VIAGGIO TRA GLI EREMI D’ABRUZZO

Un viaggio attraverso 7 eremi per conoscere meglio l’Abruzzo, una regione che, tra mare cristallino, verdi campagne ed imperiose montagne, ti entra nel cuore!

In questo articolo approfondiremo il lato più mistico di questa bellissima terra, andando alla scoperta dei suoi eremi e delle sue chiese rupestri. Luoghi avvolti dal silenzio, in cui la spiritualità si mescola con la voglia di sfidare (con rispetto!) una natura selvaggia e primitiva. Meta ideale non solo dei pellegrini, ma anche di tutti coloro che amano i cammini, il trekking e la vita all’aria aperta, circondati da suggestivi scenari.

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Eremi d’abruzzo: Fratta Grande

Si trova nel comune di Isola del Gran Sasso d’Italia, in località Pretara. L’eremo, di aspetto modesto, è costituito da un edificio che sembra appoggiarsi alla parete rocciosa, lungo il corso del torrente Ruzzo. La chiesetta venne costruita  dall’ultimo eremita del Gran Sasso, Fra Nicola Torretta, che vi trascorreva le sue giornate in meditazione.

Eremo di San Venanzio

All’interno della Riserva Naturale Regionale “Gole di San Venanzio” è custodito uno dei simboli storico-religiosi più rappresentativi della Regione: l’eremo di San Venanzio.

All’interno dell’eremo si trovano i resti di affreschi cinquecenteschi che rappresentano i quattro Evangelisti e la scala santa, completamente scavata nella roccia, che conduce ad una piccola grotta, un tempo a strapiombo sul fiume, dove si trova l’impronta del corpo del Santo. E’ questa la parte più importante del Santuario e rappresenta sicuramente l’originario nucleo del luogo del culto.

Quest’anno l’eremo sarà aperto il sabato e la domenica nei mesi di giugno e settembre; il venerdì, il sabato e la domenica nel mese di luglio; tutti i giorni nel mese di agosto.

Eremo di San Michele Arcangelo

L’eremo si trova nel comune di Pescocostanzo, alle pendici del Monte Pizzalto, all’interno del Parco Nazionale della Majella. L’edificio è formato da due aree scavate nella roccia e poste tra loro ad angolo: una maggiore  dedicata al culto ed una minore che, secondo la tradizione popolare, era utilizzata come ricovero dai pastori impegnati nella transumanza.

La prima fonte storica che riguarda l’eremo è costituita da una bolla pontificia di papa Lucio III del 1183. Probabilmente si tratta di un luogo già adibito al culto in epoca romana che, con il diffondersi del Cristianesimo e data la presenza dei Longobardi nell’area, venne dedicato a San Michele Arcangelo, protettore del popolo germanico.

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Eremi d’abruzzo: Sant’Onofrio al Morrone

L’eremo, che si trova nei pressi di Sulmona, risale al XIII secolo ed è strettamente legato alla vicenda di Pietro da Morrone, diventato papa con il nome di Celestino V e successivamente canonizzato.

Fu proprio in questo luogo isolato che Re Calo D’Angiò venne ad annunciare a Pietro la sua elezione al soglio pontificio per poi condurlo, in sella a un asino, nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila dove fu incoronato papa il 29 agosto 1294.

L’eremo è un’oasi di pace e di spiritualità.

Eremo di San Bartolomeo in Legio

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L’eremo si trova nel comune di Roccamorice, a poca distanza dall’eremo del Santo Spirito, ed è uno degli eremi più famosi della Majella. L’edificio sorge in uno scenario arido, sotto un costone roccioso che lo copre completamente, tanto da mimetizzarsi nella roccia. La sua costruzione risale a prima dell’anno Mille e venne successivamente restaurato da Pietro da Morrone, il futuro papa Celestino V, intorno al 1250. All’interno della chiesa c’è un semplice altare sui cui è posta la statua lignea di S. Bartolomeo, mentre sulla parete sinistra una vaschetta raccoglie una risorgenza d’acqua che i devoti ritengono miracolosa.

Molti sono i riti, religiosi e non, le tradizioni e le leggende legate a questo suggestivo luogo di culto, raggiungibile attraverso sentieri i escursionistici che partono dai due versanti della Valle rispettivamente dalle località di Decontra di Caramanico Terme e Macchie di Coco nel comune di Roccamorice.

Eremo San Giovanni all’Orfento

L’eremo si trova nella Riserva Naturale Valle dell’Orfento ad una quota di 1227 metri, nel comune di Caramanico Terme. Anche quest’eremo fu frequentato da Pietro da Morrone (divenuto poi Papa Celestino V) tra il 1284 e il 1293. Il sito è certamente tra i più inaccessibili fra gli eremi abitati dai discepoli del santo. Vi si può accedere, solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione dal Comando della Stazione Forestale di Caramanico, attraversando Piana Grande ad est della frazione di Decontra. Si scende, quindi, lungo una faggeta verso la valle dell’Orfento su stretti sentieri.

