L’ABBAZIA DI CASAMARI

L’abbazia di Casamari si trova nel comune di Veroli, in provincia di Frosinone, ed è uno dei più importanti esempi di architettura gotica cistercense in Italia.

Il nome Casamari deriva dal latino e significa “Casa di Mario”. Il riferimento è a Gaio Mario, celebre condottiero e console romano il cui nome è ricordato anche dalla strada lungo la quale sorge l’abbazia: via Mària, appunto!

CASAMARI: UN PO’ DI STORIA

L’abbazia venne edificata sulle rovine di un antico municipio romano chiamato Cereatae e dedicato alla dea Cerere. Con la decadenza di Roma e le successive invasioni barbariche anche Cereatae cadde in stato di abbandono, fino a quando i monaci benedettini, nell’XI secolo, vi si stabilirono e fondarono l’abbazia.

Dal tempo della sua fondazione ad oggi, l’abbazia ha vissuto vicende alterne.

Ai Benedettini seguirono i Cistercensi e poi i Trappisti, mentre periodi di splendore e declino si susseguirono nel corso dei secoli.

L’abbazia di Casamari ha una ricca e prestigiosa biblioteca alla cui realizzazione contribuirono tanto i Benedettini quanto i Cistercensi. Tuttavia fu proprio l’arrivo dei Trappisti, nel 1717, che segnò la rifioritura della biblioteca e, più in generale, della vita culturale nell’abbazia.

Seguendo le orme degli antichi amanuensi medievali, i monaci Trappisti copiarono molti libri liturgici e compilarono interessanti cronache del monastero del ‘700 e dell”800, molte delle quali conservate nell’archivio.

Attualmente i circa 70.000 libri conservati a Casamari sono sistemati nell’antico refettorio dei fratelli conversi, un’enorme salone lungo 25 metri, largo 10 e alto 30, e nei locali un tempo occupati dal molino e dal frantoio.

ARCHITETTURA

Dal punto di vista architettonico l’abbazia di Casamari ricorda i monasteri francesi, ispirandosi ai canoni della semplicità e funzionalità, propri dell’ordine dei Cistercensi. L’intero complesso appare magnificamente austero e, proprio grazie alla pietra chiara e spoglia che riveste l’interno, è in grado di generare un senso di pace e perfezione.

L’abbazia è a tre navate, con abside e transetto, interamente costruita in pietra lavorata, senza stucchi decorativi né opere pittoriche che possano distogliere l’animo dei fedeli dalla contemplazione del divino.

Infine tutto è perfettamente illuminato dalla luce del sole che filtra attraverso le vetrate di alabastro.

LE ATTIVITA’ DELL’ABBAZIA

La comunità di monaci che ancora oggi vive nell’abbazia si occupa di varie attività tra cui: l’insegnamento – presso l’Istituto San Bernardo, fondato nel 1898 internamente all’abbazia -, il restauro di antichi manoscritti, la gestione della biblioteca, del museo, della farmacia e della liquoreria.

Queste ultime devono la loro origine all’uso, presso i Cistercensi, di preparare erbe e pozioni a scopo terapeutico da usare tra gli stessi monaci, ma anche per i pellegrini e per quanti altri bussassero alla porta del monastero.

La farmacia di Casamari risale al 1760 ed è composta da un hortus botanicus e da un armarium pigmentariorum. La liquoreria, invece, è stata ideata fra il ‘700 e l’800.

Il museo, infine, si trova nella parte opposta alla chiesa partendo dal chiostro. Tra i reperti ospitati nelle sue sale duecentesche spicca una zanna di  Mammuthus meridionalis (sorta di mammuth nano presente in Italia durante l’era glaciale), oltre ad alcuni reperti di epoca romana.

L’abbazia offre ospitalità ai pellegrini di passaggio sul Cammino di San Benedetto e sulla Via Francigena.

CIOCIARIA: 6 METE NATURALI DA SCOPRIRE

Quando si pensa alla Ciociaria vengono subito in mente abbazie, castelli e borghi medievali. Eppure questo angolo del Lazio custodisce anche un patrimonio naturalistico sorprendente, fatto di grotte millenarie, laghi carsici, profonde voragini e gole scolpite dall’acqua nel corso dei millenni.

Se ami i luoghi ancora poco conosciuti, i paesaggi incontaminati e il turismo lento, la provincia di Frosinone saprà sorprenderti. Ecco sei meraviglie naturali da visitare almeno una volta, perfette per una gita fuori porta o un weekend all’insegna della natura.

