LA CERTOSA DI TRISULTI

Esistono luoghi che sembrano appartenere a un’altra epoca. La Certosa di Trisulti, immersa nei boschi dei Monti Ernici, è uno di questi.

Lontana dai grandi itinerari turistici, questa antica abbazia custodisce secoli di storia, arte e spiritualità. Qui il silenzio non è soltanto un’assenza di rumore, ma parte integrante dell’esperienza: accompagna il visitatore tra chiostri, antiche sale monastiche e una delle farmacie più affascinanti d’Italia.

Visitare la Certosa di Trisulti significa concedersi una pausa dal ritmo quotidiano e scoprire uno dei tesori meno conosciuti del Lazio, a pochi chilometri da Collepardo.

Un monastero immerso nella natura

Prima ancora di raggiungere il complesso monumentale, è il paesaggio a catturare l’attenzione.

La Certosa sorge a oltre 800 metri di altitudine, circondata dai boschi dei Monti Ernici, in una posizione che fin dal Medioevo favoriva il raccoglimento e la vita contemplativa dei monaci certosini.

Ancora oggi questo contesto naturale rappresenta uno dei maggiori punti di forza della visita: il silenzio del bosco e l’aria fresca rendono l’atmosfera quasi sospesa nel tempo.

La storia della Certosa di Trisulti

La Certosa di Trisulti fu fondata all’inizio del XIII secolo per volontà di Papa Innocenzo III, che scelse questo luogo isolato come sede di un importante monastero certosino.

Nel corso dei secoli il complesso fu ampliato e arricchito, assumendo l’aspetto che possiamo ammirare oggi. Pur attraversando numerose vicende storiche, la Certosa ha conservato intatto il suo fascino, diventando uno dei complessi monastici più significativi del Lazio.

Passeggiando tra i suoi edifici è facile cogliere il perfetto equilibrio tra architettura, natura e spiritualità che caratterizza da sempre la vita certosina.

Cosa vedere alla Certosa di Trisulti

Il complesso offre numerosi ambienti di grande interesse storico e artistico.

Tra i più suggestivi spicca la chiesa, impreziosita da decorazioni barocche e opere d’arte che testimoniano la ricchezza culturale del monastero.

Merita una visita anche il chiostro, cuore della vita monastica, dove il silenzio invita ancora oggi alla contemplazione.

Il luogo simbolo della Certosa, però, è senza dubbio l’antica farmacia, considerata una delle più belle d’Italia.

L’antica farmacia

Entrare nella farmacia della Certosa significa fare un salto nel Settecento.

Gli scaffali in legno, gli eleganti vasi per la preparazione dei rimedi e gli splendidi affreschi raccontano il lavoro dei monaci speziali, che per secoli studiarono erbe officinali e prepararono medicinali destinati alla popolazione locale.

È probabilmente l’ambiente più fotografato del complesso e rappresenta uno degli esempi meglio conservati di farmacia monastica italiana.

Perché visitare la Certosa di Trisulti

La Certosa non colpisce per monumentalità, ma per atmosfera.

Qui non si trovano folle di visitatori né percorsi turistici affollati. Ciò che rende speciale questo luogo è la capacità di trasmettere un senso di pace raro da trovare, unito a un patrimonio artistico di grande valore.

È una meta ideale per chi ama il turismo lento, la storia e quei luoghi che riescono ancora a sorprendere proprio perché lontani dai circuiti più battuti.

Informazioni utili per la visita

Prima di organizzare la visita è consigliabile verificare giorni e orari di apertura, che possono variare nel corso dell’anno.

La Certosa si raggiunge facilmente in auto da Collepardo ed è perfetta anche come tappa di un itinerario alla scoperta della Ciociaria. Nelle vicinanze meritano una visita anche il celebre Pozzo d’Antullo e le Grotte di Collepardo, rendendo la zona ideale per una gita di un’intera giornata.

La Certosa di Trisulti è uno di quei luoghi che ricordano quanto il viaggio possa essere anche un’esperienza di contemplazione.

Tra boschi secolari, architetture monastiche e antiche tradizioni, questo monastero continua a raccontare una storia fatta di spiritualità, cultura e bellezza discreta. Una meta poco conosciuta, forse proprio per questo ancora più preziosa, capace di regalare una delle visite più autentiche che il Lazio possa offrire.

