5 METE INSOLITE PER MAGGIO IN ITALIA

In questo articolo ti propongo 5 mete insolite per maggio in Italia, luoghi autentici e affascinanti, perfetti per chi ama scoprire angoli nascosti prima del grande afflusso estivo. Dalla montagna al mare, passando per borghi medievali e città fortificate, lasciati ispirare da itinerari alternativi e sorprendenti.

Maggio, infatti, è il mese ideale per partire: il clima è mite, la natura rigogliosa ed i luoghi non sono ancora affollati dai turisti estivi. Se sogni un viaggio diverso dal solito, questo è il momento perfetto per esplorare l’Italia meno conosciuta.

1. CASTEL DEL MONTE, ABRUZZO – IL SILENZIO DEL GRAN SASSO

Immerso nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Castel del Monte è un borgo medievale tra i più belli d’Italia. Le sue viuzze di pietra, l’architettura perfettamente conservata e l’atmosfera sospesa lo rendono un luogo ideale per chi cerca autenticità. A maggio, quando la natura si risveglia e i sentieri si fanno accessibili, è perfetto per escursioni e passeggiate panoramiche.

Se sei interessato ad altre mete in Abruzzo, leggi anche: IL CASTELLO DI ROCCA CALASCIO

2. BOSA, SARDEGNA – COLORI E STORIA SUL FIUME TEMO

Bosa. 5 mete insolite per maggio in Italia.
Fonte: Pixabay

Prima che le spiagge della Sardegna vengano prese d’assalto, Bosa offre un angolo pittoresco e sorprendente. Le case color pastello che si affacciano sul fiume, il castello Malaspina che domina la valle e la cucina locale a base di pesce fresco fanno di Bosa una meta perfetta per un maggio lento e pieno di fascino. Un’alternativa culturale e rilassante alla costa sarda più nota.

3. METE INSOLITE PER MAGGIO: BRISIGHELLA, EMILIA-ROMAGNA

Poco lontano da Faenza, Brisighella è un borgo inaspettato, incastonato tra colline e formazioni gessose. Passeggiare lungo la Via degli Asini o salire fino alla torre dell’orologio regala viste mozzafiato e un senso di intimità difficile da trovare in piena estate. A maggio, puoi goderti i profumi delle erbe aromatiche e i prodotti del territorio, come l’olio DOP.

4. CIVITA DI BAGNOREGIO, LAZIO – LA CITTÀ CHE MUORE… MA NON IN MAGGIO

Panorama dal ponte di Civita di Bagnoregio. 5 mete insolite per maggio in Italia
Fonte: Pixabay

Conosciuta come la città che muore, Civita di Bagnoregio è spesso evitata nei mesi più caldi a causa dell’afflusso turistico. Ma a maggio, con il clima mite e la natura che esplode intorno al ponte sospeso che conduce al borgo, offre un’esperienza unica. Visitare Civita prima dell’estate significa assaporarne la bellezza fragile, i vicoli deserti e la vista sui calanchi senza folla.

5. PALMANOVA, FRIULI VENEZIA GIULIA – LA CITTÀ STELLATA

Patrimonio UNESCO e capolavoro di urbanistica militare, Palmanova è una vera perla nascosta. La sua forma a stella perfetta è visibile solo dall’alto, ma passeggiare tra le sue strade radiali offre una sensazione di ordine, equilibrio e storia. A maggio, la piazza centrale si anima di eventi e mercatini, rendendola una tappa ideale per un weekend fuori dal tempo.

METE INSOLITE PER MAGGIO: VIAGGIARE BENE, VIAGGIARE PRIMA

Scegliere di visitare queste destinazioni insolite per maggio in Italia è un modo per viaggiare con consapevolezza, scoprendo luoghi autentici prima che vengano travolti dall’estate. È anche un invito a rallentare, osservare e vivere il viaggio come un’esperienza di scoperta e non solo di consumo.

Che ne pensi di queste mete insolite per maggio da visitare in Italia? Se stai programmando una fuga primaverile, lasciati ispirare da queste idee fuori rotta: spesso, è proprio dove non guardano tutti che si nascondono le meraviglie più vere!

5 IDEE PER VIAGGI DI PRIMAVERA

5 DESTINAZIONI PERFETTE PER I TUOI VIAGGI DI PRIMAVERA TRA NATURA E CULTURA

La primavera è il momento ideale per partire: il clima è mite, la natura si risveglia e molte città si animano con eventi e festival. Se stai cercando la meta perfetta per un viaggio che unisca bellezza naturale e cultura, ecco cinque destinazioni da non perdere.

1. Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – Italia

Per chi ama la natura, il Parco Nazionale d’Abruzzo è un paradiso primaverile. I sentieri escursionistici diventano perfetti per trekking leggeri, immersi in boschi rigogliosi e tra pascoli in fiore. Uno dei percorsi più belli è quello che conduce alla grotta delle Fate, nella suggestiva cornice della Val Fondillo. Il sentiero si snoda tra boschi di faggi secolari, ruscelli cristallini e radure fiorite. Lungo il tragitto, il silenzio è interrotto solo dal canto degli uccelli e dal mormorio dell’acqua. Alla fine del percorso, la grotta appare incastonata nella roccia, avvolta dal mistero e dal fascino delle leggende locali, regalando ai visitatori un angolo di pura magia nel cuore del Parco.

Da non perdere anche la fioritura dei crochi e delle orchidee selvatiche, uno spettacolo unico a cui assistere ogni primavera.

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2. Viaggi di primavera: Provenza – Francia

Famosa per i suoi campi di lavanda in estate, la Provenza è altrettanto affascinante in primavera. I mercati locali iniziano a riempirsi di prodotti freschi, e le città  come Avignone e Aix-en-Provence ospitano festival culturali e mostre d’arte.

Inoltre, per chi ama le passeggiate nella natura, il Parco Naturale del Luberon regala scenari incantevoli, tra vigneti, borghi medievali e fioriture di mandorli e ciliegi.

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Fonte: Pixabay

3. Valle del Douro – Portogallo

Altra meta per i tuoi viaggi di primavera è il Portogallo.

Infatti se ami il vino e i paesaggi mozzafiato, la Valle del Douro è una scelta perfetta. In primavera, le colline terrazzate si tingono di verde e i vigneti iniziano a risvegliarsi. Oltre alle degustazioni nelle cantine locali, puoi esplorare la regione con un viaggio in barca lungo il fiume Douro o con un’escursione tra i sentieri panoramici della zona.