Grotte di Pastena

Tra le più affascinanti grotte turistiche del Lazio, le Grotte di Pastena rappresentano uno dei più importanti complessi carsici dell’Italia centrale.

Scoperte nel 1926 dal barone Carlo Franchetti e aperte al pubblico già l’anno successivo, durante la Seconda guerra mondiale offrirono rifugio a numerosi abitanti della zona. Ancora oggi conservano il fascino di un luogo modellato pazientemente dalla natura.

Il percorso di visita si sviluppa tra due ambienti molto diversi: il ramo attivo inferiore, dove l’acqua continua a scavare la roccia calcarea dando vita a nuove concrezioni, e il ramo fossile superiore, nel quale il processo di stillicidio si è ormai arrestato da migliaia di anni.

Stalattiti, stalagmiti, laghetti sotterranei e piccole cascate trasformano la visita in un viaggio nel cuore della terra, offrendo uno spettacolo che cambia continuamente grazie all’opera silenziosa dell’acqua.

Ciociaria da scoprire: Grotte di Falvaterra

Pochi sanno che le Grotte di Falvaterra e quelle di Pastena fanno parte di un unico straordinario sistema carsico, collegato da un percorso sotterraneo lungo circa due chilometri e mezzo.

Scavate nel corso dei millenni dalle acque del Rio Obaco all’interno delle rocce calcaree di Monte Lamia, costituiscono uno degli ambienti ipogei più affascinanti del Lazio.

Qui la natura mostra tutta la sua forza creativa: rapide, cascate, piccoli laghi sotterranei, forre e gallerie si alternano a sale ricche di spettacolari concrezioni calcaree.

Proprio per il loro straordinario valore ambientale, nel 2007 le grotte e l’intero bacino del Rio Obaco sono stati dichiarati Monumento Naturale della Regione Lazio, tutelando oltre 130 ettari di territorio.

Lago di Canterno

Nel cuore dei Monti Ernici si trova uno dei luoghi più curiosi della provincia di Frosinone: il Lago di Canterno, che bagna i territori di Ferentino, Fiuggi, Fumone e Trivigliano.

Per secoli è stato conosciuto come il lago fantasma. La sua particolarità consisteva nel riempirsi e prosciugarsi ciclicamente a causa di un inghiottitoio carsico, chiamato Pertuso, che permetteva alle acque di scomparire nel sottosuolo.

Nel 1943 si scoprì che il Pertuso era collegato a una vasta cavità sotterranea. Successivamente l’inghiottitoio venne chiuso artificialmente per consentire la produzione di energia idroelettrica, rendendo il lago permanente.

Oggi rappresenta una preziosa oasi naturalistica, ideale per passeggiate, birdwatching e momenti di relax immersi nella natura.

Ciociaria da scoprire: Grotta di Collepardo

Nel territorio di Collepardo si apre uno dei complessi carsici più spettacolari del Lazio: la Grotta di Collepardo, nota anche come Grotta dei Bambocci per le suggestive forme assunte dalle sue concrezioni calcaree.

Il lento stillicidio dell’acqua, che continua da migliaia di anni, ha scolpito un susseguirsi di sale ricche di stalattiti e stalagmiti dalle forme sorprendenti, capaci di stimolare l’immaginazione dei visitatori.

Nel 2008 un’importante campagna archeologica ha inoltre riportato alla luce reperti umani, ceramici e resti faunistici risalenti alla media Età del Bronzo, dimostrando che quest’area era frequentata già circa 3.500 anni fa.

La visita permette così di compiere un doppio viaggio: nelle profondità della Terra e nella storia più antica della Ciociaria.

Pozzo d’Antullo

Imponente, misterioso e circondato da antiche leggende, il Pozzo d’Antullo è una delle più grandi voragini carsiche d’Europa.

Situato a poca distanza dal centro di Collepardo, ai piedi dei Monti Ernici, si è formato in seguito al crollo della volta di un’antica grotta.

Con un diametro di circa 140 metri, una profondità di oltre 60 metri e pareti quasi verticali, il Pozzo offre uno spettacolo naturale davvero sorprendente.

Sul fondo cresce una fitta vegetazione, mentre un’antica tradizione racconta che in passato i pastori vi calassero le greggi per sfruttare i pascoli protetti dalle pareti della dolina.

