CASERTA: COSA VISITARE OLTRE LA REGGIA

Caserta è famosa in tutto il mondo per la sua splendida Reggia, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. E’ innegabile, dunque, che molte persone vadano a Caserta solo per visitare il capolavoro di Vanvitelli, con i suoi sontuosi Appartamenti Reali ed i suoi scenografici giardini. Quello che molti non sanno, però, è che la città vanta anche altri 2 siti facenti parte dei patrimoni Unesco, oltre che un bellissimo borgo medievale.

Questa, quindi, è una breve guida per scoprire cosa visitare a Caserta oltre la Reggia!

CASERTA: IL BELVEDERE DI SAN LEUCIO

Si tratta di un complesso monumentale, patrimonio Unesco, situato a poca distanza dalla Reggia di Caserta (in linea d’aria è proprio sopra l’ultima fontana monumentale!).

Il Belvedere di San Leucio è un interessante esempio di archeologia industriale, frutto dell’utopica idea di Re Ferdinando di dar vita ad una comunità autonoma, chiamata appunto Ferdinandopoli, con tanto di statuto e leggi speciali.

All’interno del complesso monumentale si trovano, oltre ai telai restaurati ed ancora funzionanti, strumenti ed attrezzi per la lavorazione della seta ed una ruota idraulica per i torcitoi della stoffa.

A poca distanza c’è il Museo della Seta che espone i tessuti tanto apprezzati da nobili e reali di qualche secolo fa.

Oltre agli antichi telai ed agli appartamenti reali, si può visitare anche il Casino Reale del Belvedere, la cui costruzione si deve a Ferdinando II.

Per informazioni sugli orari di apertura e sui biglietti puoi visitare il sito belvederesanleucio.it

L’ACQUEDOTTO CAROLINO

Con questo sito terminano i patrimoni Unesco di Caserta.

L’acquedotto Carolino – noto anche come acquedotto di Vanvitelli – nacque per alimentare sia il complesso di San Leucio che per fornire acqua alla Reggia di Caserta ed alle sue splendide fontane. L’acqua proviene dalle sorgenti del Fizzo, alle falde del monte Taburno,  nel territorio di Airola (BN), e viene trasporta lungo un percorso di circa 38 chilometri, per lo più interrato.

L’opera, alla quale hanno contribuito i più eminenti studiosi e matematici del Regno di Napoli, ha richiesto 16 anni di lavori, destando l’attenzione di tutta l’Europa, tanto da essere riconosciuta come una delle opere di maggiore interesse architettonico ed ingegneristico del XVIII secolo.

IL DUOMO DI CASERTA

Il Duomo di Caserta, noto anche come Cattedrale di San Michele Arcangelo, vanta un a storia piuttosto travagliata.

Nel 1783 un incendio distrusse la chiesa parrocchiale casertana, dedicata a san Sebastiano. Da quel momento la celebrazione delle funzioni religiose fu trasferito nella chiesetta quattrocentesca della Madonna Annunziata. Tuttavia la chiesa era di piccole dimensioni e non adatta alle esigenze di culto dell’intera città. Fu così che l’architetto di corte Giovanni Patturelli fu incaricato di redigere un progetto di ampliamento della chiesa della Madonna Annunziata.

Il primo progetto redatto da Patturelli non piacque ai committenti e così si susseguirono numerosi altri progetti.

I moti rivoluzionari del 1820-21 bloccarono, però, ogni iniziativa.

Nel 1822 Ferdinando I, riprendendo in mano la vicenda, decise che la nuova chiesa cattedrale dovesse sorgere nel luogo della chiesetta della Madonna Annunziata, che andava pertanto demolita, e che il progetto del Patturelli sarebbe stato rivisto dall’architetto Pietro Bianchi.

Il 30 maggio 1822 fu posta la prima pietra di questo progetto e nell’aprile del 1832 la chiesa, completata nelle sole tre navate, fu aperta al culto.

Tuttavia la chiesa non piacque ai cittadini ed i due architetti finirono per incolparsi a vicenda.

Infine, nel 1837, la direzione dei lavori passò nelle mani all’architetto Pietro Valente, direttore del Regio Istituto di Belle Arti.

Nel febbraio 1842, alla presenza del re Ferdinando II e della consorte Maria Teresa, la nuova cattedrale venne inaugurata sotto il nuovo titolo di San Michele Arcangelo.

Durante il secondo conflitto mondiale la chiesa fu bombardata e riportò notevoli danni.

I lavori di restauro, iniziati negli anni 60, sono terminati nel 2014.

CASERTAVECCHIA

Casertavecchia è un borgo che dista circa 10 km dal centro di Caserta di cui, durante il Medio Evo, fu il principale nucleo urbano.

Le sue origini sono incerte. Sappiamo che fu un dominio longobardo e che diede rifugio alle popolazioni costiere che fuggivano dalle incursioni saracene.

Nel 1062 ebbe inizio la dominazione normanna che portò il paese al massimo livello di splendore con la costruzione dell’attuale duomo, consacrato al culto di San Michele Arcangelo.

Con l’avvento dei Borbone e la costruzione della Reggia, Caserta diventa il nuovo centro di ogni attività a scapito di Casertavecchia.

Oggi Casertavecchia è tornata a vivere grazie al turismo culturale ed alle numerose manifestazioni folkloristiche.

GRAZIE A SIAMOSEMPREINGIRO PER IL CONTRIBUTO FOTOGRAFICO!

Leggi anche: LA REGGIA DI CASERTA

UN GIORNO A SIENA – COSA VISITARE

Siena è un luogo ricco di arte e storia, tanto da essere una delle città più amate e visitate della Toscana.

Un giorno non basta per scoprire le mille sfumature di Siena, ne tanto meno per visitarne tutti i tesori. Tuttavia, con un po’ di organizzazione, in una giornata potrai riuscire a vedere i luoghi simbolo della città, il cui fascino ti farà ripartire con la voglia di tornare il prima possibile.

Ecco dunque cosa visitare a Siena in un giorno.

SIENA: PIAZZA DEL CAMPO

Fonte: Pixabay

Piazza del Campo è il teatro dell’evento che ha contribuito a rendere Siena famosa in tutto il mondo: il Palio, che si svolge ogni 2 Luglio e 16 Agosto. La Piazza, grazie alla sua particolare forma a conchiglia ed al tipico color mattone, dato dalla pavimentazione e dal rivestimento dei palazzi circostanti, è davvero unica ed inconfondibile.

La piazza è decorata dalla Fonte Gaia, la più grande fontana cittadina. Quella che vediamo oggi è una copia dell’opera di Jacopo della Quercia realizzata in marmo di Carrara, molto più resistente dell’originale fatta di marmo della Montagnola Senese.

Tra gli edifici che si affacciano sulla Piazza ci sono la Torre del Mangia ed il Palazzo Comunale che ospita il Museo Civico. Tra i capolavori esposti nel museo spiccano la bellissima Maestà di Simone Martini ed il Buono e Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti.

