Se stai pensando di visitare Budapest, può esserti utile avere qualche informazione in più anche sulle sue aree verdi.
Parchi e giardini sono delle vere e proprie oasi nel cuore della città, meta ideale per passeggiare e rilassarsi dopo aver visitato i monumenti più importanti.
Il parco Városliget e l’isola Margherita sono le due principale aree verdi di Budapest, ricche non solo di alberi e vialetti ombrosi, ma anche di storia!
IL PARCO VÁROSLIGET
Innanzitutto questo parco vanta un primato mondiale, infatti è stato il primo parco pubblico del mondo!
Si tratta dell’area verde più importante di Budapest ed il suo ingresso si trova in prossimità della celebre Piazza degli Eroi.
Le attività che si possono svolgere nel parco sono tantissime e molto diverse tra loro. Infatti al suo interno è possibile fare un romantico giro sul Lago Városliget noleggiando una delle barchette disponibili; ma anche dare un’occhiata alla città dall’alto di una mongolfiera; o ancora visitare il Castello Vajdahunyad che ospita il Museo Reale dell’Agricoltura; mentre in inverno ci si può divertire sulla grande pista di pattinaggio.
Nel 1896, per festeggiare il primo millennio di storia dell’Ungheria, furono organizzate delle grandiose celebrazioni che portarono alla realizzazione di molte opere poi diventate dei veri e propri simboli di Budapest. Basti pensare alla stessa Piazza degli Eroi che, al centro, ospita il Monumento del Millennio costituito da una colonna trionfale sormontata dalla statua dell’arcangelo Gabriele.
Anche il Castello Vajdahunyad fu costruito per le celebrazioni del Millennio del 1896. Inizialmente, infatti, il castello venne realizzato in legno e cartone poiché era destinato alla sola mostra millenaria, ma divenne così popolare che fu ricostruito in pietra e mattoni ed oggi ospita il Museo agricolo. E’ stato costruito sul modello di un castello della Transilvania in cui si mescolano stili architettonici diversi come il romanico, il gotico, il rinascimentale ed il barocco.
In prossimità del castello c’è anche una piccola e graziosa chiesa in cui è possibile assistere a concerti d’organo!
Ma, soprattutto, c’è la statua dell’Anonimo, un personaggio misterioso che fu cronista di un re ungherese, probabilmente Béla III (1148-1196), e racchiuse tutto il suo sapere nell’opera Gesta Hungarorum. Secondo la leggenda, toccare la statua porterebbe fortuna agli aspiranti scrittori!
BUDAPEST IN MONGOLFIERA
Invece, per ammirare il panorama di Budapest con un volo in mongolfiera, basta avvicinarsi alla cosiddetta “collina Mimosa”, una piccola collina del parco dove è ormeggiato l’aeromobile. Il viaggio verticale dura in totale 15 minuti: 5 minuti per arrivare all’altezza massima, 5 minuti per godersi il panorama e altri 5 per ritornare con i piedi per terra.
I voli sulla città non sono una novità: il primo esempio ben documentato, è quello del 1896 in occasione delle stesse celebrazioni del Millennio Ungherese per le quali venne costruita la piazza degli Eroi ed il castello.
Infine il parco ospita alcune delle attrazioni più importanti della città, come i Bagni Széchenyi – che, insieme ai Bagni Gellert, sono una delle stazioni termali più importanti di Budapest – il Museo di Belle Arti, lo Zoo e il Giardino Botanico.
BUDAPEST: L’ISOLA MARGHERITA
L’isola Margherita (in ungherese Margit-sziget) è un’isola del Danubio, lunga 2770 metri, larga fino a 515 metri. Due ponti la collegano alle rive della città, il ponte Árpád dal lato di Buda ed il ponte Margit dal lato di Pest.
Originariamente l’isola era chiamata Nyulak szigete, ovvero isola delle lepri. Il nome attuale deriva da santa Margherita d’Ungheria, figlia di Béla IV, che visse nel monastero delle Domenicane di Santa Maria, fatto erigere dal padre e situato sulla medesima isola.
Oggi l’isola è diventa un parco in cui rifugiarsi per sfuggire al caos cittadino o fare sport. E’ molto frequentata nei giorni festivi, per passeggiate e pic-nic, e durante l’estate, per via dei suoi numerosi impianti sportivi e delle sue piscine.
Sull’isola si possono ammirare anche: un piccolo giardino giapponese; il Memoriale del Centenario del 1973, che commemora il centesimo anniversario dell’unificazione della città; il Pozzo musicale, situato vicino al ponte Árpád; la Fontana musicale, posta nei pressi al ponte Margit, vicino alla quale si suona della musica e, in estate, si eseguono spettacoli di luce; ed infine un serbatoio idrico a torre ottagonale, alta 57 metri, costruita in stile Art Nouveau nel 1911.
La Fontana Musicale ed il Serbatoio a torre sono siti protetti dall’UNESCO.
Budapest, la capitale ungherese, è una delle città più affascinanti e controverse dell’Europa orientale.
La città è nota anche come “la perla del Danubio” o “la Parigi dell’Est”.
Tuttavia, ad un primo sguardo, non si può non restare vagamente perplessi. Il rumore continuo e gli edifici fatiscenti disseminati anche in zone centrali, inevitabilmente fanno sorgere qualche domanda del tipo: “è questa la città di cui si decanta tanto la bellezza?”
Poi, quando si supera il primo impatto e lo sguardo si fa più attento, la perplessità svanisce e si fa strada la convinzione che gran parte del fascino di Budapest risieda proprio nella sua fisionomia controversa. Allora quel particolare alternarsi di palazzi art nouveau, monumenti austroungarici, condomini anneriti e spazi vuoti lasciati da edifici abbattuti e mai ricostruiti inizia ad apparire stranamente armonioso.
Però, prima di partire alla scoperta di Budapest attraverso alcuni dei suoi luoghi simbolo, iniziamo con un po’ di storia!
BUDAPEST: LE ORIGINI DELLA CITTA’
Il primo insediamento sul territorio dell’odierna Budapest risale al I secolo a.C. a opera dei Celti. In seguito venne occupata dai Romani e divenne la principale città della Pannonia inferiore. L’epoca romana ha asciato in eredità un insediamento civile e uno militare, ciascuno con un anfiteatro, un acquedotto, alcune ville, ma soprattutto le terme che, ancora oggi, sono uno dei tratti distintivi di Budapest.
Le tribù ungheresi arrivarono nel X secolo e ne fecero la sede del re. All’epoca la città si chiamava Buda.
Sulla riva opposta del Danubio, invece, fu fondata Pest.
Nel XVI secolo i Turchi conquistarono gran parte dell’Ungheria interrompendo lo sviluppo di entrambe le città. Tuttavia, prima della riconquista nel 1686 da parte delle truppe asburgiche, Buda rimase la sede del governo turco, mentre Pest finì in rovina.
Nei secoli successivi, però, la città di Pest conobbe un periodo di grande sviluppo, tanto che nel 1800 divenne più grande di Buda e della vicina Óbuda messe insieme.
La fusione delle tre città di Buda, Óbuda e Pest in un’unica amministrazione divenne effettiva grazie al governo autonomo ungherese, instaurato con il compromesso austro-ungarico del 1867.
Ora iniziamo il tour della città attraverso 10 dei suoi luoghi simbolo.
IL PONTE DELLE CATENE
Il Ponte delle Catene (in ungherese Széchenyi Lánchíd) risale alla prima metà del XIX secolo ed è uno dei simboli della città.
Grazie alla sua costruzione Buda e Pest furono definitivamente unite. In precedenza, infatti, per collegare le due città veniva usato un ponte su chiatte che, alla fine della bella stagione, veniva smontato per essere poi ricostruito l’anno seguente.
Il Ponte delle Catene venne costruito per iniziativa del conte ungherese István Széchenyi, di cui porta anche il nome. Dal punto di vista architettonico è stata scelta la soluzione di un ponte sospeso la cui campata centrale, compresa tra due piloni, era all’epoca tra le maggiori al mondo (202 m di lunghezza). L’entrata è decorata da statue di leoni. Il ponte è destinato al traffico automobilistico nella parte centrale, mentre le sue parti laterali sono riservate ai pedoni.
Il ponte delle catene, oltre a consentire una bella vista sul Danubio, è anche un passaggio obbligato per chi, venendo da Pest, voglia visitare il Castello di Buda.
Una curiosità: nel 1975, nelle immediate vicinanze del pilastro del ponte a ridosso del castello di Buda, è stato eretto il monumento “pietra del chilometro zero”. Questa scultura segna il punto di riferimento da cui vengono misurate tutte le distanze stradali per Budapest nel Paese.