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ANAGNI: LA CITTA’ DEI PAPI

Ci sono città che si visitano per i loro monumenti e altre che si ricordano per le storie che custodiscono. Anagni, nel cuore del Lazio, appartiene decisamente alla seconda categoria. Conosciuta come la Città dei Papi, è stata per secoli uno dei centri più importanti della cristianità e ancora oggi conserva un centro storico medievale sorprendentemente integro, fatto di vicoli in pietra, piazze silenziose e palazzi che sembrano raccontare episodi di un passato lontano.

Passeggiando tra le sue strade è impossibile non percepire il peso della storia. Qui soggiornarono quattro pontefici, qui si consumò il celebre Schiaffo di Anagni, uno degli eventi che segnò il tramonto del potere universale del papato medievale, e qui si trova una delle più straordinarie testimonianze artistiche del Medioevo italiano: la Cripta di San Magno, spesso definita la Cappella Sistina del Medioevo.

Se stai cercando cosa vedere ad Anagni in un giorno, questa guida ti accompagnerà alla scoperta dei luoghi più affascinanti della città, alternando curiosità storiche, arte e consigli pratici.

Cosa vedere ad Anagni

Il Palazzo dei Papi e il celebre Schiaffo di Anagni

La visita non può che iniziare dal monumento simbolo della città: il Palazzo dei Papi.

Fu costruito nel XIII secolo e divenne una delle residenze preferite dei pontefici quando Roma era considerata poco sicura. Passeggiando tra le sue sale si percepisce ancora oggi l’importanza politica che Anagni ebbe nel Medioevo.

È proprio qui che nel settembre del 1303 si consumò uno degli episodi più celebri della storia medievale.

Il re di Francia Filippo IV, in aperto conflitto con papa Bonifacio VIII, inviò ad Anagni il suo consigliere Guglielmo di Nogaret insieme a Sciarra Colonna. I due riuscirono a penetrare nel palazzo papale e a catturare il pontefice.

Secondo la tradizione, Sciarra Colonna avrebbe addirittura schiaffeggiato il papa. Sebbene gli storici discutano ancora sulla veridicità del gesto, l’episodio è passato alla storia come il celebre Schiaffo di Anagni, simbolo della crisi dell’autorità papale.

Visitare queste sale significa camminare in uno dei luoghi in cui la storia d’Europa cambiò direzione.

La Cattedrale di Santa Maria

Accanto al Palazzo dei Papi sorge la splendida Cattedrale di Santa Maria, costruita tra XI e XII secolo.

L’esterno è elegante e sobrio, ma è entrando che si comprende perché questo edificio sia considerato uno dei maggiori capolavori dell’arte medievale italiana.

Il pavimento cosmatesco, il chiostro e gli elementi romanici raccontano la ricchezza artistica di un’epoca in cui Anagni rappresentava uno dei principali centri religiosi della penisola.


La Cripta di San Magno: la Cappella Sistina del Medioevo

Se c’è un luogo che da solo vale il viaggio, è senza dubbio la Cripta di San Magno.

Realizzata nel XIII secolo, conserva oltre 500 metri quadrati di affreschi perfettamente conservati, tanto da essere soprannominata la Cappella Sistina del Medioevo.

Le pareti sono interamente ricoperte da scene bibliche, allegorie, santi, simboli e rappresentazioni dell’universo medievale.

Camminando tra questi affreschi si ha quasi la sensazione di entrare in un gigantesco manoscritto miniato.

La ricchezza iconografica è tale che ogni visita permette di scoprire dettagli nuovi.

Anche chi non è appassionato di arte rimane inevitabilmente affascinato dalla straordinaria atmosfera che si respira in questo luogo.

Piazza Innocenzo III

Il cuore della città è Piazza Innocenzo III, dedicata a uno dei papi più importanti della storia della Chiesa.

La piazza è raccolta e silenziosa, circondata da edifici medievali che contribuiscono a creare un’atmosfera quasi sospesa nel tempo.

Sedersi qualche minuto osservando la facciata della Cattedrale permette di cogliere l’anima autentica di Anagni, lontana dai grandi flussi turistici.

Il centro storico medievale

Uno degli aspetti più affascinanti di Anagni è proprio il suo centro storico.

Non serve seguire una mappa precisa.

Anzi, il modo migliore per scoprirlo è lasciarsi guidare dalla curiosità.

Le stradine lastricate salgono e scendono tra case in pietra, antichi archi, scorci panoramici e piccoli cortili nascosti.

