FOREST BATHING: COS’E’ E DOVE FARLO

Il forest bathing è una pratica di cui si parla sempre più spesso negli ultimi anni. È conosciuta anche con altri nomi come: nature therapy, forest therapy, Shinrin-Yoku o Sami Lok.

In questo articolo scopriremo cos’è il forest bathing e dove è possibile farlo in Italia.

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COS’È IL FOREST BATHING

Il forest bathing è una pratica che mira a migliorare il benessere fisico e mentale delle persone attraverso il contatto con la natura, in particolare con gli alberi e la vegetazione.

Avete presente quella sensazione di benessere e quiete interiore che vi pervade dopo una passeggiata nella natura? Il forest bathing, per farla semplice, è proprio questo!

Questa pratica è diventata sempre più popolare negli ultimi anni, soprattutto grazie a degli studi scientifici che ne confermano l’efficacia. Si, perché quella sensazione di benessere che si prova dopo essere stati a contatto con la natura, a quanto pare, non è solo una sensazione!

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LE ORIGINI

Il forest bathing è una pratica antichissima. Infatti da sempre l’uomo ha percepito come il contatto con la natura avesse dei riscontri positivi in termini di salute e benessere.

Ciro il Grande, nel VI secolo a.C., ordinò che a Babilonia venisse creato un giardino proprio per migliorare le condizioni di salute dei suoi abitanti. Nel XVI secolo, Paracelso scrisse: “l’arte della guarigione viene dalla natura, non dal medico”. In tempi più recenti, invece, Tomohide Akiyama, capo del Ministero giapponese dell’agricoltura, delle foreste e della pesca, coniò il temine Shinrin-yoku per incoraggiare più persone a visitare le foreste del paese. Era il 1982.

Quindi, anche se la pratica è di fatto antichissima, il concetto è stato sviluppato in Giappone negli anni 80 ed ha preso il nome di Shinrin-yoku, che significa “trarre giovamento dell’atmosfera della foresta”.

Da allora questa pratica si è imposta positivamente nella cultura giapponese, diventando una vera e propria iniziativa di politica sanitaria e sociale da parte del Governo, che spinge il più possibile i cittadini a dedicarsi al rilassamento in mezzo al verde per ridurre lo stress e migliorare la salute mentale.

“Shinrin-yoku” è stato tradotto in inglese con “Forest Bathing”, in italiano letteralmente “Bagno di Foresta”.

COME FARE IL BAGNO DI FORESTA

Iniziamo con una buona notizia: il bagno di foresta non richiede alcuna attrezzatura speciale e può essere praticato da chiunque. Ciò detto si deve considerare che si tratta di un’esperienza multisensoriale di consapevolezza e mindfulness. Non basta camminare tra gli alberi per farsi due foto e postare tutto sui social!

Innanzitutto per praticare il forest bathing occorre trovare un’area naturale, come un parco o un bosco. Dopo di che si cammina lentamente immergendosi consapevolmente in quel luogo, prendendosi il tempo di osservare la natura, ascoltarne i suoni e sentirne i profumi. 

È importante cercare di essere veramente presenti, evitando le distrazioni e concentrandosi sui propri sensi per entrare in contatto con sé stessi e con la foresta.

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PERCHÉ IL FOREST BATHING FA COSÌ BENE?

Stare a contatto con la natura è sicuramente una cosa molto piacevole, ma perchè il Forest Bathing fa così bene?

Il merito, a quanto pare è tutto dei monoterpeni. Senza addentrarci in complicate spiegazioni tecniche, i monoterpeni sono sostanze volatili che si trovano negli oli essenziali di moltissime piante. Quindi fare Forest Bathing è più o meno come fare una enorme sessione di aromaterapia naturale!

Medici e ricercatori della Nippon Medical School di Tokyo hanno scoperto che le emissioni di monoterpeni prodotti dagli oli essenziali di alberi come il pino, il cedro e l’eucalipto hanno effetti positivi sulla salute umana. Quindi il Forest Bathing, in quanto regolatore dell’attività metabolica e ormonale, porta benefici come:

  • Riduzione dello stress;
  • Miglioramento del sistema immunitario;
  • Riduzione della pressione sanguigna;
  • Miglioramento della concentrazione

Per stimolare la risposta immunitaria nel corpo, è necessario respirare una certa dose di monoterpeni per un periodo di almeno tre ore per tre giorni consecutivi.

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DOVE FARE IL BAGNO DI FORESTA IN ITALIA

Per fare un buon bagno di foresta servirebbe un bel bosco “maturo”, con alberi ben sviluppati e dalla grande chioma.

In particolare il faggio, il pino silvestre e l’abete rosso hanno un alto potere emissivo di monoterpeni.

Considerando queste caratteristiche, in Italia ci sono molte aree verdi che possono essere utilizzate per praticare il Forest Bathing, compresi parchi regionali, riserve naturali e aree protette.

Partendo dal Nord c’è il Parco del Respiro di Fai della Paganella in Trentino Alto Adige ed il Parco Naturale Lumina Milia in Friuli Venezia Giulia.

Al Centro ci sono: Parco Nazionale Foreste Casentinesi in Toscana, i Monti Sibillini tra Umbria e Marche ed il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

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Infine, al Sud c’è il Parco Nazionale della Sila in Calabria.

Per altre mete in cui praticare il forest bathing in Italia e nel mondo puoi cliccare qui!

Non c’è una stagione esatta per fare il bagno di foresta, tuttavia sarebbe meglio evitare tutti quei periodi dell’anno in cui c’è molta folla in giro (come luglio e agosto, o in generale ponti e festività), perché questo potrebbe essere fonte di disturbo per le pratiche di forest bathing.

PARTIRE CON TRANQUILLITà

Una piccola guida per partire con tranquillità ed evitare (o almeno limitare!) gli imprevisti e le “sfighe” durante i viaggi.

Partire con tranquillità: i documenti

La primissima cosa da fare prima di partire è quella di controllare sempre quali sono i documenti che servono per visitare il Paese che hai scelto, se occorre un visto, delle particolari vaccinazioni, eccetera, e quali sono le tempistiche per mettersi in regola dal punto di vista burocratico.

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Consulta il sito della Farnesina Viaggiare Sicuri! Troverai tutte le informazioni sui documenti necessari per entrare in un determinato Paese, ma soprattutto avrai notizie sempre aggiornate sotto il profilo della sicurezza. Controlla il sito con anticipo per organizzarti con i documenti e poco prima di partire per verificare l’evolversi di eventuali situazioni particolari in atto in quella parte del mondo. Poi, per maggiore sicurezza, registra il tuo itinerario su dovesiamonelmondo.it.

Fai sempre una copia di tutti i documenti – sia cartacea che digitale – da portare con te e da inviare a qualche parente o amico per qualsiasi necessità.

L’ assicurazione

L’assicurazione è un altro elemento fondamentale per viaggiare tranquilli. Valuta attentamente quale scegliere in base alla tua destinazione. Controlla franchigia e massimale affinché siano adeguati al Paese in cui andrai come, ad esempio, nel caso dell’assicurazione sanitaria per un viaggio negli Stati Uniti.