IL CASTELLO DI BUDA
Il castello di Buda (in ungherese Budavári Palota) è noto anche come “Palazzo Reale” (Királyi Palota) e “Castello Reale” (Királyi Vár). Nel 1987 è entrato a far parte del patrimonio UNESCO.
L’edifico sorge sulla sommità di una collina che sovrasta il Danubio e da cui si può godere di una bellissima vista. Per accedere al castello si può scegliere se salire a piedi o se prendere la suggestiva funicolare che lo collega al ponte delle Catene.
In passato era la residenza dei re d’Ungheria.
Il primo a realizzare una costruzione sulla collina fu re Béla IV tra il 1247 ed il 1265. Nel corso dei secoli il castello è stato modificato, ampliato e rimodernato molte volte. Da edificio medievale si è trasformato in una sontuosa residenza barocca durante il regno di Maria Teresa d’Asburgo, per poi diventare un più austero palazzo neo classico sotto il regno di Francesco Giuseppe. Inoltre ci cono stati due episodi che hanno causato la completa rovina del castello ed hanno reso necessaria la sua ricostruzione: il grande assedio turco del 1686 e quello della Seconda Guerra Mondiale, durato dal 29 dicembre 1944 al 13 febbraio 1945.
Oggi il castello ospita tre importanti musei: la Biblioteca Nazionale, contenente oltre 15.000 libri e manoscritti, la Galleria Nazionale Ungherese, sviluppata su 4 piani, ed il Museo Storico di Budapest, che ripercorre le tappe fondamentali della storia della città.
Inoltre è possibile visitare il sottosuolo del Castello, noto anche come “Labirinto di Budapest”, dove si sviluppa un dedalo di caverne e cunicoli ricchi di sorgenti termali, pitture rupestri, antiche fontane, colonne e statue. Il labirinto è visitabile con un tour guidato.
LA CHIESA DI MATTIA
La chiesa si trova al centro di Piazza della Santa Trinità, a poca distanza dal castello.
Nonostante sia comunemente chiamata con il nome di Mattia, il vero nome della chiesa è Nostra Signora Assunta della Collina del Castello ed è dedicata alla Madonna. Invece il nome popolare con cui è conosciuta la chiesa è legato a re Mattia Corvino che, proprio in questa chiesa, si sposò due volte.
Secondo la tradizione, la chiesa fu fondata da Santo Stefano, re d’Ungheria, nel 1015. Tuttavia, non esistono prove che confermino la cosa con assoluta sicurezza. L’edificio originario fu distrutto nel 1241 in occasione della prima invasione mongola dell’Ungheria e venne ricostruito tra il 1255 e il 1269 per la volontà del re Béla IV. Nel 1541 la chiesa venne trasformata in una moschea dai turchi, per poi passare ai gesuiti.
Nel 1873 e il 1896 fu oggetto di restauri da parte dell’architetto Frigyes Schulek che la ricostruì parzialmente in stile neogotico.
Davanti la chiesa sorge la colonna della Santissima Trinità. Si tratta di una colonna votiva che è stata eretta all’inizio del XVIII secolo. Nel 1694, infatti, il consiglio comunale di Buda decise di erigere un monumento dedicato alla Santissima Trinità per proteggersi dalle epidemie di peste che in quel periodo colpivano la popolazione e in segno di gratitudine per la loro cessazione.
BUDAPEST: IL BASTIONE DEI PESCATORI
Infine, a pochissima distanza dalla chiesa, c’è il Bastione dei Pescatori, un belvedere che sembra uscito da una favola!
Il bastione, in stile neogotico e neoromanico, prende il nome dalla corporazione dei pescatori che, nel Medioevo, era stata incaricata di difendere questo tratto delle mura della città.
La costruzione è formata da sette torri che rappresentano le sette tribù magiare che si insediarono nel bacino dei Carpazi nell’896. Dalle torri e dalla terrazza si puo’ ammirare uno dei panorami più belli della città, con vista sull’isola Margherita, la zona di Pest e la collina Gellert.
IL PARLAMENTO DI BUDAPEST
Il Palazzo del Parlamento (in ungherese Országház) è un altro dei simboli della città, nonché una delle mete turistiche più famose dell’intera Ungheria.
Il palazzo fu concepito per sottolineare, con grande fasto, l’indipendenza finalmente raggiunta degli ungheresi all’interno dell’impero austro-ungarico.
Venne costruito tra il 1885 ed il 1904, seguendo i piani dell’architetto ungherese Imre Steindl.
Fino al 1944 le due parti dell’edificio, che si estendo rispettivamente a nord ed a sud della cupola, hanno ospitato le Camere destinate alle riunioni dei due rami del Parlamento. Successivamente l’Ungheria abbandonò il sistema del bicameralismo: quindi, attualmente nel palazzo si riunisce la Assemblea nazionale.
Inoltre è anche sede di un’importante biblioteca, del capo del Governo e del Presidente della Repubblica.
Il Parlamento è un chiaro esempio di architettura neogotica, assai in voga in quel periodo, e si distingue per l’enorme sviluppo orizzontale: raggiunge i 268 metri di lunghezza ed i 123 di larghezza. La sua altezza, invece, è di 96 metri, esattamente come la Basilica di Santo Stefano, quasi a sottolineare una sorta di equilibrio tra il mondo civile e quello religioso.
LE SCARPE SULLA RIVA DEL DANUBIO
A poca distanza dal grandioso edificio del Parlamento si trova il memoriale noto come “le scarpe sulla riva del Danubio”.
Si tratta di un’installazione artistica collocata sul lungo Danubio, sul lato di Pest, inaugurata il 16 aprile 2005 nella Giornata ungherese della memoria per il 60º anniversario della Shoah.
L’opera è un gruppo scultoreo che raffigura appunto delle scarpe poste sul ciglio della banchina e ricorda la morte dei cittadini ebrei a causa dai miliziani del Partito delle Croci Frecciate durante la seconda guerra mondiale. I miliziani, infatti, prima imprigionarono gli ebrei all’interno del ghetto e poi decisero di assassinarli direttamente in città, proprio sul lungo fiume, confidando nel fatto che il Danubio avrebbe trascinato via i loro corpi. Spesso alle vittime veniva chiesto di levarsi le scarpe che poi i miliziani rivendevano al mercato nero, da qui l’idea del memoriale.
BUDAPEST: LA BASILICA DI SANTO STEFANO
La basilica di Santo Stefano, situata nel cuore del centro storico di Budapest, è uno degli edifici religiosi più importanti di tutta l’Ungheria.
Fu progettata a partire dal 1850 e terminata nel 1905. Può ospitare circa 8000 fedeli ed è prevalentemente in stile neoclassico.
La Basilica è dedicata a Stefano, il primo Re d’Ungheria, e all’interno di un reliquario posto nella cappella a destra dell’altare, è custodita la sua presunta mano destra.
L’edificio è a croce greca, con cupola all’incrocio della navata con il transetto. La sua cupola raggiunge la stessa altezza del Palazzo del Parlamento (96 metri) e, secondo le leggi vigenti, nessun edificio in città può esserne più alto.
La facciata è simmetrica e priva di eccessive decorazioni. L’interno, invece, è ricco di marmi, mosaici e pregevoli opere d’arte dei principali artisti ungheresi.
È possibile visitare gli interni della chiesa, ma anche accedere alla Tesoreria e salire sulla cupola, da cui ammirare un bellissimo panorama.
Infine, la Basilica ha sempre ricoperto un ruolo importante nello scenario musicale della capitale e il suo coro si esibisce in tutta Europa: se ne avete l’opportunità, vi consiglio di assistere ad un concerto. Trovate tutti gli eventi sul sito ufficiale.
LA GRANDE SINAGOGA
La Grande Sinagoga (in ungherese Nagy zsinagóga) si trova nel quartiere ebraico della città, chiamato Erzsébetváros.
Si tratta della più grande sinagoga d’Europa e quarta al mondo. L’edificio misura 75 metri di lunghezza e 27 di larghezza; le due torrette ai lati della facciata sono alte 43 metri ciascuna.
Lo stile architettonico è eclettico e presenta elementi moreschi, ma anche forti richiami all’architettura neobizantina e neoromanica.
E’ possibile visitare la Sinagoga nell’ambito di una visita guidata, disponibile in moltissime lingue diverse. Fatto il biglietto e superati i controlli, vi consiglio di entrare direttamente nella Sinagoga e avvicinarvi alla bandiera italiana, una guida vi raggiungerà per darvi tutte le informazioni.
La visita comprende anche la piccola sinagoga, costruita in ricordo degli ebrei caduti durante la prima guerra mondiale, il cimitero, il museo e l’albero della vita.
TEATRO DELL’OPERA DI BUDAPEST
Il Teatro dell’Opera di Stato ungherese (in ungherese Magyar Állami Operaház) è uno dei maggiori esempi di architettura neorinascimentale di Budapest. Si trova nella parte di Pest, nel quartiere di Terézváros, in Andrássy út, il più importante viale della città.
