LA CASCATA DELLE MARMORE

La cascata delle Marmore è la più alta cascata artificiale d’Europa e tra le più alte del mondo.

Si trova a circa 7 Km dalla città di Terni ed è formata dall’incontro dei fiumi Nera e Velino.

Il suo nome deriva dai sali di carbonato di calcio presenti sulle rocce che, quindi, appaiono simili al marmo bianco.

Se stai pensando di visitare la cascata delle Marmore, in questo articolo troverai tante informazioni utili e consigli pratici per organizzare il tuo viaggio!

CASCATA DELLE MARMORE: UN PO’ DI STORIA

La Cascata è il risultato di una incredibile opera di ingegneria romana!

Nel 271 a.C., il console romano Manio Curio Dentato ordinò la costruzione di un canale- chiamato Cavo Curiano- allo scopo di far defluire le acque stagnanti del lago Velino in direzione del salto naturale di Marmore. Da lì, infatti, l’acqua sarebbe precipitata direttamente nel fiume Nera, affluente del Tevere.

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente ebbe fine anche la manutenzione del canale, il che portò ad una diminuzione del deflusso delle acque ed alla progressiva trasformazione in palude della Piana Reatina. Nel 1422, dopo molte vicissitudini e grazie all’intervento di Gregorio XII, venne costruito un nuovo canale per ripristinare la portata originaria del fiume.

Nei secoli seguenti furono realizzate varie opere per garantire il corretto funzionamento o cercare di migliorare quanto già costruito.

Successivamente, nel XIX secolo, le acque della cascata iniziarono ad essere utilizzate per la loro forza motrice. In questo modo Terni diventò sede delle note Acciaierie; mentre, negli anni successivi, la cascata iniziò ad essere sfruttata intensamente per la produzione di energia idroelettrica.

LA LEGGENDA

Sulle origini della cascata c’è anche un’antica leggenda, solitamente raccontata dallo Gnefro.

Fonte: Pixabay

Lo Gnefro (chiamato anche Gnèfru), nella cultura popolare umbra, è una creatura leggendaria, simile al folletto, che è solita vivere in gruppi nei pressi della cascata delle Marmore, del lago di Piediluco e lungo il fiume Nera.

Secondo questa leggenda, una ninfa di nome Nera si innamorò del giovane pastore Velino. L’amore dei due giovani, che appartenevano a due mondi diversi, era impossibile e, quando la dea Giunone li scoprì, trasformò la ninfa Nera in un fiume, come punizione per aver trasgredito alla regola che non consentiva l’amore con gli esseri umani. Velino, sconsolato, si gettò a capofitto dalla rupe di Marmore credendo che Nera stesse annegando in quelle acque che prima non c’erano. Giove, per evitargli una morte certa, durante il volo lo trasformò in acqua, così da permettergli di salvarsi e ricongiungersi con Nera per l’eternità.

INFORMAZIONI UTILI

La cascata delle Marmore è a flusso controllato.

Questo significa che, in alcuni momenti della giornata, la cascata ha una portata minima ridotta (0,3 metri cubi/secondo) perché gran parte dell’acqua del fiume Velino viene utilizzata per la produzione di energia elettrica.

Il flusso dell’acqua è regolato attraverso delle chiuse e, a orari stabiliti, viene aumentato formando un salto spettacolare. Poco prima dell’orario di rilascio dell’acqua, un segnale acustico avvisa dell’inizio. Il getto d’acqua della cascata inizierà ad aumentare progressivamente, raggiungendo in pochi minuti il suo massimo ed offrendo uno spettacolo unico ai visitatori. Per conoscere gli orari di rilascio dell’acqua clicca qui!

Per accedere al parco di cui la cascata fa parte è necessario acquistare un biglietto.

È possibile farlo sia in loco, nelle biglietterie fisiche che si trovano nei pressi del parcheggio, oppure on-line, evitando la fila! Per conoscere tariffe e convenzioni clicca qui.

Acquistando il biglietto, che ha validità giornaliera, si ha libero accesso a tutti i 6 sentieri che attraversano il parco. Solo il balcone degli innamorati è visitabile esclusivamente con visita guidata, anch’essa acquistabile sia online che presso le biglietterie.

All’interno del parco ci sono Bar e aree pic-nic. Presso il Centro di Educazione Ambientale posto nell’area escursionistica è possibile ricevere informazioni, acquistare servizi e gadget.

È consigliabile avere un abbigliamento comodo con scarpe da ginnastica o da trekking. Inoltre, soprattutto se si ha intenzione di percorrere i sentieri più vicini alla cascata o fare la visita guidata al balcone degli innamorati, è indispensabile avere un impermeabile!

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EREMI D’ABRUZZO: 7 LUOGHI DA VISITARE

Eremi d’Abruzzo: 7 luoghi di pace tra montagne, storia e spiritualità

Ci sono viaggi che si misurano in chilometri e altri che si misurano in silenzi.

L’Abruzzo appartiene senza dubbio alla seconda categoria. È una regione capace di sorprendere con la straordinaria varietà dei suoi paesaggi: dalle spiagge che si affacciano sull’Adriatico alle vette del Gran Sasso e della Majella, passando per borghi medievali, boschi secolari e altopiani dove la natura detta ancora il ritmo delle giornate.