Soldi, bancomat e carte di credito

Quando prepari la valigia non mettere tutti insieme documenti, soldi e carte di pagamento. Per esempio tieni con te il passaporto e la carta di credito, e metti nella borsa la carta di identità ed i contanti.

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Se la tua destinazione è in Europa porta comunque il passaporto, ma tienilo separato dalla carta d’Identità. Se ne dovessi perdere uno potrai comunque tornare senza grandi problemi.  Abilita l’utilizzo delle carte anche su smartphone/iPhone e verifica sempre che le carte siano utilizzabili anche dall’estero!

Il bagaglio a mano

Se stai per partire per un lungo viaggio sicuramente avrai almeno un bagaglio da stiva. Purtroppo, soprattutto in alta stagione o quando si fanno più scali, è possibile che questo venga smarrito. Per poter “sopravvivere” ad una eventuale perdita del bagaglio è sempre meglio mettere in quello a mano il cambio per almeno 1 o 2 giorni.

Partire con tranquillità: le medicine

Anche se non hai particolari problemi di salute, è sempre meglio portarsi dietro qualche farmaco generico per far fronte alle piccole emergenze che possono verificarsi in viaggio.

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Non si tratta di essere ipocondriaci, ma solo di godersi il viaggio con più tranquillità!

Sim locale

Se stai per partire per un paese extra UE e vuoi garantirti l’accesso ad internet puoi optare per l’acquisto di una SIM locale, oppure una eSIM virtuale da installare sul tuo smartphone. L’alternativa è l’acquisto di un router portatile dentro il quale inserire la SIM locale. Al tuo arrivo dovrai solo acquistare la SIM ed inserirla nel router. Questa può essere una valida opzione anche se stai per partire per un lungo viaggio in un paese europeo, infatti i GB all’estero sono spesso limitati.

Mappe offline

Restando in tema di connessione è bene avere le mappe sempre a disposizione, anche offline. Scarica preventivamente da Google Maps la mappa della zona che ti interessa per poterti spostare facilmente anche in caso di problemi di connessione.

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Partire con tranquillità: studiare la destinazione

Leggi, guarda video e se conosci qualcuno che è già stato in certo Paese parla con questa persona. Documentati il più possibile! Alcuni comportamenti che per noi sono normali potrebbero risultare inopportuni o anche offensivi in una cultura completamente diversa dalla nostra!

Leggi anche: COME ORGANIZZARE UN VIAGGIO

COME ORGANIZZARE UN VIAGGIO

Una guida pratica su come organizzare un viaggio passo per passo!

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“Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi”

L’organizzazione di un viaggio è in certo senso la sua genesi.

Le ragioni principali per cui si decide organizzare tutto in autonomia sono essenzialmente tre:

  • Per motivi economici, cioè per poter risparmiare;
  • Per motivi pratici, ovvero per avere la certezza che il viaggio sia “su misura” per noi, che rispetti i nostri gusti ed i nostri tempi;
  • Infine per il piacere stesso di organizzare. Questo vale per i maniaci della pianificazione, ma anche per tutti coloro che non vedono l’ora di partire con la mente, prima ancora che fisicamente. Durante la fase di organizzazione, infatti, si ha l’opportunità di creare il viaggio e pregustarlo fin nei minimi particolari!

Vediamo concretamente come fare per organizzare un viaggio!

Il modo di prepararsi, ovviamente, varia molto a seconda del tipo di luogo che intendiamo visitare, dai propri gusti e dalle proprie abitudini, tuttavia ci sono alcuni aspetti della pianificazione che, a dispetto di tutto, restano sempre gli stessi

COME ORGANIZZARE UN VIAGGIO: IL BUDGET

Può sembrare un po’ prosaico, ma è indispensabile partire dell’aspetto economico. In questo modo si evita di perdere tempo e di farsi illusioni sulla possibilità di fare un certo tipo di viaggio che al momento risulta troppo caro!

Quindi occorre per prima cosa fissare un budget e restarvi vicino il più possibile.

LA META E L’ITINERARIO

Questa è la mia parte preferita! Una volta fatti i conti, e stabilito quanto possiamo spendere per il nostro viaggio senza andare in rovina, si può passare alla scelta della meta. Scartati i luoghi troppo costosi e quelli in cui è meglio non andare per ragioni di sicurezza (perché ci sono conflitti, epidemie e catastrofi varie) la scelta resta comunque incredibilmente vasta.

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Per scegliere la tua meta puoi ricorrere la web, ai blog di viaggi – come ViaggiaStorie! -, ma anche al materiale cartaceo. Ci sono tantissime guide davvero molto valide, si trovano per qualsiasi meta e, soprattutto se avrai la possibilità di restare in un certo luogo per più giorni, si riveleranno un ottimo acquisto.

Dopo aver scelto la meta potrai passare a definire esattamente il tuo itinerario. Se hai deciso che il tuo viaggio sarà tutto dedicato ad un’unica città, allora potrai scegliere quali musei e monumenti visitare, controllando giorni di chiusura ed orari di ingresso. Se, invece, preferisci un tour tra diverse località potrai stabilire quali visitare e quanto tempo trattenerti in ognuna.

COME ORGANIZZARE UN VIAGGIO: LA BUROCRAZIA

È un po’ noiosa, ma è anche indispensabile! Una volta stabilita la tua meta sarà necessario informarsi sulla necessità di avere il passaporto, un visto oppure delle vaccinazioni specifiche.

Senza tutte queste cose, biglietti aerei e camere di hotel sono completamente inutili! A tal proposito ti consiglio di consultare il sito della Farnesina Viaggiare Sicuri.

Un’altra cosa importante su cui informarsi prima della partenza riguarda le proprie carte e/o bancomat. Sono abilitati per l’estero? Possiamo abilitarli autonomamente dal nostro portale di home banking o dobbiamo farlo in filiale?

I MEZZI DI TRASPORTO

Quella dei mezzi di trasporto è una categoria molto vasta. Per il viaggio che stai organizzando è necessario prendere un areo, un treno, una nave o un traghetto? Probabilmente il biglietto per questi mezzi di trasporto sarà una delle cose che inciderà maggiormente sul budget, quindi è bene verificare tutte le possibilità offerte dalle varie compagnie. Per risparmiare potresti valutare di fare degli scali oppure di partire in orari “scomodi”.

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Come arriverai alla stazione oppure al porto/aeroporto? In molti casi può essere necessario prenotare anche un parcheggio.

Quando arriverai avrai bisogno di un mezzo di trasporto? Se la tua destinazione è una grande città sicuramente potrai sportarti con i mezzi pubblici e non avrai bisogno di altro. Invece se il tuo sarà un viaggio itinerante, con più tappe, dovrai programmare prima come sportarti. Potresti noleggiare un’auto oppure potresti informarti sui collegamenti ferroviari tra i vari luoghi che intendi visitare.

