo fatto nel 1930 di creare un calendario Mondiale. Elisabeth Achelis pensò che, partendo dal calendario Gregoriano, si sarebbe potuto creare un calendario sempre uguale, senza anni bisestili, e propose di avere anni di 12 mesi da 30 o 31 giorni, con ma due giorni “extra”, contraddistinti da una lettera e non da un numero. Questi giorni dovevano essere indicati come W che stava per “Worldsday”, giorno del mondo.

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IL CAPODANNO NEL MONDO

Quando si tratta di festeggiare Capodanno ogni parte del mondo ha le sue particolari tradizioni, mentre l’unica cosa che accumuna tutti è la voglia di iniziare il nuovo anno sotto i migliori auspici!… Che questo avvenga grazie ad un abito rosso, ad un bagno nelle acque ghiacciate o all’aver mangiato lenticchie o melograno è un’altra storia!

I festeggiamenti di Capodanno iniziano alle 11:00 (ora italiana) del 31 dicembre nella Repubblica di Kiribati e finiscono alle 13:00 (ora italiana) del 1 gennaio a Howland Island, un atollo sperduto nell’Oceano Pacifico.

Vediamo, quindi, come si festeggia Capodanno nel mondo, cosa si mangia, cosa s’indossa e con quali riti propiziatori si accoglie il nuovo anno.

COME SI FESTEGGIA CAPODANNO IN EUROPA: LE TRADIZIONI PIÙ PARTICOLARI

CAPODANNO LONDRA

Spagna

A Madrid e in tutta la Spagna è d’obbligo mangiare 12 acini d’uva allo scoccare della mezzanotte augurandosi 12 mesi di fortuna nell’anno nuovo.

A Barcellona, inoltre, si festeggia l’arrivo del nuovo anno con la Primer Bany de l’Any, la prima nuotata dell’anno in un’acqua la cui temperatura si aggira attorno ai 12-14 gradi.

Germania

Allo scoccare della mezzanotte tutta la Germania fa uno spuntino a base di Pfannkuchens, dolci simili ai krapfen, “solitamente” ripieni di liquore e marmellata. Dico “solitamente” perché in occasione del Capodanno uno solo di questi dolci viene farcito con della senape…chi lo trova avrà un anno molto fortunato!

Gran Bretagna

Gli irlandesi e gli inglesi, nonostante la vicinanza, hanno tradizioni differenti.

In Irlanda, durante il Capodanno, è di buon auspicio bussare a casa dei vicini con una pagnotta di pane.

In Inghilterra, invece, allo scoccare della mezzanotte è tradizione aprire la porta sul retro per far uscire l’anno passato e al contempo invitare la prima persona che s’incontra ad entrare in casa, portando carbone, sale e pane.

Danimarca 

I danesi festeggiano Capodanno saltando da una sedia allo scoccare della mezzanotte. Inoltre, poiché credono molto nell’amicizia, durante tutto l’anno conservano i pezzi di piatti e bicchieri rotti per poi lasciarli davanti la porta del miglior amico la notte di Capodanno. Più pezzi si trovano, più amici si hanno.

Russia

In Russia si festeggia Capodanno ben due volte, il 31 Dicembre ed il 13 Gennaio (calendario gregoriano e calendario giuliano)! Come? Scrivendo su un foglio di carta i desideri che ci si augura di realizzare nell’anno nuovo, per poi bruciarlo e sciogliere le ceneri nel bicchiere di champagne che si beve allo scoccare della mezzanotte. Attenzione: bisogna berlo tutto d’un fiato entro i 60 secondi, altrimenti i desideri non si avvereranno!

COME SI FESTEGGIA IL CAPODANNO NEL RESTO DEL MONDO

Capodanno in Sud America: Brasile e Argentina

I brasiliani di Rio de Janeiro approfittano delle belle giornate per salutare l’anno nuovo vestiti di bianco per allontanare gli spiriti maligni e fanno un tuffo nell’Oceano.

Invece i brasiliani che vivono nell’entroterra seguono un’altra tradizione, ovvero salire in piedi su uno sgabellino con il piede destro e poi saltare.

Infine gli argentini durante la notte di Capodanno indossano intimo rosa perché credono che porti fortuna e mangiano fagioli, che sarebbero di buon auspicio per la carriera e il lavoro. I fagioli, infatti, si dice che diano sicurezza a chi è già soddisfatto del proprio lavoro e creino nuove opportunità interessanti per chi, invece, vuole un grande cambiamento.

Capodanno in Oriente: Giappone

Le campane dei templi giapponesi salutano l’anno nuovo con ben 108 rintocchi. Secondo il credo buddista, infatti, ci sono 108 peccati ed i 108 rintocchi simboleggiano la purificazione da questi peccati.

100 KM LUNGHI UN ANNO

Le due isole dell’Oceano Pacifico di Western Samoa e Samoa Americane si trovano a distanza di soli 100 km l’una dall’altra. Eppure, nonostante questo, trascorrono il Capodanno a distanza di un giorno. Questo accade perché i due territori sono divisi dalla International Date Line. Le due isole hanno anche due modi diverse di salutare il nuovo anno. Una, il Western Samoa, lo accoglie con fuochi d’artificio e feste di lusso, mentre l’altra lo attende rispettando gli antichi usi e costumi polinesiani, quindi in maniera decisamente più sobria.