L’edificio, costruito tra il 1875 e il 1884, è in stile neorinascimentale, riccamente decorato con elementi barocchi. Di fronte alla facciata vi sono le statue di Ferenc Erkel, compositore dell’inno nazionale, e del compositore classico Franz Liszt.
L’interno del teatro è visitabile solo tramite visita guidata, della durata media di circa 45 min. Se siete interessati, vi consiglio di prenotare con anticipo perché i posti si esauriscono in fretta!
In alternativa, potete assistere ad uno dei tanti concerti o rassegne teatrali. Anche in questo caso, potete consultare tutti gli eventi ed il programma sul sito ufficiale.
PIAZZA DEGLI EROI
La Piazza degli Eroi è una delle più importanti piazze di Budapest. Si trova alla fine di Andrássy út, vicino al parco municipale Városliget.
L’area centrale della Piazza ospita il Monumento del millenario con le statue dei sette capitribù magiari e di altri personaggi rappresentativi della storia dell’Ungheria. La costruzione del monumento iniziò nel 1896, anno del primo millennio dell’Ungheria, e fu ultimata nel 1929.
Di fronte al monumento si trova la Pietra memoriale degli eroi. Si tratta di un memoriale dedicato agli “eroi che diedero la vita per la libertà del loro popolo e della loro indipendenza nazionale”. Dunque è simile al monumento del Milite Ignoto presente in tanti altri Paesi.
L’elemento centrale del Monumento del millennio è una colonna sormontata dalla statua dell’arcangelo Gabriele. Nella mano destra l’angelo tiene la corona di Santo Stefano, primo re d’Ungheria. Nella mano sinistra, invece, c’è la doppia croce apostolica, simbolo nazionale che fa riferimento alle concessioni fatte a re Stefano da papa Silvestro II in riconoscimento dei suoi sforzi per convertire gli ungheresi al cristianesimo.
La notte di San Giovanni è considerata da sempre una notte magica. La notte dell’impossibile, dei prodigi e delle streghe.
Nel mondo pagano, il solstizio d’estate, che cade il 21 giugno, simboleggiava un rito di passaggio che portava la Terra, durante la notte più corta dell’anno, dal predominio lunare a quello solare. La notte di San Giovanni, che cade tra il 23 ed il 24 giugno, ha ereditato molto delle antiche tradizioni agresti legate alla celebrazione della nuova stagione. Ancora oggi, infatti, durante questa notte si mescolano tra loro superstizioni pagane, tradizioni contadine e riti cristiani.
La festa dedicata a San Giovanni Battista rappresenta un caso unico nella religione cristiana: il festeggiamento, infatti, riguarda la data di nascita del Santo e non quella di morte. Questo non ha fatto altro che rafforzare il preesistente simbolismo pagano già legato a questo periodo dell’anno: quello della vita da poco iniziata e che raggiunge il suo massimo splendore.
RITI E TRADIZIONI
La maggior parte delle tradizioni e dei riti legati alla notte di San Giovanni nacquero nel mondo contadino e, dunque, sono inevitabilmente legati agli elementi della natura e miravano a propiziarsi le sue forze benefiche, scacciando la sfortuna e accogliendo nuovi amori.
IL MAZZETTO DI SAN GIOVANNI
Una delle tradizioni più note è quella del “mazzetto di San Giovanni”.
Il “mazzetto” è un insieme di iperico, noto anche come “erba di San Giovanni”, un’erba dai fiori giallo-oro che sbocciano proprio a fine mese, in concomitanza con l’arrivo della festa del Santo. Il nome iperico deriva dalle parole greche hyper-eikon, che significano letteralmente “pianta che cresce sulle statue”. Secondo le leggende contadine l’iperico sarebbe legato a proprietà magiche e curative conosciute fin da tempi lontanissimi. Tradizionalmente, infatti, veniva utilizzato per trattare ferite e ustioni, grazie al suo potere antinfiammatorio e cicatrizzante. Sembrerebbe che anche i cavalieri crociati si siano avvalsi delle sue proprietà benefiche per curarsi.
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Tradizione vuole che l’iperico venga raccolto con l’oscurità, per comporre un mazzetto in grado di scacciare il malocchio e favorire dolci sogni premonitori, se messo sotto il guanciale prima di andare a dormire.
L’OLIO
L’olio di San Giovanni, invece, è noto per le sue virtù benefiche ed è usato soprattutto per curare gli inestetismi della pelle. Ha, infatti, un’azione cicatrizzante, antisettica, emolliente e antinfiammatoria. Come da tradizione, la notte tra il 23 ed il 24 giugno vengono raccolti i fiori che si mettono a macerare nell’olio, esposti alla luce per un intero ciclo lunare. Il risultato è un ottimo rimedio naturale per chi soffre di pelle secca, per chi ha problemi di psoriasi o per chi vuole combattere o prevenire le rughe.
L’ACQUA DI SAN GIOVANNI
Poi c’è la famosa acqua di San Giovanni.
Per prepararla, sempre durante la notte tra il 23 ed il 24 giugno, occorre raccogliere un insieme di erbe e fiori.
Le più comuni sono: ginestre, papaveri, fiordalisi, rose, menta, iperico, sambuco, lavanda, camomilla, timo, basilico, salvia, rosmarino, malva e finocchio selvatico. Raccolte alcune di queste erbe, occorre metterle a bagno in un bacile di vetro o ceramica (non di plastica!) pieno di acqua e lasciarlo esposto alla rugiada tutta la notte.
La mattina del 24 l’acqua di San Giovanni sarà pronta e si potrà usare per lavarsi le mani ed il viso, in una sorta di cerimonia di purificazione e benessere.
I FALO’ ED I RITI D’AMORE
San Giovanni è il protettore dalle influenze malefiche, assicura la rinascita della luce, e per questo motivo in tutta Europa si accendono fuochi in suo onore. Grandi falò che prendono vita nei campi in onore del sole e dell’inizio dell’estate.
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Anche in Italia molti dei riti che si svolgono durante la notte di San Giovanni comprendono un falò purificatore in cui si bruciano le erbe vecchie e si mette la sua cenere sui capelli come auspicio di buona fortuna.
La notte di San Giovanni, infine, si celebrano anche riti magici destinati a favorire l’amore.
Non a caso, infatti, la data del 24 giugno è considerata in assoluto la più propizia per i matrimoni!
In passato le giovani si rotolavano sui prati per bagnarsi della magica rugiada di questa notte e invocavano il Santo per conoscere il volto del futuro marito.
LA NOTTE DI SAN GIOVANNI A ROMA
Era una delle feste religiose e profane più sentite nella città.
La festa cominciava la notte della vigilia, la cosiddetta “notte delle streghe”.
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Si credeva, infatti che i fantasmi di Erodiade e Salomè, dannate per aver provocato la morte di San Giovanni, chiamassero a raccolta le streghe sui prati del Laterano per andare in giro per la città a catturare anime prima di proseguire per Benevento, città delle streghe per eccellenza.
Data la presenza delle streghe era necessario ricorrere a rituali magici e forme di esorcismo.
Dopo aver benedetto i letti e la porta di casa, la gente partiva da tutti i rioni di Roma al lume di torce e candele. Arrivati nelle varie piazze, si accendevano falò per scacciare le forze occulte, si pregava e si mangiavano le lumache, le cui corna rappresentavano discordie e preoccupazioni, per allontanare le avversità.
La festa si concludeva al sorgere del sole, quando lo sparo del Cannone di Castel Sant’Angelo annunciava l’inizio della messa celebrata dal Papa nella Basilica di San Giovanni in Laterano.
Letteralmente downshifting significa “scalare la marcia”, nel senso di andare piano, rallentare.
In italiano questo concetto è stato tradotto con l’espressione “semplicità volontaria”.
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Si tratta di un fenomeno che in un certo senso si pone in linea di continuità con la filosofia del “Less is more” e con la pratica del decluttering.
Il decluttering consiste essenzialmente nel liberarsi di tutto ciò che è superfluo – sia a livello materiale che immateriale – per potersi concentrare solo sull’essenziale.
La filosofia di vita del “Less is more”, invece, si basa sull’avere di meno per avere di più. Meno cose di cui occuparsi e meno impegni da gestire per avere più tempo per fare ciò che realmente ci interessa, per stare con le persone che per noi sono importanti e apportano valore alla nostra vita. Anche qui il concetto di base è liberarsi del superfluo per occuparsi solo dell’essenziale.
Il downshifting è una sorta di upgrade di tutto questo!
