IL PALAZZO DI DIOCLEZIANO A SPALATO

Ci sono città che custodiscono un monumento. E poi ci sono città che, più semplicemente, abitano dentro un monumento. Spalato appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Il suo centro storico, infatti, non è soltanto sorto accanto a un’antica residenza imperiale: si è sviluppato dentro il Palazzo di Diocleziano, trasformando quello che un tempo era il rifugio di un imperatore romano in una delle architetture più vive e sorprendenti d’Europa.

Visitare il Palazzo di Diocleziano a Spalato significa entrare in un luogo che non si lascia ridurre alla definizione di “palazzo” nel senso più consueto del termine. Qui non ci si trova davanti a una reggia da osservare dall’esterno, con sale perfettamente musealizzate e percorsi lineari. Al contrario, il palazzo è una piccola città di pietra affacciata sull’Adriatico, fatta di cortili, vicoli, colonne, scale, botteghe, case, caffè e chiese nate sulle fondamenta dell’antica residenza imperiale. È un luogo in cui il passato non è semplicemente conservato: è stato inglobato nella vita quotidiana, con una naturalezza quasi disarmante.

E forse è proprio questo il fascino più grande del complesso voluto da Diocleziano tra la fine del III e l’inizio del IV secolo: la sua capacità di essere, allo stesso tempo, rovina romana, cuore medievale, scenografia veneziana e salotto urbano contemporaneo. Si passa sotto archi antichi per raggiungere un ristorante, si attraversa il Peristilio per arrivare alla cattedrale, si scende nei sotterranei per ritrovare l’impianto originario del palazzo e si sale sul campanile per guardare dall’alto una città che, da secoli, continua a vivere dentro il suo monumento più celebre.

In questo articolo ti porto alla scoperta del Palazzo di Diocleziano di Spalato: vedremo la sua storiacosa visitare gratis e cosa vedere con biglietto, quali sono i luoghi più interessanti del complesso e qualche consiglio pratico per organizzare la visita senza perdersi il meglio.

Palazzo di Diocleziano foto di Viaggiastorie

Palazzo di Diocleziano a Spalato: un palazzo o una città?

Per capire davvero il Palazzo di Diocleziano bisogna partire da un dato semplice: non nacque come un palazzo di rappresentanza, ma come una grande residenza fortificata destinata al ritiro dell’imperatore.

Diocleziano, salito al trono nel 284 d.C. e ricordato per aver riformato profondamente l’Impero romano, era originario della Dalmazia. Quando decise di abdicare — evento già di per sé eccezionale per un imperatore romano — fece costruire sulla costa adriatica una residenza monumentale dove trascorrere gli ultimi anni della sua vita, lontano da Roma, ma non dalle proprie radici. Il luogo scelto era perfetto: una baia affacciata sul mare, protetta alle spalle dalle montagne e vicina alla grande città romana di Salona.

Il risultato fu un complesso vastissimo, costruito tra il III e il IV secolo, che univa la monumentalità di una villa imperiale alla struttura difensiva di un castrum romano. Il palazzo aveva infatti una pianta rettangolare, mura possenti, torri, accessi controllati e un’organizzazione interna estremamente razionale. Una parte era riservata agli appartamenti imperiali e agli spazi di rappresentanza; un’altra ospitava funzioni militari, di servizio e probabilmente residenziali per soldati e personale.

Con il passare dei secoli, però, il destino del palazzo cambiò. Dopo il crollo della vicina Salona, molti abitanti si rifugiarono all’interno delle sue mura, trasformandolo progressivamente in un nucleo urbano vero e proprio. Templi pagani divennero edifici cristiani, gli spazi imperiali furono riutilizzati, le antiche strutture romane vennero inglobate in case medievali, palazzi, botteghe e chiese. Così il Palazzo di Diocleziano smise di essere soltanto una residenza antica per diventare il cuore stesso di Spalato.

Oggi, passeggiando nel centro storico, si ha continuamente la sensazione di trovarsi in un luogo doppio: da una parte una città dalmata viva e luminosa, dall’altra un enorme organismo romano ancora riconoscibile sotto le stratificazioni dei secoli. È proprio questa sovrapposizione a renderlo unico.

Un po’ di storia: il sogno adriatico dell’imperatore Diocleziano

Diocleziano fu uno degli imperatori più importanti della tarda antichità. A lui si deve la Tetrarchia, il sistema politico pensato per governare un impero ormai troppo vasto e complesso per essere amministrato da un solo sovrano. Ma se la sua figura storica è legata alle riforme politiche, militari e fiscali, a Spalato il suo nome resta indissolubilmente associato a questo palazzo che, in fondo, racconta anche una scelta personale: quella del ritiro.

La costruzione del complesso risale verosimilmente agli anni compresi tra il 295 e il 305 d.C. e doveva rispondere a un duplice obiettivo. Da un lato offrire all’imperatore una residenza degna del suo rango, con appartamenti, corti monumentali, spazi cerimoniali e un mausoleo destinato ad accoglierne le spoglie. Dall’altro garantire protezione, controllo e autosufficienza, come dimostrano le mura fortificate e l’impostazione quasi militare della struttura.

Il palazzo, in effetti, è una costruzione ibrida e per questo affascinante. Non è una semplice villa marittima, né una fortezza in senso stretto. È un edificio che combina elementi differenti: il lusso della residenza imperiale, la sacralità del mausoleo e dei templi, l’efficienza del castrum e la praticità di una macchina architettonica pensata per funzionare in modo autonomo.

Dopo la morte di Diocleziano, il complesso continuò a essere utilizzato e trasformato. Ma la vera svolta arrivò tra il VI e il VII secolo, quando le invasioni e il declino di Salona spinsero gli abitanti della zona a cercare rifugio entro le mura del palazzo. Fu allora che gli spazi dell’antica residenza cambiarono funzione: il mausoleo dell’imperatore divenne la cattedrale di San Doimo, il tempio di Giove fu trasformato in battistero, gli ambienti sotterranei e le gallerie vennero adattati a nuovi usi, mentre case e botteghe iniziarono a occupare gli spazi interni.

È da questa lunga trasformazione che nasce la Spalato di oggi: una città in cui il tessuto urbano medievale, rinascimentale e veneziano si è letteralmente innestato su una matrice romana. Non stupisce, quindi, che il centro storico e il Palazzo di Diocleziano siano stati riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.

Cosa vedere nel Palazzo di Diocleziano

Visitare il Palazzo di Diocleziano non significa seguire un itinerario chiuso dentro un singolo edificio. Piuttosto, vuol dire attraversare una serie di luoghi collegati tra loro, alcuni liberamente accessibili, altri visitabili con biglietto. Per orientarsi meglio, conviene distinguere tra gli spazi gratuiti del complesso e gli ambienti monumentali a pagamento.

Il Peristilio, il cuore scenografico del palazzo

Se c’è un luogo che sintetizza l’anima del Palazzo di Diocleziano, questo è il Peristilio. Era il grande cortile monumentale della residenza imperiale, il punto di passaggio e di rappresentanza che collegava gli appartamenti dell’imperatore agli edifici sacri. Ancora oggi conserva una forza scenografica notevole: colonne, arcate, gradinate e frammenti di architettura romana convivono con la facciata della cattedrale e con il campanile che svetta poco distante.

Palazzo di Diocleziano foto di Viaggiastorie

È uno di quei luoghi in cui conviene fermarsi qualche minuto in più. Di giorno, quando il sole chiaro della Dalmazia accende la pietra, il Peristilio restituisce tutta la sua compostezza classica; la sera, invece, si trasforma quasi in un salotto all’aperto, con i gradini occupati da viaggiatori e abitanti, musicisti di strada e tavolini che si affacciano su secoli di storia.

Per chi ama le curiosità pop, c’è anche un dettaglio interessante: il Peristilio e alcune aree del palazzo sono stati usati come location per Game of Thrones, a conferma di quanto questi spazi abbiano una qualità scenografica quasi cinematografica. Ma al di là della serie, è difficile non restare colpiti da questo luogo che continua a essere il vero fulcro della vita del centro storico.

Le quattro porte del palazzo

Il Palazzo di Diocleziano era accessibile attraverso quattro porte monumentali, corrispondenti ai punti cardinali, che ancora oggi aiutano a leggere l’impianto originario del complesso.

La più celebre è probabilmente la Porta Aurea, sul lato nord, che in epoca romana costituiva l’ingresso principale al palazzo dalla terraferma. È una delle più scenografiche e conserva ancora una presenza solenne, anche se il contesto urbano circostante è cambiato nel corso dei secoli.

Sul lato orientale si trova la Porta Argentea, mentre a ovest si apre la Porta Ferrea, oggi una delle più frequentate perché immette direttamente verso alcune delle zone più vive del centro storico. Infine, sul lato sud, affacciata un tempo direttamente sul mare, si trova la Porta Aenea o Porta di Bronzo, collegata ai sotterranei e al lungomare della Riva.

Attraversarle è uno dei modi migliori per percepire il palazzo non come un monumento isolato, ma come una vera struttura urbana. Sono passaggi antichi ancora perfettamente integrati nella città contemporanea: porte romane che oggi introducono a vicoli, piazzette, negozi e scorci di vita quotidiana.

I sotterranei del Palazzo di Diocleziano

Tra gli ambienti più suggestivi del complesso ci sono senza dubbio i sotterranei del Palazzo di Diocleziano, spesso chiamati anche cantine o substructures. Se il palazzo in superficie è stato trasformato, riadattato e abitato nei secoli, i sotterranei permettono invece di intuire con maggiore chiarezza l’impianto originario della residenza imperiale.

