COME SI FESTEGGIA LA PASQUA NEL MONDO

Come si festeggia la Pasqua nel mondo: tradizioni e curiosità da conoscere

La Pasqua è una delle festività più importanti in molte parti del mondo, ma viene celebrata in modi molto diversi a seconda del Paese.

Se in Italia è spesso legata alla tradizione religiosa e ai momenti in famiglia, altrove si trasforma in riti spettacolari, usanze curiose e celebrazioni che raccontano la storia e la cultura di ogni popolo.

Scoprire come si festeggia la Pasqua nel mondo è un modo per viaggiare con la mente e, perché no, lasciarsi ispirare per un futuro viaggio.

SPAGNA: LA SUGGESTIONE DELLA SEMANA SANTA

In Spagna, la Pasqua è sinonimo di Semana Santa, una delle celebrazioni più intense e coinvolgenti d’Europa.

Le città si riempiono di processioni solenni, confraternite incappucciate e statue sacre portate a spalla lungo le strade. L’atmosfera è carica di emozione e spiritualità, capace di coinvolgere anche chi osserva da semplice spettatore.

Un’esperienza particolarmente suggestiva da vivere dal vivo, soprattutto in città come Siviglia o Malaga.

LA PASQUA NEL MONDO: LE CAMPANE DI FRANCIA

In Francia esiste una tradizione davvero curiosa: si racconta che le campane delle chiese “volino” via a Roma il Venerdì Santo per poi tornare la domenica di Pasqua portando con sé uova e dolci per i bambini.

Per questo motivo, durante il giorno di Pasqua, si organizzano vere e proprie cacce alle uova nei giardini e nei parchi, rendendo la festa particolarmente amata dai più piccoli.

GERMANIA

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Fonte: Unsplash

La Ostern (Pasqua) tedesca reca molte tracce delle antiche tradizioni pagane.  Lo stesso nome “Ostern”, infatti, si riferisce a Eostre, una dea pagana della Primavera.

Durante la Settimana Santa le case vengono addobbate con ramoscelli d’ulivo, sagome di coniglietti e uova dipinte.

Le celebrazioni vere e proprie iniziano il Giovedì Santo, quando è tradizione mangiare solo alimenti di colore verde per proteggere l’organismo durante l’anno. Tra il Venerdì Santo ed il Sabato, invece, si usa accendere dei grandi falò, altro residuo della ritualità pagana, con cui  si salutava l’arrivo della primavera.

Il pranzo pasquale è a base d’agnello tanto che anche il dolce tipico (che da noi ha la forma di colomba) in Germania prende le sembianze di questo animale.

GRECIA: UNA PASQUA TRA FEDE E TRADIZIONE

In Grecia, la Pasqua è la festività religiosa più importante dell’anno.

Le celebrazioni sono molto sentite e culminano nella notte del Sabato Santo, con suggestive cerimonie illuminate dalle candele.

Una delle tradizioni più caratteristiche è quella delle uova rosse, simbolo di vita e rinascita.

LA PASQUA NEL MONDO: REGNO UNITO

In Inghilterra la tradizione pasquale vuole che il Giovedì Santo ci si dedichi all’attività caritativa. Nell’Abbazia di Westminster si ripete il rito del Royal Maundy Gifts, ossia il dono di denaro ai poveri da parte del sovrano durante una cerimonia religiosa.

Inoltre, nel Regno Unito, è considerato di buon auspicio sposarsi proprio la domenica di Pasqua.

SVEZIA

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Fonte: Unsplash

In Svezia, la Pasqua assume un tono decisamente più leggero e folkloristico.

I bambini si travestono da piccole streghe, con foulard colorati e guance dipinte, andando di casa in casa a chiedere dolci, in una tradizione che ricorda per certi versi Halloween.

Questa usanza affonda le sue radici in antiche credenze popolari legate alla primavera e al mondo degli spiriti.

LA POLONIA

In Polonia i festeggiamenti pasquali iniziano già dalla Domenica delle Palme in occasione della quale vengono realizzate delle “palme” fatte a mano con fiori secchi e piante sempreverdi oppure con la carta crespa. Le creazioni più belle e più alte vengono premiate. Sabato Santo si va in chiesa per la benedizione del cibo.