Eremi d’abruzzo: il Santo Spirito

Addossato ad una parete rocciosa ed immerso in una rigogliosa faggeta, l’Eremo di S. Spirito si trova a circa nove chilometri dal centro abitato di Roccamorice, ad un’altitudine di 1130 metri, nella parte alta del vallone di Santo Spirito. La zona rientra nei confini del Parco Nazionale della Majella. Non si conosce la data precisa della sua costruzione, ma si suppone che sia anteriore al Mille.

L’eremo ospitò Desiderio, futuro Papa Vittore III, che vi dimorò nel 1053 e poi Pietro da Morrone, futuro Papa Celestino V, che vi giunse nel 1246. Sul finire del secolo XVII, il principe Caracciolo di San Buono fece costruire un edificio di tre piani (il cosiddetto “Palazzo del Principe”), in seguito trasformato in foresteria. Con la soppressione degli ordini monastici nel 1807, il monastero fu definitivamente abbandonato ed i suoi beni vennero portati a Roccamorice. Successivamente ci furono brevi e saltuarie presenze di religiosi. Gli ultimi monaci a risiedere nel monastero furono quelli della comunità di Cerreto tra il 1996 e il 1999.

6 LUOGHI DA VISITARE IN CIOCIARIA

La Ciociaria è ricca di interessanti percorsi naturalistici ancora poco conosciuti.

Ecco alcune idee per trascorrere una giornata a contatto con la natura tra i piccoli borghi della provincia di Frosinone.

CIOCIARIA DA SCOPRIRE: LE GROTTE DI PASTENA

Le grotte di Pastena furono esplorate per la prima volta nel 1926 dal barone Carlo Franchetti ed iniziarono a richiamare turisti già l’anno successivo. Durante la Seconda Guerra Mondiale servirono da riparo ai tantissimi profughi della zona.

All’interno delle grotte si trovano due percorsi: il ramo attivo inferiore ed il ramo fossile superiore. Quest’ultimo è definito “fossile” perché da migliaia di anni non avviene più il processo di stillicidio, cioè quel processo che crea le stalattiti e le stalagmiti.

In questo complesso speleologico, uno dei maggiori d’Italia, è possibile ammirare la maestosità del carsismo sotterraneo. Se la stagione è stata piovosa la visita sarà resa ancora più suggestiva dalla presenza di laghetti e cascate.

GROTTE DI FALVATERRA

La parte attiva di queste grotte si collega direttamente con quelle di Pastena, dopo un percorso di circa 2.5 km. In sostanza si tratta di un unico grande complesso sotterraneo al quale si può accedere dai comuni di Pastena e Falvaterra.

L’azione incessante delle acque sotterrane ha determinato la formazione di queste spettacolari grotte, sviluppatesi all’interno delle rocce calcaree di Monte Lamia.

La bellezza di questo luogo incontaminato ha fatto sì che tutta l’area del piccolo fiume ed il complesso ipogeo divenissero Monumento Naturale della Regione Lazio nel  2007.  L’area protetta si estende per più di 130 ettari e comprende tutto il bacino imbrifero del Rio Obaco fino alla sua confluenza con il Fiume Sacco.

Il percorso delle Grotte di Falvaterra è caratterizzato da aree attive e ricche di acqua, con cascate e rapide, e da zone più tranquille, in parte fossili, con forre, laghi e stalattiti.

LAGO DI CANTERNO

E’ un lago di origine carsica che si trova nel cuore dei Monti Ernici e bagna i comuni di Ferentino, Fiuggi, Fumone e Trivigliano.

Per molto tempo è stato definito un “lago fantasma” a causa della sua capacità di “scomparire” in alcuni periodi dell’anno. Il lago, infatti, originariamente si riempiva e si svuotava a seconda che l’inghiottitoio, denominato “Pertuso”, fosse o meno ostruito da detriti.

Nel 1943, a seguito di una perlustrazione del Pertuso, si scoprì il collegamento con una grotta sotterranea, una cavità carsica dove confluiva l’acqua nei periodi di secca. Il ciclo naturale di formazione e prosciugamento del lago è stato interrotto con la chiusura artificiale dell’inghiottitoio per la produzione di energia elettrica che ha reso il lago “permanente”.

CIOCIARIA DA SCOPRIRE: GROTTA DI COLLEPARDO

La grotta è ricca di volte maestose in cui  le stalattiti e le stalagmiti assumono le forme più bizzarre grazie al lentissimo processo di stillicidio che prosegue senza sosta da millenni.

Nel 2008, durante una campagna archeologica, sono emersi molti reperti umani, ceramici e faunistici che testimoniano come la zona fosse abitata già durante la media età del Bronzo, circa 3.500 anni fa.

POZZO D’ANTULLO

Il Pozzo d’Antullo è una grandiosa voragine carsica che si trova a circa 1 km dal centro abitato di Collepardo, alle pendici dei monti La Monna e Rotonaria, nel complesso degli Ernici.

Il Pozzo è il risultato dello sprofondamento  della volta di una grotta ed ha un diametro superiore di circa 140 m, un perimetro superiore di 370 m, ed è profondo circa 60 m.

Le pareti sono ricche di stalattiti ancora interessate da stillicidio, il fondo è coperto da una lussureggiante vegetazione e, secondo un’antica tradizione, veniva usato dai pastori che vi calavano le pecore per farle pascolare indisturbate.