LA TORRE DEL MANGIA

Restando in Piazza del Campo si può visitare la Torre del  Mangia. La torre civica, alta 87 metri, offre uno dei panorami più belli della città. La salita è un po’ faticosa (oltre 400 scalini!), ma la vista in cima è a dir poco spettacolare!

PIAZZA DEL DUOMO

Prosegui la visita della città spostandoti verso Piazza del Duomo. Qui potrai ammirare alcuni tra i luoghi più belli di Siena, che vale davvero la pena di vedere: il Duomo, la Cripta e la Libreria Piccolomini.

IL DUOMO DI SIENA

Fonte: Pixabay

Il Duomo di Siena, noto anche come Cattedrale di Santa Maria Assunta, è uno degli esempi più notevoli di stile romanico-gotico italiano. Alla sua realizzazione hanno partecipato artisti come Donatello, Nicola Pisano, Michelangelo e Pinturicchio.

Sia l’interno che l’esterno di questo imponente edificio sono decorati con marmo bianco e verde scuro, quasi nero, ovvero i colori rappresentativi di Siena.

Una delle cose più belle della Cattedrale è il suo pavimento: 56 riquadri che rappresentano altrettante scene incise ed intagliate nel marmo. I mosaici più preziosi sono coperti per la maggior parte dell’anno per preservarli dall’usura. Tuttavia, trovandoti a Siena in occasione del Palio o tra la fine di agosto ed ottobre, avrai la possibilità di vedere il pavimento interamente svelato.

LA CRIPTA

Si trova sotto il Duomo e conserva degli straordinari affreschi di scuola senese risalenti al XIII secolo che rappresentano scene tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento.

LA LIBRERIA PICCOLOMINI

Fonte: Pixabay

E’ un piccolo gioiello da visitare assolutamente. La libreria è dedicata a Papa Pio II e ciò che colpisce di più è la ricchezza dei suoi affreschi realizzati, all’inizio del 1500, da Pinturicchio e dai suoi allievi, tra i quali Raffaello Sanzio.

Sulle pareti sono rappresentate scene della vita del pontefice, mentre il soffitto è letteralmente splendente per  l’abbondante uso del color oro.

IL BATTISTERO DI SIENA

Il Battistero, intitolato a San Giovanni, è stato costruito nel 1300, in occasione dell’ampliamento del Duomo. L’interno è magnificamente decorato con un ciclo di affreschi di artisti senesi del Rinascimento. Tuttavia il capolavoro più prezioso che il Battistero custodisce è sicuramente la splendida Fonte Battesimale a cui lavorarono alcuni dei maggiori scultori del Rinascimento come: Jacopo della Quercia, Lorenzo Ghiberti e Donatello.

IL MUSEO DELL’OPERA DEL DUOMO

E’ uno dei più antichi musei privati in Italia e si trova nella navata destra della Cattedrale.

Qui si possono ammirare le statue trecentesche originali della facciata del Duomo, tra cui quelle realizzate da Giovanni Pisano, la vetrata dell’abside di Duccio da Buoninsegna ed uno dei maggiori capolavori di Buoninsegna e del primo Trecento: la pala della Maestà.

Dal tetto, invece, si può godere di una splendida vista sulla città.

SANTA MARIA DELLA SCALA

Si trova proprio di fronte al Duomo, ospita un notevole patrimonio artistico ed è sede di esposizioni temporanee. Questo complesso fu uno dei più antichi ospedali d’Europa, dove venivano accolti i pellegrini (siamo lungo la Via Francigena!) ed aiutati i poveri ed i bambini abbandonati.

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MATERA – LA CITTA’ DEI SASSI

Matera è una di quelle città che, fino a quando non le visiti di persona, non riesci ad immaginare veramente. Le fotografie, infatti, riescono a raccontare solo in parte la sua particolare bellezza e, di certo, non possono riprodurre il fascino ancestrale di questa città unica al mondo.

Gran parte della fama di Matera è dovuta ai suoi Sassi, ossia i suoi “quartieri storici” che, tra l’altro, la rendono una delle città più antiche ancora abitate al mondo. I Sassi, che dal 1993 fanno parte dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO, sorgono a ridosso della cosiddetta Gravina di Matera, cioè una gola profonda che divide il territorio in due parti. Si distinguono in: Sasso Barisano, che è il fulcro della città vecchia, e Sasso Caveoso, che ha una forma simile a quella di una cavea teatrale. I due Sassi sono divisi da uno sperone roccioso, la Civita.

Le cose da vedere a Matera sono tantissime. In questo articolo mi limito ad indicarne alcune, ma sicuramente se ne possono scovare molte altre passeggiando tra le sue viuzze!

CATTEDRALE DI MATERA

La cattedrale è dedicata alla Madonna della Bruna ed a Sant’Eustachio, è in stile romanico e sorge sullo sperone più alto della Civita che divide i due Sassi.

La cattedrale, che è la più maestosa di tutta la Basilicata, sorge sull’area di un precedente castello Normanno e fu edificata a partire dal 1230 per volere di Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e Conte di Matera.

L’esterno, a differenza dell’interno, conserva quasi intatta la sua forma originaria. La facciata è dominata da un rosone a sedici raggi, sormontato dall’arcangelo Michele che schiaccia il drago. L’interno, a croce latina, ha tre navate, con quella centrale che si eleva sulle altre.

CHIESA RUPESTRE DI SANTA LUCIA ALLE MALVE

La chiesa si trova all’interno del Sasso Caveoso ed è annessa ad un monastero femminile benedettino risalente all’XI secolo.

Inizialmente la chiesa venne intitolata a Sant’Agata, per essere poi dedicata a Santa Lucia tra il 1217 e il 1267. Nel XVI secolo, a seguito del trasferimento delle suore nel monastero di Santa Lucia al Piano, la chiesa venne utilizzata come abitazione.

Sulle pareti interne sono presenti degli affreschi del XII secolo, ritrovati durante il restauro del 1977. La chiesa era suddivisa in due parti. Nella prima, aperta al pubblico, ancora oggi si celebra la messa ogni 13 dicembre in occasione della festa dedicata a Santa Lucia.

Fonte: Pixabay

CASA CAVA DI MATERA

Originariamente era una cava di tufo, successivamente abbandonata e usata come discarica, infine trasformata in centro per la creatività̀ giovanile.

Casa Cava, situata presso il Sasso Barisano, è l’unico centro culturale ipogeo del mondo. Un luogo simbolo della parabola storica e della rinascita culturale di Matera.

CASA GROTTA DI VICO SOLITARIO

Visitare la Casa Grotta di vico Solitario è un’occasione unica per capire come si svolgeva la vita nelle case scavate del Sasso Caveoso prima del loro abbandono, avvenuto in  seguito alla legge di risanamento dei Sassi voluta dal presidente del consiglio Alcide De Gasperi nel 1952.

Una grande cavità rocciosa fa da cornice all’arco d’ingresso della Casa Grotta, unico elemento costruito che si addossa alla grotta nella quale è stata ricavata l’abitazione.