Tra i suoi tesori più affascinanti ci sono gli eremi d’Abruzzo, piccoli luoghi di culto costruiti in equilibrio tra roccia e cielo. Alcuni sembrano nascere direttamente dalla montagna, altri si raggiungono soltanto percorrendo antichi sentieri che attraversano gole profonde, faggete e pareti calcaree.

Molti di questi santuari sono legati alla figura di Pietro da Morrone, il futuro papa Celestino V, che proprio tra queste montagne scelse una vita di preghiera, contemplazione e solitudine.

Visitare gli eremi della Majella e del Gran Sasso significa immergersi in un paesaggio dove natura, arte e spiritualità convivono da secoli in perfetto equilibrio. Sono mete ideali non soltanto per i pellegrini, ma anche per gli appassionati di trekking, fotografia e cammini, oltre che per chi desidera scoprire il volto più autentico e meno conosciuto dell’Abruzzo.

Ecco sette eremi che raccontano l’anima più mistica di questa splendida regione.

Fonte: Pixabay

Eremi d’abruzzo: Fratta Grande

Il viaggio tra gli eremi d’Abruzzo inizia nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, nei pressi della frazione di Pretara, nel comune di Isola del Gran Sasso d’Italia, dove sorge il piccolo Eremo di Fratta Grande.

È uno di quei luoghi che colpiscono proprio per la loro semplicità.

La piccola costruzione sembra quasi appoggiarsi alla parete rocciosa che costeggia il torrente Ruzzo, fondendosi perfettamente con il paesaggio circostante. Qui il rumore dell’acqua e il silenzio della montagna accompagnano il visitatore in un’atmosfera di rara tranquillità.

L’edificio venne realizzato da Fra Nicola Torretta, considerato l’ultimo eremita del Gran Sasso, che trascorse qui gran parte della propria esistenza dedicandosi alla preghiera e alla meditazione.

Nonostante le dimensioni modeste, l’eremo possiede un fascino particolare: rappresenta infatti uno degli ultimi esempi della lunga tradizione eremitica che per secoli ha caratterizzato le montagne abruzzesi.

Più che un monumento, Fratta Grande è un invito a rallentare e ad ascoltare il silenzio della natura.

Eremo di San Venanzio

Tra le spettacolari gole scavate dal fiume Aterno, all’interno della Riserva Naturale Regionale Gole di San Venanzio, si trova uno dei luoghi di culto più suggestivi dell’intero Abruzzo.

L’Eremo di San Venanzio è strettamente legato alla figura del giovane martire al quale è dedicato e custodisce una delle testimonianze religiose più importanti della regione.

L’attuale santuario incorpora una grotta naturale che rappresenta il nucleo originario del luogo di culto. Secondo la tradizione, proprio qui il santo trovò rifugio e lasciò impressa nella roccia l’impronta del proprio corpo, ancora oggi oggetto di devozione popolare.

L’interno conserva interessanti affreschi del Cinquecento raffiguranti i quattro Evangelisti e altri soggetti sacri, mentre una suggestiva Scala Santa, interamente scavata nella roccia, conduce fino alla piccola cavità naturale affacciata un tempo sul fiume.

La visita all’eremo permette anche di esplorare uno degli ambienti naturalistici più spettacolari dell’Abruzzo, dove il canyon, la vegetazione mediterranea e le pareti calcaree creano un paesaggio di grande fascino.

È una meta perfetta per chi desidera unire arte, spiritualità e una piacevole escursione nella natura.

Eremo di San Michele Arcangelo

Ai piedi del Monte Pizzalto, nel territorio di Pescocostanzo, si nasconde uno dei più antichi luoghi di culto rupestri dell’Appennino.

L’Eremo di San Michele Arcangelo, immerso nel verde del Parco Nazionale della Majella, è costituito da due ambienti completamente scavati nella roccia: uno destinato alle celebrazioni religiose e uno più piccolo che, secondo la tradizione, offriva riparo ai pastori durante la transumanza.

La prima testimonianza storica certa risale al 1183, quando l’eremo viene citato in una bolla di papa Lucio III.

Tuttavia, molti studiosi ritengono che il sito fosse già frequentato in epoca romana e che solo successivamente, con la diffusione del Cristianesimo e la presenza longobarda nell’Italia centro-meridionale, sia stato dedicato a San Michele Arcangelo, santo particolarmente venerato dai Longobardi.

La scelta non fu casuale.

Fin dall’Alto Medioevo il culto dell’Arcangelo Michele si diffuse soprattutto nei luoghi montani, dove grotte e pareti rocciose evocavano simbolicamente il rapporto tra la terra e il cielo.

Ancora oggi questo piccolo santuario conserva intatto il suo fascino primitivo e rappresenta una tappa ideale per chi ama coniugare storia, escursionismo e spiritualità.

Fonte: Pixabay

Eremi d’abruzzo: Sant’Onofrio al Morrone

Pochi chilometri sopra Sulmona, incastonato sulle pendici del Monte Morrone, si trova uno degli eremi più celebri d’Abruzzo.

L’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone è indissolubilmente legato alla figura di Pietro da Morrone, il futuro papa Celestino V, che qui trascorse lunghi periodi di preghiera e contemplazione.

Fu proprio in questo luogo che, nell’estate del 1294, raggiunsero l’eremita i messaggeri inviati da Carlo II d’Angiò per annunciargli la sua elezione al soglio pontificio.

La tradizione racconta che Pietro lasciò l’eremo cavalcando un asino fino a L’Aquila, dove il 29 agosto venne incoronato nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio.