LE GOLE DEL MELFA

Si tratta di un luogo in cui la natura si mostra bellissima, selvaggia e primitiva.

E’ un percorso che si snoda per ben 15 km, dalla Valle del Liri alla Valle di Comino, attraversando i comuni di Roccasecca, Santopadre, Colle San Magno, Arpino, Casalattico e Casalvieri.

La Comunità Europea ha inserito questo luogo nella lista dei siti naturalistici più importanti per la presenza di rapaci, caprioli e lupi. Le Gole del Melfa rappresentano un “Monumento Naturale” grazie al loro valore geo-botanico, alla presenza della fauna selvatica ed alla bellezza di un luogo unico.

Il fiume Melfa rimane secco per buona parte dell’anno a causa di una diga che ne sbarra l’alto corso, ma quando c’è acqua diventa bellissimo, con salti e rapide spettacolari. Dal cosiddetto “ponte vecchio”, nel territorio di Roccasecca, attraverso una mulattiera scavata nella roccia, si può salire fino all’Eremo dello Spirito Santo, ricavato da grotte preesistenti. Qui nei pressi il fiume Melfa fa un salto di alcuni metri formando la cascata detta appunto dello Spirito Santo o del Muraglione.

COSA VEDERE IN PROVINCIA DI FROSINONE

L’Italia è ricca di luoghi bellissimi e poco conosciuti, la provincia di Frosinone è uno di questi! E’ la terra di Cicerone e San Tommaso; ci sono zone archeologiche, abbazie, castelli e meravigliose aree naturalistiche protette.

Spesso si identifica la provincia Frosinone con la Ciociaria, ma è veramente così?

Per fare chiarezza non c’è niente di meglio della storia! La provincia di Frosinone fu istituita nel 1927 grazie alla fusione della Ciociaria e della Terra di Lavoro, due aree geograficamente vicine, ma con una storia ed una identità molto diverse tra loro.

L’attuale territorio della provincia, infatti, è stato diviso per secoli. Lo Stato Pontificio, a Nord, controllava la Ciociaria, mentre il Regno di Napoli (poi diventato  “delle Due Sicilie”)  amministrava il sud, noto come Terra di Lavoro.

Questa duplice identità è ben sintetizzata nello stemma provinciale, raffigurante un leone dorato con in mano un gladio e, ai suoi piedi, due cornucopie.

Il leone è il simbolo stesso di Frosinone e rappresenta, per estensione, tutta la parte della provincia che un tempo apparteneva allo Stato Pontificio; mentre le cornucopie, che rimandano alla fecondità del mondo agreste, rappresentano la Terra di Lavoro.

Buon viaggio alla scoperta della provincia di Frosinone!

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5 LUOGHI DA FAVOLA NEL CENTRO ITALIA

Un viaggio nell’Italia centrale alla scoperta dei suoi luoghi da favola.

L’Italia è un Paese in cui la bellezza si trova ovunque, tuttavia ci sono luoghi che sembrano letteralmente usciti da una favola…alcuni sono legati ad antiche leggende o racconti popolari, altri invece a forme di narrazione più moderne come film e cartoni animati. Iniziamo il  nostro viaggio attraverso alcuni dei luoghi più “favolosi” del nostro Paese…

BIANCANEVE ED IL BOSCO DEL SASSETO

Il Bosco del Sasseto si trova nella cittadina di Acquapendente, in provincia di Viterbo.

E’ un luogo dal fascino unico dove, nei secoli, si è sviluppato uno stupefacente bosco monumentale grazie all’impegno del conte Edoardo Cahen che, sul finire del XIX secolo, si affezionò a tal punto a questo luogo da eleggerlo quale sua ultima dimora.

All’ombra del vicino castello, in una radura che si apre all’improvviso sulla foresta, infatti, c’è il piccolo mausoleo del conte, in stile neogotico.

Un posto unico, surreale, dove la natura regna sovrana, tanto che il National Geographic lo ha definito il “Bosco di Biancaneve”.

LUOGHI DA FAVOLA: LADYHAWKE ED IL CASTELLO DI ROCCA CALASCIO

Andiamo ora in Abruzzo e più precisamente a Rocca Calascio in provincia dell’Aquila.

La rocca è costituita da un castello e dal vicino borgo medievale.

Il castello, situato quasi a 1500 metri di altezza, è tra i più elevati d’Italia ed è considerato uno dei simboli dell’Abruzzo.

La rocca fa parte di un contesto di grande valore paesaggistico ed è ricompresa nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

L’atmosfera fiabesca di questo luogo, però, a poco a che fare con Ruggero II d’Altavilla che, probabilmente, fece costruire il castello a seguito della conquista normanna, ed è invece dovuta al fatto che qui sono state girate diverse scene del film “Ladyhawke” di Richard Donner, con Rutger Hauer, Michelle Pfeiffer e Matthew Broderick.

LA “SPADA NELLA ROCCIA” DI SAN GALGANO

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San Galgano è un’abbazia cistercense che si trova nel comune di Chiusdino, ad una trentina di chilometri da Siena. Il sito è costituito dall’eremo (detto Rotonda di Montesiepi) e dalla grande abbazia, ora completamente in rovina. San Galgano, che morì nel 1181, si ritirò in questo luogo per vivere in eremitaggio ed espiare i piccati commessi durante la sua disordinata giovinezza.

