NATALE E STORIE DI FANTASMI

Il Natale e le storie di fantasmi sono un binomio molto antico.

Oggi, infatti, le feste natalizie sono considerate un momento di gioia da trascorrere con la famiglia. In passato, invece, questo periodo dell’anno era fortemente legato ai rituali del solstizio d’inverno.

Il solstizio era considerato un periodo di passaggio ed era circondato da un’aura di mistero e magia. Si celebrava la fine del raccolto e ci si preparava ad affrontare la stagione fredda. I brevi giorni, ma soprattutto le lunghe notti che caratterizzano da sempre questo periodo dell’anno, erano considerate il momento più propizio per entrare in contatto con il mondo degli spiriti.

I DRUIDI E I CELTI

Secondo la tradizione druidica, tra le creature più avvezze alle apparizioni durante il periodo del solstizio d’inverno ci sarebbe il “Popolo dei Sìdhe”. Si tratta di un popolo fatato che, secondo la mitologia nordica, è composto da folletti, fate, elfi e gnomi.

Il Sidh, invece, è l’oltretomba celtico. Un mondo felice, parallelo a quello umano, e dimora del Popolo dei Sìdhe.

Esisteva poi lo Spirito di Yule, uno spirito che aveva il compito di portare gioia e amore nelle case nella notte del solstizio.

Inoltre si credeva che in questa notte gli spiriti dei defunti andassero a trovare i propri cari sulla terra.

NATALE E STORIE DI FANTASMI: L’INGHILTERRA VITTORIANA

Con il passare dei secoli, le credenze nordiche legate al solstizio d’inverno si sono fuse con quelle di origine cristiana legate al Natale. Il risultato è stata la nascita di tantissime storie e leggende che aleggiano intorno a questo periodo dell’anno. L’epoca d’oro della loro diffusione fu il periodo vittoriano.

Il racconto ci aveva tenuti col respiro sospeso attorno al focolare, ma, salvo l’ovvia osservazione che era raccapricciante come è giusto che sia una strana storia narrata la vigilia di Natale in una vecchia casa… H. James (Il giro di vite)

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Cosa c’è di più inglese di una famiglia che legge “A Christmas Carol” riunita intorno al focolare, la sera della vigilia di Natale?

Era il 1843 quando vide la luce l’opera – forse più celebre! – di Charles Dickens. Una storia di natalizia fatta di spiriti e speranza di redenzione che consacrò definitivamente il legame tra i fantasmi ed il Natale.

IL RESTO D’EUROPA

Tuttavia sarebbe sbagliato pensare che i racconti di fantasmi durante il periodo natalizio siano una prerogativa unicamente inglese. Infatti la narrazione spaventosa, o spesso fiabesca, è tipica di molte zone, soprattutto rurali, di tutta l’Europa.

“Le fiabe del focolare” recuperate dai Grimm si collocano proprio in questa tradizione. Le storie erano raccontate dalle donne, spesso le anziane di casa, mentre la famiglia si scaldava attorno al camino. Le donne filavano o si dedicavano al cucito, gli uomini sonnecchiavano e, per intrattenere i bambini, le storie prendevano forma, rinnovando una lunga ed antica forma di trasmissione orale della conoscenza.

Il Romanticismo segnò un ritorno alla fiaba, al mito e alla leggenda. Sebbene quella dei fratelli Grimm sia ancora oggi l’opera più famosa, non furono i soli a compiere queste operazioni di recupero. Molti altri ricercatori si addentrarono nello stesso affascinante campo, anche nel secolo successivo. Purtroppo, però, molte storie e leggende andarono ugualmente perdute, semplicemente perché era già troppo tardi per salvare dall’oblio.

NATALE E STORIE DI FANTASMI: CONSIGLI DI LETTURA

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Oggi il legame tra i fantasmi ed il Natale si è allentato, ma non è svanito, come dimostrano le tante antologie e racconti a tema che si possono facilmente trovare sugli scaffali delle librerie.

Ecco qualche suggerimento:

Natale con i fantasmi – AA.VV. – Neri Pozza Editore. Una raccolta di 8 racconti terrificanti, tutti accumunati da un rigido clima invernale e dall’immancabile atmosfera vittoriana.

Tutti i racconti di fantasmi – M.R. James – Newton Compton Editori. 31 racconti che sono diventati un classico del genere. Storie sovrannaturali popolate da spiriti, fantasmi e agghiaccianti apparizioni.

Storie di fantasmi per il dopocena – J. Jerome – Mattioli 1885. Un piccolo capolavoro in cui si alternano fantasmi e umorismo.

Ogni volta che cinque, sei inglesi si raccolgono intorno a un fuoco, la Vigilia di Natale, incominciano a raccontarsi storie di fantasmi. Non siamo soddisfatti, la Vigilia di Natale, se ognuno non racconta i suoi aneddoti – autentici – sugli spettri.  J. Jerome

Adesso non vi resta che spegnere le luci, accendere l’albero di Natale e magari un piccolo lume, accoccolarvi sul divano con una coperta e una tisana calda. E buona lettura a tutti!

Leggi anche: STORIA DELL’ALBERO DI NATALE

NATALE IN ITALIA: LE CITTA’ PIU’ BELLE

Nelle settimane che precedono il Natale, le luci, gli addobbi e le decorazioni invadono le strade, i quartieri e le piazze di tutto il mondo. E se è vero che ogni cosa sembra essere pervasa dalla magia di questo periodo, è vero anche che alcune città, più di altre, sembrano incarnare alla perfezione questo spirito natalizio.

Nel preparare l’elenco delle 5 città italiane più belle da visitare a Natale,  ho volutamente tenuto fuori le mete più convenzionali (come Roma, Napoli e Milano) per fare spazio ad altre città ugualmente interessanti per storia, arte, eventi e spettacoli, ma soprattutto per la magia natalizia che trasmettono.

NATALE A TRENTO

Tra le città italiane più belle a Natale non poteva assolutamente mancare Trento! Il motivo è semplice: i suoi splendidi mercatini natalizi! Ma non è tutto! Trento ha un magnifico centro storico in cui si possono ammirare testimonianze risalenti all’epoca romana, al Medioevo ed al Rinascimento. Assolutamente imperdibili sono: la cattedrale di San Virgilio, in stile romanico, che sorge nell’omonima piazza, sopra ad un’antica basilica paleocristiana; ed il castello del Buonconsiglio, il più importante di tutto il Trentino, residenza dei principi vescovi e simbolo della città.

VERONA

Verona emana sempre un fascino romantico, ma durante il periodo natalizio da il meglio di se’!

E’ una città dall’anima antica, con il suo centro storico che si sviluppa lungo il fiume Adige. 

A dicembre si illumina. Le piazze principali si animano con i mercatini e l’arena diventa il teatro di una mostra internazionale di presepi che arrivano da tutto il mondo. Basta passeggiare tra le sue stradine medievali per vivere la magia del Natale.

Se vuoi saperne di più sulla città di Romeo e Giulietta leggi anche: UN WEEK-END A VERONA

FIRENZE A NATALE

Partendo dal presupposto che per me “Florence is always a good idea!”, c’è da dire che nel periodo natalizio la città è ancora più affascinante del solito.

Da Dicembre alla prima settimana di gennaio, infatti, Firenze brilla grazie al “Green Line”, un bellissimo festival delle luci.