Porto, con il suo centro storico affacciato sul fiume, è la base ideale per esplorare la regione.

4. Viaggi di primavera: Lago di Bled – Slovenia

Il Lago di Bled è una delle perle della Slovenia, ancora più suggestivo in primavera. Il lago, circondato da foreste e montagne, offre la possibilità  di passeggiate rilassanti o escursioni più impegnative nei vicini sentieri del Parco Nazionale del Triglav. Imperdibile una gita in barca fino all’isoletta al centro del lago, dove si trova la pittoresca Chiesa di Santa Maria Assunta. Per chi invece ama la cultura, il castello di Bled, arroccato su una scogliera, regala una vista spettacolare ed un tuffo nella storia.

5. Siviglia – Spagna

Infine, se cerchi una destinazione culturale ricca di eventi primaverili, Siviglia è la scelta giusta. Ad aprile, la città  ospita la famosa Feria de Abril, una festa fatta di musica, danza e tradizioni andaluse. Il clima mite permette di visitare comodamente la Cattedrale, l’Alca¡zar e la Plaza de Espana, mentre gli aranci in fiore diffondono un profumo inebriante in tutta la città .

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Fonte: Pixabay

Dunque che tu voglia esplorare la natura, ammirare le fioriture o immergerti nelle tradizioni locali, la primavera offre il contesto perfetto per un viaggio indimenticabile. Quale di queste mete ti ispira di più?

COSA FARE A NATALE IN ABRUZZO

Il periodo di Natale in Abruzzo è ricco di iniziative ed esperienze tutte da scoprire.

Questa regione, infatti, è una meta affascinante durante tutto l’anno, ma nel periodo di Natale diventa ancora più suggestiva.

Oltre ai classici mercatini, si possono visitare splendidi borghi, castelli maestosi e viaggiare a bordo della “Transiberiana  d’Italia”.

Ecco, dunque, alcune idee ed informazioni pratiche su cosa fare nel periodo di Natale in Abruzzo.

MERCATINI DI NATALE IN ABRUZZO

L’AQUILA

I mercatini offrono la possibilità di vivere la magia del Natale nel centro storico del capoluogo abruzzese addobbato a festa.

Circondata dalla splendida cornice delle vette degli Appennini, L’Aquila continua il suo percorso di rinascita anche attraverso questo tipo di iniziative che contribuiscono a rianimare il centro città, danno nuova luce ai monumenti storici e propongono squisite degustazioni delle eccellenze enogastronomiche locali.

Dall’8 Dicembre al 6 Gennaio, i mercatini di Natale animeranno Corso Vittorio Emanuele con le tradizionali casette in legno dove trovare prodotti artigianali, dolci tipici come i torroni e decorazioni natalizie. 

AVEZZANO

Nella città di Avezzano ogni anno si tiene la manifestazione “Magie di Natale” con l’allestimento del mercatino in piazza Risorgimento, nel cuore del centro storico. 

Le casette di legno espongono prodotti di artigianato locale e delizie enogastronomiche tipiche (come gli arrosticini!) e tante golosità natalizie.

Ci saranno anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio ed il trenino di Babbo Natale per fare un giro tra le vie addobbate della città.

Per scoprire tutti i mercatini che si svolgeranno in Abruzzo si può consultare il sito: mercatinidinatale.it

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Fonte: Pixabay

VISITARE ROCCA CALASCIO

Ovviamente ogni periodo dell’anno ha il suo fascino, ma visitare Rocca Calascio nel periodo natalizio è davvero magico. Se poi è già caduta la prima neve, il castello e le vallate circostanti avranno un aspetto decisamente fiabesco!  

Il Castello di Rocca Calascio è visitabile tutto l’anno, salvo condizioni meteo davvero avverse. La visita è libera, dalle 9.00 fino al tramonto.

Per saperne di più su questo maestoso maniero, simbolo dell’Abruzzo e inserito dal National Geographic tra i 15 castelli più belli al mondo, puoi leggere: IL CASTELLO DI ROCCA CALASCIO

NATALE IN ABRUZZO: LA TRANSIBERIANA ITALIANA

Un’altra bellissima esperienza che è possibile fare nel periodo di Natale (e non solo!) è quella di regalarsi un viaggio nel tempo sulla suggestiva “transiberiana italiana”.

Questo appellativo, carico di forza evocativa, è il nome con cui è conosciuta la Ferrovia dei Parchi. La linea venne inaugurata nel 1897 per consentire il collegamento dagli Abruzzi con il versante tirrenico e Napoli, tanto da essere nota anche come “la Napoletana”.

I binari della Ferrovia dei Parchi attraversano le aree protette del Parco Nazionale della Maiella, del Parco Nazionale d’Abruzzo e della riserva MaB Collemeluccio-Montedimezzo Alto Molise.

L’espressione “Transiberiana d’Italia” nacque, invece, nel 1980.

Luciano Zeppegno, giornalista e scrittore, trovandosi a viaggiare su questa linea, fu testimone di una improvvisa nevicata nella zona degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo. L’impressione di trovarsi circondato da un paesaggio siberiano di ben altre latitudini lo suggestionò a tal punto da scrivere un articolo su questa esperienza, pubblicato sulla rivista “Gente Viaggi”, in cui appunto parlava della “Transiberiana d’Italia”.

Trent’anni dopo l’associazione culturale le Rotaie ha ripreso l’appellativo nella speranza che potesse suscitare interesse nell’opinione pubblica scongiurando la dismissione della linea. Cosa che, fortunatamente, è accaduta!

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Fonte: Pixabay

CURIOSITA’ ED INFORMAZIONI

Le carrozze impiegate sono le cosiddette “cento porte”, vetture risalenti agli anni ’30, dai suggestivi interni e sedute in legno, composte ciascuna da 4 ambienti da 24, 16, 16 e 24 posti, con porte di salita/discesa da entrambi i lati.

Vi è poi l’impiego di una carrozza “corbellini”, vettura più recente, risalente agli anni ’50, con due ambienti da 32 posti.

Il biglietto per viaggiare sulla transiberiana d’Italia è acquistabile esclusivamente sul sito ferroviadeiparchi.