La conversione del santo avvenne il giorno di Natale del 1180, quando Galgano, giunto sul colle di Montesiepi, conficcò la sua spada nel terreno, trasformando così l’arma in una croce. Nella Rotonda, infatti, c’è un masso da cui spunta una spada corrosa dagli anni. Il richiamo al ciclo arturiano è più che evidente!

LUOGHI DA FAVOLA: PINOCCHIO E COLLODI

Collodi è una frazione del comune di Pescia, in provincia di Pistoia. La fama di questo antico borgo medievale è legata al nome di Carlo Lorenzini, autore di Pinocchio. Lo scrittore fiorentino, la cui famiglia era originaria del paese, vi trascorse parte dell’infanzia e ne assunse il nome, firmandosi come Carlo Collodi. “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino” è uno dei classici della letteratura per ragazzi più famosi al mondo ed a Collodi è possibile visitare il parco tematico.

IL CASTELLO NEL CIELO DI CIVITA DI BAGNOREGIO

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Civita è una frazione di 11 abitanti del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo.

Si tratta di un luogo unico ed incredibilmente suggestivo, tanto che da essere stato scelto come ambientazione per il film giapponese “Laputa – Castello nel cielo” di Hayao Miyazaki, il più grande animatore e sceneggiatore di anime vivente.

IL PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO: 3 IDEE PER SCOPRIRE UNA DELLE AREE PROTETTE PIU’ ANTICHE D’ITALIA

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, con la sua natura incontaminata, i piccoli borghi, i centri storici, le attività sportive e la buona cucina, è la meta ideale per una vacanza all’insegna del benessere.

All’interno del Parco c’è un’infinità di luoghi da vedere o percorsi da fare, quelli che seguono sono solo alcuni suggerimenti.

BARREA ED IL SUO LAGO

Il Comune di Barrea può vantare uno dei centri storici più belli dell’intero Parco Nazionale d’Abruzzo. E’ un borgo arroccato su uno sperone roccioso che si affaccia sulle acque dell’omonimo lago artificiale e, nella sua parte più alta, è dominato dall’antica torre ed il castello.

Il lago di Barrea, su cui si affacciano i borghi di Barrea, Villetta Barrea e Civitella Alfedena, venne realizzato artificialmente nel 1950, mediante lo sbarramento del fiume Sangro. Ha una lunghezza di circa 5 km ed una larghezza media di 500 m.

Lungo le sue sponde, oltre ad aree di sosta e piccole spiagge attrezzate, ci sono percorsi pedonali e ciclabili che seguono la sua intera circonferenza e permettono di fare sport a diretto contatto con la natura.

LA VAL FONDILLO

La Val Fondillo, da cui si diramano molti sentieri, è il luogo ideale per dedicarsi a passeggiate, trekking ed escursioni. I panorami sono mozzafiato, la natura è lussureggiante ed è facile che, durante il tragitto, si riescano ad avvistare degli animali selvatici.

Tra i sentieri che partono dalla valle i più noti sono quello della “Grotta delle Fate” e quello del “Percorso dell’Orso”. Si tratta di sentieri di montagna che si differenziano per difficoltà e tempi di percorrenza, alcuni sono adatti davvero a tutti, anche alle famiglie con bambini, mentre altri sono per escursionisti esperti.

La vallata, tuttavia, non è solo una meta per sportivi ed escursionisti, ma è anche il luogo perfetto per fare un pic-nic in riva al fiume e rilassarsi all’ombra degli alberi nelle rigogliose Faggete.

IL CUORE DEL PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO: LA RISERVA NATURALE DELLA CAMOSCIARA

Il suo nome è legato alla folta popolazione di camosci che popola la zona.

Proprio per la straordinaria bellezza del suo paesaggio, l’oasi dei camosci è una delle località del Parco più conosciute ed amate dai turisti, ma allo stesso tempo è uno dei luoghi più “segreti”, che si estende verso valle fino al fiume Sangro e racchiude la zona di Riserva Integrale.

La Camosciara si trova lungo la strada che collega Pescasseroli a Villetta Barrea. All’ingresso dell’area c’è un grande parcheggio, con vari servizi turistici, in cui lasciare le auto per proseguire a piedi, in bici o a cavallo. Oggi, infatti, è possibile godere delle bellezze naturali della Camosciara solo attraverso itinerari “green”, a diretto contatto con la natura. Percorrendo a piedi la strada asfaltata e poi salendo attraverso il sentiero tra i boschi si possono raggiungere le cascate delle Ninfe e delle Tre Cannelle.

INFORMAZIONI UTILI

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DOVE SOGGIORNARE

Le case vacanza “Le Masserie” si trovano a Villetta Barrea, in via Masserie – da cui prendono il nome! – e fanno parte di un complesso residenziale di recente costruzione. Gli appartamenti, arredati in modo confortevole e funzionale, si trovano a pochi metri dalla suggestiva passeggiata lungo il fiume Sangro, in una zona molto tranquilla, perfetta per chi viaggia con i bambini.

