STORIA DEL CAMBIO DELL’ORA

La storia del cambio dell’ora affonda le sue radici nel passato ed ancora oggi è oggetto di discussioni e modifiche nei vari paesi del mondo. Due volte all’anno, infatti, milioni di persone spostano le lancette dell’orologio per adeguarsi al cambio tra ora solare e ora legale. Un gesto apparentemente banale che ha, però, una storia lunga e complessa.

Perché è nato il cambio dell’ora? Quali nazioni lo adottano e quali lo hanno abolito? Scopriamolo insieme.

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Storia del cambio dell’ora: le origini

L’idea di regolare gli orari in base alla luce solare non è recente. Già nell’Antica Roma si usavano meridiane che indicavano ore di diversa durata a seconda delle stagioni. Tuttavia, il primo a teorizzare un cambiamento strutturale degli orari fu Benjamin Franklin, che nel 1784, in un articolo satirico pubblicato su un giornale francese, suggerì di svegliarsi prima per risparmiare candele.

L’idea rimase inespressa fino alla fine dell’Ottocento, quando lo scienziato neozelandese George Vernon Hudson propose formalmente di spostare le lancette per sfruttare meglio la luce naturale. La sua teoria fu ripresa dall’imprenditore britannico William Willett, che nel 1907 avanzò un piano concreto per introdurre l’ora legale nel Regno Unito.

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Il primo paese ad adottare il cambio dell’ora fu la Germania nel 1916, durante la Prima guerra mondiale, per ridurre il consumo di carbone. Poco dopo, il Regno Unito, la Francia e altri paesi europei seguirono l’esempio.

In Italia, l’ora legale venne introdotta nel 1916, poi abolita e reintrodotta più volte fino a diventare definitiva nel 1966.


Paesi che adottano e che hanno abolito il cambio dell’ora

Oggi il cambio dell’ora è in vigore in circa 70 paesi nel mondo, ma non ovunque con le stesse modalità.

Paesi che adottano l’ora legale

• Europa: quasi tutti i paesi dell’Unione Europea applicano il cambio dell’ora, anche se dal 2019 si discute sulla sua possibile abolizione.

• Stati Uniti e Canada: la maggior parte degli stati americani e delle province canadesi lo applicano, con alcune eccezioni (come l’Arizona e le Hawaii).

• Australia e Nuova Zelanda: solo alcune regioni adottano l’ora legale.

Paesi che non adottano più l’ora legale

• Asia: Cina, Giappone e India non applicano il cambio dell’ora.

• Africa: la maggior parte dei paesi africani ha scelto di non adottarlo.

• Russia: nel 2011 ha eliminato definitivamente il cambio dell’ora, mantenendo sempre l’ora legale.

Un caso particolare è quello dell’Unione Europea, che ha avviato un dibattito per abolire l’ora legale dopo un referendum del 2018, ma la decisione definitiva non è ancora stata attuata.

Curiosità e impatti del cambio dell’ora

La storia del cambio dell’ora ha influenzato non solo la politica energetica, ma anche la salute e l’economia. Ecco alcuni effetti curiosi:

• Risparmio energetico: sebbene l’ora legale fosse nata per ridurre i consumi, oggi l’impatto è minimo, grazie all’uso di tecnologie più efficienti.

• Effetti sulla salute: il cambio dell’ora può alterare il ciclo sonno-veglia, causando stress e difficoltà di adattamento.

• Influenza sui trasporti: gli orari di treni, voli e mezzi pubblici devono essere regolati per evitare disagi.

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Storia del cambio dell’ora e scenari futuri

La storia del cambio dell’ora dimostra come questa pratica sia stata utile in passato, ma oggi sempre più paesi stanno valutando se eliminarla definitivamente. Il dibattito è aperto e il futuro dell’ora legale resta incerto.

Tu cosa ne pensi? Preferisci l’ora solare o quella legale?

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EQUINOZIO DI PRIMAVERA: RITI e CREDENZE

L’equinozio di primavera segna il momento in cui il giorno e la notte hanno la stessa durata, dando ufficialmente inizio alla stagione del risveglio.

Questo evento astronomico, che cade tra il 19 e il 21 marzo, è stato celebrato fin dall’antichità con riti e tradizioni che simboleggiano il rinnovamento, la fertilità e la rinascita.

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Scopriamo insieme alcune delle tradizioni più affascinanti legate a questo passaggio.

L’Equinozio nell’Antichità: Roma e Oltre

Gli antichi Romani associavano l’equinozio di primavera ai festeggiamenti in onore di Cibele e Attis, divinità legate alla fertilità e al ciclo della natura. Il rito più significativo era il Hilaria, celebrato il 25 marzo, in cui si festeggiava la resurrezione di Attis, simbolo della vita che rinasce dopo l’inverno.

Anche nell’Antico Egitto, l’equinozio era un momento sacro: si dice che le piramidi di Giza fossero allineate con precisione ai principali eventi solari. Invece per i Maya di Chichén Itzá, in Messico, l’ombra proiettata dalla piramide di Kukulkán durante l’equinozio sembrava raffigurare un serpente che scende lungo la scalinata, un potente simbolo di trasformazione.

Tradizioni Italiane: Il Falò di San Giuseppe

In Italia, una delle tradizioni più radicate legate al passaggio tra inverno e primavera è il Falò di San Giuseppe. Celebrato il 19 marzo, soprattutto nel Sud Italia, questo rito consiste nell’accendere grandi fuochi per salutare l’inverno e propiziare la bella stagione. Il fuoco simboleggia la purificazione e il rinnovamento, bruciando il passato per lasciare spazio al nuovo.

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Un’altra usanza italiana è legata al Calendimaggio, una festa popolare che si svolge in alcune regioni, come in Umbria e Toscana, con canti, balli e rievocazioni storiche per celebrare l’arrivo della primavera.

L’equinozio di primavera: riti esoterici e spirituali

L’equinozio di primavera è considerato anche un momento di forte energia spirituale.