L’ALLOGGIO

Dulcis in fundo l’alloggio. Questo aspetto è strettamente legato all’itinerario. Potresti aver bisogno di un solo alloggio per tutto il tuo viaggio, oppure di varie sistemazioni in base alle tappe che hai programmato.

C’è chi non pianifica questo aspetto e va un po’ all’avventura, io preferisco organizzarlo con largo anticipo. Bisogna considerare che quando si arriva in posto, casomai mai visto prima, e si è fatto un lungo viaggio, si è sempre stanchi, quindi l’ultima cosa che io avrei voglia di fare sarebbe andare in giro a cercare alloggio. Inoltre pianificare tutto da casa ha degli indubbi vantaggi: puoi confrontare i prezzi delle varie strutture, leggere le recensioni e scegliere quella che più si adatta alle tue esigenze!

GUARDAROBA CAPSULA E VIAGGI

Probabilmente avrai già sentito parlare del guardaroba capsula, in questo articolo vedremo come applicarlo ai viaggi e perché risulta molto utile quando si tratta di fare la valigia.

Quante volte ti è successo di tornare da un viaggio con tanti vestiti mai usati?

Casomai, mentre stavi preparando la valigia, ti era anche venuto il dubbio che stessi portando troppe cose, ma poi ha prevalso il solito: “meglio portarlo, non si mai…”

La verità è che – tranne forse sulla luna!- ovunque andrai avrai sempre la possibilità di comprare o lavare le tue cose, quindi è davvero inutile portarsi la casa dietro ogni volta che si parte.

Usare il metodo del guardaroba capsula ti consente di viaggiare molto più leggera e di goderti di più la vacanza/viaggio perché non avrai il pensiero di come vestirti ogni giorno, essendo già tutto perfettamente abbinato.

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COS’E’ IL GUARDAROBA CAPSULA

Il termine capsule wardrobe è nato negli anni ‘70 grazie a Susie Faux, una creativa londinese.

Da allora il concetto di guardaroba capsula si è trasformato.

Oggi è considerato un metodo minimalista per l’organizzazione dell’armadio, grazie al quale è possibile avere un numero limitato di capi tutti combinabili tra di loro. Proprio per questo il guardaroba capsula è spesso composto da capi semplici e dai colori basici (come bianco, nero, grigio e blu) a cui è possibile abbinare facilmente qualche capo più colorato e particolare, per poi finire con gli accessori a seconda dell’occasione d’uso.

Ci sono moltissime variabili per creare un capsule wardrobe che sia adatto a tutti i giorni.

Ad esempio c’è chi si basa esclusivamente sul numero dei capi (in questo caso il 33 sembrerebbe essere per molti in numero perfetto!), ma anche chi preferisce organizzarsi in base alla stagione, alle occasioni d’uso (ufficio, mare, montagna…), oppure allo stile (elegante, casual, sportivo…).

In ogni caso questo metodo offre molti vantaggi:

  • fa risparmiare tempo nello scegliere come vestirsi ogni mattina;
  • consente di fare chiarezza su ciò che ci piace veramente e quali occasioni concrete abbiamo per indossare i vari capi;
  • aiuta a capire di cosa si ha effettivamente bisogno;
  • fa ridurre la tendenza allo shopping compulsivo e quindi aiuta arisparmiare;
  • infine è un metodo perfetto per chi ha problemi di spazio, quindi ottimo per preparare la valigia o per viaggiare con il solo bagaglio a mano!
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CAPSULE WARDROBE DA VIAGGIO

Cercando on line troverai tantissimi suggerimenti sul come creare il tuo capsule wardrobe da viaggio. Ovviamente non esiste una regola che vada bene per tutti perché le variabili sono infinite. Si dovrebbe considerare il tipo di vacanza (mare, montagna, città…), la durata, le condizioni meteo, lo stile della persona (casual, sportivo…) e così via.

Anche io non sono quasi mai riuscita a seguire alla lettera uno di questi metodi, proprio a causa del fatto che sono pensati per situazioni “tipo” che spesso non si adattano alle tue esigenze concrete. In ogni caso ho trovato molto utile la regola del 5 4 3 2 1 perché, anche se con qualche variante, mi consente di avere uno schema di base ed evitare il superfluo.

La regola consiste nel mettere in valigia, per esempio:

  • 5 top (maglie, camicie…)
  • 4 bottom (gonne, pantaloni)
  • 3 vestiti
  • 2 paia di scarpe
  • 1 borsa

Ovviamente si tratta di uno schema di base che, quindi, può essere variato e adattato in base alle circostanze, diventando:

  • 5 maglie
  • 4 pantaloni/gonne
  • 3 paia di scarpe
  • 2 costumi da bagno
  • 1 telo mare

E così via…

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GUARDAROBA CAPSULA E VIAGGI: PASSIAMO ALLA PRATICA

Fin ora abbiamo visto in generale cos’è un capsule wardrobe e perché si adatta bene alle esigenze di un viaggio.

Passiamo adesso ai criteri base per fare una valigia capsula.

Ho fatto un mix di spunti sul tema partendo dalla mia esperienza e aggiungendo dei tips and tricks scoperti online.

Sta a te, però, sperimentare e trovare il tuo metodo ideale!

1. I colori

Scegliere una palette di colori serve a facilitare gli abbinamenti.

Io di solito opto per colori neutri come bianco ed il blu, ma puoi scegliere quelli che preferisci. Va da se che dei capi basici, a tinta unita, risulteranno più facili da abbinare rispetto ad altri dai toni sgargianti e dalle fantasie più complesse.

2. Dividere in categorie

I capi possono essere divisi in categorie, tipo: top, bottom, giacche, scarpe e borse. A questo punto, rispettando la palette stabilita, sarà piuttosto semplice selezionare i capi per ciascuna categoria e abbinarli agli altri.

Per i capi “top” credo che una t-shirt bianca sia fondamentale. Poi si possono aggiungere magliette/camicette un po’ più particolari, possibilmente in tessuti che si stropicciano poco.

Invece per i capi “bottom” sarebbe meglio scegliere qualcosa di più specifico ed adatto al tipo di viaggio: pantaloncini e bermuda per il mare, pantaloni da trekking per la montagna… eccetera

La categoria “giacche” in realtà è la più variegata. Può comprendere giacconi, felpe e pile per la montagna, o anche solo un maxi-scialle che si può usare in areo contro l’aria condizionata, ma anche al mare come pareo o copricostume.

Le scarpe, in genere, dovrebbero essere 3 paia. Una comoda per viaggiare, un paio di infradito (che vanno bene per la spiaggia, ma anche per fare la doccia) ed infine una scarpa più “carina”, come una ballerina o un sandalo, per eventuali occasioni più eleganti.

Per quanto riguarda le borse: 2 possono bastare. Una maxi da usare in viaggio o per la spiaggia e una più piccola da usare la sera.

Infine ci sono gli “accessori” che variano molto in base alla specifica destinazione scelta. Rientrano in questa categoria, per esempio, i costumi da bagno, le scarpe da trekking e così via.

3. Preparare la valigia

A questo punto non resta che piegare tutto e metterlo in valigia!