Oggi è uno dei luoghi simbolo del carsismo laziale e una tappa imperdibile per gli appassionati di geologia e fotografia naturalistica.

Le Gole del Melfa

Tra le meraviglie naturalistiche più spettacolari della provincia di Frosinone ci sono senza dubbio le Gole del Melfa, un ambiente selvaggio dove la natura conserva ancora un fascino primordiale.

Il percorso si sviluppa per circa quindici chilometri tra la Valle del Liri e la Valle di Comino, attraversando i territori di Roccasecca, Santopadre, Colle San Magno, Arpino, Casalattico e Casalvieri.

L’elevato valore naturalistico dell’area ha portato l’Unione Europea a riconoscerla come sito di particolare interesse per la tutela di numerose specie animali, tra cui rapaci, caprioli e lupi. Le Gole costituiscono inoltre un Monumento Naturale, grazie al loro straordinario patrimonio geologico e botanico.

Quando il fiume Melfa è ricco d’acqua, il paesaggio diventa ancora più suggestivo: rapide, salti d’acqua e piccole cascate accompagnano il cammino fino all’antico Eremo dello Spirito Santo, raggiungibile attraverso una storica mulattiera scavata nella roccia. Poco distante si trova la spettacolare Cascata del Muraglione, uno degli angoli più scenografici dell’intera valle.

Questa è la Ciociaria più autentica: silenziosa, selvaggia e ancora tutta da scoprire.

COSA VEDERE IN PROVINCIA DI FROSINONE

Provincia di Frosinone: cosa vedere tra borghi, abbazie, castelli e natura

Quando si pensa al Lazio, la mente corre quasi sempre a Roma, alle ville rinascimentali o ai borghi dei Castelli Romani. Eppure esiste un angolo della regione che custodisce un patrimonio storico e paesaggistico sorprendente, ancora lontano dai grandi circuiti del turismo di massa: la provincia di Frosinone.

Qui il viaggio attraversa epoche e civiltà. È la terra che ha dato i natali a Cicerone, uno dei più grandi oratori dell’antica Roma, e a San Tommaso d’Aquino, tra i massimi filosofi del Medioevo. È un territorio dove abbazie millenarie dialogano con castelli arroccati, città d’arte, siti archeologici e paesaggi naturali che invitano a rallentare il passo.

Visitare la provincia di Frosinone significa scoprire un Lazio autentico, fatto di piccoli borghi, tradizioni secolari e itinerari capaci di sorprendere chi ama viaggiare con curiosità.

Provincia di Frosinone e Ciociaria: sono la stessa cosa?

È una domanda che molti viaggiatori si pongono.

Spesso i termini Ciociaria e provincia di Frosinone vengono utilizzati come sinonimi, ma, dal punto di vista storico, non coincidono perfettamente.

Per comprenderne il motivo bisogna fare un piccolo salto nel passato.

L’attuale provincia di Frosinone venne istituita nel 1927, quando furono uniti territori appartenuti per secoli a realtà politiche differenti: la Ciociaria, che faceva parte dello Stato Pontificio, e la Terra di Lavoro, storicamente legata prima al Regno di Napoli e poi al Regno delle Due Sicilie.

Non si tratta soltanto di una distinzione amministrativa. Per secoli queste due aree hanno sviluppato tradizioni, influenze culturali e identità proprie, lasciando ancora oggi tracce visibili nell’architettura, nella gastronomia e nelle consuetudini locali.

Proprio questa doppia anima rende la provincia di Frosinone un territorio così interessante da esplorare.

Lo stemma che racconta una storia

Anche lo stemma provinciale custodisce il racconto di questa identità composita.

Al centro campeggia un leone dorato, storico simbolo della città di Frosinone e, più in generale, dei territori appartenuti allo Stato Pontificio. Nella zampa impugna un gladio, mentre ai suoi piedi compaiono due cornucopie, antichissimo simbolo di prosperità e fertilità.

Le cornucopie rappresentano invece la Terra di Lavoro, ricordando le profonde radici agricole di quest’area del Lazio.

In pochi elementi araldici si concentra così la storia di un territorio nato dall’incontro di due mondi diversi, ma oggi uniti da un patrimonio culturale comune.

Cosa vedere nella provincia di Frosinone

La ricchezza di questo territorio è sorprendente e meriterebbe più di un viaggio.