Nel periodo delle feste vengono organizzati degli speciali “Treni di Natale” che consentono di visitare molti dei tradizionali mercatini.

Per altre idee su cosa visitare in Abruzzo:

DOVE SOGGIORNARE

Le case vacanza “Le Masserie” si trovano a Villetta Barrea, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Villetta Barrea, infatti, occupa una posizione strategica all’interno del Parco, tanto che con brevi spostamenti in auto è possibile raggiungere la Camosciara, Pescasseroli, il lago di Scanno, Forca d’Acero, la Val Fondillo e tanti altri luoghi tra i più belli del centro Italia.

Per saperne di più clicca qui!

LA CASCATA DELLE MARMORE

La cascata delle Marmore è la più alta cascata artificiale d’Europa e tra le più alte del mondo.

Si trova a circa 7 Km dalla città di Terni ed è formata dall’incontro dei fiumi Nera e Velino.

Il suo nome deriva dai sali di carbonato di calcio presenti sulle rocce che, quindi, appaiono simili al marmo bianco.

Se stai pensando di visitare la cascata delle Marmore, in questo articolo troverai tante informazioni utili e consigli pratici per organizzare il tuo viaggio!

CASCATA DELLE MARMORE: UN PO’ DI STORIA

La Cascata è il risultato di una incredibile opera di ingegneria romana!

Nel 271 a.C., il console romano Manio Curio Dentato ordinò la costruzione di un canale- chiamato Cavo Curiano- allo scopo di far defluire le acque stagnanti del lago Velino in direzione del salto naturale di Marmore. Da lì, infatti, l’acqua sarebbe precipitata direttamente nel fiume Nera, affluente del Tevere.

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente ebbe fine anche la manutenzione del canale, il che portò ad una diminuzione del deflusso delle acque ed alla progressiva trasformazione in palude della Piana Reatina. Nel 1422, dopo molte vicissitudini e grazie all’intervento di Gregorio XII, venne costruito un nuovo canale per ripristinare la portata originaria del fiume.

Nei secoli seguenti furono realizzate varie opere per garantire il corretto funzionamento o cercare di migliorare quanto già costruito.

Successivamente, nel XIX secolo, le acque della cascata iniziarono ad essere utilizzate per la loro forza motrice. In questo modo Terni diventò sede delle note Acciaierie; mentre, negli anni successivi, la cascata iniziò ad essere sfruttata intensamente per la produzione di energia idroelettrica.

LA LEGGENDA

Sulle origini della cascata c’è anche un’antica leggenda, solitamente raccontata dallo Gnefro.

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Fonte: Pixabay

Lo Gnefro (chiamato anche Gnèfru), nella cultura popolare umbra, è una creatura leggendaria, simile al folletto, che è solita vivere in gruppi nei pressi della cascata delle Marmore, del lago di Piediluco e lungo il fiume Nera.

Secondo questa leggenda, una ninfa di nome Nera si innamorò del giovane pastore Velino. L’amore dei due giovani, che appartenevano a due mondi diversi, era impossibile e, quando la dea Giunone li scoprì, trasformò la ninfa Nera in un fiume, come punizione per aver trasgredito alla regola che non consentiva l’amore con gli esseri umani. Velino, sconsolato, si gettò a capofitto dalla rupe di Marmore credendo che Nera stesse annegando in quelle acque che prima non c’erano. Giove, per evitargli una morte certa, durante il volo lo trasformò in acqua, così da permettergli di salvarsi e ricongiungersi con Nera per l’eternità.

INFORMAZIONI UTILI

La cascata delle Marmore è a flusso controllato.

Questo significa che, in alcuni momenti della giornata, la cascata ha una portata minima ridotta (0,3 metri cubi/secondo) perché gran parte dell’acqua del fiume Velino viene utilizzata per la produzione di energia elettrica.

Il flusso dell’acqua è regolato attraverso delle chiuse e, a orari stabiliti, viene aumentato formando un salto spettacolare. Poco prima dell’orario di rilascio dell’acqua, un segnale acustico avvisa dell’inizio. Il getto d’acqua della cascata inizierà ad aumentare progressivamente, raggiungendo in pochi minuti il suo massimo ed offrendo uno spettacolo unico ai visitatori. Per conoscere gli orari di rilascio dell’acqua clicca qui!

Per accedere al parco di cui la cascata fa parte è necessario acquistare un biglietto.

È possibile farlo sia in loco, nelle biglietterie fisiche che si trovano nei pressi del parcheggio, oppure on-line, evitando la fila! Per conoscere tariffe e convenzioni clicca qui.

Acquistando il biglietto, che ha validità giornaliera, si ha libero accesso a tutti i 6 sentieri che attraversano il parco. Solo il balcone degli innamorati è visitabile esclusivamente con visita guidata, anch’essa acquistabile sia online che presso le biglietterie.

All’interno del parco ci sono Bar e aree pic-nic. Presso il Centro di Educazione Ambientale posto nell’area escursionistica è possibile ricevere informazioni, acquistare servizi e gadget.

È consigliabile avere un abbigliamento comodo con scarpe da ginnastica o da trekking. Inoltre, soprattutto se si ha intenzione di percorrere i sentieri più vicini alla cascata o fare la visita guidata al balcone degli innamorati, è indispensabile avere un impermeabile!

Leggi anche: COSA VISITARE IN UMBRIA IN UN WEEK-END

IL CASTELLO DI ROCCA CALASCIO

Il Castello di Rocca Calascio è uno dei castelli più elevati d’Europa e, secondo il National Geographic, anche uno dei 15 castelli più belli al mondo!

Questa meraviglia si trova in una frazione del piccolo comune di Calascio, in provincia dell’Aquila.

Il castello, dall’alto dei suoi 1500 metri, domina un paesaggio spettacolare che spazia dalla piana di Campo Imperatore al Gran Sasso, dalla Majella alla dorsale del Sirente.

Se state pensando di organizzare un viaggio in Abruzzo, allora dovete assolutamente includere Rocca Calascio nel vostro itinerario.

In questo articolo troverete tutte le informazioni per organizzare la vostra visita a Rocca Calascio!

ROCCA CALASCIO: UN PO’ DI STORIA

Molto probabilmente il castello sorge sui resti di un’antica fortificazione di epoca romana che, data la posizione, doveva servire a controllare il territorio sottratto ai Vestini nel 300 a.C..