Palazzo di Diocleziano foto di Viaggiastorie

Questi ambienti si trovano sotto gli appartamenti di Diocleziano e ne rispecchiano in parte la disposizione. Camminare tra volte, corridoi e grandi sale in pietra è utile non soltanto per l’atmosfera, ma anche per capire come fosse organizzato il piano nobile del palazzo. In questo senso, i sotterranei sono una tappa quasi imprescindibile: aiutano a ricomporre il disegno dell’intero complesso e a leggere ciò che in superficie, inevitabilmente, è stato trasformato dal tempo.

La Cattedrale di San Doimo, dal mausoleo dell’imperatore a chiesa cristiana

Uno degli aspetti più sorprendenti del Palazzo di Diocleziano è la capacità di raccontare, attraverso le sue pietre, il passaggio dal mondo romano a quello cristiano e medievale. Nessun luogo lo mostra meglio della Cattedrale di San Doimo (Sveti Duje), ricavata dal mausoleo di Diocleziano.

Il paradosso storico è noto e affascinante: l’imperatore che fu tra i protagonisti delle persecuzioni contro i cristiani finì per avere il proprio mausoleo trasformato in una cattedrale dedicata a un santo martire, Domnio, vescovo di Salona. È una di quelle ironie della storia che sembrano scritte apposta per ricordarci quanto i monumenti cambino significato nel corso del tempo.

Dal punto di vista architettonico, la cattedrale è uno dei luoghi più interessanti di Spalato. All’esterno colpisce per il dialogo tra la struttura antica e gli interventi successivi; all’interno, invece, si percepisce chiaramente la stratificazione dei secoli, con elementi romanici, medievali e barocchi che si sovrappongono all’impianto originario del mausoleo.

Anche chi non è particolarmente attratto dall’arte sacra dovrebbe entrare: più che una semplice chiesa, è un frammento di storia europea condensato in pochi metri, dove l’eredità di Roma, il cristianesimo medievale e la lunga vita urbana di Spalato si intrecciano in modo quasi perfetto.

Il campanile: la vista più bella sul centro storico di Spalato

Accanto alla cattedrale si alza il campanile di San Doimo, uno dei simboli più riconoscibili dello skyline di Spalato. Salire fin lassù richiede un minimo di impegno — soprattutto nelle giornate più calde — ma la ricompensa è notevole.

Dall’alto, infatti, si capisce davvero la struttura del palazzo e il suo rapporto con la città: si vedono le mura, i tetti del centro storico, il Peristilio, il porto, il lungomare della Riva e, sullo sfondo, il profilo delle montagne. È uno di quei punti panoramici che non servono solo a scattare una bella foto, ma aiutano a mettere ordine nelle proporzioni e nella geografia del luogo.

Se stai visitando Spalato per la prima volta, il campanile è anche un ottimo modo per orientarti e per renderti conto di quanto il Palazzo di Diocleziano sia ancora il centro pulsante della città.

Il Tempio di Giove e il Battistero

Tra gli edifici religiosi del complesso merita una sosta anche il Tempio di Giove, uno dei templi romani meglio conservati dell’area, trasformato in epoca cristiana in battistero. Le dimensioni non sono enormi, ma proprio per questo il luogo conserva un fascino raccolto e quasi silenzioso, soprattutto se visitato nelle ore meno affollate.

Anche qui il punto interessante non è solo l’edificio in sé, ma il suo significato storico: il passaggio da tempio pagano a spazio cristiano racconta in modo molto concreto la metamorfosi del palazzo e, più in generale, del Mediterraneo tardoantico. In pochi passi ci si trova davanti a secoli di trasformazioni religiose, politiche e culturali che hanno lasciato tracce tangibili nella pietra.

Museo, cripta e altri ambienti visitabili

A seconda del biglietto scelto, la visita al Palazzo di Diocleziano può includere anche altri spazi, come la cripta, alcuni ambienti museali e i diversi monumenti collegati al complesso episcopale e alla cattedrale. Sono luoghi che, presi singolarmente, possono sembrare meno spettacolari del Peristilio o dei sotterranei, ma che contribuiscono a completare il racconto del palazzo, soprattutto se ti interessa comprendere la sua evoluzione storica.

Il mio consiglio è semplice: se hai poco tempo, concentrati su Peristilio, sotterranei, cattedrale e campanile, che sono le tappe più significative per cogliere l’essenza del complesso. Se invece hai a disposizione una mezza giornata abbondante e ti piace visitare con calma, vale la pena considerare un biglietto più completo.

Cosa si visita gratis nel Palazzo di Diocleziano

Una delle buone notizie per chi visita Spalato è che una parte importante del Palazzo di Diocleziano si può vedere gratuitamente. E non si tratta di dettagli marginali: anzi, alcuni degli spazi più belli e iconici del complesso sono liberamente accessibili perché fanno parte del tessuto urbano del centro storico.

In particolare, puoi visitare gratis:

  • il Peristilio, almeno nella sua fruizione come spazio aperto;
  • le quattro porte storiche del palazzo;
  • molti vicoli, cortili e passaggi interni che coincidono con le antiche strutture romane.

Cosa vedere con biglietto nel Palazzo di Diocleziano

Per approfondire la visita, però, conviene mettere in conto almeno un ingresso a pagamento. Sono visitabili con biglietto:

  • i sotterranei del Palazzo di Diocleziano;
  • la Cattedrale di San Doimo;
  • il campanile;
  • la cripta;
  • il battistero / Tempio di Giove;
  • spazi museali.

Consigli pratici per visitare il Palazzo di Diocleziano

Palazzo di Diocleziano foto di Viaggiastorie

Dedica almeno mezza giornata alla visita

Se il tuo obiettivo non è soltanto “vedere il Peristilio e fare una foto”, ma capire davvero il Palazzo di Diocleziano, ti consiglio di dedicargli almeno mezza giornata. Il bello di questo luogo è che non si esaurisce in un singolo monumento: richiede un po’ di tempo per essere attraversato, osservato, compreso.

Meglio la mattina presto o il tardo pomeriggio

Spalato, soprattutto in alta stagione, può essere molto affollata e piuttosto calda. Se vuoi goderti il centro storico con una luce bellissima e un’atmosfera più distesa, punta sulla mattina presto oppure sul tardo pomeriggio. Le ore centrali sono perfette per visitare gli interni a pagamento, come i sotterranei, la cattedrale o il battistero.

Non limitarti al “monumento”: guarda il palazzo come una città

È il consiglio forse più importante. Il Palazzo di Diocleziano non va visitato con l’atteggiamento di chi entra in un museo e cerca una sequenza ordinata di sale. Va piuttosto vissuto come un organismo urbano, lasciandosi guidare anche dai dettagli: un arco romano inglobato in una casa, un cortile silenzioso dietro una via affollata, una colonna antica accanto a una bottega.

Valuta un biglietto combinato

Se ti interessano storia e architettura, il biglietto cumulativo è spesso la scelta più sensata. Visitare solo uno degli ambienti a pagamento rischia di darti un’idea parziale del complesso; mettere insieme sotterranei, cattedrale, battistero e campanile, invece, restituisce una visione più completa.

Perché visitare il Palazzo di Diocleziano

Ci sono luoghi che colpiscono per la loro bellezza, altri per il loro valore storico. Il Palazzo di Diocleziano a Spalato riesce in qualcosa di più raro: unisce entrambe le dimensioni e, in più, conserva una qualità che non si può progettare a tavolino, cioè la vita.

Non è una rovina isolata né un monumento imbalsamato. È un palazzo romano che nel corso dei secoli è diventato città, piazza, quartiere, cattedrale, passaggio, casa, sfondo di una quotidianità che continua. Forse è per questo che visitarlo lascia un’impressione così forte: perché qui la storia non è disposta in ordine dietro una vetrina, ma si mescola al presente in modo continuo, naturale, quasi ostinato.

E in fondo Spalato è tutta qui, nel suo monumento più celebre: una città mediterranea luminosa e stratificata, che ha imparato a vivere dentro la propria memoria senza farne un mausoleo.

Da leggere anche su ViaggiaStorie

Se stai organizzando un viaggio in Dalmazia, questo articolo sul Palazzo di Diocleziano si collega perfettamente alla guida generale dedicata a Spalato, con idee su cosa vedere in città, passeggiate sul lungomare, scorci del centro storico e spunti per esplorare i dintorni.

COSA VEDERE A SPALATO

Cosa vedere a Spalato: un itinerario tra storia romana, mare e cultura dalmata.

A prima vista Spalato è una vivace città affacciata sull’Adriatico, punto di partenza per le isole della Dalmazia. Ma basta oltrepassare una porta in pietra per ritrovarsi all’interno di un palazzo romano abitato da quasi diciassette secoli. Qui il passato non è confinato nei musei: convive con caffetterie, appartamenti, botteghe e piazze animate fino a tarda sera.

Fondata attorno al monumentale palazzo fatto costruire dall’imperatore Diocleziano, Spalato conserva un equilibrio raro tra patrimonio storico e vita quotidiana. È una città che invita a rallentare, a perdersi tra vicoli di marmo, a concedersi una passeggiata sul lungomare e, magari, a concludere la giornata guardando il sole tramontare sul porto.