Quest’anno, con l’obiettivo di ridurre il carico energetico, si è scelto di concentrarsi su istallazioni di alta qualità concettuale, piuttosto che sulla quantità. Firenze si “accenderà” tutti i giorni dalle 17:30 alle 24:00, grazie ad una serie di luci artistiche tra cui l’iconica proiezione su Ponte Vecchio.

Inoltre la piazza della Basilica si Santa Croce ospiterà i mercatini di Natale dal 21 novembre al 17 dicembre. 

URBINO

Questa splendida cittadina marchigiana, durante il periodo natalizio, diventa il teatro della manifestazione “Le vie dei presepi”. Le istallazioni sono tantissime e, soprattutto, sono sparse ovunque nella città: dalle vetrine dei negozi, alle Chiese ed ai palazzi d’epoca! Visitare la mostra diventa, quindi, un modo per scoprire la bellezza della città di Raffaello!

Per saperne di più su Urbino leggi anche: COSA VEDERE AD URBINO IN UN GIORNO

MATERA

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Ogni anno, durante il periodo natalizio, nella città di Matera si svolgono numerosi eventi a tema, in grado di creare atmosfere affascinanti e suggestive. Uno di questi è il presepe vivente. Un evento straordinario ed unico nel suo genere, proprio per la naturale somiglianza della città con la Nazareth cristiana. Quest’anno in particolare la manifestazione prende il nome di “Il presepe d’Italia: Luce sul futuro”. Si svolgerà su un percorso lungo circa 4 km, partendo dal centro storico attraversando il sasso Barisano ed il sasso caveoso con oltre 200 presenze tra attori professionisti, figuranti, rievocatori storici e compagnie teatrali provenienti da tutta Italia.

Leggi anche: STORIA DELL’ALBERO DI NATALE

IL PRESEPE: STORIA E TRADIZIONI

L’albero di Natale ha certamente il suo fascino… ma il presepe!?

In questi giorni in cui tutti stanno recuperando da cantine e garage scatoloni pieni di addobbi, luci e statuine non potevo non parlare del presepe.

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UN PO’ DI STORIA

Correva l’anno 1223 quando Francesco d’Assisi, di ritorno dalla Terra Santa, si recò all’eremo di Greccio. Poiché quel luogo gli apparve molto simile a Betlemme, per celebrare il Natale decise di ricreare l’immagine della Natività. Quindi allestì  una mangiatoia, fece portare della paglia, un asino ed un bue, e poi celebrò l’Eucarestia.

Dopo la canonizzazione di San Francesco, moltissime persone vollero replicare quello che aveva fatto il poverello di Assisi. Nacquero così sia le rappresentazioni viventi  che il presepe come lo conosciamo oggi, con statue, casette, e scenografie varie.

Una tradizione tutta italiana dunque, che col tempo si è diffusa nel mondo!

In effetti la Natività è sempre stato un tema pittorico molto utilizzato, le prime testimonianze risalgono addirittura al III secolo, quando un artista ignoto rappresentò la nascita di Gesù nelle catacombe di Priscilla a Roma.

Tuttavia fu solo nel Medioevo – complice la fama di San Francesco!- che la Natività divenne un tema di gran moda tra gli artisti. Basti pensare agli affreschi di Giotto nella Basilica superiore di Assisi, oppure alle successive opere di Piero della Francesca e Botticelli.

Intorno al XVI secolo, soprattutto all’interno delle chiese nell’Italia centrale, si iniziò a rappresentare la Natività con delle statuine poste in ambientazioni naturali. Fu così che il presepe incontrò l’estro artistico degli artigiani partenopei che iniziarono a dar vita a statue in terracotta lavorate a mano e arricchite da tessuti raffinati e preziosi.

Ora che sappiamo come è nata e come si è evoluta la tradizione del presepe non ci resta che scoprire alcuni dei Presepi Viventi più belli e caratteristici d’Italia e le relative date 2024/2025 (date e orari potrebbero variare quindi prima di partire controllate sempre i rispettivi siti internet!).

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PRESEPE VIVENTE DI GRECCIO

Ovviamente questo excursus non poteva che iniziare dal Presepe Vivente più antico del mondo, quello di Greccio! Questo piccolo borgo del reatino tornerà a trasformarsi in Betlemme per la 801esima volta in queste date: 7, 8, 14, 15, 21, 22, 24, 26, 27, 28, 29 e 30 dicembre 2024; 1, 4, 5 e 6 gennaio 2025. Sempre alle ore 17:40 (primo spettacolo) ed alle ore 18:40 (secondo spettacolo), tranne il giorno 24 in cui si terrà un unico spettacolo alle ore 23:00.

Per ulteriori informazioni si può consultare il sito: prolocogreccio

MATERA

Il Presepe Vivente nei Sassi di Matera, alla sua XIII edizione, avrà come titolo “Il presepe d’Italia: Luce sul futuro”.

La manifestazione si svolgerà su un percorso lungo circa 4 km, partendo dal centro storico attraversando il sasso Barisano ed il sasso caveoso con oltre 200 presenze tra attori professionisti, figuranti, rievocatori storici e compagnie teatrali provenienti da tutta Italia. L’itinerario, toccherà tutti gli scorci già noti per essere stati le location di numerosi film che hanno consacrato Matera quale la “Gerusalemme del Sud Italia”. Le date dell’evento sono: 7, 8, 14, 15, 21, 22, 28 e 29 dicembre 2024; 4 e 5 gennaio 2025. Il prezzo del biglietto intero è di 12 Euro; mentre quello ridotto è di 5 Euro. I bambini fino a 5 anni possono accedere gratuitamente.

Per ulteriori informazioni si può consultare il sito: presepematera

TRICASE

Altro Presepe Vivente da tenere in considerazione è quello che si svolge a Tricase in provincia di Lecce. E’ tra i più visitati in Italia, ha luogo in una cornice paesaggistica davvero molto suggestiva ed è particolarmente legato alle tradizioni ed al folklore locale. Le date sono: 25, 26, 28 e 29 dicembre 2024; 1, 4, 5 e 6 gennaio 2025; dalle 17:00 alle 20:30.

Per ulteriori informazioni si può consultare il sito: presepeviventetricase

IL PRESEPE DI CIVITA DI BAGNOREGIO

Il Presepe Vivente di Civita di Bagnoregio è da molti considerato uno dei più belli al mondo in quanto si svolge in un’ambientazione unica nel suo genere. Le date sono: 26 e 29 dicembre 2024; 1, 4, 5 e 6 gennaio 2025 dalle ore 16:00 alle ore 19:00.

Per ulteriori informazioni si può consultare il sito: presepevivente

Leggi anche: STORIA DELL’ALBERO DI NATALE

COSA FARE A NATALE IN ABRUZZO

Il periodo di Natale in Abruzzo è ricco di iniziative ed esperienze tutte da scoprire.

Questa regione, infatti, è una meta affascinante durante tutto l’anno, ma nel periodo di Natale diventa ancora più suggestiva.

Oltre ai classici mercatini, si possono visitare splendidi borghi, castelli maestosi e viaggiare a bordo della “Transiberiana  d’Italia”.

Ecco, dunque, alcune idee ed informazioni pratiche su cosa fare nel periodo di Natale in Abruzzo.

MERCATINI DI NATALE IN ABRUZZO

L’AQUILA

I mercatini offrono la possibilità di vivere la magia del Natale nel centro storico del capoluogo abruzzese addobbato a festa.