All’interno il tempo sembra essersi fermato. I mobili, le suppellettili e gli utensili raccontano la quotidianità della vita nei Sassi.

Fonte: Pixabay

PALOMBARO LUNGO

Si trova sotto la pavimentazione di Piazza Vittorio Veneto ed è la più grande cisterna ipogea della città di Matera. In questo luogo convergono le acque piovane e sorgive provenienti dalle colline di La Nera, Lapillo e Macamarda. Il Palombaro Lungo, insieme ad altre cisterne ipogee, forma la cosiddetta Matera sotterranea. La cisterna, infatti,  fa parte di un sistema di raccolta delle acque che si estende per tutta la lunghezza dei Sassi e serviva all’approvvigionamento idrico dei suoi abitanti.

MATERA SOTTERRANEA – IPOGEO MATERASUM

E’ un luogo unico!

1200 mq nel sottosuolo di Matera ad una profondità di 12 metri.

Una città sotto la città fatta di case, strade, cisterne, luoghi di lavoro e di culto. Una passeggiata in un mondo affascinante e misterioso in cui si perdono la cognizione del tempo e dello spazio, viaggiando nella storia della città, dalle sue origini ad oggi.

PARCO DELLA MURGIA MATERANA

E’ il nome con cui è noto “Il parco archeologico storico naturale delle Chiese rupestri del Materano”.

Si tratta di un area protetta di circa 10.000 ettari che venne istituita dalla Regione Basilicata nel 1990 con l’obiettivo di tutelare, recuperare e valorizzare il comprensorio della Murgia Materana, interessato dalle presenze di archeologia preistorica e storica, e di salvaguardare e valorizzare l’habitat rupestre ed il patrimonio delle chiese rupestri ricadenti nel territorio dei comuni di Matera e Montescaglioso.

Visitare il Parco è un modo alternativo per immergersi nella natura e nella storia di Matera!

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SCANNO – COSA VISITARE IN UN GIORNO

Scanno è un bellissimo paesino abruzzese annoverato tra i borghi più belli d’Italia.

Sorge su un pendio della Montagna Grande, tra il monte Genzana ed il monte Marsicano, ed è immerso nello splendido scenario naturale costituito dal vicino Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Conosciuta sia per il suo centro storico che per il suo lago a forma di cuore, Scanno è una meta imperdibile per chiunque si trovi a fare un tour dell’Abruzzo.

IL BORGO DI SCANNO

Il borgo è costituito da un susseguirsi pittoresco di case, strade, scalinate, pizzette, archi e chiese.

Una particolarità di Scanno, infatti, è proprio l’elevato numero di chiese. Se ne contano ben 15! Un numero impressionante se si considera che stiamo parlando di un borgo di circa 1700 abitanti.

Infatti, ammirando Scanno da uno dei vari punti panoramici, si notano subito sia il modo “ordinato” in cui è disposto il paese, sia i tanti campanili che svettano sull’agglomerato delle case.   

L’ingresso del paese è dominato dalla grande chiesa di Santa Maria della Valle che, sebbene risalga al XII secolo, si mostra oggi con il suo aspetto cinquecentesco.

Poco distante da Santa Maria della Valle c’è la fontana Saracco che, per secoli, è stata la fontana principale del paese ed è caratterizzata da due grandi nicchie. Quella destra, datata 1549, è dotata di quattro cannelle che fuoriescono dalla bocca di altrettanti mascheroni antropomorfi che rappresentano, da sinistra verso destra, il re, la regina, il giullare ed il cappuccino.

Il palazzo davanti alla fontana Saracco in passato è stato la sede della reale caserma dei carabinieri e proprio qui si concluse, nel 1870, il fenomeno del brigantaggio in Abruzzo con la cattura di Croce di Tola, conosciuto come il Crucitto.

SCANNO E LA FOTOGRAFIA

Scanno è nota come “la città dei fotografi” perché, lungo tutto il Novecento, i suoi scorci e la sua gente sono stati immortalati dagli scatti realizzati da Hilde Lotz-Bauer, Henri Cartier-Bresson, Mario Giacomelli, Renzo Tortelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Mario Cresci e molti altri.

Nel 1964 una fotografia scattata a Scanno da Mario Giacomelli, conosciuta come “Il bambino di Scanno”, è entrata a far parte della collezione permanente di opere fotografiche del Museum of Modern Art di New York.

LA PRESENTOSA

Molti aspetti della tradizione di Scanno sono sopravvissuti allo scorrere del tempo giungendo fino ad oggi.

Innanzitutto la Presentosa.

Si tratta di un gioiello di origine settecentesca, un vero e proprio capolavoro di arte orafa che venne descritto così da Gabriele D’Annunzio nel “Trionfo della morte”:

“Portava agli orecchi due grevi cerchi d’oro e sul petto la Presentosa: una grande stella di filigrana con in mezzo due cuori.”

La Presentosa, infatti, è una grande stella di filigrana che, quasi sempre, ha al centro uno o due cuori.

Pare che la realizzazione del gioiello sia stata ispirata dal magnifico rosone di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila.

La Presentosa è nata come un pegno di fedeltà dell’uomo nei confronti dell’amata, poi divenne simbolo di accettazione ed accoglienza da parte della famiglia del marito nei confronti della sposa, oggi è spesso accostata a sentimenti di amicizia.

In ogni caso questo gioiello di innegabile raffinatezza era soprattutto un potente amuleto contro le avversità della vita, in grado di attirare le forze del male per avvilupparle nelle sue spire filigranate. Nessun malaugurio, secondo la tradizione, potrà mai vincere la forza della Presentosa!

IL LAGO DI SCANNO

Scanno è conosciuta anche per il suo lago a forma di cuore che dista circa 4 chilometri dal centro storico.

Il lago si è formato oltre 3000 anni fa in seguito ad una frana del monte Rava che, precipitando a valle, ha sbarrato il corso del fiume Tasso.

Trascorrere una giornata al lago di Scanno, soprattutto evitando i periodi di alta stagione, ti darà la possibilità di fare una piacevole passeggiata nella natura, prendere il sole su una delle sue spiaggette, noleggiare un pedalò o rilassarti in uno dei locali vicini alla riva.

In realtà il lago di Scanno ha una forma allungata, ma c’è un particolare punto di osservazione in cui, per un gioco prospettico, assume la celebre forma di cuore.

Il nome “sentiero del cuore” identifica sia il sentiero che parte dal centro storico di Scanno, sia quello che parte dal lago. Entrambi si incontrano all’eremo di Sant’Egidio e continuano poi fino al punto panoramico.

L’eremo è un piccolo edificio in pietra, costruito sul culmine di una collina. Non si conosce la data precisa di fondazione dell’eremo di Sant’Egidio, ma si sa che nel 1612 era già esistente e veniva accudito da un eremita, come testimoniato dal vescovo Del Pezzo, che arrivò qui in visita.

LA CHIESA DI SANTA MARIA DEL LAGO

Prima di lasciare Scanno ti consiglio di visitare la suggestiva chiesetta di Santa Maria del Lago che sorge a strapiombo sull’acqua.

