LA CERTOSA DI TRISULTI

La Certosa di Trisulti sorge nel comune di Collepardo (FR), ai piedi del Monte Rotonaria.

Questo elegante complesso monastico è immerso nel paesaggio dei Monti Ernici che, con le sue irte rupi, le foreste secolari e le temibili gole, ricorda il perfetto scenario di un romanzo gotico.

La certosa ha riaperto al pubblico da pochi mesi dopo anni di chiusura a causa di un’intricata vicenda giudiziaria. Per conoscere gli orari di apertura si può consultare il sito della Direzione Regionale dei Musei del Lazio.

Il nome Trisulti deriva dal latino tres saltibus e, originariamente, si riferiva ad un castello risalente al XII secolo che dominava i tre valichi o “salti” che conducevano verso l’Abruzzo, verso Roma e verso la Ciociaria.

Il primo nucleo del monastero fu fondato da San Domenico da Foligno nel 996. Oggi ne restano solo alcuni ruderi a poca distanza dall’attuale Certosa che, invece, fu costruita nel 1204 per volere di papa Innocenzo III dei Conti di Segni e fu assegnata ai Certosini.

La Certosa è stata più volte ampliata e modificata nel corso dei secoli e si presenta attualmente con forme essenzialmente barocche. Nel 1947 è passata alla Congregazione dei Cistercensi di Casamari.

Un grande portale, dominato dal busto di San Bartolomeo, realizzato da Jacopo Lo Duca, allievo di Michelangelo, segna l’ingresso al grande complesso della Certosa. Oltrepassato il portale si entra nel magnifico piazzale su cui si affacciano l’antica foresteria, la biblioteca e la Chiesa di San Bartolomeo.

Quest’ultima rappresenta il punto centrale di tutta la certosa ed è il frutto di un’interessante sovrapposizione tra arte gotica e barocca. Come vuole la tradizione dei certosini, l’interno è diviso in due parti: quella dedicata ai padri e quella dedicata ai conversi.

In ogni caso l’attrazione principale della Certosa di Trisulti è costituita dall’antica farmacia, dove sono conservate erbe medicinali, ampolle, boccette e alambicchi di ogni genere.

Se volete visitare i dintorni della Certosa di Trisulti ecco qualche suggerimento:

– fate una passeggiata nel pittoresco borgo turrito di Vico nel Lazio e nel vicino borgo di Collepardo, dove potrete immergevi nella natura visitando le sue grotte omonime e lo straordinario Pozzo d’Antullo;

– oppure degustate i famosi amaretti di Guarcino e poi concedetevi una passeggiata ad Alatri, una delle cittadine più belle Lazio meridionale;

– in alternativa visitate la bellissima Abbazia di Casamari, a circa 20 Km dalla Certosa;

– in fine, se siete appassionati di trekking, nei pressi della Certosa partono numerosi itinerari alla volta delle vette di Monte La Monna e Monte Rotonaria, oppure potreste raggiungere il vicino Prato di Campoli, punto di partenza per molte escursioni verso le vette più alte dei Monti Ernici nel versante laziale.

ANAGNI: LA CITTA’ DEI PAPI

Anagni è una delle più belle ed interessanti cittadine della provincia di Frosinone.

Sorge su una collina tufacea e domina la Valle del Sacco, le sue origini sono antichissime e spesso si confondono con il mito. Secondo una delle tante leggende, infatti, antica Anagnia, era la capitale sacra degli Ernici; secondo un’altra, invece, apparteneva alle cinque città “ciclopiche” fondate da Saturno.

In ogni caso l’epoca d’oro di Anagni fu sicuramente il Medioevo!

Fu in questo periodo, infatti, che Anagni diede i natali a ben quattro pontefici: Innocenzo III, Alessandro IV, Gregorio IX e Bonifacio VIII. Tra i quattro, però, quello che rese più famosa la cittadina laziale fu l’ultimo, a causa dell’episodio noto come lo “schiaffo di Anagni”.