Circondata dalla splendida cornice delle vette degli Appennini, L’Aquila continua il suo percorso di rinascita anche attraverso questo tipo di iniziative che contribuiscono a rianimare il centro città, danno nuova luce ai monumenti storici e propongono squisite degustazioni delle eccellenze enogastronomiche locali.

Dall’8 Dicembre al 6 Gennaio, i mercatini di Natale animeranno Corso Vittorio Emanuele con le tradizionali casette in legno dove trovare prodotti artigianali, dolci tipici come i torroni e decorazioni natalizie. 

AVEZZANO

Nella città di Avezzano ogni anno si tiene la manifestazione “Magie di Natale” con l’allestimento del mercatino in piazza Risorgimento, nel cuore del centro storico. 

Le casette di legno espongono prodotti di artigianato locale e delizie enogastronomiche tipiche (come gli arrosticini!) e tante golosità natalizie.

Ci saranno anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio ed il trenino di Babbo Natale per fare un giro tra le vie addobbate della città.

Per scoprire tutti i mercatini che si svolgeranno in Abruzzo si può consultare il sito: mercatinidinatale.it

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VISITARE ROCCA CALASCIO

Ovviamente ogni periodo dell’anno ha il suo fascino, ma visitare Rocca Calascio nel periodo natalizio è davvero magico. Se poi è già caduta la prima neve, il castello e le vallate circostanti avranno un aspetto decisamente fiabesco!  

Il Castello di Rocca Calascio è visitabile tutto l’anno, salvo condizioni meteo davvero avverse. La visita è libera, dalle 9.00 fino al tramonto.

Per saperne di più su questo maestoso maniero, simbolo dell’Abruzzo e inserito dal National Geographic tra i 15 castelli più belli al mondo, puoi leggere: IL CASTELLO DI ROCCA CALASCIO

NATALE IN ABRUZZO: LA TRANSIBERIANA ITALIANA

Un’altra bellissima esperienza che è possibile fare nel periodo di Natale (e non solo!) è quella di regalarsi un viaggio nel tempo sulla suggestiva “transiberiana italiana”.

Questo appellativo, carico di forza evocativa, è il nome con cui è conosciuta la Ferrovia dei Parchi. La linea venne inaugurata nel 1897 per consentire il collegamento dagli Abruzzi con il versante tirrenico e Napoli, tanto da essere nota anche come “la Napoletana”.

I binari della Ferrovia dei Parchi attraversano le aree protette del Parco Nazionale della Maiella, del Parco Nazionale d’Abruzzo e della riserva MaB Collemeluccio-Montedimezzo Alto Molise.

L’espressione “Transiberiana d’Italia” nacque, invece, nel 1980.

Luciano Zeppegno, giornalista e scrittore, trovandosi a viaggiare su questa linea, fu testimone di una improvvisa nevicata nella zona degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo. L’impressione di trovarsi circondato da un paesaggio siberiano di ben altre latitudini lo suggestionò a tal punto da scrivere un articolo su questa esperienza, pubblicato sulla rivista “Gente Viaggi”, in cui appunto parlava della “Transiberiana d’Italia”.

Trent’anni dopo l’associazione culturale le Rotaie ha ripreso l’appellativo nella speranza che potesse suscitare interesse nell’opinione pubblica scongiurando la dismissione della linea. Cosa che, fortunatamente, è accaduta!

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CURIOSITA’ ED INFORMAZIONI

Le carrozze impiegate sono le cosiddette “cento porte”, vetture risalenti agli anni ’30, dai suggestivi interni e sedute in legno, composte ciascuna da 4 ambienti da 24, 16, 16 e 24 posti, con porte di salita/discesa da entrambi i lati.

Vi è poi l’impiego di una carrozza “corbellini”, vettura più recente, risalente agli anni ’50, con due ambienti da 32 posti.

Il biglietto per viaggiare sulla transiberiana d’Italia è acquistabile esclusivamente sul sito ferroviadeiparchi.

Nel periodo delle feste vengono organizzati degli speciali “Treni di Natale” che consentono di visitare molti dei tradizionali mercatini.

Per altre idee su cosa visitare in Abruzzo:

DOVE SOGGIORNARE

Le case vacanza “Le Masserie” si trovano a Villetta Barrea, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Villetta Barrea, infatti, occupa una posizione strategica all’interno del Parco, tanto che con brevi spostamenti in auto è possibile raggiungere la Camosciara, Pescasseroli, il lago di Scanno, Forca d’Acero, la Val Fondillo e tanti altri luoghi tra i più belli del centro Italia.

Per saperne di più clicca qui!

MERCATINI DI NATALE IN ITALIA

I mercatini di Natale hanno una storia ultracentenaria.

Il primo documento scritto in cui se ne parla ufficialmente risale al 1434. In quel periodo, infatti, nella città di Dresda si iniziarono ad organizzare le prime fiere di piccoli artigiani.

Da allora i mercatini si sono diffusi in tutto il Nord Europa e poi in ogni angolo del mondo, Italia inclusa!

In questo articolo faccio un breve excursus tra i mercatini di Natale che si possono trovare nelle varie zone d’Italia.

Alcuni sono dei must, mentre altri sono forse un po’ meno conosciuti. In ogni caso lo scopo è sempre lo stesso: trasformare ogni occasione in un viaggio alla scoperta del nostro Paese!

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I MERCATINI DI NATALE “ORIGINALI” DELL’ALTO ADIGE

Bolzano, Merano, Bressanone, Vipiteno e Brunico: sono i 5 mercatini “originali” dell’Alto Adige.

Hanno in comune l’atmosfera romantica e l’attenzione alla sostenibilità.

A Bressanone è possibile passeggiare in carrozza per le vie della città e ammirare presepi, sculture in legno e altri oggetti di artigianato. Mentre le specialità tipiche della Valle Isarco allietano il palato di grandi e piccoli buongustai. Inoltre è possibile godersi della musica natalizia nella cornice di Piazza del Duomo, circondati da maestose dimore centenarie.

A Merano, invece, l’appuntamento è tra le casette di legno che esporranno tutti i prodotti tipici altoatesini, illuminati da uno scenografico allestimento di luci. Qui le melodie natalizie ed il profumo dei dolci appena sfornati che aleggia nell’aria contribuiscono a creare un’autentica magia di Natale.

Cangianti ghirlande luminose, originali idee regalo e squisite prelibatezze per solleticare il palato. Dall’Avvento fino a inizio gennaio 2025, la città medievale di Vipiteno mette in mostra il suo lato più romantico e si trasforma in un’autentica fiaba invernale.

GLI ALTRI MERCATINI DEL TRENTINO (TRENTO E DINTORNI)

Il mercatino di Trento si svolgerà dal 23 novembre 2024 al 6 gennaio 2025.

Le casette di legno animeranno il cuore della città, tra piazza Fiera e piazza Cesare Battisti.

Negli chalet si potranno trovare tutte le eccellenze artigianali locali, mentre a quelle eno-gastronomiche sarà dedicato un intero angolo gourmet chiamato “Sapori del Mercatino”.

Il mercatino di Trento è anche un ottimo punto di partenza per visitarne tanti altri allestiti nei piccoli borghi vicini. Come per esempio Rovereto oppure Avio che accoglierà i visitatori nel suo castello addobbato a festa.

AOSTA

Il Marché Vert Noël di Aosta si svolgerà dal 23 novembre 2024 fino al 6 gennaio 2025.

Il mercatino natalizio trasforma alcuni luoghi della città, come le piazze Roncas, Caveri e Giovanni XXIII, in incantevoli villaggi alpini.