In molte tradizioni esoteriche, rappresenta un periodo di equilibrio e rinnovamento interiore. Secondo la Wicca, ad esempio, l’equinozio (chiamato Ostara) è una celebrazione della luce crescente, in cui si accendono candele e si compiono rituali di fertilità ed abbondanza.

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Anche nella filosofia orientale, l’equinozio è un momento di armonia: in Giappone, il Shunbun no Hi è una festività dedicata alla natura ed alla riflessione, in cui si visitano le tombe degli antenati per onorarne la memoria.

Dunque che si tratti di antiche celebrazioni romane, falò tradizionali o rituali spirituali, l’equinozio di primavera è da sempre un simbolo di rinascita e trasformazione.

È un momento perfetto per lasciare andare il passato e accogliere le nuove opportunità della stagione.

Quale di queste tradizioni ti affascina di più?

Leggi anche: LA NOTTE DI SAN GIOVANNI

NATALE E STORIE DI FANTASMI

Il Natale e le storie di fantasmi sono un binomio molto antico.

Oggi, infatti, le feste natalizie sono considerate un momento di gioia da trascorrere con la famiglia. In passato, invece, questo periodo dell’anno era fortemente legato ai rituali del solstizio d’inverno.

Il solstizio era considerato un periodo di passaggio ed era circondato da un’aura di mistero e magia. Si celebrava la fine del raccolto e ci si preparava ad affrontare la stagione fredda. I brevi giorni, ma soprattutto le lunghe notti che caratterizzano da sempre questo periodo dell’anno, erano considerate il momento più propizio per entrare in contatto con il mondo degli spiriti.

I DRUIDI E I CELTI

Secondo la tradizione druidica, tra le creature più avvezze alle apparizioni durante il periodo del solstizio d’inverno ci sarebbe il “Popolo dei Sìdhe”. Si tratta di un popolo fatato che, secondo la mitologia nordica, è composto da folletti, fate, elfi e gnomi.

Il Sidh, invece, è l’oltretomba celtico. Un mondo felice, parallelo a quello umano, e dimora del Popolo dei Sìdhe.

Esisteva poi lo Spirito di Yule, uno spirito che aveva il compito di portare gioia e amore nelle case nella notte del solstizio.

Inoltre si credeva che in questa notte gli spiriti dei defunti andassero a trovare i propri cari sulla terra.

NATALE E STORIE DI FANTASMI: L’INGHILTERRA VITTORIANA

Con il passare dei secoli, le credenze nordiche legate al solstizio d’inverno si sono fuse con quelle di origine cristiana legate al Natale. Il risultato è stata la nascita di tantissime storie e leggende che aleggiano intorno a questo periodo dell’anno. L’epoca d’oro della loro diffusione fu il periodo vittoriano.

Il racconto ci aveva tenuti col respiro sospeso attorno al focolare, ma, salvo l’ovvia osservazione che era raccapricciante come è giusto che sia una strana storia narrata la vigilia di Natale in una vecchia casa… H. James (Il giro di vite)

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Cosa c’è di più inglese di una famiglia che legge “A Christmas Carol” riunita intorno al focolare, la sera della vigilia di Natale?

Era il 1843 quando vide la luce l’opera – forse più celebre! – di Charles Dickens. Una storia di natalizia fatta di spiriti e speranza di redenzione che consacrò definitivamente il legame tra i fantasmi ed il Natale.

IL RESTO D’EUROPA

Tuttavia sarebbe sbagliato pensare che i racconti di fantasmi durante il periodo natalizio siano una prerogativa unicamente inglese. Infatti la narrazione spaventosa, o spesso fiabesca, è tipica di molte zone, soprattutto rurali, di tutta l’Europa.

“Le fiabe del focolare” recuperate dai Grimm si collocano proprio in questa tradizione. Le storie erano raccontate dalle donne, spesso le anziane di casa, mentre la famiglia si scaldava attorno al camino. Le donne filavano o si dedicavano al cucito, gli uomini sonnecchiavano e, per intrattenere i bambini, le storie prendevano forma, rinnovando una lunga ed antica forma di trasmissione orale della conoscenza.

Il Romanticismo segnò un ritorno alla fiaba, al mito e alla leggenda. Sebbene quella dei fratelli Grimm sia ancora oggi l’opera più famosa, non furono i soli a compiere queste operazioni di recupero. Molti altri ricercatori si addentrarono nello stesso affascinante campo, anche nel secolo successivo. Purtroppo, però, molte storie e leggende andarono ugualmente perdute, semplicemente perché era già troppo tardi per salvare dall’oblio.

NATALE E STORIE DI FANTASMI: CONSIGLI DI LETTURA

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Oggi il legame tra i fantasmi ed il Natale si è allentato, ma non è svanito, come dimostrano le tante antologie e racconti a tema che si possono facilmente trovare sugli scaffali delle librerie.

Ecco qualche suggerimento:

Natale con i fantasmi – AA.VV. – Neri Pozza Editore. Una raccolta di 8 racconti terrificanti, tutti accumunati da un rigido clima invernale e dall’immancabile atmosfera vittoriana.

Tutti i racconti di fantasmi – M.R. James – Newton Compton Editori. 31 racconti che sono diventati un classico del genere. Storie sovrannaturali popolate da spiriti, fantasmi e agghiaccianti apparizioni.

Storie di fantasmi per il dopocena – J. Jerome – Mattioli 1885. Un piccolo capolavoro in cui si alternano fantasmi e umorismo.

Ogni volta che cinque, sei inglesi si raccolgono intorno a un fuoco, la Vigilia di Natale, incominciano a raccontarsi storie di fantasmi. Non siamo soddisfatti, la Vigilia di Natale, se ognuno non racconta i suoi aneddoti – autentici – sugli spettri.  J. Jerome

Adesso non vi resta che spegnere le luci, accendere l’albero di Natale e magari un piccolo lume, accoccolarvi sul divano con una coperta e una tisana calda. E buona lettura a tutti!

