CASTELLI INFESTATI E DOVE TROVARLI

Castelli infestati, antiche dimore abbandonate e vecchie case diroccate. L’Italia è piena di posti misteriosi in cui la Storia si mescola alle superstizioni ed ai racconti popolari, alimentando storie e leggende. Anime intrappolate che continuano a vagare tra le stanze delle loro antiche dimore, incapaci di trovare pace ed andare “oltre”. Dame infelici, bambini morti prematuramente, cavalieri in cerca di vendetta, ma anche personaggi storici come Caterina Sforza, che ancora si aggirerebbe per la rocca di Imola, o Giocchino Murat, giustiziato nel castello di Pizzo Calabro.

Questo è un viaggio tra alcune delle più famose dimore infestate d’Italia.

castelli infestati: CASTELLO TAUFERS, CAMPO TURES, BOLZANO

Da secoli l’imponente sagoma del Castello Taufers troneggia sopra Campo Tures, dominando la Valle Aurina.

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Quella che oggi è nota come la sala delle streghe o degli spettri una volta era la camera personale di Margarete von Taufers. Secondo la leggenda la giovane si era innamorata di un uomo di basso lignaggio e la famiglia era contraria al loro matrimonio. Il giorno delle nozze, un sicario uccise lo sposo ai piedi dell’altare trafiggendolo con una freccia. Margarete, disperata, si rinchiuse nella sua camera dove pianse ininterrottamente per sette anni e poi, il giorno del settimo anniversario della morte del suo amato, si gettò dalla finestra. Secondo alcune leggende locali, di notte, è ancora possibile sentire lo spettro della giovane gemere e piangere.

Nel 1972, durante le riprese del film di Ettore Scola “La più bella serata della mia vita”, che vennero fatte all’interno del castello Taufers, fu proprio Alberto Sordi a riferire di aver udito i gemiti e i lamenti di Margarete.

CASTELLO DELLA ROTTA, MONCALIERI, TORINO

Altro che la Stamberga Stillante, il Castello della Rotta sarebbe il più infestato d’Italia!

L’edificio, infatti, sorgerebbe in un luogo in cui si incrociano le linee delle forze magnetiche terrestri, una posizione astrologica favorevole al manifestarsi delle energie naturali. Tra le sue stanze sono state avvistate innumerevoli “presenze”: un nobile morto suicida, un cardinale intento a leggere, un cavaliere sul suo destriero, una nutrice che avrebbe fatto scomparire un bambino e perfino un corteo di ecclesiastici che sfila ogni 14 giugno.

VILLA FOSCARI, MALCONTENTA, VENEZIA

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Tutti i Potterhead saranno stupiti nel sapere che ben prima di Mirtilla c’è stata un’altra Malcontenta!

Infatti la leggenda vuole che il soprannome della villa provenga da una dama di casa Foscari, rinchiusa tra le sue mura a scontare in solitudine la pena per la sua condotta immorale. Non si sa molto della storia della dama: si dice che visse in questo luogo i suoi ultimi trent’anni, senza mai uscire o affacciarsi dalle finestre. Il suo fantasma si aggirerebbe ancora per la villa…

CASTELLI INFESTATI: CASTELLO DI BARDI, PARMA

La storia del fantasma divenne celebre nel 1995.

A seguito di una serie di segnalazioni giunte alla redazione del giornale di Parma “Lettere e contrasti”, 2 giornalisti decisero di pernottare all’interno della fortezza e fotografarono una misteriosa forma evanescente. La storia fece molto clamore e venne ripresa dalle principali emittenti televisive. Successivamente un appassionato di esoterismo fotografò, con un sistema termico, la sagoma di un cavaliere inginocchiato.

Il cavaliere in questione sarebbe il comandante della guarnigione Moroello, innamorato di Soleste. La bella dama si uccise quando, dopo un’aspra battaglia, vide un esercito che avanzava le insegne nemiche e pensò che Moroello fosse stato sconfitto. In realtà si trattava proprio di Moroello che, per sfregio verso i nemici, aveva ordinato di alzare i loro vessilli, senza immaginare che questa sua decisione avrebbe provocato una così terribile reazione da parte della sua amata.

ROCCA SFORZESCA, IMOLA

La Rocca di Imola venne fondata nel XIII secolo sui resti di un edificio preesistente.  Nel 1499 fu assediata e conquistata da Cesare Borgia che, nel 1502, chiamò Leonardo da Vinci per dirigere i lavori di rafforzamento dell’edificio dopo i danni subiti durante l’assedio.

Il fascino della Rocca, tuttavia, è legato alla leggenda di Caterina Sforza.

Caterina fu signora di Imola e contessa di Forlì, prima al fianco del marito Girolamo Riario, poi come reggente per il figlio primogenito Ottaviano. Combattiva e tenace, fu piegata, dopo un’eroica resistenza, dalla furia conquistatrice di Cesare Borgia. Ancora oggi pare che il suo fantasma si aggiri nel castello, armato di lancia, per impedire agli incauti visitatori di scoprire le sue stanze segrete ed i suoi tesori.

CASTELLO DI MONTEBELLO, RIMINI

Probabilmente quella di Azzurrina è una delle leggende più note nel nostro Paese.

Il suo vero nome era Guendalina e nacque intorno al 1370. Suo padre Uguccione era il feudatario di Montebello di Torriana.

Si dice che fosse una bambina albina e, poiché all’epoca la superstizione popolare collegava l’albinismo al diavolo, la madre decise di tingerle i capelli di nero, tuttavia il risultato fu una chioma dai riflessi azzurri: così avrebbe avuto origine il soprannome di “Azzurrina”.

Il 21 giugno 1375, mentre il padre combatteva in battaglia, Azzurrina stava giocando nel castello di Montebello di Torriana con una palla di stracci mentre fuori infuriava un temporale. Secondo il successivo racconto delle due guardie a cui era affidata la custodia della bambina, a un certo punto la palla sarebbe caduta lungo la scala che conduceva alla ghiacciaia sotterranea e la bambina l’avrebbe seguita per recuperarla. Quando però le guardie accorsero nel locale, entrando dall’unico ingresso, non videro traccia né della palla né della bambina, che non venne mai più ritrovata.

La leggenda vuole che il fantasma della bambina viva ancora nel castello e che faccia sentire la propria voce ogni cinque anni, nel giorno del solstizio d’estate.

PALAZZO VECCHIO, FIRENZE

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La Firenze medicea fa da scenario alla leggenda del fantasma di Baldaccio d’Anghiari.

Baldo di Piero Bruni, noto appunto come Baldaccio e proveniente dalla città aretina di Anghiari, venne ucciso il 6 settembre 1441 all’interno di Palazzo Vecchio, da uomini al soldo del gonfaloniere di giustizia Bartolomeo Orlandini, perché inviso alla fazione in ascesa di Cosimo de’ Medici.

Il suo cadavere fu poi gettato dalla finestra e trascinato in piazza della Signoria, dove fu decapitato. Pare che il suo fantasma si aggiri ancora tra le sontuose sale del palazzo aspettando giustizia.

CASTELLI INFESTATI: TORRE DEL DIAVOLO, CASTELLO DEI CONTI GUIDI DI POPPI, AREZZO

Matelda fu una nobildonna che visse nel castello nel XIII secolo. Data in sposa al nobile (e molto anziano!) Conte Guidi, la donna pensò di approfittare delle lunghe assenze del marito per divertirsi con i molti giovani amanti. Matelda, però, era molto attenta alla sua reputazione e non permetteva che le sue storielle amorose uscissero dalle mura del castello entro le quali si consumavano.

Dunque i malcapitati venivano invitati ad uscire tramite un passaggio segreto che, però, altro non era che un pozzo, in cui le ignare vittime venivano trafitte a morte dalle lame che spuntavano dal fondo.

Quando però le sparizioni dei giovani del borgo iniziarono a diventare sospette, gli abitanti assalirono il castello e rinchiusero la nobildonna nella torre, dove morì di fame e di sete.

CASTELLO DI FUMONE, FROSINONE

Il castello di Fumone è stato per secoli una fortezza inespugnabile in cui molte persone trovarono la morte. Lo stesso Papa Celestino V trascorse nel castello i suoi ultimi anni rinchiuso in una minuscola cella.

Tuttavia la storia più triste legata al castello è quella del marchesino Francesco Longhi-Caetani, un bambino di soli 5 anni, probabilmente ucciso dalle sorelle nel 1800 per questioni ereditarie. Secondo la leggenda, ogni notte la duchessa Emilia, mamma del marchesino, si recherebbe nella stanza dov’è conservato il corpo imbalsamato di suo figlio per abbracciarlo e cullarlo.