Ogni giorno i visitatori potranno curiosare alla ricerca di originali idee regalo. Le produzioni artigianali esposte comprendono oggetti in legno, articoli di antiquariato, accessori di abbigliamento, addobbi natalizi, prodotti eno-gastronomici tipici valdostani, dolciumi e pasticceria.

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CANDELARA

Candelara è uno dei piccoli e meravigliosi borghi della provincia di Pesaro e Urbino, con un centro storico molto caratteristico, circondato da una cinta muraria quattrocentesca.

In occasione del Natale ospiterà uno dei mercatini più romantici in assoluto: “Candele a Candelara”.

Il nome è dovuto al fatto che le grandi protagoniste dell’evento saranno proprio le candele. Innanzitutto perché saranno esposte nelle varie casette di legno, insieme a tanti altri oggetti legati all’artigianato e all’enogastronomia. E poi perché saranno proprio le candele ad illuminare il borgo. Infatti ogni giorno della manifestazione, sul far della sera, la luce elettrica verrà spenta e, per 15 minuti, tutto sarà illuminato solo dalla calda luce delle candele!

Candele a Candelara si svolgerà nelle seguenti date: 23-24-30 Novembre e 1-7-8-14-15 Dicembre 2024.

Per ulteriori informazioni si può consultare il sito: candelara.it

MERCATINI DI NATALE IN ITALIA: AREZZO

Arezzo è tra le città più belle da visitare in questo periodo dell’anno. Nella meravigliosa location di Piazza Grande, infatti, tornerà per la nona volta il “Villaggio Tirolese”.

Imperdibile per tutti gli appassionati di prodotti artigianali tipici del Tirolo, dell’Austria e della Germania.

I mercatini saranno aperti da oggi, sabato 16 novembre, fino a domenica 29 dicembre 2024, dal giovedì alla domenica!

Per ulteriori informazioni: mercatininatalearezzo.it

MONTEPULCIANO

Circondati dalla bellezza medievale di questo borgo toscano si potrà visitare il “Villaggio di Natale” che ospita il più grande mercatino del Centro Italia ed il Castello di Babbo Natale, ricco di sorprese e attrazioni, non solo per i più piccoli.

L’evento, giunto alla sua XI edizione, si svolgerà nei weekend 16-17 novembre, 23-24 novembre, 30 novembre – primo dicembre, 6-8 dicembre, 14-15 dicembre, e dal 20 dicembre al 6 gennaio 2025.

Per ulteriori informazioni si può visitare il sito: nataleamontepulciano

MERCATINI DI NATALE IN ITALIA: L’AQUILA

Circondata dalla splendida cornice delle vette degli Appennini, L’Aquila continua il suo percorso di rinascita.

I mercatini, infatti, contribuiscono a rianimare il centro città, danno nuova luce ai monumenti storici e propongono squisite degustazioni delle eccellenze enogastronomiche locali.

Dall’8 Dicembre al 6 Gennaio, i mercatini di Natale animeranno Corso Vittorio Emanuele con le tradizionali casette in legno dove trovare prodotti artigianali, dolci tipici come i torroni e decorazioni natalizie. 

CASTELLO DI LIMATOLA (BENEVENTO)

Limatola è un piccolo borgo sannita a circa mezz’ora dalla Reggia di Caserta.

Il suo castello normanno ospiterà la manifestazione “Cadeau al Castello” in cui si potrà andare in giro per mercatini, ma anche divertirsi con gli elfi e fare visita a Babbo Natale.

L’apertura è prevista per i giorni 8, 9 e 10 novembre e poi ininterrottamente dal 15 novembre all’8 dicembre 2024.

Leggi anche: STORIA DELL’ALBERO DI NATALE

I CALENDARI DEL MONDO

ORIGINI E CURIOSITA’ SUI CALENDARI DEL MONDO – aggiornato il 30 dicembre 2023

“Che anno è?”

La domanda sembra banale e, probabilmente, nella maggior parte dei paesi del mondo la risposta sarà la stessa, ma il fatto è che esistono molti calendari diversi da quello gregoriano e miliardi di persone li usano quotidianamente, se non altro per programmare le feste religiose.

I CALENDARI SOLARI E LUNARI

La maggior parte dei calendari che sono nati nel corso della storia si sono basati sul Sole o sulla Luna.

Il problema dei calendari lunari, però, è che si basano su mesi di circa 29 giorni e mezzo e quindi finiscono per avere degli anni con circa 11 giorni in meno rispetto all’anno solare. Questo è il motivo per cui i calendari lunari, alla lunga, non rispettano le stagioni. Per esempio, agosto potrebbe capitare alcuni anni in estate ed altri in inverno!

Per ovviare a questi inconvenienti sono nati i calendari solari o lunisolari.

I calendari lunisolari (fatti cioè osservando sia la Luna che il Sole) sono quelli che seguono le fasi della Luna, ma che aggiungono un mese extra per colmare il ritardo che altrimenti si accumulerebbe rispetto all’anno solare.

Anche i calendari solari, però, hanno i loro problemi. Un anno solare, ovvero il tempo che la Terra impiega per fare un giro intorno al Sole, dura infatti 365,24219 giorni. È il motivo per cui quasi ogni calendario prevede mesi di diversa durata o anni bisestili, cioè con un giorno in più, per rimettersi in pari.

L’ultima, fondamentale, questione da tenere presente quando si parla di calendari riguarda il loro inizio, cioè il momento dal quale si decide di iniziare a contare, il loro anno zero. Questo momento viene definito “epoca“. Per intenderci, nel caso del calendario gregoriano, “l’epoca” è la nascita di Gesù.

IL CALENDARIO GREGORIANO

E’ un calendario solare e venne introdotto nel 1582 da papa Gregorio XIII.

Lo scopo era quello di sistemare i ritardi accumulati dal precedente calendario, quello giuliano (introdotto da Giulio Cesare). Dopo aver consultato tutti gli esperti del caso, papa Gregorio XIII decise che dopo giovedì 4 ottobre 1582 ci sarebbe stato direttamente venerdì 15 ottobre.

Così!… Giusto per rimettersi in pari!

Per evitare di dover cancellare altri 10 giorni dalla storia del mondo, il calendario gregoriano applicò alcune modifiche a quello giuliano, stabilendo che è bisestile ogni anno multiplo di quattro, fatta però eccezione per gli anni multipli di 100 (anche detti “secolari”) che non sono allo stesso tempo multipli di 400. Chiaro, no?

Tradotto. Il 2000 è stato bisestile (perché multiplo di 4 e di 400), ma il 1900 non lo è stato e il 2100 non lo sarà (perché secolari e quindi multipli di 4, ma non di 400).

Così facendo, ogni 4 secoli ci sono 97 anni bisestili.

In modo tale che il calendario gregoriano sia quasi allineato con quello solare.

Ma nell’anno 4905 si ritroveranno a essere avanti di un giorno esatto rispetto all’anno solare!

IL CALENDARIO ISLAMICO

È lunare e la sua “epoca” è il 16 luglio 622 del calendario giuliano: il giorno dell’Egira, l’abbandono della Mecca da parte di Maometto.

Essendo lunare, i suoi 12 mesi sono tutti da 29 o 30 giorni, per un totale di 354 o 355 giorni e prevede anni bisestili.