DOWNSFHIFTING: LE ORIGINI
Il termine downshifting è stato coniato a New York nel 1994 come risposta all’iperconsumismo dilagante ed ebbe da subito una tale risonanza a livello internazionale che arrivò, nel giro di poco tempo, ad ottenere un posto nel celebre dizionario di Oxford dove viene definito come:
“Libero scambio di una carriera economicamente soddisfacente ma evidentemente stressante, con uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante.”
Dunque, il downshifting può essere associato alla filosofia minimalista che, in generale, invita a liberarsi del superfluo per potersi concentrare appieno solo su ciò che per una persona è davvero importante ed apporta valore alla sua vita.
UNA MAGGIORE QUALITA’ DELLA VITA
L’idea di rallentare i propri ritmi di vita e ricercare la semplicità nasce prevalentemente dalle conseguenze negative prodotte dal materialismo. L’ansia di possedere, di apparire in un certo modo, ansia di mostrare oggetti considerati status symbol, porta spesso con sé una serie di patologie che mettono a dura prova l’individuo a livello psicofisico.
In genere la conseguenza di questa ossessione è lavorare sempre di più per acquistare cose, spinti da una cultura che induce bisogni non reali. Si finisce per “spremere” fino all’ultimo se stessi ed il pianeta, allontanandosi da se e dai propri valori.
Il downshifting consente di fare un passo indietro, prendere le distanze da questo meccanismo distruttivo e recuperare quello che conta veramente, liberi da tutte le sovrastrutture imposte dalla società.
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L’Affetto, la stima, una risata o una passeggiata nella natura, sono tutte cose di cui si può godere gratuitamente perché, in fondo, tutte le cose davvero importanti non sono beni materiali. Il problema è che spesso ce ne dimentichiamo, perché persi a rincorrere quei beni materiali in cui la società ci porta ad identificare la chiave del nostro benessere e della nostra felicità.
IL DOWNSHIFTING, IL DENARO ED IL TEMPO
Il rapporto tra il downshifting ed il denaro si basa sull’imparare a vivere con ciò che si guadagna. Perché è vero che il denaro è fondamentale per vivere decorosamente ed avere una certa tranquillità nell’affrontare una possibile emergenza, ma è anche vero che eliminando gli acquisti compulsivi e gli sprechi sarà più facile avere una maggiore disponibilità di risorse economiche.
Normalmente si lavora per guadagnare ed avere un certo stile di vita e comprare oggetti o servizi. Il vero prezzo di tutto ciò, in realtà, è il nostro tempo, ovvero le ore dedicate al lavoro. Quindi si finisce per scambiare un bene prezioso e finito come il tempo con beni materiali assai meno preziosi e certamente sostituibili.
E’ proprio questo meccanismo che viene sradicato grazie al downshifting.
La semplicità volontaria invita ad uno stile di vita più minimalista e semplice, quindi anche meno dispendioso. Avere consapevolezza di ciò che è veramente necessario consente di vivere con meno risorse economiche e, dunque, consente di poter scegliere di lavorare meno ore e dedicare più tempo a ciò che ci interessa veramente.
La semplicità volontaria, inoltre, appare pienamente in linea con i principi della cosiddetta decrescita felice. Entrambe le correnti di pensiero, infatti, propongono un decremento del lavoro e dei consumi in favore di uno stile di vita più sano e semplice.
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L’idea di vivere con semplicità è profondamente in linea con quel cambiamento di mentalità proposto dal modello economico della decrescita che punta alla sostenibilità piuttosto che al consumismo.
Anzi, pare quasi che i due modelli si intreccino e si innestino per un unico obiettivo: il benessere personale e dell’ambiente.
IL DOWNSHIFTING NELLA QUOTIDIANITA’
La semplicità volontaria, a dispetto del suo nome, però, non è sempre semplice da attuare. Non tutti possono permettersi di lavorare meno, del resto ridurre le proprie ore di lavoro non è il fine ultimo di questo stile di vita, ma solo un mezzo. E, comunque, non è necessario stravolgere tutto da un momento all’altro, anzi!
E’ importante modificare il proprio stile di vita a piccoli passi e gradualmente, secondo le proprie possibilità.
Alcuni esempi di attività da svolgere per avvicinarsi al modello del downshifting potrebbero essere:
Camminare: si risparmia benzina e non si inquina.
Usare con più attenzione l’acqua e l’energia.
Viaggiare fuori stagione quando i prezzi sono più bassi e c’è meno gente in giro. In questo modo il viaggio sarà più rilassante e si eviterà di mettere a dura prova l’ambiente a causa del sovraffollamento.
Ridurre il tempo di utilizzo degli apparecchi tecnologici e dei social: in questo modo si riduce lo stress prodotto dal continuo flusso di informazioni e si evitano malsani meccanismi di confronto.
Se ti stai chiedendo dove andare a Pasqua in Italia, sappi che questo è uno dei momenti migliori per organizzare un viaggio.
La primavera regala giornate più lunghe, temperature miti e paesaggi in piena fioritura. E’ il periodo ideale per scoprire borghi, città d’arte e destinazioni naturalistiche senza il caldo eccessivo dell’estate.
Che tu stia cercando un weekend rilassante, una meta culturale o un luogo immerso nella natura, l’Italia offre tantissime possibilità.
PICCOLI BORGHI: PER UNA PASQUA AUTENTICA E SUGGESTIVA
Se ami i luoghi fuori dai circuiti più affollati, i borghi sono la scelta perfetta. Atmosfere intime, ritmi lenti e panorami unici rendono queste destinazioni ideali per una Pasqua all’insegna della tranquillità.
CIVITA DI BAGNOREGIO
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Si trova in provincia di Viterbo, a pochi passi dal lago di Bolsena.
Sorge sulla vetta di un’altura di tufo ed è raggiungibile solo attraverso un lungo ponte pedonale dal quale si gode di uno dei panorami più spettacolari di tutto il Lazio.
Inoltre, durante le giornate di nebbia, questo borgo fiabesco sembra letteralmente galleggiare nel vuoto…
Si trova a pochi chilometri da Montalcino e Montepulciano, nella bellissima regione della Val d’Orcia a sud di Siena, tra sinuose colline e favolosi panorami. Pienza gode di una posizione davvero strategica: arroccata sulla cima ad un colle, che domina tutta la valle dell’Orcia con una vista mozzafiato.
Questo incantevole borgo, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel 1996, è conosciuto come la “città ideale” del Rinascimento.
Scanno è un bellissimo paesino abruzzese annoverato tra i borghi più belli d’Italia.
Sorge su un pendio della Montagna Grande, tra il monte Genzana ed il monte Marsicano, ed è immerso nello splendido scenario naturale costituito dal vicino Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Il borgo è costituito da un susseguirsi pittoresco di case, strade, scalinate, pizzette, archi e chiese. A circa 4 chilometri dal centro storico si trova il suo celebre lago a forma di cuore, formatosi oltre 3000 anni fa in seguito ad una frana del monte Rava che, precipitando a valle, ha sbarrato il corso del fiume Tasso.
DOVE ANDARE A PASQUA IN ITALIA:NATURA – PER CHI CERCA RELAX E PAESAGGI
Per chi desidera staccare davvero dalla routine, la natura è la scelta migliore. Parchi, giardini e paesaggi incontaminati permettono di vivere un viaggio più lento e rigenerante.
L’OASI DI NINFA
È un “Monumento Naturale” situato nel comune di Cisterna di Latina, al confine con Norma e Sermoneta.
Si tratta di un tipico giardino all’inglese, il luogo ideale per trascorrere una giornata rilassante circondati dalla bellezza della natura, ma anche una meta perfetta per una gita fuori porta con tutta la famiglia.
L’attuale giardino è nato sulle rovine della cittadina medievale di Ninfa che, dopo un primo periodo di prosperità, cadde in uno stato di totale abbandono da cui venne riscattata, dopo circa 5 secoli, da Gelasio Caetani. Era l’anno 1921.
Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con la sua natura incontaminata, è la meta ideale per una vacanza all’insegna del relax, del benessere e dello sport.
Inoltre all’interno del Parco c’è un’infinità di luoghi da vedere o percorsi da fare. Tra i più suggestivi ci sono quelli che partono dall’incantevole Val Fondillo, e quelli che attraversano la celebre “Camosciara”, la zona di riserva integrale del Parco.
Se preferisci un viaggio all’insegna della storia e della cultura, le città d’arte sono sempre una scelta vincente. Musei, monumenti e tradizioni rendono la Pasqua un momento ancora più interessante per visitarle.
ROMA
La Città Eterna è una fonte inesauribile di bellezze artistiche.
Ovunque si sposti lo sguardo ci sono chiese, fontane, piazze, musei e siti archeologici unici al mondo.
Tra gli infiniti luoghi da visitare a Roma ce ne sono alcuni che, oltre ad essere incredibilmente belli, sono anche gratuiti…
Firenze è una delle città più belle del mondo, capace di attrarre milioni di persone ogni anno.