Chi ama l’arte e la storia può lasciarsi conquistare da Anagni, la celebre “Città dei Papi”, con la sua splendida cattedrale e la Cripta di San Magno che custodisce uno dei cicli di affreschi medievali più importanti d’Europa.

Gli appassionati di spiritualità non possono rinunciare all’Abbazia di Montecassino, fondata da San Benedetto nel VI secolo e diventata uno dei luoghi simbolo del monachesimo occidentale.

Per chi preferisce atmosfere più misteriose, il Castello di Fumone racconta secoli di storia e di leggende, tra antiche prigioni e racconti di fantasmi che ancora oggi alimentano il fascino della fortezza.

La provincia di Frosinone è anche una meta ideale per chi ama la natura. Oltre ai borghi medievali, ai siti archeologici e agli antichi eremi, custodisce paesaggi di straordinaria bellezza attraversati dai Monti Ernici, dai Monti Lepini e dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Tra le meraviglie più sorprendenti spiccano le Grotte di Pastena, celebri per le spettacolari concrezioni calcaree modellate dall’acqua nel corso dei millenni, e le vicine Grotte di Falvaterra, un affascinante sistema carsico attraversato da un fiume sotterraneo che offre un’esperienza unica agli appassionati di speleologia e di geologia. Un patrimonio naturale che rende il Frusinate una destinazione perfetta anche per chi cerca itinerari all’aria aperta e un turismo lento, lontano dalle mete più affollate.

Una terra da riscoprire

La provincia di Frosinone è una di quelle destinazioni che non hanno bisogno di effetti speciali per conquistare il viaggiatore.

La sua bellezza è discreta. Si rivela lentamente, tra il silenzio di un chiostro medievale, una strada che conduce a un borgo in pietra, il panorama che si apre dopo una salita o il racconto di una leggenda tramandata da generazioni.

Forse è proprio questo il suo fascino più autentico: essere una terra che non si limita a mostrarsi, ma che invita a essere scoperta con calma, un passo dopo l’altro.

Buon viaggio alla scoperta della provincia di Frosinone.

LA CERTOSA DI TRISULTI

Esistono luoghi che sembrano appartenere a un’altra epoca. La Certosa di Trisulti, immersa nei boschi dei Monti Ernici, è uno di questi.

Lontana dai grandi itinerari turistici, questa antica abbazia custodisce secoli di storia, arte e spiritualità. Qui il silenzio non è soltanto un’assenza di rumore, ma parte integrante dell’esperienza: accompagna il visitatore tra chiostri, antiche sale monastiche e una delle farmacie più affascinanti d’Italia.

Visitare la Certosa di Trisulti significa concedersi una pausa dal ritmo quotidiano e scoprire uno dei tesori meno conosciuti del Lazio, a pochi chilometri da Collepardo.

Un monastero immerso nella natura

Prima ancora di raggiungere il complesso monumentale, è il paesaggio a catturare l’attenzione.

La Certosa sorge a oltre 800 metri di altitudine, circondata dai boschi dei Monti Ernici, in una posizione che fin dal Medioevo favoriva il raccoglimento e la vita contemplativa dei monaci certosini.

Ancora oggi questo contesto naturale rappresenta uno dei maggiori punti di forza della visita: il silenzio del bosco e l’aria fresca rendono l’atmosfera quasi sospesa nel tempo.

La storia della Certosa di Trisulti

La Certosa di Trisulti fu fondata all’inizio del XIII secolo per volontà di Papa Innocenzo III, che scelse questo luogo isolato come sede di un importante monastero certosino.

Nel corso dei secoli il complesso fu ampliato e arricchito, assumendo l’aspetto che possiamo ammirare oggi. Pur attraversando numerose vicende storiche, la Certosa ha conservato intatto il suo fascino, diventando uno dei complessi monastici più significativi del Lazio.

Passeggiando tra i suoi edifici è facile cogliere il perfetto equilibrio tra architettura, natura e spiritualità che caratterizza da sempre la vita certosina.

Cosa vedere alla Certosa di Trisulti

Il complesso offre numerosi ambienti di grande interesse storico e artistico.

Tra i più suggestivi spicca la chiesa, impreziosita da decorazioni barocche e opere d’arte che testimoniano la ricchezza culturale del monastero.

Merita una visita anche il chiostro, cuore della vita monastica, dove il silenzio invita ancora oggi alla contemplazione.

Il luogo simbolo della Certosa, però, è senza dubbio l’antica farmacia, considerata una delle più belle d’Italia.