Una doppia scalinata conduce all’ingresso della chiesa che si trova a cavallo di una strada che costeggia la montagna, mentre il suo altare è praticamente scavato nella roccia.

La costruzione della chiesa, che risale all’inizio del settecento, avvenne, infatti, sul luogo in cui gli scannesi avevano apposto un’icona della Madonna per invocarne la protezione durante il pericoloso transito della vicina strada che passava (e passa tuttora!) al di sotto di un grosso picco roccioso e che rappresentava l’unico collegamento con Sulmona.

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COSA VISITARE A LORETO

Loreto, immersa nella campagna marchigiana, è una splendida città la cui fama è strettamente legata al Santuario dove si conserva e si venera la Santa Casa della Vergine Maria.

Si tratta di un luogo che da secoli richiama pellegrini da tutto il mondo, tanto da essere stato definito da Giovanni Paolo II il “vero cuore mariano della cristianità”.

LA SANTA CASA DI LORETO

Con l’espressione “Santa Casa” si indica la casa di Nazareth in cui nacque, fu educata e ricevette l’Annuncio la Vergine Maria.

Ricerche storiche ed archeologiche hanno provato che la casa custodita a Loreto è proprio la Santa Casa.

La Casa era costituita da una camera in muratura composta da tre pareti in pietra poste a chiusura di una grotta scavata nella roccia. Oggi la grotta fa parte della Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, mentre le tre pareti di pietra sono quelle che si trovano a Loreto.

IL TRASPORTO “ANGELICO”

Ci sono essenzialmente due versioni su come la Casa sia stata trasferita da Nazareth fino alla città marchigiana.

La prima, legata alla tradizione cristiana, vuole che la Casa sia stata trasportata in volo dagli angeli.

La seconda, invece, attribuisce il merito del trasporto ai crociati che, espulsi dalla Terra Santa ad opera dei mussulmani, vollero salvare dalla distruzione la Casa di Maria.

Come spesso accade, la verità si trova nel mezzo!

Varie testimonianze storiche, infatti, vanno confermando l’ipotesi che le pareti della Santa Casa sono state trasportate in Italia su una nave, per iniziativa della nobile famiglia Angeli, che all’epoca regnava sull’Epiro.

Dunque la Casa è stata veramente trasportata dagli Angeli! Non si trattava, però, degli angeli alati della tradizione cristiana, ma di una nobile famiglia di devoti che si avvalse di una nave per il trasporto.

Un documento del 1294 attesta che Niceforo Angeli, despota dell’Epiro, quando sua figlia Ithamar andò in sposa a Filippo di Taranto, figlio del re di Napoli Carlo II d’Angiò, le diede in dote vari beni tra cui “le sante pietre portate via dalla Casa della Nostra Signora la Vergine Madre di Dio”.

IL SANTUARIO

Dalla metà del 1400, per proteggere la Santa Casa e per accogliere la crescente folla di pellegrini che ogni anno visitava la reliquia, iniziarono i lavori per la costruzione del santuario.

Il Santuario di Loreto è un bellissimo esempio di basilica fortificata, caratterizzata da torri, camminamenti di ronda, corpi di guardia e veri e propri sistemi difensivi.

L’attuale Basilica venne costruita, per volontà di Papa Paolo II, a partire dal 1469.

Alla sua realizzazione contribuirono molti artisti come: Giuliano da Sangallo, che creò la cupola di ispirazione brunelleschiana; Donato Bramante, che si adoperò per varie modifiche e consolidamenti e progettò il palazzo apostolico; e Luigi Vanvitelli, che terminò la costruzione dell’elegante campanile.

Tra le opere più pregevoli spicca il rivestimento marmoreo che avvolge le pareti della Santa Casa. Voluto da Giulio II e realizzato su disegno del Bramante, è considerato uno dei più grandi capolavori scultorei dell’arte rinascimentale.

Loreto richiama migliaia di persone ogni anno, non solo pellegrini cattolici, ma anche amanti dell’arte.

Questo grandioso santuario, infatti, rappresenta uno scrigno che contiene un inestimabile tesoro, una vera e propria antologia d’arte sacra che raccoglie capolavori di architettura, scultura e pittura.

COSA VISITARE A LORETO (OLTRE IL SANTUARIO!)

Oltre ad una visita al Santuario, ecco alcuni suggerimenti su cosa da fare a Loreto.

Visitare il Museo Pontificio

Il Museo, che si trova nei piani superiori del braccio occidentale del Palazzo Apostolico, ospita opere di altissimo valore artistico, storico e culturale. Le raccolte del Museo iniziarono a formarsi alla fine del secolo XIX, in coincidenza con i lavori di ristrutturazione della Basilica, quando vennero raccolti nelle sale del lato occidentale del Palazzo Apostolico, dipinti, oggetti ed arredi provenienti dal Santuario.

Le sale del museo ospitano opere di Lorenzo Lotto, Cesare Maccari, Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, oltre che gli arazzi sui cartoni di Raffello Sanzio, numerose maioliche dell’antica Spezieria, corredi d’altare e opere di artisti novecenteschi.

Percorrere glia antichi camminamenti di ronda di Loreto

I camminamenti di ronda furono commissionati nel 1485 dal cardinale Girolamo Basso della Rovere per proteggere la Basilica (ed i suoi tesori!) dalle incursioni dei pirati turchi, che avevano già raso al suolo alcune cittadine della zona costiera.

I camminamenti di ronda del Santuario di Loreto sono un tipico esempio di architettura rinascimentale, in grado di coniugare le esigenze difensive alla ricercatezza delle forme.

Infine, si tratta anche di un punto di osservazione privilegiato da cui godersi uno splendido panorama che spazia dal mare al Monte Conero, fino all’Appennino umbro-marchigiano.  

Le visite guidate ai camminamenti di ronda durano circa 45 minuti e sono disponibili, solo su prenotazione, nei seguenti giorni e orari:

Da Lunedì a Sabato: 10:30/12.30 – 15/16

Domenica: 10/11:30 – 15/16

La biglietteria si trova in piazza della Madonna, a Nord del Palazzo Apostolico.

Il biglietto per i camminamenti di ronda è di 6 euro.

Il biglietto complessivo Museo, mostra e camminamenti è di 10 euro.

Ammirare le opere dei “Madonnari”

I madonnari sono artisti di strada che devono il loro nome alle immagini, soprattutto sacre e principalmente Madonne, che sono soliti disegnare.

Nella piazza del Santuario, nei pressi della fontana creata da Carlo Maderno nel 1600, è sempre possibile ammirare l’opera, fatta con gesso colorato, di qualche madonnaro.

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COSA VEDERE AD URBINO IN UN GIORNO

Sono stata ad Urbino nel mio ultimo viaggio nelle Marche ed è stata una bellissima scoperta!

Camminare nel suo centro storico significa assistere ad un susseguirsi di vicoli, chiese, imponenti edifici ricoperti da mattoni rossi e punti panoramici che si aprono improvvisamente su un paesaggio che infonde quiete ed armonia.