Ogni palazzo, ogni chiesa e ogni vicolo di questa magnifica città ha mille storie da raccontare ed il periodo di Pasqua può essere il momento ideale per visitarla!
Anche se non è ancora estate, il mare a Pasqua ha un fascino particolare. Le località costiere sono meno affollate e permettono di godere dei paesaggi in modo più autentico.
LA RIVIERA DI ULISSE
È un meraviglioso tratto costiero lungo circa 50 chilometri.
Si trova nel Lazio, in provincia di Latina. Si tratta di un luogo che è riuscito a conservare intatto il suo fascino antico e misterioso, anche grazie al fatto di essere rimasto per lo più al di fuori dei grandi circuiti del turismo di massa.
Sorge sul confine tra la Costiera Cilentana ed il Golfo di Salerno. Come lascia intendere il suo nome, la città sorge sulla sommità di un costone roccioso a picco sul blu del Tirreno.
In passato è stata una colonia della Magna Grecia, oggi, invece, rappresenta una porta aperta sul Parco Nazionale del Cilento e su tutta la costa meridionale campana.
San Domino, San Nicola, il Cretaccio, la Vecchia, Pianosa e Capraia (le ultime due da non confondere con le omonime isole dell’Arcipelago Toscano!).
I fondali attorno alle isole sono considerati un vero paradiso degli amanti delle immersioni e dello snorkeling. Infatti offrono scenari spettacolari fatti di insenature, grotte sottomarine e relitti.
Tutta l’area dell’arcipelago fa parte della Riserva Marina Protetta del Parco Nazionale del Gargano.
Come si festeggia la Pasqua nel mondo: tradizioni e curiosità da conoscere
La Pasqua è una delle festività più importanti in molte parti del mondo, ma viene celebrata in modi molto diversi a seconda del Paese.
Se in Italia è spesso legata alla tradizione religiosa e ai momenti in famiglia, altrove si trasforma in riti spettacolari, usanze curiose e celebrazioni che raccontano la storia e la cultura di ogni popolo.
Scoprire come si festeggia la Pasqua nel mondo è un modo per viaggiare con la mente e, perché no, lasciarsi ispirare per un futuro viaggio.
SPAGNA: LA SUGGESTIONE DELLA SEMANA SANTA
In Spagna, la Pasqua è sinonimo di Semana Santa, una delle celebrazioni più intense e coinvolgenti d’Europa.
Le città si riempiono di processioni solenni, confraternite incappucciate e statue sacre portate a spalla lungo le strade. L’atmosfera è carica di emozione e spiritualità, capace di coinvolgere anche chi osserva da semplice spettatore.
Un’esperienza particolarmente suggestiva da vivere dal vivo, soprattutto in città come Siviglia o Malaga.
LA PASQUA NEL MONDO: LE CAMPANE DI FRANCIA
In Francia esiste una tradizione davvero curiosa: si racconta che le campane delle chiese “volino” via a Roma il Venerdì Santo per poi tornare la domenica di Pasqua portando con sé uova e dolci per i bambini.
Per questo motivo, durante il giorno di Pasqua, si organizzano vere e proprie cacce alle uova nei giardini e nei parchi, rendendo la festa particolarmente amata dai più piccoli.
GERMANIA
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La Ostern (Pasqua) tedesca reca molte tracce delle antiche tradizioni pagane. Lo stesso nome “Ostern”, infatti, si riferisce a Eostre, una dea pagana della Primavera.
Durante la Settimana Santa le case vengono addobbate con ramoscelli d’ulivo, sagome di coniglietti e uova dipinte.
Le celebrazioni vere e proprie iniziano il Giovedì Santo, quando è tradizione mangiare solo alimenti di colore verde per proteggere l’organismo durante l’anno. Tra il Venerdì Santo ed il Sabato, invece, si usa accendere dei grandi falò, altro residuo della ritualità pagana, con cui si salutava l’arrivo della primavera.
Il pranzo pasquale è a base d’agnello tanto che anche il dolce tipico (che da noi ha la forma di colomba) in Germania prende le sembianze di questo animale.
GRECIA: UNA PASQUA TRA FEDE E TRADIZIONE
In Grecia, la Pasqua è la festività religiosa più importante dell’anno.
Le celebrazioni sono molto sentite e culminano nella notte del Sabato Santo, con suggestive cerimonie illuminate dalle candele.
Una delle tradizioni più caratteristiche è quella delle uova rosse, simbolo di vita e rinascita.
LA PASQUA NEL MONDO: REGNO UNITO
In Inghilterra la tradizione pasquale vuole che il Giovedì Santo ci si dedichi all’attività caritativa. Nell’Abbazia di Westminster si ripete il rito del Royal Maundy Gifts, ossia il dono di denaro ai poveri da parte del sovrano durante una cerimonia religiosa.
Inoltre, nel Regno Unito, è considerato di buon auspicio sposarsi proprio la domenica di Pasqua.
SVEZIA
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In Svezia, la Pasqua assume un tono decisamente più leggero e folkloristico.
I bambini si travestono da piccole streghe, con foulard colorati e guance dipinte, andando di casa in casa a chiedere dolci, in una tradizione che ricorda per certi versi Halloween.
Questa usanza affonda le sue radici in antiche credenze popolari legate alla primavera e al mondo degli spiriti.
LA POLONIA
In Polonia i festeggiamenti pasquali iniziano già dalla Domenica delle Palme in occasione della quale vengono realizzate delle “palme” fatte a mano con fiori secchi e piante sempreverdi oppure con la carta crespa. Le creazioni più belle e più alte vengono premiate. Sabato Santo si va in chiesa per la benedizione del cibo.
Il giorno di Pasqua, invece, ci si reca in chiesa all’alba e poi, quando si torna a casa, si consuma una colazione molto ricca in cui non possono mancare le uova sode con la maionese e le salsicce affumicate. Anche tutto il resto della giornata è dedicato al buon cibo, infatti la tavola resta sempre imbandita!
Infine il Lunedì di Pasquetta si vanno a trovare parenti ed amici ma, durante il tragitto, attenzione agli scherzi! Questa giornata, infatti, è chiamata Smigus Dyngus ed è festeggiata a suon di secchiate d’acqua che tutti lanciano su tutti!
LA PASQUA NEL MONDO: STATI UNITI
Negli Stati Uniti, la Pasqua ha assunto un carattere più commerciale e familiare.
Il protagonista è il celebre Easter Bunny, il coniglio pasquale che porta uova di cioccolato ai bambini.
Tra le attività più diffuse c’è la “egg hunt”, la caccia alle uova, organizzata in parchi e giardini.
LA PASQUA IN MESSICO
In Messico è particolarmente suggestivo il Rogo di Giuda, il tradizionale falò del Sabato Santo durante il quale viene data alla fiamme una figura di cartone che rappresenta il discepolo che tradì Cristo.
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EL SALVADOR
A Texistepeque i riti cattolici e le tradizioni locali si fondono in una particolare celebrazione che vede protagonisti i “talcigüines”: uomini travestiti da diavoli che attraversano le strade della città. La loro incursione finisce ai piedi di Cristo dove si inginocchiano in segno di sottomissione, come simbolo della vittoria del Figlio di Dio sulla tentazione e sul male.
LA PASQUA NEL MONDO: CONCLUSIONI
Le tradizioni pasquali cambiano da Paese a Paese perché sono il risultato di una combinazione di elementi religiosi, culturali e storici.
In molti casi, i riti cristiani si sono intrecciati con antiche celebrazioni pagane legate alla primavera, dando vita a usanze uniche e affascinanti.
Proprio questa varietà rende la Pasqua una festività così interessante da scoprire, anche da un punto di vista culturale.
Se vuoi trasformare la curiosità in esperienza, puoi scegliere di vivere la Pasqua in uno di questi Paesi.
Spagna → per assistere alle spettacolari processioni della Semana Santa
Grecia → per immergerti in una celebrazione profondamente spirituale
Nord Europa → per scoprire tradizioni più folkloristiche e legate alla primavera
Viaggiare durante la Pasqua può essere un’occasione unica per entrare in contatto con culture diverse e vivere esperienze autentiche.
Orientale ed occidentale. Araba e normanna. Bizantina e barocca.
Un giorno non è sufficiente per visitarla tutta, anche perché vanta uno dei centri storici più grandi d’Europa. Tuttavia trascorre anche una sola giornata nel capoluogo siculo può servire a farsi un’idea generale della città e lasciarsi affascinare dalla sua atmosfera unica.
Vediamo quindi cosa visitare a Palermo in un giorno.
LA CATTEDRALE DI PALERMO
La Cattedrale di Palermo, nota anche come Duomo, è dedicata alla Santa Vergine Maria Assunta in Cielo, mentre a Santa Rosalia, patrona della città, è dedicata la Cappella Reale Senatoriale sul lato meridionale, in cui si trova la preziosissima urna argentea che custodisce il Sacro Corpo della Santa.