Il fatto che il calendario islamico sia lunare e non preveda aggiustamenti all’anno solare fa sì che le sue festività, come per esempio il Ramadan, possano cadere in ogni stagione. In base a questo calendario siamo attualmente nell’anno 1444!

Ci sono anche calendari islamici leggermente diversi, infatti in Iran ed in Afghanistan si usa il calendario persiano, che è solare ed è attualmente nell’anno 1441!

IL CALENDARIO EBRAICO

È lunisolare e fu elaborato per la prima volta poco prima che nascesse Gesù: all’inizio la durata di ogni mese veniva decisa di volta in volta, guardando la luna.

Nel corso degli anni, però, subì diverse evoluzioni che lo resero più preciso.

In questo calendario gli anni sono raggruppati in cicli di 19 anni e possono avere 12 o 13 mesi, e i mesi possono avere 29 o 30 giorni.

Secondo questo calendario, la cui “epoca” corrisponde al momento della creazione del mondo (Anno Mundi),  siamo nel 5783!

IL CALENDARIO CINESE

È lunisolare e i mesi iniziano con la luna nuova. È molto simile a quello ebraico, perché costruito in base a cicli di anni da 12 e da 13 mesi, alternati.

Nel corso degli anni ci sono state diverse revisioni che hanno portato alla nascita di vari calendari cinesi o di origine cinese.

Attualmente è in corso l’anno del coniglio, mentre il nostro 10 febbraio 2024 inizierà quello del drago!

I CALENDARI INDUISTI

Ce ne sono tantissime varianti, tutte piuttosto complicate!

Il fatto è che questi calendari si basano su “metodo multidimensionale per strutturare il tempo, combinando informazioni sui giorni lunari, i giorni solari, i mesi lunari, i mesi solari, i movimenti del Sole e della Luna in relazione agli altri corpi celesti, e altri elementi astronomici”.

In sintesi, in questi calendari ci sono sia mesi lunari che mesi solari.

La data di inizio del calendario induista (sia solare, sia lunisolare) è il 23 gennaio 3102 a.C. nel calendario gregoriano; da questa data, ogni anno è indicato con il numero di anni “trascorsi”.

Ad esempio, nel 2023 del calendario gregoriano, sono trascorsi 5125 anni nel calendario induista, perciò questo è il 5126º anno.

Il calendario nazionale indiano (talvolta chiamato calendario Saka) è il calendario civile ufficialmente in uso in India e gli anni corrispondono al Calendario Gregoriano – 78.

Quindi: 2023 – 78 = 1945!

IL CALENDARIO BUDDHISTA

Anche il calendario buddista è una derivazione dei calendari induisti.

Il suo anno zero coincide però con la morte di Buddha avvenuta nel 543 a.C.

Quindi per questo calendario siamo nell’anno 2566!

GLI ALTRI CALENDARI

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Ci sono tantissimi altri calendari:

Quello copto che è diviso in 13 mesi ed ha come “anno zero” il momento in cui Diocleziano divenne imperatore romano.

Il calendario rivoluzionario sovietico, che da oltre un secolo confonde gli studenti di tutto il mondo che studiano una rivoluzione d’ottobre, avvenuta però a novembre!

Quello etiope (solare).

Quello giuliano rivisto, che potrebbe essere anche più preciso del gregoriano!

E poi c’è il calendario dei Maya, che andò molto di moda qualche anno fa tra i catastrofisti di tutto il mondo.

Infine, nella lunga e complessa storia dei calendari, va ricordato il virtuoso – ma incompreso! – tentativo fatto nel 1930 di creare un calendario Mondiale.

Elisabeth Achelis pensò che, partendo dal calendario Gregoriano, si sarebbe potuto creare un calendario sempre uguale, senza anni bisestili, e propose di avere anni di 12 mesi da 30 o 31 giorni, con ma due giorni “extra”, contraddistinti da una lettera e non da un numero.

Questi giorni dovevano essere indicati come W che stava per “Worldsday”, giorno del mondo.

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STORIA DELL’ALBERO DI NATALE

Le origini dell’albero di Natale sono antichissime e piuttosto oscure.

Nella cultura di molti popoli pagani dell’Europa centro-settentrionale il sempreverde rappresentava la vita, la rinascita e la resistenza necessaria per sopravvivere durante la lunga stagione fredda. Veniva decorato con delle luci durante le festività che si svolgevano a ridosso del solstizio d’inverno, il 21 dicembre.

Per i Druidi gli abeti, ed in generale i sempreverdi, avevano un valore magico. Loro, infatti, avevano il compito di traghettare gli uomini dal dominio delle tenebre a quello della luce.

Anche i Vichinghi credevano che l’abete rosso possedesse poteri magici, poiché non perdeva le foglie nemmeno durante l’inverno più gelido. Gli abeti, quindi, venivano tagliati, portati in casa e decorati con dei frutti,  aspettando che tornasse la primavera.

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YULE E L’ALBERO DI NATALE

L’abitudine di decorare alberi in vario modo appartiene dunque a numerose tradizioni. Tuttavia la nascita dell’albero di Natale è collegata (come quella del ceppo natalizio!) prevalentemente a “Yule”, che nelle tradizioni germanica e celtica precristiana, coincide col solstizio d’inverno.

Nei linguaggi scandinavi, il termine Jul significa sia Yule che Natale, e viene talvolta usato anche per indicare altre festività di dicembre. Il termine si è diffuso anche nelle lingue finniche per indicare il Natale (in finlandese “Joulu”). Il legame fra le due tradizioni è dunque evidente!

Anche i Romani usavano decorare le loro case con rami di pino durante le Calende di gennaio.

Con l’avvento del Cristianesimo l’uso dell’albero di Natale si affermò anche nelle tradizioni cristiane. Tuttavia la Chiesa delle origini cercò di sostituirlo con l’agrifoglio, le cui spine ricordavano la corona di Cristo.

L’ALBERO DI TALLINN

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In ogni caso l’uso “moderno” dell’albero di Natale sembrerebbe essere nato in Estonia. A Tallinn, nel 1441, infatti, fu eretto un grande abete nella piazza del Municipio, attorno al quale giovani uomini e donne ballavano alla ricerca dell’anima gemella.

Altri sostengono, invece, che il primo albero di Natale vero e proprio sarebbe nato in Germania. Era l’anno 1611 e, secondo la leggenda, la Duchessa di Brieg aveva già fatto adornare il suo castello per festeggiare il Natale, quando si accorse che un angolo di una delle sale era rimasto completamente vuoto. Per questo, ordinò che un abete del giardino del castello venisse trapiantato in un vaso e portato in quella sala.

In Francia, invece, il primo albero di Natale fu addobbato nel 1840 dalla duchessa d’Orleans. I cattolici, infatti, dopo la riforma di Martin Lutero (1483-1546), consideravano un’usanza protestante quella di decorare alberi per celebrare il Natale e quindi erano un po’ diffidenti…

L’EPOCA VITTORIANA

L’unica cosa certa nella lunga e misteriosa storia dell’albero di Natale è che la sua diffusione in tutto il mondo è merito del principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha. Il marito della regina Vittoria aveva origini tedesche e volle introdurre nelle proprie residenze l’uso a lui familiare dell’albero di Natale.

La novità si estese presto come una moda in tutto il Regno Unito. Un contributo fondamentale fu quello della rivista “The Illustrated London News” che nel 1848 propose una litografia raffigurante la famiglia reale attorno all’albero di Natale. Così la tradizione invase ben presto tutte le case inglesi… o almeno quelle di chi se lo poteva permettere!

