STORIA DELL’ALBERO DI NATALE

Le origini dell’albero di Natale sono antichissime e piuttosto oscure.

Nella cultura di molti popoli pagani dell’Europa centro-settentrionale il sempreverde rappresentava la vita, la rinascita e la resistenza necessaria per sopravvivere durante la lunga stagione fredda e veniva decorato con delle luci durante le festività che si svolgevano a ridosso del solstizio d’inverno, il 21 dicembre.

Per i Druidi gli abeti, ed in generale i sempreverdi, avevano un valore magico: a loro veniva deputato il compito di traghettare gli uomini dal dominio delle tenebre a quello della luce.

Anche i Vichinghi credevano che l’abete rosso possedesse poteri magici, poiché non perdeva le foglie nemmeno durante l’inverno più gelido. Gli abeti, quindi, venivano tagliati, portati in casa e decorati con dei frutti,  aspettando che tornasse la primavera.

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YULE E L’ALBERO DI NATALE

L’abitudine di decorare alberi in vario modo appartiene dunque a numerose tradizioni, ma in particolare la nascita dell’albero di Natale si collega (come quella del ceppo natalizio!) a “Yule”, che nelle tradizioni germanica e celtica precristiana, coincide col solstizio d’inverno.

Nei linguaggi scandinavi, il termine Jul significa sia Yule che Natale, e viene talvolta usato anche per indicare altre festività di dicembre. Il termine si è diffuso anche nelle lingue finniche per indicare il Natale (in finlandese “Joulu”): il legame fra le due tradizioni è dunque evidente!

Anche i Romani usavano decorare le loro case con rami di pino durante le Calende di gennaio.

Con l’avvento del Cristianesimo l’uso dell’albero di Natale si affermò anche nelle tradizioni cristiane, anche se la Chiesa delle origini ne vietò l’uso sostituendolo con l’agrifoglio, le cui spine ricordavano la corona di Cristo.

L’ALBERO DI TALLINN

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Tuttavia l’uso “moderno” dell’albero di Natale sembrerebbe essere nato a Tallinn, in Estonia, nel 1441, quando fu eretto un grande abete nella piazza del Municipio, Raekoja Plats, attorno al quale giovani uomini e donne ballavano alla ricerca dell’anima gemella.

Altri sostengono, invece, che il primo albero di Natale vero e proprio fu introdotto in Germania nel 1611 dalla Duchessa di Brieg che, secondo la leggenda, aveva già fatto adornare il suo castello per festeggiare il Natale, quando si accorse che un angolo di una delle sale era rimasto completamente vuoto. Per questo, ordinò che un abete del giardino del castello venisse trapiantato in un vaso e portato in quella sala.

In Francia, invece, il primo albero di Natale fu addobbato nel 1840 dalla duchessa d’Orleans. I cattolici, infatti, dopo la riforma di Martin Lutero (1483-1546), consideravano un’usanza protestante quella di decorare alberi per celebrare il Natale e quindi erano un po’ diffidenti…

L’EPOCA VITTORIANA

L’unica cosa certa nella lunga e misteriosa storia dell’albero di Natale è che la sua diffusione in tutto il mondo è merito del principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, marito della regina Vittoria, che, date le sue origini germaniche, volle introdurre nelle proprie residenze l’uso a lui familiare dell’albero di Natale.

La novità si estese presto come una moda in tutto il Regno Unito,  grazie soprattutto alla rivista “The Illustrated London News” che nel 1848 propose una litografia raffigurante la famiglia reale attorno all’albero di Natale, la tradizione invase ben presto tutte le case inglesi… o almeno quelle di chi se lo poteva permettere!

Da quel momento in poi le famiglie nobili e le più abbienti iniziarono a decorare le loro case sulla scia del palazzo reale. Per tradizione, l’albero si acquistava nei giorni precedenti il Natale, ma si decorava alla Vigilia (tradizione rimasta ancora oggi negli Stati Uniti).

Gli alberi venivano venduti senza radici, montati su una base in legno oppure liberi da appoggi, per essere infilati in grandi vasi pieni di terra; la base era ricoperta con drappi o con muschio su cui, in alcuni casi, veniva costruito un paesaggio con casette, fattorie, monti, ferrovie…

L’ALBERO DI NATALE IN ITALIA

In Italia la prima ad addobbare un albero di Natale fu la regina Margherita nella seconda metà dell’Ottocento al Quirinale, e da lei la moda si diffuse velocemente in tutto il paese. L’albero di Natale, infatti, è una delle poche tradizioni straniere ad essere arrivate in Italia quando era ancora una “novità”, ovvero ben prima della sua diffusione nella società consumistica del secondo dopoguerra.

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STORIA DEL GRAND TOUR

Il Grand Tour è il “nonno” dell’Erasmus e progenitore di tutti i viaggi d’istruzione!

A partire dal XVII secolo, infatti, divenne una consuetudine che i rampolli delle più importanti famiglie aristocratiche completassero la propria istruzione con un viaggio attraverso l’Europa. Lo scopo era far allargare i loro orizzonti e trasformarli in “uomini di mondo”. I giovani che intraprendevano il Tour erano principalmente inglesi, tuttavia non mancavano anche francesi, tedeschi, russi e scandinavi. Il viaggio aveva una durata molto variabile che poteva andare da pochi mesi a degli anni, tutto dipendeva dalle finanze dei genitori!

Di solito i giovanotti inglesi iniziavano il Tour fermandosi in Francia.

Dopo la breve traversata della Manica, si proseguiva in direzione di Parigi. Del resto quale posto migliore per aggiornarsi in materia di stile e moda? Poi si attraversava il paese andando verso sud. Digione e Lione erano tappe molto frequenti; qualcuno si spingeva fino alla costa, allora una visita a Marsiglia era d’obbligo!

Archiviata la Francia non c’era un itinerario ben preciso, spesso ci si spostava semplicemente tra i vari paesi dell’Europa continentale. L’unica vera certezza era l’Italia!

Perché, come scriveva Samuel Johnson, “un uomo che non sia stato in Italia sarà sempre cosciente della propria inferiorità”.

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L’ITALIA DEL GRAND TOUR

Se la Francia serviva a raffinare il gusto, l’Italia serviva ad elevare lo spirito!

Qui le soste erano infinite: Torino, Milano, Venezia, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo… La Sicilia divenne presto una tappa imperdibile del Tour. Non solo per il fascino dell’Etna ed i suoi tesori barocchi, ma anche perché consentiva di conoscere la civiltà greca senza dover andare in Grecia, all’epoca dominata dai turchi.