Quando calano le tenebre, quindi, le sale del maniero sembrano riecheggiare ancora delle nenie cantate dalla duchessa che si mescolano alle urla di dolore di quanti vi morirono in tragiche circostanze.

CASTELLO ARAGONESE, PIZZO, VIBO VALENTIA

Il Castello aragonese di Pizzo è noto anche come Castello Murat.

Le sue vicende, infatti, sono strettamente legate a quelle di Gioacchino Murat che proprio qui venne fucilato nel 1815.

Murat nacque nel 1767 da una famiglia di umili origini e riuscì a farsi valere per le sue doti eroiche. Sposò Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone, venne nominato prima maresciallo, poi principe e, nel 1808, Re di Napoli.  Quando iniziò la parabola discendete di Napoleone, Gioacchino Murat venne fatto prigioniero da Ferdinando IV Borbone e rinchiuso nel castello, dove poi trovò la morte.

La gente di Pizzo racconta che di notte si sentono rumori di catene provenire dal castello, come se lo spirito di Murat chiedesse vendetta!

5 MOTIVI PER SCEGLIERE UNA CASA VACANZA

Negli ultimi anni sempre più persone decidono di trascorrere le proprie ferie in una casa vacanza invece che in hotel. Prima di vedere quali sono le principali ragioni alla base di questo trend, vediamo però cos’è esattamente una casa vacanza e quali caratteristiche ha. 

LE CARATTERITICHE DI UNA CASA VACANZA

La casa vacanza è una struttura ricettiva extra alberghiera che viene affittata ad uso turistico. L’offerta è molto variegata poiché rientrano in questa categoria appartamenti, ville, case rurali e abitazioni tipiche di uno specifico luogo, come per esempio le baite o i trulli.

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Spesso le case vacanza vengono confuse con altre tipologie di strutture extra-alberghiere come i bed and breakfast e gli affittacamere.

Il bed and breakfast è una formula ricettiva generalmente praticata dalle famiglie che hanno una o più stanze libere da affittare, con o senza bagno privato, e include il pernottamento e la prima colazione. L’affittacamere è praticamente la stessa cosa del bed and breakfast, ma prevede una gestione imprenditoriale e non familiare. Le differenze tra i due tipi di struttura sono perlopiù fiscali.

Quindi sia nel bed and breakfast che nell’affittacamere l’ospite ha a sua disposizione una sola camera (eventualmente con bagno privato), mentre nella casa vacanza può usufruire di un’intera abitazione, completamente arredata, con bagno e cucina a suo uso esclusivo.

PERCHE’ SCEGLIERE UNA CASA VACANZA

Analizziamo ora i 5 motivi principali per scegliere di trascorrere le proprie ferie in una casa vacanza.

RISPARMIO

Molto spesso le tariffe delle case vacanza sono più basse rispetto a quelle di hotel, bed and breakfast e affittacamere. Il risparmio è notevole soprattutto per chi viaggia con tutta la famiglia o comunque in gruppo. In un certo senso si potrebbe dire che scegliere una casa vacanza non significa solo risparmiare, ma anche fare un “investimento” per il futuro, infatti quello che resta nel “salvadanaio” si può sempre investire in una seconda vacanza in un altro periodo dell’anno.

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NESSUN VINCOLO DI ORARIO

A differenza degli hotel, la casa vacanza consente di organizzare le proprie giornate di ferie in totale autonomia. Non ci sono orari per i pasti, né orari di rientro per la sera. Potrai muoverti in completa libertà.

MANGIARE QUELLO CHE VUOI E QUANDO VUOI

A differenza di altre strutture ricettive, nella casa vacanza non è prevista la somministrazione di nessun pasto (neanche della colazione!), tuttavia avrai a disposizione un’intera cucina e questo ti permetterà di preparare quello che preferisci, quando preferisci. Potrai gustare piatti nuovi preparati con i prodotti tipici acquistati in loco, senza per questo rinunciare alla salute, alla linea ed alle tue abitudini alimentari.

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NESSUN DRESS CODE

Quando si soggiorna in hotel, inevitabilmente capita di sentirsi quasi obbligati a “vestirsi bene” per la cena oppure a rispettare un vero e proprio dress code per un particolare evento organizzato nella struttura. Se, invece, soggiorni in una casa vacanza potrai comodamente cenare in pigiama… una cosa particolarmente apprezzabile dopo una giornata passata a fare trekking, a sciare oppure in giro per musei.

UNA CASA VACANZA PER STARE IN FAMIGLIA O CON GLI AMICI

Sono sempre le piccole cose a rendere speciale una vacanza!

Bere una tazza di thè davanti al camino acceso, vedere un film tutti insieme sul divano, fare una lauta merenda in cucina oppure organizzare una partita a carte.

Tutte cose che in una casa vacanza si possono fare in qualsiasi momento!

Avere a disposizione un’intera casa, infatti, ti permetterà di stare con la famiglia o con gli amici e di trascorrere insieme tutta la giornata. È un modo per fare gruppo, rafforzare i legami e condividere del tempo di qualità, senza però rinunciare al confort ed alla propria privacy.

Leggi anche: IL TURISMO LENTO VS IL TURISMO DI MASSA

5 IDEE PER LE TUE FUGHE D’AUTUNNO

Amo l’autunno. I colori caldi ed avvolgenti. Le strade che profumano di castagne e vin brulè.

Tutte le stagioni hanno qualcosa di bello, ma l’autunno ha qualcosa di unico. Forse è la promessa di un cambiamento. O forse è la capacità di lasciarsi andare, di perdere tutto, ma senza rancore, solo per poter ricominciare.

Inoltre l’autunno è una stagione perfetta per viaggiare e, magari, per visitare posti in cui non siamo mai stati prima.  La temperatura è ancora mite e si può visitare una meta con più tranquillità perché c’è meno gente in giro.

Quindi, se stai pensando ad una vacanza o un week-end autunnale, ecco alcune idee.

AUTUNNO A VIPITENO

Vipiteno è uno dei Borghi più belli d’Italia. L’autunno è il periodo ideale per lasciarsi affascinare da questa cittadina che sembra uscita da una fiaba. Potrai passeggiare tra le pittoresche vie del centro, ammirare i palazzi signorili e le piazze medievali, concederti  un po’ di shopping tra i negozi di artigianato o degustare qualche piatto tipico in uno dei suoi ristoranti.

A pochi chilometri da Vipiteno, inoltre, sorge l’imponente Castel Tasso e l’elegante Castel Wolfsthurn!

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con la sua natura incontaminata, i piccoli borghi, i centri storici, le attività sportive e la buona cucina, è la meta ideale per una vacanza autunnale.

Potrai goderti lo spettacolo del foliage attraversando la vastissima rete di sentieri del Parco che offre percorsi di vario genere, da quelli adatti ai principianti a quelli per escursionisti esperti.

Leggi anche: PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO: 3 IDEE PER SCOPRIRE UNA DELLE AREE PROTETTE PIU’ ANTICHE D’ITALIA

AUTUNNO IN CIOCIARIA

L’Italia è ricca di luoghi bellissimi e poco conosciuti. La Ciociaria, in provincia di Frosinone, è uno di questi!

E’ la terra di Cicerone e San Tommaso. Ci sono zone archeologiche, abbazie, castelli e meravigliose aree naturalistiche protette.

Se vuoi scoprire qualcosa in più sulla Ciociaria leggi anche:

L’ ABBAZIA DI MONTECASSINO

ANAGNI: LA CITTA’ DEI PAPI

6 LUOGHI DA VISITARE IN CIOCIARIA

LA CERTOSA DI TRISULTI

CILENTO

Probabilmente quando si parla di Cilento la prima cosa a cui si pensa è il mare. In questo caso, però, ti propongo un tour nell’entroterra alla scoperta delle bellezze naturalistiche e dei gioielli architettonici di questa splendida terra. Le romantiche grotte di Pertosa, i millenari templi di Paestum e l’immensa Certosa di Padula sono alcune delle mete che rendono unico il Cilento!

Leggi anche: WEEKEND IN CILENTO: 2 GIORNI TRA STORIA E NATURA

CAMMINI: LA CULTURA DEL PASSO LENTO

Infine l’autunno è la stagione migliore per percorrere uno dei tanti, bellissimi, cammini che attraversano l’Italia.

Percorrere anche solo poche tappe di un cammino è un modo per conoscere territori poco noti, fare attività all’aria aperta e disintossicarsi dallo stress della quotidianità.

Se sei interessato ai cammini leggi anche:

IL CAMMINO DI SAN MICHELE

IL CAMMINO DI SAN BENEDETTO

Per conoscere i cammini della tua regione visita il sito camminiditalia.org

IL TURISMO DELLE RADICI

Il turismo delle radici è una forma di turismo che, dopo la parentesi della pandemia, sta tornando a far parlare di sé in modo sempre più insistente.

