IL GRAND TOUR

E’ il padre di tutti i viaggi d’istruzione.

A partire dal XVII secolo, fin quasi all’inizio della prima Guerra Mondiale, divenne una consuetudine per i rampolli delle più importanti  famiglie completare la propria istruzione con un viaggio attraverso l’Europa. Lo scopo era abbandonare i loro modi provinciali e diventare degli “uomini di mondo”.

I giovani aristocratici che intraprendevano il Tour erano principalmente inglesi, tuttavia non mancavano anche francesi, tedeschi, russi e scandinavi.

L’espressione “Grand Tour” venne coniata da Richard Lassels che la utilizzò per la prima volta nella sua guida “The Voyage of Italy, edita nel 1670.

Il viaggio aveva una durata molto variabile che poteva andare da pochi mesi a degli anni, tutto dipendeva dalle finanze dei genitori!

Di solito i giovanotti inglesi iniziavano il Tour fermandosi in Francia.

Dopo la breve traversata della Manica, da Dover a Calais, si proseguiva in direzione di Parigi. Del resto quale posto migliore per aggiornarsi in materia di stile e moda?

Poi si attraversava il paese andando verso sud. Digione, Lione erano tappe molto frequenti; qualcuno si spingeva fino alla costa, allora una visita a Marsiglia era d’obbligo!

Archiviata la Francia non c’era un itinerario ben preciso, spesso ci si spostava semplicemente tra i vari paesi dell’Europa continentale, l’unica vera certezza è che il Tour dovesse passare per l’Italia!

Perché, come scriveva Samuel Johnson, “un uomo che non sia stato in Italia sarà sempre cosciente della propria inferiorità”.

Se la Francia serviva a raffinare il gusto, l’Italia serviva ad elevale lo spirito!

Qui le soste erano infinite: Torino, Milano, Venezia, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo…

Dalle ville del Palladio ai templi di Agrigento, ovunque il nostro paese era attraversato da centinaia di giovani aristocratici che ne ammiravano la bellezza e la decadenza.

Visitare l’Italia, inoltre, rappresentava anche l’occasione per commissionare un ritratto; di solito accadeva durante una sosta prolungata a Roma. Tra i pittori che si occupavano di questo genere di opere c’erano Piranesi e Canaletto.

La Sicilia divenne presto una tappa imperdibile del Tour. Non solo per il fascino dell’Etna ed i suoi tesori barocchi, ma anche perché consentiva di conoscere la civiltà greca senza dover andare in Grecia, all’epoca dominata dai turchi.

A Taormina nel 2015 è nato il Museo delle Belle Arti e del Grand Tour che custodisce opere di famosi vedutisti inglesi, il museo è noto anche come “Casa Cuseni”.

“Senza vedere la Sicilia non si può capire l’Italia. La Sicilia è la chiave di tutto.”

(Goethe, Viaggio in Italia) 

Se inizialmente il Tour era riservato agli uomini, più tardi divenne di moda anche per le giovani donne. In questo caso l’unico requisito indispensabile per intraprendere il viaggio era quello di poter contare su una cugina zitella che facesse da chaperon! Avete presente “Camera con vista”?

Mariana Starke era una viaggiatrice e scrittrice britannica che visitò l’Italia tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Dedicò varie opere al nostro paese come “Letters from Italy” e “Travels in Italy between the years 1792 and 1798”, ma soprattutto fu l’autrice di una vera e propria guida turistica dal titolo “Information and Directions for Travellers on the Continent”.

In realtà furono molte le guide che, in quegli anni, offrivano consigli per affrontare al meglio i Grand Tour e le sue insidie. Una delle raccomandazioni più bizzarre (almeno per i nostri giorni!) era quella di dormire con un camicione da notte indossato sopra i vestiti, lo scopo era quello di evitare delle brutte sorprese qualora il letto della locanda si fosse rivelato “abitato”, cioè pieno di cimici o pulci!

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