Il giorno di Pasqua, invece, ci si reca in chiesa all’alba e poi, quando si torna a casa, si consuma una colazione molto ricca in cui non possono mancare le uova sode con la maionese e le salsicce affumicate. Anche tutto il resto della giornata è dedicato al buon cibo, infatti la tavola resta sempre imbandita!

Infine il Lunedì di Pasquetta si vanno a trovare parenti ed amici ma, durante il tragitto, attenzione agli scherzi! Questa giornata, infatti, è chiamata Smigus Dyngus ed è festeggiata a suon di secchiate d’acqua che tutti lanciano su tutti!

LA PASQUA NEL MONDO: STATI UNITI

Negli Stati Uniti, la Pasqua ha assunto un carattere più commerciale e familiare.

Il protagonista è il celebre Easter Bunny, il coniglio pasquale che porta uova di cioccolato ai bambini.

Tra le attività più diffuse c’è la “egg hunt”, la caccia alle uova, organizzata in parchi e giardini.

LA PASQUA IN MESSICO

In Messico è particolarmente suggestivo il Rogo di Giuda, il tradizionale falò del Sabato Santo durante il quale viene data alla fiamme una figura di cartone che rappresenta il discepolo che tradì Cristo.

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EL SALVADOR

A Texistepeque i riti cattolici e le tradizioni locali si fondono in una particolare celebrazione che vede protagonisti i “talcigüines”: uomini travestiti da diavoli che attraversano le strade della città. La loro incursione finisce ai piedi di Cristo dove si inginocchiano in segno di sottomissione, come simbolo della vittoria del Figlio di Dio sulla tentazione e sul male.

LA PASQUA NEL MONDO: CONCLUSIONI

Le tradizioni pasquali cambiano da Paese a Paese perché sono il risultato di una combinazione di elementi religiosi, culturali e storici.

In molti casi, i riti cristiani si sono intrecciati con antiche celebrazioni pagane legate alla primavera, dando vita a usanze uniche e affascinanti.

Proprio questa varietà rende la Pasqua una festività così interessante da scoprire, anche da un punto di vista culturale.

Se vuoi trasformare la curiosità in esperienza, puoi scegliere di vivere la Pasqua in uno di questi Paesi.

  • Spagna → per assistere alle spettacolari processioni della Semana Santa
  • Grecia → per immergerti in una celebrazione profondamente spirituale
  • Nord Europa → per scoprire tradizioni più folkloristiche e legate alla primavera

Viaggiare durante la Pasqua può essere un’occasione unica per entrare in contatto con culture diverse e vivere esperienze autentiche.

Leggi anche:

COSA VISITARE A PALERMO IN 1 GIORNO

Palermo è una città unica.

Orientale ed occidentale. Araba e normanna. Bizantina e barocca.

Un giorno non è sufficiente per visitarla tutta, anche perché vanta uno dei centri storici più grandi d’Europa. Tuttavia trascorre anche una sola giornata nel capoluogo siculo può servire a farsi un’idea generale della città e lasciarsi affascinare dalla sua atmosfera unica.

Vediamo quindi cosa visitare a Palermo in un giorno.

LA CATTEDRALE DI PALERMO

La Cattedrale di Palermo, nota anche come Duomo, è dedicata alla Santa Vergine Maria Assunta in Cielo, mentre a Santa Rosalia, patrona della città, è dedicata la Cappella Reale Senatoriale sul lato meridionale, in cui si trova la preziosissima urna argentea che custodisce il Sacro Corpo della Santa.

Per quanto riguarda le visite turistiche, l’interno della Cattedrale è strutturato in due aree: la prima ad ingresso libero, mentre la seconda (detta “Area Monumentale”) prevede il pagamento di un biglietto. L’ingresso all’Area Monumentale comprende: tetti, tombe reali, cripta, absidi, tesoro, sotterranei e cripta dei beneficiali.