STORIA DELL’ALBERO DI NATALE

Le origini dell’albero di Natale sono antichissime e piuttosto oscure.

Nella cultura di molti popoli pagani dell’Europa centro-settentrionale il sempreverde rappresentava la vita, la rinascita e la resistenza necessaria per sopravvivere durante la lunga stagione fredda e veniva decorato con delle luci durante le festività che si svolgevano a ridosso del solstizio d’inverno, il 21 dicembre.

Per i Druidi gli abeti, ed in generale i sempreverdi, avevano un valore magico: a loro veniva deputato il compito di traghettare gli uomini dal dominio delle tenebre a quello della luce.

Anche i Vichinghi credevano che l’abete rosso possedesse poteri magici, poiché non perdeva le foglie nemmeno durante l’inverno più gelido. Gli abeti, quindi, venivano tagliati, portati in casa e decorati con dei frutti,  aspettando che tornasse la primavera.

YULE E L’ALBERO DI NATALE

L’abitudine di decorare alberi in vario modo appartiene dunque a numerose tradizioni, ma in particolare la nascita dell’albero di Natale si collega (come quella del ceppo natalizio!) a “Yule”, che nelle tradizioni germanica e celtica precristiana, coincide col solstizio d’inverno.

Nei linguaggi scandinavi, il termine Jul significa sia Yule che Natale, e viene talvolta usato anche per indicare altre festività di dicembre. Il termine si è diffuso anche nelle lingue finniche per indicare il Natale (in finlandese “Joulu”): il legame fra le due tradizioni è dunque evidente!

Anche i Romani usavano decorare le loro case con rami di pino durante le Calende di gennaio.

Con l’avvento del Cristianesimo l’uso dell’albero di Natale si affermò anche nelle tradizioni cristiane, anche se la Chiesa delle origini ne vietò l’uso sostituendolo con l’agrifoglio, le cui spine ricordavano la corona di Cristo.

L’ALBERO DI TALLINN

Tuttavia l’uso “moderno” dell’albero di Natale sembrerebbe essere nato a Tallinn, in Estonia, nel 1441, quando fu eretto un grande abete nella piazza del Municipio, Raekoja Plats, attorno al quale giovani uomini e donne ballavano alla ricerca dell’anima gemella.

Altri sostengono, invece, che il primo albero di Natale vero e proprio fu introdotto in Germania nel 1611 dalla Duchessa di Brieg che, secondo la leggenda, aveva già fatto adornare il suo castello per festeggiare il Natale, quando si accorse che un angolo di una delle sale era rimasto completamente vuoto. Per questo, ordinò che un abete del giardino del castello venisse trapiantato in un vaso e portato in quella sala.

In Francia, invece, il primo albero di Natale fu addobbato nel 1840 dalla duchessa d’Orleans. I cattolici, infatti, dopo la riforma di Martin Lutero (1483-1546), consideravano un’usanza protestante quella di decorare alberi per celebrare il Natale e quindi erano un po’ diffidenti…

L’EPOCA VITTORIANA

L’unica cosa certa nella lunga e misteriosa storia dell’albero di Natale è che la sua diffusione in tutto il mondo è merito del principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, marito della regina Vittoria, che, date le sue origini germaniche, volle introdurre nelle proprie residenze l’uso a lui familiare dell’albero di Natale.

La novità si estese presto come una moda in tutto il Regno Unito,  grazie soprattutto alla rivista “The Illustrated London News” che nel 1848 propose una litografia raffigurante la famiglia reale attorno all’albero di Natale, la tradizione invase ben presto tutte le case inglesi… o almeno quelle di chi se lo poteva permettere!

Da quel momento in poi le famiglie nobili e le più abbienti iniziarono a decorare le loro case sulla scia del palazzo reale. Per tradizione, l’albero si acquistava nei giorni precedenti il Natale, ma si decorava alla Vigilia (tradizione rimasta ancora oggi negli Stati Uniti).

Gli alberi venivano venduti senza radici, montati su una base in legno oppure liberi da appoggi, per essere infilati in grandi vasi pieni di terra; la base era ricoperta con drappi o con muschio su cui, in alcuni casi, veniva costruito un paesaggio con casette, fattorie, monti, ferrovie…

L’ALBERO DI NATALE IN ITALIA

In Italia la prima ad addobbare un albero di Natale fu la regina Margherita nella seconda metà dell’Ottocento al Quirinale, e da lei la moda si diffuse velocemente in tutto il paese. L’albero di Natale, infatti, è una delle poche tradizioni straniere ad essere arrivate in Italia quando era ancora una “novità”, ovvero ben prima della sua diffusione nella società consumistica del secondo dopoguerra.

ALBERO DI NATALE

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30 COSE DA FARE IN ITALIA

30 COSE CHE E’ POSSIBILE FARE SOLO IN ITALIA E CHE SI DOVREBBERO PROVARE ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA

Il Covid ha cambiato profondamente il nostro modo di vivere e di viaggiare.