L’antica farmacia

Entrare nella farmacia della Certosa significa fare un salto nel Settecento.

Gli scaffali in legno, gli eleganti vasi per la preparazione dei rimedi e gli splendidi affreschi raccontano il lavoro dei monaci speziali, che per secoli studiarono erbe officinali e prepararono medicinali destinati alla popolazione locale.

È probabilmente l’ambiente più fotografato del complesso e rappresenta uno degli esempi meglio conservati di farmacia monastica italiana.

Perché visitare la Certosa di Trisulti

La Certosa non colpisce per monumentalità, ma per atmosfera.

Qui non si trovano folle di visitatori né percorsi turistici affollati. Ciò che rende speciale questo luogo è la capacità di trasmettere un senso di pace raro da trovare, unito a un patrimonio artistico di grande valore.

È una meta ideale per chi ama il turismo lento, la storia e quei luoghi che riescono ancora a sorprendere proprio perché lontani dai circuiti più battuti.

Informazioni utili per la visita

Prima di organizzare la visita è consigliabile verificare giorni e orari di apertura, che possono variare nel corso dell’anno.

La Certosa si raggiunge facilmente in auto da Collepardo ed è perfetta anche come tappa di un itinerario alla scoperta della Ciociaria. Nelle vicinanze meritano una visita anche il celebre Pozzo d’Antullo e le Grotte di Collepardo, rendendo la zona ideale per una gita di un’intera giornata.

La Certosa di Trisulti è uno di quei luoghi che ricordano quanto il viaggio possa essere anche un’esperienza di contemplazione.

Tra boschi secolari, architetture monastiche e antiche tradizioni, questo monastero continua a raccontare una storia fatta di spiritualità, cultura e bellezza discreta. Una meta poco conosciuta, forse proprio per questo ancora più preziosa, capace di regalare una delle visite più autentiche che il Lazio possa offrire.

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ANAGNI: LA CITTA’ DEI PAPI

Ci sono città che si visitano per i loro monumenti e altre che si ricordano per le storie che custodiscono. Anagni, nel cuore del Lazio, appartiene decisamente alla seconda categoria. Conosciuta come la Città dei Papi, è stata per secoli uno dei centri più importanti della cristianità e ancora oggi conserva un centro storico medievale sorprendentemente integro, fatto di vicoli in pietra, piazze silenziose e palazzi che sembrano raccontare episodi di un passato lontano.

Passeggiando tra le sue strade è impossibile non percepire il peso della storia. Qui soggiornarono quattro pontefici, qui si consumò il celebre Schiaffo di Anagni, uno degli eventi che segnò il tramonto del potere universale del papato medievale, e qui si trova una delle più straordinarie testimonianze artistiche del Medioevo italiano: la Cripta di San Magno, spesso definita la Cappella Sistina del Medioevo.

Se stai cercando cosa vedere ad Anagni in un giorno, questa guida ti accompagnerà alla scoperta dei luoghi più affascinanti della città, alternando curiosità storiche, arte e consigli pratici.

Cosa vedere ad Anagni

Il Palazzo dei Papi e il celebre Schiaffo di Anagni

La visita non può che iniziare dal monumento simbolo della città: il Palazzo dei Papi.

Fu costruito nel XIII secolo e divenne una delle residenze preferite dei pontefici quando Roma era considerata poco sicura. Passeggiando tra le sue sale si percepisce ancora oggi l’importanza politica che Anagni ebbe nel Medioevo.

È proprio qui che nel settembre del 1303 si consumò uno degli episodi più celebri della storia medievale.

Il re di Francia Filippo IV, in aperto conflitto con papa Bonifacio VIII, inviò ad Anagni il suo consigliere Guglielmo di Nogaret insieme a Sciarra Colonna. I due riuscirono a penetrare nel palazzo papale e a catturare il pontefice.

Secondo la tradizione, Sciarra Colonna avrebbe addirittura schiaffeggiato il papa. Sebbene gli storici discutano ancora sulla veridicità del gesto, l’episodio è passato alla storia come il celebre Schiaffo di Anagni, simbolo della crisi dell’autorità papale.

Visitare queste sale significa camminare in uno dei luoghi in cui la storia d’Europa cambiò direzione.

La Cattedrale di Santa Maria

Accanto al Palazzo dei Papi sorge la splendida Cattedrale di Santa Maria, costruita tra XI e XII secolo.