Per quanto riguarda le visite turistiche, l’interno della Cattedrale è strutturato in due aree: la prima ad ingresso libero, mentre la seconda (detta “Area Monumentale”) prevede il pagamento di un biglietto. L’ingresso all’Area Monumentale comprende: tetti, tombe reali, cripta, absidi, tesoro, sotterranei e cripta dei beneficiali.
Nelle cappelle dedicate alle tombe reali si trovano i sarcofagi di Federico II, Enrico VI, Costanza D’Altavilla, Costanza d’Aragona, Ruggero II e Guglielmo D’Aragona. Dal tetto della Cattedrale di gode di una splendida vista su tutta la città, mentre nelle stanze dedicate al “tesoro” si può ammirare un’incredibile collezione di oggetti reali e religiosi come ornamenti sacri, calici, paramenti e la famosissima corona di Costanza D’Altavilla.
Per informazioni su biglietti ed orari di apertura dell’area monumentale si può consultare il sito ufficiale cattedrale.palermo.it
PALAZZO DEI NORMANNI E CAPPELLA PALATINA
La cappella fa parte del complesso architettonico di Palazzo dei Normanni, noto anche come Palazzo Reale, attualmente sede dell’Assemblea regionale siciliana. Fu costruita a partire dal 1129 per volere di re Ruggero II di Sicilia, a renderla unica è la perfetta fusione di elementi decorativi bizantini, islamici e latini. La cupola, il transetto e le absidi sono interamente decorate da mosaici bizantini, tra i più importanti della Sicilia, raffiguranti varie scene bibliche, gli evangelisti ed il Cristo Pantocratore benedicente, sicuramente l’immagine di maggiore impatto della cappella!
Guy de Maupassant, durante il suo Grand Tour, rimase talmente impressionato dalla Cappella Palatina da definirla: “La più bella chiesa del mondo, il più sorprendente gioiello religioso sognato dal pensiero umano.”
I QUATTRO CANTI DI PALERMO
Il centro storico di Palermo è suddiviso in quattro quartieri detti anche mandamenti: Kalsa, Albergheria, Seralcadio e La Loggia.
La creazione di queste aree risale al periodo della dominazione spagnola, tra il XVI ed il XVII secolo, ed è legata alla nascita di via Maqueda che, tagliando longitudinalmente il Cassaro, divise lo spazio urbano in quattro parti.
Nel 1624 Santa Rosalia divenne patrona dell’intera città, ma fino a quel momento ogni mandamento aveva avuto una propria santa patrona ed un suo stemma:
La Kalsa (o Mandamento Tribunali) aveva come patrona Sant’Agata e il suo stemma era la rosa;
L’Albergheria (o Mandamento Palazzo Reale) aveva come patrona Santa Cristina e il suo stemma era un serpente verde in campo dorato;
Il Seralcadio (o Mandamento Monte di Pietà) aveva come patrona Santa Ninfa e il suo stemma era Ercole che atterra il leone;
La Loggia (o Mandamento Castellamare) aveva come patrona Sant’Oliva e il suo stemma era quello della casa reale d’Austria.
I Quattro Canti fungono da storico punto di convergenza dei mandamenti, con i suoi quattro palazzi monumentali le cui facciate presentano sulla sommità le statue delle patrone, dei re e delle allegorie dei corsi fluviali di Palermo. Questo luogo è, letteralmente, il cuore della città vecchia!
FONTANA PRETORIA
A pochi passi dall’imbocco di Via Maqueda, si trova Piazza Pretoria e la sua monumentale fontana.
La Fontana Pretoria fu realizzata nel 1554 da Francesco Camilliani per decorare il giardino del palazzo fiorentino del fratello della granduchessa Eleonora di Toledo. Fu solo nel 1581 che la fontana venne venduta al senato palermitano e trasferita in piazza Pretoria a Palermo.
Giorgio Vasari la definì “una fontana stupenda che non ha eguali a Firenze o forse in Italia”.
È nota anche come “fontana della vergogna”, a causa dell’enorme somma di denaro pagata per acquistarla!
SAN GIUSEPPE DEI TEATINI
Restando nelle immediate vicinanze della Fontana Pretoria, c’è la chiesa di San Giuseppe dei Teatini.
L’edificio costituisce il vertice del mandamento Palazzo Reale ed ingloba la facciata sud dei Quattro Canti.
La chiesa è a croce latina, cupola con lanterna e cappelle nelle navate laterali. Sulla cornice della navata centrale poggia la volta a botte tutta ornata di grandi stucchi dorati di Paolo Corso su disegni di Giacomo Amato e di affreschi del messinese Filippo Tancredi del 1693 raffiguranti L’Apoteosi di San Gaetano da Thiene e dell’Ordine Teatino e il Ciclo di episodi della vita del santo.
Dalla cupola si gode di una magnifica vista sulla sottostante Piazza Pretoria, ma anche sull’intera città di Palermo!
Nella cripta, invece, c’è una falda acquifera che, secondo la tradizione, vanterebbe delle proprietà miracolose. Oggi l’acqua è stata incanalata in una fontanella, accessibile dalla navata destra.
CHIESE DELLA MARTORANA E DI SAN CATALDO
Entrambe le chiese si affacciano su Piazza Bellini.
La chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, nota anche come Martorana, appartiene alla circoscrizione della Chiesa italo-albanese ed officia la liturgia per gli italo-albanesi residenti in città secondo il rito bizantino.
Dal 3 luglio 2015 fa parte del patrimonio dell’umanità (UNESCO) nell’ambito dell’”Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale”. L’edificio, infatti, è un crogiolo di stili architettonici in cui l’arte bizantina e normanna si fondono armoniosamente con il barocco italiano.
Proprio accanto alla Chiesa della Martorana si trova la Chiesa di San Cataldo, che si distingue per le sue tre cupole rosa sulla navata centrale. Sebbene sia stata costruita come luogo di culto nel XII secolo, nel corso del tempo l’edificio è stato usato per gli scopi più vari (compreso quello di ufficio postale!) ed è stato riconsacrato solo nel XX secolo.
GIARDINO GARIBALDI
Il giardino Garibaldi, chiamato anche villa Garibaldi, è un parco pubblico che venne realizzato tra il 1861 e il 1864 dall’architetto Giovan Battista Filippo Basile a piazza Marina, nello storico quartiere della Kalsa. Fu intitolato a Giuseppe Garibaldi proprio per celebrare la recente nascita della nazione Italiana.
Tra le tante piante esotiche che si trovano all’interno del giardino, la più conosciuta e il maestoso Ficus macrophylla, considerato l’albero più grande d’Europa e uno dei più vecchi d’Italia Ha un’altezza di 30 metri, una circonferenza del tronco che supera i 21 metri ed una chioma con diametro di 50 metri.
STREET FOOD A PALERMO
Palermo è la patria del cibo da strada.
La regina indiscussa dello street food palermitano è l’arancina – con la “a”- perché a Palermo è un termine femminile.
Si tratta, come tutti sapranno, di una gustosissima palla di riso ripiena, impanata e poi fritta. In pratica una bomba di gusto e di calorie!
Ma ci sono anche il pane cà meusa (panino farcito con milza e polmone di vitello cotti nello strutto), lo sfincione (una sorta di pizza alta e morbida condita con pomodoro, cipolla, acciughe e caciocavallo), le panelle (frittelle di farina di ceci) e le crocchè (crocchette di patate impanate e fritte).
Ovviamente non mancano i dolci come la brioche col tuppo, la granita ed il cannolo!
Il palazzo di Topkapi è uno dei simboli di Istanbul.
Il suo nome rievoca i fasti della corte ottomana e le atmosfere da mille e una notte in cui vivevano i sultani.
In turco viene chiamato Topkapı Sarayi ed è un enorme complesso che, per circa quattro secoli, fu non solo la residenza dei sultani, ma anche centro amministrativo dell’Impero ottomano.
TOPKAPI: UN PO’ DI STORIA
Venne costruito per volontà di Maometto II sul cosiddetto “Promontorio del Serraglio” per dominare sulla città. Originariamente era conosciuto come Yeni Saray, cioè “Nuovo Serraglio/Palazzo” in contrapposizione al “Vecchio Palazzo” che i turchi avevano ereditato dagli imperatori bizantini. Invece il nome “Topkapı” (letteralmente “Porta del Cannone”) è relativamente moderno e risale al XIX secolo.
Il complesso fu oggetto di numerosi ampliamenti e restauri, per poi essere progressivamente abbandonato dai sultani che, nel corso dell’800, preferirono residenze più moderne. Nel 1856, il sultano Abdülmecid I lo trasformò nella sede della tesoreria, della libreria imperiale e della zecca di stato. Mentre nel 1924 divenne il primo grande museo della Repubblica di Turchia.