In questa guida scopriamo cosa vedere a Spalato, con un itinerario tra i suoi luoghi simbolo e qualche suggerimento per esplorare anche i dintorni.

Perché vedere Spalato

Spalato è la seconda città della Croazia e il cuore della Dalmazia.

Negli ultimi anni è diventata una delle destinazioni più richieste dell’Adriatico, ma riesce ancora a conservare un’identità autentica. La sua forza sta proprio nel contrasto tra l’imponenza della storia romana e la leggerezza della vita mediterranea: il profumo del mare si mescola alle antiche mura, mentre i tavolini dei locali occupano gli stessi spazi dove un tempo passeggiavano soldati e dignitari imperiali.

Cosa vedere a Spalato - Foto di Viaggiastorie

Non è un caso che il centro storico sia stato inserito tra i patrimoni UNESCO.

Cosa vedere a Spalato: Il Palazzo di Diocleziano

Ogni visita a Spalato comincia inevitabilmente qui.

Più che un palazzo, quello costruito tra il III e il IV secolo d.C. è una vera città nella città. Quando l’imperatore Diocleziano decise di ritirarsi dalla vita politica, scelse proprio questo tratto di costa per costruire la propria residenza.

Oggi, a quasi millesettecento anni di distanza, le sue mura racchiudono case, ristoranti, negozi, cortili e chiese. Camminare tra queste strade significa attraversare uno dei complessi romani meglio conservati al mondo.

Il Peristilio

Il vero salotto della città è il Peristilio.

Questa elegante piazza colonnata era il centro cerimoniale del palazzo imperiale. Ancora oggi conserva un fascino straordinario, soprattutto nelle prime ore del mattino o al tramonto, quando la pietra calcarea assume sfumature dorate.

Cosa vedere a Spalato - Foto di Viaggiastorie

Sedersi sui gradini del Peristilio è quasi un rito. Musicisti di strada, visitatori e abitanti del posto condividono lo stesso spazio, trasformando un’antica piazza romana in uno dei luoghi più vivi della città.

La Cattedrale di San Doimo

Accanto al Peristilio si trova la Cattedrale di San Doimo, costruita all’interno dell’antico mausoleo di Diocleziano.

È uno dei paradossi più affascinanti della storia: il sepolcro dell’imperatore che perseguitò i cristiani è diventato, nei secoli successivi, una chiesa dedicata proprio a uno dei martiri delle persecuzioni.

Vale la pena salire anche sul campanile, da cui si gode una delle viste più belle sui tetti di Spalato e sul mare Adriatico.

Cosa vedere a Spalato: le porte della città

Il Palazzo di Diocleziano è delimitato da quattro porte monumentali.

La Porta Aurea è la più famosa ed era l’ingresso principale riservato all’imperatore. Poco distante si trova la grande statua di Gregorio di Nin: secondo la tradizione, toccarne l’alluce porterebbe fortuna.

Le altre porte — Argentea, Ferrea e Aenea — permettono di scoprire angoli meno frequentati ma altrettanto suggestivi del centro storico.

La Riva, il lungomare di Spalato

Dopo aver esplorato il centro storico, basta percorrere pochi metri per ritrovarsi sulla Riva.

Il lungomare è il luogo dove Spalato mostra il suo volto più contemporaneo. Palme, locali all’aperto, gelaterie e ristoranti accompagnano una passeggiata con vista sul porto e sulle isole della Dalmazia.

Qui il ritmo cambia: nessuno sembra avere fretta.

Il mercato di Pazar

Se volete osservare la città nella sua quotidianità, fate un salto al mercato di Pazar.

Frutta, verdura, formaggi, miele, lavanda e prodotti locali raccontano una Croazia genuina, lontana dagli itinerari più turistici.

È anche il posto ideale per acquistare qualche souvenir gastronomico.

Il Parco Marjan

Quando il centro storico comincia ad affollarsi, il Parco Marjan diventa il rifugio perfetto.

Questo promontorio verde offre sentieri panoramici, pinete e punti di osservazione da cui ammirare tutta la città.

È il luogo ideale per una passeggiata o per raggiungere alcune delle spiagge più tranquille di Spalato.

Cosa vedere a Spalato: Le spiagge

Anche se Spalato viene scelta soprattutto per il suo patrimonio storico, il mare è parte integrante dell’esperienza.

La spiaggia di Bačvice è la più famosa, vivace e facilmente raggiungibile dal centro.

Chi preferisce luoghi più tranquilli può invece dirigersi verso le calette del Marjan.

Escursioni da Spalato

Uno dei grandi vantaggi di soggiornare a Spalato è la possibilità di esplorare facilmente la Dalmazia.

Cosa vedere a Spalato - Foto di Viaggiastorie

Tra le escursioni più interessanti ci sono:

  • Hvar, una delle isole più eleganti della Croazia;
  • Trogir, piccolo gioiello medievale patrimonio UNESCO;
  • la Fortezza di Klis, famosa anche per essere stata uno dei set di Game of Thrones;
  • Salona, l’antica capitale romana della Dalmazia.

Cosa vedere a Spalato: Consigli pratici

Quando andare?
Maggio, giugno e settembre sono probabilmente i mesi migliori: il clima è piacevole e le folle sono più contenute rispetto all’alta stagione.

Come muoversi?
Il centro storico si visita esclusivamente a piedi. Per raggiungere le isole partono numerosi traghetti dal porto cittadino.

Dove dormire?
Soggiornare all’interno o nelle immediate vicinanze del Palazzo di Diocleziano permette di vivere l’atmosfera della città anche nelle ore serali.

Spalato sorprende perché riesce a essere molte città in una. È una destinazione balneare, una città romana, un porto affacciato sull’Adriatico e una porta d’accesso alle isole della Dalmazia.

Forse è proprio questo il suo segreto: non imporsi mai con effetti speciali, ma conquistare passo dopo passo, tra un vicolo di pietra, un caffè affacciato sulla Riva e il silenzio senza tempo del Palazzo di Diocleziano.

Una volta ripartiti, ci si accorge che il ricordo più vivido non è un singolo monumento, ma quell’atmosfera tutta dalmata che rende Spalato una città da vivere, prima ancora che da visitare.

PARCHI E GIARDINI DI ATENE

Se stai pensando di visitare Atene, può essere utile sapere qualcosa in più sui suoi parchi e giardini.

Queste oasi verdi nel cuore della città, infatti, sono l’ideale per prendersi una pausa dal trambusto urbano e rilassarsi tra le visite ai principali monumenti.

Quindi se vuoi concederti una passeggiata rilassante, lontano dal caos delle vie più centrali, non hai che l’imbarazzo della scelta!

La collina di Filopappo, i Giardini Nazionali ed il monte Licabetto offrono la possibilità di immergersi nel verde e godersi Atene da una diversa prospettiva.

PARCHI E GIARDINI DI ATENE: LA COLLINA DI FILOPAPPO

Secondo Plutarco la Collina di Filopappo (detta anche Collina delle Muse) fu il teatro dello scontro tra Teseo e le Amazzoni.

Al di là dei miti, di sicuro questo luogo fu abitato fin dalla preistoria e presenta interessanti rovine archeologiche.

Accedendo da via Dionysiou Areopagitou troverai un percorso lastricato che, per prima cosa, ti porterà alla cinquecentesca chiesetta di “San Demetrio del cannone”. Il nome della chiesa è dovuto ad un evento miracoloso: un gruppo di cristiani venne salvato da un fulmine che colpì il soldato turco che stava per ucciderli con un colpo di cannone.

Proseguendo sul sentiero troverai un labirinto di nicchie scavate nella roccia, tradizionalmente considerate la prigione di Socrate.

Al termine della scalinata ci sono i ruderi del Santuario delle Muse dove, tuttora, gli artisti depongono offerte!

Sulla cima della collina, invece, c’è il monumento costruito in onore del console romano Giulio Antioco Filopappo.

La collina di Filopappo, inoltre, è un magnifico punto di osservazione panoramica sia sull’Acropoli che sull’Attica, quindi non dimenticare la macchina fotografica!

I GIARDINI NAZIONALI

Il giardino, creato nel 1839 per volere della regina Amalia, fu aperto al pubblico soltanto nel 1923, con il nome di “Giardino Nazionale”.

E’ una vera e propria oasi verde nel cuore della città, vicinissimo al palazzo del Parlamento ed a piazza Syntagma.

Ha una superficie di oltre 160.000 metri quadrati ed accoglie più di 500 diversi tipi di piante e fiori. 

L’architetto dei giardini Friedrich Schimdt, infatti, viaggiò per tutto il mondo alla ricerca delle specie più rare ed esotiche, aiutato anche dalle forze navali greche.

IL MONTE LICABETTO

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Fonte: Unsplash

Il monte Licabetto, il cui nome significa letteralmente “la collina dei lupi”, si eleva per 272 metri sul livello del mare ed è il punto più alto di Atene. La città lo circonda completamente, facendolo apparire come una macchia verde tra il bianco dei suoi edifici.

Secondo la mitologia, la dea Atena, volendo che il suo tempio fosse più vicino al cielo, prese un’enorme roccia per posarla sulla collina dell’Acropoli. Però, mentre la stava trasportando, ricevette una notizia che la sorprese e la fece distrarre. Così la roccia le scivolò e cadde su Atene formando il monte Licabetto.

La base della collina è circondata da un bosco di pini, mentre sulla vetta si trovano la Cappella di San Giorgio, un teatro ed un ristorante.