Le tante limitazioni relative ai viaggi internazionali, però, hanno avuto anche un aspetto positivo: ci hanno fatto riscoprire l’inesauribile bellezza del nostro Paese.

Viaggiare non vuol dire per forza andare su un’isola esotica dall’altra parte del mondo; viaggiare vuol dire avere la mente aperta e pronta a scoprire sempre qualcosa di nuovo, ma soprattutto vuol dire essere pronti a lasciarsi arricchire e cambiare da ciò che si è scoperto!

Prima di scrivere questo articolo ho preso carta e penna ed ho iniziato a preparare una lista di cose da fare in Italia almeno una volta nella vita. La lista era praticamente infinita e sceglierne SOLO 30 è stato difficilissimo perché la verità è che abbiamo la fortuna di vivere nel Paese più bello del mondo! Ovunque siamo circondati dall’arte, dalla storia e dalla magnificenza della natura. In questa lista ho cercato di fare un mix di questi elementi.

La maggior parte di queste cose le ho già fatte o visitate, le altre sono sulla mia “to do list”!

Questa è la mia lista delle 30 cose da fare in Italia almeno una volta nella vita:

  • Passeggiare tra le calli di Venezia

Venezia è una delle città più visitate al mondo, ma anche una delle più fragili! Forse è proprio questa strana mescolanza di bellezza e vulnerabilità che la rende così affascinante.

  • Salire sulla cupola del Duomo di Firenze

Ho un debole per Firenze e finisco per andarci ogni volta che ne ho la possibilità! Salire sulla cupola di Brunelleschi e guardare dall’alto tutta quella bellezza non ha prezzo!

  • Lanciare una monetina nella Fontana di Trevi

Lo sanno tutti! Chi va Roma deve assolutamente lanciare una monetina nella Fontana di Trevi per essere sicuro che ci tornerà. Perché ammettiamolo, non si può andare a Roma una volta sola! Probabilmente non basterebbe una vita per vedere tutto ciò che la Città Eterna ha da offrire…figuriamoci un solo viaggio!

  • Arrivare ad “Un passo dal Cielo” sul Lago di Braies

E’ un piccolo paradiso in terra, custodito dalle Dolomiti! Noi ci siamo stati varie volte, ma sempre in estate. Mi piacerebbe visitarlo in autunno per vedere le sue acque smeraldo circondate dal rosso delle foglie.

  • Vedere la Grotta Azzurra a Capri

Sicuramente l’Isola di Capri e la Grotta Azzurra vanno viste almeno una volta nella vita!

La colorazione  della grotta è dovuta alla presenza di una soglia sottomarina, esattamente sotto l’ingresso, attraverso cui penetra la luce. Questa finestra subacquea agisce da filtrante, assorbendo i colori rossi e lasciando passare quelli blu. E’ un posto magico!

  • Fare trekking sulle Dolomiti

Le Dolomiti sono uno dei miei  posti preferiti. Tornarci è sempre un piacere! Si può fare di tutto: trekking, tranquille passeggiate rilassanti, mangiare nelle malghe, andare alla scoperta di piccoli borghi e (soprattutto!) visitare i magnifici castelli che sorgono un po’ ovunque. Il Trentino, infatti, è la regione con più castelli e fortificazioni del nostro Paese.

  • Passeggiare per Palermo mangiando cannoli

Secondo me la pasticceria siciliana – oltre ad essere buona – è anche la più bella del mondo…Passeggiando per Palermo mi sono imbattuta in vetrine in cui troneggiavano delle cassate che erano un vero tripudio dell’estetica barocca! Ma non c’è da stupirsi perché, in fondo, tutta la città è un po’ cosi!

  • Dormire in un Trullo

Andare in Puglia, da Alberobello a Santa Maria di Leuca, è una di quelle cose che mi rende felice di essere nata in Italia! Mi è capitato di visitare dei trulli, ma non ho ancora mai avuto l’occasione di dormirci. Quello che veramente mi piacerebbe è gustarmi in tranquillità, senza i gruppi di turisti che ci sono di giorno, le stradine strette, i profumi della stagione e la luce della sera che si riflette sul bianco dei trulli!

  • Sorreggere la Torre di Pisa

Piazza dei Miracoli è il fulcro di Pisa, un luogo assolutamente imperdibile grazie alla presenza di quattro monumenti di particolare bellezza ed originalità: la Cattedrale, il Battistero, il Campo Santo e il Campanile (universalmente noto come Torre!). In realtà il nome “Piazza dei Miracoli” è un appellativo popolare ed improprio che deriva dall’espressione dannunziana “Prato dei Miracoli”.

Nell’aria di Pisa deve esserci qualcosa di strano perché, non so per quale motivo,  anche la persona più seria e compassata finisce per farsi la tipica foto in cui si cerca di sorreggere la torre!

Passeggiando tra gli scavi archeologici di Pompei sembra quasi che il tempo si sia fermato a quel 24 agosto del 79 d.C., quando il Vesuvio eruttò. E’ impressionante! Lo stesso vulcano che da una parte decretò la morte di Pompei, dall’altra parte la rese immortale.