Ogni vicolo sembra raccontare un frammento di Medioevo ancora perfettamente conservato.

È una città che invita a rallentare, ad alzare lo sguardo verso i palazzi nobiliari e ad ascoltare il silenzio che ancora oggi caratterizza il borgo.

Le mura e le porte di Anagni

Anagni conserva ancora buona parte della sua cinta muraria medievale.

Passeggiando lungo le antiche porte si comprende facilmente l’importanza strategica che la città ebbe nei secoli passati.

Le mura offrono anche splendidi punti panoramici sulla campagna laziale.

Lo sapevi che…

Anagni custodisce alcune curiosità davvero sorprendenti.

  • È conosciuta come la Città dei Papi perché qui nacquero ben quattro pontefici.
  • Lo Schiaffo di Anagni è considerato uno degli episodi simbolo della fine della supremazia politica del papato medievale.
  • La Cripta di San Magno è uno dei cicli pittorici medievali meglio conservati d’Europa.
  • Il centro storico è rimasto quasi intatto rispetto all’impianto urbanistico medievale.

Dove mangiare ad Anagni

Dopo la visita vale la pena fermarsi in una delle trattorie del centro storico.

La cucina della Ciociaria propone piatti semplici ma ricchi di sapore: paste fatte in casa, carni locali, funghi, tartufi e ottimi vini del territorio, come il Cesanese del Piglio.

È l’occasione perfetta per prolungare l’esperienza e conoscere anche la tradizione gastronomica locale.

Consigli pratici per visitare Anagni

Per visitare Anagni è sufficiente una giornata, anche se chi ama la fotografia e la storia potrebbe facilmente trascorrervi un intero weekend.

Il periodo migliore è la primavera o l’autunno, quando le temperature sono piacevoli e il centro storico è ancora più suggestivo.

L’auto rimane il mezzo più comodo per raggiungere la città, ma Anagni è collegata anche tramite la linea ferroviaria Roma-Cassino.

Se hai più tempo a disposizione, puoi abbinare la visita ad altre splendide località della Ciociaria come AlatriFerentinoFiuggi, Fumone o l’Abbazia di Casamari, costruendo un itinerario ricco di storia, arte e paesaggi.

Perché visitare Anagni

Anagni non è una città che punta sugli effetti speciali. Ti conquista lentamente, con la forza della sua storia e la bellezza discreta dei suoi vicoli.

È una destinazione perfetta per chi ama i luoghi autentici, lontani dal turismo di massa, dove ogni pietra racconta un episodio del passato. Tra il Palazzo dei Papi, la magnificenza della Cripta di San Magno e il fascino del centro medievale, una visita ad Anagni è un viaggio nella storia d’Italia che continua a sorprendere passo dopo passo.

LO SPETTACOLO DEL FOLIAGE

Il momento del foliage è uno degli spettacoli più affascinanti che la natura regala ogni anno. I boschi si tingono di sfumature dorate, le chiome degli alberi si accendono di rosso, arancio e giallo, mentre i sentieri si ricoprono di foglie che scricchiolano sotto i passi.

Negli ultimi anni questa parola, arrivata dall’inglese, è entrata sempre più spesso nel linguaggio dei viaggiatori e degli amanti della natura. Non si tratta semplicemente della caduta delle foglie, ma di un fenomeno che trasforma interi paesaggi e invita a riscoprire il piacere di camminare all’aria aperta.

Il foliage rappresenta anche un modo diverso di viaggiare: più lento, più consapevole e più attento ai dettagli. Un invito a rallentare il ritmo e ad osservare ciò che spesso, nella fretta quotidiana, rischiamo di non vedere.

Che cos’è il foliage?

Il termine “foliage” deriva dall’inglese e indica l’insieme delle foglie degli alberi. In ambito turistico viene utilizzato per descrivere il fenomeno naturale che, durante l’autunno, trasforma il colore della vegetazione.

Le tonalità verdi dell’estate lasciano gradualmente spazio a sfumature gialle, arancioni, rosse e persino violacee, creando paesaggi di straordinaria bellezza.

In alcune zone del mondo, come il Canada, il New England o il Giappone, il foliage è diventato una vera e propria attrazione turistica. Anche in Italia, però, esistono numerosi luoghi dove è possibile assistere a questo spettacolo naturale.

Perché le foglie cambiano colore?

Dietro la magia del foliage si nasconde una spiegazione scientifica piuttosto semplice.