La struttura attuale risale al periodo normanno. Il castello, infatti, venne edificato per volere di Ruggero II d’Altavilla dopo la conquista normanna del 1140 e faceva parte di un complesso sistema di fortificazioni difensive che controllavano le vallate abruzzesi.

Nel corso dei secoli il castello passò sotto il dominio di molte nobili casate tra cui i Pagliara, i Colonna, i Cattaneo, i Medici, i Piccolomini ed i Borbone.

Nel 1703 il castello fu gravemente danneggiato dal terremoto che distrusse quasi interamente l’antico borgo. Successivamente, terminata la sua funzione difensiva, fu progressivamente abbandonato.

Le sorti del castello mutarono quando, negli anni 80, venne scelto come set cinematografico prima per Ladyhawke e poi per Il nome della rosa. Il cinema riaccese (letteralmente!) i riflettori sul castello e, poco dopo, iniziarono i lavori di restauro e consolidamento.

COSA VISITARE (OLTRE AL CASTELLO)

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Accanto al castello si trova la piccola chiesa di Santa Maria della Pietà, un pittoresco tempietto eretto nel 1596. La chiesa sorge sui resti di una preesistente edicola, proprio sul luogo che la tradizione indica come il teatro di una sanguinosa battaglia in cui la popolazione locale sconfisse una banda di briganti provenienti dal vicino Stato Pontificio.

La chiesa ha una pianta ottagonale, sormontata da una cupola ad otto spicchi, ed un portale di accesso in stile barocco. Purtroppo l’interno è visitabile solo in poche occasioni, ma comunque vale la pena soffermarsi nei pressi della chiesa anche solo per ammirare lo splendido paesaggio che la circonda.

Dedicate un po’ di tempo anche alla visita del piccolo borgo medievale situato proprio sotto al castello. Un tempo aveva lo scopo di proteggere la popolazione dalle invasioni nemiche. Oggi, invece, è stato in parte convertito in un albergo diffuso in cui è possibile soggiornare o fermarsi per una breve pausa e, casomai, assaporare qualche prodotto tipico del territorio.

ROCCA CALASCIO: INFORMAZIONI UTILI

Il Castello di Rocca Calascio è visitabile tutto l’anno, salvo condizioni meteo davvero avverse. La visita è libera, dalle 9.00 fino al tramonto.

A Rocca Calascio ogni periodo dell’anno ha il suo fascino. In primavera ed in estate si può ammirare un panorama nel pieno del suo rigoglio, in autunno tutto si tinge dei colori caldi del foliage, mentre in inverno la neve avvolge il castello e le vallate creando un paesaggio fiabesco.  

In qualunque periodo decidiate di visitare il castello, vi consiglio un abbigliamento da montagna, con scarpe da trekking ed una giacca anti vento (anche in piena estate!).

Il piccolo borgo che precede il castello è chiuso al traffico, perciò è necessario parcheggiare e proseguire a piedi. Lungo la strada ci sono dei piccoli parcheggi gratuiti. Il più vicino è quello situato sull’ultimo tornante. Tuttavia i posti per le auto sono pochi, quindi vi consiglio di visitare il castello nei giorni feriali o di mattina presto.

Se i posti auto dovessero essere tutti pieni, dovrete tornare a Calascio, parcheggiare e salire a piedi. In alternativa si può prendere la navetta Calascio-Rocca Calascio, al costo di € 4,00 per gli adulti e 2,00 per i bambini per andata e ritorno, attiva dalle 9.00 alle 18.00 con corse ogni 20 minuti. La navetta è in funzione nel periodo estivo e parte dalla piazza di Calascio, dove è possibile acquistare i biglietti.

Infine, se avete tempo ed amate camminare immersi nella natura, potete raggiungere il castello seguendo le antiche strade della transumanza. Potete seguire una parte del Tratturo Magno, che attraversa Abruzzo, Molise e Puglia, oppure potete percorrere il sentiero ad anello che collega i borghi di Santo Stefano di Sessanio, Calascio e Castelvecchio Calvisio. Il sentiero è abbastanza semplice e dura circa 3 ore e mezza.

Per altre idee su cosa visitare in Abruzzo:

DOVE SOGGIORNARE

Le case vacanza “Le Masserie” si trovano a Villetta Barrea, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Villetta Barrea, infatti, occupa una posizione strategica all’interno del Parco, tanto che con brevi spostamenti in auto è possibile raggiungere la Camosciara, Pescasseroli, il lago di Scanno, Forca d’Acero, la Val Fondillo e tanti altri luoghi tra i più belli del centro Italia.

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FOREST BATHING: COS’E’ E DOVE FARLO

Il forest bathing è una pratica di cui si parla sempre più spesso negli ultimi anni. È conosciuta anche con altri nomi come: nature therapy, forest therapy, Shinrin-Yoku o Sami Lok.

In questo articolo scopriremo cos’è il forest bathing e dove è possibile farlo in Italia.

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COS’È IL FOREST BATHING

Il forest bathing è una pratica che mira a migliorare il benessere fisico e mentale delle persone attraverso il contatto con la natura, in particolare con gli alberi e la vegetazione.

Avete presente quella sensazione di benessere e quiete interiore che vi pervade dopo una passeggiata nella natura? Il forest bathing, per farla semplice, è proprio questo!

Questa pratica è diventata sempre più popolare negli ultimi anni, soprattutto grazie a degli studi scientifici che ne confermano l’efficacia. Si, perché quella sensazione di benessere che si prova dopo essere stati a contatto con la natura, a quanto pare, non è solo una sensazione!

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LE ORIGINI

Il forest bathing è una pratica antichissima. Infatti da sempre l’uomo ha percepito come il contatto con la natura avesse dei riscontri positivi in termini di salute e benessere.

Ciro il Grande, nel VI secolo a.C., ordinò che a Babilonia venisse creato un giardino proprio per migliorare le condizioni di salute dei suoi abitanti. Nel XVI secolo, Paracelso scrisse: “l’arte della guarigione viene dalla natura, non dal medico”. In tempi più recenti, invece, Tomohide Akiyama, capo del Ministero giapponese dell’agricoltura, delle foreste e della pesca, coniò il temine Shinrin-yoku per incoraggiare più persone a visitare le foreste del paese. Era il 1982.

Quindi, anche se la pratica è di fatto antichissima, il concetto è stato sviluppato in Giappone negli anni 80 ed ha preso il nome di Shinrin-yoku, che significa “trarre giovamento dell’atmosfera della foresta”.