  • Passeggiare sulla spiaggia rosa dell’isola di Budelli

Non sono mai stata in Sardegna, ma ho intenzione di rimediare a questa grave mancanza!

Ho visto foto di acque caraibiche, con tutte le variazioni cromatiche del blu, ma la meta che mi incuriosisce di più è la spiaggia Rosa dell’isola di Budelli. Si trova vicino alle Bocche di Bonifacio, nell’estremo nord della Sardegna, ed è uno dei simboli del Parco dell’Arcipelago della Maddalena.

  • Andare alla Cascata delle Marmore

L’Umbria è ricchissima di  luoghi da scoprire, dai pittoreschi borghi medievali alla splendida natura che li circonda. La Cascata delle Marmore nasce proprio dall’incontro tra l’ingegno umano e madre natura.  Ha un dislivello complessivo di 165 metri ed è una delle più alte d’Europa.  

  • Andare alle Isole Tremiti

Le Tremiti sono una riserva naturale marina che fa parte del Parco Nazionale del Gargano. Hanno una ricca vegetazione, un mare incontaminato ideale per le immersioni e tanti paesini arroccati che danno l’illusione di essere in Grecia.

Il capolavoro di Vanvitelli è la residenza reale più grande al mondo per volume, ma è anche l’eterna rivale della splendida Versailles. La reggia è stata inserita tra i siti UNESCO nel 1997 ed è un luogo ricco di storia, arte e bellezza. Il parco, con le fontane monumentali che collegano il giardino all’italiana con quello all’inglese, è uno spettacolo di grande impatto scenografico.

  • Salire la Scala dei Turchi

Si tratta di una falesia che si erge a picco sul mare lungo la costa di Realmonte, vicino a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. La Scala dei Turchi ha una forma ondulata e irregolare, caratterizzata da linee dolci e rotondeggianti. Il suo nome deriva, oltre che dal particolare aspetto a gradoni, anche dalle passate incursioni da parte dei pirati saraceni.

  • Passeggiare tra i Sassi di Matera

Sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 1993 dall’UNESCO, si tratta di un luogo unico e dal fascino straordinario. Architettonicamente presentano una serie incredibile di elementi che si sono stratificati nel tempo, dai complessi rupestri scavati dall’uomo, alle chiese, che si alternano continuamente con fabbricati risalenti a tutte le diverse ere dell’ultimo millennio. I Sassi di Matera sono un insieme di  grotte, ipogei, palazzotti, chiese, scalinate, ballatoi, giardini e orti tutti incastonati gli uni negli altri a formare un luogo unico e magico.

  • Visitare la Palazzina di caccia di Stupinigi

La palazzina è situata nella periferia sud-occidentale di Torino e dista circa 10 chilometri  dal suo centro storico. Fu commissionata dai Savoia all’architetto Filippo Juvarra e venne realizzata fra il 1729 e il 1733. Oggi fa parte del circuito delle residenze sabaude in Piemonte.

  • Visitare i Palazzi dei Rolli a Genova

Questi splendidi palazzi prendono il loro nome dall’ “Elenco degli Alloggiamenti pubblici o Rolli”, ovvero delle liste ufficiali in cui erano inseriti i palazzi di pregio destinati ad ospitare, per estrazione a sorte, le alte personalità in transito a Genova.

  • Salpare verso l’Isola Bella

E’ situata nel lago Maggiore e fa parte del gruppo delle cosiddette Isole Borromee. Misura 320 metri di lunghezza e 180 di larghezza ed è in gran parte occupata dal giardino all’italiana del palazzo Borromeo, che occupa la costa sud-orientale dell’isolotto. Ci sono voluti quasi quattrocento anni di lavoro e centinaia di architetti, ingegneri, pittori ed ebanisti per trasformare uno scoglio in un luogo tra i più belli al mondo!

  • Rilassarsi nel Parco Nazionale d’Abruzzo

E’ uno dei parchi nazionali più antichi d’Italia, istituito ufficialmente l’11 gennaio 1923 e si estende, per la maggior parte, in provincia dell’Aquila. E’ un luogo suggestivo, ricco di boschi, laghi e cascate.

  • Respirare l’aria mitteleuropea di Trieste

Nel 1719 Carlo VI d’Austria dichiarò Trieste “Porto Franco” trasformando un piccolo borgo di pescatori in una grande città marittima vocata al commercio internazionale. Trieste divenne allora la porta d’accesso all’Europa nord-orientale, ai Balcani ed al Sud, ma anche la città colta dei salotti letterari del primo Novecento, da cui provengono grandi esponenti della nostra letteratura come Italo Svevo e Umberto Saba.

  • Godersi la pioggia passeggiando sotto i portici di Bologna

I portici sono uno dei simboli di Bologna. Sommandoli tutti, quelli del centro storico e quelli al di fuori, raggiungono circa i 53 Km. Oltre ad essere molto suggestivi, consentono di godersi appieno la città anche nei giorni di pioggia!