Villetta Barrea occupa una posizione strategica all’interno del Parco, tanto che con brevi spostamenti in auto è possibile raggiungere la Camosciara, Pescasseroli, il lago di Scanno, Forca d’Acero, la Val Fondillo e tanti altri luoghi tra i più belli del centro Italia.

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VIAGGIO NELL’OASI DI NINFA

L’Oasi di Ninfa è un “Monumento Naturale” situato nel comune di Cisterna di Latina, al confine con Norma e Sermoneta.

Così veniva descritta da Ferdinand Gregorovius nelle sue “Passeggiate romane”:

“Ecco Ninfa, ecco le favolose rovine di una città che con le sue mura, torri, chiese, conventi e abitati giace mezzo sommersa nella palude, sepolta sotto l’edera foltissima. In verità questa località è più graziosa della stessa Pompei, le cui case s’innalzano rigide come mummie tratte fuori dalle ceneri vulcaniche.”

Ninfa è un tipico giardino all’inglese, il luogo ideale per trascorrere una giornata rilassante circondati dalla bellezza della natura, ma anche una meta perfetta per una gita fuori porta con tutta la famiglia.

LE ORIGINI DELL’OASI DI NINFA

L’attuale giardino è nato sulle rovine della cittadina medievale di Ninfa che, dopo un primo periodo di prosperità, cadde in uno stato di totale abbandono da cui venne riscattata, dopo circa 5 secoli, da Gelasio Caetani. Era l’anno 1921.

L’erede della famiglia Caetani avviò una grande opera di bonifica e restauro che interessò tutta l’area.

Oltre al recupero completo della torre principale del castello e del municipio, attualmente adibito ad uffici e sale convegni, impiantò tra le mura dell’antica città un numero considerevole di specie botaniche, di cui alcune molto rare.

L’incantevole giardino di Ninfa è giunto fino a noi anche per la grande dedizione del fratello di Gelasio, Roffredo, di sua moglie Margherite Chapin Caetani e della figlia Leila Caetani Howard.

Fu proprio lei che, ultima erede del secolare casato, istituì la “Fondazione Roffredo Caetani”  a cui lasciò tutti i suoi beni e che, ancora oggi, è proprietaria del giardino.

Se l’Oasi di Ninfa può vantare una straordinaria varietà di specie botaniche (come l’Albero della Nebbia, proveniente dall’estremo oriente) è soprattutto grazie a due elementi: la rupe di Norma, che protegge l’Oasi dai freddi venti del nord, ed il corso d’acqua che l’attraversa, mitigandone ancora di più il clima.

Nel lato sud dell’antica cinta muraria, si trova un piccolo ponte a due campate sotto il quale scorre il Fiume Ninfa. Il ponte è denominato “del macello” e sull’origine del nome si sono due ipotesi.

La prima narra di una cruenta battaglia per la difesa della città, durante la quale il sangue dei soldati colpiti dalle lance avrebbe tinto di rosso l’acqua del fiume.

La seconda, più verosimile ma anche più prosaica, parla di una costruzione adibita alla macellazione della carne che sorgeva nei pressi del ponte.

Per informazioni sugli orari di apertura ed il costo dei biglietti si può consultare il sito giardinodininfa.

COSA VISITARE NEI DINTORNI

Anche i dintorni dell’Oasi di Ninfa sono molto interessanti, sia dal punto di vista storico che artistico.

Ti consiglio di visitare i due borghi più vicini, ossia Norma e Sermoneta, quest’ultima è nota soprattutto per il magnifico castello  Caetani risalente al XIII.

Inoltre, a pochi chilometri di distanza, si trova l’Abbazia di Valvisciolo, un luogo di culto celebre anche per i suoi gustosi prodotti artigianali tra cui vini, dolci, miele e tisane.

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LA CERTOSA DI TRISULTI

La Certosa di Trisulti sorge nel comune di Collepardo (FR), ai piedi del Monte Rotonaria.

Questo elegante complesso monastico è immerso nel paesaggio dei Monti Ernici che, con le sue irte rupi, le foreste secolari e le temibili gole, ricorda il perfetto scenario di un romanzo gotico.

La certosa ha riaperto al pubblico da pochi mesi dopo anni di chiusura a causa di un’intricata vicenda giudiziaria. Per conoscere gli orari di apertura si può consultare il sito della Direzione Regionale dei Musei del Lazio.

UN PO’ DI STORIA

Il nome Trisulti deriva dal latino tres saltibus e, originariamente, si riferiva ad un castello risalente al XII secolo che dominava i tre valichi o “salti” che conducevano verso l’Abruzzo, verso Roma e verso la Ciociaria.

Il primo nucleo del monastero fu fondato da San Domenico da Foligno nel 996. Oggi ne restano solo alcuni ruderi a poca distanza dall’attuale Certosa che, invece, fu costruita nel 1204 per volere di papa Innocenzo III dei Conti di Segni e fu assegnata ai Certosini.

La Certosa è stata più volte ampliata e modificata nel corso dei secoli e si presenta attualmente con forme essenzialmente barocche. Nel 1947 è passata alla Congregazione dei Cistercensi di Casamari.