Ecco i principali luoghi di interesse storico-artistico da visitare nella Città dei Papi:

  • Cattedrale di Santa Maria. Sorge sulla sommità dell’acropoli ed è il risultato della fusione dello stile romanico e di quello gotico. Fu qui che nel 1160 Alessandro III scomunicò Federico Barbarossa e sempre qui fu eletto papa Innocenzo IV. La cripta conserva un ciclo di affreschi del XII secolo raffiguranti scene dell’Antico e del Nuovo Testamento ed è nota in tutto il mondo come la “Cappella Sistina del Medioevo”.
  • Il palazzo comunale. Venne costruito nel 1163 dall’architetto bresciano Jacopo da Iseo. È formato dall’unione di due preesistenti edifici collegati tra loro da un imponente portico su cui poggia la grande “sala della Ragione”. Sulla facciata nord si trovano la “loggetta del Banditore” e gli stemmi della città insieme a quelli della famiglia Orsini e della famiglia Caetani.
  • Palazzo di Bonifacio VIII. Venne costruito tra il 1100 e gli inizi del 1200 per volere della famiglia Conti. Questo palazzo fu teatro dell’incontro tra Gregorio IX e l’imperatore Federico II di Svevia, ma soprattutto è il luogo nel quale si sarebbe svolto l’episodio del famoso schiaffo.
  • Casa Barnekow (originariamente nota come Casa Gigli). E’ un palazzo medievale che si ritiene possa aver ospitato Dante Alighieri durante una sua permanenza in città.  Fu comprata e ristrutturata, verso la metà del XIX secolo, dal pittore svedese Albert Barnekow, da cui riprende il nome. Attualmente non è visitabile a causa dei lavori di restauro.
  • Le porte di ingresso al centro storico: Porta Cerere, Porta Santa Maria, Porta San Francesco, Porta Tufoli e Porta San Nicola.

Per finire qualche curiosità sullo “schiaffo” di Anagni

Che si intende con questa espressione? Chi diede lo schiaffo a chi? E soprattutto… Perché?

Con l’espressione “schiaffo di Anagni” ci si riferisce all’oltraggio subito dal papa il 7 settembre 1303. Molto probabilmente non si trattò di uno schiaffo vero e proprio, ma solo morale. In ogni caso i protagonisti della vicenda furono tre: papa Bonifacio VIII, nato Benedetto Caetani; Giacomo Colonna, detto Sciarra, noto attaccabrighe; e Guglielmo di Nogaret, emissario del re di Francia Filippo il Bello.

Pare che Nogaret si trovasse in Italia per notificare al Papa la convocazione di un concilio dei vescovi francesi al Louvre, dove il Papa sarebbe stato sottoposto ad un processo,  o forse era stato incaricato addirittura di arrestarlo e condurlo con la forza a Parigi.

Dal canto suo il Papa, che si trovava ad Anagni, era in procinto di  pubblicare la bolla Super Petri solio, con lo scopo di scomunicare il re di Francia. Nogaret si diresse verso Anagni, unendosi alle forze di Sciarra Colonna. Il Papa fu fatto prigioniero e subì il famigerato schiaffo da parte di Sciarra Colonna, che non aspettava altro dato che i Colonna ed i Caetani non si erano mai sopportati!

Dopo due giorni di prigionia, Bonifacio VIII venne liberato dagli anagnini e rientrò a Roma dove, circa un mese dopo, morì.

Con la morte di Bonifacio iniziò il controllo della Francia sul papato e quella che successivamente sarebbe stata chiamata “cattività avignonese”.

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LO SPETTACOLO DEL FOLIAGE

Foliage: uno spettacolo che si ripete ogni volta che l’autunno colora con tinte infuocate boschi, prati e vallate. E’ una meraviglia che finisce per conquistare tutti, anche i più accaniti detrattori di questa stagione!

I colori delle foglie autunnali vengono definiti “foliage”, un termine ormai molto diffuso anche se non tutti sanno esattamente che cosa significhi.