Da quel momento in poi le famiglie nobili e le più abbienti iniziarono a decorare le loro case sulla scia del palazzo reale. Per tradizione, l’albero si acquistava nei giorni precedenti il Natale, ma si decorava alla Vigilia (tradizione rimasta ancora oggi negli Stati Uniti).

Gli alberi venivano venduti senza radici, montati su una base in legno oppure liberi da appoggi, per essere infilati in grandi vasi pieni di terra. La base era ricoperta con drappi o con muschio su cui, in alcuni casi, veniva costruito un paesaggio con casette, fattorie, monti, ferrovie…

L’ALBERO DI NATALE IN ITALIA

In Italia la prima ad addobbare un albero di Natale fu la regina Margherita nella seconda metà dell’Ottocento al Quirinale. Da lì la moda si diffuse velocemente in tutto il paese. L’albero di Natale, infatti, è una delle poche tradizioni straniere ad essere arrivate in Italia quando era ancora una “novità”, ovvero ben prima della sua diffusione nella società consumistica del secondo dopoguerra.

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IL CAPODANNO NEL MONDO

Capodanno nel mondo: 10 tradizioni curiose per festeggiare l’anno nuovo

C’è chi a mezzanotte brinda con lo spumante, chi mangia lenticchie, chi indossa qualcosa di rosso e chi, più semplicemente, affida al nuovo anno un desiderio che non ha avuto il coraggio di formulare ad alta voce nei dodici mesi precedenti. Il Capodanno, in fondo, è questo: una soglia simbolica. Un passaggio. Un piccolo rito collettivo in cui il tempo smette di essere una faccenda astratta e si trasforma in gesto, superstizione, festa e speranza.

E proprio per questo è affascinante scoprire come si festeggia il Capodanno nel mondo. Perché se il desiderio di lasciarsi alle spalle ciò che è stato e inaugurare bene ciò che verrà è universale, i modi per farlo cambiano da Paese a Paese: ci sono luoghi in cui si mangiano chicchi d’uva, altri in cui si salta da una sedia, altri ancora in cui si ascoltano 108 rintocchi di campana o si brinda con un bicchiere di champagne pieno di cenere.

Viaggiare attraverso le tradizioni di Capodanno nel mondo significa allora fare qualcosa di più di un semplice giro del globo tra curiosità folkloristiche. Significa entrare, anche solo per un momento, nell’immaginario di culture diverse, nei loro simboli di prosperità, nei loro riti scaramantici, nel modo in cui ciascun popolo prova a sedurre la fortuna.

Dall’Europa al Giappone, passando per il Sud America e le isole del Pacifico, ecco 10 tradizioni di Capodanno nel mondo che raccontano quanto il 31 dicembre possa essere diverso — e incredibilmente simile — a ogni latitudine.

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Come si festeggia Capodanno nel mondo: le tradizioni più curiose

1. In Spagna si mangiano 12 chicchi d’uva allo scoccare della mezzanotte

Se ti stai chiedendo come si festeggia Capodanno in Spagna, la risposta più celebre è una sola: con 12 chicchi d’uva, uno per ogni rintocco della mezzanotte e uno per ogni mese dell’anno che verrà. La tradizione è particolarmente sentita a Madrid, dove migliaia di persone si radunano in Puerta del Sol per seguire i dodici colpi dell’orologio e mangiare l’uva in perfetto sincronismo.

È un rito che unisce allegria e superstizione: chi riesce nell’impresa senza perdersi tra un acino e l’altro si assicura, almeno simbolicamente, un anno fortunato.
A Barcellona, poi, l’inizio dell’anno può diventare persino più audace: c’è chi lo inaugura con il primo bagno in mare, una tradizione per stomaci forti e piedi gelati.

2. In Germania il dolce di Capodanno può nascondere una sorpresa poco gradita

Fra le più curiose tradizioni di Capodanno in Europa c’è quella tedesca dei Pfannkuchen, dolci simili ai krapfen che si mangiano la notte del 31 dicembre. Fin qui tutto bene. Il dettaglio divertente è che, in mezzo ai dolci ripieni di marmellata o liquore, può nascondersene uno farcito con la senape.

Trovarlo non è propriamente un piacere per il palato, ma secondo la tradizione dovrebbe portare fortuna. Una specie di test di resistenza al nuovo anno: se sopravvivi al krapfen sabotato, probabilmente puoi sopravvivere anche a gennaio.

3. In Irlanda si bussa alle porte con il pane, in Inghilterra si fa entrare il nuovo anno dalla soglia

Le tradizioni di Capodanno nel Regno Unito cambiano sensibilmente da una sponda all’altra del Mare d’Irlanda. In Irlanda è considerato di buon auspicio bussare alla porta dei vicini con una pagnotta di pane, gesto che richiama l’idea di abbondanza, condivisione e prosperità domestica.

In Inghilterra, invece, sopravvive l’antica usanza della first footing: allo scoccare della mezzanotte si apre la porta per lasciar uscire simbolicamente l’anno vecchio e si accoglie il primo ospite del nuovo anno, preferibilmente con piccoli doni augurali come pane, sale o carbone. Un rito domestico e teatrale, in cui la soglia di casa diventa il confine fra ciò che si lascia indietro e ciò che si desidera attirare.

4. In Danimarca si salta da una sedia e si rompono piatti davanti alla porta degli amici

Fra i riti più eccentrici del Capodanno nel mondo c’è sicuramente quello danese. In Danimarca si usa salire su una sedia e saltare giù allo scoccare della mezzanotte: un modo letterale per “entrare” nel nuovo anno.

Ma non è tutto. Per tradizione, durante l’anno si conservano piatti e bicchieri rotti per poi lasciarli davanti alla porta di amici e parenti la notte di San Silvestro. Più cocci si trovano sullo zerbino, più si è amati. Una dichiarazione d’affetto un po’ aggressiva, ma decisamente memorabile.

5. Capodanno nel mondo: in Russia i desideri si scrivono, si bruciano e si bevono

Se ami i rituali scenografici, il Capodanno in Russia merita un posto d’onore. Qui la notte di San Silvestro può trasformarsi in una piccola cerimonia esoterica: si scrive su un foglietto un desiderio per l’anno nuovo, lo si brucia, si raccolgono le ceneri e le si versano in un bicchiere di champagne da bere entro la mezzanotte.

Il tutto in una manciata di secondi, possibilmente senza perdere il sangue freddo.
A rendere il quadro ancora più interessante c’è un dettaglio storico: in Russia il nuovo anno viene festeggiato due volte, una secondo il calendario gregoriano e una secondo quello giuliano, con il cosiddetto “Vecchio Capodanno” che cade a metà gennaio. In pratica, una seconda possibilità per fare un brindisi migliore del primo.

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Capodanno nel mondo fuori dall’Europa: riti, superstizioni e simboli

6. In Brasile ci si veste di bianco e si salta fra le onde

Se pensi al Capodanno in Brasile, probabilmente ti viene in mente Rio de Janeiro: spiagge affollate, fuochi d’artificio e persone vestite di bianco. Ed è esattamente così. Il bianco, nella tradizione brasiliana, è un colore di purificazione e buon auspicio, mentre il mare diventa il luogo simbolico in cui lasciare andare l’anno trascorso e affidare desideri a quello nuovo.

In alcune celebrazioni si usa anche saltare sette onde, esprimendo un desiderio per ciascuna. È un Capodanno luminoso, quasi rituale, in cui la festa si intreccia con elementi di spiritualità popolare e con l’eredità delle religioni afro-brasiliane.