Leggi anche: STORIA DELL’ALBERO DI NATALE

LA NOTTE DI SAN GIOVANNI

La notte di San Giovanni è considerata da sempre una notte magica. La notte dell’impossibile, dei prodigi e delle streghe.

Nel mondo pagano, il solstizio d’estate, che cade il 21 giugno, simboleggiava un rito di passaggio che portava la Terra, durante la notte più corta dell’anno, dal predominio lunare a quello solare. La notte di San Giovanni, che cade tra il 23 ed il 24 giugno, ha ereditato molto delle antiche tradizioni agresti legate alla celebrazione della nuova stagione. Ancora oggi, infatti, durante questa notte si mescolano tra loro superstizioni pagane, tradizioni contadine e riti cristiani.

La festa dedicata a San Giovanni Battista rappresenta un caso unico nella religione cristiana: il festeggiamento, infatti, riguarda la data di nascita del Santo e non quella di morte. Questo non ha fatto altro che rafforzare il preesistente simbolismo pagano già legato a questo periodo dell’anno: quello della vita da poco iniziata e che raggiunge il suo massimo splendore.

RITI E TRADIZIONI

La maggior parte delle tradizioni e dei riti legati alla notte di San Giovanni nacquero nel mondo contadino e, dunque, sono inevitabilmente legati agli elementi della natura e miravano a propiziarsi le sue forze benefiche, scacciando la sfortuna e accogliendo nuovi amori.

IL MAZZETTO DI SAN GIOVANNI

Una delle tradizioni più note è quella del “mazzetto di San Giovanni”.

Il “mazzetto” è un insieme di iperico, noto anche come “erba di San Giovanni”, un’erba dai fiori giallo-oro che sbocciano proprio a fine mese, in concomitanza con l’arrivo della festa del Santo. Il nome iperico deriva dalle parole greche hyper-eikon, che significano letteralmente “pianta che cresce sulle statue”. Secondo le leggende contadine l’iperico sarebbe legato a proprietà magiche e curative conosciute fin da tempi lontanissimi. Tradizionalmente, infatti, veniva utilizzato per trattare ferite e ustioni, grazie al suo potere antinfiammatorio e cicatrizzante. Sembrerebbe che anche i cavalieri crociati si siano avvalsi delle sue proprietà benefiche per curarsi.

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Tradizione vuole che l’iperico venga raccolto con l’oscurità, per comporre un mazzetto in grado di scacciare il malocchio e favorire dolci sogni premonitori, se messo sotto il guanciale prima di andare a dormire.

L’OLIO

L’olio di San Giovanni, invece, è noto per le sue virtù benefiche ed è usato soprattutto per curare gli inestetismi della pelle. Ha, infatti, un’azione cicatrizzante, antisettica, emolliente e antinfiammatoria. Come da tradizione, la notte tra il 23 ed il 24 giugno vengono raccolti i fiori che si mettono a macerare nell’olio, esposti alla luce per un intero ciclo lunare. Il risultato è un ottimo rimedio naturale per chi soffre di pelle secca, per chi ha problemi di psoriasi o per chi vuole combattere o prevenire le rughe.

L’ACQUA DI SAN GIOVANNI

Poi c’è la famosa acqua di San Giovanni.

Per prepararla, sempre durante la notte tra il 23 ed il 24 giugno, occorre raccogliere un insieme di erbe e fiori.

Le più comuni sono: ginestre, papaveri, fiordalisi, rose, menta, iperico, sambuco, lavanda, camomilla, timo, basilico, salvia, rosmarino, malva e finocchio selvatico. Raccolte alcune di queste erbe, occorre metterle a bagno in un bacile di vetro o ceramica (non di plastica!) pieno di acqua e lasciarlo esposto alla rugiada tutta la notte.

La mattina del 24 l’acqua di San Giovanni sarà pronta e si potrà usare per lavarsi le mani ed il viso, in una sorta di cerimonia di purificazione e benessere.

I FALO’ ED I RITI D’AMORE

San Giovanni è il protettore dalle influenze malefiche, assicura la rinascita della luce, e per questo motivo in tutta Europa si accendono fuochi in suo onore. Grandi falò che prendono vita nei campi in onore del sole e dell’inizio dell’estate.

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Anche in Italia molti dei riti che si svolgono durante la notte di San Giovanni comprendono un falò purificatore in cui si bruciano le erbe vecchie e si mette la sua cenere sui capelli come auspicio di buona fortuna.

La notte di San Giovanni, infine, si celebrano anche riti magici destinati a favorire l’amore.

Non a caso, infatti, la data del 24 giugno è considerata in assoluto la più propizia per i matrimoni!

In passato le giovani si rotolavano sui prati per bagnarsi della magica rugiada di questa notte e invocavano il Santo per conoscere il volto del futuro marito.

LA NOTTE DI SAN GIOVANNI A ROMA

Era una delle feste religiose e profane più sentite nella città.

La festa cominciava la notte della vigilia, la cosiddetta “notte delle streghe”.

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Si credeva, infatti che i fantasmi di Erodiade e Salomè, dannate per aver provocato la morte di San Giovanni, chiamassero a raccolta le streghe sui prati del Laterano per andare in giro per la città a catturare anime prima di proseguire per Benevento, città delle streghe per eccellenza.

Data la presenza delle streghe era necessario ricorrere a rituali magici e forme di esorcismo.

Dopo aver benedetto i letti e la porta di casa, la gente partiva da tutti i rioni di Roma al lume di torce e candele. Arrivati nelle varie piazze, si accendevano falò per scacciare le forze occulte, si pregava e si mangiavano le lumache, le cui corna rappresentavano discordie e preoccupazioni, per allontanare le avversità.