Da allora questa pratica si è imposta positivamente nella cultura giapponese, diventando una vera e propria iniziativa di politica sanitaria e sociale da parte del Governo, che spinge il più possibile i cittadini a dedicarsi al rilassamento in mezzo al verde per ridurre lo stress e migliorare la salute mentale.

“Shinrin-yoku” è stato tradotto in inglese con “Forest Bathing”, in italiano letteralmente “Bagno di Foresta”.

COME FARE IL BAGNO DI FORESTA

Iniziamo con una buona notizia: il bagno di foresta non richiede alcuna attrezzatura speciale e può essere praticato da chiunque. Ciò detto si deve considerare che si tratta di un’esperienza multisensoriale di consapevolezza e mindfulness. Non basta camminare tra gli alberi per farsi due foto e postare tutto sui social!

Innanzitutto per praticare il forest bathing occorre trovare un’area naturale, come un parco o un bosco. Dopo di che si cammina lentamente immergendosi consapevolmente in quel luogo, prendendosi il tempo di osservare la natura, ascoltarne i suoni e sentirne i profumi. 

È importante cercare di essere veramente presenti, evitando le distrazioni e concentrandosi sui propri sensi per entrare in contatto con sé stessi e con la foresta.

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PERCHÉ IL FOREST BATHING FA COSÌ BENE?

Stare a contatto con la natura è sicuramente una cosa molto piacevole, ma perchè il Forest Bathing fa così bene?

Il merito, a quanto pare è tutto dei monoterpeni. Senza addentrarci in complicate spiegazioni tecniche, i monoterpeni sono sostanze volatili che si trovano negli oli essenziali di moltissime piante. Quindi fare Forest Bathing è più o meno come fare una enorme sessione di aromaterapia naturale!

Medici e ricercatori della Nippon Medical School di Tokyo hanno scoperto che le emissioni di monoterpeni prodotti dagli oli essenziali di alberi come il pino, il cedro e l’eucalipto hanno effetti positivi sulla salute umana. Quindi il Forest Bathing, in quanto regolatore dell’attività metabolica e ormonale, porta benefici come:

  • Riduzione dello stress;
  • Miglioramento del sistema immunitario;
  • Riduzione della pressione sanguigna;
  • Miglioramento della concentrazione

Per stimolare la risposta immunitaria nel corpo, è necessario respirare una certa dose di monoterpeni per un periodo di almeno tre ore per tre giorni consecutivi.

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DOVE FARE IL BAGNO DI FORESTA IN ITALIA

Per fare un buon bagno di foresta servirebbe un bel bosco “maturo”, con alberi ben sviluppati e dalla grande chioma.

In particolare il faggio, il pino silvestre e l’abete rosso hanno un alto potere emissivo di monoterpeni.

Considerando queste caratteristiche, in Italia ci sono molte aree verdi che possono essere utilizzate per praticare il Forest Bathing, compresi parchi regionali, riserve naturali e aree protette.

Partendo dal Nord c’è il Parco del Respiro di Fai della Paganella in Trentino Alto Adige ed il Parco Naturale Lumina Milia in Friuli Venezia Giulia.

Al Centro ci sono: Parco Nazionale Foreste Casentinesi in Toscana, i Monti Sibillini tra Umbria e Marche ed il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

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Infine, al Sud c’è il Parco Nazionale della Sila in Calabria.

Per altre mete in cui praticare il forest bathing in Italia e nel mondo puoi cliccare qui!

Non c’è una stagione esatta per fare il bagno di foresta, tuttavia sarebbe meglio evitare tutti quei periodi dell’anno in cui c’è molta folla in giro (come luglio e agosto, o in generale ponti e festività), perché questo potrebbe essere fonte di disturbo per le pratiche di forest bathing.

LA NOTTE DI SAN LORENZO

Si avvicina la notte di San Lorenzo e quindi ecco qualche suggerimento su dove trovare i cieli stellati più belli d’Italia e godersi a pieno lo spettacolo delle stelle cadenti.

NOTTE DI SAN LORENZO: QUALI SONO I CIELI STELLATI PIÙ BELLI D’ITALIA

Già avere un cielo senza nuvole è un buon punto di partenza.

Altra cosa essenziale, però, è che ci sia un basso inquinamento luminoso. Dunque i posti dove vedere le stelle cadenti sono quelli più lontani dai centri abitati.

Tuttavia ci sono luoghi che godono di una posizione privilegiata per osservare la volta celeste.

Ecco dunque dove andare per vedere i cieli stellati più belli d’Italia.

CAPO DI LAGO DI DARFO BOARIO TERME (LOMBARDIA)

Questo piccolo borgo di circa 20 abitanti, in Val Camonica, è uno dei luoghi ideali per ammirare le stelle cadenti.

E’ stato insignito del riconoscimento “I cieli più belli d’Italia”, la prima rete nazionale delle destinazioni consigliate per l’Astroturismo.

Astronomitaly ha mandato i suoi esperti a trascorrere alcune notti a Capo di Lago per verificare di persona il cielo notturno in questa località, tutto sommato vicina a grandi centri abitati.

Qui l’inquinamento luminoso è minimo ed è possibile quindi osservare le stelle e la Via Lattea nelle notti di cielo sereno.

NOTTE DI SAN LORENZO SULLE DOLOMITI (TRENTINO ALTO ADIGE)

Nella meraviglia delle Dolomiti in Trentino Alto Adige ci sono innumerevoli località in cui ammirare il cielo stellato.

L’Alpe di Siusi è già fiabesca di giorno, figuratevi ammantata di stelle!

In Val d’Egna, a 823 metri di altitudine, nel comune di Cornedo, sopra il paese di Collepietra, si trova il primo ed unico Astrovillaggio d’Europa.

Grazie alla sua posizione strategica, il parco scientifico gode di una strepitosa vista sul cielo stellato altoatesino.

Al suo interno si possono visitare l’Osservatorio astronomico Max Valier, la cupola con l’Osservatorio solare Peter Anich ed il Sentiero dei pianeti.

BARBERINO VAL D’ELSA (TOSCANA)

L’Osservatorio Polifunzionale del Chianti si trova nel comune di Barberino Val d’Elsa, a 30 minuti di auto da Firenze.