Questo fenomeno presenta risvolti non solo economici, ma anche antropologici ed ha suscitato l’interesse di molti studiosi. Lo stesso Ministero della Cultura ha favorito la nascita di progetti volti a monitorarlo, coglierne le motivazioni e prevederne le evoluzioni.

IL TURISMO DELLE RADICI: DEFINIZIONE

Il turismo delle radici, chiamato anche turismo di ritorno o genealogico, è un fenomeno che si riferisce principalmente ai discendenti di emigrati che durante le ferie tornano a visitare i luoghi dei loro antenati.

E’ una forma di turismo che, forse più di qualsiasi altra, ha a che fare esclusivamente con il turista che sceglie una destinazione non perché è di tendenza, ma perché  gli permette di  scoprire qualcosa in più su se stesso, sulla propria storia e sulle sue radici. Perché, in un certo senso, gli appartiene.

Lo scopo è quello di far visita (o di incontrare per la prima volta) una parte della famiglia, di conoscere i luoghi “mitici” in cui sono ambientati i racconti dell’infanzia dei propri nonni o genitori, ma anche scoprire le bellezze paesaggistiche, architettoniche ed artistiche di quei territori.

I TIPI DI TURISMO DI RITORNO

Esistono varie tipologie di turismo di ritorno.

Ci sono gli emigrati di prima generazione che vivono in nazioni relativamente vicine e quindi possono ritornare nel loro paese di origine ogni anno, o quasi. In questo caso si tratta di un turista abitudinario, che molto spesso possiede anche una casa nel suo paese d’origine ed approfitta dei periodi di ferie per far visita a parenti ed amici.

Poi ci sono gli emigrati di prima generazione che, però, vivono oltreoceano e tornano raramente nel loro paese di origine.

Infine ci sono i discendenti di seconda e terza generazione, quindi figli e nipoti di persone emigrate. Questa tipologia di turisti, soprattutto se i loro antenati sono emigrati oltreoceano, compie un vero e proprio viaggio di scoperta delle proprie origini. Si tratta di persone che spesso non conoscono il proprio paese di origine, se non attraverso i racconti di genitori e nonni.

TURISMO DELLE RADICI: LA SITUAZIONE IN ITALIA

Quello del turismo delle radici è un fenomeno globale che in Italia sta rapidamente acquistando importanza.

Secondo l’ENIT – l’Agenzia nazionale del turismo – il turismo delle radici nel nostro paese è in costante crescita.  A tal proposito è sufficiente considerare che gli italiani residenti all’estero ed i loro discendenti corrispondono a circa 80 milioni di persone.

Questi dati sottolineano l’importanza del turismo di ritorno sia in termini di crescita economica, sia in termini di sviluppo e rilancio dei territori che sono maggiormente interessati da questo fenomeno.

L’importanza del turismo delle radici e l’impatto positivo che può avere sul settore turistico italiano, soprattutto in questa fase post-pandemia, risulta evidente anche dalle misure che il Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo ha adottato per incentivarlo. 

In particolare il D.M.  36/2021 prevede la possibilità per i cittadini iscritti all’Aire (anagrafe italiani residenti all’estero) di visitare gratuitamente i musei, monumenti e siti archeologici statali italiani, che sono più di 500.

10 COSE DA VISITARE A BOLOGNA

Bologna la dotta, sede della più antica università del mondo occidentale.

La rossa, per il colore dei tetti della città medievale.

La grassa, grazie ad una gastronomia conosciuta, apprezzata e copiata in tutto il mondo.

Il vivace capoluogo dell’Emilia Romagna è una città accogliente che si offre con generosità a chi la visita!

Quello che ti propongo è un tour 10 tappe che può essere fatto a piedi, anche in una sola giornata.

Il punto di partenza è Porta Galliera in piazza XX Settembre, vicinissima alla Stazione Centrale.

1. Guardando Bologna dai portici in via Indipendenza

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“Sovente, alle due di notte, rientrando nel mio alloggio, a Bologna, attraverso questi lunghi portici, l’anima esaltata da quei begli occhi che avevo appena visto, passando davanti a quei palazzi di cui, con le sue grandi ombre, la luna disegnava le masse, mi succedeva di fermarmi, oppresso dalla felicità, per dirmi: Com’è bello!”

Stendhal, Viaggio in Italia

I portici sono uno dei simboli di Bologna. Sommandoli tutti, quelli del centro storico e quelli al di fuori, raggiungono circa i 53 Km. Oltre ad essere molto suggestivi, consentono di godersi appieno la città anche nei giorni di pioggia!

2. La Quadreria

Percorrendo via Indipendenza, svolta a sinistra e prendi via Marsala, al n.7 troverai la Quadreria.

Si tratta di una galleria in cui sono esposte opere di artisti prevalentemente bolognesi, risalenti al periodo che va dal Cinquecento al Settecento. Ci sono varie stanze tematiche che riuniscono opere per epoca, stile e tema.

3. I canali di Bologna dalla finestra di via Piella

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Uscendo dalla Quadreria svolta per via Piella e affacciati alla sua finestra! Ti sembrerà di essere a Venezia! La finestra, infatti, affaccia sul canale delle Moline, uno dei tanti canali che caratterizzavano la Bologna medievale ed uno dei pochi ad essersi salvato dalla cementificazione del secondo dopoguerra.

4. Cattedrale Metropolitana di San Pietro

Riprendendo via Indipendenza la Cattedrale non passa di certo inosservata!

La facciata è tipicamente barocca ed alterna mattoncini rossi e decorazioni in marmo. L’interno è diviso in tre navate, le due laterali sono piuttosto buie ed anguste, mentre quella centrale fa concorrenza alla Basilica Vaticana con i suoi 25 metri di larghezza. La torre campanaria ospita “la nonna”, ovvero la più grande campana suonabile “alla bolognese”.

5. La Fontana del Nettuno e Piazza Maggiore

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Percorrendo l’ultimo tratto di via Indipendenza si arriva a Piazza Nettuno che ospita l’omonima fontana, frutto della collaborazione di Giambologna e Tommaso Laureti.

Poco più in là ecco aprirsi Piazza Maggiore, circondata dagli edifici più rappresentativi della Bologna Medievale: il Palazzo del Podestà, con la torre dell’Arengo; il Palazzo Re Enzo; il Palazzo D’Accursio, sede del Comune, delle Collezioni Comunali d’Arte e del Museo Morandi;  la Basilica di San Petronio; ed il Palazzo dei Banchi.

6. I bisbigli del Palazzo Re Enzo

Il palazzo risale al XIII secolo e deve il suo nome al fatto che fu la prigione di re Enzo di Savoia, figlio dell’imperatore Federico II di Svevia.

Tra i palazzi Re Enzo e del Podestà c’è un’arcata a quattro cuspidi in cui si verifica un particolare fenomeno acustico: avvicinando l’orecchio ad una delle colonne si può sentire distintamente quello che viene detto dalle persone ai lati opposti!

7. San Petronio

La basilica è dedicata al Santo Patrono della città, i lavori per la sua costruzione iniziarono il 7 giugno 1390 e, nonostante sia ampiamente incompiuta, con i suoi 7800 mq è una delle chiese più vaste d’Italia e d’Europa. Al suo interno ospita, tra l’altro, la meridiana più grande del mondo, realizzata dall’astronomo Giovanni Domenico Cassini nel 1657.

8. L’Urlo di Pietra

Da Piazza Maggiore prendi via Clavature e, facendoti largo tra le folle di turisti pronti per l’aperitivo, entra nella chiesa di Santa Maria della Vita.

La chiesa, piuttosto piccola, fu costruita nel XIII secolo per volontà dalla Confraternita dei Flagellati e ospita al suo interno uno dei più grandi capolavori di tutta la storia della scultura italiana: il Compianto del Cristo Morto di Niccolò dell’Arca.

Questo magnifico gruppo scultoreo fu rinominato da D’Annunzio “Urlo di Pietra”, perché se ci fosse al mondo una scultura in grado di urlare sarebbe proprio questa. Le due donne sulla destra, identificate come Maria Maddalena e Maria di Cleofa, sono letteralmente sopraffatte dal dolore e dallo strazio. Ammirare quest’opera è un’esperienza travolgente!

9. Archiginnasio e Teatro Anatomico

Ritorna in Piazza Maggiore e prosegui verso il palazzo dell’Achiginnasio.

Bologna ospita la più antica università del mondo occidentale, dunque una visita all’Archiginnasio è d’obbligo!

Gli ambienti interni del palazzo e i due grandi scaloni che collegano il cortile al piano superiore sono divisi tra le due distinte universitates dei legisti e degli artisti. A sinistra c’è lo scalone degli artisti, a destra quello dei legisti, dedicato a San Carlo Borromeo.