A Taormina nel 2015 è nato il Museo delle Belle Arti e del Grand Tour che custodisce opere di famosi vedutisti inglesi. Il museo è noto anche come “Casa Cuseni”.

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Se inizialmente il Tour era riservato agli uomini, più tardi divenne di moda anche per le giovani donne. In questo caso l’unico requisito indispensabile per intraprendere il viaggio era quello di poter contare su una parente zitella che facesse da chaperon!

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5 IDEE PER LE TUE FUGHE D’AUTUNNO

Amo l’autunno. I colori caldi ed avvolgenti. Le strade che profumano di castagne e vin brulè.

Tutte le stagioni hanno qualcosa di bello, ma l’autunno ha qualcosa di unico. Forse è la promessa di un cambiamento. O forse è la capacità di lasciarsi andare, di perdere tutto, ma senza rancore, solo per poter ricominciare.

Inoltre l’autunno è una stagione perfetta per viaggiare e, magari, per visitare posti in cui non siamo mai stati prima.  La temperatura è ancora mite e si può visitare una meta con più tranquillità perché c’è meno gente in giro.

Quindi, se stai pensando ad una vacanza o un week-end autunnale, ecco alcune idee.

AUTUNNO A VIPITENO

Vipiteno è uno dei Borghi più belli d’Italia. L’autunno è il periodo ideale per lasciarsi affascinare da questa cittadina che sembra uscita da una fiaba. Potrai passeggiare tra le pittoresche vie del centro, ammirare i palazzi signorili e le piazze medievali, concederti  un po’ di shopping tra i negozi di artigianato o degustare qualche piatto tipico in uno dei suoi ristoranti.

A pochi chilometri da Vipiteno, inoltre, sorge l’imponente Castel Tasso e l’elegante Castel Wolfsthurn!

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con la sua natura incontaminata, i piccoli borghi, i centri storici, le attività sportive e la buona cucina, è la meta ideale per una vacanza autunnale.

Potrai goderti lo spettacolo del foliage attraversando la vastissima rete di sentieri del Parco che offre percorsi di vario genere, da quelli adatti ai principianti a quelli per escursionisti esperti.

Leggi anche: PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO: 3 IDEE PER SCOPRIRE UNA DELLE AREE PROTETTE PIU’ ANTICHE D’ITALIA

AUTUNNO IN CIOCIARIA

L’Italia è ricca di luoghi bellissimi e poco conosciuti. La Ciociaria, in provincia di Frosinone, è uno di questi!

E’ la terra di Cicerone e San Tommaso. Ci sono zone archeologiche, abbazie, castelli e meravigliose aree naturalistiche protette.

Se vuoi scoprire qualcosa in più sulla Ciociaria leggi anche:

L’ ABBAZIA DI MONTECASSINO

ANAGNI: LA CITTA’ DEI PAPI

6 LUOGHI DA VISITARE IN CIOCIARIA

LA CERTOSA DI TRISULTI

CILENTO

Probabilmente quando si parla di Cilento la prima cosa a cui si pensa è il mare. In questo caso, però, ti propongo un tour nell’entroterra alla scoperta delle bellezze naturalistiche e dei gioielli architettonici di questa splendida terra. Le romantiche grotte di Pertosa, i millenari templi di Paestum e l’immensa Certosa di Padula sono alcune delle mete che rendono unico il Cilento!

Leggi anche: 5 IDEE PER UN WEEK-END IN CILENTO

CAMMINI: LA CULTURA DEL PASSO LENTO

Infine l’autunno è la stagione migliore per percorrere uno dei tanti, bellissimi, cammini che attraversano l’Italia.

Percorrere anche solo poche tappe di un cammino è un modo per conoscere territori poco noti, fare attività all’aria aperta e disintossicarsi dallo stress della quotidianità.

Se sei interessato ai cammini leggi anche:

IL CAMMINO DI SAN MICHELE

IL CAMMINO DI SAN BENEDETTO

Per conoscere i cammini della tua regione visita il sito camminiditalia.org

TURISMO SOSTENIBILE NEL 2022

Il turismo sostenibile è una tendenza in costante crescita, soprattutto grazie alla sempre maggiore sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali.

Booking ha dedicato un sondaggio proprio a questo tema.

I risultati, basati sulle opinioni di più di 30 mila turisti sparsi in 32 paesi, sono stati pubblicati ad aprile di quest’anno e, tra le altre cose, è emerso un dato molto positivo per la popolazione italiana, ovvero che “per l’93% degli italiani intervistati è importante viaggiare in modo sostenibile e il 60% dice di essere influenzato dalle recenti notizie sui cambiamenti climatici nello scegliere viaggi più sostenibili”.

Nel report sono anche riportati dati circa:

  • la scelta del soggiorno – dal sondaggio è risultato che ”il 78% dei viaggiatori globali e l’85% degli italiani dichiara di desiderare di soggiornare in una struttura sostenibile”;
  • le mete ed i periodi alternativi per viaggiare (predilezione per i viaggi in bassa stagione e le mete turistiche meno note);
  • la volontà di immergersi nella cultura locale scoprendone usanze ed abitudini;
  • la crescente attenzione all’utilizzo di mezzi di trasporto meno inquinanti e alla riduzione delle distanze percorse, prediligendo il turismo di prossimità.

TURISMO SOSTENIBILE: DOVE SOGGIORNARE

Continua a cresce la consapevolezza dell’esistenza dei soggiorni sostenibili e la loro visibilità è in aumento. Il 40% dei viaggiatori globali conferma di aver visto almeno un alloggio sostenibile su un sito di viaggi online durante lo scorso anno, mentre il 38% dice di cercare proattivamente le informazioni sugli impegni per la sostenibilità attuati dalle strutture prima di prenotare.

METE E PERIODI ALTERNATIVI

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I viaggiatori concordano sul voler evitare le mete più popolari e visitate: negli ultimi 12 mesi un terzo (33%) dice di aver scelto di viaggiare in bassa stagione, mentre più di un quarto (27%) ha scelto mete meno note per evitare il turismo di massa.

A tal proposito, pensando ai viaggi futuri, il 40% degli intervistati ha dichiarato che viaggerebbe esclusivamente in bassa stagione per evitare periodi troppo affollati e il 64% eviterebbe le mete e le attrazioni più popolari, così da garantire una redistribuzione più equa dell’impatto positivo del proprio viaggio. Circa un terzo (31%) sceglierebbe addirittura una meta alternativa rispetto alla sua preferita, per scongiurare il turismo di massa.