Ancora oggi l’eremo conserva un’atmosfera di straordinaria serenità.

Le terrazze panoramiche regalano una splendida vista sulla Valle Peligna, mentre gli ambienti interni raccontano la vita semplice e austera di colui che sarebbe passato alla storia come il “Papa del Gran Rifiuto”.

Visitare questo luogo significa ripercorrere uno dei capitoli più affascinanti della storia medievale italiana, immersi in uno scenario naturale di rara bellezza.

Eremo di San Bartolomeo in Legio

Tra tutti gli eremi d’Abruzzo, quello di San Bartolomeo in Legio è probabilmente il più scenografico.

Situato nel territorio di Roccamorice, si mimetizza perfettamente sotto un’imponente parete calcarea che lo protegge come una gigantesca volta naturale. Da lontano è quasi invisibile: sembra nascere direttamente dalla roccia, in un equilibrio perfetto tra architettura e paesaggio.

Le origini dell’eremo risalgono a prima dell’anno Mille, ma il suo aspetto attuale è legato soprattutto all’opera di Pietro da Morrone, che lo restaurò intorno al 1250 trasformandolo in uno dei principali luoghi di preghiera della comunità celestiniana.

L’interno è essenziale, in perfetta sintonia con lo spirito di austerità che caratterizzava la vita degli eremiti. Un semplice altare custodisce la statua lignea di San Bartolomeo, mentre una piccola vasca ricavata nella parete raccoglie l’acqua di una sorgente considerata miracolosa dalla tradizione popolare.

Attorno all’eremo sono nate numerose leggende e pratiche devozionali che ancora oggi sopravvivono nella memoria degli abitanti della valle.

Per raggiungerlo occorre percorrere uno dei sentieri che salgono da Decontra di Caramanico Terme oppure da Macchie di Coco, nel comune di Roccamorice. Il cammino richiede un po’ di allenamento, ma ogni passo viene ripagato da panorami spettacolari e dalla sensazione di avvicinarsi a un luogo rimasto sospeso nel tempo.

Fonte: Pixabay

Eremo San Giovanni all’Orfento

Se esiste un luogo capace di rappresentare la dimensione più estrema dell’eremitismo abruzzese, questo è senza dubbio San Giovanni all’Orfento.

L’eremo si trova a oltre 1.200 metri di altitudine, nel cuore della Riserva Naturale della Valle dell’Orfento, uno degli ambienti più incontaminati del Parco Nazionale della Majella.

Qui la natura domina incontrastata.

Boschi di faggio, profonde gole e pareti di roccia accompagnano il visitatore lungo un percorso che già di per sé rappresenta un’esperienza immersiva.

Tra il 1284 e il 1293 questo luogo fu abitato da Pietro da Morrone, che vi trovò il silenzio e l’isolamento necessari alla propria vita contemplativa. Ancora oggi è considerato uno degli eremi più inaccessibili legati alla figura del futuro Celestino V.

L’accesso è regolamentato proprio per preservare il delicato equilibrio ambientale della valle. Dopo aver ottenuto l’autorizzazione prevista dagli enti competenti, si raggiunge l’eremo attraversando Piana Grande e proseguendo lungo stretti sentieri che si inoltrano nella faggeta fino alle spettacolari gole dell’Orfento.

La fatica della camminata viene ampiamente ricompensata dalla bellezza del luogo.

Più che una semplice meta escursionistica, San Giovanni all’Orfento rappresenta un invito a rallentare, ad ascoltare il silenzio del bosco e a riscoprire quel dialogo profondo tra uomo e natura che caratterizza tutta la tradizione eremitica della Majella.

Eremi d’abruzzo: il Santo Spirito

Tra gli eremi d’Abruzzo, Santo Spirito a Majella è sicuramente uno dei più monumentali.

Immerso in una fitta faggeta, a circa 1.130 metri di altitudine, domina dall’alto il vallone di Santo Spirito, nel territorio di Roccamorice. Anche in questo caso l’architettura sembra fondersi con la montagna: il complesso è addossato alla parete rocciosa e si sviluppa su più livelli, creando uno degli scorci più suggestivi dell’intero Parco Nazionale della Majella.

Le sue origini sono molto antiche e probabilmente precedono l’anno Mille.

Nel corso dei secoli l’eremo accolse importanti figure della storia religiosa medievale, tra cui Desiderio, il futuro papa Vittore III, che vi soggiornò nel 1053.

Qualche decennio più tardi arrivò anche Pietro da Morrone, destinato a lasciare un’impronta profonda nella storia del monastero e dell’intera spiritualità abruzzese.

Nel Seicento il complesso venne ampliato con la costruzione del cosiddetto Palazzo del Principe, fatto edificare dai Caracciolo di San Buono come foresteria destinata ad accogliere pellegrini e viandanti.

Con la soppressione degli ordini religiosi del 1807 iniziò invece un lungo periodo di abbandono, interrotto solo da brevi ritorni della vita monastica.

Oggi l’eremo è stato restaurato e rappresenta una delle tappe più affascinanti per chi desidera conoscere gli eremi della Majella.

Passeggiando tra gli ambienti scavati nella roccia, le terrazze panoramiche e gli antichi locali del monastero, si ha la sensazione che il tempo abbia rallentato il proprio corso. È un luogo dove storia, natura e spiritualità convivono ancora oggi in perfetto equilibrio.