La cima, da cui si gode uno splendido panorama sulla città, può essere raggiunta a piedi, percorrendo le ombreggiate stradine che serpeggiano tra i pini, oppure con la funicolare che parte da Kolonaki.

Per altre idee su cosa visitare in Grecia leggi anche:

L’ACROPOLI DI ATENE – COSA VISITARE

L’Acropoli è il simbolo della città di Atene e dell’intera Grecia.

Immortale testimonianza della grandezza della civiltà classica e punto di riferimento della cultura greca.

Una visita alla città alta è imperdibile per chiunque visiti la capitale greca.

L’Acropoli sorge sulla collina sacra che domina Atene dall’alto. E’ il più grande complesso architettonico giunto fino a noi dall’antica Grecia.

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Fonte: Pixabay

Fu Pericle a volere la sua costruzione nel V secolo a. C. in un’area dove, già nei secoli precedenti, erano stati edificati palazzi e luoghi di culto.

Nel corso del tempo l’Acropoli ha subito numerosi danni e spoliazioni.

Inizialmente i bizantini convertirono i templi in chiese e ne saccheggiarono i tesori.

Poi, quando nel 1456 Atene fu conquistata dai turchi, il sito divenne una moschea e l’Eretteo fu utilizzato come harem.

In ogni caso l’episodio che danneggiò di più l’Acropoli avvenne nel 1687 quando il Partenone, usato dai turchi come deposito per la polvere da sparo, esplose letteralmente sotto l’assedio dell’esercito veneziano. Infine, nel XIX secolo, Lord Elgin, ambasciatore del re d’Inghilterra, contribuì alle spoliazioni portando in patria numerosi marmi per esporli al British Museum.

Oggi l’Acropoli è patrimonio mondiale dell’Unesco.

Salendo verso la città alta il colpo d’occhio è spettacolare: monumenti millenari che si fondono armoniosamente con la natura circostante mentre, tutt’intorno, si estende Atene, bianca e immensa.

Vediamo quali sono i siti principali che puoi visitare nell’area dell’acropoli.

L’ODEON DI ERODE ATTICO

L’Odeon, che si trova alla base dell’Acropoli, venne costruito da Erode Attico nel 161 d. C., in memoria della moglie Regilla.

E’ composto da 32 file di gradoni, può ospitare fino a 6 mila persone ed è uno dei teatri funzionanti più antichi del mondo. 

Ancora oggi, infatti, viene utilizzato per mettere in scena emozionanti spettacoli teatrali e musicali ed è la sede principale del Festival di Atene-Epidauro.

L’INGRESSO DELL’ACROPOLI: I PROPILEI

I Propilei rappresentano l’accesso monumentale dell’Acropoli.

L’ingresso, composto da un corpo centrale e due ali laterali, venne progettato dall’architetto Mnesicle e costruito tra il 437 e 432 a.C., quando la sua realizzazione venne interrotta a causa della guerra del Peloponneso.

Le ali indipendenti rappresentano la parte incompiuta del progetto originale: nella parte settentrionale si trova la Pinacoteca,  progettata per essere una galleria d’arte e un luogo per i banchetti, mentre a sud si trova un semplice portico.

IL TEMPIO DI ATENA NIKE

Questo tempio, con i suoi 27 metri di lunghezza e i 18 di larghezza, è la struttura più piccola dell’Acropoli.

Sorge parte sud-ovest, su uno sperone roccioso vicino ai Propilei. 

Il tempio, costruito nel 420 a. C. dall’architetto Callicrate, ospitava la statua lignea della Apteros Nike (la Vittoria senza ali).

La dea era rappresentata così per una questione scaramantica. Secondo la tradizione, infatti, una volta privata delle sue ali, la dea non avrebbe più potuto lasciare Atene che, dunque, sarebbe stata per sempre vittoriosa.

IL SIMBOLO DELL’ACROPOLI: IL PARTENONE

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Fonte: Pixabay

Il Partenone fu progettato da Ictino e Callicrate per essere il monumento principale dell’Acropoli.

Venne terminato nel 438 a.C., giusto in tempo per le Grandi Feste Panatenaiche.

Il tempio conteneva una delle meraviglie del mondo antico: la statua crisoelefantina di Atena.

Progettata da Fidia (il Michelangelo dell’epoca!) e terminata nel 432 a.C., si ergeva per 12 metri ed era rivestita d’oro. Il volto e le mani erano d’avorio e gli occhi di pietre preziose.

Nel 426 d.C. la statua venne portata a Costantinopoli e se ne persero le tracce!

L’ERETTEO

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L’Eretteo sorge nel luogo più sacro dell’Acropoli, quello in cui Poseidone ed Atena si sfidarono per il dominio sulla città di Atene.

E’ un capolavoro dell’architettura ionica, reso celebre dal Portico delle Cariatidi, la loggia meridionale sostenuta da 6 maestose statue di donne.

Il tempio ha una pianta asimmetrica, dovuta al terreno irregolare su cui sorge. La sua costruzione iniziò nel 420 a. C., in piena guerra del Peloponneso, per essere terminata nel 406 a. C..

IL TEATRO DI DIONISO

Il teatro, costruito inizialmente in legno, era il fulcro delle celebrazioni delle Grandi Dionisie che si svolgevano ogni anno ad Atene, tra il 10 ed il 14 del mese di Elafebolione del calendario attico, corrispondente ai nostri mesi di marzo ed aprile.

Queste celebrazioni erano dedicate al dio Dioniso e prevedevano la messa in scena rappresentazioni teatrali sia tragiche che comiche. Si trattava di rappresentazioni di tipo competitivo, con tanto di giuria e classifica finale.

Qui sono state rappresentate per la prima volta le commedie di Aristofane, oltre che le tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide.

Nei pressi del teatro alcuni gradini conducono al Santuario di Asclepio, costruito intorno ad una sorgente sacra e dedicato al dio della medicina. Il culto di Asclepio fu introdotto ad Atene nel 429 a. C. mentre in città infuriava un’epidemia di peste.

IL MUSEO DELL’ACROPOLI

Il Museo si trova nel quartiere di Makryianni, a circa un chilometro di distanza dal Partenone.

Questo moderno edificio, inaugurato nel 2009, ospita circa 8 mila metri quadrati di esposizione.

Le opere, soprattutto sculture, raccontano la vita sull’Acropoli dalla preistoria fino alla tarda antichità.  

Al terzo piano si trova la sala dedicata al Partenone dove sono esposte le sculture ed il fregio riportati in Grecia dell’Inghilterra, dopo il saccheggio di sir Elgin.

Per altre idee su cosa vistare in Grecia leggi anche:

COSA VISITARE AD ATENE E DINTORNI

Atene è una città affascinante e misteriosa. Patria della filosofia e della democrazia, dell’arte e del teatro.

Le sue origini ed il suo stesso nome sono legate al mito che attribuisce l’edificazione della città alla dea Atena.

Ma Atene non è solo storia e mitologia, è anche una città vivace e moderna che, in occasione delle Olimpiadi del 2004, ha saputo rinnovarsi e diventare ancora più bella. 

Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta della capitale greca, delle sue strade intrise di storia e dei suoi monumenti che parlano di un glorioso passato.

L’ACROPOLI DI ATENE

L’Acropoli è il simbolo di Atene.

Domina la città dall’alto ed è visibile praticamente ovunque!

L’ingresso principale si trova in Dionysiou Areopagitou.

I suoi monumenti più importanti sono: il Partenone, i Propilei, l’Eretteo, il tempio di Atena Nike, il teatro di Dioniso, l’Odeon di Erode Attico ed il Museo dell’Acropoli.

Per completare la visita non puoi perderti il Museo dell’Acropoli che sorge proprio alle sue pendici.

E’ una struttura vasta e moderna che ospita i tesori rinvenuti nel sito. La maggior parte delle statue dell’Acropoli, infatti, sono delle riproduzioni in gesso, le originali sono conservate nel museo!

Per saperne di più leggi anche: L’ACROPOLI DI ATENE – COSA VISITARE

IL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE

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Il Museo Archeologico Nazionale è uno dei più importanti al mondo ed espone la più ricca e preziosa collezione di antichità greche esistente!

Visitare il museo richiede molto tempo, basta considerare che dispone di ben 8000 mq di spazio espositivo! Comunque i reperti principali possono essere visti in circa mezza giornata.

Questo immenso palazzo neoclassico del XIX secolo conserva tesori che illustrano la storia e l’arte greca dal Neolitico all’Età Classica.

La favolosa collezione di reperti micenei è imperdibile! Nella prima teca si trova la celeberrima Maschera di Agamennone, riportata alla luce da Heinrich Schliemann a Micene.

Le gallerie a sinistra dell’ingresso ospitano le sculture più antiche ed importanti del museo, come gli splendidi Kouroi (statue maschili) del VII secolo a.C. ed il colossale Kouros di Naxos che un tempo si trovava di fronte al Tempio di Poseidone a Capo Sunio.

L’ANTICA AGORA’ DI ATENE

Il cuore dell’antica Atene era l’Agorà, il centro dinamico in cui si svolgevano le principali attività politiche, sociali e commerciali.

In questo luogo Socrate conversava con i suoi concittadini esponendo le sue riflessioni filosofiche e San Paolo predicava il messaggio evangelico.           

Ci sono 2 ingressi: uno da via Adrianou e l’altro da via Apostolou Pavlou, da cui si dirama un breve sentiero che conduce alla biglietteria.