Durante la primavera e l’estate le foglie appaiono verdi grazie alla clorofilla, il pigmento che permette alle piante di trasformare la luce solare in energia.

Con l’arrivo dell’autunno e la diminuzione delle ore di luce, la produzione di clorofilla rallenta progressivamente. Quando il verde scompare, emergono altri pigmenti già presenti nelle foglie, responsabili delle tonalità gialle e arancioni. In alcuni casi si sviluppano anche pigmenti rossi e porpora che rendono il paesaggio ancora più spettacolare.

È proprio questo processo naturale a dare origine ai colori che caratterizzano il foliage.

Perché il foliage ci fa stare bene?

Osservare il foliage non è soltanto un’esperienza estetica.

Numerosi studi hanno evidenziato come il contatto con la natura contribuisca a ridurre lo stress e a migliorare il benessere psicologico. Passeggiare in un bosco, ascoltare il rumore delle foglie mosse dal vento e immergersi nei colori autunnali aiuta a rallentare il ritmo e a ritrovare una connessione più autentica con l’ambiente circostante.

Per questo motivo il foliage è diventato uno dei simboli del turismo lento: un modo di viaggiare che privilegia l’esperienza rispetto alla velocità e che invita a vivere i luoghi con maggiore consapevolezza.

Dove vedere il foliage in Italia

Anche il nostro Paese offre numerose destinazioni perfette per ammirare i colori dell’autunno.

Le Foreste Casentinesi

Tra Toscana ed Emilia-Romagna si estende uno dei boschi più suggestivi d’Italia. Le Foreste Casentinesi regalano ogni anno uno spettacolo straordinario, con faggete e aceri che assumono sfumature intense e scenografiche.

I sentieri del parco permettono di immergersi completamente nella natura e rappresentano una meta ideale per chi ama le passeggiate autunnali.

La Val di Funes e l’Alto Adige

Le montagne dell’Alto Adige offrono alcuni dei paesaggi autunnali più celebri d’Italia.

In Val di Funes, i boschi colorati contrastano con le cime delle Dolomiti creando scenari di grande impatto visivo. Anche i dintorni di Bressanone, Ortisei e della Val Pusteria sono particolarmente suggestivi in questo periodo dell’anno.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo

L’autunno è una delle stagioni migliori per visitare il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Le faggete si tingono di colori intensi e i piccoli borghi della zona assumono un fascino particolare. È il periodo ideale per chi desidera combinare escursioni nella natura e scoperta del territorio.

I Monti Cimini nel Lazio

A poca distanza da Roma si trova una delle zone più spettacolari per il foliage dell’Italia centrale.

I boschi che circondano il Lago di Vico offrono panorami suggestivi e sentieri immersi nei colori autunnali, perfetti per una gita di un giorno.

La Sila

In Calabria, il Parco Nazionale della Sila regala scenari spesso sorprendenti.

Le grandi foreste che caratterizzano l’altopiano si trasformano durante l’autunno in un mosaico di colori che nulla ha da invidiare alle destinazioni più celebri del Nord Europa.

I Nebrodi e l’Etna

Anche la Sicilia offre luoghi ideali per ammirare il foliage.

I boschi dei Nebrodi e le aree montane attorno all’Etna mostrano un volto inaspettato dell’isola, lontano dalle immagini tradizionali di mare e spiagge.

Quando ammirare il foliage in Italia?

Non esiste una data precisa valida per tutta la penisola.

Generalmente il foliage inizia a manifestarsi tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre nelle zone alpine e montane.

Nel mese di ottobre raggiunge il suo momento migliore in gran parte dell’Italia centrale, mentre nelle regioni meridionali può protrarsi fino a novembre inoltrato.

Le condizioni climatiche di ogni anno possono influenzare l’intensità e la durata del fenomeno, rendendo ogni autunno leggermente diverso dal precedente.

Consigli pratici per organizzare un weekend dedicato al foliage

Per vivere al meglio questa esperienza è consigliabile scegliere itinerari che permettano di trascorrere del tempo all’aperto.

Scarpe comode, abbigliamento a strati e una macchina fotografica sono spesso gli unici strumenti necessari.

L’aspetto più importante, però, è un altro: concedersi il tempo di osservare.

Il foliage non è una meta da raggiungere, ma un’esperienza da vivere lentamente, lasciandosi guidare dai colori, dai profumi e dall’atmosfera dell’autunno.