Urbino sembra sospesa tra passato e presente.

Da una parte, infatti, è stata la città natale di Raffaello e la culla del Rinascimento italiano, ma dall’altra è anche una moderna città universitaria.

In questo articolo ti racconto cosa vedere ad Urbino in un giorno, ma partiamo dal presupposto che un giorno può bastare solo per conoscere l’essenziale!

C’è bisogno di molto più tempo per apprezzare a pieno le mille sfumature di questa splendida città!

IL PALAZZO DUCALE DI URBINO

Fonte: Pixabay

“Chi arrivi a Urbino ignaro e della sua storia e della sua importanza si trova di fronte a una sorpresa straordinaria, anzi a un miracolo. Nel giuoco delle colline che sopportano le strade d’accesso ecco che appare un palazzo fatato che il tempo non ha sfregiato né intaccato. È un salto indietro nel tempo, un tuffo nella purezza e nella libertà dello spirito.”

Carlo Bo

Il palazzo, voluto dal Duca di Urbino Federico da Montefeltro, venne costruito nel corso del XV secolo.

I tre architetti che ebbero il merito di rendere questo edificio uno dei palazzi più belli dell’epoca rinascimentale furono: il fiorentino Maso di Bartolomeo, il dalmata Luciano Laurana e il senese Francesco di Giorgio Martini.

Fu grazie a loro che il palazzo divenne una costruzione di straordinaria raffinatezza decorativa, di eccezionale bellezza, di grandissima comodità; un “palazzo in forma di città” in grado di accogliere centinaia di persone.

Nel corso del XVI secolo, con il passaggio del Ducato alla dinastia Della Rovere, il palazzo subì nuovi ampliamenti e modifiche, con l’aggiunta del secondo piano nobile, il cosiddetto “Appartamento roveresco”.

A partire dal 1631, con la devoluzione del ducato alla Santa Sede, il palazzo dovette subire un lento processo di spoliazione e degrado che terminò solo nel 1912 quando divenne la sede della Galleria Nazionale delle Marche.

LA GALLERIA NAZIONALE DELLE MARCHE

Fonte: cartella stampa galleria nazionale delle marche

Attualmente la Galleria occupa tutte le sale finora recuperate del Palazzo Ducale al primo e secondo piano, per un totale di circa 80 ambienti.

Vi sono esposti dipinti su tavola e su tela, affreschi, sculture in pietra e in terracotta, sculture lignee policrome e dorate, legni intarsiati, mobili, arazzi, disegni e incisioni: tutte opere risalenti ad un periodo compreso tra il Trecento e il Seicento.

La visita ha inizio dal Cortile d’Onore, il cuore del Palazzo, contornato sui quattro lati da un portico ad archi. Dal Cortile si accede ad una serie di ambienti suggestivi come: la Biblioteca del Duca, la Sala dei Banchetti e le due cappelline private.

Salendo il monumentale Scalone d’Onore si raggiunge il primo piano nobile, diviso in cinque appartamenti: Appartamento della Jole, dei Melaranci, degli Ospiti, del Duca, e della Duchessa; oltre a varie Sale di Rappresentanza.

Nell’appartamento del Duca, ed in particolare nel suo Studiolo, si entra completamente nel mondo rinascimentale di Federico da Montefeltro.

Per informazioni su orari e biglietti visita il sito urbinoducale.it

LA CASA NATALE DI RAFFAELLO SANZIO

Raffaello nacque ad Urbino il 28 marzo dell’anno 1483.

Nella formazione del pittore fu determinate il fatto di essere nato e di aver trascorso la giovinezza nella città marchigiana. Urbino, infatti, in quel periodo era un centro artistico di grande importanza; un faro che illuminava l’Italia e l’Europa con gli ideali del Rinascimento.

Dopo la morte di Raffaello, avvenuta a Roma nel 1520, la sua casa natale venne acquistata dall’architetto Muzzio Oddi e, nel corso dei secoli, ha conosciuto varie vicende fino a quando nel 1873 venne acquistata dall’Accademia Raffaello.

Proprio grazie all’interesse dell’Accademia, la casa si è arricchita nel tempo di numerose opere d’arte come: dipinti, sculture, arredi lignei e ceramiche.

Alcuni di questi oggetti sono strettamente connessi a Raffaello, altri documentano la ricca storia urbinate in campo artistico, civile e religioso; altri, infine, costituiscono diretta testimonianza del mito che in varie epoche ha accompagnato la figura di Raffaello.

IL DUOMO DI URBINO

Il Duomo è dedicato a Santa Maria Assunta.

Fondato nel 1021, in sostituzione di una precedente chiesa fuori le mura, fu poi ricostruito nel XV secolo su istanza di Federico da Montefeltro, secondo un progetto semplicissimo e spoglio, a tre navate su piloni bianchi. L’edificio, terminato nel 1604, andò perduto con il terremoto del 12 gennaio 1789.

Gli urbinati affidarono la ricostruzione all’architetto romano Giuseppe Valadier, che concluse l’edificio nel 1801.

Il raffinato interno è un bell’esempio di stile neoclassico: a croce latina, con tre navate bianche coperte da volta a botte, coronato, all’incrocio del transetto, da una maestosa cupola.

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IL CASTELLO DI GRADARA

Gradara è uno splendido borgo marchigiano noto soprattutto per aver fatto da cornice alla storia d’amore di Paolo e Francesca.

Grazie alla sua fortunata posizione, fin dall’antichità, fu un crocevia di genti e traffici commerciali.

Mentre, durante il medioevo, fu uno dei principali teatri degli scontri tra il Papato e le Casate marchigiane e romagnole.

Ai nostri giorni, invece, Gradara è considerato uno dei borghi più belli d’Italia.

La sua bellezza è dovuta ad un particolare mix di elementi.

Innanzitutto c’è il borgo medievale, perfettamente conservato.

Poi c’è il paesaggio, con le armoniose colline dell’entroterra marchigiano.

Infine c’è il fascino senza tempo di una delle storie d’amore più tormentate e celebri della storia.

LA ROCCA MALATESTIANA DI GRADARA

La storia di Gradara è legata a quella della sua Rocca che si erge in una posizione strategica, proprio al confine tra Marche ed Emilia Romagna.

È un luogo ricco di storia in cui tutto ricorda gli splendori delle potenti famiglie che vi abitarono: i Malatesta, gli Sforza e i Della Rovere.

La costruzione ebbe inizio nel XII secolo per volontà di Pietro e Ridolfo De Grifo che avevano usurpato la zona al comune di Pesaro. Successivamente Malatesta da Verucchio, con l’aiuto del papato, si impossessò della torre dei De Grifo e la trasformò nel mastio della attuale Rocca.

Fu proprio durante il periodo in cui governarono i Malatesta che si consumò la tragedia di Paolo e Francesca. Era il settembre 1289.

Successivamente arrivarono gli Sforza.

Nel 1494, la quattordicenne Lucrezia Borgia, seconda moglie di Giovanni Sforza, fu condotta alla Rocca dove trascorse i pochi anni del suo primo matrimonio.