TURISMO SOSTENIBILE: CULTURA E COMUNITÀ LOCALI

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Una filosofia rigenerativa sta influenzando il processo decisionale dei viaggiatori: più della metà intende lasciare i posti visitati in una condizione migliore di quella in cui li hanno trovati; i due terzi vogliono vivere esperienze rappresentative della cultura locale. Infatti, più di un quarto dei viaggiatori intervistati (27%) dice di aver approfondito la cultura, i valori e le tradizioni locali della meta scelta prima di averla visitata, mentre una persona su quattro (25%) sarebbe disposta a pagare di più per le attività da fare in viaggio per contribuire alle comunità locali.

IL PUNTO DI SVOLTA PER I TRASPORTI

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A livello globale, i viaggiatori sono attenti alla distanza percorsa, a come raggiungono la meta scelta e a come si muovono una volta a destinazione. Circa un quarto (23%) sceglie infatti di visitare una meta più vicina a casa per ridurre la propria impronta di carbonio e oltre una persona su cinque (22%) fa ricerche sui mezzi pubblici e/o noleggia una bici una volta arrivato a destinazione. Inoltre, una persona su cinque (20%) sceglie il treno rispetto all’auto per percorrere distanze più lunghe e poco meno di un terzo (30%) dice di vergognarsi a prendere l’aereo per il relativo impatto ambientale. Per quanto riguarda la prenotazione dei trasporti, il 40% cerca attivamente informazioni sulla loro sostenibilità.

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IL TURISMO DELLE RADICI

Il turismo delle radici è una forma di turismo che, dopo la parentesi della pandemia, sta tornando a far parlare di sé in modo sempre più insistente.

Questo fenomeno presenta risvolti non solo economici, ma anche antropologici ed ha suscitato l’interesse di molti studiosi. Lo stesso Ministero della Cultura ha favorito la nascita di progetti volti a monitorarlo, coglierne le motivazioni e prevederne le evoluzioni.

IL TURISMO DELLE RADICI: DEFINIZIONE

Il turismo delle radici, chiamato anche turismo di ritorno o genealogico, è un fenomeno che si riferisce principalmente ai discendenti di emigrati che durante le ferie tornano a visitare i luoghi dei loro antenati.

E’ una forma di turismo che, forse più di qualsiasi altra, ha a che fare esclusivamente con il turista che sceglie una destinazione non perché è di tendenza, ma perché  gli permette di  scoprire qualcosa in più su se stesso, sulla propria storia e sulle sue radici. Perché, in un certo senso, gli appartiene.

Lo scopo è quello di far visita (o di incontrare per la prima volta) una parte della famiglia, di conoscere i luoghi “mitici” in cui sono ambientati i racconti dell’infanzia dei propri nonni o genitori, ma anche scoprire le bellezze paesaggistiche, architettoniche ed artistiche di quei territori.

I TIPI DI TURISMO DI RITORNO

Esistono varie tipologie di turismo di ritorno.

Ci sono gli emigrati di prima generazione che vivono in nazioni relativamente vicine e quindi possono ritornare nel loro paese di origine ogni anno, o quasi. In questo caso si tratta di un turista abitudinario, che molto spesso possiede anche una casa nel suo paese d’origine ed approfitta dei periodi di ferie per far visita a parenti ed amici.

Poi ci sono gli emigrati di prima generazione che, però, vivono oltreoceano e tornano raramente nel loro paese di origine.

Infine ci sono i discendenti di seconda e terza generazione, quindi figli e nipoti di persone emigrate. Questa tipologia di turisti, soprattutto se i loro antenati sono emigrati oltreoceano, compie un vero e proprio viaggio di scoperta delle proprie origini. Si tratta di persone che spesso non conoscono il proprio paese di origine, se non attraverso i racconti di genitori e nonni.

TURISMO DELLE RADICI: LA SITUAZIONE IN ITALIA

Quello del turismo delle radici è un fenomeno globale che in Italia sta rapidamente acquistando importanza.

Secondo l’ENIT – l’Agenzia nazionale del turismo – il turismo delle radici nel nostro paese è in costante crescita.  A tal proposito è sufficiente considerare che gli italiani residenti all’estero ed i loro discendenti corrispondono a circa 80 milioni di persone.

Questi dati sottolineano l’importanza del turismo di ritorno sia in termini di crescita economica, sia in termini di sviluppo e rilancio dei territori che sono maggiormente interessati da questo fenomeno.

L’importanza del turismo delle radici e l’impatto positivo che può avere sul settore turistico italiano, soprattutto in questa fase post-pandemia, risulta evidente anche dalle misure che il Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo ha adottato per incentivarlo. 

In particolare il D.M.  36/2021 prevede la possibilità per i cittadini iscritti all’Aire (anagrafe italiani residenti all’estero) di visitare gratuitamente i musei, monumenti e siti archeologici statali italiani, che sono più di 500.

CONSIGLI DI LETTURA

Se vuoi approfondire il tema del turismo delle radici, ecco alcuni libri che fanno al caso tuo:

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LA NOTTE DI SAN LORENZO

Si avvicina la notte di San Lorenzo e quindi ecco qualche suggerimento su dove trovare i cieli stellati più belli d’Italia e godersi a pieno lo spettacolo delle stelle cadenti.

NOTTE DI SAN LORENZO: QUALI SONO I CIELI STELLATI PIÙ BELLI D’ITALIA

Già avere un cielo senza nuvole è un buon punto di partenza.

Altra cosa essenziale, però, è che ci sia un basso inquinamento luminoso. Dunque i posti dove vedere le stelle cadenti sono quelli più lontani dai centri abitati.

Tuttavia ci sono luoghi che godono di una posizione privilegiata per osservare la volta celeste.

Ecco dunque dove andare per vedere i cieli stellati più belli d’Italia.

CAPO DI LAGO DI DARFO BOARIO TERME (LOMBARDIA)

Questo piccolo borgo di circa 20 abitanti, in Val Camonica, è uno dei luoghi ideali per ammirare le stelle cadenti.

E’ stato insignito del riconoscimento “I cieli più belli d’Italia”, la prima rete nazionale delle destinazioni consigliate per l’Astroturismo.

Astronomitaly ha mandato i suoi esperti a trascorrere alcune notti a Capo di Lago per verificare di persona il cielo notturno in questa località, tutto sommato vicina a grandi centri abitati.