Al piano superiore si trovano, tra l’altro, il Teatro Anatomico e la sala dello Stabat Mater.

Il Teatro Anatomico è una sala che veniva usata per le lezioni di anatomia. Quella che oggi possiamo visitare fu realizzata nel 1637, è rivestita in legno d’abete e decorata con statue rappresentanti medici illustri.

La sala dello Stabat Mater era l’aula magna dei legisti e deve il suo nome al fatto che il 18 marzo 1842 ospitò la prima rappresentazione dello “Stabat Mater” di Rossini, diretto da Donizetti.

10. Bologna vista da San Luca

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L’ultima tappa di questo tour dista qualche chilometro a piedi da Piazza Maggiore, ma si tratta di un percorso molto piacevole e adatto a tutti.

Da Piazza Maggiore prendi via d’Azeglio (quella dove si trova la casa di Lucio Dalla!) e percorrila fino all’incrocio con via Urbana, poi prendi via Saragozza fino alla sua Porta monumentale e poi dritto fino all’arco del Meloncello, dove inizia il portico si San Luca. Ora non resta che salire!

Il portico è formato da 666 arcate e termina ai piedi del Santuario, si tratta di un numero fortemente simbolico, legato al Demonio, e ricorda l’iconografia tradizionale che vede il Maligno schiacciato sotto il piede della Madonna.

Per altre idee su cosa visitare in Emilia Romagna leggi anche:

LA NOTTE DI SAN LORENZO

Si avvicina la notte di San Lorenzo e quindi ecco qualche suggerimento su dove trovare i cieli stellati più belli d’Italia e godersi a pieno lo spettacolo delle stelle cadenti.

NOTTE DI SAN LORENZO: QUALI SONO I CIELI STELLATI PIÙ BELLI D’ITALIA

Già avere un cielo senza nuvole è un buon punto di partenza.

Altra cosa essenziale, però, è che ci sia un basso inquinamento luminoso. Dunque i posti dove vedere le stelle cadenti sono quelli più lontani dai centri abitati.

Tuttavia ci sono luoghi che godono di una posizione privilegiata per osservare la volta celeste.

Ecco dunque dove andare per vedere i cieli stellati più belli d’Italia.

CAPO DI LAGO DI DARFO BOARIO TERME (LOMBARDIA)

Questo piccolo borgo di circa 20 abitanti, in Val Camonica, è uno dei luoghi ideali per ammirare le stelle cadenti.

E’ stato insignito del riconoscimento “I cieli più belli d’Italia”, la prima rete nazionale delle destinazioni consigliate per l’Astroturismo.

Astronomitaly ha mandato i suoi esperti a trascorrere alcune notti a Capo di Lago per verificare di persona il cielo notturno in questa località, tutto sommato vicina a grandi centri abitati.

Qui l’inquinamento luminoso è minimo ed è possibile quindi osservare le stelle e la Via Lattea nelle notti di cielo sereno.

NOTTE DI SAN LORENZO SULLE DOLOMITI (TRENTINO ALTO ADIGE)

Nella meraviglia delle Dolomiti in Trentino Alto Adige ci sono innumerevoli località in cui ammirare il cielo stellato.

L’Alpe di Siusi è già fiabesca di giorno, figuratevi ammantata di stelle!

In Val d’Egna, a 823 metri di altitudine, nel comune di Cornedo, sopra il paese di Collepietra, si trova il primo ed unico Astrovillaggio d’Europa.

Grazie alla sua posizione strategica, il parco scientifico gode di una strepitosa vista sul cielo stellato altoatesino.

Al suo interno si possono visitare l’Osservatorio astronomico Max Valier, la cupola con l’Osservatorio solare Peter Anich ed il Sentiero dei pianeti.

BARBERINO VAL D’ELSA (TOSCANA)

L’Osservatorio Polifunzionale del Chianti si trova nel comune di Barberino Val d’Elsa, a 30 minuti di auto da Firenze.

E’ il luogo perfetto per rimanere incantati dalla Via Lattea e da un cielo stellato mozzafiato. In più è l’occasione per lasciarsi coccolare dalle specialità dell’enogastronomia toscana e dalla natura incontaminata del Parco Botanico del Chianti, all’interno del quale è inserito l’osservatorio.

L’appellativo “polifunzionale” è dovuto al fatto che all’interno dell’osservatorio ci sono ben quattro distinte sezioni: meteorologia, astronomia, geosismica ed ambiente.

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE

Il Parco si estende per circa 50.000 ettari nel cuore dell’Appennino centrale. Prevalentemente in provincia dell’Aquila, ma anche in quelle di Frosinone ed Isernia.

Il suo spettacolare patrimonio naturale, la conformazione del territorio, il clima ed i piccoli borghi che sono sorti in questa zona fanno sì che il Parco sia una meta ideale per godersi lo spettacolo della notte di San Lorenzo.

BORGO DI TROINA (SICILIA)

A sua volta classificato come uno dei “Cieli più belli d’Italia”, con una spettacolare vista sull’Etna, questo borgo in provincia di Enna è perfetto per osservare le stelle durante la notte di San Lorenzo.

In particolare sono due i siti di interesse che hanno fatto conquistare al borgo il massimo riconoscimento della Certificazione, il livello Gold: il Lago di Ancipa e la Contrada Sambuchello.

Il Lago di Ancipa, con i suoi 944 metri di altitudine, è il bacino artificiale più alto della Sicilia. La Contrada Sambuchello, invece, è un’area naturale presente all’interno dei Monti Nebrodi.

NOTTE DI SAN LORENZO: SCIENZA, FEDE E MITOLOGIA

Quelle che solitamente chiamiamo “stelle cadenti” in realtà sono le Perseidi, uno sciame di meteore che la Terra attraversa durante il periodo estivo nel percorrere la sua orbita intorno al Sole.

La pioggia meteorica si manifesta per circa un mese, dalla fine di luglio alla fine di agosto.

Il picco di visibilità è concentrato attorno al 12 agosto, con una media di circa un centinaio di scie luminose osservabili ad occhio nudo ogni ora.

Il nome Perseidi deriva dalla mitologia greca e fa riferimento ai figli di Perseo, l’eroe che uccise il mostro Medusa.

In Italia le Perseidi sono note come “Lacrime di San Lorenzo” tanto che il fenomeno, tradizionalmente collegato alla notte del 10 agosto intitolata al santo, è noto anche come la “Notte di San Lorenzo”.

In Grecia, invece, viene religiosamente associato alla Trasfigurazione del Signore che cade il 6 agosto.

IL CAMMINO DI SAN MICHELE

Il Cammino di San Michele è molto più di un itinerario di pellegrinaggio. È un viaggio che attraversa secoli di storia, antiche leggende e alcuni dei paesaggi più affascinanti d’Europa, seguendo le tracce dell’Arcangelo Michele, il guerriero celeste che, secondo la tradizione cristiana, sconfisse il Male.

Dalle coste dell’Irlanda fino alla Terra Santa, una sottile linea ideale collega alcuni dei più importanti santuari dedicati all’Arcangelo. È la cosiddetta Linea Sacra di San Michele, un percorso che da secoli alimenta racconti, pellegrinaggi e curiosità, sospeso tra fede, storia e mistero.

Il tratto italiano del Cammino di San Michele attraversa l’intera penisola, unendo la maestosa Sacra di San Michele, in Piemonte, al celebre Santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo, sul Gargano. Un itinerario che invita a rallentare il passo e a riscoprire il piacere del viaggio lento, tra abbazie medievali, borghi storici e paesaggi di straordinaria bellezza.

In questo articolo scopriremo le origini del Cammino di San Michele, la storia della Linea Sacra, i principali santuari europei e le tappe simbolo dell’itinerario italiano.

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Il Cammino di San Michele: tra storia e leggenda

Il fascino del Cammino di San Michele nasce dall’incontro tra realtà storica e tradizione religiosa.

Secondo una leggenda medievale, l’Arcangelo Michele avrebbe tracciato con un colpo della propria spada una linea invisibile che attraversa l’Europa da nord a sud, collegando alcuni dei più importanti santuari a lui dedicati. Questa direttrice ideale, conosciuta come Linea Sacra, continua ancora oggi ad affascinare pellegrini, studiosi e viaggiatori.

Al di là dell’aspetto leggendario, la diffusione del culto micaelico rappresenta uno dei fenomeni religiosi più significativi del Medioevo. Lungo le principali vie percorse da pellegrini, mercanti ed eserciti sorsero infatti numerosi luoghi di culto dedicati all’Arcangelo, considerato il difensore della fede e il comandante delle schiere celesti.