La festa si concludeva al sorgere del sole, quando lo sparo del Cannone di Castel Sant’Angelo annunciava l’inizio della messa celebrata dal Papa nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

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COME SI FESTEGGIA LA PASQUA NEL MONDO

La Pasqua è la festa in cui i cristiani celebrano la resurrezione di Cristo, ma in tante altre parti del mondo ci sono riti e tradizioni diverse. Innanzitutto la Pasqua ricade in date diverse a seconda della religione e del calendario adottato: la Pasqua ebraica e quella ortodossa, per esempio, si celebrano in una data diversa da quella cristiana.

In tutto il mondo, comunque, la Pasqua è legata al simbolismo della vita che trionfa sulla morte ed al risveglio della natura che segna la fine della stagione invernale. Spesso si assiste all’intreccio di tradizioni religiose e pagane, con diverse sfumature da Paese a Paese.

Scopriamo insieme tradizioni e riti con cui viene festeggiata la Pasqua nel mondo.

LA PASQUA IN FRANCIA

Come vuole la tradizione cristiana, tutte le campane del Paese restano in silenzio dal Venerdì Santo fino alla domenica di Pasqua, in segno di lutto per la Crocifissione di Cristo. Secondo la leggenda le campane francesi volano a Roma per sentire l’annuncio della Resurrezione di Cristo direttamente dal Papa, per poi tornare a suonare con gioia la domenica di Pasqua.

GERMANIA

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La Ostern (Pasqua) tedesca reca molte tracce delle antiche tradizioni pagane.  Lo stesso nome “Ostern”, infatti, si riferisce a Eostre, una dea pagana della Primavera.

Durante la Settimana Santa le case vengono addobbate con ramoscelli d’ulivo, sagome di coniglietti e uova dipinte. Le celebrazioni vere e proprie iniziano il Giovedì Santo, dove è tradizione mangiare solo alimenti di colore verde per proteggere l’organismo durante l’anno. Tra il Venerdì Santo ed il Sabato, invece, si usa accendere dei grandi falò, altro residuo della ritualità pagana, con cui  si salutava l’arrivo della primavera.

Il pranzo pasquale è a base d’agnello, ed anche il dolce tipico (che da noi ha la forma di colomba) in Germania prende le sembianze di un agnello.

REGNO UNITO

In Inghilterra la tradizione pasquale vuole che il Giovedì Santo ci si dedichi all’attività caritativa. Nell’Abbazia di Westminster si ripete il rito del Royal Maundy Gifts, ossia il dono di denaro ai poveri da parte del sovrano durante una cerimonia religiosa.

Inoltre, nel Regno Unito, è considerato di buon auspicio sposarsi proprio la domenica di Pasqua.

LA PASQUA IN SPAGNA

A Barcellona, durante la Domenica delle Palme, in ricordo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, interi rami di palme vengono portati in chiesa per la benedizione e possono essere decorati con dolci o rosari di zucchero. Le stesse palme vengono poi appese alle porte ed alle finestre per proteggere le casa dagli spiriti maligni.

Il tipico dolce pasquale catalano è la “mona”, decorata con uova di cioccolato e donata dal padrino di battesimo al figlioccio.

In Andalusia, invece, le confraternite organizzano processioni che sono vere e proprie rappresentazioni teatrali della via crucis di Cristo. Le celebrazioni più famose si svolgono a Siviglia durante la “Semana Santa” e richiamano turisti da tutte le altre parti del mondo.

SVEZIA

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In Svezia si usa decorare le case con uova dipinte e rami di pioppo e betulla, per celebrare l’arrivo della bella stagione. Inoltre c’è un’antica tradizione secondo la quale le bambine e le ragazze si travestono da streghe (påskkärring) per andare di casa in casa portando biglietti d’auguri in cambio di monetine o dolcetti. In pratica una specie di “dolcetto o scherzetto”. Quest’usanza nasce dalla credenza medievale secondo la quale la resurrezione di Cristo scacciò il male, riportando la luce e la pace. La Pasqua sarebbe, dunque, il periodo in cui le streghe vanno via, verso la Montagna Blu, il leggendario covo del Diavolo.  

POLONIA

In Polonia i festeggiamenti pasquali iniziano già dalla Domenica delle Palme in occasione della quale vengono realizzate delle “palme” fatte a mano con fiori secchi e piante sempreverdi oppure con la carta crespa. Le creazioni più belle e più alte vengono premiate. Sabato Santo si va in chiesa per la benedizione del cibo.

Il giorno di Pasqua, invece, ci si reca in chiesa all’alba e poi, quando si torna a casa, si consuma una colazione molto ricca in cui non possono mancare le uova sode con la maionese e le salsicce affumicate. Anche tutto il resto della giornata è dedicato al buon cibo, infatti la tavola resta sempre imbandita!

Infine il Lunedì di Pasquetta si vanno a trovare parenti ed amici ma, durante il tragitto, attenzione agli scherzi! Questa giornata, infatti, è chiamata Smigus Dyngus ed è festeggiata a suon di secchiate d’acqua che tutti lanciano su tutti!

STATI UNITI

Negli Stati Uniti molte tradizioni pasquali sono simili a quelle degli altri Paesi anglosassoni. A New York, lungo la Fifth Avenue, si organizza una parata piena di colori, dove i partecipanti esibiscono dei cappelli davvero stravaganti.

LA PASQUA IN MESSICO

In Messico è particolarmente suggestivo il Rogo di Giuda, il tradizionale falò del Sabato Santo durante il quale viene data alla fiamme una figura di cartone che rappresenta il discepolo che tradì Cristo.

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EL SALVADOR

A Texistepeque i riti cattolici e le tradizioni locali si fondono in una particolare celebrazione che vede protagonisti i “talcigüines”: uomini travestiti da diavoli che attraversano le strade della città. La loro incursione finisce ai piedi di Cristo dove si inginocchiano in segno di sottomissione, come simbolo della vittoria del Figlio di Dio sulla tentazione e sul male.