Un grande portale, dominato dal busto di San Bartolomeo, realizzato da Jacopo Lo Duca, allievo di Michelangelo, segna l’ingresso al grande complesso della Certosa. Oltrepassato il portale si entra nel magnifico piazzale su cui si affacciano l’antica foresteria, la biblioteca e la Chiesa di San Bartolomeo.

Quest’ultima rappresenta il punto centrale di tutta la certosa ed è il frutto di un’interessante sovrapposizione tra arte gotica e barocca. Come vuole la tradizione dei certosini, l’interno è diviso in due parti: quella dedicata ai padri e quella dedicata ai conversi.

In ogni caso l’attrazione principale della Certosa di Trisulti è costituita dall’antica farmacia, dove sono conservate erbe medicinali, ampolle, boccette e alambicchi di ogni genere.

Se volete visitare i dintorni della Certosa di Trisulti ecco qualche suggerimento:

– fate una passeggiata nel pittoresco borgo turrito di Vico nel Lazio e nel vicino borgo di Collepardo, dove potrete immergevi nella natura visitando le sue grotte omonime e lo straordinario Pozzo d’Antullo;

– oppure degustate i famosi amaretti di Guarcino e poi concedetevi una passeggiata ad Alatri, una delle cittadine più belle Lazio meridionale;

– in alternativa visitate la bellissima Abbazia di Casamari, a circa 20 Km dalla Certosa;

– infine, se siete appassionati di trekking, nei pressi della Certosa partono numerosi itinerari alla volta delle vette di Monte La Monna e Monte Rotonaria, oppure potreste raggiungere il vicino Prato di Campoli, punto di partenza per molte escursioni verso le vette più alte dei Monti Ernici nel versante laziale.

ROMA: 3 PERCORSI D’ARTE GRATUITI

Roma, la Città Eterna. Una fonte inesauribile di bellezze artistiche.

Ovunque si sposti lo sguardo ci sono chiese, fontane, piazze, musei e siti archeologici unici al mondo.

Una tale sovrabbondanza potrebbe creare nel visitatore – soprattutto se poco esperto della Capitale! – l’imbarazzo della scelta e lasciarlo in uno stato di disarmante incertezza.

E’ per questo che ho pensato di creare una piccola guida con 3 percorsi d’arte per esplorare Roma in modo totalmente gratuito: non vi resta che scegliere il vostro preferito!

SPIANDO ROMA DAL BUCO DELLA SERRATURA

Non c’è dubbio che il buco della serratura più famoso al mondo sia quello della porta dei Cavalieri di Malta. Siamo sull’Aventino, il più meridionale dei sette colli, ma anche quello che offre uno dei panorami più suggestivi sulla Capitale.

Avvicinate l’occhio alla serratura e guardate cosa si nasconde oltre, sicuramente rimarrete senza fiato: incorniciato da una fitta vegetazione, il panorama si apre sulla Cupola di San Pietro in un affascinante gioco prospettico.

Il tour sull’Aventino prosegue con la visita delle chiese di Santa Sabina e dei Santi Bonifacio e Alessio e termina nella magnifica cornice del Giardino degli Aranci.

La Basilica di Santa Sabina è una delle chiese paleocristiane meglio conservate.

L’ingresso principale è chiuso da una porta lignea risalente al V secolo, che costituisce il più antico esempio di scultura lignea paleocristiana. Attualmente sono visibili 18 riquadri (in origine erano 28) tra cui quello raffigurante la Crocifissione, che è la più antica raffigurazione conosciuta di questo evento!

La Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio svetta sull’Aventino dal V secolo.

Nel giugno 2019, in un’intercapedine del campanile, è stato rivenuto un affresco del 1100 raffigurante Sant’Alessio e il Cristo pellegrino. Si tratta di una scoperta unica perché l’affresco è in ottimo stato di conservazione e dunque è in grado di offrire molte informazioni sulle sue tecniche di realizzazione.

Infine eccoci giunti al Giardino degli Aranci (o parco Savello), uno dei parchi più romantici di Roma da cui si gode un’incantevole vista sulla Capitale. Un luogo che invita alla calma e consente di prendersi una pausa per godere di tutta la bellezza circostante.

CARAVAGGIO

La maggior parte delle opere attribuite a Michelangelo Merisi da Caravaggio sono conservate a Roma e, anche se molte sono esposte nei musei, alcune sono sparse nella città e fruibili gratuitamente.

La prima tappa è la chiesa di San Luigi dei Francesi che affaccia sulla piazza omonima, poco distante da piazza Navona. Qui si possono ammirare ben 3 opere di Caravaggio: la Vocazione di San Matteo, San Matteo e l’Angelo ed il Martirio di San Matteo.

La seconda tappa è la Basilica dei Santi Trifone e Agostino, in via della Scrofa, che ospita la Madonna di Loreto, detta anche Madonna dei Pellegrini, uno dei più noti capolavori di Caravaggio. Fu proprio il pittore a donare l’opera alla chiesa come ringraziamento per l’asilo concesso durante la fuga da un arresto. Caravaggio, infatti, aveva ferito un uomo nella vicina piazza Navona per aver rivolto alla sua amante troppe attenzioni. Sembrerebbe che il volto della Vergine abbia proprio i lineamenti  della donna all’origine della contesa, Lena.