Nell’iconografia cristiana San Michele è raffigurato come un guerriero che sconfigge il demonio. Furono proprio queste caratteristiche a renderlo particolarmente caro ai Longobardi, che dopo la conversione al Cristianesimo identificarono nell’Arcangelo le virtù militari un tempo attribuite al dio Odino.

Durante il loro dominio in Italia favorirono la costruzione di numerose chiese e abbazie dedicate a San Michele e contribuirono a trasformare il Santuario di Monte Sant’Angelo, sul Gargano, nel principale centro del culto micaelico della penisola.

I santuari della Linea Sacra

La cosiddetta Linea Sacra di San Michele si svilupperebbe per oltre 3.000 chilometri, collegando sette importanti santuari dedicati all’Arcangelo.

Secondo la tradizione, questi luoghi sorgono lungo un’unica direttrice perfettamente allineata, che dall’Irlanda raggiunge Israele attraversando l’Europa occidentale.

I principali santuari della Linea Sacra sono:

  • Skellig Michael (Irlanda)
  • St Michael’s Mount (Inghilterra)
  • Mont Saint-Michel (Francia)
  • Sacra di San Michele (Piemonte, Italia)
  • Santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo (Puglia, Italia)
  • Monastero dell’Arcangelo Michele (Isola di Symi, Grecia)
  • Monastero Stella Maris sul Monte Carmelo (Israele)

Tra questi, i tre luoghi simbolo sono Mont Saint-Michel, la Sacra di San Michele e il Santuario di Monte Sant’Angelo.

Secondo una delle tradizioni più affascinanti, questi tre santuari sarebbero equidistanti tra loro e allineati con il tramonto del sole durante il solstizio d’estate. Sebbene questa teoria continui ad alimentare il fascino della Linea Sacra, non esistono prove storiche o scientifiche che confermino un progetto unitario nella costruzione dei santuari. Ciò non toglie nulla al loro straordinario valore culturale, artistico e spirituale, che continua ancora oggi ad attirare migliaia di pellegrini e viaggiatori provenienti da tutto il mondo.

L’itinerario italiano del Cammino di San Michele

Il Cammino di San Michele in Italia è un progetto relativamente recente, nato con l’obiettivo di recuperare antichi percorsi di pellegrinaggio e valorizzare il patrimonio storico, religioso e naturalistico attraversato dall’itinerario.

Il tracciato collega la Sacra di San Michele, alle porte di Torino, con il Santuario di Monte Sant’Angelo, sul Gargano, sviluppandosi per circa 1.450 chilometri.

Non si tratta di un unico sentiero storico, bensì di un vero e proprio “cammino di cammini”. Lungo il percorso, infatti, l’itinerario intercetta e condivide tratti con altre importanti vie di pellegrinaggio italiane, come la Via Francigena, la Via degli Abati, la Via delle Città Etrusche e gli antichi tratturi dell’Appennino.

Il Cammino può essere affrontato a piedi, in bicicletta o a cavallo e attraversa alcune delle regioni più suggestive d’Italia, offrendo l’occasione di scoprire abbazie medievali, piccoli borghi, aree naturali protette e tradizioni locali che raccontano secoli di storia.

Più che una semplice esperienza escursionistica, il Cammino di San Michele rappresenta un invito a rallentare il ritmo, lasciandosi guidare dalla bellezza dei luoghi e dal valore del viaggio lento.

Per informazioni aggiornate sul percorso, sulle tappe e sulle credenziali del pellegrino è consigliabile consultare il sito ufficiale del Cammino.

Le due tappe simbolo del Cammino di San Michele

Anche se il Cammino di San Michele attraversa numerosi territori e tocca decine di luoghi di interesse storico e religioso, esistono due santuari che ne rappresentano l’anima. Idealmente segnano l’inizio e la conclusione dell’itinerario italiano, ma meritano una visita anche indipendentemente dal pellegrinaggio. Entrambi, infatti, custodiscono un patrimonio artistico, spirituale e paesaggistico di straordinario valore.

La Sacra di San Michele

Arroccata sulla cima del Monte Pirchiriano, all’ingresso della Val di Susa, la Sacra di San Michele domina il paesaggio piemontese da oltre mille anni.

Costruita tra il X e l’XI secolo, questa imponente abbazia è uno dei simboli del Piemonte e rappresenta una delle più celebri architetture medievali d’Europa. La sua posizione, sospesa tra cielo e montagna, contribuisce a renderla uno dei luoghi più suggestivi dell’intero Cammino di San Michele.

L’accesso al complesso avviene attraverso la spettacolare Scalinata dei Morti, così chiamata perché in passato ospitava alcune tombe di monaci. Salendo verso la chiesa abbaziale si percepisce immediatamente l’atmosfera austera e solenne che caratterizza tutto il complesso.

La chiesa, completata nel XII secolo, custodisce le tombe di alcuni membri di Casa Savoia, mentre dalle terrazze panoramiche lo sguardo abbraccia tutta la Val di Susa, regalando una vista che da sola vale il viaggio.

La Sacra è conosciuta anche dagli appassionati di letteratura: fu infatti fonte d’ispirazione per Umberto Eco nella creazione dell’abbazia protagonista del romanzo Il nome della rosa. Pur non essendo la ricostruzione esatta del monastero immaginato dallo scrittore, il fascino delle sue architetture medievali e della sua posizione isolata richiama inevitabilmente le atmosfere del celebre romanzo.

Visitare la Sacra di San Michele significa immergersi in un luogo dove arte, storia e spiritualità convivono in perfetto equilibrio.

Il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo

All’estremità meridionale del Cammino di San Michele, nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, sorge uno dei più importanti luoghi di culto dell’intera cristianità: il Santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo.

La tradizione racconta che tutto ebbe inizio nel 490 d.C., quando l’Arcangelo Michele apparve per tre volte al vescovo di Siponto, San Lorenzo Maiorano, indicando una grotta naturale come luogo destinato alla sua venerazione.

Fu proprio attorno a questa grotta che nacque il santuario, divenuto nel corso dei secoli una meta privilegiata per pellegrini, sovrani e pontefici.

La particolarità di questo luogo è legata proprio alla Grotta dell’Arcangelo, cuore spirituale del santuario. Secondo la tradizione, essa non venne consacrata da mani umane, ma direttamente da San Michele. Per questo motivo il complesso ricevette il titolo di Celeste Basilica, un privilegio unico nella cristianità.

Nel Medioevo il santuario rappresentava una delle principali tappe dei pellegrinaggi verso la Terra Santa e contribuì in modo decisivo alla diffusione del culto micaelico in tutta Europa.

Oggi il complesso, riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nell’ambito del sito seriale I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.), continua ad accogliere migliaia di visitatori ogni anno, attratti non solo dal suo profondo significato religioso, ma anche dal fascino di una storia che attraversa quindici secoli.

Consigli utili per percorrere il Cammino di San Michele

Il Cammino di San Michele può essere affrontato integralmente oppure suddiviso in singole tappe, da percorrere in momenti diversi dell’anno.

I periodi migliori sono la primavera e l’autunno, quando le temperature sono miti e consentono di affrontare il percorso con maggiore tranquillità. Durante l’estate, soprattutto nelle regioni meridionali, il caldo può rendere alcune tappe particolarmente impegnative.

Prima della partenza è consigliabile pianificare con attenzione l’itinerario, verificando la disponibilità delle strutture ricettive e le condizioni dei sentieri. Chi desidera vivere il Cammino come un autentico pellegrinaggio può richiedere la Credenziale del Pellegrino, che permette di raccogliere i timbri lungo il percorso e testimonia il viaggio compiuto.

Come ogni cammino storico, anche questo invita a rallentare. Non è una gara né una semplice escursione: è un percorso fatto di incontri, paesaggi, piccoli borghi, abbazie e luoghi dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso.

Il Cammino di San Michele: un viaggio tra fede, storia e paesaggi senza tempo

Percorrere il Cammino di San Michele significa attraversare l’Italia seguendo una delle tradizioni spirituali più affascinanti del Medioevo.

Che si scelga di affrontarne l’intero itinerario o di visitarne soltanto alcune tappe, questo percorso offre molto più di un’esperienza escursionistica. È un viaggio che unisce arte, natura, storia e spiritualità, attraversando castelli, abbazie, montagne e piccoli borghi che raccontano secoli di cultura europea.

In fondo è proprio questo il fascino del Cammino di San Michele: non conta soltanto la destinazione, ma tutto ciò che si scopre lungo la strada.

10 MOTIVI PER VISITARE RAVENNA

Ravenna è una di quelle città che sorprendono per i dettagli.

A un primo sguardo può sembrare raccolta e discreta, ma basta varcare la soglia di una delle sue basiliche per ritrovarsi immersi in un universo di mosaici dorati, cupole scintillanti e testimonianze che raccontano uno dei periodi più affascinanti della storia europea.