L’esterno è elegante e sobrio, ma è entrando che si comprende perché questo edificio sia considerato uno dei maggiori capolavori dell’arte medievale italiana.

Il pavimento cosmatesco, il chiostro e gli elementi romanici raccontano la ricchezza artistica di un’epoca in cui Anagni rappresentava uno dei principali centri religiosi della penisola.


La Cripta di San Magno: la Cappella Sistina del Medioevo

Se c’è un luogo che da solo vale il viaggio, è senza dubbio la Cripta di San Magno.

Realizzata nel XIII secolo, conserva oltre 500 metri quadrati di affreschi perfettamente conservati, tanto da essere soprannominata la Cappella Sistina del Medioevo.

Le pareti sono interamente ricoperte da scene bibliche, allegorie, santi, simboli e rappresentazioni dell’universo medievale.

Camminando tra questi affreschi si ha quasi la sensazione di entrare in un gigantesco manoscritto miniato.

La ricchezza iconografica è tale che ogni visita permette di scoprire dettagli nuovi.

Anche chi non è appassionato di arte rimane inevitabilmente affascinato dalla straordinaria atmosfera che si respira in questo luogo.

Piazza Innocenzo III

Il cuore della città è Piazza Innocenzo III, dedicata a uno dei papi più importanti della storia della Chiesa.

La piazza è raccolta e silenziosa, circondata da edifici medievali che contribuiscono a creare un’atmosfera quasi sospesa nel tempo.

Sedersi qualche minuto osservando la facciata della Cattedrale permette di cogliere l’anima autentica di Anagni, lontana dai grandi flussi turistici.

Il centro storico medievale

Uno degli aspetti più affascinanti di Anagni è proprio il suo centro storico.

Non serve seguire una mappa precisa.

Anzi, il modo migliore per scoprirlo è lasciarsi guidare dalla curiosità.

Le stradine lastricate salgono e scendono tra case in pietra, antichi archi, scorci panoramici e piccoli cortili nascosti.

Ogni vicolo sembra raccontare un frammento di Medioevo ancora perfettamente conservato.

È una città che invita a rallentare, ad alzare lo sguardo verso i palazzi nobiliari e ad ascoltare il silenzio che ancora oggi caratterizza il borgo.

Le mura e le porte di Anagni

Anagni conserva ancora buona parte della sua cinta muraria medievale.

Passeggiando lungo le antiche porte si comprende facilmente l’importanza strategica che la città ebbe nei secoli passati.

Le mura offrono anche splendidi punti panoramici sulla campagna laziale.

Lo sapevi che…

Anagni custodisce alcune curiosità davvero sorprendenti.

  • È conosciuta come la Città dei Papi perché qui nacquero ben quattro pontefici.
  • Lo Schiaffo di Anagni è considerato uno degli episodi simbolo della fine della supremazia politica del papato medievale.
  • La Cripta di San Magno è uno dei cicli pittorici medievali meglio conservati d’Europa.
  • Il centro storico è rimasto quasi intatto rispetto all’impianto urbanistico medievale.

Dove mangiare ad Anagni

Dopo la visita vale la pena fermarsi in una delle trattorie del centro storico.

La cucina della Ciociaria propone piatti semplici ma ricchi di sapore: paste fatte in casa, carni locali, funghi, tartufi e ottimi vini del territorio, come il Cesanese del Piglio.

È l’occasione perfetta per prolungare l’esperienza e conoscere anche la tradizione gastronomica locale.

Consigli pratici per visitare Anagni

Per visitare Anagni è sufficiente una giornata, anche se chi ama la fotografia e la storia potrebbe facilmente trascorrervi un intero weekend.

Il periodo migliore è la primavera o l’autunno, quando le temperature sono piacevoli e il centro storico è ancora più suggestivo.

L’auto rimane il mezzo più comodo per raggiungere la città, ma Anagni è collegata anche tramite la linea ferroviaria Roma-Cassino.

Se hai più tempo a disposizione, puoi abbinare la visita ad altre splendide località della Ciociaria come AlatriFerentinoFiuggi, Fumone o l’Abbazia di Casamari, costruendo un itinerario ricco di storia, arte e paesaggi.

Perché visitare Anagni

Anagni non è una città che punta sugli effetti speciali. Ti conquista lentamente, con la forza della sua storia e la bellezza discreta dei suoi vicoli.