Per occupare meno spazio e sfruttare bene ogni angolino della valigia, io uso il metodo di Marie Kondo e divido vestiti e accessori vari con degli organizzatori da viaggio. Si tratta di una serie di sacchetti e buste di varie dimensioni che tengono in ordine la valigia.

Leggi anche: MINIMALISMO IN VIAGGIO – perché è bello viaggiare leggeri.

CASTELLI INFESTATI E DOVE TROVARLI

Castelli infestati, antiche dimore abbandonate e vecchie case diroccate. L’Italia è piena di posti misteriosi in cui la Storia si mescola alle superstizioni ed ai racconti popolari, alimentando storie e leggende. Anime intrappolate che continuano a vagare tra le stanze delle loro antiche dimore, incapaci di trovare pace ed andare “oltre”. Dame infelici, bambini morti prematuramente, cavalieri in cerca di vendetta, ma anche personaggi storici come Caterina Sforza, che ancora si aggirerebbe per la rocca di Imola, o Giocchino Murat, giustiziato nel castello di Pizzo Calabro.

Questo è un viaggio tra alcune delle più famose dimore infestate d’Italia.

castelli infestati: CASTELLO TAUFERS, CAMPO TURES, BOLZANO

Da secoli l’imponente sagoma del Castello Taufers troneggia sopra Campo Tures, dominando la Valle Aurina.

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Quella che oggi è nota come la sala delle streghe o degli spettri una volta era la camera personale di Margarete von Taufers. Secondo la leggenda la giovane si era innamorata di un uomo di basso lignaggio e la famiglia era contraria al loro matrimonio. Il giorno delle nozze, un sicario uccise lo sposo ai piedi dell’altare trafiggendolo con una freccia. Margarete, disperata, si rinchiuse nella sua camera dove pianse ininterrottamente per sette anni e poi, il giorno del settimo anniversario della morte del suo amato, si gettò dalla finestra. Secondo alcune leggende locali, di notte, è ancora possibile sentire lo spettro della giovane gemere e piangere.

Nel 1972, durante le riprese del film di Ettore Scola “La più bella serata della mia vita”, che vennero fatte all’interno del castello Taufers, fu proprio Alberto Sordi a riferire di aver udito i gemiti e i lamenti di Margarete.

CASTELLO DELLA ROTTA, MONCALIERI, TORINO

Altro che la Stamberga Stillante, il Castello della Rotta sarebbe il più infestato d’Italia!

L’edificio, infatti, sorgerebbe in un luogo in cui si incrociano le linee delle forze magnetiche terrestri, una posizione astrologica favorevole al manifestarsi delle energie naturali. Tra le sue stanze sono state avvistate innumerevoli “presenze”: un nobile morto suicida, un cardinale intento a leggere, un cavaliere sul suo destriero, una nutrice che avrebbe fatto scomparire un bambino e perfino un corteo di ecclesiastici che sfila ogni 14 giugno.

VILLA FOSCARI, MALCONTENTA, VENEZIA

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Tutti i Potterhead saranno stupiti nel sapere che ben prima di Mirtilla c’è stata un’altra Malcontenta!

Infatti la leggenda vuole che il soprannome della villa provenga da una dama di casa Foscari, rinchiusa tra le sue mura a scontare in solitudine la pena per la sua condotta immorale. Non si sa molto della storia della dama: si dice che visse in questo luogo i suoi ultimi trent’anni, senza mai uscire o affacciarsi dalle finestre. Il suo fantasma si aggirerebbe ancora per la villa…

CASTELLI INFESTATI: CASTELLO DI BARDI, PARMA

La storia del fantasma divenne celebre nel 1995.

A seguito di una serie di segnalazioni giunte alla redazione del giornale di Parma “Lettere e contrasti”, 2 giornalisti decisero di pernottare all’interno della fortezza e fotografarono una misteriosa forma evanescente. La storia fece molto clamore e venne ripresa dalle principali emittenti televisive. Successivamente un appassionato di esoterismo fotografò, con un sistema termico, la sagoma di un cavaliere inginocchiato.

Il cavaliere in questione sarebbe il comandante della guarnigione Moroello, innamorato di Soleste. La bella dama si uccise quando, dopo un’aspra battaglia, vide un esercito che avanzava le insegne nemiche e pensò che Moroello fosse stato sconfitto. In realtà si trattava proprio di Moroello che, per sfregio verso i nemici, aveva ordinato di alzare i loro vessilli, senza immaginare che questa sua decisione avrebbe provocato una così terribile reazione da parte della sua amata.

ROCCA SFORZESCA, IMOLA

La Rocca di Imola venne fondata nel XIII secolo sui resti di un edificio preesistente.  Nel 1499 fu assediata e conquistata da Cesare Borgia che, nel 1502, chiamò Leonardo da Vinci per dirigere i lavori di rafforzamento dell’edificio dopo i danni subiti durante l’assedio.

Il fascino della Rocca, tuttavia, è legato alla leggenda di Caterina Sforza.

Caterina fu signora di Imola e contessa di Forlì, prima al fianco del marito Girolamo Riario, poi come reggente per il figlio primogenito Ottaviano. Combattiva e tenace, fu piegata, dopo un’eroica resistenza, dalla furia conquistatrice di Cesare Borgia. Ancora oggi pare che il suo fantasma si aggiri nel castello, armato di lancia, per impedire agli incauti visitatori di scoprire le sue stanze segrete ed i suoi tesori.

CASTELLO DI MONTEBELLO, RIMINI

Probabilmente quella di Azzurrina è una delle leggende più note nel nostro Paese.

Il suo vero nome era Guendalina e nacque intorno al 1370. Suo padre Uguccione era il feudatario di Montebello di Torriana.

Si dice che fosse una bambina albina e, poiché all’epoca la superstizione popolare collegava l’albinismo al diavolo, la madre decise di tingerle i capelli di nero, tuttavia il risultato fu una chioma dai riflessi azzurri: così avrebbe avuto origine il soprannome di “Azzurrina”.

Il 21 giugno 1375, mentre il padre combatteva in battaglia, Azzurrina stava giocando nel castello di Montebello di Torriana con una palla di stracci mentre fuori infuriava un temporale. Secondo il successivo racconto delle due guardie a cui era affidata la custodia della bambina, a un certo punto la palla sarebbe caduta lungo la scala che conduceva alla ghiacciaia sotterranea e la bambina l’avrebbe seguita per recuperarla. Quando però le guardie accorsero nel locale, entrando dall’unico ingresso, non videro traccia né della palla né della bambina, che non venne mai più ritrovata.

La leggenda vuole che il fantasma della bambina viva ancora nel castello e che faccia sentire la propria voce ogni cinque anni, nel giorno del solstizio d’estate.

PALAZZO VECCHIO, FIRENZE

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La Firenze medicea fa da scenario alla leggenda del fantasma di Baldaccio d’Anghiari.

Baldo di Piero Bruni, noto appunto come Baldaccio e proveniente dalla città aretina di Anghiari, venne ucciso il 6 settembre 1441 all’interno di Palazzo Vecchio, da uomini al soldo del gonfaloniere di giustizia Bartolomeo Orlandini, perché inviso alla fazione in ascesa di Cosimo de’ Medici.