Per secoli Ravenna è stata capitale dell’Impero Romano d’Occidente, del regno degli Ostrogoti e dell’Esarcato bizantino. Un’eredità straordinaria che oggi le è valsa il riconoscimento di otto monumenti Patrimonio UNESCO, rendendola una delle città italiane con la più alta concentrazione di siti dichiarati patrimonio dell’umanità.

Se stai programmando un viaggio in Emilia-Romagna, ecco 10 motivi per visitare Ravenna e lasciarti conquistare da una città che riesce a unire arte, storia e un’atmosfera sorprendentemente rilassata.

RAVENNA: LA BASILICA DI SAN VITALE

Fonte: Pixabay

E’ un capolavoro dell’arte paleocristiana e bizantina, oltre che uno dei più famosi ed importanti luoghi di culto cattolici di Ravenna.

Tra i magnifici mosaici che decorano l’interno della Basilica ci sono anche quelli celeberrimi che ritraggono il corteo dell’Imperatore Giustiniano e della moglie Teodora.

IL MAUSOLEO DI GALLA PLACIDIA

Secondo la tradizione Galla Placidia, figlia di Teodosio e reggente dell’Impero romano d’Occidente per il figlio Valentiniano III, avrebbe fatto costruire questo mausoleo per sé, il marito Costanzo III e il fratello Onorio. Tuttavia è molto probabile che l’edificio non venne mai utilizzato come tomba di Galla Placidia, poiché le fonti riportano che essa morì a Roma nel 450 e lì fu sepolta nel Mausoleo Onoriano.

IL BATTISTERO NEONIANO

Prende il nome dal vescovo Neone che ne fece proseguire la costruzione dopo il suo predecessore Orso, ma è anche noto come Battistero degli Ortodossi. Oggi il Battistero appare “interrato” di circa 2 metri a causa del fenomeno della subsidenza, tipico di Ravenna. Ha una pianta di forma ottagonale, la numerologia, infatti, associava l’otto con la resurrezione, essendo la somma di sette, il tempo, più uno, Dio Padre.

IL BATTISTERO DEGLI ARIANI

Era il battistero della antica cattedrale ariana, oggi denominata Chiesa dello Spirito Santo.

Teodorico, di culto ariano, tentò di far convivere pacificamente i goti di culto ariano ed i latini di culto ortodosso, costruendo quartieri ed edifici di culto distinti.

Questo è l’unico battistero costruito in Italia appositamente per il culto ariano.

LA CAPPELLA DEL PALAZZO ARCIVESCOVILE DI RAVENNA

Si tratta dell’unico monumento di natura ortodossa ad essere stato costruito durante il regno di Teodorico; la Cappella Arcivescovile, nota anche come Cappella di Sant’Andrea, è l’antico oratorio dell’Episcopio ravennate, voluta dal Vescovo Pietro II e dedicata a San Pietro Crisologo, arcivescovo di Ravenna dal 433 al 450.

LA BASILICA DI SANT’APOLLINARE NUOVO

La basilica fu fatta erigere dal re goto Teodorico nel 505 come chiesa palatina, cioè ad uso della sua corte. Quando Ravenna venne conquistata  dall’Impero bizantino tutti gli edifici legati ai goti e all’arianesimo furono integrati al culto cattolico e l’ex basilica teodoriciana venne riconsacrata a San Martino di Tours, difensore della fede cattolica e avversario di ogni eresia.

La basilica assunse il suo nome attuale solo intorno al IX secolo dopo che vi furono portate le reliquie di sant’Apollinare, primo vescovo di Ravenna, dall’omonima basilica di Classe per sottrarle al pericolo delle scorrerie dei pirati.

Come tutte le chiese di Ravenna, anche Sant’Apollinare Nuovo è decorata con meravigliosi e coloratissimi mosaici.

IL MAUSOLEO DI TEODORICO

E’ la più celebre costruzione funeraria degli Ostrogoti.

Il monumento fu costruito all’esterno della cerchia muraria della città, in una zona da tempo occupata da una necropoli.

La costruzione si distingue da tutte le altre presenti in città per il fatto di non essere costruita in mattoni, ma con blocchi di pietra d’Aurisina per ricordare il Palazzo di Diocleziano a Spalato; il mausoleo ha una pianta decagonale e la sua caratteristica più sorprendente è la “cupola”, formata da un unico ed enorme monolite a forma di calotta, anch’esso in pietra Aurisina, di 10,76 metri di diametro e 3,09 di altezza, per un peso di circa 230 tonnellate.

LA BASILICA DI SANT’APOLLINARE IN CLASSE

Fonte: Pixabay

Fu costruita e finanziata nella prima metà del VI secolo dal banchiere Giuliano Argentario ed è stata dedicata a sant’Apollinare, il primo vescovo di Ravenna, sul luogo del martirio, dove sono i resti di alcune parti delle sue spoglie.

Con la Basilica di Sant’Apollinare in Classe si conclude la visita tra i monumenti paleocristiani di Ravenna, un sito seriale inserito dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’umanità nel 1996.

LA TOMBA DI DANTE A RAVENNA

Il Sommo Poeta visse gli ultimi anni della propria esistenza nella città romagnola, morendovi nel 1321. Sul letto di morte Dante Alighieri volle essere vestito col saio francescano e scelse come luogo di sepoltura il convento dei Frati Minori, arrivati a Ravenna nel 1261.

Il giorno dopo il decesso il corpo del poeta fu sepolto nello stesso sarcofago in cui si trova attualmente. Tuttavia fu proprio da quel momento che iniziarono i problemi. Prima i resti mortale di Dante diventarono oggetto di una lunga contesa con i fiorentini, poi furono trafugati e posti in una una cassetta – oggi conservata nel museo Dantesco- nascosta in un luogo ritenuto sicuro.

La cassetta con i resti del poeta venne ritrovata casualmente durante dei lavori di restauro il 27 maggio 1865. Durante la seconda guerra mondiale fu nuovamente nascosta per evitare che i bombardamenti la distruggessero. Infine fu ricollocata nel tempietto il 19 dicembre 1945.

LA CRIPTA DELLA BASILICA DI SAN FRANCESCO

Restando nella cosiddetta zona dantesca della città, si può visitare la Basilica di San Francesco.

Al disotto del presbiterio si trova la cripta, raggiungibile tramite una doppia rampa di scale ed avente come ingresso una piccola finestra ad arco da cui è possibile vederla senza accedervi. La cripta è a tre navate, coperta con volte a crociera e sul suo pavimento ci sono antichi mosaici. L’aspetto più singolare della cripta è che, trovandosi al di sotto il livello del mare, è invasa dall’acqua e si presenta come una piccola piscina, dove nuotano anche diversi pesci creando effetti particolarmente suggestivi.

RAVENNA: UNA CITTA’ DA SCOPRIE CON LENTEZZA

Ravenna è una di quelle destinazioni che invitano a rallentare. Le distanze tra i principali monumenti sono ridotte e il centro storico si visita piacevolmente a piedi, permettendo di alternare basiliche, piazze eleganti, piccoli caffè e scorci ricchi di fascino.

È la città ideale per chi ama il turismo culturale, ma anche per chi desidera concedersi un weekend senza fretta, lasciandosi guidare dalla curiosità.

La bellezza di Ravenna non risiede soltanto nei suoi straordinari mosaici.

È una città che racconta l’incontro tra culture diverse, dove Oriente e Occidente si riflettono nelle tessere dorate delle sue basiliche e ogni monumento custodisce un frammento della storia d’Europa.

INFORMAZIONI UTILI

Per visitare i principali monumenti è consigliabile acquistare il biglietto cumulativo, che permette di accedere ai principali siti UNESCO e rappresenta la soluzione più conveniente.

Il centro storico è interamente percorribile a piedi, mentre primavera e autunno sono i periodi migliori per scoprire la città con temperature piacevoli e un’affluenza più contenuta rispetto ai mesi estivi.

Se hai più tempo a disposizione, puoi abbinare la visita al vicino Parco del Delta del Po oppure concederti una giornata sul litorale ravennate.

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L’Italia è uno di quei rari Paesi che sembrano contenere un mondo intero. In poche centinaia di chilometri si passa dalle vette alpine alle spiagge caraibiche della Sardegna, dai borghi medievali alle città d’arte che hanno cambiato la storia dell’Occidente. Ogni regione custodisce tradizioni, paesaggi e sapori così diversi da far sembrare ogni viaggio una destinazione a sé.

Eppure, proprio perché siamo abituati ad averla sotto gli occhi, spesso finiamo per dare per scontata questa ricchezza. Programmiamo voli intercontinentali e sogniamo mete lontane, dimenticando che alcune delle esperienze più sorprendenti si trovano a poche ore da casa.