Lucrezia, passata alla storia come una creatura perversa e corrotta, molto probabilmente non fu altro che una pedina delle mani del padre, Papa Alessandro VI, e del fratello, Cesare Borgia detto il Valentino. I matrimoni della giovane furono degli strumenti politici che il padre ed il fratello usarono per stringere nuove alleanze.

Dunque, quando la situazione cambiò sulla scacchiera politica italiana, il Papa sciolse il matrimonio tra Lucrezia e Giovanni Sforza ed anche la Rocca cambiò Signore, passando proprio a Cesare Borgia.

Successivamente arrivarono i Della Rovere.

Nel frattempo, infatti, era salito al soglio pontificio Giulio II (al secolo Giuliano Della Rovere) che affidò Gradara al nipote Francesco Maria II.

Dopo la morte di Livia Farnese, vedova del Della Rovere, la Rocca venne amministrata dal papato che la concesse in enfiteusi al conte Santinelli.

Da allora la Rocca cambiò molte volte proprietario fino a quando, nel 1920, fu acquistata dall’ingegnere Umberto Zanvettori per la somma di tre milioni di lire.

Il nuovo proprietario avviò un delicato progetto di restauro grazie al quale la Rocca conserva ancora oggi tutto il suo fascino.

PAOLO E FRANCESCA

La vicenda di Paolo e Francesca è molto lacunosa sotto il profilo storico.

Sappiamo che si tratta di personaggi realmente esistiti, ma non ci sono concrete informazioni biografiche. Quelle che abbondano, invece, sono le versioni letterarie.

Dante, Boccaccio, Petrarca e D’Annunzio hanno arricchito la narrazione con particolari di grande fascino, confondendo ancor di più storia e leggenda.

Era il 1275 quando Guido da Polenta, Signore di Ravenna e Cervia, decise di dare in sposa sua figlia Francesca a Giovanni Malatesta.

Giovanni, detto Giangiotto, oltre ad essere zoppo, pare che non fosse molto avvenente e, per evitare che Francesca, vedendo il futuro sposo, si opponesse al matrimonio, fu ordito un vero e proprio inganno.

Alla ragazza venne presentato Paolo, l’affascinante fratello di Giangiotto nonché suo procuratore. Francesca lo sposò senza esitazione e quando capì che Paolo, in realtà, agiva in nome e per conto del fratello, era ormai troppo tardi.

Tuttavia tra Francesca e Paolo era nato qualcosa, poiché neanche il giovane era rimasto indifferente al fascino della cognata.

I due iniziarono quindi ad incontrarsi clandestinamente. Qualcuno, forse Malatestino dell’Occhio (un altro fratello di Paolo e Giangiotto) si accorse di ciò che stava accadendo ed informò del fatto il marito tradito.

Si arrivò così, in un giorno di settembre del 1289, al tragico epilogo della vicenda.

Giangiotto scoprì i due amanti e fu preso da un accesso d’ira.

Paolo cercò di fuggire passando da una botola che si trovava vicino alla porta, ma il suo mantello restò impigliato ad un chiodo, costringendolo a tornare indietro. Mentre Giangiotto lo stava per passare a fil di spada, Francesca gli si parò dinnanzi per salvarlo ma… Giangiotto li uccise entrambi.

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.

Caina attende chi a vita ci spense”

Dante Alighieri, Inferno –V Canto

VISITARE GRADARA

Oltre a visitare la Rocca, per immergerti ancora di più nell’atmosfera medievale di Gradara, è possibile percorrere i Camminamenti di Ronda che si trovano sull’imponente cinta muraria che circonda il borgo.

Da qui si può godere dello splendido panorama offerto dalle dolci colline marchigiane e dal blu dell’Adriatico, lungo la costa romagnola.

La Rocca di Gradara è aperta tutti i giorni dalle ore 8.30 alle 19.00

E’ possibile acquistare un biglietto unico che comprende sia la Rocca che i Camminamenti di ronda.

Per maggiori informazioni sui biglietti si può visitare il sito gradara.org.

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10 COSE DA VISITARE A BOLOGNA

Bologna la dotta, sede della più antica università del mondo occidentale.

La rossa, per il colore dei tetti della città medievale.

La grassa, grazie ad una gastronomia conosciuta, apprezzata e copiata in tutto il mondo.

Il vivace capoluogo dell’Emilia Romagna è una città accogliente che si offre con generosità a chi la visita!

Quello che ti propongo è un tour 10 tappe che può essere fatto a piedi, anche in una sola giornata.

Il punto di partenza è Porta Galliera in piazza XX Settembre, vicinissima alla Stazione Centrale.

1. Guardando Bologna dai portici in via Indipendenza

Fonte: Pixabay

“Sovente, alle due di notte, rientrando nel mio alloggio, a Bologna, attraverso questi lunghi portici, l’anima esaltata da quei begli occhi che avevo appena visto, passando davanti a quei palazzi di cui, con le sue grandi ombre, la luna disegnava le masse, mi succedeva di fermarmi, oppresso dalla felicità, per dirmi: Com’è bello!”

Stendhal, Viaggio in Italia

I portici sono uno dei simboli di Bologna. Sommandoli tutti, quelli del centro storico e quelli al di fuori, raggiungono circa i 53 Km. Oltre ad essere molto suggestivi, consentono di godersi appieno la città anche nei giorni di pioggia!

2. La Quadreria

Percorrendo via Indipendenza, svolta a sinistra e prendi via Marsala, al n.7 troverai la Quadreria.

Si tratta di una galleria in cui sono esposte opere di artisti prevalentemente bolognesi, risalenti al periodo che va dal Cinquecento al Settecento. Ci sono varie stanze tematiche che riuniscono opere per epoca, stile e tema.

3. I canali di Bologna dalla finestra di via Piella

Fonte: Pixabay

Uscendo dalla Quadreria svolta per via Piella e affacciati alla sua finestra! Ti sembrerà di essere a Venezia! La finestra, infatti, affaccia sul canale delle Moline, uno dei tanti canali che caratterizzavano la Bologna medievale ed uno dei pochi ad essersi salvato dalla cementificazione del secondo dopoguerra.

4. Cattedrale Metropolitana di San Pietro

Riprendendo via Indipendenza la Cattedrale non passa di certo inosservata!

La facciata è tipicamente barocca ed alterna mattoncini rossi e decorazioni in marmo. L’interno è diviso in tre navate, le due laterali sono piuttosto buie ed anguste, mentre quella centrale fa concorrenza alla Basilica Vaticana con i suoi 25 metri di larghezza. La torre campanaria ospita “la nonna”, ovvero la più grande campana suonabile “alla bolognese”.

5. La Fontana del Nettuno e Piazza Maggiore

Fonte: Pixabay

Percorrendo l’ultimo tratto di via Indipendenza si arriva a Piazza Nettuno che ospita l’omonima fontana, frutto della collaborazione di Giambologna e Tommaso Laureti.