Qui l’inquinamento luminoso è minimo ed è possibile quindi osservare le stelle e la Via Lattea nelle notti di cielo sereno.

NOTTE DI SAN LORENZO SULLE DOLOMITI (TRENTINO ALTO ADIGE)

Nella meraviglia delle Dolomiti in Trentino Alto Adige ci sono innumerevoli località in cui ammirare il cielo stellato.

L’Alpe di Siusi è già fiabesca di giorno, figuratevi ammantata di stelle!

In Val d’Egna, a 823 metri di altitudine, nel comune di Cornedo, sopra il paese di Collepietra, si trova il primo ed unico Astrovillaggio d’Europa.

Grazie alla sua posizione strategica, il parco scientifico gode di una strepitosa vista sul cielo stellato altoatesino.

Al suo interno si possono visitare l’Osservatorio astronomico Max Valier, la cupola con l’Osservatorio solare Peter Anich ed il Sentiero dei pianeti.

BARBERINO VAL D’ELSA (TOSCANA)

L’Osservatorio Polifunzionale del Chianti si trova nel comune di Barberino Val d’Elsa, a 30 minuti di auto da Firenze.

E’ il luogo perfetto per rimanere incantati dalla Via Lattea e da un cielo stellato mozzafiato. In più è l’occasione per lasciarsi coccolare dalle specialità dell’enogastronomia toscana e dalla natura incontaminata del Parco Botanico del Chianti, all’interno del quale è inserito l’osservatorio.

L’appellativo “polifunzionale” è dovuto al fatto che all’interno dell’osservatorio ci sono ben quattro distinte sezioni: meteorologia, astronomia, geosismica ed ambiente.

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE

Il Parco si estende per circa 50.000 ettari nel cuore dell’Appennino centrale. Prevalentemente in provincia dell’Aquila, ma anche in quelle di Frosinone ed Isernia.

Il suo spettacolare patrimonio naturale, la conformazione del territorio, il clima ed i piccoli borghi che sono sorti in questa zona fanno sì che il Parco sia una meta ideale per godersi lo spettacolo della notte di San Lorenzo.

BORGO DI TROINA (SICILIA)

A sua volta classificato come uno dei “Cieli più belli d’Italia”, con una spettacolare vista sull’Etna, questo borgo in provincia di Enna è perfetto per osservare le stelle durante la notte di San Lorenzo.

In particolare sono due i siti di interesse che hanno fatto conquistare al borgo il massimo riconoscimento della Certificazione, il livello Gold: il Lago di Ancipa e la Contrada Sambuchello.

Il Lago di Ancipa, con i suoi 944 metri di altitudine, è il bacino artificiale più alto della Sicilia. La Contrada Sambuchello, invece, è un’area naturale presente all’interno dei Monti Nebrodi.

NOTTE DI SAN LORENZO: SCIENZA, FEDE E MITOLOGIA

Quelle che solitamente chiamiamo “stelle cadenti” in realtà sono le Perseidi, uno sciame di meteore che la Terra attraversa durante il periodo estivo nel percorrere la sua orbita intorno al Sole.

La pioggia meteorica si manifesta per circa un mese, dalla fine di luglio alla fine di agosto.

Il picco di visibilità è concentrato attorno al 12 agosto, con una media di circa un centinaio di scie luminose osservabili ad occhio nudo ogni ora.

Il nome Perseidi deriva dalla mitologia greca e fa riferimento ai figli di Perseo, l’eroe che uccise il mostro Medusa.

In Italia le Perseidi sono note come “Lacrime di San Lorenzo” tanto che il fenomeno, tradizionalmente collegato alla notte del 10 agosto intitolata al santo, è noto anche come la “Notte di San Lorenzo”.

In Grecia, invece, viene religiosamente associato alla Trasfigurazione del Signore che cade il 6 agosto.

I CALENDARI DEL MONDO

ORIGINI E CURIOSITA’ SUI CALENDARI DEL MONDO

“Che anno è?”

La domanda sembra banale e, probabilmente, nella maggior parte dei paesi del mondo la risposta sarà la stessa, ma il fatto è che esistono molti calendari diversi da quello gregoriano e miliardi di persone li usano quotidianamente, se non altro per programmare le feste religiose.

I CALENDARI: UN PO’ DI STORIA

Ci sono o ci sono stati popoli che per i loro calendari si sono basati su eventi particolari, come l’atteggiamento di certi animali o la fioritura di specifici alberi.

Ma in generale i calendari si basano sulla Luna o sul Sole.

Il problema dei calendari lunari, però, è che il mese lunare è più corto, e ogni anno lunare (l’insieme di 12 cicli lunari) finisce per durare circa 11 giorni meno rispetto a ogni anno solare. È il motivo per cui i calendari lunari, alla lunga, non rispettano le stagioni. Per esempio agosto non sarebbe necessariamente sinonimo di estate, perché potrebbe anche venire in inverno. Immagina che incubo prenotare le vacanze al mare!

Per ovviare a questi inconvenienti la maggior parte dei calendari sono quindi solari o lunisolari.

I calendari lunisolari (fatti cioè osservando sia la Luna che il Sole) sono quelli che seguono le fasi della Luna, ma che aggiungono un mese extra per colmare il ritardo che altrimenti si accumulerebbe rispetto all’anno solare.

Anche i calendari solari, però, hanno i loro problemi. Un anno solare, ovvero il tempo che la Terra impiega per fare un giro intorno al Sole, dura infatti 365,24219 giorni. È il motivo per cui quasi ogni calendario prevede mesi di diversa durata o anni bisestili, cioè con un giorno in più, per rimettersi in pari.

L’ultima, fondamentale, questione da tenere presente quando si parla di calendari riguarda il loro inizio, cioè il momento dal quale si decide di iniziare a contare, il loro anno zero. Questo momento viene definito “epoca“. Per intenderci, nel caso del calendario gregoriano, “l’epoca” è la nascita di Gesù.

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IL CALENDARIO GREGORIANO

E’ un calendario solare e venne introdotto nel 1582 da papa Gregorio XIII.

Lo scopo era quello di sistemare i ritardi accumulati dal precedente calendario, quello giuliano (introdotto da Giulio Cesare). Dopo aver consultato tutti gli esperti del caso, papa Gregorio XIII decise che dopo giovedì 4 ottobre 1582 ci sarebbe stato direttamente venerdì 15 ottobre.

Così!… Giusto per rimettersi in pari!