  • Camminare lungo la costa dei Trabocchi

La Costa dei Trabocchi è un tratto del litorale abruzzese, corrispondente per lo più alla provincia di Chieti, caratterizzato dalla presenza di antiche macchine da pesca su palafitta, i trabocchi appunto!

  • Godersi il panorama dalla Skyway del Monte Bianco

La Skyway è la funivia che sale dal paese di Courmayeur a circa 1500 metri di quota e raggiunge i 3500 metri di Punta Helbronner arrivando direttamente nel cuore del ghiacciaio del Monte Bianco. In molti l’hanno definita l’ottava meraviglia del mondo perché rappresenta il perfetto punto d’incontro tra il genio umano e lo spettacolo della natura.

  • Passeggiare tra le sale del Palazzo Ducale di Urbino

“Federico edificò un palazzo, secondo la opinione di molti, il più bello che in tutta Italia si ritrovi; e d’ogni opportuna cosa sì ben lo fornì, che non un palazzo, ma una città in forma di palazzo esser pareva.” (Baldassarre Castiglione). Il Palazzo Ducale di Urbino è uno dei più interessanti esempi architettonici ed artistici dell’intero Rinascimento italiano ed è sede della Galleria nazionale delle Marche.

  • Visitare la Basilica dell’Addolorata di Castelpetroso

La Basilica è in stile neogotico, interamente scolpita in pietra locale. Sorge in un luogo suggestivo, nei pressi dall’antico tratturo percorso dai pastori e dai pellegrini, incastonata tra il verde dei boschi.

  • Entrare nella Camera degli Sposi

La Camera degli Sposi è una stanza collocata nel torrione nord-est del Castello di San Giorgio di Mantova. A renderla unica è il celebre ciclo di affreschi che ricopre le sue pareti, capolavoro di Andrea Mantegna, realizzato tra il 1465 e il 1474.

  • Visitare “Le Castella”

L’isolotto su cui sorge la fortezza di Le Castella si trova all’estremità orientale del golfo di Squillace, nell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, ed è collegato alla costa da un sottile lembo di terra che crea una suggestiva simbiosi scenografica tra l’architettura costruita dall’uomo e quella naturale.

  • Specchiarsi nel lago di Garda

I luoghi da visitare non mancano intorno a quello che appare, non tanto come un lago, ma come un mare circondato dalle montagne! Il castello di Sirmione, le grotte di Catullo, l’Isola Borghese, il Vittoriale degli Italiani…

  • “Vedi Napoli e poi muori”

Goethe fu il primo a sancire ufficialmente che per dire di avere avuto una vita ben vissuta si deve, almeno per una vola, passeggiare tra le strade di Napoli, lasciarsi affascinare dalla sua storia, dal suo particolarissimo “life style” e dalla sua ineguagliabile tradizione culinaria.

PS. L’ordine è soltanto casuale!

ANNO SABBATICO

L’anno sabbatico, chiamato anche “gap-year”, consiste nella possibilità di interrompere la propria attività lavorativa per dedicarsi ad altro. Come inseguire una passione, realizzare un progetto, fare un viaggio intorno al mondo o dedicarsi al volontariato. Per molti rappresenta una parentesi terminata la quale si torna alla vita di sempre; per altri, invece, si trasforma in un’esperienza che apre strade nuove ed inaspettate.

Ovviamente gli studenti o chi lavora in proprio ha maggiore libertà di organizzazione.

Mentre per quanto riguarda i lavoratori dipendenti (sia pubblici che privati), come funziona l’anno sabbatico?

In Italia, l’anno sabbatico è stato introdotto con la legge n. 53 del 2000 che ha disciplinato i congedi parentali, per maternità, formazione e gravi motivi familiari.

Per la legge italiana, l’anno sabbatico può essere attivato solo a seguito di richiesta scritta e motivata da parte del lavoratore. Il datore di lavoro non è obbligato ad accettare la richiesta, è per questo che è fondamentale che la domanda sia formulata nel modo più efficace possibile. La proposta deve essere presentata con un preavviso di almeno 30 giorni, tuttavia è sempre meglio parlarne prima con il proprio responsabile e spigare per bene le motivazioni che sono alla base della richiesta.

Nel caso in cui la domanda venga accolta il congedo di cui si può usufruire non è retribuito, non concorre a formare l’anzianità e gli scatti professionali, né a contributi figurativi per la copertura pensionistica. Il lavoratore, però, può sempre riscattare tale periodo versando dei contributi volontari. Inoltre, per sostenere le spese per la formazione o le altre cause per le quali si è richiesto il congedo, il lavoratore può richiedere un anticipo del TFR.

Nel nostro paese ancora non c’è una vera e propria cultura dell’anno sabbatico e spesso non si considera quanto potrebbe essere importante prendersi una pausa. Infatti spezzare al routine, avere del tempo per se, per sperimentare qualcosa di nuovo, per imparare una lingua, per viaggiare per il mondo è essenziale per essere più motivati e produttivi sia nella vita che nel lavoro.

Infine una curiosità.

Da dove nasce l’espressione anno sabbatico?