In questo articolo scopriremo di cosa si tratta, qual è la sua origine e anche quali sono i luoghi migliori in Italia per assistere a questo fenomeno.

Il termine foliage, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non deriva dal francese, ma dall’inglese “fall foliage” e originariamente significava solo “fogliame”. Negli ultimi anni, però, questa parola è entrata a far parte del nostro vocabolario per indicare le spettacolari tinte che colorano gli alberi durante l’autunno.

Il foliage, però, non è solo uno spettacolo per gli occhi, ma anche un toccasana per la nostra mente.

Sembrerebbe, infatti, che passeggiare nella natura ed ammirare le tinte autunnali abbia l’effetto di una seduta di cromoterapia. In effetti non è difficile immaginare che camminare tra prati e boschi dove l’unico “rumore” è quello delle foglie che cadono possa essere un modo per rilassare la mente e a scaricare lo stress!

Dove assistere al foliage in Italia

Iniziamo dal Nord. Il Trentino Alto Adige offre scenari indimenticabili durante questo periodo dell’anno in Val di Non e in Val di Funes; mentre la Valle d’Aosta ed il Veneto spiccano rispettivamente per il Parco Nazionale del Gran Paradiso e il Bosco del Cansiglio.

Da non dimenticare i panorami mozzafiato della regione delle Langhe, in Piemonte e della Valtellina, in Lombardia.

Centro. In Emilia Romagna ci sono gli incantevoli colli piacentini; mentre tra le Marche e l’Umbria i Monti Sibillini. In Toscana il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è una vera istituzione per gli amanti del foliage. Allo stesso modo, è imperdibile un’escursione di uno o più giorni nel Parco Nazionale d’Abruzzo o tra i boschi dei Monti Cimini nel Lazio.

Infine, il Sud. In Campania c’è il Parco dei Monti Picentini; mentre in Calabria c’è il meraviglioso Parco Nazionale della Sila. In Sicilia si trova, invece, l’imperdibile passeggiata sui Monti Nebrodi dove oltre ad ammirare il foliage autunnale è possibile fare un trekking fino a quasi la cima dell’Etna.

IL TURISMO LENTO VS IL TURISMO DI MASSA

Negli ultimi anni abbiamo assistito all’avanzare di una nuova tendenza nel mondo dei viaggi: il turismo lento o slow tourism. Con questa espressione si intende “un’immersione totale del viaggiatore nel territorio con il rispetto delle persone, delle tradizioni e dell’ecosistema”.

Origini del fenomeno e sviluppi recenti

L’affermazione del turismo lento è andata di pari passo con la crescente sensibilità verso il tema della sostenibilità – sia ambientale che culturale-, ma la vera svolta è venuta con la diffusione del Covid-19.

La pandemia, infatti, da una parte ci ha costretti ad interrompere i ritmi a cui eravamo abituati facendoci riscoprire il valore del tempo e la bellezza di fare le cose con più calma, e dall’altra parte ci ha portato a scegliere il turismo di prossimità.

Andare in vacanza vicino casa, però, si è ben presto trasformato da obbligo dettato dalla pandemia ad opportunità.

Opportunità per i turisti di approfondire le conoscenze di un certo territorio, della sua cultura e gastronomia.

Opportunità di sviluppo economico per luoghi che, pur avendo tanto da offrire, non erano mai riusciti ad emergere dal punto di vista turistico.

Quando si dice “fare di necessità virtù!”

Turismo lento e turismo di massa

Lo slow tourism, nato anche come reazione ad una quotidianità frenetica e stressante, può essere visto come l’antidoto ai danni prodotti dal turismo di massa.

I turisti lenti, infatti, preferiscono la pace dei piccoli borghi o dei sentieri, anziché il caos delle solite mete vacanziere.

Si concedono il tempo per scoprire la natura più autentica di un luogo e preferiscono alloggi come alberghi diffusi, agriturismi o  b&b.

Inoltre la loro attenzione non si ferma alla strutture ricettive, ma guarda anche alla scelta dei mezzi di trasporto, alla tutela dell’ambiente ed all’ecosostenibilità in generale.