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IL CARNEVALE NEL MONDO

Con il Carnevale le strade di tutto il mondo si animano di maschere, sfilate di carri allegorici, musica e danza, in un generale clima di allegria e spensieratezza.

Dunque quale occasione può essere migliore per divertirsi e viaggiare alla scoperta di antiche tradizioni?

Facciamo, quindi, un giro per il mondo alla scoperta delle più belle feste di Carnevale.

LE ORIGINI DEL CARNEVALE

Il Carnevale ha origini molto antiche e vanta come antenati le dionisiache greche ed i saturnali romani. Tutte queste feste, infatti, hanno in comune un temporaneo abbandono delle normali convenzioni sociali a favore di scherzi e divertimenti vari.

Secondo l’interpretazione più accreditata la parola “Carnevale” deriverebbe dal latino carnem levare (cioè “eliminare la carne”) ed indicherebbe il banchetto che si teneva il Martedì Grasso – l’ultimo giorno di Carnevale -, subito prima del Mercoledì delle Ceneri e dell’inizio della Quaresima.

IL CARNEVALE NEL MONDO: RIO DE JANEIRO

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Per chi ama il Carnevale quello carioca è “il Carnevale” per antonomasia.

Le sue origini risalgono agli anni trenta del XIX secolo, quando la borghesia cittadina importò dall’Europa la moda di tenere balli e feste mascherate, molto in voga in Italia ed in Francia. Sul finire del secolo nei vari blocos (quartieri) della città si diffuse l’uso di sfilare per le strade con costumi a tema, suonando e ballando.

Oggi i blocos sono parte integrante della festa a Rio: vi sono più di 100 gruppi con usi e tradizioni diversi, e ogni anno il numero cresce.

Il Carnevale di Rio de Janeiro è noto soprattutto per le sfarzose parate, organizzate dalle principali scuole di samba della città, che si tengono nel Sambodromo e rappresentano una delle principali attrattive turistiche del Brasile.

NEW ORLEANS

Il Carnevale di New Orleans è noto anche come Mardi Gras (martedì grasso) e, più che una singola festa, appare come una vera e propria “stagione” che inizia dopo l’Epifania e culmina nelle due settimane che precedono il Mardi Gras.

In passato il Carnevale faceva parte della stagione mondana invernale ed era un tempo dedicato ai ricevimenti per il debutto in società delle giovani donne.

Tempo permettendo, si svolge una grande parata ogni giorno, ma le più grandi e complesse si svolgono gli ultimi cinque giorni della stagione.  Mentre nella settimana finale del Carnevale è tutto un susseguirsi di eventi grandi e piccoli, sia a New Orleans che nelle comunità circostanti.

Le sfilate di New Orleans sono organizzate dai Carnival krewe e coloro che sfilano in corteo lanciano sulla folla dei coriandoli a forma di banconote da un dollaro. Le grandi parate si svolgono nelle zone dei quartieri alti e Mid-City e seguono un percorso lungo San Charles Avenue e Canal Street, a monte del quartiere francese.

TENERIFE

Tenerife è la più grande delle Isole Canarie – che si trovano nell’Oceano Atlantico è fanno parte della Spagna. Qui il Carnevale di Santa Cruz è considerata la festa più importante dell’anno, capace di attirare più di mezzo milione di persone, tanto che molti ritengono queste celebrazioni le più imponenti al mondo dopo quelle di Rio.

I festeggiamenti, che durano circa due settimane, culminano con il corteo del Martedì Grasso. È tutto un tripudio di musica, colori e divertimento, grazie soprattutto agli spettacoli di teatro di strada che coinvolgono oltre 100 gruppi folkloristici.

COLONIA

Il Carnevale di Colonia, noto anche come “quinta stagione”, inizia tradizionalmente l’11 novembre alle 11:11. Lo spirito carnevalesco viene poi temporaneamente sospeso durante l’Avvento ed il periodo natalizio, per poi riprendere dopo l’Epifania.

Il Carnevale vero e proprio dura circa una settimana, tra il giovedì grasso (Weiberfastnacht) ed il mercoledì delle ceneri (Aschermittwoch), ed è chiamato anche “giorni dei pazzi”. Il clou del carnevale è il lunedì delle rose (Rosenmontag), due giorni prima del mercoledì delle ceneri. Durante tutti questi giorni si respira aria di festa e la gente di Colonia esce mascherata.

Ogni anno tre persone il vengono scelte per interpretare i ruoli del principe, della fanciulla e del contadino. Il principe, chiamato anche Sua follia, è il personaggio più importante. Incarna lo spirito del Carnevale ed il suo carro allegorico è l’ultimo nella grande parata del lunedì delle rose.

La fanciulla, chiamata anche Sua amorosità, simboleggia la madre Colonia ed è tradizionalmente interpretata da un uomo che indossa una corona turrita per rappresentare l’imprendibilità della città. Il suo abito ricorda l’imperatrice romana Agrippina, moglie dell’imperatore Claudio e nativa di Colonia.

Infine il contadino porta il titolo di Sua altezza e rappresenta l’audacia della vecchia città imperiale di Colonia.

IL CARNEVALE DI VENEZIA

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È uno dei carnevali più antichi e conosciuti al mondo.

La prima testimonianza in cui si usa proprio il vocabolo “Carnevale” risale, addirittura, ad un documento del Doge Vitale Falier del 1094. La sua istituzione è legata alla necessità della Serenissima di concedere alla popolazione un periodo di svago e divertimento, proprio come avveniva nell’antica Roma con i famosi panem et circenses. Maschere e costumi garantivano l’anonimato e livellavano le divisioni sociali, mentre era autorizzata persino la pubblica derisione delle autorità e dell’aristocrazia. Tutto questo serviva a dare sfogo alle tensioni ed ai malumori che si creavano all’interno della Repubblica, facilitando il mantenimento dell’ordine durante il resto dell’anno.