È una destinazione perfetta per chi ama i luoghi autentici, lontani dal turismo di massa, dove ogni pietra racconta un episodio del passato. Tra il Palazzo dei Papi, la magnificenza della Cripta di San Magno e il fascino del centro medievale, una visita ad Anagni è un viaggio nella storia d’Italia che continua a sorprendere passo dopo passo.

L’ ABBAZIA DI MONTECASSINO

L’Abbazia di Montecassino è una delle abbazie più celebri al mondo ed è considerata la culla del monachesimo occidentale.

Fu costruita nel 529 da San Benedetto e dai monaci che lo avevano seguito da Subiaco, dove già era stato eretto il Monastero di Santa Scolastica.

ABBAZIA DI MONTECASSINO: UN PO’ DI STORIA

La lunga storia dell’abbazia è fatta di alterne vicende di distruzione e rinascita.

Fu distrutta dai terremoti, saccheggiata dai Saraceni e bombardata nella Seconda Guerra Mondiale.

Ma nonostante tutto è ancora lì. Testimone di una storia millenaria.

L’Abbazia visse la sua epoca d’oro nell’XI secolo sotto la guida dell’Abate Desiderio, poi salito al Soglio Pontificio con il nome di Vittore III.

L’Abate Desiderio, oltre ad essere un uomo di fede, si rivelò anche un diplomatico lungimirante.

Instaurò un dialogo volto alla pace ed alla collaborazione con i dominatori Normanni e, durante il Grande Scisma, mantenne buoni rapporti con la chiesa d’Oriente. Fu grazie a lui, infatti, che giunsero da Bisanzio artisti ed architetti per aiutare nella ricostruzione dell’Abbazia.

I lavori terminarono nel 1071. La cerimonia per la consacrazione della chiesa fu uno degli eventi più importanti dell’XI secolo. Vi presero parte vescovi, arcivescovi e gli stessi reali Normanni.

Tuttavia ciò che ha reso l’abbazia famosa in tutto il mondo sono i monaci amanuensi.

Sono loro che, instancabili, lavoravano nello scriptorium cercando di catturare più luce possibile per copiare antichi codici.

E così, mentre ovunque c’erano le tenebre del Medioevo, in quest’Abbazia si lavorava per salvare le opere dei poeti, degli storici e dei naturalisti greci e latini.

Non è un caso che Montecassino sia nota come “Il faro della Civiltà Occidentale”.

I CHIOSTRI DELL’ABBAZIA DI MONTECASSINO

Fonte: Pixabay

L’Abbazia ha tre chiostri.

Nel primo, quello d’ingresso, è possibile ammirare il gruppo bronzeo raffigurante San Benedetto morente, dono del cancelliere tedesco Adenauer, mentre sotto il porticato si trova il mosaico del Cristo tra la Madonna e San Martino.

Usciti dal primo chiostro si entra nel secondo, quello del Bramante. Quello che oggi possiamo ammirare è il frutto di una ricostruzione basata sull’originale disegno del 1595. E’ sicuramente il più scenografico. Ai piedi della gradinata campeggia la statua di San Benedetto, miracolosamente scampata ai bombardamenti del 1944, e quella di sua sorella Santa Scolastica.

Il terzo chiostro è quello dei benefattori. Il suo disegno è attribuito ad Antonio da Sangallo il Giovane e la sua versione originale risale al 1513.

LA BASILICA

Fonte: Pixabay

La facciata della Basilica è caratterizzata da tre porte bronzee. Quella centrale, eseguita a Costantinopoli nel XI secolo, reca scolpito l’elenco dei possedimenti dell’abbazia. Quelle laterali, invece, furono donate dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

L’interno della basilica è stato ricostruito, seguendo l’originario disegno seicentesco, con molti dei materiali recuperati dalle macerie. Qui è possibile ammirare, oltre alle splendide cappelle laterali, gli affreschi di Annigoni che hanno sostituito in parte quelli di Giordano, andati distrutti nel 1944.

L’altare maggiore, interamente ricostruito con elementi originali, si trova esattamente al di sopra del sepolcro di San Benedetto e Santa Scolastica.

Al di sotto dell’altare si trova la cripta, completamente rivestita di mosaici policromi. Realizzata nel 1544 scavando nella viva roccia della montagna, la cripta scampò ai bombardamenti Alleati del secondo conflitto mondiale.