Ci sono luoghi che almeno una volta nella vita meritano di essere visitati, sentieri che vale la pena percorrere, panorami che lasciano senza fiato e tradizioni capaci di raccontare l’anima più autentica del nostro Paese. Non è una classifica — sarebbe impossibile racchiudere tutta la bellezza italiana in trenta tappe — ma una raccolta di esperienze che, secondo me, ogni viaggiatore dovrebbe vivere almeno una volta.

Che tu stia organizzando il prossimo weekend o semplicemente cercando ispirazione per i tuoi futuri itinerari, questa lista potrebbe diventare il punto di partenza per scoprire un’Italia che non smette mai di sorprendere.

Fonte: Pixabay
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Lo sanno tutti! Chi va Roma deve assolutamente lanciare una monetina nella Fontana di Trevi per essere sicuro che ci tornerà.

Perché ammettiamolo, non si può andare a Roma una volta sola!

Probabilmente non basterebbe una vita per vedere tutto ciò che la Città Eterna ha da offrire…figuriamoci un solo viaggio!

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  • 30 Cose da fare in Italia: vedere la Grotta Azzurra a Capri

Sicuramente l’Isola di Capri e la Grotta Azzurra vanno viste almeno una volta nella vita!

La colorazione  della grotta è dovuta alla presenza di una soglia sottomarina, esattamente sotto l’ingresso, attraverso cui penetra la luce.

Questa finestra subacquea agisce da filtrante, assorbendo i colori rossi e lasciando passare quelli blu. E’ un posto magico!

  • Fare trekking sulle Dolomiti

Le Dolomiti sono uno dei miei  posti preferiti. Tornarci è sempre un piacere! Si può fare di tutto: trekking, tranquille passeggiate rilassanti, mangiare nelle malghe, andare alla scoperta di piccoli borghi e (soprattutto!) visitare i magnifici castelli che sorgono un po’ ovunque.

Il Trentino, infatti, è la regione con più castelli e fortificazioni del nostro Paese.

  • Passeggiare per Palermo mangiando cannoli

Secondo me la pasticceria siciliana – oltre ad essere buona – è anche la più bella del mondo…Passeggiando per Palermo mi sono imbattuta in vetrine in cui troneggiavano delle cassate che erano un vero tripudio dell’estetica barocca!

Ma non c’è da stupirsi perché, in fondo, tutta la città è un po’ cosi!

  • Dormire in un Trullo

Andare in Puglia, da Alberobello a Santa Maria di Leuca, è una di quelle cose che mi rende felice di essere nata in Italia!

Mi è capitato di visitare dei trulli, ma non ho ancora mai avuto l’occasione di dormirci.

Quello che veramente mi piacerebbe è gustarmi in tranquillità, senza i gruppi di turisti che ci sono di giorno, le stradine strette, i profumi della stagione e la luce della sera che si riflette sul bianco dei trulli!

  • 30 Cose da fare in Italia: sorreggere la Torre di Pisa

Piazza dei Miracoli è il fulcro di Pisa, un luogo assolutamente imperdibile grazie alla presenza di quattro monumenti di particolare bellezza ed originalità: la Cattedrale, il Battistero, il Campo Santo e il Campanile (universalmente noto come Torre!).

In realtà il nome “Piazza dei Miracoli” è un appellativo popolare ed improprio che deriva dall’espressione dannunziana “Prato dei Miracoli”.

Nell’aria di Pisa deve esserci qualcosa di strano perché, non so per quale motivo,  anche la persona più seria e compassata finisce per farsi la tipica foto in cui si cerca di sorreggere la torre!

Fonte: Pixabay

Passeggiando tra gli scavi archeologici di Pompei sembra quasi che il tempo si sia fermato a quel 24 agosto del 79 d.C., quando il Vesuvio eruttò.

E’ impressionante! Lo stesso vulcano che da una parte decretò la morte di Pompei, dall’altra parte la rese immortale.

  • Passeggiare sulla spiaggia rosa dell’isola di Budelli

Non sono mai stata in Sardegna, ma ho intenzione di rimediare a questa grave mancanza!

Ho visto foto di acque caraibiche, con tutte le variazioni cromatiche del blu, ma la meta che mi incuriosisce di più è la spiaggia Rosa dell’isola di Budelli.

Si trova vicino alle Bocche di Bonifacio, nell’estremo nord della Sardegna, ed è uno dei simboli del Parco dell’Arcipelago della Maddalena.

  • 30 Cose da fare in Italia: andare alla Cascata delle Marmore

L’Umbria è ricchissima di  luoghi da scoprire, dai pittoreschi borghi medievali alla splendida natura che li circonda.

La Cascata delle Marmore nasce proprio dall’incontro tra l’ingegno umano e madre natura.  Ha un dislivello complessivo di 165 metri ed è una delle più alte d’Europa.  

  • Andare alle Isole Tremiti

Le Tremiti sono una riserva naturale marina che fa parte del Parco Nazionale del Gargano.

Hanno una ricca vegetazione, un mare incontaminato ideale per le immersioni e tanti paesini arroccati che danno l’illusione di essere in Grecia.

Il capolavoro di Vanvitelli è la residenza reale più grande al mondo per volume, ma è anche l’eterna rivale della splendida Versailles. La reggia è stata inserita tra i siti UNESCO nel 1997 ed è un luogo ricco di storia, arte e bellezza.

Il parco, con le fontane monumentali che collegano il giardino all’italiana con quello all’inglese, è uno spettacolo di grande impatto scenografico.

Fonte: Pixabay
  • 30 Cose da fare in Italia: salire la Scala dei Turchi

Si tratta di una falesia che si erge a picco sul mare lungo la costa di Realmonte, vicino a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento.

La Scala dei Turchi ha una forma ondulata e irregolare, caratterizzata da linee dolci e rotondeggianti.

Il suo nome deriva, oltre che dal particolare aspetto a gradoni, anche dalle passate incursioni da parte dei pirati saraceni.

  • Passeggiare tra i Sassi di Matera

Sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 1993 dall’UNESCO, si tratta di un luogo unico e dal fascino straordinario.

Architettonicamente presentano una serie incredibile di elementi che si sono stratificati nel tempo. Dai complessi rupestri scavati dall’uomo, alle chiese, che si alternano continuamente con fabbricati risalenti a tutte le diverse ere dell’ultimo millennio.

I Sassi di Matera sono un insieme di  grotte, ipogei, palazzotti, chiese, scalinate, ballatoi, giardini e orti tutti incastonati gli uni negli altri a formare un luogo unico e magico.

  • Visitare la Palazzina di caccia di Stupinigi

La palazzina è situata nella periferia sud-occidentale di Torino e dista circa 10 chilometri  dal suo centro storico.

Fu commissionata dai Savoia all’architetto Filippo Juvarra e venne realizzata fra il 1729 e il 1733.

Oggi fa parte del circuito delle residenze sabaude in Piemonte.

  • 30 Cose da fare in Italia: visitare i Palazzi dei Rolli a Genova

Questi splendidi palazzi prendono il loro nome dall’ “Elenco degli Alloggiamenti pubblici o Rolli”, ovvero delle liste ufficiali in cui erano inseriti i palazzi di pregio destinati ad ospitare, per estrazione a sorte, le alte personalità in transito a Genova.

Fonte: Pixabay
  • 30 Cose da fare in Italia: salpare verso l’Isola Bella

E’ situata nel lago Maggiore e fa parte del gruppo delle cosiddette Isole Borromee.

Misura 320 metri di lunghezza e 180 di larghezza ed è in gran parte occupata dal giardino all’italiana del palazzo Borromeo, che occupa la costa sud-orientale dell’isolotto.

Ci sono voluti quasi quattrocento anni di lavoro e centinaia di architetti, ingegneri, pittori ed ebanisti per trasformare uno scoglio in un luogo tra i più belli al mondo!

  • Rilassarsi nel Parco Nazionale d’Abruzzo

E’ uno dei parchi nazionali più antichi d’Italia, istituito ufficialmente l’11 gennaio 1923 e si estende, per la maggior parte, in provincia dell’Aquila. E’ un luogo suggestivo, ricco di boschi, laghi e cascate.

  • Respirare l’aria mitteleuropea di Trieste

Nel 1719 Carlo VI d’Austria dichiarò Trieste “Porto Franco” trasformando un piccolo borgo di pescatori in una grande città marittima vocata al commercio internazionale.

Trieste divenne allora la porta d’accesso all’Europa nord-orientale, ai Balcani ed al Sud, ma anche la città colta dei salotti letterari del primo Novecento, da cui provengono grandi esponenti della nostra letteratura come Italo Svevo e Umberto Saba.