E’ il luogo perfetto per rimanere incantati dalla Via Lattea e da un cielo stellato mozzafiato. In più è l’occasione per lasciarsi coccolare dalle specialità dell’enogastronomia toscana e dalla natura incontaminata del Parco Botanico del Chianti, all’interno del quale è inserito l’osservatorio.

L’appellativo “polifunzionale” è dovuto al fatto che all’interno dell’osservatorio ci sono ben quattro distinte sezioni: meteorologia, astronomia, geosismica ed ambiente.

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE

Il Parco si estende per circa 50.000 ettari nel cuore dell’Appennino centrale. Prevalentemente in provincia dell’Aquila, ma anche in quelle di Frosinone ed Isernia.

Il suo spettacolare patrimonio naturale, la conformazione del territorio, il clima ed i piccoli borghi che sono sorti in questa zona fanno sì che il Parco sia una meta ideale per godersi lo spettacolo della notte di San Lorenzo.

BORGO DI TROINA (SICILIA)

A sua volta classificato come uno dei “Cieli più belli d’Italia”, con una spettacolare vista sull’Etna, questo borgo in provincia di Enna è perfetto per osservare le stelle durante la notte di San Lorenzo.

In particolare sono due i siti di interesse che hanno fatto conquistare al borgo il massimo riconoscimento della Certificazione, il livello Gold: il Lago di Ancipa e la Contrada Sambuchello.

Il Lago di Ancipa, con i suoi 944 metri di altitudine, è il bacino artificiale più alto della Sicilia. La Contrada Sambuchello, invece, è un’area naturale presente all’interno dei Monti Nebrodi.

NOTTE DI SAN LORENZO: SCIENZA, FEDE E MITOLOGIA

Quelle che solitamente chiamiamo “stelle cadenti” in realtà sono le Perseidi, uno sciame di meteore che la Terra attraversa durante il periodo estivo nel percorrere la sua orbita intorno al Sole.

La pioggia meteorica si manifesta per circa un mese, dalla fine di luglio alla fine di agosto.

Il picco di visibilità è concentrato attorno al 12 agosto, con una media di circa un centinaio di scie luminose osservabili ad occhio nudo ogni ora.

Il nome Perseidi deriva dalla mitologia greca e fa riferimento ai figli di Perseo, l’eroe che uccise il mostro Medusa.

In Italia le Perseidi sono note come “Lacrime di San Lorenzo” tanto che il fenomeno, tradizionalmente collegato alla notte del 10 agosto intitolata al santo, è noto anche come la “Notte di San Lorenzo”.

In Grecia, invece, viene religiosamente associato alla Trasfigurazione del Signore che cade il 6 agosto.

IL CAMMINO DI SAN MICHELE

L’attuale Cammino di San Michele ripercorre la cosiddetta “Linea Sacra”, ovvero quella linea leggendaria che fu tracciata dallo stesso Arcangelo quando, con un colpo di spada, rispedì il Diavolo all’inferno.

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In questo articolo scopriremo un po’ di più sull’itinerario italiano del Cammino di San Michele, su quello europeo e sulle sue origini.

IL CAMMINO DI SAN MICHELE: UN PO’ DI STORIA…

San Michele, proprio in virtù della sua lotta contro Satana, è rappresentato come un guerriero, massimo simbolo del difensore della fede cristiana e comandante delle milizie celesti.

Furono proprio questi suoi tratti “guerreschi” a favorire il diffondersi del culto micaelico presso i Longobardi. Il popolo germanico, infatti, dopo essersi convertito al cristianesimo riservò una particolare venerazione all’Arcangelo Michele, al quale attribuì le virtù guerriere un tempo adorate nel dio pagano Odino.

I Longobardi dedicarono a San Michele diversi edifici religiosi in tutta Italia e, dopo la conquista del Gargano, adottarono il Santuario già presente a Monte Sant’Angelo come “santuario nazionale”.

I SANTUARI DELLA LINEA SACRA

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La linea tracciata dalla spada dell’Arcangelo ed “individuata” dai mistici medievali va dall’Irlanda fino in Israele, correndo per oltre 3.000 km, e toccando i santuari di:

Skellig Michael (Irlanda)

St. Micheal’s Mount (Gran Bretagna)

Mont Saint-Michel (Francia)

Sacra di San Michele (Italia)

Santuario di San Michele Arcangelo (Italia)

Santo Monastero di Ταξιάρχη Μιχαήλ (Grecia)

Monastero Stella Maris del Monte Carmelo (Israele)

I tre siti più importanti sulla linea sono: Mont Saint Michel in Francia, la Sacra di San Michele in Val di Susa e il santuario di S. Michele a Monte Sant’Angelo nel Gargano, tutti alla stessa distanza l’uno dall’altro e sulla stessa linea retta. Inoltre, i santuari si trovano in perfetto allineamento con il tramonto del sole nel giorno del Solstizio d’Estate.

L’ITINERARIO ITALIANO: “UN CAMMINO DI CAMMINI”

Il cammino di  San Michele è un progetto ancora in divenire. Per ora il comitato promotore, che raccoglie ed organizza associazioni e volontari sul territorio insieme a Comuni e Province, Pro loco e strutture di accoglienza, si è impegnato per recuperare antichi sentieri e percorsi legati alla fede ed alla storia, delineando un cammino che rappresenta la via più breve per collegare Sacra di San Michele a Monte Sant’Angelo.

Quello di San Michele è stato definito “Un Cammino di Cammini” perché s’intreccia con tantissime altre strade e cammini come la via Francigena, la via delle città etrusche, la via degli Abati ed i tratturi che attraversano il Parco Nazionale d’Abruzzo… 1450 km percorribili a piedi, in bici o a cavallo, scoprendo le bellezze del territorio ed assaporandone il gusto al ritmo lento della natura.

Per maggiori informazioni puoi visitare il sito ufficiale del cammino: https://www.camminodisanmichele.org/

IL CAMMINO DI SAN MICHELE: I DUE PRINCIPALI SANTUARI ITALIANI

Le due principali tappe italiane sono Sacra di San Michele, in Piemonte, ed il Santuario di San Michele Arcangelo, in Puglia. Idealmente rappresentano il punto di partenza e quello di arrivo dell’itinerario italiano, ma meritano di essere visitate anche al di là del Cammino di San Michele per la loro particolare bellezza.