Per evitare di dover cancellare altri 10 giorni dalla storia del mondo, il calendario gregoriano applicò alcune modifiche a quello giuliano, stabilendo che è bisestile ogni anno multiplo di quattro, fatta però eccezione per gli anni multipli di 100 (anche detti “secolari”) che non sono allo stesso tempo multipli di 400. Chiaro, no?

Tradotto. Il 2000 è stato bisestile (perché multiplo di 4 e di 400), ma il 1900 non lo è stato e il 2100 non lo sarà (perché secolari e quindi multipli di 4, ma non di 400).

Così facendo, ogni 4 secoli ci sono 97 anni bisestili.

In modo tale che il calendario gregoriano sia quasi allineato con quello solare.

Ma nell’anno 4905 si ritroveranno a essere avanti di un giorno esatto rispetto all’anno solare!

IL CALENDARIO ISLAMICO

È lunare e la sua “epoca” è il 16 luglio 622 del calendario giuliano: il giorno dell’Egira, l’abbandono della Mecca da parte di Maometto.

Essendo lunare, i suoi 12 mesi sono tutti da 29 o 30 giorni, per un totale di 354 o 355 giorni e prevede anni bisestili.

Il fatto che il calendario islamico sia lunare e non preveda aggiustamenti all’anno solare fa sì che le sue festività, come per esempio il Ramadan, possano cadere in ogni stagione. In base a questo calendario siamo attualmente nell’anno 1443!

Ci sono anche calendari islamici leggermente diversi, infatti in Iran ed in Afghanistan si usa il calendario persiano, che è solare ed è attualmente nell’anno 1440!

IL CALENDARIO EBRAICO

È lunisolare e fu elaborato per la prima volta poco prima che nascesse Gesù: all’inizio la durata di ogni mese veniva decisa di volta in volta, guardando la luna.

Nel corso degli anni, però, subì diverse evoluzioni che lo resero più preciso.

In questo calendario gli anni sono raggruppati in cicli di 19 anni e possono avere 12 o 13 mesi, e i mesi possono avere 29 o 30 giorni.

Secondo questo calendario, la cui “epoca” corrisponde al momento della creazione del mondo (Anno Mundi),  siamo nel 5782!

IL CALENDARIO CINESE

È lunisolare e i mesi iniziano con la luna nuova. È molto simile a quello ebraico, perché costruito in base a cicli di anni da 12 e da 13 mesi, alternati.

Nel corso degli anni ci sono state diverse revisioni che hanno portato alla nascita di vari calendari cinesi o di origine cinese.

Attualmente è in corso l’anno del bue, mentre il nostro 31 gennaio 2022 inizierà quello della tigre!

I CALENDARI INDUISTI

Ce ne sono tantissime varianti, tutte piuttosto complicate!

Il fatto è che questi calendari si basano su “metodo multidimensionale per strutturare il tempo, combinando informazioni sui giorni lunari, i giorni solari, i mesi lunari, i mesi solari, i movimenti del Sole e della Luna in relazione agli altri corpi celesti, e altri elementi astronomici”.

In sintesi, in questi calendari ci sono sia mesi lunari che mesi solari.

La data di inizio del calendario induista (sia solare, sia lunisolare) è il 23 gennaio 3102 a.C. nel calendario gregoriano; da questa data, ogni anno è indicato con il numero di anni “trascorsi”.

Ad esempio, nel 2021 del calendario gregoriano, sono trascorsi 5121 anni nel calendario induista, perciò questo è il 5122º anno.

Il calendario nazionale indiano (talvolta chiamato calendario Saka) è il calendario civile ufficialmente in uso in India e gli anni corrispondono al Calendario Gregoriano – 78.

Quindi: 2021 – 78 = 1943!

IL CALENDARIO BUDDHISTA

Anche il calendario buddista è una derivazione dei calendari induisti.

Il suo anno zero coincide però con la morte di Buddha avvenuta nel 543 a.C.

Quindi per questo calendario siamo nell’anno 2564!

GLI ALTRI CALENDARI

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Ci sono tantissimi altri calendari.

Quello copto che è diviso in 13 mesi ed ha come “anno zero” il momento in cui Diocleziano divenne imperatore romano.

Il calendario rivoluzionario sovietico, che da oltre un secolo confonde gli studenti di tutto il mondo che studiano una rivoluzione d’ottobre, avvenuta però a novembre!

Quello etiope (solare).

Quello giuliano rivisto, che potrebbe essere anche più preciso del gregoriano!

E poi c’è il calendario dei Maya, che andò molto di moda qualche anno fa tra i catastrofisti di tutto il mondo.

Terminiamo la lunga e complessa storia dei calendari con il virtuoso – ma incompreso! – tentativo fatto nel 1930 di creare un calendario Mondiale.

Elisabeth Achelis pensò che, partendo dal calendario Gregoriano, si sarebbe potuto creare un calendario sempre uguale, senza anni bisestili, e propose di avere anni di 12 mesi da 30 o 31 giorni, con ma due giorni “extra”, contraddistinti da una lettera e non da un numero.

Questi giorni dovevano essere indicati come W che stava per “Worldsday”, giorno del mondo.

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IL CAPODANNO NEL MONDO

Quando si tratta di festeggiare Capodanno ogni parte del mondo ha le sue particolari tradizioni, mentre l’unica cosa che accumuna tutti è la voglia di iniziare il nuovo anno sotto i migliori auspici!… Che questo avvenga grazie ad un abito rosso, ad un bagno nelle acque ghiacciate o all’aver mangiato lenticchie o melograno è un’altra storia!

I festeggiamenti di Capodanno iniziano alle 11:00 (ora italiana) del 31 dicembre nella Repubblica di Kiribati e finiscono alle 13:00 (ora italiana) del 1 gennaio a Howland Island, un atollo sperduto nell’Oceano Pacifico.

Vediamo, quindi, come si festeggia Capodanno nel mondo, cosa si mangia, cosa s’indossa e con quali riti propiziatori si accoglie il nuovo anno.

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COME SI FESTEGGIA CAPODANNO IN EUROPA: LE TRADIZIONI PIÙ PARTICOLARI

Spagna

A Madrid e in tutta la Spagna è d’obbligo mangiare 12 acini d’uva allo scoccare della mezzanotte augurandosi 12 mesi di fortuna nell’anno nuovo.

A Barcellona, inoltre, si festeggia l’arrivo del nuovo anno con la Primer Bany de l’Any, la prima nuotata dell’anno in un’acqua la cui temperatura si aggira attorno ai 12-14 gradi.