Nelle cappelle dedicate alle tombe reali si trovano i sarcofagi di Federico II, Enrico VI, Costanza D’Altavilla, Costanza d’Aragona, Ruggero II e Guglielmo D’Aragona. Dal tetto della Cattedrale di gode di una splendida vista su tutta la città, mentre nelle stanze dedicate al “tesoro” si può ammirare un’incredibile collezione di oggetti reali e religiosi come ornamenti sacri, calici, paramenti e la famosissima corona di Costanza D’Altavilla.

Per informazioni su biglietti ed orari di apertura dell’area monumentale si può consultare il sito ufficiale cattedrale.palermo.it

PALAZZO DEI NORMANNI E CAPPELLA PALATINA

La cappella fa parte del complesso architettonico di Palazzo dei Normanni, noto anche come Palazzo Reale, attualmente sede dell’Assemblea regionale siciliana. Fu costruita a partire dal 1129 per volere di re Ruggero II di Sicilia, a renderla unica è la perfetta fusione di elementi decorativi bizantini, islamici e latini. La cupola, il transetto e le absidi sono interamente decorate da mosaici bizantini, tra i più importanti della Sicilia, raffiguranti varie scene bibliche, gli evangelisti ed il Cristo Pantocratore benedicente, sicuramente l’immagine di maggiore impatto della cappella!

Guy de Maupassant, durante il suo Grand Tour, rimase talmente impressionato dalla Cappella Palatina da definirla: “La più bella chiesa del mondo, il più sorprendente gioiello religioso sognato dal pensiero umano.”

I QUATTRO CANTI DI PALERMO

Il centro storico di Palermo è suddiviso in quattro quartieri detti anche mandamenti: Kalsa, Albergheria, Seralcadio e La Loggia.

La creazione di queste aree risale al periodo della dominazione spagnola, tra il XVI ed il XVII secolo, ed è legata alla nascita di via Maqueda che, tagliando longitudinalmente il Cassaro, divise lo spazio urbano in quattro parti.

Nel 1624 Santa Rosalia divenne patrona dell’intera città, ma fino a quel momento ogni mandamento aveva avuto una propria santa patrona ed un suo stemma:

  • La Kalsa (o Mandamento Tribunali) aveva come patrona Sant’Agata e il suo stemma era la rosa;
  • L’Albergheria (o Mandamento Palazzo Reale) aveva come patrona Santa Cristina e il suo stemma era un serpente verde in campo dorato;
  • Il Seralcadio (o Mandamento Monte di Pietà) aveva come patrona Santa Ninfa e il suo stemma era Ercole che atterra il leone;
  • La Loggia (o Mandamento Castellamare) aveva come patrona Sant’Oliva e il suo stemma era quello della casa reale d’Austria.

I Quattro Canti fungono da storico punto di convergenza dei mandamenti, con i suoi quattro palazzi monumentali le cui facciate presentano sulla sommità le statue delle patrone, dei re e delle allegorie dei corsi fluviali di Palermo. Questo luogo è, letteralmente, il cuore della città vecchia!

FONTANA PRETORIA

A pochi passi dall’imbocco di Via Maqueda, si trova Piazza Pretoria e la sua monumentale fontana.

La Fontana Pretoria fu realizzata nel 1554 da Francesco Camilliani per decorare il giardino del palazzo fiorentino del fratello della granduchessa Eleonora di Toledo. Fu solo nel 1581 che la fontana venne venduta al senato palermitano e trasferita in piazza Pretoria a Palermo.

 Giorgio Vasari la definì “una fontana stupenda che non ha eguali a Firenze o forse in Italia”.

È nota anche come “fontana della vergogna”, a causa dell’enorme somma di denaro pagata per acquistarla!

SAN GIUSEPPE DEI TEATINI

Restando nelle immediate vicinanze della Fontana Pretoria, c’è la chiesa di San Giuseppe dei Teatini.

L’edificio costituisce il vertice del mandamento Palazzo Reale ed ingloba la facciata sud dei Quattro Canti.