In base all’ingresso da cui entrerai nell’Agorà potrai iniziare la tua visita o dalla Chiesa dei Santi Apostoli, un’incantevole chiesetta bizantina costruita nel X secolo per celebrare i discorsi di San Paolo; oppure dalla Stoà di Attalo, un portico a due piani che un tempo ospitava le attività commerciali della città ed ora ospita un interessante museo.

In ogni caso non puoi perderti una visita al Tempio di Efesto!

Questo tempio dorico, perfettamente conservato, era dedicato al dio del fuoco ed era circondato da fonderie e botteghe di fabbri. Nel 1300 fu trasformato nella chiesa di Agios Georgios.

Oggi domina l’Agorà, circondato dalla vegetazione e da simpatiche tartarughe!

IL TEMPIO DI ZEUS OLIMPICO

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Fonte: Pixabay

Questo tempio imponente, chiamato anche “Olympieion”, rappresenta il più grande di tutta la Grecia e non poteva che essere dedicato al dio supremo, Zeus.

La costruzione di questa colossale meraviglia richiese più di 700 anni!

Fu Pisistrato ad avviarla nel VI secolo a.C., mentre l’imperatore Adriano la portò a termine nel 131 d.C.

Per celebrare il completamento dell’opera l’imperatore fece collocare nella cella del tempio una delle statue più grandi del mondo raffigurante Zeus. E, per sottolineare che era stato lui a concludere la costruzione, accanto alla statua del dio ne fece collocare ad un’altra raffigurante se stesso!

Il tempio fu saccheggiato dai barbari nel III secolo d.C. ed in seguito venne abbandonato.

L’edificio aveva originariamente 104 colonne corinzie, ciascuna alta 17 metri.

Oggi ne rimangono solo 15.

La sedicesima giace a terra, colpita da un fulmine nel 1852.

Accanto al tempio si trova l’Arco di Adriano fatto erigere nel 132, probabilmente per celebrare la consacrazione del tempio.

L’arco, che aveva la funzione di separare la città antica da quella romana, è anche una delle più tangibili prove dell’amore di Adriano nei confronti di Atene. Il fregio di nord-ovest recita: “Questa è Atene, l’antica città di Teseo”. Mentre quello di sud-est reca inciso: “Questa è Atene, la città di Adriano”.

IL VERDE DI ATENE: PARCHI E GIARDINI

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Fonte: Pixabay

Se vuoi concederti una passeggiata rilassante, lontano dal caos delle vie più centrali, non hai che l’imbarazzo della scelta!

La collina di Filopappo, i Giardini Nazionali ed il monte Licabetto offrono la possibilità di immergersi nel verde e godersi Atene da una diversa prospettiva.

Per saperne di più leggi anche: PARCHI E GIARDINI DI ATENE

IL CAMBIO DELLA GUARDIA IN PIAZZA SYNTAGMA

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Fonte: Pixabay

Se l’antica agorà era il cuore della vecchia Atene, Piazza Syntagma è il fulcro della vita dell’Atene moderna.

Il suo nome può essere tradotto in italiano come “Piazza della Costituzione”.

Il riferimento è alla costituzione concessa nel 1843 dal re di Grecia Ottone I di Wittelsbach.

Si affacciano sulla piazza il palazzo del parlamento (l’antico palazzo reale) e la tomba del Milite Ignoto, inaugurata nel 1932.

Qui, ogni giorno, è possibile assistere al pittoresco cambio della guardia degli Euzoni, i soldati con il caratteristico gonnellino e le babbucce con la punta ricurva.

LA PLAKA

Poco distante da Piazza Syntagma si trova uno dei luoghi più affascinanti di Atene: la Plaka!

Un dedalo di viuzze lastricate lungo le quali si susseguono antichi siti, edifici neoclassici, piccoli musei un po’ stravaganti, chiese bizantine e rustiche taverne.

Allontanandoti dalle vie principali – e più turistiche! – come Kydathineon e Adrianou, potrai conoscere lo spirito più autentico della città e della sua gente, assaggiare la vera gastronomia locale e fare anche un po’ di shopping di qualità.

I DINTORNI DI ATENE

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Fonte: Pixabay

Se vuoi allontanarti da Atene per una gita di mezza giornata ti consiglio di visitare il Tempio di Poseidone a Capo Sunio (in greco Capo Sounion).

E’ un posto da favola!

Immagina: le rovine del tempio che si affacciano sul blu dell’Egeo…

Capo Sunio si trova nella punta estrema della Penisola Attica e dista solo 67 km da Atene.

Se viaggi in auto puoi percorrere la strada panoramica E091 che costeggia il mare. Se, invece, preferisci i mezzi pubblici, ci sono gli autobus della compagnia Ktel Attikis che partono  nei pressi del Museo Archeologico Nazionale.

Il mare Egeo deve il suo nome proprio a un evento accaduto a Capo Sunio.
Secondo la  mitologia greca, Egeo, re di Atene, attese a Capo Sunio il ritorno del figlio Teseo andato a combattere contro il Minotauro sull’isola di Creta.

Prima della partenza avevano deciso che la nave di Teseo sarebbe dovuta rientrare issando le vele bianche in caso di vittoria o quelle nere in caso di sconfitta.

Teseo uccise il Minotauro ma si dimenticò di issare le vele bianche; quindi Egeo, vedendo la nave rientrare in porto con le vele nere pensò che suo figlio fosse morto e, disperato, si uccise gettandosi nel mare che, da quel momento, prese il suo nome.

INFORMAZIONI UTILI

L’aeroporto Eleftherios Venizelos di Atene si trova a Spata, a circa 30 km dal centro.

Per andare in città puoi prendere l’autobus che parte all’ingresso dell’aeroporto e ferma in piazza Syntagma oppure la metro.

Ci sono delle tessere turistiche per i trasporti pubblici che valgono da un giorno ad una settimana.

Solo alcune, però, comprendono anche il tragitto da e per l’aeroporto, quindi controlla bene al momento dell’acquisto!

Se vuoi muoverti autonomamente e non perdere nessuna delle principali attrazioni di Atene, puoi fare il tour della città accompagnato dell’App Audioguida. Si tratta di un’App con oltre 100 punti di interesse, immagini, descrizioni, commenti audio di esperti locali e mappe digitali interattive.

Per saperne di più clicca qui.

L’Athens Pass, invece, è un’ottima soluzione per risparmiare tempo e denaro.

Grazie al Pass, infatti,avrai l’accesso prioritario ad un prezzo ridotto in molti siti della città.

Il Pass comprende l’accesso prioritario all’Acropoli, all’Agorà antica, all’Agorà romana, alla Biblioteca di Adriano, al Tempio di Zeus Olimpio, al Ceramico, al Liceo di Aristotele, al Museo dell’Acropoli e l’App Audioguida.

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IL COLOSSEO SOTTO LA LUNA

Il Colosseo sotto la luna: un viaggio notturno tra i sotterranei e l’arena dell’anfiteatro più famoso del mondo.

Una suggestiva visita guidata dell’Anfiteatro Flavio al chiaro di luna.

I visitatori, avvolti dalla magica atmosfera notturna, potranno viaggiare in dietro nel tempo e scoprire la storia del monumento. Sia quella più nota, risalente ai fasti dell’antica Roma, ma anche quella cristiana, meno conosciuta ma ugualmente affascinante.

UN PO’ DI STORIA

“Ogni opera cede dinanzi all’Anfiteatro dei Cesari, la fama parlerà ormai d’una sola opera al posto di tutte”

Marziale, Liber de spectaculis

Originariamente era noto come Anfiteatro Flavio o semplicemente Anfiteatro.

Il nome “Colosseo” si diffuse solo nel Medioevo. Probabilmente a causa di una deformazione popolare dell’aggettivo latino “colosseum”, del resto non c’è da stupirsi che apparisse enorme, soprattutto se confrontato col le casette che c’erano a Roma nell’Alto Medioevo!

Si tratta del più grande anfiteatro romano del mondo, nonché del più imponente monumento dell’antica Roma che sia giunto fino a noi.

Nel 1980 fu inserito nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, assieme all’intero centro storico di Roma, alle zone extraterritoriali della Santa Sede in Italia ed alla Basilica di San Paolo fuori le mura.

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L’anfiteatro fu edificato in epoca Flavia su un’area al limite orientale del Foro Romano.

La sua costruzione, iniziata da Vespasiano nel 70 d.C., fu conclusa da Tito, che lo inaugurò il 21 Aprile nell’80 d.C. Ulteriori modifiche vennero apportate durante l’impero di Domiziano, nel 90.

Anticamente era usato per mettere in scena varie tipologie di spettacoli come: le lotte tra gladiatori, spettacoli di caccia, battaglie navali, rievocazioni di battaglie famose e drammi basati sulla mitologia classica.

IL COLOSSEO DOPO LA FINE DELL’IMPERO ROMANO

Finiti i fasti della Roma imperiale, il Colosseo conobbe un lunghissimo periodo di abbandono.

Nel VI secolo fu usato come area di sepoltura.

Tra il VI e il VII secolo fu fondata al suo interno una cappella oggi nota come chiesa di Santa Maria della Pietà al Colosseo.

Sotto papa Leone IV fu gravemente danneggiato da un terremoto, mentre il grande terremoto del 1349 provocò il crollo del lato sud, costruito su un terreno alluvionale instabile.

A lungo fu utilizzato come fonte di materiale edilizio e nel XIII secolo fu occupato dal palazzo dei Frangipane, successivamente demolito, e poi da altre abitazioni.