Questo termine proviene dalla tradizione ebraica. Sabbatico deriva da Shabbat (Sabato), ovvero il giorno di riposo per il popolo ebraico. Inoltre dal V secolo a.C., ogni sette anni, essi interrompevano il lavoro nei campi in modo che la terra potesse riposare; si trattava di un vero e proprio anno di festa, durante il quale venivano anche liberati gli schiavi e abbuonati tutti i debiti.

FOLIAGE

L’autunno colora con tinte infuocate boschi, prati e vallate. E’ uno spettacolo che finisce per conquistare tutti, anche il più accanito detrattore di questa stagione!

I colori delle foglie autunnali vengono definiti “foliage”, un termine ormai molto diffuso anche se non tutti sanno esattamente che cosa significhi.

In questo articolo scopriremo di cosa si tratta, qual è la sua origine e anche quali sono i luoghi migliori in Italia per assistere a questo fenomeno.

Il termine foliage, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non deriva dal francese, ma dall’inglese “fall foliage” e originariamente significava solo “fogliame”. Negli ultimi anni, però, questa parola è entrata a far parte del nostro vocabolario per indicare le spettacolari tinte che colorano gli alberi durante l’autunno.

Il foliage, però, non è solo uno spettacolo per gli occhi, ma anche un toccasana per la nostra mente.

Sembrerebbe, infatti, che passeggiare nella natura ed ammirare le tinte autunnali abbia l’effetto di una seduta di cromoterapia. In effetti non è difficile immaginare che camminare tra prati e boschi dove l’unico “rumore” è quello delle foglie che cadono possa essere un modo per rilassare la mente e a scaricare lo stress!

In Italia ci sono tantissimi luoghi in cui andare per assistere al foliage.

Iniziamo dal Nord. Il Trentino Alto Adige offre scenari indimenticabili durante questo periodo dell’anno in Val di Non e in Val di Funes; mentre la Valle d’Aosta ed il Veneto spiccano rispettivamente per il Parco Nazionale del Gran Paradiso e il Bosco del Cansiglio.

Da non dimenticare i panorami mozzafiato della regione delle Langhe, in Piemonte e della Valtellina, in Lombardia.

Centro. In Emilia Romagna ci sono gli incantevoli colli piacentini; mentre tra le Marche e l’Umbria i Monti Sibillini. In Toscana il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è una vera istituzione per gli amanti del foliage. Allo stesso modo, è imperdibile un’escursione di uno o più giorni nel Parco Nazionale d’Abruzzo o tra i boschi dei Monti Cimini nel Lazio.

Infine, il Sud. In Campania c’è il Parco dei Monti Picentini; mentre in Calabria c’è il meraviglioso Parco Nazionale della Sila. In Sicilia si trova, invece, l’imperdibile passeggiata sui Monti Nebrodi dove oltre ad ammirare il foliage autunnale è possibile fare un trekking fino a quasi la cima dell’Etna.

TURISMO LENTO COME ANTIDOTO AL TURISMO DI MASSA

Negli ultimi anni abbiamo assistito all’avanzare di una nuova tendenza nel mondo dei viaggi: il turismo lento o slow tourism. Con questa espressione si intende “un’immersione totale del viaggiatore nel territorio con il rispetto delle persone, delle tradizioni e dell’ecosistema”.

L’affermazione del turismo lento è andata di pari passo con la crescente sensibilità verso il tema della sostenibilità – sia ambientale che culturale-, ma la vera svolta è venuta con la diffusione del Covid-19. La pandemia, infatti, da una parte ci ha costretti ad interrompere i ritmi a cui eravamo abituati facendoci riscoprire il valore del tempo e la bellezza di fare le cose con più calma, e dall’altra parte ci ha portato a scegliere il turismo di prossimità.

Andare in vacanza vicino casa, però, si è ben presto trasformato da obbligo dettato dalla pandemia ad opportunità. Opportunità per i turisti di approfondire le conoscenze di un certo territorio, della sua cultura e gastronomia; ed opportunità di sviluppo economico per luoghi che, pur avendo tanto da offrire, non erano mai riusciti ad emergere dal punto di vista turistico… Quando si dice “fare di necessità virtù!”

Lo slow tourism, nato anche come reazione ad una quotidianità frenetica e stressante, può essere visto come l’antidoto ai danni prodotti dal turismo di massa. I turisti lenti, infatti, preferiscono la pace dei piccoli borghi o dei sentieri, anziché il caos delle solite mete vacanziere. Si concedono il tempo per scoprire la natura più autentica di un luogo e preferiscono alloggi come alberghi diffusi, agriturismi o  b&b. Inoltre la loro attenzione non si ferma alla strutture ricettive, ma guarda anche alla scelta dei mezzi di trasporto, alla tutela dell’ambiente ed all’ecosostenibilità in generale.

Il turismo lento è una filosofia di viaggio che permette di vedere il lato più autentico di una destinazione; è un modo di viaggiare che incoraggia ad un ritorno a quell’unicità per molto tempo sacrificata in nome della globalizzazione e del turismo di massa. E’ la rivincita dei territori, un occasione unica per valorizzare delle risorse che altrimenti sarebbero cadute nell’abbandono. Ne è un esempio la cura con cui vengono ripristinati sempre più tratti dei vari cammini (Via Francigena, Cammino dei San Benedetto, Cammino dei Briganti…) che per anni erano stati completamente dimenticati.