Il suo cadavere fu poi gettato dalla finestra e trascinato in piazza della Signoria, dove fu decapitato. Pare che il suo fantasma si aggiri ancora tra le sontuose sale del palazzo aspettando giustizia.

CASTELLI INFESTATI: TORRE DEL DIAVOLO, CASTELLO DEI CONTI GUIDI DI POPPI, AREZZO

Matelda fu una nobildonna che visse nel castello nel XIII secolo. Data in sposa al nobile (e molto anziano!) Conte Guidi, la donna pensò di approfittare delle lunghe assenze del marito per divertirsi con i molti giovani amanti. Matelda, però, era molto attenta alla sua reputazione e non permetteva che le sue storielle amorose uscissero dalle mura del castello entro le quali si consumavano.

Dunque i malcapitati venivano invitati ad uscire tramite un passaggio segreto che, però, altro non era che un pozzo, in cui le ignare vittime venivano trafitte a morte dalle lame che spuntavano dal fondo.

Quando però le sparizioni dei giovani del borgo iniziarono a diventare sospette, gli abitanti assalirono il castello e rinchiusero la nobildonna nella torre, dove morì di fame e di sete.

CASTELLO DI FUMONE, FROSINONE

Il castello di Fumone è stato per secoli una fortezza inespugnabile in cui molte persone trovarono la morte. Lo stesso Papa Celestino V trascorse nel castello i suoi ultimi anni rinchiuso in una minuscola cella.

Tuttavia la storia più triste legata al castello è quella del marchesino Francesco Longhi-Caetani, un bambino di soli 5 anni, probabilmente ucciso dalle sorelle nel 1800 per questioni ereditarie. Secondo la leggenda, ogni notte la duchessa Emilia, mamma del marchesino, si recherebbe nella stanza dov’è conservato il corpo imbalsamato di suo figlio per abbracciarlo e cullarlo.

Quando calano le tenebre, quindi, le sale del maniero sembrano riecheggiare ancora delle nenie cantate dalla duchessa che si mescolano alle urla di dolore di quanti vi morirono in tragiche circostanze.

CASTELLO ARAGONESE, PIZZO, VIBO VALENTIA

Il Castello aragonese di Pizzo è noto anche come Castello Murat.

Le sue vicende, infatti, sono strettamente legate a quelle di Gioacchino Murat che proprio qui venne fucilato nel 1815.

Murat nacque nel 1767 da una famiglia di umili origini e riuscì a farsi valere per le sue doti eroiche. Sposò Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone, venne nominato prima maresciallo, poi principe e, nel 1808, Re di Napoli.  Quando iniziò la parabola discendete di Napoleone, Gioacchino Murat venne fatto prigioniero da Ferdinando IV Borbone e rinchiuso nel castello, dove poi trovò la morte.

La gente di Pizzo racconta che di notte si sentono rumori di catene provenire dal castello, come se lo spirito di Murat chiedesse vendetta!

5 MOTIVI PER SCEGLIERE UNA CASA VACANZA

Negli ultimi anni sempre più persone decidono di trascorrere le proprie ferie in una casa vacanza invece che in hotel. Prima di vedere quali sono le principali ragioni alla base di questo trend, vediamo però cos’è esattamente una casa vacanza e quali caratteristiche ha. 

LE CARATTERITICHE DI UNA CASA VACANZA

La casa vacanza è una struttura ricettiva extra alberghiera che viene affittata ad uso turistico. L’offerta è molto variegata poiché rientrano in questa categoria appartamenti, ville, case rurali e abitazioni tipiche di uno specifico luogo, come per esempio le baite o i trulli.

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Spesso le case vacanza vengono confuse con altre tipologie di strutture extra-alberghiere come i bed and breakfast e gli affittacamere.

Il bed and breakfast è una formula ricettiva generalmente praticata dalle famiglie che hanno una o più stanze libere da affittare, con o senza bagno privato, e include il pernottamento e la prima colazione. L’affittacamere è praticamente la stessa cosa del bed and breakfast, ma prevede una gestione imprenditoriale e non familiare. Le differenze tra i due tipi di struttura sono perlopiù fiscali.

Quindi sia nel bed and breakfast che nell’affittacamere l’ospite ha a sua disposizione una sola camera (eventualmente con bagno privato), mentre nella casa vacanza può usufruire di un’intera abitazione, completamente arredata, con bagno e cucina a suo uso esclusivo.

PERCHE’ SCEGLIERE UNA CASA VACANZA

Analizziamo ora i 5 motivi principali per scegliere di trascorrere le proprie ferie in una casa vacanza.

RISPARMIO

Molto spesso le tariffe delle case vacanza sono più basse rispetto a quelle di hotel, bed and breakfast e affittacamere. Il risparmio è notevole soprattutto per chi viaggia con tutta la famiglia o comunque in gruppo. In un certo senso si potrebbe dire che scegliere una casa vacanza non significa solo risparmiare, ma anche fare un “investimento” per il futuro, infatti quello che resta nel “salvadanaio” si può sempre investire in una seconda vacanza in un altro periodo dell’anno.

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NESSUN VINCOLO DI ORARIO

A differenza degli hotel, la casa vacanza consente di organizzare le proprie giornate di ferie in totale autonomia. Non ci sono orari per i pasti, né orari di rientro per la sera. Potrai muoverti in completa libertà.

MANGIARE QUELLO CHE VUOI E QUANDO VUOI

A differenza di altre strutture ricettive, nella casa vacanza non è prevista la somministrazione di nessun pasto (neanche della colazione!), tuttavia avrai a disposizione un’intera cucina e questo ti permetterà di preparare quello che preferisci, quando preferisci. Potrai gustare piatti nuovi preparati con i prodotti tipici acquistati in loco, senza per questo rinunciare alla salute, alla linea ed alle tue abitudini alimentari.

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NESSUN DRESS CODE

Quando si soggiorna in hotel, inevitabilmente capita di sentirsi quasi obbligati a “vestirsi bene” per la cena oppure a rispettare un vero e proprio dress code per un particolare evento organizzato nella struttura. Se, invece, soggiorni in una casa vacanza potrai comodamente cenare in pigiama… una cosa particolarmente apprezzabile dopo una giornata passata a fare trekking, a sciare oppure in giro per musei.

UNA CASA VACANZA PER STARE IN FAMIGLIA O CON GLI AMICI

Sono sempre le piccole cose a rendere speciale una vacanza!

Bere una tazza di thè davanti al camino acceso, vedere un film tutti insieme sul divano, fare una lauta merenda in cucina oppure organizzare una partita a carte.

Tutte cose che in una casa vacanza si possono fare in qualsiasi momento!

Avere a disposizione un’intera casa, infatti, ti permetterà di stare con la famiglia o con gli amici e di trascorrere insieme tutta la giornata. È un modo per fare gruppo, rafforzare i legami e condividere del tempo di qualità, senza però rinunciare al confort ed alla propria privacy.