L’ultima tappa è la Basilica di Santa Maria del Popolo, situata in piazza del Popolo, dalla quale prende il nome. A sinistra dell’altare maggiore c’è la cappella Cerasi, detta anche dell’Assunta o dei Santi Pietro e Paolo, è una delle cappelle più celebri di Roma. Qui Annibale Carracci e Caravaggio, i due maggiori pittori attivi nella Roma dell’epoca, si confrontarono negli anni 1600-1601, dando vita a uno dei capolavori inaugurali del Seicento romano. In particolare possiamo ammirare: la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo.

Santa Maria del Popolo merita di essere visitata a prescindere dalle opere di Michelangelo Mersi! Alla sua realizzazione parteciparono Bramante, Raffaello e Bernini ed incarna un perfetto esempio di contaminazione tra Rinascimento e Barocco.

LE FONTANE

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Il rapporto tra Roma e l’acqua è inscindibile, non solo a causa del Tevere che l’attraversa, ma soprattutto in virtù degli ingegnosi sistemi progettati, sin dall’antichità, per portare l’acqua nella Città Eterna. Secondo il poeta inglese Shelley, per giustificare un viaggio a Roma sarebbe sufficiente anche solo la visita delle fontane della città.

Partendo da piazza Barberini incontriamo la Fontana del Tritone. Imboccata via Sistina, ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti, la Barcaccia domina piazza di Spagna. Entrambe le fontane sono opera del Bernini.

In ogni caso la più grande, celebre ed iconica fontana della Capitale resta Fontana di Trevi, costruita sulla facciata di Palazzo Poli da Nicola Salvi.

La storia della fontana è strettamente collegata a quella del restauro dell’Aqua Virgo, ovvero l’acquedotto dell’Acqua Vergine, che risale ai tempi dell’imperatore Augusto: infatti l’architetto Marco Vipsanio Agrippa (genero di Augusto) fece arrivare l’acqua corrente da un bacino sulla via Collatina, fino al Campo Marzio, per alimentare le terme volute e completate dallo stesso Agrippa, cui si deve anche l’edificazione del Pantheon, come vistosamente ricordato nel frontone! L’acquedotto, attivo da più di duemila anni, si snoda sottoterra per quasi venti chilometri.

Per chiudere l’itinerario tra le fontane più belle di Roma, non possono mancare la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini in piazza Navona e il Fontanone dell’Acqua Paola al Gianicolo.

IL CASTELLO DI BRACCIANO

Il Castello di Bracciano (noto anche come Castello Orsini-Odescalchi) sorge sulla riva occidentale dell’omonimo lago.

Con le sue poderose torri circolari avvolte da piante rampicanti, è uno dei castelli più celebri e meglio conservati del Lazio. A fargli da cornice il suggestivo borgo di Bracciano che si estende intorno al maniero creando un ambiente ricco di fascino e romanticismo.

IL CASTELLO DI BRACCIANO: UN PO’ DI STORIA

Il castello venne costruito nel XV secolo dalla famiglia Orsini sui resti di una rocca medievale e conserva al suo interno splendidi affreschi e mobili d’epoca, tanto da essere considerato una tra le dimore storiche fortificate più eleganti d’Italia. Successivamente, agli Orsini subentrarono gli Odescalchi, di origine comasca, che accrebbero il loro potere e prestigio quando un membro della famiglia salì al soglio pontificio con il nome di Innocenzo XI.

Fonte: Pixabay

VISITA AL CASTELLO

La visita al Castello di Bracciano inizia attraversando un arco che sovrasta il viale d’entrata del castello che fu commissionato da Paolo Giordano Orsini all’architetto e scultore Jacopo del Duca.

Successivamente si incontra il granaio che svolgeva sia la funzione di scuderia che quella di conservazione del grano. Proseguendo c’è l’armeria che introduce all’interno di una serie di ambienti destinati al corpo di guardia ed al presidio del castello.

LE SALE PRINCIPALI DEL CASTELLO

La sala Papalina ospitò papa Sisto IV della Rovere nel 1481, in fuga dalla peste che flagellava Roma. Il suo bellissimo soffitto venne decorato dai fratelli Zuccari nel 1560 in occasione delle nozze tra Paolo Giordano Orsini e Isabella de’ Medici.

La Sala dei Cesari è la più grande dell’ala nord. Il suo soffitto venne abbassato nella seconda metà del XIX secolo per creare un’ulteriore sala. Sulla parete di fondo un grande affresco di Antoniazzo Romano rappresenta due importanti avvenimenti della vita di Gentil Virginio Orsini, ovvero la sua cavalcata a capo delle truppe aragonesi verso Bracciano e l’incontro con Piero de’ Medici.

La sala delle armi è stata appunto ricavata creando un nuovo soffitto nella sala dei Cesari ed ospita la parte più pregiata della collezione di armi della famiglia Odescalchi.

Le 6 torri sono collegate tramite un camminamento di ronda, alternando scale, logge e vari ambienti dove i soldati vigilavano sulla sicurezza di tutto il castello.