CONSIGLI UTILI PER VISIATARE GLI EREMI D’ABRUZZO

La maggior parte degli eremi d’Abruzzo si trova all’interno del Parco Nazionale della Majella o del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ed è raggiungibile attraverso sentieri escursionistici di diversa difficoltà.

Prima della partenza è sempre consigliabile verificare l’apertura degli eremi e le condizioni dei percorsi, soprattutto dopo periodi di pioggia o durante la stagione invernale.

Per affrontare le escursioni è opportuno indossare scarponcini da trekking, portare con sé acqua, un cappello e una giacca leggera anche nei mesi estivi, poiché il clima in montagna può cambiare rapidamente.

I periodi migliori per visitare gli eremi sono la primavera e l’autunno, quando le temperature sono piacevoli e i boschi della Majella regalano colori spettacolari. L’estate resta comunque un’ottima stagione, soprattutto per gli itinerari situati a quote più elevate.

Molti di questi luoghi conservano ancora oggi una forte dimensione spirituale. Per questo motivo è importante visitarli con rispetto, mantenendo un comportamento discreto e contribuendo a preservare il silenzio che da secoli li caratterizza.

UN VIAGGIO NEL CUORE DELL’ABRUZZO PIU’ AUTENTICO

Visitare gli eremi d’Abruzzo significa scoprire una regione diversa da quella raccontata dalle classiche guide turistiche.

Qui il viaggio non è fatto soltanto di panorami spettacolari, sentieri immersi nella natura o monumenti di grande valore storico. È soprattutto un’esperienza che invita a rallentare, ad ascoltare il silenzio della montagna e a riscoprire un rapporto più autentico con il paesaggio.

Che tu sia un appassionato di trekking, un amante della storia medievale o semplicemente un viaggiatore curioso, questi antichi luoghi di culto sapranno regalarti un Abruzzo sorprendente, dove ogni sentiero conduce non solo verso una meta, ma anche verso una diversa prospettiva sul viaggio stesso.

CIOCIARIA: 6 METE NATURALI DA SCOPRIRE

Quando si pensa alla Ciociaria vengono subito in mente abbazie, castelli e borghi medievali. Eppure questo angolo del Lazio custodisce anche un patrimonio naturalistico sorprendente, fatto di grotte millenarie, laghi carsici, profonde voragini e gole scolpite dall’acqua nel corso dei millenni.

Se ami i luoghi ancora poco conosciuti, i paesaggi incontaminati e il turismo lento, la provincia di Frosinone saprà sorprenderti. Ecco sei meraviglie naturali da visitare almeno una volta, perfette per una gita fuori porta o un weekend all’insegna della natura.

Grotte di Pastena

Tra le più affascinanti grotte turistiche del Lazio, le Grotte di Pastena rappresentano uno dei più importanti complessi carsici dell’Italia centrale.

Scoperte nel 1926 dal barone Carlo Franchetti e aperte al pubblico già l’anno successivo, durante la Seconda guerra mondiale offrirono rifugio a numerosi abitanti della zona. Ancora oggi conservano il fascino di un luogo modellato pazientemente dalla natura.

Il percorso di visita si sviluppa tra due ambienti molto diversi: il ramo attivo inferiore, dove l’acqua continua a scavare la roccia calcarea dando vita a nuove concrezioni, e il ramo fossile superiore, nel quale il processo di stillicidio si è ormai arrestato da migliaia di anni.

Stalattiti, stalagmiti, laghetti sotterranei e piccole cascate trasformano la visita in un viaggio nel cuore della terra, offrendo uno spettacolo che cambia continuamente grazie all’opera silenziosa dell’acqua.

Ciociaria da scoprire: Grotte di Falvaterra

Pochi sanno che le Grotte di Falvaterra e quelle di Pastena fanno parte di un unico straordinario sistema carsico, collegato da un percorso sotterraneo lungo circa due chilometri e mezzo.

Scavate nel corso dei millenni dalle acque del Rio Obaco all’interno delle rocce calcaree di Monte Lamia, costituiscono uno degli ambienti ipogei più affascinanti del Lazio.

Qui la natura mostra tutta la sua forza creativa: rapide, cascate, piccoli laghi sotterranei, forre e gallerie si alternano a sale ricche di spettacolari concrezioni calcaree.

Proprio per il loro straordinario valore ambientale, nel 2007 le grotte e l’intero bacino del Rio Obaco sono stati dichiarati Monumento Naturale della Regione Lazio, tutelando oltre 130 ettari di territorio.

Lago di Canterno

Nel cuore dei Monti Ernici si trova uno dei luoghi più curiosi della provincia di Frosinone: il Lago di Canterno, che bagna i territori di Ferentino, Fiuggi, Fumone e Trivigliano.

Per secoli è stato conosciuto come il lago fantasma. La sua particolarità consisteva nel riempirsi e prosciugarsi ciclicamente a causa di un inghiottitoio carsico, chiamato Pertuso, che permetteva alle acque di scomparire nel sottosuolo.

Nel 1943 si scoprì che il Pertuso era collegato a una vasta cavità sotterranea. Successivamente l’inghiottitoio venne chiuso artificialmente per consentire la produzione di energia idroelettrica, rendendo il lago permanente.

Oggi rappresenta una preziosa oasi naturalistica, ideale per passeggiate, birdwatching e momenti di relax immersi nella natura.