La chiesa è a croce latina, cupola con lanterna e cappelle nelle navate laterali. Sulla cornice della navata centrale poggia la volta a botte tutta ornata di grandi stucchi dorati di Paolo Corso su disegni di Giacomo Amato e di affreschi del messinese Filippo Tancredi del 1693 raffiguranti L’Apoteosi di San Gaetano da Thiene e dell’Ordine Teatino e il Ciclo di episodi della vita del santo.

Dalla cupola si gode di una magnifica vista sulla sottostante Piazza Pretoria, ma anche sull’intera città di Palermo!

Nella cripta, invece, c’è una falda acquifera che, secondo la tradizione, vanterebbe delle proprietà miracolose. Oggi l’acqua è stata incanalata in una fontanella, accessibile dalla navata destra.

CHIESE DELLA MARTORANA E DI SAN CATALDO

Entrambe le chiese si affacciano su Piazza Bellini.

La chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, nota anche come Martorana, appartiene alla circoscrizione della Chiesa italo-albanese ed officia la liturgia per gli italo-albanesi residenti in città secondo il rito bizantino.

Dal 3 luglio 2015 fa parte del patrimonio dell’umanità (UNESCO) nell’ambito dell’”Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale”. L’edificio, infatti, è un crogiolo di stili architettonici in cui l’arte bizantina e normanna si fondono armoniosamente con il barocco italiano.

Proprio accanto alla Chiesa della Martorana si trova la Chiesa di San Cataldo, che si distingue per le sue tre cupole rosa sulla navata centrale. Sebbene sia stata costruita come luogo di culto nel XII secolo, nel corso del tempo l’edificio è stato usato per gli scopi più vari (compreso quello di ufficio postale!) ed è stato riconsacrato solo nel XX secolo.

GIARDINO GARIBALDI

Il giardino Garibaldi, chiamato anche villa Garibaldi, è un parco pubblico che venne realizzato tra il 1861 e il 1864 dall’architetto Giovan Battista Filippo Basile a piazza Marina, nello storico quartiere della Kalsa. Fu intitolato a Giuseppe Garibaldi proprio per celebrare la recente nascita della nazione Italiana.

Tra le tante piante esotiche che si trovano all’interno del giardino, la più conosciuta e il maestoso Ficus macrophylla, considerato l’albero più grande d’Europa e uno dei più vecchi d’Italia Ha un’altezza di 30 metri, una circonferenza del tronco che supera i 21 metri ed una chioma con diametro di 50 metri.

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STREET FOOD A PALERMO

Palermo è la patria del cibo da strada.

La regina indiscussa dello street food palermitano è l’arancina – con la “a”- perché a Palermo è un termine femminile.

Si tratta, come tutti sapranno, di una gustosissima palla di riso ripiena, impanata e poi fritta. In pratica una bomba di gusto e di calorie!

Ma ci sono anche il pane cà meusa (panino farcito con milza e polmone di vitello cotti nello strutto), lo sfincione (una sorta di pizza alta e morbida condita con pomodoro, cipolla, acciughe e caciocavallo), le panelle (frittelle di farina di ceci) e le crocchè (crocchette di patate impanate e fritte).

Ovviamente non mancano i dolci come la brioche col tuppo, la granita ed il cannolo!

Leggi anche: ARTE SACRA A PALERMO E DINTORNI

IL PALAZZO DI TOPKAPI

Il palazzo di Topkapi è uno dei simboli di Istanbul.

Il suo nome rievoca i fasti della corte ottomana e le atmosfere da mille e una notte in cui vivevano i sultani.

In turco viene chiamato Topkapı Sarayi ed è un enorme complesso che, per circa quattro secoli, fu non solo la residenza dei sultani, ma anche centro amministrativo dell’Impero ottomano.

TOPKAPI: UN PO’ DI STORIA

Venne costruito per volontà di Maometto II sul cosiddetto “Promontorio del Serraglio” per dominare sulla città. Originariamente era conosciuto come Yeni Saray, cioè “Nuovo Serraglio/Palazzo” in contrapposizione al “Vecchio Palazzo” che i turchi avevano ereditato dagli imperatori bizantini. Invece il nome “Topkapı” (letteralmente “Porta del Cannone”) è relativamente moderno e risale al XIX secolo.