Con il tempo a Venezia nacque e si sviluppò gradualmente un vero e proprio settore dedicato alla realizzazione ed al commercio di maschere e costumi completamente fatti a mano, con tecniche molto raffinate, che ancora oggi è molto diffuso e fiorente.

Durante il periodo Napoleonico ed il dominio austriaco il Carnevale venne sospeso.

Nel 1979, dopo quasi due secoli, la secolare tradizione veneziana ritornò al suo antico splendore, soprattutto grazie all’impegno di alcune associazioni di cittadini ed al contributo del Comune, del Teatro la Fenice, della Biennale di Venezia e degli enti turistici.

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I CALENDARI DEL MONDO

ORIGINI E CURIOSITA’ SUI CALENDARI DEL MONDO – aggiornato il 30 dicembre 2023

“Che anno è?”

La domanda sembra banale e, probabilmente, nella maggior parte dei paesi del mondo la risposta sarà la stessa, ma il fatto è che esistono molti calendari diversi da quello gregoriano e miliardi di persone li usano quotidianamente, se non altro per programmare le feste religiose.

I CALENDARI SOLARI E LUNARI

La maggior parte dei calendari che sono nati nel corso della storia si sono basati sul Sole o sulla Luna.

Il problema dei calendari lunari, però, è che si basano su mesi di circa 29 giorni e mezzo e quindi finiscono per avere degli anni con circa 11 giorni in meno rispetto all’anno solare. Questo è il motivo per cui i calendari lunari, alla lunga, non rispettano le stagioni. Per esempio, agosto potrebbe capitare alcuni anni in estate ed altri in inverno!

Per ovviare a questi inconvenienti sono nati i calendari solari o lunisolari.

I calendari lunisolari (fatti cioè osservando sia la Luna che il Sole) sono quelli che seguono le fasi della Luna, ma che aggiungono un mese extra per colmare il ritardo che altrimenti si accumulerebbe rispetto all’anno solare.

Anche i calendari solari, però, hanno i loro problemi. Un anno solare, ovvero il tempo che la Terra impiega per fare un giro intorno al Sole, dura infatti 365,24219 giorni. È il motivo per cui quasi ogni calendario prevede mesi di diversa durata o anni bisestili, cioè con un giorno in più, per rimettersi in pari.

L’ultima, fondamentale, questione da tenere presente quando si parla di calendari riguarda il loro inizio, cioè il momento dal quale si decide di iniziare a contare, il loro anno zero. Questo momento viene definito “epoca“. Per intenderci, nel caso del calendario gregoriano, “l’epoca” è la nascita di Gesù.

IL CALENDARIO GREGORIANO

E’ un calendario solare e venne introdotto nel 1582 da papa Gregorio XIII.

Lo scopo era quello di sistemare i ritardi accumulati dal precedente calendario, quello giuliano (introdotto da Giulio Cesare). Dopo aver consultato tutti gli esperti del caso, papa Gregorio XIII decise che dopo giovedì 4 ottobre 1582 ci sarebbe stato direttamente venerdì 15 ottobre.

Così!… Giusto per rimettersi in pari!

Per evitare di dover cancellare altri 10 giorni dalla storia del mondo, il calendario gregoriano applicò alcune modifiche a quello giuliano, stabilendo che è bisestile ogni anno multiplo di quattro, fatta però eccezione per gli anni multipli di 100 (anche detti “secolari”) che non sono allo stesso tempo multipli di 400. Chiaro, no?

Tradotto. Il 2000 è stato bisestile (perché multiplo di 4 e di 400), ma il 1900 non lo è stato e il 2100 non lo sarà (perché secolari e quindi multipli di 4, ma non di 400).

Così facendo, ogni 4 secoli ci sono 97 anni bisestili.

In modo tale che il calendario gregoriano sia quasi allineato con quello solare.

Ma nell’anno 4905 si ritroveranno a essere avanti di un giorno esatto rispetto all’anno solare!

IL CALENDARIO ISLAMICO

È lunare e la sua “epoca” è il 16 luglio 622 del calendario giuliano: il giorno dell’Egira, l’abbandono della Mecca da parte di Maometto.

Essendo lunare, i suoi 12 mesi sono tutti da 29 o 30 giorni, per un totale di 354 o 355 giorni e prevede anni bisestili.

Il fatto che il calendario islamico sia lunare e non preveda aggiustamenti all’anno solare fa sì che le sue festività, come per esempio il Ramadan, possano cadere in ogni stagione. In base a questo calendario siamo attualmente nell’anno 1444!

Ci sono anche calendari islamici leggermente diversi, infatti in Iran ed in Afghanistan si usa il calendario persiano, che è solare ed è attualmente nell’anno 1441!

IL CALENDARIO EBRAICO

È lunisolare e fu elaborato per la prima volta poco prima che nascesse Gesù: all’inizio la durata di ogni mese veniva decisa di volta in volta, guardando la luna.

Nel corso degli anni, però, subì diverse evoluzioni che lo resero più preciso.

In questo calendario gli anni sono raggruppati in cicli di 19 anni e possono avere 12 o 13 mesi, e i mesi possono avere 29 o 30 giorni.

Secondo questo calendario, la cui “epoca” corrisponde al momento della creazione del mondo (Anno Mundi),  siamo nel 5783!

IL CALENDARIO CINESE

È lunisolare e i mesi iniziano con la luna nuova. È molto simile a quello ebraico, perché costruito in base a cicli di anni da 12 e da 13 mesi, alternati.

Nel corso degli anni ci sono state diverse revisioni che hanno portato alla nascita di vari calendari cinesi o di origine cinese.

Attualmente è in corso l’anno del coniglio, mentre il nostro 10 febbraio 2024 inizierà quello del drago!

I CALENDARI INDUISTI

Ce ne sono tantissime varianti, tutte piuttosto complicate!