Oggi l’Abbazia dispone anche di un Museo, sorto nel 1980 in occasione delle celebrazioni per il quindicesimo centenario della nascita di San Benedetto (che custodisce, tra l’altro, una splendida Natività del Botticelli),  di una Biblioteca, le cui origini si fanno risalire alla prima metà del VI secolo, e di una foresteria.

INFORMAZIONI UTILI

L’ Abbazia può essere raggiunta in auto (c’è un comodo parcheggio) o con il bus navetta che parte dalla stazione ferroviaria di Cassino.

Chi lo desidera può essere accolto nella foresteria interna del monastero per vivere alcuni giorni di ritiro spirituale seguendo i ritmi della quotidianità monastica.

Per conoscere gli orari di apertura al pubblico visita il sito Abbazia di Montecassino.

Per altre idee su cosa visitare nelle vicinanza dell’Abbazia leggi anche: COSA VEDERE IN PROVINCIA DI FROSINONE

I FANTASMI DEL CASTELLO DI FUMONE

Nel cuore del Lazio sorge uno dei luoghi più misteriosi della Ciociaria: il Castello di Fumone. Questo antico maniero medievale non è famoso solo per la sua storia millenaria, ma anche per le numerose leggende sui fantasmi che da secoli alimentano l’immaginario popolare.

Se ami i viaggi in luoghi poco noti e carichi di fascino, il castello di Fumone non può mancare nel tuo itinerario.

La storia del castello di Fumone

Partiamo dalla storia ufficiale del castello, quella realmente comprovata da documenti e testimonianze.

Fumone fu un importante luogo di avvistamento e segnalazione fin dalle sue remote ed oscure origini. Lo stesso nome “Fumone” deriva dai segnali di fumo che venivano usati per segnalare le invasioni nemiche provenienti da Sud e dirette a Roma.

Nel 962 il castello di Fumone divenne proprietà della Santa Sede grazie alla “Donazione Ottoniana”, per volontà dell’imperatore Ottone I di Sassonia.

In ogni caso l’episodio più importante avvenuto nel castello, quello che ha assegnato a Fumone un posto in tutti i libri di storia, risale al 1295 quando vi fu rinchiuso Papa Celestino V “che fece per viltade il gran rifiuto”.

Il papa morì nel castello il 19 maggio 1296, dopo mesi di dura prigionia, e fu canonizzato nel 1313.

Nel XVI secolo la Santa Sede affidò il castello alla famiglia dei Marchesi Longhi (attuali proprietari) che lo trasformò nella propria residenza estiva e decise di aprirlo al pubblico nel 1990.

Infine una curiosità: il castello ospita il giardino pensile più alto d’Europa, un’oasi sospesa a 800 metri!

Fantasmi e leggende

Passiamo ora all’altra parte storia del castello, quella misteriosa, fatta di avvenimenti inspiegabili e rumori sinistri che riecheggiano nella notte.

Il primo fantasma di Fumone è Maurizio Bordino, antipapa con il nome di Gregorio VII. Bordino, rinchiuso nel castello, ben presto vi trovò la morte. Il suo corpo, sepolto all’interno del maniero, non fu mai ritrovato!

Poi c’è Francesco Longhi-Caetani, il secondo fantasma del castello.

Un bambino morto in circostanze misteriose a metà del XIX secolo. Intorno alla sua scomparsa sono nate varie teorie nel corso del tempo. Tuttora, però, restano ignoti sia gli autori che l’arma del delitto.

Il corpo imbalsamato del piccolo Francesco giace nell’archivio del castello che, come narra la tradizione popolare, di notte riecheggia del pianto di dolore della madre, la Duchessa Emilia.

Visitare il Castello di Fumone

Se dopo aver scoperto queste storie di fantasmi ti è venuta voglia di visitare il castello, sappi che il castello di Fumone è aperto al pubblico e rappresenta una delle mete più affascinanti della Ciociaria.

Per conoscere gli orari di visita ed il costo dei biglietti si può visitare il sito castellodifumone.it

Situato su un’altura di circa 800 metri di altezza, domina la valle del Sacco e offre anche un panorama molto suggestivo sul territorio circostante.

Oltre alle sale storiche del maniero è possibile visitare anche il celebre giardino pensile, considerato uno dei più alti d’Europa.

Una visita al castello può essere facilmente abbinata alla scoperta di altri borghi e luoghi storici della provincia di Frosinone, come Anagni o la Certosa di Trisulti.