ARCHITETTURA
Il Topkapi è un complesso vastissimo che testimonia l’opulenza della corte ottomana. È molto diverso dalle residenze reali occidentali. Non si tratta, infatti, di un unico grande edificio con eventuali corti e giardini, come se ne possono ammirare ovunque in Europa. Si presenta, invece, come un susseguirsi disomogeneo di singoli padiglioni destinati a varie finalità che si affacciano su quattro cortili.
IL PRIMO CORTILE
Il Primo Cortile, cinto da alte mura, è il più ampio ed era il parco del palazzo. Originariamente vi si affacciavano una serie di strutture di cui oggi, però, restano solo: la vecchia zecca imperiale, costruita nel 1727; varie fontane e la chiesa di Santa Irene.
Quest’ultima è l’edificio più antico che si trova nel primo cortile. In effetti è più antica dello stesso palazzo di Topkapi poiché si tratta di una chiesa bizantina a sua volta edificata sopra i resti di templi o santuari pagani. Santa Irene, dunque, era già presente quando il palazzo venne costruito e, semplicemente, si decise di inglobarla nel nuovo complesso.
È stata la prima chiesa costruita a Costantinopoli. Commissionata proprio da Costantino, nel IV secolo, e poi restaurata da Giustiniano. La chiesa era dedicata ad Hagia Irene, cioè alla Pace di Dio. È una delle tre chiese costruite a Costantinopoli dedicate agli attributi divini, insieme ad Hagia Sophia (Saggezza) e Hagia Dynamis (Forza).
Dopo l’assedio di Costantinopoli del 1453, la chiesa venne usata come deposito per le armi dai giannizzeri, una sorta di esercito privato del sultano. Questo cortile, infatti, era anche noto come “Cortile dei Giannizzeri” o “Cortile delle Parate” e, al tempo dell’Impero, veniva spesso utilizzato per attività militari.
il secondo ed il terzo cortile
Tramite il “Cancello del Saluto” si accede al secondo cortile, dove un tempo si trovavano: l’ospedale del palazzo, la panetteria, i quartieri per i giannizzeri, le scuderie, il Consiglio e le cucine. Al tempo dell’Impero, in questo cortile vivevano pavoni e gazzelle ed era utilizzato dai cortigiani come luogo di riunione.
Invece al terzo cortile si accede varcando il “Cancello della Felicità”.
Più si procede verso l’interno più gli spazi diventano privati, destinati al solo sultano ed ai membri più importanti della corte.
All’interno del cortile si trova la Tesoreria, la Libreria di Ahmed III e la cosiddetta “Camera Privata” che ospita le “Sacre Reliquie del Profeta”.
IL QUARTO CORTILE
Infine c’è il quarto cortile, quello in cui si trovavano l’harem e la cosiddetta “gabbia dorata”.
L’harem era composto da tutte le concubine/mogli del sultano ed era “governato” dalla Valide Sultan, madre del sultano e quindi sovrana di tutte le donne dell’harem.
Mentre la “gabbia dorata” era un padiglione vicino all’Harem in cui vivevano i principi ereditari (solitamente i fratelli e/o i cugini del sultano) che trascorrevano la loro vita in attesa della dipartita del sultano regnante, con la speranza di prenderne il posto. La pratica di far vivere i principi ereditari nella “gabbia dorata” fu inaugurata dal sultano Ahmed I che abolì la precedente consuetudine secondo cui i principi venivano inviati nelle province affinché imparassero l’arte del governo. Infatti la tradizione di far fare una sorta di “apprendistato” ai possibili futuri eredi al trovo fu spesso all’origine di ribellioni e guerre-civili, per questo si ritenne più saggio farli vivere all’interno della “gabbia dorata”, dove il sultano poteva costantemente controllarli.
INFORMAZIONI UTILI
Il palazzo di Topkapi è chiuso il martedì.
Gli orari di apertura sono: 09:00- 18:00. Mentre la biglietteria chiude alle 17:30.
È possibile acquistare un biglietto combinato che consente di visitare il Palazzo di Topkapi, l’Harem e la Basilica di Santa Irene ad un costo di 1500 Lire Turche (circa 47,00 Euro).
Per evitare la lunga fila all’ingresso è consigliabile visitare il palazzo la mattina presto oppure durante l’ora di pranzo. Il sito ufficiale del palazzo è: muze.gen.tr
La città turca vanta circa tremila moschee. Alcune sono delle piccole moschee di quartiere, piuttosto semplici dal punto di vista architettonico. Altre sono edifici maestosi e ricchi di storia. Tuttavia solo Santa Sofia è in grado di incarnare veramente il fascino e la complessità di Istanbul.
SANTA SOFIA: UN PO’ DI STORIA
Santa Sofia domina piazza Sultanahamet. È uno dei più grandi edifici del mondo, ma soprattutto è il monumento che più di ogni altro sintetizza la millenaria e complessa storia di Istanbul.
La sua costruzione risale al VI secolo quando, per volere dell’imperatore romano Giustiniano, venne realizzata per essere una basilica cristiana dedicata alla Sophia, la sapienza di Dio. Nel Quattrocento gli Ottomani la trasformarono in una moschea. Mentre, nel 1935, nel contesto di un processo di secolarizzazione avviato da Mustafa Kemal Atatürk – fondatore e primo Presidente della Repubblica turca – venne trasformata in un museo. Il 10 luglio 2020 un decreto del presidente Erdoğan ha riconvertito nuovamente Santa Sofia in una moschea.
Santa Sofia, fino alla caduta di Costantinopoli, è stata la chiesa più grande di tutta la Cristianità. Oggi è un edificio di enorme impatto visivo, in cui si può ammirare la stratificazione delle sue molte anime. Mosaici bizantini, enormi medaglioni con iscrizioni arabe coesistono armoniosamente e testimoniano il suo essere, allo stesso tempo, basilica, moschea, museo e tesoro architettonico.
ARCHITETTURA
La basilica di Santa Sofia è uno dei più grandi esempi superstiti di architettura bizantina. Giustiniano stesso curò la realizzazione della cattedrale, la più grande mai costruita fino a quel momento e per i quasi 1000 anni successivi, fino al completamento della cattedrale di Siviglia in Spagna. La basilica è al tempo stesso la realizzazione architettonica culmine della tarda antichità ed il primo capolavoro dell’architettura bizantina.
La navata centrale è sormontata da una cupola alta 55 metri, traforata da 40 finestre ad arco, in seguito parzialmente murate per aumentare la stabilità dell’edificio. Il peso dell’enorme cupola, che i vari interventi di consolidamento hanno reso leggermente ellittica, si scarica su quattro massicci pilastri posti agli angoli. Questi sono stati rinforzati con contrafforti, edificati parte durante il periodo bizantino e parte durante quello ottomano.
La basilica ha una pianta che fonde armoniosamente il rettangolo ed il quadrato, con tre navate. Gli interni sono arricchiti con mosaici a fondo d’oro, marmi pregiati e stucchi. Le colonne sono in porfido e marmo verde della Tessaglia. Nel corso degli anni sono stati aggiunti alcuni mausolei laterali.
Fonte: Pixabay
INFORMAZIONI UTILI
Prima che Santa Sofia venisse nuovamente trasformata in moschea, era previsto un biglietto di 100 Lire turche per potervi accedere. Oggi, invece, è visitabile gratuitamente, come tutte le altre moschee della città.
Santa Sofia è visitabile tutti i giorni. Mi è capitato di vedere on line delle indicazioni secondo cui sarebbe chiusa il lunedì, ma si tratta di un refuso legato al periodo in cui è stata un museo. Oggi non ha giorni di chiusura!
Per quanto riguarda gli orari di apertura, invece, Santa Sofia è visitabile dalle 9:00 alle 17:00. Tuttavia, trattandosi di un luogo di culto, viene temporaneamente chiusa ai turisti durante le ore di preghiera. In particolare viene chiusa circa un’ora prima dell’inizio della preghiera e riapre circa 30 minuti dopo che è terminata.
Il momento migliore per visitare la moschea è al mattino. In questo modo si possono evitare le lunghissime code per l’ingresso.
Per poter accedere a Santa Sofia, come del resto accade anche per le altre moschee, è necessario rispettare alcune regole. Le scarpe vanno lasciate all’ingresso, l’abbigliamento deve essere adatto ad un luogo di culto, quindi sia uomini che donne devono avere gambe e spalle coperte. Le donne devono coprire il capo con un velo.
Istanbul si specchia sulle acque del Bosforo che sembrano moltiplicare la bellezza delle sue cupole e dei suoi minareti.
Unica città al mondo ad estendersi su due continenti, l’Europa e l’Asia.
È affascinante, magica, orientale ed occidentale al tempo stesso.