Le antiche cucine sono caratterizzate da quattro enormi camini che servivano per preparare i ricevimenti della corte rinascimentale. Ancora oggi sono esposti i tegami di rame con il loro numero di inventario e l’incensiere simbolo della famiglia Odescalchi utilizzato per marchiare la proprietà.

Infine per informazioni sugli orari di visita ed il costo dei biglietti si può consultare il sito odescalchi.it

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5 SEGRETI DI FIRENZE

Firenze è una delle città più belle del mondo, capace di attrarre milioni di persone ogni anno.

Ogni palazzo, ogni chiesa e ogni vicolo di questa magnifica città ha mille storie da raccontare. Firenze, infatti, custodisce tantissimi segreti, storie poco conosciute e aneddoti al confine tra storia e leggenda. Durante la mia ultima visita, quindi, ho deciso di andare alla ricerca di questi luoghi insoliti. Io avevo a disposizione quattro giorni, ma con un itinerario ben pianificato, anche un solo giorno può essere sufficiente a scoprire angoli inaspettati della città.

Ecco il risultato della mia caccia al tesoro tutta medicea, 5 cose di Firenze che in pochi sanno:

1) LA TESTA CHE SPUNTA DALLA ROCCIA

Si trova presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore, lato Via de’ Cerretani, e per vederla bisogna proprio cercarla! Non si sa di preciso chi o cosa rappresenti, si sa solo che è lì almeno dal 1327.

Una delle tante leggende nate per spiegare l’origine di quella testa che spunta dalla roccia riguarda la maledizione che lanciò l’astrologo Cecco D’Asti. Questi, destinato al rogo per eresia, maledì il prete che lo condannò, senza neanche concedergli un ultimo bicchiere d’acqua! Di fronte al rifiuto di quella piccola gentilezza, lo scienziato pronunciò contro il prelato le parole “E tu il capo di lì non caverai mai!”. La testa del prete si pietrificò all’istante, mentre l’altro ardeva sul rogo.

2) IL PROFILO DI MICHELANGELO

In Piazza della Signoria, sulla destra dell’entrata di Palazzo Vecchio, proprio dietro alla statua di Ercole e Caco, si trova una sorta di basso rilievo. È un uomo di profilo, appena abbozzato. E’ stato attribuito niente meno che a Michelangelo, tuttavia non ci sono risposte certe sul perché il maestro lo abbia scolpito.

Le versioni più plausibili sulla sua origine sono due.

La prima narra di un uomo che importunava Michelangelo, seguendolo ovunque e facendogli richieste. Un giorno il maestro, “armato” di scalpello, si fermò lungo in muro di  Palazzo Vecchio e scolpì il profilo dell’uomo, forse per immortalare il suo persecutore o forse per dar seguito alle sue continue richieste e farlo tacere…

La seconda versione narra che Michelangelo, passando per caso in Piazza della Signoria, vide un condannato a morte che veniva trascinato al patibolo. Fu talmente colpito dall’espressione fissa e vuota dell’uomo che, preso da improvvisa ispirazione, scolpì il suo volto sulla prima cosa che aveva a disposizione.

3) UN DIAVOLO A CAVALLO PER FIRENZE

Questo piccolissimo diavolo a cavallo si trova all’incrocio tra Via degli Strozzi e Via de’ Vecchietti, scolpito niente meno che dal Giambologna.

Il proprietario del palazzo, Bernardo Vecchietti, chiese all’artista di scolpire qualcosa che ricordasse il miracolo fatto del monaco dominicano Pietro da Verona. Nel 1245 mentre il monaco stava predicando nel mercato vecchio di Firenze (oggi Piazza della Repubblica), improvvisamente, comparve tra la folla un cavallo nero imbizzarrito, che minacciava gli ascoltatori con i suoi zoccoli.

Il monaco, riconosciuto in quel cavallo il maligno venuto a disturbare, fece un segno della croce contro il cavallo che sparì dietro l’angolo di palazzo Vecchietti, lasciando dietro di sé un deciso olezzo di zolfo.

4) CARRUCOLE SULLA CUPOLA

Fonte: Pixabay

In Piazza Duomo basta alzare la testa all’insù e guardare bene! Ci sono carrucole ed altri strumenti di lavoro lasciati lì…appesi al muro da circa 500 anni!

Brunelleschi era ossessionato dalla cupola del Duomo, voleva che i lavori finissero il prima possibile e, per evitare che le maestranze perdessero tempo scendendo per il pranzo, fece installare queste carrucole per far salire il cibo.

5) FIRENZE E LA SUA FINESTRA MALEDETTA

A Palazzo Grifoni, in Piazza Santissima Annunziata, uno degli scuri di una finestra al primo piano è sempre aperto a metà. Notte e giorno, estete e inverno. La leggenda vuole che da questa finestra, una donna della famiglia Grifoni, salutò il marito in partenza per la guerra. La donna aspettò a lungo che lo sposo tornasse, ma invano. Dopo quell’ultimo saluto, non lo vide mai più.  Quando la donna morì gli scuri furono chiusi, ma la stanza si animò all’improvviso, i quadri caddero dalle pareti, le luci si spensero e gli arredi iniziarono a produrre rumori sinistri.

Riaperti gli scuri tutto finì e la stanza tornò silenziosa. Solo suggestioni?

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