7. In Argentina si indossa intimo rosa e si pensa alla fortuna nel lavoro

Tra le usanze di Capodanno del Sud America c’è quella argentina di indossare biancheria intima rosa la notte del 31 dicembre. Il colore, associato alla benevolenza e all’affetto, dovrebbe favorire un anno felice sul piano sentimentale, ma non solo.

A tavola compaiono anche i fagioli, considerati di buon auspicio soprattutto per il lavoro e la stabilità economica. Una tradizione che racconta bene una verità universale: a Capodanno i buoni propositi romantici convivono sempre benissimo con quelli professionali.

8. In Giappone il nuovo anno arriva con 108 rintocchi di campana

Fra le tradizioni più affascinanti del Capodanno nel mondo c’è senza dubbio quella giapponese. La notte del 31 dicembre, nei templi buddhisti del Giappone, le campane risuonano 108 volte durante il rito chiamato Joya no Kane.

Secondo la tradizione buddhista, i 108 rintocchi servono a liberare l’essere umano dai 108 desideri terreni o impurità che lo allontanano dalla serenità. È un’immagine bellissima, e molto diversa dall’idea occidentale di Capodanno come festa rumorosa: qui il passaggio al nuovo anno non è solo celebrazione, ma anche purificazione, raccoglimento, desiderio di ricominciare con maggiore leggerezza.

9. Nelle Samoa si può festeggiare il Capodanno a 24 ore di distanza pur essendo vicinissimi

Fra le curiosità geografiche più sorprendenti legate al Capodanno nel mondo ci sono le Samoa. Le isole di Samoa e Samoa Americane si trovano a poca distanza l’una dall’altra, eppure il nuovo anno può arrivare con un giorno di differenza a causa della linea internazionale del cambio di data.

Il risultato è quasi romanzesco: due territori separati da pochi chilometri, ma divisi nel tempo. Da una parte il Capodanno è già passato, dall’altra deve ancora cominciare. È uno di quei casi in cui il calendario smette di sembrare una convenzione innocua e si rivela, improvvisamente, una faccenda quasi metafisica.

10. Il primo Capodanno nel mondo arriva nel Pacifico, l’ultimo su un atollo sperduto

A ricordarci che il Capodanno nel mondo è anche una questione di fusi orari ci pensano due luoghi remoti del Pacifico. I festeggiamenti iniziano per primi nelle isole di Kiribati, mentre gli ultimi a salutare il nuovo anno sono gli abitanti di territori come Howland Island, uno degli atolli più isolati del pianeta.

È un dettaglio geografico, certo, ma ha qualcosa di poeticamente vertiginoso: mentre da una parte del mondo qualcuno ha già stappato lo champagne, altrove c’è ancora tempo per l’ultima cena dell’anno, per un bilancio tardivo o per cambiare programma all’ultimo minuto.

Perché ci piacciono tanto le tradizioni di Capodanno nel modo?

Che si tratti di mangiare uva in Spagna, di ascoltare i 108 rintocchi in Giappone o di tuffarsi nell’oceano in Brasile, le tradizioni di Capodanno nel mondo hanno tutte qualcosa in comune: trasformano un momento astratto — il passaggio da un anno all’altro — in un gesto concreto, ripetibile, quasi rassicurante.

Sono riti che parlano di fortuna, prosperità, amore, salute, lavoro, cambiamento. Parlano del nostro bisogno di credere che esista un modo giusto per ricominciare. E forse è proprio questo il loro fascino: non importa quanto siano diverse le culture, quanto cambino i paesaggi o le lingue, perché alla fine dell’anno tutti facciamo più o meno la stessa cosa. Cerchiamo un segno favorevole. Un piccolo talismano. Una storia da raccontarci per entrare nel futuro con meno paura e un po’ più speranza.

Scoprire come si festeggia Capodanno nel mondo è un modo divertente per viaggiare restando fermi, ma anche per osservare da vicino quanto le tradizioni sappiano raccontare l’identità di un Paese. Dietro un chicco d’uva, un salto da una sedia o un rintocco di campana si nasconde spesso una visione del tempo, della fortuna e della vita quotidiana.

E forse è proprio per questo che il Capodanno continua ad affascinarci: perché cambia forma a ogni latitudine, ma conserva ovunque la stessa promessa. Quella di poter ricominciare.

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INVERNO IN EUROPA: LE 5 CITTA’ PIU’ BELLE DA VISITARE

Ho sempre viaggiato molto di più in primavera e in estate che non in inverno. Un po’ per esigenze pratiche, un po’ per abitudine, un po’ perché negli anni mi è capitato spesso di organizzare partenze quando le giornate erano lunghe, le valigie leggere e l’idea di una fuga europea sembrava quasi automaticamente legata al sole.

Il problema, però, è che io il caldo non l’ho mai amato troppo. E così mi è successo più di una volta di passeggiare per qualche città europea in pieno agosto, con il sole alto e l’afa che appannava l’entusiasmo, pensando a quanto sarebbe stato più bello trovarmi lì in inverno, con i tetti imbiancati, la nebbia che sfuma i contorni e una tazza fumante tra le mani.

Credo di aver cominciato a stilare mentalmente questa lista proprio salendo verso il castello di Praga in una giornata di fine estate, immaginando la città avvolta da una luce lattiginosa, i ponti sulla Moldava immersi nel silenzio del freddo e i caffè storici pieni di persone in cerca di rifugio. Da allora mi è rimasta addosso una convinzione piuttosto netta: alcune città europee danno il meglio di sé proprio in inverno.

Non soltanto per l’estetica — che pure conta, eccome, tra mercatini, luci, facciate gotiche e profumo di cannella — ma anche per una questione di ritmo. Tolto il periodo natalizio, l’inverno è spesso una stagione più quieta, con meno folla, prezzi più ragionevoli e una sensazione più autentica della vita locale. È il momento in cui le città smettono di essere soltanto sfondi perfetti per una foto e tornano a essere luoghi da vivere, magari lentamente, tra una passeggiata nel freddo e una sosta in un caffè storico.

Se stai cercando dove andare in inverno in Europa, ecco allora 5 città bellissime da visitare almeno una volta nella stagione più fredda dell’anno.

BUDAPEST, TRA TERME, PONTI SUL DANUBIO E ATMOSFERE DA ROMANZO MITTELEUROPEO

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Tra le città da visitare in inverno in Europa c’è Budapest. La capitale ungherese, con il suo profilo elegante affacciato sul Danubio, sembra fatta apposta per i mesi freddi: ponti illuminati, palazzi austeri, caffè storici, viali monumentali e quel fascino un po’ malinconico, un po’ teatrale, che le ha fatto guadagnare soprannomi impegnativi come Perla del Danubio o Parigi dell’Est.

In inverno Budapest ha qualcosa di profondamente cinematografico. La città si riempie del profumo di spezie, dolci e vin brûlé, mentre le luci natalizie trasformano il centro in un susseguirsi di scorci da cartolina. Passeggiare tra le bancarelle del mercatino di Piazza Vörösmarty, fare shopping lungo l’elegante Andrássy út o fermarsi ad ammirare la Basilica di Santo Stefano illuminata dopo il tramonto sono esperienze che restituiscono bene il carattere della città.