LIBRI E VIAGGI

Il viaggio è un topos letterario molto antico e diffuso. Da Ulisse a Marco Polo gli esempi non mancano!

Qualunque sia il motivo del viaggio, i sentimenti dei viaggiatori spesso sono gli stessi; così la sofferenza del distacco, l’attesa del ritorno, la scoperta del nuovo e l’incontro con l’altro diventano, da emozioni individuali, sentimenti collettivi.

Proprio perché il viaggio si presta ad innumerevoli interpretazioni, i libri proposti sono libri di viaggio in senso lato. Alcuni raccontano propriamente un viaggio, altri usano il viaggio come metafora della vita, altri ancora raccontano una storia in cui un luogo non è solo lo sfondo su cui si stagliano le vicende dei protagonisti, ma è esso stesso protagonista.

ODISSEA di Omero

La trama dell’Odissea è nota a tutti: Ulisse, distrutta Troia, intraprende il viaggio che dovrebbe ricondurlo alla sua Itaca, ma alcune divinità tramano contro di lui. Inizia così un epico pellegrinaggio nel corso del quale incontrerà mostri di ogni genere, maghe, indovini, popoli bizzarri e donne ammaliatrici. E solo dopo 10 anni riuscirà a tornare a casa.

Se per te l’idea di confrontarti con il testo originale è più spaventosa di un incontro con Polifemo, non c’è problema: esistono molti libri che raccontano Ulisse in chiave più accessibile e contemporanea.

Eccone alcuni:

“Ulisse” di  Antonio Spinosa

“Nessuno. L’Odissea raccontata ai lettori d’oggi” di Luciano De Crescenzo

 “L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre” di Marilù Oliva

IL MILIONE di Marco Polo

E’ il racconto dei viaggi in Asia di 3 mercanti veneziani: Marco, Niccolò e Matteo Polo.

Fu scritto da Rustichello da Pisa sotto dettatura di Marco Polo, mentre entrambi erano “ospiti” della prigione di Genova.

Il Milione non è solo un libro, ma una enciclopedia geografica, un trattato di politica, storia ed antropologia. Le sue accurate descrizioni ispirarono il viaggio di Cristoforo Colombo.

PASSAGGIO IN INDIA di Edward Morgan Forster

Adoro Forster, amo l’Asia…non potevo non nominare questo libro!

Il romanzo ha varie chiavi di lettura. Innanzitutto è il racconto di un paese, l’India, dominato dal colonialismo inglese; è il racconto delle differenze culturali tra due popoli e dei pregiudizi e incomprensioni che ne derivano; ma è, soprattutto, il racconto di una amicizia che contiene il seme della speranza.

CAMERA CON VISTA di Edward Morgan Forster

Avevo detto che ho un debole per Forster!

Il tema principale del romanzo è la differenza tra la vitalità mediterranea ed il bigotto perbenismo vittoriano. L’Italia raccontata da Forster non è solo una meta turistica, ma il simbolo di un modo di vivere più autentico.

Firenze e la “Pensione Bertolini” fanno da sfondo alla nascita dell’amore tra due giovani inglesi, Lucy e George.

Se oggi molte coppie nascono grazie all’Erasmus, qualche tempo fa nascevano grazie al Grand Tour!

TRE UOMINI IN BARCA di Jerome K. Jerome

Tre amici partono, assieme al cane Montmorency, per una lunga gita in barca sul Tamigi.

Mentre la campagna inglese sfila davanti ai loro occhi, Jerome, Harris e George vivono una serie di comiche avventure e si lanciano in divertenti divagazioni filosofiche.

Un libro per gli amanti dell’Inghilterra e del suo humour!

Il romanzo ha un seguito: “Tre uomini a zonzo”, in cui gli stessi personaggi, un po’ invecchiati, partono per un giro in bici della Germania.

TRENO DI NOTTE PER LISBONA di  Pascal Mercier

Il professor Gregorius, andando al liceo di Berna dove lavora, s’imbatte in una donna che pare voglia suicidarsi. Cerca di aiutarla, ma lei gli parla in portoghese e gli scrive sulla fronte un numero di telefono con un pennarello per non dimenticarlo. Da quel momento la vita del professore è sconvolta, come se in lui fosse scattato qualche misterioso interruttore. Va in biblioteca e acquista un libro in portoghese, scritto da un certo Amadeu de Prado. Improvvisamente decide di partire in treno per Lisbona, abbandonando tutto…

NOTTURNO INDIANO di Antonio Tabucchi

E’ a metà tra un romanzo breve ed un racconto lungo, si legge d’un fiato! Si tratta del resoconto di un viaggio attraverso l’India alla ricerca di un amico scomparso, Xavier. Procedendo da un luogo all’altro e incontrando le persone più disparate inizia a farsi strada un’idea… forse Xavier non vuole essere trovato!