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IL CARNEVALE NEL MONDO

Con il Carnevale le strade di tutto il mondo si animano di maschere, sfilate di carri allegorici, musica e danza, in un generale clima di allegria e spensieratezza.

Dunque quale occasione può essere migliore per divertirsi e viaggiare alla scoperta di antiche tradizioni?

Facciamo, quindi, un giro per il mondo alla scoperta delle più belle feste di Carnevale.

LE ORIGINI DEL CARNEVALE

Il Carnevale ha origini molto antiche e vanta come antenati le dionisiache greche ed i saturnali romani. Tutte queste feste, infatti, hanno in comune un temporaneo abbandono delle normali convenzioni sociali a favore di scherzi e divertimenti vari.

Secondo l’interpretazione più accreditata la parola “Carnevale” deriverebbe dal latino carnem levare (cioè “eliminare la carne”) ed indicherebbe il banchetto che si teneva il Martedì Grasso – l’ultimo giorno di Carnevale -, subito prima del Mercoledì delle Ceneri e dell’inizio della Quaresima.

IL CARNEVALE NEL MONDO: RIO DE JANEIRO

Fonte: Pixabay

Per chi ama il Carnevale quello carioca è “il Carnevale” per antonomasia.

Le sue origini risalgono agli anni trenta del XIX secolo, quando la borghesia cittadina importò dall’Europa la moda di tenere balli e feste mascherate, molto in voga in Italia ed in Francia. Sul finire del secolo nei vari blocos (quartieri) della città si diffuse l’uso di sfilare per le strade con costumi a tema, suonando e ballando.

Oggi i blocos sono parte integrante della festa a Rio: vi sono più di 100 gruppi con usi e tradizioni diversi, e ogni anno il numero cresce.

Il Carnevale di Rio de Janeiro è noto soprattutto per le sfarzose parate, organizzate dalle principali scuole di samba della città, che si tengono nel Sambodromo e rappresentano una delle principali attrattive turistiche del Brasile.

NEW ORLEANS

Il Carnevale di New Orleans è noto anche come Mardi Gras (martedì grasso) e, più che una singola festa, appare come una vera e propria “stagione” che inizia dopo l’Epifania e culmina nelle due settimane che precedono il Mardi Gras.

In passato il Carnevale faceva parte della stagione mondana invernale ed era un tempo dedicato ai ricevimenti per il debutto in società delle giovani donne.

Tempo permettendo, si svolge una grande parata ogni giorno, ma le più grandi e complesse si svolgono gli ultimi cinque giorni della stagione.  Mentre nella settimana finale del Carnevale è tutto un susseguirsi di eventi grandi e piccoli, sia a New Orleans che nelle comunità circostanti.

Le sfilate di New Orleans sono organizzate dai Carnival krewe e coloro che sfilano in corteo lanciano sulla folla dei coriandoli a forma di banconote da un dollaro. Le grandi parate si svolgono nelle zone dei quartieri alti e Mid-City e seguono un percorso lungo San Charles Avenue e Canal Street, a monte del quartiere francese.

TENERIFE

Tenerife è la più grande delle Isole Canarie – che si trovano nell’Oceano Atlantico è fanno parte della Spagna. Qui il Carnevale di Santa Cruz è considerata la festa più importante dell’anno, capace di attirare più di mezzo milione di persone, tanto che molti ritengono queste celebrazioni le più imponenti al mondo dopo quelle di Rio.

I festeggiamenti, che durano circa due settimane, culminano con il corteo del Martedì Grasso. È tutto un tripudio di musica, colori e divertimento, grazie soprattutto agli spettacoli di teatro di strada che coinvolgono oltre 100 gruppi folkloristici.

COLONIA

Il Carnevale di Colonia, noto anche come “quinta stagione”, inizia tradizionalmente l’11 novembre alle 11:11. Lo spirito carnevalesco viene poi temporaneamente sospeso durante l’Avvento ed il periodo natalizio, per poi riprendere dopo l’Epifania.

Il Carnevale vero e proprio dura circa una settimana, tra il giovedì grasso (Weiberfastnacht) ed il mercoledì delle ceneri (Aschermittwoch), ed è chiamato anche “giorni dei pazzi”. Il clou del carnevale è il lunedì delle rose (Rosenmontag), due giorni prima del mercoledì delle ceneri. Durante tutti questi giorni si respira aria di festa e la gente di Colonia esce mascherata.

Ogni anno tre persone il vengono scelte per interpretare i ruoli del principe, della fanciulla e del contadino. Il principe, chiamato anche Sua follia, è il personaggio più importante. Incarna lo spirito del Carnevale ed il suo carro allegorico è l’ultimo nella grande parata del lunedì delle rose.

La fanciulla, chiamata anche Sua amorosità, simboleggia la madre Colonia ed è tradizionalmente interpretata da un uomo che indossa una corona turrita per rappresentare l’imprendibilità della città. Il suo abito ricorda l’imperatrice romana Agrippina, moglie dell’imperatore Claudio e nativa di Colonia.

Infine il contadino porta il titolo di Sua altezza e rappresenta l’audacia della vecchia città imperiale di Colonia.

IL CARNEVALE DI VENEZIA

Fonte: Pixabay

È uno dei carnevali più antichi e conosciuti al mondo.

La prima testimonianza in cui si usa proprio il vocabolo “Carnevale” risale, addirittura, ad un documento del Doge Vitale Falier del 1094. La sua istituzione è legata alla necessità della Serenissima di concedere alla popolazione un periodo di svago e divertimento, proprio come avveniva nell’antica Roma con i famosi panem et circenses. Maschere e costumi garantivano l’anonimato e livellavano le divisioni sociali, mentre era autorizzata persino la pubblica derisione delle autorità e dell’aristocrazia. Tutto questo serviva a dare sfogo alle tensioni ed ai malumori che si creavano all’interno della Repubblica, facilitando il mantenimento dell’ordine durante il resto dell’anno.

Con il tempo a Venezia nacque e si sviluppò gradualmente un vero e proprio settore dedicato alla realizzazione ed al commercio di maschere e costumi completamente fatti a mano, con tecniche molto raffinate, che ancora oggi è molto diffuso e fiorente.

Durante il periodo Napoleonico ed il dominio austriaco il Carnevale venne sospeso.

Nel 1979, dopo quasi due secoli, la secolare tradizione veneziana ritornò al suo antico splendore, soprattutto grazie all’impegno di alcune associazioni di cittadini ed al contributo del Comune, del Teatro la Fenice, della Biennale di Venezia e degli enti turistici.

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I CALENDARI DEL MONDO

ORIGINI E CURIOSITA’ SUI CALENDARI DEL MONDO – aggiornato il 30 dicembre 2023

“Che anno è?”

La domanda sembra banale e, probabilmente, nella maggior parte dei paesi del mondo la risposta sarà la stessa, ma il fatto è che esistono molti calendari diversi da quello gregoriano e miliardi di persone li usano quotidianamente, se non altro per programmare le feste religiose.

I CALENDARI SOLARI E LUNARI

La maggior parte dei calendari che sono nati nel corso della storia si sono basati sul Sole o sulla Luna.