Ma il vero privilegio di Budapest in inverno è un altro: le terme. C’è qualcosa di irresistibile nell’idea di immergersi nell’acqua calda delle Széchenyi mentre intorno l’aria è gelida e il vapore sale verso il cielo. È uno di quei momenti che da soli giustificano il viaggio. Se poi vuoi completare il quadro, aggiungi una pattinata sulla pista di ghiaccio del Városliget, accanto a Piazza degli Eroi e al castello di Vajdahunyad: il risultato è una delle mete invernali più affascinanti d’Europa.

PRAGA, LA CITTA’ CHE IN INVERNO SEMBRA USCITA DA UNA FIABA GOTICA

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Se dovessi scegliere una città europea capace di incarnare alla perfezione l’idea stessa di inverno, probabilmente direi Praga. Forse perché il suo fascino è già naturalmente teatrale, forse perché le sue guglie, i ponti e le facciate barocche sembrano nati per essere osservati attraverso una leggera foschia, o forse semplicemente perché poche città sanno essere romantiche senza diventare leziose come la capitale ceca.

Praga in inverno è una città che invita a rallentare. Ci si perde volentieri tra le stradine della Città Vecchia, si attraversa il Ponte Carlo mentre i lampioni si riflettono sulla Moldava, si alza lo sguardo verso le torri e i tetti rossi con la sensazione di trovarsi dentro una scenografia perfetta. E poi, naturalmente, c’è il Castello di Praga, che d’inverno acquista ancora più fascino: meno affollato, spesso avvolto da una luce lattiginosa, capace di rendere il panorama sulla città ancora più suggestivo.

Se ami i mercatini di Natale, qui troverai alcuni dei più belli d’Europa, soprattutto quelli allestiti nella Piazza della Città Vecchia e in Piazza San Venceslao. Ma anche oltre il periodo natalizio Praga resta una meta perfetta per l’inverno: i caffè storici, le birrerie, le pasticcerie e i chioschi che servono svařák, il tradizionale vin brûlé ceco, fanno parte dell’esperienza tanto quanto i monumenti. In altre parole: se cerchi una città romantica da visitare in inverno in Europa, Praga resta una delle scelte più convincenti.

INVERNO IN EUROPA: TALLINN

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Tra le città più belle da visitare in inverno in EuropaTallinn è forse quella che riesce a sorprendere di più. La capitale estone, affacciata sul Mar Baltico, possiede un centro storico medievale tra i meglio conservati del continente e, nei mesi freddi, sembra quasi accentuare la propria identità nordica: torri appuntite, tetti innevati, strade acciottolate, facciate color pastello e una luce tersa che rende tutto più nitido, più essenziale, più fiabesco.

Non è un caso che Tallinn venga spesso associata all’immaginario del Natale. In inverno la Town Hall Square si riempie di bancarelle, decorazioni e profumi speziati, e il cuore della città vecchia assume quell’atmosfera raccolta che ci si aspetta da una capitale del Nord. Ma sarebbe riduttivo pensarla soltanto come meta natalizia. Tallinn è affascinante anche dopo le feste, quando il centro si svuota un po’, il freddo si fa più intenso e la città sembra tornare a una dimensione quasi silenziosa.

Passeggiare tra chiese medievali, case mercantili, palazzi gotici e antiche mura è il modo migliore per apprezzarla. Qui l’inverno non è un semplice sfondo stagionale: è parte integrante del paesaggio urbano, quasi un elemento architettonico. E per chi ama le città raccolte, eleganti e un po’ malinconiche, Tallinn è una destinazione da tenere seriamente in considerazione.

BRUGES, IL RIFIGIO PERFETTO PER CHI SOGNA UN INVERNO DA CIOCCOLATA CALDA E CANALI

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Ci sono luoghi che sembrano nati per assecondare una certa idea di viaggio romantico, e Bruges rientra perfettamente in questa categoria. La capitale delle Fiandre occidentali è una città che sembra progettata per il piacere della passeggiata: un dedalo di viuzze acciottolate, piazze eleganti, canali silenziosi, facciate a gradoni e antichi edifici mercantili che restituiscono intatta la grazia del suo passato medievale.

In inverno, tutto questo diventa ancora più suggestivo. Il freddo rende più piacevole rifugiarsi in un caffè storico, le luci natalizie aggiungono una nota teatrale alle piazze del centro e l’intera città sembra rallentare, come se si prendesse il lusso di mostrarsi con più calma. Il centro storico di Bruges, inserito dall’UNESCO tra i Patrimoni dell’Umanità, è uno di quei luoghi in cui conviene semplicemente camminare senza fretta, lasciandosi guidare dai ponticelli, dai riflessi sull’acqua e da quella bellezza composta, quasi discreta, che è tipicamente fiamminga.

Quando il freddo comincia a farsi sentire sul serio, la soluzione è semplice: rifugiarsi in uno dei suoi caffè e ordinare una vera cioccolata calda belga, densa e confortante come poche altre cose al mondo. Se l’idea di inverno che hai in mente comprende canali, facciate medievali e pomeriggi trascorsi tra cioccolaterie e librerie, Bruges potrebbe essere la tua città.

INVERNO IN EUROPA: VIENNA

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Vienna è una di quelle città che sembrano aver fatto della stagione fredda una forma di stile. In inverno, la capitale austriaca appare ancora più coerente con la propria immagine: elegante, composta, un po’ aristocratica, con i suoi palazzi imperiali, i musei monumentali, le piazze solenni e quella tradizione di caffè storici che rende il freddo quasi un pretesto per rallentare.

Visitare Vienna in inverno significa concedersi il piacere di alternare la città monumentale a quella più intima. Da una parte ci sono Schönbrunn, la Hofburg, la Cattedrale di Santo Stefano, il Belvedere e i grandi musei; dall’altra ci sono i tavolini dei caffè, le sale da concerto, le pasticcerie, i teatri e tutto quel repertorio di piccoli riti urbani che fanno di Vienna una città da vivere con una certa lentezza. Diciamolo: ci si sente molto meno in colpa a ordinare una fetta di Sachertorte quando fuori ci sono pochi gradi.

Se ami la musica classica, l’inverno è anche una stagione perfetta per assistere a un concerto in una delle sale storiche della città o in alcuni dei suoi edifici più iconici. E se invece il tuo ideale di viaggio comprende mercatini di Natale, vetrine eleganti e atmosfere mitteleuropee, Vienna resta una delle grandi certezze del continente.

DOVE ANDARE IN INVERNO IN EUROPA: QUALE CITTA’ SCEGLIERE?

Naturalmente questa non è una classifica oggettiva — e forse è proprio questo il bello. Le città più belle da visitare in inverno in Europa potrebbero essere molte di più: da Copenaghen a Monaco di Baviera, da Londra a Cracovia. Ma queste cinque hanno in comune una qualità che, secondo me, fa davvero la differenza: sanno trasformare il freddo in parte dell’esperienza, senza subirlo.

Sono città in cui l’inverno non è una stagione “di ripiego”, ma un modo diverso di viaggiare. Un modo più lento, più raccolto, forse persino più elegante. Quello in cui si cammina con il cappotto addosso e una meta in tasca, ma si finisce per ricordare soprattutto il profumo di cannella in una piazza, il calore di un caffè, la luce di fine pomeriggio su un ponte o il silenzio di una città sotto la neve.

Se stai pensando a dove andare in inverno in Europa, spero che questa piccola lista possa offrirti qualche ispirazione. E magari anche una buona scusa per smettere di considerare l’inverno soltanto come una stagione da sopportare.