Germania

Allo scoccare della mezzanotte tutta la Germania fa uno spuntino a base di Pfannkuchens, dolci simili ai krapfen, “solitamente” ripieni di liquore e marmellata. Dico “solitamente” perché in occasione del Capodanno uno solo di questi dolci viene farcito con della senape…chi lo trova avrà un anno molto fortunato!

Gran Bretagna

Gli irlandesi e gli inglesi, nonostante la vicinanza, hanno tradizioni differenti.

In Irlanda, durante il Capodanno, è di buon auspicio bussare a casa dei vicini con una pagnotta di pane.

In Inghilterra, invece, allo scoccare della mezzanotte è tradizione aprire la porta sul retro per far uscire l’anno passato e al contempo invitare la prima persona che s’incontra ad entrare in casa, portando carbone, sale e pane.

Danimarca 

I danesi festeggiano Capodanno saltando da una sedia allo scoccare della mezzanotte. Inoltre, poiché credono molto nell’amicizia, durante tutto l’anno conservano i pezzi di piatti e bicchieri rotti per poi lasciarli davanti la porta del miglior amico la notte di Capodanno. Più pezzi si trovano, più amici si hanno.

Russia

In Russia si festeggia Capodanno ben due volte, il 31 Dicembre ed il 13 Gennaio (calendario gregoriano e calendario giuliano)! Come? Scrivendo su un foglio di carta i desideri che ci si augura di realizzare nell’anno nuovo, per poi bruciarlo e sciogliere le ceneri nel bicchiere di champagne che si beve allo scoccare della mezzanotte. Attenzione: bisogna berlo tutto d’un fiato entro i 60 secondi, altrimenti i desideri non si avvereranno!

COME SI FESTEGGIA IL CAPODANNO NEL RESTO DEL MONDO

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Capodanno in Sud America: Brasile e Argentina

I brasiliani di Rio de Janeiro approfittano delle belle giornate per salutare l’anno nuovo vestiti di bianco per allontanare gli spiriti maligni e fanno un tuffo nell’Oceano.

Invece i brasiliani che vivono nell’entroterra seguono un’altra tradizione, ovvero salire in piedi su uno sgabellino con il piede destro e poi saltare.

Infine gli argentini durante la notte di Capodanno indossano intimo rosa perché credono che porti fortuna e mangiano fagioli, che sarebbero di buon auspicio per la carriera e il lavoro. I fagioli, infatti, si dice che diano sicurezza a chi è già soddisfatto del proprio lavoro e creino nuove opportunità interessanti per chi, invece, vuole un grande cambiamento.

Capodanno in Oriente: Giappone

Le campane dei templi giapponesi salutano l’anno nuovo con ben 108 rintocchi. Secondo il credo buddista, infatti, ci sono 108 peccati ed i 108 rintocchi simboleggiano la purificazione da questi peccati.

100 KM LUNGHI UN ANNO

Le due isole dell’Oceano Pacifico di Western Samoa e Samoa Americane si trovano a distanza di soli 100 km l’una dall’altra. Eppure, nonostante questo, trascorrono il Capodanno a distanza di un giorno. Questo accade perché i due territori sono divisi dalla International Date Line. Le due isole hanno anche due modi diverse di salutare il nuovo anno. Una, il Western Samoa, lo accoglie con fuochi d’artificio e feste di lusso, mentre l’altra lo attende rispettando gli antichi usi e costumi polinesiani, quindi in maniera decisamente più sobria.

30 COSE DA FARE IN ITALIA

30 COSE CHE E’ POSSIBILE FARE SOLO IN ITALIA E CHE SI DOVREBBERO PROVARE ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA

Il Covid ha cambiato profondamente il nostro modo di vivere e di viaggiare.

Le tante limitazioni relative ai viaggi internazionali, però, hanno avuto anche un aspetto positivo: ci hanno fatto riscoprire l’inesauribile bellezza del nostro Paese.

Viaggiare non vuol dire per forza andare su un’isola esotica dall’altra parte del mondo; viaggiare vuol dire avere la mente aperta e pronta a scoprire sempre qualcosa di nuovo, ma soprattutto vuol dire essere pronti a lasciarsi arricchire e cambiare da ciò che si è scoperto!

Prima di scrivere questo articolo ho preso carta e penna ed ho iniziato a preparare una lista di cose da fare in Italia almeno una volta nella vita.

La lista era praticamente infinita e sceglierne SOLO 30 è stato difficilissimo perché la verità è che abbiamo la fortuna di vivere nel Paese più bello del mondo!

Ovunque siamo circondati dall’arte, dalla storia e dalla magnificenza della natura. In questa lista ho cercato di fare un mix di questi elementi.

La maggior parte di queste cose le ho già fatte o visitate, le altre sono sulla mia “to do list”!

Questa è la mia lista delle 30 cose da fare in Italia almeno una volta nella vita:

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  • Passeggiare tra le calli di Venezia

Venezia è una delle città più visitate al mondo, ma anche una delle più fragili! Forse è proprio questa strana mescolanza di bellezza e vulnerabilità che la rende così affascinante.

  • Salire sulla cupola del Duomo di Firenze

Ho un debole per Firenze e finisco per andarci ogni volta che ne ho la possibilità! Salire sulla cupola di Brunelleschi e guardare dall’alto tutta quella bellezza non ha prezzo!

  • Lanciare una monetina nella Fontana di Trevi

Lo sanno tutti! Chi va Roma deve assolutamente lanciare una monetina nella Fontana di Trevi per essere sicuro che ci tornerà.

Perché ammettiamolo, non si può andare a Roma una volta sola!

Probabilmente non basterebbe una vita per vedere tutto ciò che la Città Eterna ha da offrire…figuriamoci un solo viaggio!

  • Arrivare ad “Un passo dal Cielo” sul Lago di Braies

E’ un piccolo paradiso in terra, custodito dalle Dolomiti! Noi ci siamo stati varie volte, ma sempre in estate. Mi piacerebbe visitarlo in autunno per vedere le sue acque smeraldo circondate dal rosso delle foglie.

  • Vedere la Grotta Azzurra a Capri

Sicuramente l’Isola di Capri e la Grotta Azzurra vanno viste almeno una volta nella vita!

La colorazione  della grotta è dovuta alla presenza di una soglia sottomarina, esattamente sotto l’ingresso, attraverso cui penetra la luce.