Il problema dei calendari lunari, però, è che si basano su mesi di circa 29 giorni e mezzo e quindi finiscono per avere degli anni con circa 11 giorni in meno rispetto all’anno solare. Questo è il motivo per cui i calendari lunari, alla lunga, non rispettano le stagioni. Per esempio, agosto potrebbe capitare alcuni anni in estate ed altri in inverno!

Per ovviare a questi inconvenienti sono nati i calendari solari o lunisolari.

I calendari lunisolari (fatti cioè osservando sia la Luna che il Sole) sono quelli che seguono le fasi della Luna, ma che aggiungono un mese extra per colmare il ritardo che altrimenti si accumulerebbe rispetto all’anno solare.

Anche i calendari solari, però, hanno i loro problemi. Un anno solare, ovvero il tempo che la Terra impiega per fare un giro intorno al Sole, dura infatti 365,24219 giorni. È il motivo per cui quasi ogni calendario prevede mesi di diversa durata o anni bisestili, cioè con un giorno in più, per rimettersi in pari.

L’ultima, fondamentale, questione da tenere presente quando si parla di calendari riguarda il loro inizio, cioè il momento dal quale si decide di iniziare a contare, il loro anno zero. Questo momento viene definito “epoca“. Per intenderci, nel caso del calendario gregoriano, “l’epoca” è la nascita di Gesù.

IL CALENDARIO GREGORIANO

E’ un calendario solare e venne introdotto nel 1582 da papa Gregorio XIII.

Lo scopo era quello di sistemare i ritardi accumulati dal precedente calendario, quello giuliano (introdotto da Giulio Cesare). Dopo aver consultato tutti gli esperti del caso, papa Gregorio XIII decise che dopo giovedì 4 ottobre 1582 ci sarebbe stato direttamente venerdì 15 ottobre.

Così!… Giusto per rimettersi in pari!

Per evitare di dover cancellare altri 10 giorni dalla storia del mondo, il calendario gregoriano applicò alcune modifiche a quello giuliano, stabilendo che è bisestile ogni anno multiplo di quattro, fatta però eccezione per gli anni multipli di 100 (anche detti “secolari”) che non sono allo stesso tempo multipli di 400. Chiaro, no?

Tradotto. Il 2000 è stato bisestile (perché multiplo di 4 e di 400), ma il 1900 non lo è stato e il 2100 non lo sarà (perché secolari e quindi multipli di 4, ma non di 400).

Così facendo, ogni 4 secoli ci sono 97 anni bisestili.

In modo tale che il calendario gregoriano sia quasi allineato con quello solare.

Ma nell’anno 4905 si ritroveranno a essere avanti di un giorno esatto rispetto all’anno solare!

IL CALENDARIO ISLAMICO

È lunare e la sua “epoca” è il 16 luglio 622 del calendario giuliano: il giorno dell’Egira, l’abbandono della Mecca da parte di Maometto.

Essendo lunare, i suoi 12 mesi sono tutti da 29 o 30 giorni, per un totale di 354 o 355 giorni e prevede anni bisestili.

Il fatto che il calendario islamico sia lunare e non preveda aggiustamenti all’anno solare fa sì che le sue festività, come per esempio il Ramadan, possano cadere in ogni stagione. In base a questo calendario siamo attualmente nell’anno 1444!

Ci sono anche calendari islamici leggermente diversi, infatti in Iran ed in Afghanistan si usa il calendario persiano, che è solare ed è attualmente nell’anno 1441!

IL CALENDARIO EBRAICO

È lunisolare e fu elaborato per la prima volta poco prima che nascesse Gesù: all’inizio la durata di ogni mese veniva decisa di volta in volta, guardando la luna.

Nel corso degli anni, però, subì diverse evoluzioni che lo resero più preciso.

In questo calendario gli anni sono raggruppati in cicli di 19 anni e possono avere 12 o 13 mesi, e i mesi possono avere 29 o 30 giorni.

Secondo questo calendario, la cui “epoca” corrisponde al momento della creazione del mondo (Anno Mundi),  siamo nel 5783!

IL CALENDARIO CINESE

È lunisolare e i mesi iniziano con la luna nuova. È molto simile a quello ebraico, perché costruito in base a cicli di anni da 12 e da 13 mesi, alternati.

Nel corso degli anni ci sono state diverse revisioni che hanno portato alla nascita di vari calendari cinesi o di origine cinese.

Attualmente è in corso l’anno del coniglio, mentre il nostro 10 febbraio 2024 inizierà quello del drago!

I CALENDARI INDUISTI

Ce ne sono tantissime varianti, tutte piuttosto complicate!

Il fatto è che questi calendari si basano su “metodo multidimensionale per strutturare il tempo, combinando informazioni sui giorni lunari, i giorni solari, i mesi lunari, i mesi solari, i movimenti del Sole e della Luna in relazione agli altri corpi celesti, e altri elementi astronomici”.

In sintesi, in questi calendari ci sono sia mesi lunari che mesi solari.

La data di inizio del calendario induista (sia solare, sia lunisolare) è il 23 gennaio 3102 a.C. nel calendario gregoriano; da questa data, ogni anno è indicato con il numero di anni “trascorsi”.

Ad esempio, nel 2023 del calendario gregoriano, sono trascorsi 5125 anni nel calendario induista, perciò questo è il 5126º anno.

Il calendario nazionale indiano (talvolta chiamato calendario Saka) è il calendario civile ufficialmente in uso in India e gli anni corrispondono al Calendario Gregoriano – 78.

Quindi: 2023 – 78 = 1945!

IL CALENDARIO BUDDHISTA

Anche il calendario buddista è una derivazione dei calendari induisti.

Il suo anno zero coincide però con la morte di Buddha avvenuta nel 543 a.C.

Quindi per questo calendario siamo nell’anno 2566!

GLI ALTRI CALENDARI

Fonte: Pixabay

Ci sono tantissimi altri calendari:

Quello copto che è diviso in 13 mesi ed ha come “anno zero” il momento in cui Diocleziano divenne imperatore romano.

Il calendario rivoluzionario sovietico, che da oltre un secolo confonde gli studenti di tutto il mondo che studiano una rivoluzione d’ottobre, avvenuta però a novembre!

Quello etiope (solare).

Quello giuliano rivisto, che potrebbe essere anche più preciso del gregoriano!

E poi c’è il calendario dei Maya, che andò molto di moda qualche anno fa tra i catastrofisti di tutto il mondo.

Infine, nella lunga e complessa storia dei calendari, va ricordato il virtuoso – ma incompreso! – tentativo fatto nel 1930 di creare un calendario Mondiale.

Elisabeth Achelis pensò che, partendo dal calendario Gregoriano, si sarebbe potuto creare un calendario sempre uguale, senza anni bisestili, e propose di avere anni di 12 mesi da 30 o 31 giorni, con ma due giorni “extra”, contraddistinti da una lettera e non da un numero.

Questi giorni dovevano essere indicati come W che stava per “Worldsday”, giorno del mondo.