Il fatto è che questi calendari si basano su “metodo multidimensionale per strutturare il tempo, combinando informazioni sui giorni lunari, i giorni solari, i mesi lunari, i mesi solari, i movimenti del Sole e della Luna in relazione agli altri corpi celesti, e altri elementi astronomici”.

In sintesi, in questi calendari ci sono sia mesi lunari che mesi solari.

La data di inizio del calendario induista (sia solare, sia lunisolare) è il 23 gennaio 3102 a.C. nel calendario gregoriano; da questa data, ogni anno è indicato con il numero di anni “trascorsi”.

Ad esempio, nel 2023 del calendario gregoriano, sono trascorsi 5125 anni nel calendario induista, perciò questo è il 5126º anno.

Il calendario nazionale indiano (talvolta chiamato calendario Saka) è il calendario civile ufficialmente in uso in India e gli anni corrispondono al Calendario Gregoriano – 78.

Quindi: 2023 – 78 = 1945!

IL CALENDARIO BUDDHISTA

Anche il calendario buddista è una derivazione dei calendari induisti.

Il suo anno zero coincide però con la morte di Buddha avvenuta nel 543 a.C.

Quindi per questo calendario siamo nell’anno 2566!

GLI ALTRI CALENDARI

Fonte: Pixabay

Ci sono tantissimi altri calendari:

Quello copto che è diviso in 13 mesi ed ha come “anno zero” il momento in cui Diocleziano divenne imperatore romano.

Il calendario rivoluzionario sovietico, che da oltre un secolo confonde gli studenti di tutto il mondo che studiano una rivoluzione d’ottobre, avvenuta però a novembre!

Quello etiope (solare).

Quello giuliano rivisto, che potrebbe essere anche più preciso del gregoriano!

E poi c’è il calendario dei Maya, che andò molto di moda qualche anno fa tra i catastrofisti di tutto il mondo.

Infine, nella lunga e complessa storia dei calendari, va ricordato il virtuoso – ma incompreso! – tentativo fatto nel 1930 di creare un calendario Mondiale.

Elisabeth Achelis pensò che, partendo dal calendario Gregoriano, si sarebbe potuto creare un calendario sempre uguale, senza anni bisestili, e propose di avere anni di 12 mesi da 30 o 31 giorni, con ma due giorni “extra”, contraddistinti da una lettera e non da un numero.

Questi giorni dovevano essere indicati come W che stava per “Worldsday”, giorno del mondo.

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STORIA DELL’ALBERO DI NATALE

Le origini dell’albero di Natale sono antichissime e piuttosto oscure.

Nella cultura di molti popoli pagani dell’Europa centro-settentrionale il sempreverde rappresentava la vita, la rinascita e la resistenza necessaria per sopravvivere durante la lunga stagione fredda. Veniva decorato con delle luci durante le festività che si svolgevano a ridosso del solstizio d’inverno, il 21 dicembre.

Per i Druidi gli abeti, ed in generale i sempreverdi, avevano un valore magico. Loro, infatti, avevano il compito di traghettare gli uomini dal dominio delle tenebre a quello della luce.

Anche i Vichinghi credevano che l’abete rosso possedesse poteri magici, poiché non perdeva le foglie nemmeno durante l’inverno più gelido. Gli abeti, quindi, venivano tagliati, portati in casa e decorati con dei frutti,  aspettando che tornasse la primavera.

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YULE E L’ALBERO DI NATALE

L’abitudine di decorare alberi in vario modo appartiene dunque a numerose tradizioni. Tuttavia la nascita dell’albero di Natale è collegata (come quella del ceppo natalizio!) prevalentemente a “Yule”, che nelle tradizioni germanica e celtica precristiana, coincide col solstizio d’inverno.

Nei linguaggi scandinavi, il termine Jul significa sia Yule che Natale, e viene talvolta usato anche per indicare altre festività di dicembre. Il termine si è diffuso anche nelle lingue finniche per indicare il Natale (in finlandese “Joulu”). Il legame fra le due tradizioni è dunque evidente!

Anche i Romani usavano decorare le loro case con rami di pino durante le Calende di gennaio.

Con l’avvento del Cristianesimo l’uso dell’albero di Natale si affermò anche nelle tradizioni cristiane. Tuttavia la Chiesa delle origini cercò di sostituirlo con l’agrifoglio, le cui spine ricordavano la corona di Cristo.

L’ALBERO DI TALLINN

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In ogni caso l’uso “moderno” dell’albero di Natale sembrerebbe essere nato in Estonia. A Tallinn, nel 1441, infatti, fu eretto un grande abete nella piazza del Municipio, attorno al quale giovani uomini e donne ballavano alla ricerca dell’anima gemella.

Altri sostengono, invece, che il primo albero di Natale vero e proprio sarebbe nato in Germania. Era l’anno 1611 e, secondo la leggenda, la Duchessa di Brieg aveva già fatto adornare il suo castello per festeggiare il Natale, quando si accorse che un angolo di una delle sale era rimasto completamente vuoto. Per questo, ordinò che un abete del giardino del castello venisse trapiantato in un vaso e portato in quella sala.

In Francia, invece, il primo albero di Natale fu addobbato nel 1840 dalla duchessa d’Orleans. I cattolici, infatti, dopo la riforma di Martin Lutero (1483-1546), consideravano un’usanza protestante quella di decorare alberi per celebrare il Natale e quindi erano un po’ diffidenti…

L’EPOCA VITTORIANA

L’unica cosa certa nella lunga e misteriosa storia dell’albero di Natale è che la sua diffusione in tutto il mondo è merito del principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha. Il marito della regina Vittoria aveva origini tedesche e volle introdurre nelle proprie residenze l’uso a lui familiare dell’albero di Natale.

La novità si estese presto come una moda in tutto il Regno Unito. Un contributo fondamentale fu quello della rivista “The Illustrated London News” che nel 1848 propose una litografia raffigurante la famiglia reale attorno all’albero di Natale. Così la tradizione invase ben presto tutte le case inglesi… o almeno quelle di chi se lo poteva permettere!