Questa finestra subacquea agisce da filtrante, assorbendo i colori rossi e lasciando passare quelli blu. E’ un posto magico!

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  • Fare trekking sulle Dolomiti

Le Dolomiti sono uno dei miei  posti preferiti. Tornarci è sempre un piacere! Si può fare di tutto: trekking, tranquille passeggiate rilassanti, mangiare nelle malghe, andare alla scoperta di piccoli borghi e (soprattutto!) visitare i magnifici castelli che sorgono un po’ ovunque.

Il Trentino, infatti, è la regione con più castelli e fortificazioni del nostro Paese.

  • Passeggiare per Palermo mangiando cannoli

Secondo me la pasticceria siciliana – oltre ad essere buona – è anche la più bella del mondo…Passeggiando per Palermo mi sono imbattuta in vetrine in cui troneggiavano delle cassate che erano un vero tripudio dell’estetica barocca!

Ma non c’è da stupirsi perché, in fondo, tutta la città è un po’ cosi!

  • Dormire in un Trullo

Andare in Puglia, da Alberobello a Santa Maria di Leuca, è una di quelle cose che mi rende felice di essere nata in Italia!

Mi è capitato di visitare dei trulli, ma non ho ancora mai avuto l’occasione di dormirci.

Quello che veramente mi piacerebbe è gustarmi in tranquillità, senza i gruppi di turisti che ci sono di giorno, le stradine strette, i profumi della stagione e la luce della sera che si riflette sul bianco dei trulli!

  • Sorreggere la Torre di Pisa

Piazza dei Miracoli è il fulcro di Pisa, un luogo assolutamente imperdibile grazie alla presenza di quattro monumenti di particolare bellezza ed originalità: la Cattedrale, il Battistero, il Campo Santo e il Campanile (universalmente noto come Torre!).

In realtà il nome “Piazza dei Miracoli” è un appellativo popolare ed improprio che deriva dall’espressione dannunziana “Prato dei Miracoli”.

Nell’aria di Pisa deve esserci qualcosa di strano perché, non so per quale motivo,  anche la persona più seria e compassata finisce per farsi la tipica foto in cui si cerca di sorreggere la torre!

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Passeggiando tra gli scavi archeologici di Pompei sembra quasi che il tempo si sia fermato a quel 24 agosto del 79 d.C., quando il Vesuvio eruttò.

E’ impressionante! Lo stesso vulcano che da una parte decretò la morte di Pompei, dall’altra parte la rese immortale.

  • Passeggiare sulla spiaggia rosa dell’isola di Budelli

Non sono mai stata in Sardegna, ma ho intenzione di rimediare a questa grave mancanza!

Ho visto foto di acque caraibiche, con tutte le variazioni cromatiche del blu, ma la meta che mi incuriosisce di più è la spiaggia Rosa dell’isola di Budelli.

Si trova vicino alle Bocche di Bonifacio, nell’estremo nord della Sardegna, ed è uno dei simboli del Parco dell’Arcipelago della Maddalena.

  • Andare alla Cascata delle Marmore

L’Umbria è ricchissima di  luoghi da scoprire, dai pittoreschi borghi medievali alla splendida natura che li circonda.

La Cascata delle Marmore nasce proprio dall’incontro tra l’ingegno umano e madre natura.  Ha un dislivello complessivo di 165 metri ed è una delle più alte d’Europa.  

  • Andare alle Isole Tremiti

Le Tremiti sono una riserva naturale marina che fa parte del Parco Nazionale del Gargano.

Hanno una ricca vegetazione, un mare incontaminato ideale per le immersioni e tanti paesini arroccati che danno l’illusione di essere in Grecia.

Il capolavoro di Vanvitelli è la residenza reale più grande al mondo per volume, ma è anche l’eterna rivale della splendida Versailles. La reggia è stata inserita tra i siti UNESCO nel 1997 ed è un luogo ricco di storia, arte e bellezza.

Il parco, con le fontane monumentali che collegano il giardino all’italiana con quello all’inglese, è uno spettacolo di grande impatto scenografico.

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  • Salire la Scala dei Turchi

Si tratta di una falesia che si erge a picco sul mare lungo la costa di Realmonte, vicino a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento.

La Scala dei Turchi ha una forma ondulata e irregolare, caratterizzata da linee dolci e rotondeggianti.

Il suo nome deriva, oltre che dal particolare aspetto a gradoni, anche dalle passate incursioni da parte dei pirati saraceni.

  • Passeggiare tra i Sassi di Matera

Sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 1993 dall’UNESCO, si tratta di un luogo unico e dal fascino straordinario.

Architettonicamente presentano una serie incredibile di elementi che si sono stratificati nel tempo. Dai complessi rupestri scavati dall’uomo, alle chiese, che si alternano continuamente con fabbricati risalenti a tutte le diverse ere dell’ultimo millennio.

I Sassi di Matera sono un insieme di  grotte, ipogei, palazzotti, chiese, scalinate, ballatoi, giardini e orti tutti incastonati gli uni negli altri a formare un luogo unico e magico.

  • Visitare la Palazzina di caccia di Stupinigi

La palazzina è situata nella periferia sud-occidentale di Torino e dista circa 10 chilometri  dal suo centro storico.

Fu commissionata dai Savoia all’architetto Filippo Juvarra e venne realizzata fra il 1729 e il 1733.

Oggi fa parte del circuito delle residenze sabaude in Piemonte.

  • Visitare i Palazzi dei Rolli a Genova

Questi splendidi palazzi prendono il loro nome dall’ “Elenco degli Alloggiamenti pubblici o Rolli”, ovvero delle liste ufficiali in cui erano inseriti i palazzi di pregio destinati ad ospitare, per estrazione a sorte, le alte personalità in transito a Genova.

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  • Salpare verso l’Isola Bella

E’ situata nel lago Maggiore e fa parte del gruppo delle cosiddette Isole Borromee.

Misura 320 metri di lunghezza e 180 di larghezza ed è in gran parte occupata dal giardino all’italiana del palazzo Borromeo, che occupa la costa sud-orientale dell’isolotto.

Ci sono voluti quasi quattrocento anni di lavoro e centinaia di architetti, ingegneri, pittori ed ebanisti per trasformare uno scoglio in un luogo tra i più belli al mondo!

  • Rilassarsi nel Parco Nazionale d’Abruzzo

E’ uno dei parchi nazionali più antichi d’Italia, istituito ufficialmente l’11 gennaio 1923 e si estende, per la maggior parte, in provincia dell’Aquila. E’ un luogo suggestivo, ricco di boschi, laghi e cascate.