Il complesso fu oggetto di numerosi ampliamenti e restauri, per poi essere progressivamente abbandonato dai sultani che, nel corso dell’800, preferirono residenze più moderne. Nel 1856, il sultano Abdülmecid I lo trasformò nella sede della tesoreria, della libreria imperiale e della zecca di stato. Mentre nel 1924 divenne il primo grande museo della Repubblica di Turchia.

ARCHITETTURA

Il Topkapi è un complesso vastissimo che testimonia l’opulenza della corte ottomana. È molto diverso dalle residenze reali occidentali. Non si tratta, infatti, di un unico grande edificio con eventuali corti e giardini, come se ne possono ammirare ovunque in Europa. Si presenta, invece, come un susseguirsi disomogeneo di singoli padiglioni destinati a varie finalità che si affacciano su quattro cortili.

IL PRIMO CORTILE

Il Primo Cortile, cinto da alte mura, è il più ampio ed era il parco del palazzo. Originariamente vi si affacciavano una serie di strutture di cui oggi, però, restano solo: la vecchia zecca imperiale, costruita nel 1727; varie fontane e la chiesa di Santa Irene.

Quest’ultima è l’edificio più antico che si trova nel primo cortile. In effetti è più antica dello stesso palazzo di Topkapi poiché si tratta di una chiesa bizantina a sua volta edificata sopra i resti di templi o santuari pagani. Santa Irene, dunque, era già presente quando il palazzo venne costruito e, semplicemente, si decise di inglobarla nel nuovo complesso.

È stata la prima chiesa costruita a Costantinopoli. Commissionata proprio da Costantino, nel IV secolo, e poi restaurata da Giustiniano. La chiesa era dedicata ad Hagia Irene, cioè alla Pace di Dio. È una delle tre chiese costruite a Costantinopoli dedicate agli attributi divini, insieme ad Hagia Sophia (Saggezza) e Hagia Dynamis (Forza).

Dopo l’assedio di Costantinopoli del 1453, la chiesa venne usata come deposito per le armi dai giannizzeri, una sorta di esercito privato del sultano. Questo cortile, infatti, era anche noto come “Cortile dei Giannizzeri” o “Cortile delle Parate” e, al tempo dell’Impero, veniva spesso utilizzato per attività militari.

il secondo ed il terzo cortile

Tramite il “Cancello del Saluto” si accede al secondo cortile, dove un tempo si trovavano: l’ospedale del palazzo, la panetteria, i quartieri per i giannizzeri, le scuderie, il Consiglio e le cucine. Al tempo dell’Impero, in questo cortile vivevano pavoni e gazzelle ed era utilizzato dai cortigiani come luogo di riunione.

Invece al terzo cortile si accede varcando il “Cancello della Felicità”.

Più si procede verso l’interno più gli spazi diventano privati, destinati al solo sultano ed ai membri più importanti della corte.

All’interno del cortile si trova la Tesoreria, la Libreria di Ahmed III e la cosiddetta “Camera Privata” che ospita le “Sacre Reliquie del Profeta”.

IL QUARTO CORTILE

Infine c’è il quarto cortile, quello in cui si trovavano l’harem e la cosiddetta “gabbia dorata”.

L’harem era composto da tutte le concubine/mogli del sultano ed era “governato” dalla Valide Sultan, madre del sultano e quindi sovrana di tutte le donne dell’harem.

Mentre la “gabbia dorata” era un padiglione vicino all’Harem in cui vivevano i principi ereditari (solitamente i fratelli e/o i cugini del sultano) che trascorrevano la loro vita in attesa della dipartita del sultano regnante, con la speranza di prenderne il posto. La pratica di far vivere i principi ereditari nella “gabbia dorata” fu inaugurata dal sultano Ahmed I che abolì la precedente consuetudine secondo cui i principi venivano inviati nelle province affinché imparassero l’arte del governo. Infatti la tradizione di far fare una sorta di “apprendistato” ai possibili futuri eredi al trovo fu spesso all’origine di ribellioni e guerre-civili, per questo si ritenne più saggio farli vivere all’interno della “gabbia dorata”, dove il sultano poteva costantemente controllarli.