La Sacra di San Michele è un’antichissima abbazia costruita tra il 983 e il 987 sulla cima del monte Pirchiriano, a circa 40 km da Torino. E’ il monumento simbolo della Regione Piemonte, ma anche il luogo che ha ispirato lo scrittore Umberto Eco per Il nome della Rosa. Dall’alto dei suoi torrioni si può ammirare il panorama mozzafiato della Val di Susa.  All’interno della Chiesa principale della Sacra, risalente al XII secolo, sono sepolti membri della famiglia reale di Casa Savoia.

Il Santuario di San Michele Arcangelo sorge nel Comune di Monte Sant’Angelo, circondato dal verde del Parco Nazionale del Gargano e dal blu del suo mare. La storia di Monte Sant’Angelo ebbe inizio nel 490, quando fu costruita la chiesa dedicata all’Arcangelo Michele dopo tre apparizione al vescovo di Siponto, San Lorenzo Maiorano. La costruzione attuale sorge sulla “grotta sacra” ed ha ricevuto il titolo di “Celeste Basilica” in quanto si tratta di un luogo di culto non consacrato dagli uomini, ma dallo stesso Arcangelo.

VIAGGIO TRA GLI EREMI D’ABRUZZO

Un viaggio attraverso 7 eremi per conoscere meglio l’Abruzzo, una regione che, tra mare cristallino, verdi campagne ed imperiose montagne, ti entra nel cuore!

In questo articolo approfondiremo il lato più mistico di questa bellissima terra, andando alla scoperta dei suoi eremi e delle sue chiese rupestri. Luoghi avvolti dal silenzio, in cui la spiritualità si mescola con la voglia di sfidare (con rispetto!) una natura selvaggia e primitiva. Meta ideale non solo dei pellegrini, ma anche di tutti coloro che amano i cammini, il trekking e la vita all’aria aperta, circondati da suggestivi scenari.

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Eremi d’abruzzo: Fratta Grande

Si trova nel comune di Isola del Gran Sasso d’Italia, in località Pretara. L’eremo, di aspetto modesto, è costituito da un edificio che sembra appoggiarsi alla parete rocciosa, lungo il corso del torrente Ruzzo. La chiesetta venne costruita  dall’ultimo eremita del Gran Sasso, Fra Nicola Torretta, che vi trascorreva le sue giornate in meditazione.

Eremo di San Venanzio

All’interno della Riserva Naturale Regionale “Gole di San Venanzio” è custodito uno dei simboli storico-religiosi più rappresentativi della Regione: l’eremo di San Venanzio.

All’interno dell’eremo si trovano i resti di affreschi cinquecenteschi che rappresentano i quattro Evangelisti e la scala santa, completamente scavata nella roccia, che conduce ad una piccola grotta, un tempo a strapiombo sul fiume, dove si trova l’impronta del corpo del Santo. E’ questa la parte più importante del Santuario e rappresenta sicuramente l’originario nucleo del luogo del culto.

Quest’anno l’eremo sarà aperto il sabato e la domenica nei mesi di giugno e settembre; il venerdì, il sabato e la domenica nel mese di luglio; tutti i giorni nel mese di agosto.

Eremo di San Michele Arcangelo

L’eremo si trova nel comune di Pescocostanzo, alle pendici del Monte Pizzalto, all’interno del Parco Nazionale della Majella. L’edificio è formato da due aree scavate nella roccia e poste tra loro ad angolo: una maggiore  dedicata al culto ed una minore che, secondo la tradizione popolare, era utilizzata come ricovero dai pastori impegnati nella transumanza.

La prima fonte storica che riguarda l’eremo è costituita da una bolla pontificia di papa Lucio III del 1183. Probabilmente si tratta di un luogo già adibito al culto in epoca romana che, con il diffondersi del Cristianesimo e data la presenza dei Longobardi nell’area, venne dedicato a San Michele Arcangelo, protettore del popolo germanico.

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Eremi d’abruzzo: Sant’Onofrio al Morrone

L’eremo, che si trova nei pressi di Sulmona, risale al XIII secolo ed è strettamente legato alla vicenda di Pietro da Morrone, diventato papa con il nome di Celestino V e successivamente canonizzato.

Fu proprio in questo luogo isolato che Re Calo D’Angiò venne ad annunciare a Pietro la sua elezione al soglio pontificio per poi condurlo, in sella a un asino, nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila dove fu incoronato papa il 29 agosto 1294.

L’eremo è un’oasi di pace e di spiritualità.

Eremo di San Bartolomeo in Legio

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L’eremo si trova nel comune di Roccamorice, a poca distanza dall’eremo del Santo Spirito, ed è uno degli eremi più famosi della Majella. L’edificio sorge in uno scenario arido, sotto un costone roccioso che lo copre completamente, tanto da mimetizzarsi nella roccia. La sua costruzione risale a prima dell’anno Mille e venne successivamente restaurato da Pietro da Morrone, il futuro papa Celestino V, intorno al 1250. All’interno della chiesa c’è un semplice altare sui cui è posta la statua lignea di S. Bartolomeo, mentre sulla parete sinistra una vaschetta raccoglie una risorgenza d’acqua che i devoti ritengono miracolosa.

Molti sono i riti, religiosi e non, le tradizioni e le leggende legate a questo suggestivo luogo di culto, raggiungibile attraverso sentieri i escursionistici che partono dai due versanti della Valle rispettivamente dalle località di Decontra di Caramanico Terme e Macchie di Coco nel comune di Roccamorice.

Eremo San Giovanni all’Orfento

L’eremo si trova nella Riserva Naturale Valle dell’Orfento ad una quota di 1227 metri, nel comune di Caramanico Terme. Anche quest’eremo fu frequentato da Pietro da Morrone (divenuto poi Papa Celestino V) tra il 1284 e il 1293. Il sito è certamente tra i più inaccessibili fra gli eremi abitati dai discepoli del santo. Vi si può accedere, solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione dal Comando della Stazione Forestale di Caramanico, attraversando Piana Grande ad est della frazione di Decontra. Si scende, quindi, lungo una faggeta verso la valle dell’Orfento su stretti sentieri.