Papa Benedetto XIV, nel 1744, emanò un editto con cui ordinò la fine delle spoliazioni e fece costruire le quattordici edicole della Via Crucis. Pochi anni dopo, lo stesso papa, dichiarò il Colosseo chiesa consacrata a Cristo e ai martiri cristiani.

Nel corso dell’Ottocento e del Novecento si susseguirono vari interventi di restauro.

Nel 2007 il complesso è stato inserito fra le “Sette meraviglie del mondo moderno”.

IL COLOSSEO SOTTO LA LUNA: LA VISITA

Il percorso guidato accompagna i visitatori attraverso il dedalo di gallerie e passaggi, un tempo popolati da gladiatori e belve feroci, in cui si svolgevano i preparativi degli spettacoli.

Si tratta dell’antico “backstage” del Colosseo, la “macchina da spettacolo” più famosa della storia.  

In questi luoghi erano stoccati i materiali scenici e gli animali chiusi in gabbia venivano caricati sui montacarichi per raggiungere il piano dell’arena, dove avevano luogo le venationes, le simulazioni di caccia,  e i munera, i giochi tra i gladiatori.

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Fonte: Pixabay

Percorrendo una passerella di circa 170 metri si possono attraversare le viscere del monumento e, con il favore della notte, si potrà rivivere appieno l’atmosfera che avvolgeva quel luogo mitico.

IL VELO DIPINTO

Quest’anno nel percorso di visita si inserisce anche la lettura multimediale di un dipinto murario del XVII secolo che raffigura una veduta ideale (a volo d’uccello) della città di Gerusalemme.

Il dipinto è posto a 8 metri d’altezza, proprio sull’arco di fondo della Porta Trionfale: la stessa dalla quale entravano i gladiatori e le belve che si affrontavano sull’arena.

I racconti del Vecchio e Nuovo Testamento rappresentati nel dipinto sono messi in luce da una selezione di 22 scene dell’opera, in dialogo con  l’incisione di Antonio Tempesta del 1601. 

Si tratta di un’esperienza immersiva.

La fioca luce della sera ed il ritmo della narrazione consentono di rivivere gli eventi rappresentati nel dipinto come: le vicende della Passione e Resurrezione di Gesù o la stella cometa premonitrice della distruzione di Gerusalemme.

Il dipinto di Gerusalemme ricorda l’importanza dell’Anfiteatro Flavio anche dopo la fine dell’impero romano. In particolare da quando, nel 1750, per volontà di Papa Benedetto XIV, è diventato sede della tradizionale Via Crucis.

La visita rievoca, infatti, la tradizionale cerimonia, passando davanti a una delle edicole e alla croce, poste lungo il perimetro dell’arena, per poi concludersi con uno sguardo a 360° sulla articolata struttura dei sotterranei e sull’immensità degli spalti, capaci di accogliere più di 60.000 spettatori.

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TIVOLI E LE SUE VILLE

Tivoli è sempre stata una meta per aristocratici, artisti ed intellettuali di tutto il mondo.

Non a caso divenne una delle tappe italiane del Grand Tour.

In questo articolo andremo alla scoperta delle tre ville di Tivoli che, in un certo senso, rappresentano le tre diverse anime di questa città.

Villa Adriana è un gioiello dell’archeologia e conserva intatto il fascino dei fasti della Roma imperiale.

Villa d’Este, con i suoi “giardini all’italiana”, è un bellissimo esempio del nostro Rinascimento.

Infine c’è Villa Gregoriana, con la sua aria sublime e romantica.

ALLA SCOPERTA DELLE VILLE DI TIVOLI

VILLA ADRIANA

Fu costruita dall’imperatore Adriano tra il 118 ed il 138 d.c. su un’area di ben 120 ettari, oggi la zona visitabile è di circa 40!

Questa villa vastissima e straordinaria comprendeva edifici residenziali, terme, giardini, ninfei, templi e teatri. Tutto era magnificamente decorato con uno sfarzo ed una ricercatezza senza precedenti.

Il Canopo ed il Teatro marittimo sono in assoluto i luoghi che preferisco all’interno della Villa.

In entrambi è l’acqua che domina la scena e crea suggestioni uniche.

Il Canopo è una struttura che rievoca il braccio del Nilo che congiungeva l’omonima città di Canopo, appunto, con Alessandria.

Il Teatro marittimo, invece, è una delle prime strutture realizzate nel complesso della Villa e, probabilmente, fu anche residenza imperiale.

Infine una curiosità!

Hai mai fatto caso che in qualunque museo sia presente una “collezione Romana” c’è sempre un busto o una statua di un certo Antinoo? La prossima volta che capiti ai Musei Vaticani, al Prado o al Louvre, facci caso!

Antinoo era un giovane originario della Bitinia, ma soprattutto era l’amante dell’imperatore Adriano.

Morì prematuramente affogando nelle acque del Nilo in circostanze oscure.

Adriano, in preda al dolore, volle che l’immagine del suo amato fosse riprodotta ovunque.

In un certo senso volle renderlo immortale!

E, in effetti, l’imperatore riuscì nel suo intento. Ancora oggi, infatti, questo giovane turco ci guarda attraversare i corridoi dei più importanti musei del mondo!

TIVOLI: VILLA D’ESTE

Fu costruita per volontà del Cardinale Ippolito d’Este, figlio di Alfonso I e Lucrezia Borgia.

Papa Giulio III, per ringraziare Ippolito per il contributo alla sua elezione, lo nominò governatore a vita di Tivoli e del suo territorio.

Tuttavia, giunto a Tivoli, il Cardinale scoprì con orrore che avrebbe dovuto vivere in un vecchio convento malandato… lui che era abituato ai fasti di Roma e della sua corte a Ferrara!

Fu così che decise di trasformare il convento in una degna residenza!

L’ultimo proprietario privato della villa fu l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este.

Poi l’intero complesso passò allo stato italiano e fu oggetto di importanti restauri sia nel primo che nel secondo dopoguerra.

Ciò che rende unica Villa d’Este è la straordinaria bellezza dei suoi giardini!

Un vero tripudio di fontane (2 sono opera del Bernini: “Il Bicchierone” e la “Cascata della Fontana dell’Organo”), ruscelli e specchi d’acqua che riflettono ad arte la bellezza del paesaggio, moltiplicandola all’infinito!

VILLA GREGORIANA

Papa Gregorio XVI, nel 1832, decise di promuovere una poderosa opera di ingegneria idraulica allo scopo di contenere le acque dell’Aniene ed evitarne le esondazioni.

Le acque del fiume furono incanalate artificialmente e diedero vita alla “Cascata Grande” che, con i suoi 120 metri di salto, è la seconda in Italia dopo quella delle Marmore.

Terminata quest’opera, il Papa creò il parco che, da subito, fu meta di intellettuali ed artisti che ne raccontarono la bellezza. Del resto Villa Gregoriana, con i suoi boschi, le antiche rovine, i sentieri, la cascata e le grotte,  incarnava esattamente l’estetica del sublime tanto amata dai Romantici.

La Villa, ormai di proprietà demaniale ed in stato di abbandono, venne data in concessione al FAI nel 2002 e riaperta al pubblico dal 2005.

LA RIVIERA DI ULISSE

La Riviera di Ulisse è uno dei tratti costieri più affascinanti del Lazio meridionale: circa 50 chilometri di litorale dove il mare cristallino del Tirreno incontra antichi borghi, testimonianze archeologiche e paesaggi che sembrano usciti da una leggenda.

Il suo nome richiama il celebre eroe dell’Odissea che, secondo la tradizione, approdò proprio su queste coste durante il lungo viaggio verso Itaca. Qui Ulisse avrebbe vissuto alcune delle sue avventure più conosciute, dall’incontro con i terribili Lestrigoni, giganti antropofagi, a quello con la maga Circe, la misteriosa incantatrice che secondo il mito abitava sul promontorio oggi chiamato Monte Circeo.

Ma la Riviera di Ulisse non è soltanto un luogo legato alla leggenda: nei secoli il suo fascino ha conquistato anche importanti protagonisti della storia. Cicerone scelse Formia come luogo di villeggiatura e vi fece costruire una splendida villa; l’imperatore Tiberio preferì la più appartata Sperlonga, dove realizzò una sontuosa residenza affacciata sul mare; Domiziano, invece, amava le tranquille acque del lago di Paola a Sabaudia.

Oggi questo angolo del Lazio conserva ancora un’atmosfera particolare, sospesa tra passato e presente. Promontori ricoperti dalla macchia mediterranea, spiagge incastonate tra le rocce, antiche ville romane e piccoli borghi ricchi di storia rendono la Riviera di Ulisse una destinazione ideale per chi desidera un viaggio tra natura, cultura e leggenda.

Scopriamo insieme cosa vedere nella Riviera di Ulisse, da San Felice Circeo fino a Formia, attraversando alcuni dei luoghi più suggestivi della costa laziale.

riviera di Ulisse foto di viaggiastorie

PERCHE’ SI CHIAMA RIVIERA DI ULISSE?

Il nome Riviera di Ulisse nasce dal forte legame di questo territorio con il mito dell’eroe greco protagonista dell’Odissea. Secondo la tradizione, proprio lungo queste coste si sarebbero svolte alcune delle avventure più celebri del lungo viaggio di Ulisse verso Itaca.