INFORMAZIONI UTILI

Il palazzo di Topkapi è chiuso il martedì.

Gli orari di apertura sono: 09:00- 18:00. Mentre la biglietteria chiude alle 17:30.

È possibile acquistare un biglietto combinato che consente di visitare il Palazzo di Topkapi, l’Harem e la Basilica di Santa Irene ad un costo di 1500 Lire Turche (circa 47,00 Euro).

Per evitare la lunga fila all’ingresso è consigliabile visitare il palazzo la mattina presto oppure durante l’ora di pranzo. Il sito ufficiale del palazzo è: muze.gen.tr

ISTANBUL: SANTA SOFIA

Santa Sofia è uno dei simboli di Istanbul.

La città turca vanta circa tremila moschee. Alcune sono delle piccole moschee di quartiere, piuttosto semplici dal punto di vista architettonico. Altre sono edifici maestosi e ricchi di storia. Tuttavia solo Santa Sofia è in grado di incarnare veramente il fascino e la complessità di Istanbul.

SANTA SOFIA: UN PO’ DI STORIA

Santa Sofia domina piazza Sultanahamet. È uno dei più grandi edifici del mondo, ma soprattutto è il monumento che più di ogni altro sintetizza la millenaria e complessa storia di Istanbul.

La sua costruzione risale al VI secolo quando, per volere dell’imperatore romano Giustiniano, venne realizzata per essere una basilica cristiana dedicata alla Sophia, la sapienza di Dio.  Nel Quattrocento gli Ottomani la trasformarono in una moschea. Mentre, nel 1935, nel contesto di un processo di secolarizzazione avviato da Mustafa Kemal Atatürk –  fondatore e primo Presidente della Repubblica turca – venne trasformata in un museo. Il 10 luglio 2020 un decreto del presidente Erdoğan ha riconvertito nuovamente Santa Sofia in una moschea.

Santa Sofia, fino alla caduta di Costantinopoli, è stata la chiesa più grande di tutta la Cristianità. Oggi è un edificio di enorme impatto visivo, in cui si può ammirare la stratificazione delle sue molte anime. Mosaici bizantini, enormi medaglioni con iscrizioni arabe coesistono armoniosamente e testimoniano il suo essere, allo stesso tempo, basilica, moschea, museo e tesoro architettonico.

ARCHITETTURA

La basilica di Santa Sofia è uno dei più grandi esempi superstiti di architettura bizantina. Giustiniano stesso curò la realizzazione della cattedrale, la più grande mai costruita fino a quel momento e per i quasi 1000 anni successivi, fino al completamento della cattedrale di Siviglia in Spagna. La basilica è al tempo stesso la realizzazione architettonica culmine della tarda antichità ed il primo capolavoro dell’architettura bizantina.

La navata centrale è sormontata da una cupola alta 55 metri, traforata da 40 finestre ad arco, in seguito parzialmente murate per aumentare la stabilità dell’edificio. Il peso dell’enorme cupola, che i vari interventi di consolidamento hanno reso leggermente ellittica, si scarica su quattro massicci pilastri posti agli angoli. Questi sono stati rinforzati con contrafforti, edificati parte durante il periodo bizantino e parte durante quello ottomano.

La basilica ha una pianta che fonde armoniosamente il rettangolo ed il quadrato, con tre navate. Gli interni sono arricchiti con mosaici a fondo d’oro, marmi pregiati e stucchi. Le colonne sono in porfido e marmo verde della Tessaglia. Nel corso degli anni sono stati aggiunti alcuni mausolei laterali.

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Fonte: Pixabay

INFORMAZIONI UTILI

Prima che Santa Sofia venisse nuovamente trasformata in moschea, era previsto un biglietto di 100 Lire turche per potervi accedere. Oggi, invece, è visitabile gratuitamente, come tutte le altre moschee della città.