Ciociaria da scoprire: Grotta di Collepardo

Nel territorio di Collepardo si apre uno dei complessi carsici più spettacolari del Lazio: la Grotta di Collepardo, nota anche come Grotta dei Bambocci per le suggestive forme assunte dalle sue concrezioni calcaree.

Il lento stillicidio dell’acqua, che continua da migliaia di anni, ha scolpito un susseguirsi di sale ricche di stalattiti e stalagmiti dalle forme sorprendenti, capaci di stimolare l’immaginazione dei visitatori.

Nel 2008 un’importante campagna archeologica ha inoltre riportato alla luce reperti umani, ceramici e resti faunistici risalenti alla media Età del Bronzo, dimostrando che quest’area era frequentata già circa 3.500 anni fa.

La visita permette così di compiere un doppio viaggio: nelle profondità della Terra e nella storia più antica della Ciociaria.

Pozzo d’Antullo

Imponente, misterioso e circondato da antiche leggende, il Pozzo d’Antullo è una delle più grandi voragini carsiche d’Europa.

Situato a poca distanza dal centro di Collepardo, ai piedi dei Monti Ernici, si è formato in seguito al crollo della volta di un’antica grotta.

Con un diametro di circa 140 metri, una profondità di oltre 60 metri e pareti quasi verticali, il Pozzo offre uno spettacolo naturale davvero sorprendente.

Sul fondo cresce una fitta vegetazione, mentre un’antica tradizione racconta che in passato i pastori vi calassero le greggi per sfruttare i pascoli protetti dalle pareti della dolina.

Oggi è uno dei luoghi simbolo del carsismo laziale e una tappa imperdibile per gli appassionati di geologia e fotografia naturalistica.

Le Gole del Melfa

Tra le meraviglie naturalistiche più spettacolari della provincia di Frosinone ci sono senza dubbio le Gole del Melfa, un ambiente selvaggio dove la natura conserva ancora un fascino primordiale.

Il percorso si sviluppa per circa quindici chilometri tra la Valle del Liri e la Valle di Comino, attraversando i territori di Roccasecca, Santopadre, Colle San Magno, Arpino, Casalattico e Casalvieri.

L’elevato valore naturalistico dell’area ha portato l’Unione Europea a riconoscerla come sito di particolare interesse per la tutela di numerose specie animali, tra cui rapaci, caprioli e lupi. Le Gole costituiscono inoltre un Monumento Naturale, grazie al loro straordinario patrimonio geologico e botanico.

Quando il fiume Melfa è ricco d’acqua, il paesaggio diventa ancora più suggestivo: rapide, salti d’acqua e piccole cascate accompagnano il cammino fino all’antico Eremo dello Spirito Santo, raggiungibile attraverso una storica mulattiera scavata nella roccia. Poco distante si trova la spettacolare Cascata del Muraglione, uno degli angoli più scenografici dell’intera valle.

Questa è la Ciociaria più autentica: silenziosa, selvaggia e ancora tutta da scoprire.

IL PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO

Nel Parco Nazionale d’Abruzzo la montagna non è soltanto un paesaggio: è un modo di vivere.

Lo si percepisce nei piccoli borghi, dove le piazze continuano a essere luoghi d’incontro, nei boschi che arrivano fino alle case e nel rapporto, ancora profondo, che lega le persone al ritmo delle stagioni. Qui il viaggio non è fatto di tappe da collezionare, ma di momenti da assaporare con calma, seguendo il tempo della natura più che quello dell’orologio.

È un territorio in cui uomo e natura hanno imparato, nei secoli, a convivere con rispetto. Gli animali selvatici non sono soltanto una presenza simbolica del Parco, ma fanno parte della quotidianità di chi vive queste montagne. Non è raro vedere un cervo attraversare un prato al tramonto o ascoltare, nelle sere d’autunno, il richiamo del cervo in amore che riecheggia nei boschi. È proprio questa convivenza silenziosa a rendere il Parco Nazionale d’Abruzzo uno dei luoghi più autentici d’Italia.

Anche i borghi raccontano questo legame profondo con il territorio. Le case in pietra, i balconi fioriti, le botteghe di paese e le trattorie dove la cucina segue ancora il ritmo della tradizione restituiscono l’immagine di un Abruzzo che ha saputo custodire la propria identità senza trasformarla in una semplice attrazione turistica.

Il bello di queste montagne, infatti, non è soltanto ciò che si vede, ma il modo in cui invitano a rallentare. Qui si cammina senza fretta, si osserva con attenzione e si riscopre il piacere di lasciarsi sorprendere da un panorama, da un incontro o da un piccolo borgo arroccato sulla roccia.

Il Parco custodisce decine di sentieri, laghi, vallate e paesi da esplorare. Quelli che seguono sono tre luoghi che, più di altri, raccontano l’anima autentica di questo straordinario angolo d’Abruzzo.

Barrea e il suo lago: il borgo che si specchia nell’acqua

Tra i paesi più suggestivi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Barrea conquista fin dal primo sguardo.

Il borgo si arrampica su uno sperone roccioso che domina il lago omonimo, regalando uno degli scorci più iconici dell’intero Parco. Passeggiando tra i vicoli del centro storico si incontrano archi in pietra, piccole piazze e scorci panoramici che si aprono improvvisamente sulle montagne circostanti, mentre nella parte più alta del paese il castello e l’antica torre ricordano le sue origini medievali.