Una delle figure più importanti del racconto è sicuramente Circe, la maga che viveva su un’isola identificata dalla tradizione con il promontorio del Monte Circeo. Qui Ulisse sarebbe approdato dopo essere sfuggito ai pericoli del mare, incontrando la potente incantatrice che trasformò i suoi compagni in animali e che, successivamente, lo aiutò nel suo viaggio.

Anche la vicenda dei Lestrigoni, i giganti antropofagi che distrussero quasi completamente la flotta di Ulisse, viene spesso collegata al territorio della Riviera di Ulisse. Gli studiosi hanno avanzato diverse ipotesi sull’identificazione dei luoghi descritti da Omero, ma proprio questa incertezza contribuisce ad alimentare il fascino della zona.

Tra storia e leggenda, la Riviera di Ulisse conserva quindi un’atmosfera particolare: visitarla significa attraversare un paesaggio in cui i racconti mitologici sembrano ancora dialogare con le testimonianze lasciate dalle civiltà che lo hanno abitato nei secoli.

SAN FELICE CIRCEO: SULLE TRACCE DELLA MAGA CIRCE

San Felice Circeo rappresenta il punto più settentrionale della Riviera di Ulisse e, per chi arriva da nord, è la prima tappa ideale di un viaggio lungo questa costa ricca di storia e suggestioni.

Il suo legame con il mito è evidente già dal nome: secondo la tradizione, proprio su questo promontorio avrebbe vissuto la maga Circe, colei che nell’Odissea trasformò i compagni di Ulisse in maiali prima di innamorarsi dell’eroe greco.

Il centro storico di San Felice Circeo sorge su una collina e conserva ancora oggi il fascino di un antico borgo medievale, con vicoli, piazzette e scorci panoramici sul Tirreno. A dominare l’abitato troviamo la Torre dei Templari, costruita nel XIII secolo come struttura difensiva e oggi simbolo della città.

A pochi chilometri dal centro si trova invece il Faro di Capo Circeo, costruito nel 1866. La sua caratteristica decorazione a piccoli quadratini di maiolica bianca lo rende facilmente riconoscibile e crea un suggestivo contrasto con i colori della macchia mediterranea che lo circonda.

Il vero protagonista del territorio è però il Monte Circeo, un promontorio ricco di sentieri naturalistici che regalano viste spettacolari sulla costa. Gli amanti del trekking possono percorrere diversi itinerari immersi nella natura, mentre dal mare è possibile scoprire alcune delle grotte del promontorio attraverso escursioni in barca.

TERRACINA: UN VIAGGIO TRA STORIA E MARE

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Fonte: Pixabay

Proseguendo verso sud si incontra Terracina, una delle località più conosciute della Riviera di Ulisse. Affacciata sul mare e dominata dal Monte Sant’Angelo, questa città unisce il fascino di una località balneare alla ricchezza di un importante passato storico.

Il simbolo indiscusso di Terracina è il Tempio di Giove Anxur, uno straordinario complesso religioso di epoca romana risalente al I secolo a.C. La sua posizione panoramica lo rende uno dei luoghi più suggestivi della costa: da qui lo sguardo si perde sul Golfo di Gaeta e sulle acque del Tirreno.

Alle pendici del monte si trova invece il Pisco Montano, una spettacolare rupe rocciosa tagliata in epoca romana per permettere il passaggio della Via Appia durante i lavori voluti dall’imperatore Traiano. Accanto alla rupe sorge la settecentesca Porta Napoli, che per lungo tempo segnò il confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli.

Merita una visita anche il centro storico, dove si trova il Duomo di Terracina, o Concattedrale di San Cesareo. L’edificio, costruito tra il V e il VI secolo, conserva ancora oggi elementi architettonici legati all’antico foro romano sul quale venne edificato.

Terracina è quindi una tappa perfetta per chi desidera alternare mare e cultura: una città in cui passeggiare tra testimonianze archeologiche, vicoli storici e panorami che raccontano secoli di storia.

LA RIVIERA DI ULISSE: SPERLONGA

Proseguendo lungo la costa verso sud si incontra Sperlonga, uno dei luoghi più suggestivi della Riviera di Ulisse. Inserita nel circuito dei Borghi più belli d’Italia e da anni premiata con la Bandiera Blu per la qualità delle sue acque, questa piccola località riesce a conquistare in ogni stagione, non soltanto durante i mesi estivi.

Il suo fascino nasce dal perfetto equilibrio tra natura, storia e architettura. Il centro storico, arroccato su uno sperone roccioso, sembra quasi affacciarsi sul mare: un intreccio di vicoli stretti, scalinate, archi e case dalle facciate bianche che ricordano le atmosfere delle isole greche.

Proprio questo aspetto ha contribuito a rendere Sperlonga una delle località più amate della costa laziale, un luogo dove passeggiare senza fretta, fermandosi nei piccoli slarghi panoramici per ammirare il blu del Tirreno.

Il legame della città con la storia antica è testimoniato soprattutto dalla Villa di Tiberio, una splendida residenza imperiale costruita direttamente sul mare. L’imperatore scelse questo angolo appartato della costa per realizzare una villa sontuosa, arricchita da una grande grotta naturale trasformata in un ambiente scenografico decorato con gruppi scultorei dedicati alle avventure di Ulisse.

Oggi la villa e la grotta fanno parte del percorso di visita del Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga, dove sono conservati importanti reperti legati proprio al mito dell’eroe greco.

Prima di lasciare Sperlonga vale la pena raggiungere uno dei suoi simboli più conosciuti: la Torre Truglia. Costruita nel 1532 sui resti di una precedente struttura difensiva di epoca romana, domina il promontorio su cui sorge il borgo e regala una delle viste più belle sulla costa.

GAETA: STORIA, SPIRITUALITA’ E PANORAMI SUL MARE

Tra i luoghi più affascinanti della Riviera di Ulisse troviamo sicuramente Gaeta, una città dal carattere unico, sospesa tra mare, storia e spiritualità.

La sua posizione è straordinaria: sorge su una penisola che si protende nel Golfo omonimo ed è circondata dal mare su tre lati. Questa particolare conformazione ha reso Gaeta per secoli un importante centro strategico e militare, ma anche un luogo di grande fascino paesaggistico.

Conosciuta come la “città delle cento chiese”, Gaeta conserva un patrimonio religioso sorprendente. Tra gli edifici più importanti troviamo il Santuario della Santissima Annunziata, situato nel cuore del centro storico, e il Tempio di San Francesco, che domina la città dall’alto offrendo una vista spettacolare sul golfo.

Ma il luogo più celebre è sicuramente il Santuario della Montagna Spaccata, uno degli angoli più suggestivi della Riviera di Ulisse. Secondo la tradizione cristiana, al momento della morte di Gesù sulla croce la montagna si sarebbe aperta in tre profonde fenditure. All’interno della spaccatura principale una lapide ricorda il passo del Vangelo secondo Matteo: “Gesù rese lo spirito, la terra tremò e le rocce si spaccarono”.

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Fonte: Pixabay

Una scalinata conduce poi alla Grotta del Turco, una spettacolare cavità naturale scavata nella roccia e raggiungibile attraverso una delle fenditure della montagna. Il contrasto tra la pietra, la luce del sole e il mare sottostante crea un ambiente di grande suggestione.

LA RIVIERA DI ULISSE: FORMIA

Ultima tappa di questo viaggio lungo la Riviera di Ulisse è Formia, situata in una splendida baia del Golfo di Gaeta e punto più meridionale dell’itinerario.

Come molte località della costa laziale, anche Formia conserva un importante legame con l’epoca romana. La città era conosciuta con il nome di Formiae e rappresentava un luogo di villeggiatura molto apprezzato dalle famiglie aristocratiche romane. Tra i suoi abitanti più illustri ci fu anche Cicerone, che proprio qui possedeva una villa e dove trovò la morte nel 43 a.C.

Una delle testimonianze più celebri legate al grande oratore romano è la cosiddetta Tomba di Cicerone, un imponente mausoleo di epoca augustea tradizionalmente attribuito alla sua sepoltura. La struttura, alta circa 24 metri, rappresenta uno degli esempi più interessanti dell’architettura funeraria romana conservati nella zona.

Un altro luogo imperdibile è il Cisternone Romano, una straordinaria opera di ingegneria idraulica sotterranea risalente all’età romana. Situata sotto il centro storico, questa enorme cisterna era destinata alla raccolta e alla distribuzione dell’acqua per l’antica Formiae. Con i suoi ambienti scanditi da file di pilastri e volte, ancora oggi permette di comprendere il livello raggiunto dalla tecnica costruttiva romana.

Formia rappresenta quindi il perfetto punto conclusivo di un itinerario che attraversa secoli di storia: dal mito di Ulisse alle ville degli imperatori, dalle testimonianze romane ai borghi affacciati sul mare.

COSA MANGIARE

Un viaggio sulla Riviera di Ulisse non può dirsi completo senza dedicare tempo alla scoperta della sua cucina, profondamente legata al mare e alle tradizioni delle comunità che da secoli abitano questo tratto di costa laziale.

La gastronomia locale nasce dall’incontro tra la cultura marinara e quella contadina dell’entroterra: ingredienti semplici, ricette tramandate nel tempo e sapori autentici raccontano la storia di un territorio sospeso tra il Tirreno e le colline circostanti.

Il simbolo gastronomico di Gaeta è senza dubbio la tiella, una particolare torta salata composta da due sottili strati di pasta che racchiudono diversi tipi di ripieno. La versione più conosciuta è quella con il polpo, ma esistono anche varianti con scarola, cipolle, alici o altre verdure. Nata come piatto dei pescatori, facile da trasportare e conservare, oggi è una delle specialità più amate della cucina locale.