  • Respirare l’aria mitteleuropea di Trieste

Nel 1719 Carlo VI d’Austria dichiarò Trieste “Porto Franco” trasformando un piccolo borgo di pescatori in una grande città marittima vocata al commercio internazionale.

Trieste divenne allora la porta d’accesso all’Europa nord-orientale, ai Balcani ed al Sud, ma anche la città colta dei salotti letterari del primo Novecento, da cui provengono grandi esponenti della nostra letteratura come Italo Svevo e Umberto Saba.

  • Godersi la pioggia passeggiando sotto i portici di Bologna

I portici sono uno dei simboli di Bologna.

Sommandoli tutti, quelli del centro storico e quelli al di fuori, raggiungono circa i 53 Km.

Oltre ad essere molto suggestivi, consentono di godersi appieno la città anche nei giorni di pioggia!

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  • Camminare lungo la costa dei Trabocchi

La Costa dei Trabocchi è un tratto del litorale abruzzese, corrispondente per lo più alla provincia di Chieti, caratterizzato dalla presenza di antiche macchine da pesca su palafitta, i trabocchi appunto!

  • Godersi il panorama dalla Skyway del Monte Bianco

La Skyway è la funivia che sale dal paese di Courmayeur a circa 1500 metri di quota e raggiunge i 3500 metri di Punta Helbronner arrivando direttamente nel cuore del ghiacciaio del Monte Bianco.

In molti l’hanno definita l’ottava meraviglia del mondo perché rappresenta il perfetto punto d’incontro tra il genio umano e lo spettacolo della natura.

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  • Passeggiare tra le sale del Palazzo Ducale di Urbino

“Federico edificò un palazzo, secondo la opinione di molti, il più bello che in tutta Italia si ritrovi; e d’ogni opportuna cosa sì ben lo fornì, che non un palazzo, ma una città in forma di palazzo esser pareva.”

Baldassarre Castiglione

Il Palazzo Ducale di Urbino è uno dei più interessanti esempi architettonici ed artistici dell’intero Rinascimento italiano ed è sede della Galleria nazionale delle Marche.

  • Visitare la Basilica dell’Addolorata di Castelpetroso

La Basilica è in stile neogotico, interamente scolpita in pietra locale.

Sorge in un luogo suggestivo, nei pressi dall’antico tratturo percorso dai pastori e dai pellegrini, incastonata tra il verde dei boschi.

  • Entrare nella Camera degli Sposi

La Camera degli Sposi è una stanza collocata nel torrione nord-est del Castello di San Giorgio di Mantova. A renderla unica è il celebre ciclo di affreschi che ricopre le sue pareti, capolavoro di Andrea Mantegna, realizzato tra il 1465 e il 1474.

  • Visitare “Le Castella”

L’isolotto su cui sorge la fortezza di Le Castella si trova all’estremità orientale del golfo di Squillace, nell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto.

E’ collegato alla costa da un sottile lembo di terra che crea una suggestiva simbiosi scenografica tra l’architettura costruita dall’uomo e quella naturale.

  • Specchiarsi nel lago di Garda

I luoghi da visitare non mancano intorno a quello che appare, non tanto come un lago, ma come un mare circondato dalle montagne!

Il castello di Sirmione, le grotte di Catullo, l’Isola Borghese, il Vittoriale degli Italiani…

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  • “Vedi Napoli e poi muori”

Goethe fu il primo a sancire ufficialmente che per dire di avere avuto una vita ben vissuta si deve, almeno per una vola, passeggiare tra le strade di Napoli, lasciarsi affascinare dalla sua storia, dal suo particolarissimo “life style” e dalla sua ineguagliabile tradizione culinaria.

PS. L’ordine è soltanto casuale!

ANNO SABBATICO: CHE COS’E’

L’anno sabbatico, chiamato anche “gap-year”, consiste nella possibilità di interrompere la propria attività lavorativa per dedicarsi ad altro. Come inseguire una passione, realizzare un progetto, fare un viaggio intorno al mondo o dedicarsi al volontariato. Per molti rappresenta una parentesi terminata la quale si torna alla vita di sempre; per altri, invece, si trasforma in un’esperienza che apre strade nuove ed inaspettate.

Ovviamente gli studenti o chi lavora in proprio ha maggiore libertà di organizzazione.

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Gap-year: come funziona per i lavoratori dipendenti (pubblici e privati)

In Italia, l’anno sabbatico è stato introdotto con la legge n. 53 del 2000 che ha disciplinato i congedi parentali, per maternità, formazione e gravi motivi familiari.

Per la legge italiana, l’anno sabbatico può essere attivato solo a seguito di richiesta scritta e motivata da parte del lavoratore. Il datore di lavoro non è obbligato ad accettare la richiesta, è per questo che è fondamentale che la domanda sia formulata nel modo più efficace possibile. La proposta deve essere presentata con un preavviso di almeno 30 giorni, tuttavia è sempre meglio parlarne prima con il proprio responsabile e spigare per bene le motivazioni che sono alla base della richiesta.

Nel caso in cui la domanda venga accolta il congedo di cui si può usufruire non è retribuito, non concorre a formare l’anzianità e gli scatti professionali, né a contributi figurativi per la copertura pensionistica. Il lavoratore, però, può sempre riscattare tale periodo versando dei contributi volontari. Inoltre, per sostenere le spese per la formazione o le altre cause per le quali si è richiesto il congedo, il lavoratore può richiedere un anticipo del TFR.

Nel nostro paese ancora non c’è una vera e propria cultura dell’anno sabbatico e spesso non si considera quanto potrebbe essere importante prendersi una pausa. Infatti spezzare al routine, avere del tempo per se, per sperimentare qualcosa di nuovo, per imparare una lingua, per viaggiare per il mondo è essenziale per essere più motivati e produttivi sia nella vita che nel lavoro.

Infine una curiosità…

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Da dove nasce l’espressione anno sabbatico?

Questo termine proviene dalla tradizione ebraica. Sabbatico deriva da Shabbat (Sabato), ovvero il giorno di riposo per il popolo ebraico. Inoltre dal V secolo a.C., ogni sette anni, essi interrompevano il lavoro nei campi in modo che la terra potesse riposare; si trattava di un vero e proprio anno di festa, durante il quale venivano anche liberati gli schiavi e abbuonati tutti i debiti.

Leggi anche: LA SINDROME DI WANDERLUST