Un invito a rallentare

In un’epoca in cui tutto sembra accelerare, il foliage ci ricorda che la natura segue tempi diversi.

Per poche settimane all’anno i boschi si trasformano in una tavolozza di colori e offrono uno spettacolo destinato a scomparire con l’arrivo dell’inverno.

Forse è proprio questa sua natura effimera a renderlo così affascinante: il foliage ci invita a fermarci, osservare e apprezzare la bellezza del momento presente.

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TURISMO LENTO: VIAGGIARE SENZA FRETTA

Il turismo lento è un modo nuovo (ma in realtà antico) di viaggiare, una scelta che mette al centro il tempo, la scoperta e il rapporto autentico con i luoghi.

Dopo anni dominati dalla ricerca della velocità e dall’idea di “vedere tutto”, sempre più viaggiatori scelgono di rallentare, lasciando spazio a esperienze più profonde: camminare tra borghi silenziosi, attraversare paesaggi naturali, incontrare comunità locali e assaporare la cultura di un territorio senza fretta.

Non una semplice tendenza, ma una filosofia di viaggio che invita a recuperare il piacere della meraviglia e a trasformare ogni itinerario in una storia da vivere

Fonte: Pixabay

Che cos’è il turismo lento?

Il turismo lento nasce dall’idea che un viaggio non debba essere una corsa contro il tempo, ma un’esperienza da vivere pienamente.

Significa scegliere di rallentare, privilegiando itinerari meno affollati, piccoli borghi, paesaggi naturali e realtà locali.

Non vuol dire rinunciare a visitare città d’arte o mete famose, ma cambiare prospettiva: invece di chiedersi “quante cose posso vedere?”, il viaggiatore lento si domanda “quale esperienza posso vivere?”.

Un tramonto osservato senza fretta, una conversazione con chi abita un territorio, un prodotto tipico assaggiato nel luogo in cui nasce: sono questi i dettagli che spesso trasformano un viaggio in un ricordo.

Viaggiare lentamente: una scelta, non una rinuncia

Il turismo lento viene spesso associato all’idea di viaggiatori con molto tempo a disposizione.

In realtà non è necessario partire per settimane.

Anche un weekend può diventare un’occasione per viaggiare in modo più consapevole: scegliere una destinazione vicina, camminare invece di spostarsi sempre in auto, lasciare spazio all’imprevisto.

Una città può essere scoperta passeggiando tra le sue strade meno conosciute, un borgo può raccontare la sua storia attraverso le persone che lo abitano, un paesaggio può diventare protagonista senza bisogno di grandi attrazioni.

Il vero lusso, oggi, è avere tempo.

Cammini e percorsi: la nuova frontiera del viaggio

Uno degli esempi più rappresentativi del turismo lento è il fenomeno dei cammini.

Negli ultimi anni percorsi storici e spirituali sono tornati protagonisti: non soltanto per motivazioni religiose, ma per il desiderio di ritrovare un rapporto più autentico con sé stessi e con la natura.

Camminare significa cambiare ritmo.

Ogni tappa diventa parte del viaggio, non solo un passaggio obbligato verso una destinazione finale.

Esistono numerosi itinerari capaci di unire storia, paesaggio e spiritualità: dal celebre Cammino di Santiago di Compostela ai percorsi italiani tra borghi, montagne e antiche vie di pellegrinaggio.

Tra questi, anche il Cammino di San Benedetto rappresenta un esempio perfetto di viaggio lento, attraverso luoghi ricchi di storia e bellezza.

Il turismo lento e il valore dei piccoli borghi

Il turismo lento ha riportato l’attenzione anche sui piccoli centri.

Quei borghi spesso ignorati dai grandi circuiti turistici custodiscono un patrimonio fatto di architettura, tradizioni, cucina e racconti.

Sono luoghi dove il tempo sembra avere un’altra velocità.

Qui il viaggio non è soltanto osservazione, ma incontro: una bottega artigiana, una festa locale, una ricetta tramandata da generazioni possono diventare esperienze tanto preziose quanto la visita a un grande monumento.

Del resto, molte delle storie più belle non si trovano necessariamente nelle destinazioni più famose.

Fonte: Pixabay

Turismo lento e sostenibilità

Un altro aspetto fondamentale riguarda il rapporto con l’ambiente.

Viaggiare lentamente spesso significa scegliere forme di turismo più rispettose: spostarsi a piedi, in bicicletta o con mezzi pubblici, sostenere le attività locali, preferire strutture indipendenti.