ROBINSON CRUSOE di Daniel Defoe

Un classico senza tempo, la storia del naufrago più famoso del mondo!La nave su cui sta viaggiando Robinson Crusoe affonda al largo del Venezuela a causa di una terribile tempesta caraibica, finendo per arenarsi su un’isola sconosciuta presso la foce del fiume Orinoco. Lui è l’unico sopravvissuto! Trascorre 12 anni in solitudine prima di accorgersi che sull’isola c’è anche qualcun’altro…

I VIAGGI DI GULLIVER di Jonathan Swift

E’ una parodia dei romanzi avventurosi tanto in voga nel ‘700 (fu pubblicato pochi anni dopo lo straordinario successo del Robinson Crusoe) . Sotto le improbabili e buffe avventure di Gulliver alle prese con nani e giganti si nasconde una feroce critica alla società del tempo. I viaggi diventano il pretesto per irridere il sistema giudiziario, i meccanismi del potere, la politica e l’assurdità delle convenzioni sociali.

I RACCONTI DI MALA STRANA di Jan Neruda

Nel quartiere più magico ed affascinate di Praga si snodano le vicende di un pittoresco insieme di artigiani, burocrati, bottegai, artisti, zitelle e musicisti. La strada in cui tutto avviene è via Ostruhova, oggi chiamata via Nerudova in onore dell’autore.

LA SINDROME DI WANDERLUST

Il termine “Wanderlust” affonda le proprie radici del Romanticismo tedesco ed indica il desiderio di andare altrove.

La Sindrome di Wanderlust, dunque, è un irrefrenabile desiderio di partire, di viaggiare, di scoprire.

Uno studio pubblicato sulla rivista “Evolution and Human Behaviour” ha rivelato che alla base di questa “viaggio-dipendenza” ci sarebbe un gene, presente in circa il 20% della popolazione mondiale.

Pensi anche tu di avere questa bellissima malattia? Vediamo i 10 sintomi più comuni:

  1. hai sempre la valigia a portata di mano, perché non c’è niente di più emozionante della prospettiva di un nuovo viaggio;
  2. quando entri in una libreria finisci inevitabilmente nella sezione viaggi;
  3. quando apri un regalo speri sempre che sia un biglietto aereo;
  4. sai quali musei visitare a Londra ed in quali ristoranti mangiare a Madrid anche se non ci sei mai stato;
  5. i tuoi siti preferiti sono quelli di viaggi e prenotazioni e conosci a memoria prezzi e orari dei voli;
  6. sai salutare e ringraziare in almeno 5 lingue diverse;
  7. ti piace raccontare aneddoti sui tuoi viaggi;
  8. adori le carte geografiche;
  9. diffidi istintivamente di chi non sa dove sia il Nepal o lo Sri Lanka;
  10. ti piace tornare a casa, ma sai che una parte di te sarà sempre altrove.

IL GRAND TOUR

Il Grand Tour è il “nonno” dell’Erasmus e progenitore di tutti i viaggi d’istruzione!

A partire dal XVII secolo, infatti, divenne una consuetudine che i rampolli delle più importanti  famiglie aristocratiche completassero la propria istruzione con un viaggio attraverso l’Europa. Lo scopo era far allargare i loro orizzonti e trasformarli in “uomini di mondo”. I giovani che intraprendevano il Tour erano principalmente inglesi, tuttavia non mancavano anche francesi, tedeschi, russi e scandinavi. Il viaggio aveva una durata molto variabile che poteva andare da pochi mesi a degli anni, tutto dipendeva dalle finanze dei genitori!

Di solito i giovanotti inglesi iniziavano il Tour fermandosi in Francia.

Dopo la breve traversata della Manica, si proseguiva in direzione di Parigi. Del resto quale posto migliore per aggiornarsi in materia di stile e moda? Poi si attraversava il paese andando verso sud. Digione e Lione erano tappe molto frequenti; qualcuno si spingeva fino alla costa, allora una visita a Marsiglia era d’obbligo!

Archiviata la Francia non c’era un itinerario ben preciso, spesso ci si spostava semplicemente tra i vari paesi dell’Europa continentale. L’unica vera certezza era l’Italia!

Perché, come scriveva Samuel Johnson, “un uomo che non sia stato in Italia sarà sempre cosciente della propria inferiorità”.

Se la Francia serviva a raffinare il gusto, l’Italia serviva ad elevare lo spirito!

Qui le soste erano infinite: Torino, Milano, Venezia, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo… La Sicilia divenne presto una tappa imperdibile del Tour. Non solo per il fascino dell’Etna ed i suoi tesori barocchi, ma anche perché consentiva di conoscere la civiltà greca senza dover andare in Grecia, all’epoca dominata dai turchi.

A Taormina nel 2015 è nato il Museo delle Belle Arti e del Grand Tour che custodisce opere di famosi vedutisti inglesi, il museo è noto anche come “Casa Cuseni”.

Se inizialmente il Tour era riservato agli uomini, più tardi divenne di moda anche per le giovani donne. In questo caso l’unico requisito indispensabile per intraprendere il viaggio era quello di poter contare su una parente zitella che facesse da chaperon! Avete presente “Camera con vista”?