Da quel momento in poi le famiglie nobili e le più abbienti iniziarono a decorare le loro case sulla scia del palazzo reale. Per tradizione, l’albero si acquistava nei giorni precedenti il Natale, ma si decorava alla Vigilia (tradizione rimasta ancora oggi negli Stati Uniti).

Gli alberi venivano venduti senza radici, montati su una base in legno oppure liberi da appoggi, per essere infilati in grandi vasi pieni di terra. La base era ricoperta con drappi o con muschio su cui, in alcuni casi, veniva costruito un paesaggio con casette, fattorie, monti, ferrovie…

L’ALBERO DI NATALE IN ITALIA

In Italia la prima ad addobbare un albero di Natale fu la regina Margherita nella seconda metà dell’Ottocento al Quirinale. Da lì la moda si diffuse velocemente in tutto il paese. L’albero di Natale, infatti, è una delle poche tradizioni straniere ad essere arrivate in Italia quando era ancora una “novità”, ovvero ben prima della sua diffusione nella società consumistica del secondo dopoguerra.

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IL CAPODANNO NEL MONDO

Quando si tratta di festeggiare Capodanno ogni parte del mondo ha le sue particolari tradizioni, mentre l’unica cosa che accumuna tutti è la voglia di iniziare il nuovo anno sotto i migliori auspici!… Che questo avvenga grazie ad un abito rosso, ad un bagno nelle acque ghiacciate o all’aver mangiato lenticchie o melograno è un’altra storia!

I festeggiamenti di Capodanno iniziano alle 11:00 (ora italiana) del 31 dicembre nella Repubblica di Kiribati e finiscono alle 13:00 (ora italiana) del 1 gennaio a Howland Island, un atollo sperduto nell’Oceano Pacifico.

Vediamo, quindi, come si festeggia Capodanno nel mondo, cosa si mangia, cosa s’indossa e con quali riti propiziatori si accoglie il nuovo anno.

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COME SI FESTEGGIA CAPODANNO IN EUROPA: LE TRADIZIONI PIÙ PARTICOLARI

Spagna

A Madrid e in tutta la Spagna è d’obbligo mangiare 12 acini d’uva allo scoccare della mezzanotte augurandosi 12 mesi di fortuna nell’anno nuovo.

A Barcellona, inoltre, si festeggia l’arrivo del nuovo anno con la Primer Bany de l’Any, la prima nuotata dell’anno in un’acqua la cui temperatura si aggira attorno ai 12-14 gradi.

Germania

Allo scoccare della mezzanotte tutta la Germania fa uno spuntino a base di Pfannkuchens, dolci simili ai krapfen, “solitamente” ripieni di liquore e marmellata. Dico “solitamente” perché in occasione del Capodanno uno solo di questi dolci viene farcito con della senape…chi lo trova avrà un anno molto fortunato!

Gran Bretagna

Gli irlandesi e gli inglesi, nonostante la vicinanza, hanno tradizioni differenti.

In Irlanda, durante il Capodanno, è di buon auspicio bussare a casa dei vicini con una pagnotta di pane.

In Inghilterra, invece, allo scoccare della mezzanotte è tradizione aprire la porta sul retro per far uscire l’anno passato e al contempo invitare la prima persona che s’incontra ad entrare in casa, portando carbone, sale e pane.

Danimarca 

I danesi festeggiano Capodanno saltando da una sedia allo scoccare della mezzanotte. Inoltre, poiché credono molto nell’amicizia, durante tutto l’anno conservano i pezzi di piatti e bicchieri rotti per poi lasciarli davanti la porta del miglior amico la notte di Capodanno. Più pezzi si trovano, più amici si hanno.

Russia

In Russia si festeggia Capodanno ben due volte, il 31 Dicembre ed il 13 Gennaio (calendario gregoriano e calendario giuliano)! Come? Scrivendo su un foglio di carta i desideri che ci si augura di realizzare nell’anno nuovo, per poi bruciarlo e sciogliere le ceneri nel bicchiere di champagne che si beve allo scoccare della mezzanotte. Attenzione: bisogna berlo tutto d’un fiato entro i 60 secondi, altrimenti i desideri non si avvereranno!

COME SI FESTEGGIA IL CAPODANNO NEL RESTO DEL MONDO

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Capodanno in Sud America: Brasile e Argentina

I brasiliani di Rio de Janeiro approfittano delle belle giornate per salutare l’anno nuovo vestiti di bianco per allontanare gli spiriti maligni e fanno un tuffo nell’Oceano.

Invece i brasiliani che vivono nell’entroterra seguono un’altra tradizione, ovvero salire in piedi su uno sgabellino con il piede destro e poi saltare.

Infine gli argentini durante la notte di Capodanno indossano intimo rosa perché credono che porti fortuna e mangiano fagioli, che sarebbero di buon auspicio per la carriera e il lavoro. I fagioli, infatti, si dice che diano sicurezza a chi è già soddisfatto del proprio lavoro e creino nuove opportunità interessanti per chi, invece, vuole un grande cambiamento.

Capodanno in Oriente: Giappone

Le campane dei templi giapponesi salutano l’anno nuovo con ben 108 rintocchi. Secondo il credo buddista, infatti, ci sono 108 peccati ed i 108 rintocchi simboleggiano la purificazione da questi peccati.

100 KM LUNGHI UN ANNO

Le due isole dell’Oceano Pacifico di Western Samoa e Samoa Americane si trovano a distanza di soli 100 km l’una dall’altra. Eppure, nonostante questo, trascorrono il Capodanno a distanza di un giorno. Questo accade perché i due territori sono divisi dalla International Date Line. Le due isole hanno anche due modi diverse di salutare il nuovo anno. Una, il Western Samoa, lo accoglie con fuochi d’artificio e feste di lusso, mentre l’altra lo attende rispettando gli antichi usi e costumi polinesiani, quindi in maniera decisamente più sobria.