Romana, bizantina, ottomana ed infine turca. Istanbul venne concepita per essere la nuova Roma ed è diventata una megalopoli da 15.000.000 di abitanti, cuore pulsante di una nazione in pieno sviluppo.
Il ponte di Galata, da secoli, collega la città antica con quella moderna. La Istanbul ottomana con il monumentale Palazzo del Topkapi, antica residenza dei sultani, e la Istanbul moderna con la lunghissima Istikal Caddesi, la via pedonale che confluisce in piazza Taksim, il fulcro della movida cittadina.
Dal Corno d’Oro ai banchi del Gran Bazar, dalla Moschea Blu a Santa Sofia. Ecco i luoghi da non perdere per un tour alla scoperta di Istanbul e del suo centro storico dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco nel 1985.
LE MOSCHEE DI ISTANBUL
Le moschee di Istanbul sono circa tremila. Alcune, come Santa Sofia, hanno una storia antichissima costellata di episodi romanzeschi. Altre sono piccoli edifici di quartiere. Tutte, però, sono accumunate da un’atmosfera particolarmente suggestiva.
Per potervi accedere è necessario rispettare alcune regole. Le scarpe vanno lasciate all’ingresso, l’abbigliamento deve essere adatto ad un luogo di culto, sia uomini che donne devono avere gambe e spalle coperte. Le donne devono coprire il capo con un velo.
SANTA SOFIA (AYA SOFYA)
È il vero motivo per cui sognavo da sempre di andare ad Istanbul!
Domina piazza Sultanahamet. È uno dei più grandi edifici del mondo, ma soprattutto è il monumento che più di ogni altro sintetizza la millenaria e complessa storia di Istanbul.
La sua costruzione risale al VI secolo quando, per volere dell’imperatore romano Giustiniano, venne realizzata per essere una basilica cristiana dedicata alla Sophia, la sapienza di Dio. Nel Quattrocento gli Ottomani la trasformarono in una moschea. Mentre, nel 1935, nel contesto di un processo di secolarizzazione avviato da Mustafa Kemal Atatürk – fondatore e primo Presidente della Repubblica turca – venne trasformata in un museo. Il 10 luglio 2020 un decreto del presidente Erdoğan ha riconvertito nuovamente Santa Sofia in una moschea.
Santa Sofia, fino alla caduta di Costantinopoli, è stata la chiesa più grande di tutta la Cristianità. Oggi è un edificio di enorme impatto visivo, in cui si può ammirare la stratificazione delle sue molte anime. Mosaici bizantini ed enormi medaglioni con iscrizioni arabe coesistono armoniosamente e testimoniano il suo essere, allo stesso tempo, basilica, moschea, museo e tesoro architettonico.
Vanta sei minareti ed un’enorme quantità di cupole e semicupole. E’ tra le moschee più belle e conosciute di Istanbul. Per capire il perché del suo nome basta entrare! Tutto l’immenso spazio interno è interamente ricoperto di maioliche turchesi di İznik. Il colpo d’occhio è assolutamente spettacolare!
Del resto la Moschea Blu nacque proprio con lo scopo di competere con la magnificenza della chiesa di Giustiniano. Infatti non è un caso che il committente, il Sultano Ahmet, decise di farla costruire di fronte alla sua rivale.
MOSCHEA DI SOLIMANO IL MAGNIFICO
Svetta sul terzo colle della città che, come l’antica Roma, originariamente contava sette colli.
Fu costruita tra il 1550 e il 1557 per volontà di Solimano il Magnifico, il più famoso sultano della storia ottomana. Ancora oggi mostra, con la sua imponenza, la grandezza ed i fasti di quell’epoca d’oro della storia ottomana. Nel complesso della moschea si trovano anche i mausolei di Solimano e della moglie Hürrem Sultan. Quest’ultima, meglio nota come Roxelana, è stata uno dei personaggi più potenti della storia ottomana, con una vita a dir poco romanzesca.
Nacque in Rutenia, attuale Ucraina, venne catturata dai Tatari di Crimea e condotta a Istanbul come schiava. Entrò nell’Harem imperiale, scalò i ranghi e divenne la favorita del Sultano Solimano che, contro ogni tradizione, la sposò, facendola diventare la sua moglie legittima. Fu la prima consorte imperiale a ricevere il titolo di Haseki Sultan (consorte principale del sultano). Ebbe sei figli, incluso il futuro sultano, Selim II. Grazie a lui, Roxelana è antenata di tutti i seguenti sultani e dei membri attualmente viventi della dinastia ottomana.
MOSCHEA DI ORTAKÖY
Il suo nome ufficiale è Büyük Mecidiye Camii (Grande moschea del Sultano Abdülmecid) ma tutti la conoscono come Moschea di Ortaköy.
Si tratta di un edificio neo-barocco, costruito tra il 1854 e il 1856 dagli architetti Balyan (padre e figlio).
Sorge davanti al primo ponte sul Bosforo, rinominato Ponte dei Martiri del 15 luglio dopo il tentato golpe del 2016. Il suo profilo che si riflette nelle acque del molo di Ortaköy è una delle cartoline più famose di Istanbul.
ALTRI MONUMENTI
PALAZZO DI TOPKAPI
Il palazzo, chiamato in turco Topkapı Sarayi, è uno dei simboli di Istanbul. Si tratta di un enorme complesso che, per circa quattro secoli, fu residenza dei sultani e centro amministrativo dell’Impero ottomano.
Venne costruito per volontà di Maometto II sul cosiddetto “Promontorio del Serraglio” per dominare sulla città. Originariamente era conosciuto come Yeni Saray, cioè “Nuovo Serraglio/Palazzo” in contrapposizione al “Vecchio Palazzo” che i turchi avevano ereditato dagli imperatori bizantini. Il nome “Topkapı” (letteralmente “Porta del Cannone”) risale al XIX secolo.
Il complesso fu oggetto di numerosi ampliamenti e restauri, per poi essere progressivamente abbandonato dai sultani che, nel corso dell’800, preferirono residenze più moderne. Nel 1856, il sultano Abdülmecid I lo trasformò nella sede della tesoreria, della libreria imperiale e della zecca di stato. Mentre nel 1924 divenne il primo grande museo della Repubblica di Turchia.
È un edificio grandioso che testimonia l’opulenza della corte ottomana ed è molto diverso dalle residenze reali occidentali. Non si tratta, infatti, di un unico grande edificio con eventuali corti e giardini, come se ne possono ammirare ovunque in Europa. Si presenta invece come un susseguirsi disomogeneo di padiglioni distinti che si affacciano su quattro cortili.
IPPODROMO DI COSTANTINOPOLI
Si trova nel quartiere di Sultanahmet, accanto alla Moschea Blu. Oggi si presenta come una grande piazza in cui torreggiano ancora i monumenti che un tempo decoravano l’ippodromo: l’Obelisco di Teodosio e la Colonna Serpentina.
Era un luogo centrale nella vita sociale di Costantinopoli perché non solo vi si disputavano gare sportive, ma era anche teatro di incontri (e scontri) politici che vedevano opporsi le due principali fazioni: quella dei Verdi (borghesi) e quella degli Azzurri (contadini e poveri).
Le dimensioni dell’ippodromo erano di circa 400 metri di lunghezza per 130 di larghezza e poteva contenere circa 100.000 persone. Le gradinate, inizialmente in legno, nel X secolo furono riedificate in marmo. Con la conquista latina di Costantinopoli, durante la quarta crociata, nel 1204, l’ippodromo fu abbandonato e divenne una cava di materiali edili per la costruzione di nuovi edifici.
Gli stalli di partenza dei carri, chiamati carceres, erano sovrastati da una torre alta 23 metri, decorata da una quadriga di bronzo i cui cavalli, sempre nel 1204, furono portati a Venezia e posti sopra il portale della Basilica di San Marco.
CISTERNA BASILICA
È un’enorme cisterna risalente al VI secolo e scoperta solo alla fine dell’Ottocento. Al suo interno si trovano 12 file di 28 colonne caratterizzate da capitelli di stile Ionico, Corinzio e Dorico.
Buona parte dei materiali e delle colonne sono elementi di riuso, come testimoniano due enormi teste di gorgone provenienti probabilmente da un arco monumentale del foro di Costantino, che fanno da base (rovesciate) a due delle colonne di sostegno della volta.
GRAN BAZAR
È il mercato coperto più grande e famoso del mondo.
Un dedalo intricatissimo di negozi, botteghe e caffè. Ovunque ci sono spezie, dolci, gioielli e stoffe. Visitare il Gran Bazar è un modo per fare shopping, ma soprattutto un modo per immergersi nell’autentico spirito turco. Qui il commercio non è solo un lavoro, ma un rito antico, con precise regole di contrattazione alle quali anche i turisti devono adeguarsi.