Da assaggiare sono anche le olive di Gaeta, piccole, dal colore violaceo e dal sapore intenso. Coltivate principalmente sulle colline dell’area, vengono utilizzate in numerose ricette tradizionali, dalla pizza di scarola ai primi piatti di pesce.

Lungo tutta la Riviera di Ulisse il mare resta naturalmente protagonista: pesce azzurro, alici, calamari e polpo vengono spesso proposti secondo ricette semplici che valorizzano la freschezza delle materie prime. Nei borghi costieri non è difficile trovare ristoranti e trattorie dove gustare piatti della tradizione con vista sul Tirreno.

Anche i prodotti dell’entroterra meritano attenzione, come i formaggi locali, gli ortaggi della pianura pontina e i vini del territorio, tra cui quelli della Denominazione Circeo, che accompagnano piacevolmente i piatti della cucina locale.

Tra mito, storia e paesaggi spettacolari, la Riviera di Ulisse conquista quindi anche attraverso i suoi sapori: un patrimonio gastronomico che racconta, proprio come i suoi monumenti, l’identità profonda di questa terra.

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INFORMAZIONI UTILI PER VISITARE LA RIVIERA DI ULISSE

La Riviera di Ulisse è una destinazione perfetta per chi desidera unire mare, cultura e natura. Il modo migliore per scoprirla è sicuramente organizzare un itinerario in auto, così da potersi spostare facilmente tra borghi, siti archeologici e punti panoramici.

Il percorso completo, da San Felice Circeo a Formia, richiede almeno 3 o 4 giorni per essere apprezzato con calma. Se invece si ha a disposizione soltanto un weekend, è possibile concentrarsi su alcune delle località più rappresentative, come Sperlonga, Gaeta e il promontorio del Circeo.

Il periodo ideale per visitare la Riviera di Ulisse è la primavera, quando le temperature sono piacevoli e la natura è nel pieno della sua bellezza, oppure l’inizio dell’autunno, quando il mare conserva ancora temperature gradevoli e i borghi sono meno affollati rispetto ai mesi estivi.

L’estate resta naturalmente il momento perfetto per chi desidera abbinare la visita culturale a qualche giornata di mare: la costa offre numerose spiagge, calette e panorami spettacolari, anche se alcune località possono essere molto frequentate nei mesi di luglio e agosto.

Per quanto riguarda gli spostamenti, l’auto è il mezzo più comodo per raggiungere anche i luoghi meno accessibili e i punti panoramici. Le principali località della Riviera sono comunque collegate anche dai mezzi pubblici, con collegamenti ferroviari e autobus verso i centri più importanti.

Un consiglio: non limitarti alle spiagge. La vera bellezza della Riviera di Ulisse emerge proprio dall’unione tra il paesaggio marino e il patrimonio storico, archeologico e gastronomico che caratterizza ogni tappa dell’itinerario.

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COSA VISITARE IN UN WEEKEND IN CILENTO

Se stai cercando un’idea per un weekend in Cilento tra natura, archeologia e piccoli borghi, questo itinerario di 2 giorni può essere un ottimo punto di partenza.

Meno glamour dell’affollata Costiera Amalfitana, il Cilento custodisce grotte spettacolari, antichi templi della Magna Grecia e paesaggi naturali ancora autentici.

Questa potrebbe essere un’idea di itinerario per il tuo weekend in Cilento:

  • Giorno 1 (all’insegna della natura): le Grotte di Pertosa – Auletta e le Cascate dei Capelli di Venere;
  • Giorno 2 (più incentrato sulla storia e l’arte): la Certosa di Padula, la casa museo di Giò Petrosino e Paestum.

WEEKEND IN CILENTO: LE GROTTE DI PERTOSA – AULETTA

Suggestive ed incredibilmente romantiche!

Le grotte sono il risultato di fenomeni tettonici che, nel corso dei millenni, ne hanno plasmato l’aspetto, grazie anche all’azione di erosione delle acque del Tanagro.

All’interno delle grotte c’è un piccolo porticciolo da cui si può prendere una barca che consente di attraversare il fiume sotterraneo, per poi proseguire con il percorso pedonale.

Suggerimento: indossa una felpa o una giacca, anche in piena estate la temperatura interna è intorno ai 15 gradi!

Per informazioni sugli orari di apertura ed il costo dei biglietti si può consultare il sito fondazionemida

CASCATE DEI CAPELLI DI VENERE

Cascata dei Capelli di Venere a Casaletto Spartano, con acqua cristallina che scorre tra felci capelvenere e rocce muschiose
Fonte: Pixabay

Le cascate si trovano nel paesino di Casaletto Spartano, uno dei Comuni dell’area Sud del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Questo spettacolo della natura nasce dall’acqua del fiume Bussentino che scorre sulla roccia su cui vive la pianta “Capelvenere”. La cascata ha creato delle vasche naturali nel letto del fiume in cui è possibile anche fare il bagno… sempre che si riesca a sopportare la temperatura glaciale dell’acqua!

I capelli di Venere si trovano all’intero dell’Oasi dell’Area Capello che offre tantissime attrazioni agli amanti del trekking.

Per visitare le cascate occorre munirsi di biglietto, acquistabile nell’infopoint situato all’ingresso. In questo modo si può accedere alle cascate, all’oasi e all’area pic-nic.

WEEKEND IN CILENTO: LA CERTOSA DI PADULA

La Cerosa di Padula (o di San Lorenzo) è uno dei maggiori tesori del Cilento.

E’ la più grande Certosa italiana e tra le maggiori d’Europa, si estende per ben 51.500 mq, divisi in chiostri, giardini, cortili, cucine, una chiesa, un cimitero ed un monumentale scalone ellittico.

Per saperne di più leggi anche: LA CERTOSA DI PADULA

CASA MUSEO DI JOE PETROSINO

Acquistando il biglietto per la Certosa di Padula ho scoperto l’esistenza di questa casa-museo ed ho deciso di visitarla. Le mie conoscenze su Petrosino erano alquanto scarne. Per me era semplicemente un poliziotto italo-americano che aveva combattuto il crimine organizzato. Inoltre, sapendo che era morto a Palermo, ero convinta che avesse origini siciliane!…Invece no! Nacque a Padula il 30 agosto 1860, in una bella casa del centro storico, oggi diventata un museo in suo onore.

La visita è stata una piacevolissima esperienza. La nostra guida, il signor Nino Melito Petrosino, pronipote di Joe, ci ha raccontato la “storia ufficiale” del suo antenato, ma anche molti aneddoti familiari. Il risultato è stato un ritratto a tutto tondo, dell’uomo oltre che dell’eroe.

PAESTUM

Scatto tra le rovine archeologiche di Paestum, con uno dei maestosi templi sullo sfondo.

«Finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica.»

(Goethe, Viaggio in Italia, 23 marzo 1787)

Infine, l’ultima tappa di questo weekend in Cilento è Paestum.

L’attuale area archeologica sorge del comune di Capaccio, nella Piana del Sele.

L’antica città fondata dai Greci si chiamava, originariamente, Poseidonia in onore del dio del mare. Furono i Romani, dopo il dominio lucano, a darle il nome Paestum. La fine dell’Impero Romano decretò la fine anche dei fasti dell’antica città che, abbandonata e depredata, fu “riscoperta” solo molti secoli dopo quando divenne una tappa obbligata del Grand Tour.

I templi di Paestum, giunti fino a noi miracolosamente illesi, sono esempi unici dell’architettura della Magna Grecia, tutti di ordine dorico. Il più grande è il tempio di Nettuno, poi c’è la cosiddetta “Basilica” dedicata ad Era, ed infine il più piccolo, il tempio di Atena o di Cerere.

CONSIGLI PRATICI PER ORGANIZZARE UN WEEKEND IN CILENTO

Periodo migliore per visitare il Cilento

Il Cilento è una destinazione piacevole in tutte le stagioni, ma i periodi migliori per organizzare un weekend in Cilento sono la primavera e l’autunno. In questi mesi il clima è mite, i paesaggi sono particolarmente suggestivi e si può visitare con calma sia i siti archeologici sia le aree naturali.

L’estate è perfetta per chi desidera abbinare l’itinerario culturale a qualche giornata di mare, ma le località più note possono essere molto affollate.

Serve l’auto?

Si, per esplorare il Cilento l’automobile è praticamente indispensabile. I luoghi citati in questo itinerario – dalle Grotte di Pertosa – Auletta alla Certosa di Padula fino a Paestum – si trovano in zone diverse del territorio ed i collegamenti con i mezzi pubblici non sempre sono frequenti. Avere un’auto permette di muoversi con maggiore libertà e di scoprire anche piccoli borghi e paesaggi meno conosciuti.

Dove dormire

Per un weekend in Cilento può essere comodo scegliere un alloggio in una posizione centrale rispetto alle tappe dell’itinerario. Le zone intorno a Paula, Paestum o Agropoli offrono diverse soluzioni tra piccoli hotel, bed and breakfast e agriturismi immersi nella campagna. Soggiornare in un agriturismo può essere anche l’occasione per scoprire la tradizione gastronomica cilentana, fatta di prodotti semplici e genuini legati alla dieta mediterranea.

Hai mai visitato il Cilento? Lascia un commento e raccontami la tua esperienza!

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