Ai piedi del borgo si estende il Lago di Barrea, bacino artificiale realizzato nel 1950 grazie allo sbarramento del fiume Sangro. Con i suoi riflessi che cambiano colore durante la giornata e le montagne che si specchiano sull’acqua, è diventato uno dei simboli del Parco.

Le sue rive, condivise con Villetta Barrea e Civitella Alfedena, sono attraversate da piacevoli percorsi ciclopedonali che permettono di passeggiare immersi nella natura, alternando boschi, punti panoramici e piccole spiagge dove concedersi una pausa durante la bella stagione.

È uno di quei luoghi in cui non serve fare molto: basta sedersi davanti al lago e lasciarsi accompagnare dalla tranquillità del paesaggio.

Val Fondillo: il cuore verde del Parco Nazionale d’Abruzzo

Se esiste un luogo capace di rappresentare l’essenza del Parco Nazionale d’Abruzzo, è probabilmente la Val Fondillo.

Questa ampia vallata, attraversata da torrenti cristallini e circondata da fitte faggete, è il punto di partenza di alcuni dei sentieri più belli dell’intera area protetta. Qui il bosco diventa il vero protagonista del paesaggio e accompagna ogni escursione con il suo alternarsi di luci, ombre e colori che cambiano con il passare delle stagioni.

Tra gli itinerari più conosciuti si trovano il sentiero che conduce alla Grotta delle Fate e il suggestivo Percorso dell’Orso, entrambi immersi in una natura ancora sorprendentemente integra. Alcuni tracciati sono adatti anche alle famiglie, mentre altri richiedono maggiore esperienza e preparazione.

Ma la Val Fondillo non è soltanto una meta per escursionisti. È il luogo ideale anche per chi desidera vivere il Parco con maggiore lentezza: leggere un libro all’ombra dei faggi, ascoltare il rumore dell’acqua che scorre tra le pietre o concedersi un picnic lungo il torrente diventano esperienze semplici che qui acquistano un valore diverso.

Con un po’ di fortuna, durante una passeggiata è possibile avvistare alcuni degli animali simbolo del Parco, ricordando che in queste montagne la fauna selvatica continua a essere parte integrante del paesaggio.

La Camosciara: dove la natura detta ancora le regole

Tra tutti gli ambienti del Parco Nazionale d’Abruzzo, la Riserva Naturale della Camosciara è forse quello che meglio racconta il rapporto tra uomo e natura.

Il suo nome deriva dal camoscio appenninico, specie simbolo del Parco e protagonista di uno dei più importanti progetti italiani di tutela della fauna selvatica.

Qui la montagna è rimasta quasi intatta. Boschi, pareti rocciose e vallate custodiscono uno degli ecosistemi più preziosi dell’Appennino centrale, tanto che gran parte dell’area rientra nella Riserva Integrale, dove la conservazione della natura rappresenta la priorità assoluta.

Anche il modo di visitare la Camosciara riflette questa filosofia. Le automobili si fermano all’ingresso dell’area e il percorso prosegue esclusivamente a piedi, in bicicletta oppure a cavallo. Una scelta che permette di vivere il paesaggio con maggiore consapevolezza e di ridurre l’impatto sull’ambiente.

Dal parcheggio parte un facile itinerario che conduce alle spettacolari Cascate delle Ninfe e delle Tre Cannelle, attraversando faggete e radure dove non è raro osservare la fauna selvatica nel suo habitat naturale.

Più che una semplice escursione, la Camosciara offre l’occasione di ricordare che la natura non è uno scenario costruito per il turismo, ma un equilibrio delicato che continua a esistere grazie al rispetto di chi la visita.

Parco Nazionale d’Abruzzo: un viaggio che insegna a rallentare

Visitare il Parco Nazionale d’Abruzzo significa concedersi il lusso, oggi sempre più raro, di rallentare.

Tra borghi che conservano intatta la propria identità, boschi secolari, laghi di montagna e sentieri che attraversano alcuni degli ambienti più suggestivi dell’Appennino, il viaggio diventa un invito a osservare con più attenzione ciò che ci circonda.

Perché il ricordo più bello che porterai a casa, forse, non sarà soltanto un panorama o una fotografia, ma la sensazione di aver trascorso qualche giorno in un luogo dove il tempo continua, ostinatamente, a seguire il ritmo della natura.

INFORMAZIONI UTILI

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CAMMINO DI SAN BENEDETTO: RACCONTO DI UN’ESPERIENZA

Il Cammino di San Benedetto è uno degli itinerari più affascinanti del Centro Italia. Un percorso di circa 300 km che attraversa Umbria e Lazio, seguendo i luoghi simbolo della vita del Santo.

È un viaggio che unisce natura, storia e spiritualità, ma anche un’esperienza profondamente personale, fatta di lentezza, fatica e scoperta.

Non è necessario percorrerlo interamente: anche solo alcune tappe possono restituire il senso di questo cammino, come dimostra l’esperienza che racconto in questo articolo.

Cos’è il Cammino di San Benedetto

Il Cammino di San Benedetto collega tre luoghi fondamentali legati alla vita del Santo:

  • Norcia, sua città natale
  • Subiaco, dove visse in eremitaggio
  • Montecassino, dove fondò l’abbazia

Il percorso attraversa paesaggi molto diversi tra loro: montagne, borghi, boschi e vallate, offrendo un’esperienza varia e mai monotona.