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STORIA DELL’ALBERO DI NATALE

Le origini dell’albero di Natale sono antichissime e piuttosto oscure.

Nella cultura di molti popoli pagani dell’Europa centro-settentrionale il sempreverde rappresentava la vita, la rinascita e la resistenza necessaria per sopravvivere durante la lunga stagione fredda. Veniva decorato con delle luci durante le festività che si svolgevano a ridosso del solstizio d’inverno, il 21 dicembre.

Per i Druidi gli abeti, ed in generale i sempreverdi, avevano un valore magico. Loro, infatti, avevano il compito di traghettare gli uomini dal dominio delle tenebre a quello della luce.

Anche i Vichinghi credevano che l’abete rosso possedesse poteri magici, poiché non perdeva le foglie nemmeno durante l’inverno più gelido. Gli abeti, quindi, venivano tagliati, portati in casa e decorati con dei frutti,  aspettando che tornasse la primavera.

Fonte: Pixabay

YULE E L’ALBERO DI NATALE

L’abitudine di decorare alberi in vario modo appartiene dunque a numerose tradizioni. Tuttavia la nascita dell’albero di Natale è collegata (come quella del ceppo natalizio!) prevalentemente a “Yule”, che nelle tradizioni germanica e celtica precristiana, coincide col solstizio d’inverno.

Nei linguaggi scandinavi, il termine Jul significa sia Yule che Natale, e viene talvolta usato anche per indicare altre festività di dicembre. Il termine si è diffuso anche nelle lingue finniche per indicare il Natale (in finlandese “Joulu”). Il legame fra le due tradizioni è dunque evidente!

Anche i Romani usavano decorare le loro case con rami di pino durante le Calende di gennaio.

Con l’avvento del Cristianesimo l’uso dell’albero di Natale si affermò anche nelle tradizioni cristiane. Tuttavia la Chiesa delle origini cercò di sostituirlo con l’agrifoglio, le cui spine ricordavano la corona di Cristo.

L’ALBERO DI TALLINN

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In ogni caso l’uso “moderno” dell’albero di Natale sembrerebbe essere nato in Estonia. A Tallinn, nel 1441, infatti, fu eretto un grande abete nella piazza del Municipio, attorno al quale giovani uomini e donne ballavano alla ricerca dell’anima gemella.

Altri sostengono, invece, che il primo albero di Natale vero e proprio sarebbe nato in Germania. Era l’anno 1611 e, secondo la leggenda, la Duchessa di Brieg aveva già fatto adornare il suo castello per festeggiare il Natale, quando si accorse che un angolo di una delle sale era rimasto completamente vuoto. Per questo, ordinò che un abete del giardino del castello venisse trapiantato in un vaso e portato in quella sala.

In Francia, invece, il primo albero di Natale fu addobbato nel 1840 dalla duchessa d’Orleans. I cattolici, infatti, dopo la riforma di Martin Lutero (1483-1546), consideravano un’usanza protestante quella di decorare alberi per celebrare il Natale e quindi erano un po’ diffidenti…

L’EPOCA VITTORIANA

L’unica cosa certa nella lunga e misteriosa storia dell’albero di Natale è che la sua diffusione in tutto il mondo è merito del principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha. Il marito della regina Vittoria aveva origini tedesche e volle introdurre nelle proprie residenze l’uso a lui familiare dell’albero di Natale.

La novità si estese presto come una moda in tutto il Regno Unito. Un contributo fondamentale fu quello della rivista “The Illustrated London News” che nel 1848 propose una litografia raffigurante la famiglia reale attorno all’albero di Natale. Così la tradizione invase ben presto tutte le case inglesi… o almeno quelle di chi se lo poteva permettere!

Da quel momento in poi le famiglie nobili e le più abbienti iniziarono a decorare le loro case sulla scia del palazzo reale. Per tradizione, l’albero si acquistava nei giorni precedenti il Natale, ma si decorava alla Vigilia (tradizione rimasta ancora oggi negli Stati Uniti).

Gli alberi venivano venduti senza radici, montati su una base in legno oppure liberi da appoggi, per essere infilati in grandi vasi pieni di terra. La base era ricoperta con drappi o con muschio su cui, in alcuni casi, veniva costruito un paesaggio con casette, fattorie, monti, ferrovie…

L’ALBERO DI NATALE IN ITALIA

In Italia la prima ad addobbare un albero di Natale fu la regina Margherita nella seconda metà dell’Ottocento al Quirinale. Da lì la moda si diffuse velocemente in tutto il paese. L’albero di Natale, infatti, è una delle poche tradizioni straniere ad essere arrivate in Italia quando era ancora una “novità”, ovvero ben prima della sua diffusione nella società consumistica del secondo dopoguerra.

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STORIA DEL GRAND TOUR

Il Grand Tour è il “nonno” dell’Erasmus e progenitore di tutti i viaggi d’istruzione!

A partire dal XVII secolo, infatti, divenne una consuetudine che i rampolli delle più importanti famiglie aristocratiche completassero la propria istruzione con un viaggio attraverso l’Europa. Lo scopo era far allargare i loro orizzonti e trasformarli in “uomini di mondo”. I giovani che intraprendevano il Tour erano principalmente inglesi, tuttavia non mancavano anche francesi, tedeschi, russi e scandinavi. Il viaggio aveva una durata molto variabile che poteva andare da pochi mesi a degli anni, tutto dipendeva dalle finanze dei genitori!

Di solito i giovanotti inglesi iniziavano il Tour fermandosi in Francia.

Dopo la breve traversata della Manica, si proseguiva in direzione di Parigi. Del resto quale posto migliore per aggiornarsi in materia di stile e moda? Poi si attraversava il paese andando verso sud. Digione e Lione erano tappe molto frequenti; qualcuno si spingeva fino alla costa, allora una visita a Marsiglia era d’obbligo!

Archiviata la Francia non c’era un itinerario ben preciso, spesso ci si spostava semplicemente tra i vari paesi dell’Europa continentale. L’unica vera certezza era l’Italia!

Perché, come scriveva Samuel Johnson, “un uomo che non sia stato in Italia sarà sempre cosciente della propria inferiorità”.

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L’ITALIA DEL GRAND TOUR

Se la Francia serviva a raffinare il gusto, l’Italia serviva ad elevare lo spirito!

Qui le soste erano infinite: Torino, Milano, Venezia, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo… La Sicilia divenne presto una tappa imperdibile del Tour. Non solo per il fascino dell’Etna ed i suoi tesori barocchi, ma anche perché consentiva di conoscere la civiltà greca senza dover andare in Grecia, all’epoca dominata dai turchi.

A Taormina nel 2015 è nato il Museo delle Belle Arti e del Grand Tour che custodisce opere di famosi vedutisti inglesi. Il museo è noto anche come “Casa Cuseni”.

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Se inizialmente il Tour era riservato agli uomini, più tardi divenne di moda anche per le giovani donne. In questo caso l’unico requisito indispensabile per intraprendere il viaggio era quello di poter contare su una parente zitella che facesse da chaperon!

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