Poco più in là ecco aprirsi Piazza Maggiore, circondata dagli edifici più rappresentativi della Bologna Medievale: il Palazzo del Podestà, con la torre dell’Arengo; il Palazzo Re Enzo; il Palazzo D’Accursio, sede del Comune, delle Collezioni Comunali d’Arte e del Museo Morandi;  la Basilica di San Petronio; ed il Palazzo dei Banchi.

6. I bisbigli del Palazzo Re Enzo

Il palazzo risale al XIII secolo e deve il suo nome al fatto che fu la prigione di re Enzo di Savoia, figlio dell’imperatore Federico II di Svevia.

Tra i palazzi Re Enzo e del Podestà c’è un’arcata a quattro cuspidi in cui si verifica un particolare fenomeno acustico: avvicinando l’orecchio ad una delle colonne si può sentire distintamente quello che viene detto dalle persone ai lati opposti!

7. San Petronio

La basilica è dedicata al Santo Patrono della città, i lavori per la sua costruzione iniziarono il 7 giugno 1390 e, nonostante sia ampiamente incompiuta, con i suoi 7800 mq è una delle chiese più vaste d’Italia e d’Europa. Al suo interno ospita, tra l’altro, la meridiana più grande del mondo, realizzata dall’astronomo Giovanni Domenico Cassini nel 1657.

8. L’Urlo di Pietra

Da Piazza Maggiore prendi via Clavature e, facendoti largo tra le folle di turisti pronti per l’aperitivo, entra nella chiesa di Santa Maria della Vita.

La chiesa, piuttosto piccola, fu costruita nel XIII secolo per volontà dalla Confraternita dei Flagellati e ospita al suo interno uno dei più grandi capolavori di tutta la storia della scultura italiana: il Compianto del Cristo Morto di Niccolò dell’Arca.

Questo magnifico gruppo scultoreo fu rinominato da D’Annunzio “Urlo di Pietra”, perché se ci fosse al mondo una scultura in grado di urlare sarebbe proprio questa. Le due donne sulla destra, identificate come Maria Maddalena e Maria di Cleofa, sono letteralmente sopraffatte dal dolore e dallo strazio. Ammirare quest’opera è un’esperienza travolgente!

9. Archiginnasio e Teatro Anatomico

Ritorna in Piazza Maggiore e prosegui verso il palazzo dell’Achiginnasio.

Bologna ospita la più antica università del mondo occidentale, dunque una visita all’Archiginnasio è d’obbligo!

Gli ambienti interni del palazzo e i due grandi scaloni che collegano il cortile al piano superiore sono divisi tra le due distinte universitates dei legisti e degli artisti. A sinistra c’è lo scalone degli artisti, a destra quello dei legisti, dedicato a San Carlo Borromeo.

Al piano superiore si trovano, tra l’altro, il Teatro Anatomico e la sala dello Stabat Mater.

Il Teatro Anatomico è una sala che veniva usata per le lezioni di anatomia. Quella che oggi possiamo visitare fu realizzata nel 1637, è rivestita in legno d’abete e decorata con statue rappresentanti medici illustri.

La sala dello Stabat Mater era l’aula magna dei legisti e deve il suo nome al fatto che il 18 marzo 1842 ospitò la prima rappresentazione dello “Stabat Mater” di Rossini, diretto da Donizetti.

10. Bologna vista da San Luca

Fonte: Pixabay

L’ultima tappa di questo tour dista qualche chilometro a piedi da Piazza Maggiore, ma si tratta di un percorso molto piacevole e adatto a tutti.

Da Piazza Maggiore prendi via d’Azeglio (quella dove si trova la casa di Lucio Dalla!) e percorrila fino all’incrocio con via Urbana, poi prendi via Saragozza fino alla sua Porta monumentale e poi dritto fino all’arco del Meloncello, dove inizia il portico si San Luca. Ora non resta che salire!

Il portico è formato da 666 arcate e termina ai piedi del Santuario, si tratta di un numero fortemente simbolico, legato al Demonio, e ricorda l’iconografia tradizionale che vede il Maligno schiacciato sotto il piede della Madonna.

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IL COLOSSEO SOTTO LA LUNA

Il Colosseo sotto la luna: un viaggio notturno tra i sotterranei e l’arena dell’anfiteatro più famoso del mondo.

Una suggestiva visita guidata dell’Anfiteatro Flavio al chiaro di luna.

I visitatori, avvolti dalla magica atmosfera notturna, potranno viaggiare in dietro nel tempo e scoprire la storia del monumento. Sia quella più nota, risalente ai fasti dell’antica Roma, ma anche quella cristiana, meno conosciuta ma ugualmente affascinante.

UN PO’ DI STORIA

“Ogni opera cede dinanzi all’Anfiteatro dei Cesari, la fama parlerà ormai d’una sola opera al posto di tutte”

Marziale, Liber de spectaculis

Originariamente era noto come Anfiteatro Flavio o semplicemente Anfiteatro.

Il nome “Colosseo” si diffuse solo nel Medioevo. Probabilmente a causa di una deformazione popolare dell’aggettivo latino “colosseum”, del resto non c’è da stupirsi che apparisse enorme, soprattutto se confrontato col le casette che c’erano a Roma nell’Alto Medioevo!

Si tratta del più grande anfiteatro romano del mondo, nonché del più imponente monumento dell’antica Roma che sia giunto fino a noi.

Nel 1980 fu inserito nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, assieme all’intero centro storico di Roma, alle zone extraterritoriali della Santa Sede in Italia ed alla Basilica di San Paolo fuori le mura.

L’anfiteatro fu edificato in epoca Flavia su un’area al limite orientale del Foro Romano.

La sua costruzione, iniziata da Vespasiano nel 70 d.C., fu conclusa da Tito, che lo inaugurò il 21 Aprile nell’80 d.C. Ulteriori modifiche vennero apportate durante l’impero di Domiziano, nel 90.

Anticamente era usato per mettere in scena varie tipologie di spettacoli come: le lotte tra gladiatori, spettacoli di caccia, battaglie navali, rievocazioni di battaglie famose e drammi basati sulla mitologia classica.

IL COLOSSEO DOPO LA FINE DELL’IMPERO ROMANO

Finiti i fasti della Roma imperiale, il Colosseo conobbe un lunghissimo periodo di abbandono.

Nel VI secolo fu usato come area di sepoltura.

Tra il VI e il VII secolo fu fondata al suo interno una cappella oggi nota come chiesa di Santa Maria della Pietà al Colosseo.

Sotto papa Leone IV fu gravemente danneggiato da un terremoto, mentre il grande terremoto del 1349 provocò il crollo del lato sud, costruito su un terreno alluvionale instabile.

A lungo fu utilizzato come fonte di materiale edilizio e nel XIII secolo fu occupato dal palazzo dei Frangipane, successivamente demolito, e poi da altre abitazioni.

Papa Benedetto XIV, nel 1744, emanò un editto con cui ordinò la fine delle spoliazioni e fece costruire le quattordici edicole della Via Crucis. Pochi anni dopo, lo stesso papa, dichiarò il Colosseo chiesa consacrata a Cristo e ai martiri cristiani.