È un cammino accessibile, con una difficoltà media, adatto anche a chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di viaggio, purché con un minimo di preparazione.

L’intero percorso è articolato in 16 tappe: Norcia, Cascia, Monteleone di Spoleto, Leonessa, Poggio Bustone, Rieti, Castel di Tora, Orvinio, Mandela, Subiaco, Trevi nel Lazio, Collepardo, Casamari, Arpino, Roccasecca e Montecassino.

Le tappe sono pensate per essere percorse a piedi (in circa 16 giorni) o in bici (in circa 7 giorni) e vedono l’alternarsi di sentieri, vie brecciate e strade asfaltate a bassa percorrenza.

L’esperienza del cammino

Al di là dei numeri e delle tappe, il Cammino di San Benedetto è soprattutto un’esperienza da vivere, cosa che hanno fatto Stefano ed Alessandro – padre e figlio, 48 e 12 anni –  che, zaino in spalla, hanno percorso le prime 5 tappe.

Sono partiti il 7 luglio scorso ed hanno camminato per circa 18 km al giorno, attraversando parte dell’Umbria e del Lazio.

Le credenziali dei pellegrini

Stefano ed Alessandro, prima di partire, si sono registrati sul sito www.camminodibenedetto.it per ottenere le “credenziali”, una sorta di passaporto dei pellegrini sul quale vengono apposti i timbri dei vari luoghi di passaggio e che dà diritto, una volta giunti a Montecassino, a ricevere il testimonium, cioè il documento di avvenuto pellegrinaggio. Le credenziali consentono anche di soggiornare a prezzi molto vantaggiosi nelle numerose strutture convenzionate, sparse lungo tutto il cammino.

Consigli ed informazioni utili

L’intero percorso è molto ben segnalato. Ovunque sono visibili i cartelli con il simbolo del Cammino, una “b” sovrastata da una croce di colore ocra.

In ogni caso, per sicurezza, i nostri due pellegrini avevano anche scaricato le tracce GPS del percorso presenti sul sito (è possibile scaricare le tracce GPS sia del percorso a piedi che in bici, costantemente aggiornate!).

Probabilmente i periodi migliori per partire sono la primavera e l’autunno.

A luglio l’afa non lascia tregua, tanto che non c’erano molti altri pellegrini lungo il cammino!

Infine, se state pensando anche voi di incamminarvi sulle orme di San Benedetto, alcuni consigli da parte di Stefano:

  • Se volete partire in gruppo preferite una compagnia poco numerosa (6 o 7 persone al massimo!) perché molte delle strutture ricettive sono piuttosto piccole e trovare alloggio tutti insieme diventerebbe difficile.
  • Se avete tempo a disposizione fate almeno 7 o 8 tappe, più si va avanti e più si entra nello spirito del Cammino.
  • Non organizzate proprio tutto, lasciate un po’ di spazio all’imprevisto. Spesso le esperienze migliori sono quelle capitano all’improvviso!
  • Il Cammino esiste grazie agli sforzi di tante piccole associazioni locali che, collaborando con gli ideatori del percorso, hanno ripristinato i vecchi sentieri. Il Cammino ha ridato vita a tanti piccoli borghi, spesso poco conosciuti, ma ricchi  di interesse per un viaggiatore attento. Quindi non abbiate fretta! Ogni tappa è una scoperta e solo viaggiando con calma avrete la possibilità di viverla a pieno!

A chi è adatto il Cammino di San Benedetto

Il Cammino di San Benedetto è un percorso adatto a diversi tipi di viaggiatori, non solo agli escursionisti più esperti.

È ideale per:

  • chi ama il trekking e il contatto con la natura
  • chi cerca un viaggio lento, lontano dai ritmi frenetici
  • vivere un’esperienza interiore, oltre che fisica
  • avvicinarsi per la prima volta al mondo dei cammini

Non è necessario affrontarlo tutto: anche percorrerne solo una parte può essere sufficiente per coglierne l’essenza.

Il Cammino di San Benedetto non è solo un itinerario da percorrere, ma un modo diverso di viaggiare.

Un viaggio fatto di passi lenti, incontri e silenzi, in cui ogni tappa diventa parte di qualcosa di più grande.

E forse è proprio questo il suo valore più autentico: non tanto la meta, quanto il percorso.

GRAZIE A STEFANO ED ALESSANDRO PER AVER CONDIVISO LA LORO ESPERIENZA E LE IMMAGINI DEL LORO VIAGGIO! 

COSA VISITARE IN UN WEEKEND IN CILENTO

Se stai cercando un’idea per un weekend in Cilento tra natura, archeologia e piccoli borghi, questo itinerario di 2 giorni può essere un ottimo punto di partenza.

Meno glamour dell’affollata Costiera Amalfitana, il Cilento custodisce grotte spettacolari, antichi templi della Magna Grecia e paesaggi naturali ancora autentici.

Questa potrebbe essere un’idea di itinerario per il tuo weekend in Cilento:

  • Giorno 1 (all’insegna della natura): le Grotte di Pertosa – Auletta e le Cascate dei Capelli di Venere;
  • Giorno 2 (più incentrato sulla storia e l’arte): la Certosa di Padula, la casa museo di Giò Petrosino e Paestum.

WEEKEND IN CILENTO: LE GROTTE DI PERTOSA – AULETTA

Suggestive ed incredibilmente romantiche!