Eremi d’abruzzo: il Santo Spirito

Addossato ad una parete rocciosa ed immerso in una rigogliosa faggeta, l’Eremo di S. Spirito si trova a circa nove chilometri dal centro abitato di Roccamorice, ad un’altitudine di 1130 metri, nella parte alta del vallone di Santo Spirito. La zona rientra nei confini del Parco Nazionale della Majella. Non si conosce la data precisa della sua costruzione, ma si suppone che sia anteriore al Mille.

L’eremo ospitò Desiderio, futuro Papa Vittore III, che vi dimorò nel 1053 e poi Pietro da Morrone, futuro Papa Celestino V, che vi giunse nel 1246. Sul finire del secolo XVII, il principe Caracciolo di San Buono fece costruire un edificio di tre piani (il cosiddetto “Palazzo del Principe”), in seguito trasformato in foresteria. Con la soppressione degli ordini monastici nel 1807, il monastero fu definitivamente abbandonato ed i suoi beni vennero portati a Roccamorice. Successivamente ci furono brevi e saltuarie presenze di religiosi. Gli ultimi monaci a risiedere nel monastero furono quelli della comunità di Cerreto tra il 1996 e il 1999.

6 LUOGHI DA VISITARE IN CIOCIARIA

La Ciociaria è ricca di interessanti percorsi naturalistici ancora poco conosciuti.

Ecco alcune idee per trascorrere una giornata a contatto con la natura tra i piccoli borghi della provincia di Frosinone.

CIOCIARIA DA SCOPRIRE: LE GROTTE DI PASTENA

Le grotte di Pastena furono esplorate per la prima volta nel 1926 dal barone Carlo Franchetti ed iniziarono a richiamare turisti già l’anno successivo. Durante la Seconda Guerra Mondiale servirono da riparo ai tantissimi profughi della zona.

All’interno delle grotte si trovano due percorsi: il ramo attivo inferiore ed il ramo fossile superiore. Quest’ultimo è definito “fossile” perché da migliaia di anni non avviene più il processo di stillicidio, cioè quel processo che crea le stalattiti e le stalagmiti.

In questo complesso speleologico, uno dei maggiori d’Italia, è possibile ammirare la maestosità del carsismo sotterraneo. Se la stagione è stata piovosa la visita sarà resa ancora più suggestiva dalla presenza di laghetti e cascate.

GROTTE DI FALVATERRA

La parte attiva di queste grotte si collega direttamente con quelle di Pastena, dopo un percorso di circa 2.5 km. In sostanza si tratta di un unico grande complesso sotterraneo al quale si può accedere dai comuni di Pastena e Falvaterra.

L’azione incessante delle acque sotterrane ha determinato la formazione di queste spettacolari grotte, sviluppatesi all’interno delle rocce calcaree di Monte Lamia.

La bellezza di questo luogo incontaminato ha fatto sì che tutta l’area del piccolo fiume ed il complesso ipogeo divenissero Monumento Naturale della Regione Lazio nel  2007.  L’area protetta si estende per più di 130 ettari e comprende tutto il bacino imbrifero del Rio Obaco fino alla sua confluenza con il Fiume Sacco.

Il percorso delle Grotte di Falvaterra è caratterizzato da aree attive e ricche di acqua, con cascate e rapide, e da zone più tranquille, in parte fossili, con forre, laghi e stalattiti.

LAGO DI CANTERNO

E’ un lago di origine carsica che si trova nel cuore dei Monti Ernici e bagna i comuni di Ferentino, Fiuggi, Fumone e Trivigliano.

Per molto tempo è stato definito un “lago fantasma” a causa della sua capacità di “scomparire” in alcuni periodi dell’anno. Il lago, infatti, originariamente si riempiva e si svuotava a seconda che l’inghiottitoio, denominato “Pertuso”, fosse o meno ostruito da detriti.

Nel 1943, a seguito di una perlustrazione del Pertuso, si scoprì il collegamento con una grotta sotterranea, una cavità carsica dove confluiva l’acqua nei periodi di secca. Il ciclo naturale di formazione e prosciugamento del lago è stato interrotto con la chiusura artificiale dell’inghiottitoio per la produzione di energia elettrica che ha reso il lago “permanente”.

CIOCIARIA DA SCOPRIRE: GROTTA DI COLLEPARDO

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La grotta è ricca di volte maestose in cui  le stalattiti e le stalagmiti assumono le forme più bizzarre grazie al lentissimo processo di stillicidio che prosegue senza sosta da millenni.

Nel 2008, durante una campagna archeologica, sono emersi molti reperti umani, ceramici e faunistici che testimoniano come la zona fosse abitata già durante la media età del Bronzo, circa 3.500 anni fa.

POZZO D’ANTULLO

Il Pozzo d’Antullo è una grandiosa voragine carsica che si trova a circa 1 km dal centro abitato di Collepardo, alle pendici dei monti La Monna e Rotonaria, nel complesso degli Ernici.

Il Pozzo è il risultato dello sprofondamento  della volta di una grotta ed ha un diametro superiore di circa 140 m, un perimetro superiore di 370 m, ed è profondo circa 60 m.

Le pareti sono ricche di stalattiti ancora interessate da stillicidio, il fondo è coperto da una lussureggiante vegetazione e, secondo un’antica tradizione, veniva usato dai pastori che vi calavano le pecore per farle pascolare indisturbate.

LE GOLE DEL MELFA

Si tratta di un luogo in cui la natura si mostra bellissima, selvaggia e primitiva.

E’ un percorso che si snoda per ben 15 km, dalla Valle del Liri alla Valle di Comino, attraversando i comuni di Roccasecca, Santopadre, Colle San Magno, Arpino, Casalattico e Casalvieri.

La Comunità Europea ha inserito questo luogo nella lista dei siti naturalistici più importanti per la presenza di rapaci, caprioli e lupi. Le Gole del Melfa rappresentano un “Monumento Naturale” grazie al loro valore geo-botanico, alla presenza della fauna selvatica ed alla bellezza di un luogo unico.

Il fiume Melfa rimane secco per buona parte dell’anno a causa di una diga che ne sbarra l’alto corso, ma quando c’è acqua diventa bellissimo, con salti e rapide spettacolari. Dal cosiddetto “ponte vecchio”, nel territorio di Roccasecca, attraverso una mulattiera scavata nella roccia, si può salire fino all’Eremo dello Spirito Santo, ricavato da grotte preesistenti. Qui nei pressi il fiume Melfa fa un salto di alcuni metri formando la cascata detta appunto dello Spirito Santo o del Muraglione.