Il turismo lento è una filosofia di viaggio che permette di vedere il lato più autentico di una destinazione. E’ un modo di viaggiare che incoraggia il ritorno “all’unicità”, per molto tempo sacrificata in nome della globalizzazione e del turismo di massa.

E’ la rivincita dei territori.

Un’occasione unica per valorizzare delle risorse che altrimenti sarebbero cadute nell’abbandono.

Ne è un esempio la cura con cui vengono ripristinati sempre più tratti dei vari cammini (Via Francigena, Cammino dei San Benedetto, Cammino dei Briganti o quello di San Michele…) che per anni erano stati completamente dimenticati.

VIAGGIO NEL MONDO DEL TURISMO ETICO

L’ALTRO MODO DI VIAGGIARE: TURISMO ETICO, RESPONSABILE E SOSTENIBILE

Le espressioni turismo etico, turismo responsabile e turismo sostenibile sebbene siano nate come concetti distinti, con il tempo sono diventate praticamente dei sinonimi.

Si tratta di concetti nati negli anni Ottanta e ampiamente sviluppati nel corso della Conferenza indetta dalle Nazioni Unite a Rio de Janeiro nel 1992, il cui scopo era quello di individuare nuove strade che consentissero lo sviluppo economico in modo compatibile con la conservazione delle risorse naturali.

Che cosa significa viaggiare in modo etico, responsabile e sostenibile?

Significa considerare l’impatto ambientale e culturale che i viaggi comportano e, soprattutto, restituire all’economia locale quello che i viaggiatori “prendono” in termini di esperienza ed emozioni! 

TURISMO ETICO, RESPONSABILE E SOSTENIBILE: COSA FARE

Cosa si può fare, concretamente, per diventare dei turisti responsabili?

  • La scelta dell’hotel

Hai mai digitato su Google “Green Hotel”? Prova e ti si aprirà un mondo!

Si tratta di strutture recettive che hanno accolto la filosofia della sostenibilità e dell’ecologia. Si, perché la tutela dell’ambiente non va mai in vacanza!

Le soluzioni che un hotel può attuare per ridurre il proprio impatto ambientale possono essere le più varie.

Dai cestini per la raccolta differenziata anche nelle camere, alle tessere magnetiche che attivano l’energia elettrica nelle stanze – evitando che i clienti possano uscire dimenticando di spegnere le luci, la tv o l’aria condizionata!

Se la tua meta lo consente, prenota in un ecolodge.

potrai scegliere tra alberghi diffusi in antichi borghi, ecovillagi e glamping (si tratta di “campeggi glamour”, che offrono servizi in stile resort) immersi nella natura.

Tutte soluzioni sostenibili, che cercano di ridurre al minimo l’impatto ambientale, ma anche confortevoli ed eleganti…perché è pur sempre una vacanza!

  • La scelta dei mezzi di trasporto

Che i voli aerei siano la principale fonte di CO2 legata al turismo nel mondo è, purtroppo, un fatto noto. Se non puoi evitare di usare l’aereo cerca, però, di viaggiare leggero, perché più il mezzo di trasporto (vale anche per l’auto!) è pesante, più emissione di CO2 produce!

Inoltre, se possibile, scegli voli diretti, perché evitando gli scali si riduce la quantità di carbonio emessa dall’aereo in fase di decollo ed atterraggio.

Quando sei a destinazione, usa i mezzi di trasporto pubblici o vai a piedi, non c’è modo migliore per entrare in contatto con la realtà locale…e poi è anche più economico!

  • Fai shopping etico

Fare shopping è sempre piacevole, ma quando si sceglie con consapevolezza cosa acquistare, può essere anche etico.

Acquistare prodotti di artigianato locale è un ottimo modo per sostenere la comunità che ci sta ospitando, meglio ancora se si tratta di oggetti realizzati sul posto da cooperative eco-solidali.

In sintesi: Local is better!

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