Le grotte sono il risultato di fenomeni tettonici che, nel corso dei millenni, ne hanno plasmato l’aspetto, grazie anche all’azione di erosione delle acque del Tanagro.

All’interno delle grotte c’è un piccolo porticciolo da cui si può prendere una barca che consente di attraversare il fiume sotterraneo, per poi proseguire con il percorso pedonale.

Suggerimento: indossa una felpa o una giacca, anche in piena estate la temperatura interna è intorno ai 15 gradi!

Per informazioni sugli orari di apertura ed il costo dei biglietti si può consultare il sito fondazionemida

CASCATE DEI CAPELLI DI VENERE

Fonte: Pixabay

Le cascate si trovano nel paesino di Casaletto Spartano, uno dei Comuni dell’area Sud del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Questo spettacolo della natura nasce dall’acqua del fiume Bussentino che scorre sulla roccia su cui vive la pianta “Capelvenere”. La cascata ha creato delle vasche naturali nel letto del fiume in cui è possibile anche fare il bagno… sempre che si riesca a sopportare la temperatura glaciale dell’acqua!

I capelli di Venere si trovano all’intero dell’Oasi dell’Area Capello che offre tantissime attrazioni agli amanti del trekking.

Per visitare le cascate occorre munirsi di biglietto, acquistabile nell’infopoint situato all’ingresso. In questo modo si può accedere alle cascate, all’oasi e all’area pic-nic.

WEEKEND IN CILENTO: LA CERTOSA DI PADULA

La Cerosa di Padula (o di San Lorenzo) è uno dei maggiori tesori del Cilento.

E’ la più grande Certosa italiana e tra le maggiori d’Europa, si estende per ben 51.500 mq, divisi in chiostri, giardini, cortili, cucine, una chiesa, un cimitero ed un monumentale scalone ellittico.

Per saperne di più leggi anche: LA CERTOSA DI PADULA

CASA MUSEO DI JOE PETROSINO

Acquistando il biglietto per la Certosa di Padula ho scoperto l’esistenza di questa casa-museo ed ho deciso di visitarla. Le mie conoscenze su Petrosino erano alquanto scarne. Per me era semplicemente un poliziotto italo-americano che aveva combattuto il crimine organizzato. Inoltre, sapendo che era morto a Palermo, ero convinta che avesse origini siciliane!…Invece no! Nacque a Padula il 30 agosto 1860, in una bella casa del centro storico, oggi diventata un museo in suo onore.

La visita è stata una piacevolissima esperienza. La nostra guida, il signor Nino Melito Petrosino, pronipote di Joe, ci ha raccontato la “storia ufficiale” del suo antenato, ma anche molti aneddoti familiari. Il risultato è stato un ritratto a tutto tondo, dell’uomo oltre che dell’eroe.

PAESTUM

«Finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica.»

(Goethe, Viaggio in Italia, 23 marzo 1787)

Infine, l’ultima tappa di questo weekend in Cilento è Paestum.

L’attuale area archeologica sorge del comune di Capaccio, nella Piana del Sele.

L’antica città fondata dai Greci si chiamava, originariamente, Poseidonia in onore del dio del mare. Furono i Romani, dopo il dominio lucano, a darle il nome Paestum. La fine dell’Impero Romano decretò la fine anche dei fasti dell’antica città che, abbandonata e depredata, fu “riscoperta” solo molti secoli dopo quando divenne una tappa obbligata del Grand Tour.

I templi di Paestum, giunti fino a noi miracolosamente illesi, sono esempi unici dell’architettura della Magna Grecia, tutti di ordine dorico. Il più grande è il tempio di Nettuno, poi c’è la cosiddetta “Basilica” dedicata ad Era, ed infine il più piccolo, il tempio di Atena o di Cerere.

CONSIGLI PRATICI PER ORGANIZZARE UN WEEKEND IN CILENTO

Periodo migliore per visitare il Cilento

Il Cilento è una destinazione piacevole in tutte le stagioni, ma i periodi migliori per organizzare un weekend in Cilento sono la primavera e l’autunno. In questi mesi il clima è mite, i paesaggi sono particolarmente suggestivi e si può visitare con calma sia i siti archeologici sia le aree naturali.

L’estate è perfetta per chi desidera abbinare l’itinerario culturale a qualche giornata di mare, ma le località più note possono essere molto affollate.

Serve l’auto?

Si, per esplorare il Cilento l’automobile è praticamente indispensabile. I luoghi citati in questo itinerario – dalle Grotte di Pertosa – Auletta alla Certosa di Padula fino a Paestum – si trovano in zone diverse del territorio ed i collegamenti con i mezzi pubblici non sempre sono frequenti. Avere un’auto permette di muoversi con maggiore libertà e di scoprire anche piccoli borghi e paesaggi meno conosciuti.

Dove dormire

Per un weekend in Cilento può essere comodo scegliere un alloggio in una posizione centrale rispetto alle tappe dell’itinerario. Le zone intorno a Paula, Paestum o Agropoli offrono diverse soluzioni tra piccoli hotel, bed and breakfast e agriturismi immersi nella campagna. Soggiornare in un agriturismo può essere anche l’occasione per scoprire la tradizione gastronomica cilentana, fatta di prodotti semplici e genuini legati alla dieta mediterranea.

Hai mai visitato il Cilento? Lascia un commento e raccontami la tua esperienza!

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