  • Godersi la pioggia passeggiando sotto i portici di Bologna

I portici sono uno dei simboli di Bologna.

Sommandoli tutti, quelli del centro storico e quelli al di fuori, raggiungono circa i 53 Km.

Oltre ad essere molto suggestivi, consentono di godersi appieno la città anche nei giorni di pioggia!

Fonte: Pixabay
  • 30 Cose da fare in Italia: camminare lungo la costa dei Trabocchi

La Costa dei Trabocchi è un tratto del litorale abruzzese, corrispondente per lo più alla provincia di Chieti, caratterizzato dalla presenza di antiche macchine da pesca su palafitta, i trabocchi appunto!

  • Godersi il panorama dalla Skyway del Monte Bianco

La Skyway è la funivia che sale dal paese di Courmayeur a circa 1500 metri di quota e raggiunge i 3500 metri di Punta Helbronner arrivando direttamente nel cuore del ghiacciaio del Monte Bianco.

In molti l’hanno definita l’ottava meraviglia del mondo perché rappresenta il perfetto punto d’incontro tra il genio umano e lo spettacolo della natura.

Fonte: Pixabay
  • Passeggiare tra le sale del Palazzo Ducale di Urbino

“Federico edificò un palazzo, secondo la opinione di molti, il più bello che in tutta Italia si ritrovi; e d’ogni opportuna cosa sì ben lo fornì, che non un palazzo, ma una città in forma di palazzo esser pareva.”

Baldassarre Castiglione

Il Palazzo Ducale di Urbino è uno dei più interessanti esempi architettonici ed artistici dell’intero Rinascimento italiano ed è sede della Galleria nazionale delle Marche.

  • Visitare la Basilica dell’Addolorata di Castelpetroso

La Basilica è in stile neogotico, interamente scolpita in pietra locale.

Sorge in un luogo suggestivo, nei pressi dall’antico tratturo percorso dai pastori e dai pellegrini, incastonata tra il verde dei boschi.

  • 30 Cose da fare in Italia: entrare nella Camera degli Sposi

La Camera degli Sposi è una stanza collocata nel torrione nord-est del Castello di San Giorgio di Mantova. A renderla unica è il celebre ciclo di affreschi che ricopre le sue pareti, capolavoro di Andrea Mantegna, realizzato tra il 1465 e il 1474.

  • Visitare “Le Castella”

L’isolotto su cui sorge la fortezza di Le Castella si trova all’estremità orientale del golfo di Squillace, nell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto.

E’ collegato alla costa da un sottile lembo di terra che crea una suggestiva simbiosi scenografica tra l’architettura costruita dall’uomo e quella naturale.

  • Specchiarsi nel lago di Garda

I luoghi da visitare non mancano intorno a quello che appare, non tanto come un lago, ma come un mare circondato dalle montagne!

Il castello di Sirmione, le grotte di Catullo, l’Isola Borghese, il Vittoriale degli Italiani…

Fonte: Pixabay
  • “Vedi Napoli e poi muori”

Goethe fu il primo a sancire ufficialmente che per dire di avere avuto una vita ben vissuta si deve, almeno per una vola, passeggiare tra le strade di Napoli, lasciarsi affascinare dalla sua storia, dal suo particolarissimo “life style” e dalla sua ineguagliabile tradizione culinaria.

PS. L’ordine è soltanto casuale!

IL MONASTERO DI SABIONA

Ci sono luoghi che sembrano appartenere a un’altra dimensione, sospesi tra cielo e terra, dove il viaggio diventa qualcosa di più di una semplice visita. Il Monastero di Sabiona è uno di questi.

Chi arriva a Chiusa, uno dei borghi più affascinanti dell’Alto Adige, non può fare a meno di notare quella rupe che domina la Valle Isarco. In cima, circondato da vigneti e boschi, si trova il monastero di Sabiona, considerato uno dei luoghi spirituali più importanti del Tirolo.

La sua posizione spettacolare, la storia millenaria e il percorso che conduce fino alla sommità della collina ne fanno una meta capace di affascinare non solo i pellegrini, ma anche gli amanti della storia, della natura e del turismo lento.

La storia del Monastero di Sabiona

La storia di Sabiona affonda le sue radici in un passato molto lontano.

La collina su cui sorge il monastero fu abitata già in epoca preistorica e successivamente dai Romani, grazie alla sua posizione strategica che permetteva di controllare la Valle Isarco.

Tra il VI e il X secolo Sabiona divenne uno dei principali centri religiosi della regione e sede vescovile. Solo intorno all’anno Mille il vescovado venne trasferito a Bressanone, che da allora divenne il principale centro ecclesiastico dell’area.

Nonostante il trasferimento, Sabiona continuò a mantenere un’importanza spirituale significativa e nel corso dei secoli si sviluppò come monastero benedettino.

Ancora oggi il complesso conserva quell’atmosfera raccolta e silenziosa che invita alla riflessione e alla contemplazione.

Il sentiero che sale da Chiusa

Una parte importante dell’esperienza è rappresentata dal percorso per raggiungere il monastero.

La salita parte dal centro storico di Chiusa e si sviluppa lungo un sentiero ben segnalato che attraversa vigneti e pendii panoramici.

Lungo il percorso si incontra una suggestiva Via Crucis che accompagna il cammino fino alla sommità della collina.

Non si tratta di una passeggiata particolarmente impegnativa, ma abbastanza lunga da permettere di apprezzare il paesaggio e di entrare gradualmente nello spirito del luogo.

Ad ogni curva si aprono scorci sempre più ampi sulla Valle Isarco, sulle montagne circostanti e sui tetti di Chiusa.

Forse è proprio questo lento avvicinamento a rendere Sabiona così speciale: il monastero non si raggiunge all’improvviso, ma si conquista passo dopo passo.

Cosa vedere a Sabiona

Una volta raggiunta la cima, il visitatore si trova di fronte a un complesso religioso ricco di storia e fascino.

La Chiesa di Santa Croce

È uno degli edifici più importanti del complesso e rappresenta il cuore spirituale di Sabiona.

La sua posizione panoramica e l’atmosfera raccolta la rendono uno dei luoghi più suggestivi dell’intera visita.

La Chiesa di Nostra Signora

Più volte ampliata e modificata nel corso dei secoli, conserva elementi che raccontano le diverse fasi storiche attraversate dal monastero.

La Cappella delle Grazie

Piccola e discreta, è uno dei luoghi più raccolti dell’intero complesso e contribuisce a creare quell’atmosfera di pace che caratterizza Sabiona.

Il panorama sulla Valle Isarco

Anche chi non è particolarmente interessato alla storia religiosa troverà una ragione per salire fin quassù.

Dalla collina di Sabiona si gode infatti uno dei panorami più belli della Valle Isarco. Le montagne, i vigneti e il borgo di Chiusa si fondono in un paesaggio che cambia volto con il passare delle stagioni.

Perché visitare Sabiona

Sabiona non è una meta che colpisce per la grandiosità dei monumenti o per la quantità di attrazioni.

Il suo fascino è più sottile.

È un luogo che invita a rallentare, a camminare e ad osservare. Un luogo in cui il viaggio conta quanto la destinazione.

Per questo motivo rappresenta una tappa ideale per chi ama il turismo lento e desidera scoprire l’Alto Adige attraverso luoghi meno conosciuti ma profondamente autentici.

Consigli pratici per la visita

Quanto tempo serve?

Per visitare Sabiona è consigliabile dedicare almeno mezza giornata, considerando anche il tempo necessario per la salita e la discesa.

Quando andare?

Ogni stagione offre prospettive diverse.

La primavera regala colori vivaci e temperature piacevoli, mentre l’autunno è probabilmente il periodo più suggestivo grazie ai vigneti che circondano la collina e alle tonalità calde del foliage.

Come arrivare?

Il punto di partenza più comodo è il centro storico di Chiusa, facilmente raggiungibile in auto o in treno.

Da qui il monastero si raggiunge esclusivamente a piedi attraverso il sentiero panoramico.

Cosa abbinare alla visita?

Sabiona si inserisce perfettamente in un itinerario alla scoperta della Valle Isarco.

Dopo la visita si può passeggiare nel borgo di Chiusa oppure proseguire verso Bressanone, una delle città più eleganti dell’Alto Adige.

Un luogo da raggiungere lentamente

In un mondo che ci spinge continuamente ad accelerare, Sabiona sembra suggerire l’esatto contrario.

Qui il cammino fa parte dell’esperienza, il silenzio ha ancora un valore e il panorama invita a fermarsi qualche minuto in più.

Forse è proprio questo il segreto del suo fascino: il Monastero di Sabiona non si limita a essere visitato, ma chiede di essere raggiunto lentamente, lasciando che il viaggio diventi parte integrante della scoperta.