Non si tratta soltanto di ridurre l’impatto ambientale, ma anche di contribuire alla valorizzazione dei territori.

Il viaggiatore lento non è un semplice visitatore: diventa parte, anche solo per qualche giorno, della vita di un luogo.

Perché scegliere il turismo lento?

Il turismo lento piace perché risponde a un bisogno sempre più forte: ritrovare autenticità.

Dopo anni in cui il viaggio sembrava essere diventato una gara a chi vede di più, cresce il desiderio di esperienze più profonde.

Meno fotografie da mostrare e più ricordi da conservare.

Meno luoghi consumati velocemente e più storie ascoltate con attenzione.

Forse il futuro del viaggio sarà proprio questo: imparare nuovamente a meravigliarsi delle piccole cose.

Perché, alla fine, il viaggio più bello non è quello che lascia alle spalle più chilometri.

È quello che lascia dentro qualcosa in più.

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COME AVVICINARSI AL TURISMO SOSTENIBILE

Negli ultimi anni anni si parla sempre più spesso di turismo sostenibile, turismo responsabile e turismo etico. Sono espressioni che vengono spesso utilizzate come sinonimi, ma in realtà indicano sfumature diverse di un nuovo modo di viaggiare: più consapevole, rispettoso dei luoghi e attento all’impatto delle proprie scelte.

Tutti questi concetti sono nati negli anni Ottanta e sono stati ampiamente sviluppati nel corso della Conferenza indetta dalle Nazioni Unite a Rio de Janeiro nel 1992, il cui scopo era quello di individuare nuove strade che consentissero lo sviluppo economico in modo compatibile con la conservazione delle risorse naturali.

Che cosa significa viaggiare in modo etico, responsabile e sostenibile?

Significa considerare l’impatto ambientale e culturale che i viaggi comportano e, soprattutto, restituire all’economia locale quello che i viaggiatori “prendono” in termini di esperienza ed emozioni! 

TURISMO SOSTENIBILE: COSA FARE

Cosa si può fare, concretamente, per diventare dei turisti responsabili?

LA SCELTA DELL’HOTEL

Fonte: Pixabay

Hai mai digitato su Google “Green Hotel”? Prova e ti si aprirà un mondo!

Si tratta di strutture recettive che hanno accolto la filosofia della sostenibilità e dell’ecologia. Si, perché la tutela dell’ambiente non va mai in vacanza!

Le soluzioni che un hotel può attuare per ridurre il proprio impatto ambientale possono essere le più varie.

Dai cestini per la raccolta differenziata anche nelle camere, alle tessere magnetiche che attivano l’energia elettrica nelle stanze – evitando che i clienti possano uscire dimenticando di spegnere le luci, la tv o l’aria condizionata!

Se la tua meta lo consente, prenota in un ecolodge.

Potrai scegliere tra alberghi diffusi in antichi borghi, ecovillagi e glamping (si tratta di “campeggi glamour”, che offrono servizi in stile resort) immersi nella natura.

Tutte soluzioni sostenibili, che cercano di ridurre al minimo l’impatto ambientale, ma anche confortevoli ed eleganti…perché è pur sempre una vacanza!

TURISMO SOSTENIBILE: LA SCELTA DEI MEZZI DI TRASPORTO

Fonte: Pixabay

Che i voli aerei siano la principale fonte di CO2 legata al turismo nel mondo è, purtroppo, un fatto noto. Se non puoi evitare di usare l’aereo cerca, però, di viaggiare leggero, perché più il mezzo di trasporto (vale anche per l’auto!) è pesante, più emissione di CO2 produce!

Inoltre, se possibile, scegli voli diretti. Evitando gli scali, infatti, si riduce la quantità di carbonio emessa dall’aereo in fase di decollo ed atterraggio.

Quando sei a destinazione, usa i mezzi di trasporto pubblici o vai a piedi, non c’è modo migliore per entrare in contatto con la realtà locale…e poi è anche più economico!

FAI SHOPPING ETICO

Fonte: Pixabay

Fare shopping è sempre piacevole, ma quando si sceglie con consapevolezza cosa acquistare, può essere anche etico.

Acquistare prodotti di artigianato locale è un ottimo modo per sostenere la comunità che ci sta ospitando, meglio ancora se si tratta di oggetti realizzati sul posto da cooperative eco-solidali.

In sintesi: Local is better!

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