Nel corso dell’Ottocento e del Novecento si susseguirono vari interventi di restauro.

Nel 2007 il complesso è stato inserito fra le “Sette meraviglie del mondo moderno”.

IL COLOSSEO SOTTO LA LUNA: LA VISITA

Il percorso guidato accompagna i visitatori attraverso il dedalo di gallerie e passaggi, un tempo popolati da gladiatori e belve feroci, in cui si svolgevano i preparativi degli spettacoli.

Si tratta dell’antico “backstage” del Colosseo, la “macchina da spettacolo” più famosa della storia.  

In questi luoghi erano stoccati i materiali scenici e gli animali chiusi in gabbia venivano caricati sui montacarichi per raggiungere il piano dell’arena, dove avevano luogo le venationes, le simulazioni di caccia,  e i munera, i giochi tra i gladiatori.

Fonte: Pixabay

Percorrendo una passerella di circa 170 metri si possono attraversare le viscere del monumento e, con il favore della notte, si potrà rivivere appieno l’atmosfera che avvolgeva quel luogo mitico.

IL VELO DIPINTO

Quest’anno nel percorso di visita si inserisce anche la lettura multimediale di un dipinto murario del XVII secolo che raffigura una veduta ideale (a volo d’uccello) della città di Gerusalemme.

Il dipinto è posto a 8 metri d’altezza, proprio sull’arco di fondo della Porta Trionfale: la stessa dalla quale entravano i gladiatori e le belve che si affrontavano sull’arena.

I racconti del Vecchio e Nuovo Testamento rappresentati nel dipinto sono messi in luce da una selezione di 22 scene dell’opera, in dialogo con  l’incisione di Antonio Tempesta del 1601. 

Si tratta di un’esperienza immersiva.

La fioca luce della sera ed il ritmo della narrazione consentono di rivivere gli eventi rappresentati nel dipinto come: le vicende della Passione e Resurrezione di Gesù o la stella cometa premonitrice della distruzione di Gerusalemme.

Il dipinto di Gerusalemme ricorda l’importanza dell’Anfiteatro Flavio anche dopo la fine dell’impero romano. In particolare da quando, nel 1750, per volontà di Papa Benedetto XIV, è diventato sede della tradizionale Via Crucis.

La visita rievoca, infatti, la tradizionale cerimonia, passando davanti a una delle edicole e alla croce, poste lungo il perimetro dell’arena, per poi concludersi con uno sguardo a 360° sulla articolata struttura dei sotterranei e sull’immensità degli spalti, capaci di accogliere più di 60.000 spettatori.

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TIVOLI E LE SUE VILLE

Tivoli è sempre stata una meta per aristocratici, artisti ed intellettuali di tutto il mondo.

Non a caso divenne una delle tappe italiane del Grand Tour.

In questo articolo andremo alla scoperta delle tre ville di Tivoli che, in un certo senso, rappresentano le tre diverse anime di questa città.

Villa Adriana è un gioiello dell’archeologia e conserva intatto il fascino dei fasti della Roma imperiale.

Villa d’Este, con i suoi “giardini all’italiana”, è un bellissimo esempio del nostro Rinascimento.

Infine c’è Villa Gregoriana, con la sua aria sublime e romantica.

ALLA SCOPERTA DELLE VILLE DI TIVOLI

VILLA ADRIANA

Fu costruita dall’imperatore Adriano tra il 118 ed il 138 d.c. su un’area di ben 120 ettari, oggi la zona visitabile è di circa 40!

Questa villa vastissima e straordinaria comprendeva edifici residenziali, terme, giardini, ninfei, templi e teatri. Tutto era magnificamente decorato con uno sfarzo ed una ricercatezza senza precedenti.

Il Canopo ed il Teatro marittimo sono in assoluto i luoghi che preferisco all’interno della Villa.

In entrambi è l’acqua che domina la scena e crea suggestioni uniche.

Il Canopo è una struttura che rievoca il braccio del Nilo che congiungeva l’omonima città di Canopo, appunto, con Alessandria.

Il Teatro marittimo, invece, è una delle prime strutture realizzate nel complesso della Villa e, probabilmente, fu anche residenza imperiale.

Infine una curiosità!

Hai mai fatto caso che in qualunque museo sia presente una “collezione Romana” c’è sempre un busto o una statua di un certo Antinoo? La prossima volta che capiti ai Musei Vaticani, al Prado o al Louvre, facci caso!

Antinoo era un giovane originario della Bitinia, ma soprattutto era l’amante dell’imperatore Adriano.

Morì prematuramente affogando nelle acque del Nilo in circostanze oscure.

Adriano, in preda al dolore, volle che l’immagine del suo amato fosse riprodotta ovunque.

In un certo senso volle renderlo immortale!

E, in effetti, l’imperatore riuscì nel suo intento. Ancora oggi, infatti, questo giovane turco ci guarda attraversare i corridoi dei più importanti musei del mondo!

TIVOLI: VILLA D’ESTE

Fu costruita per volontà del Cardinale Ippolito d’Este, figlio di Alfonso I e Lucrezia Borgia.

Papa Giulio III, per ringraziare Ippolito per il contributo alla sua elezione, lo nominò governatore a vita di Tivoli e del suo territorio.

Tuttavia, giunto a Tivoli, il Cardinale scoprì con orrore che avrebbe dovuto vivere in un vecchio convento malandato… lui che era abituato ai fasti di Roma e della sua corte a Ferrara!

Fu così che decise di trasformare il convento in una degna residenza!

L’ultimo proprietario privato della villa fu l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este.

Poi l’intero complesso passò allo stato italiano e fu oggetto di importanti restauri sia nel primo che nel secondo dopoguerra.

Ciò che rende unica Villa d’Este è la straordinaria bellezza dei suoi giardini!

Un vero tripudio di fontane (2 sono opera del Bernini: “Il Bicchierone” e la “Cascata della Fontana dell’Organo”), ruscelli e specchi d’acqua che riflettono ad arte la bellezza del paesaggio, moltiplicandola all’infinito!

VILLA GREGORIANA

Papa Gregorio XVI, nel 1832, decise di promuovere una poderosa opera di ingegneria idraulica allo scopo di contenere le acque dell’Aniene ed evitarne le esondazioni.

Le acque del fiume furono incanalate artificialmente e diedero vita alla “Cascata Grande” che, con i suoi 120 metri di salto, è la seconda in Italia dopo quella delle Marmore.

Terminata quest’opera, il Papa creò il parco che, da subito, fu meta di intellettuali ed artisti che ne raccontarono la bellezza. Del resto Villa Gregoriana, con i suoi boschi, le antiche rovine, i sentieri, la cascata e le grotte,  incarnava esattamente l’estetica del sublime tanto amata dai Romantici.

La Villa, ormai di proprietà demaniale ed in stato di abbandono, venne data in concessione al FAI nel 2002 e riaperta al pubblico dal 2005.