Santa Sofia è visitabile tutti i giorni. Mi è capitato di vedere on line delle indicazioni secondo cui sarebbe chiusa il lunedì, ma si tratta di un refuso legato al periodo in cui è stata un museo. Oggi non ha giorni di chiusura!

Per quanto riguarda gli orari di apertura, invece, Santa Sofia è visitabile dalle 9:00 alle 17:00. Tuttavia, trattandosi di un luogo di culto, viene temporaneamente chiusa ai turisti durante le ore di preghiera. In particolare viene chiusa circa un’ora prima dell’inizio della preghiera e riapre circa 30 minuti dopo che è terminata.

Il momento migliore per visitare la moschea è al mattino. In questo modo si possono evitare le lunghissime code per l’ingresso.

Per poter accedere a Santa Sofia, come del resto accade anche per le altre moschee, è necessario rispettare alcune regole. Le scarpe vanno lasciate all’ingresso, l’abbigliamento deve essere adatto ad un luogo di culto, quindi sia uomini che donne devono avere gambe e spalle coperte. Le donne devono coprire il capo con un velo.

LEGGI ANCHE: ISTANBUL: COSA VISITARE

ISTANBUL: COSA VISITARE

Istanbul si specchia sulle acque del Bosforo che sembrano moltiplicare la bellezza delle sue cupole e dei suoi minareti.

Unica città al mondo ad estendersi su due continenti, l’Europa e l’Asia.

È affascinante, magica, orientale ed occidentale al tempo stesso.

Romana, bizantina, ottomana ed infine turca. Istanbul venne concepita per essere la nuova Roma ed è diventata una megalopoli da 15.000.000 di abitanti, cuore pulsante di una nazione in pieno sviluppo.

Il ponte di Galata, da secoli, collega la città antica con quella moderna. La Istanbul ottomana con il monumentale Palazzo del Topkapi, antica residenza dei sultani, e la Istanbul moderna con la lunghissima Istikal Caddesi, la via pedonale che confluisce in piazza Taksim, il fulcro della movida cittadina.

Dal Corno d’Oro ai banchi del Gran Bazar, dalla Moschea Blu a Santa Sofia. Ecco i luoghi da non perdere per un tour alla scoperta di Istanbul e del suo centro storico dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco nel 1985.

LE MOSCHEE DI ISTANBUL

Le moschee di Istanbul sono circa tremila. Alcune, come Santa Sofia, hanno una storia antichissima costellata di episodi romanzeschi. Altre sono piccoli edifici di quartiere. Tutte, però, sono accumunate da un’atmosfera particolarmente suggestiva.

Per potervi accedere è necessario rispettare alcune regole. Le scarpe vanno lasciate all’ingresso, l’abbigliamento deve essere adatto ad un luogo di culto, sia uomini che donne devono avere gambe e spalle coperte. Le donne devono coprire il capo con un velo.

SANTA SOFIA (AYA SOFYA)

È il vero motivo per cui sognavo da sempre di andare ad Istanbul!

Domina piazza Sultanahamet. È uno dei più grandi edifici del mondo, ma soprattutto è il monumento che più di ogni altro sintetizza la millenaria e complessa storia di Istanbul.

La sua costruzione risale al VI secolo quando, per volere dell’imperatore romano Giustiniano, venne realizzata per essere una basilica cristiana dedicata alla Sophia, la sapienza di Dio.  Nel Quattrocento gli Ottomani la trasformarono in una moschea. Mentre, nel 1935, nel contesto di un processo di secolarizzazione avviato da Mustafa Kemal Atatürk –  fondatore e primo Presidente della Repubblica turca – venne trasformata in un museo. Il 10 luglio 2020 un decreto del presidente Erdoğan ha riconvertito nuovamente Santa Sofia in una moschea.

Santa Sofia, fino alla caduta di Costantinopoli, è stata la chiesa più grande di tutta la Cristianità. Oggi è un edificio di enorme impatto visivo, in cui si può ammirare la stratificazione delle sue molte anime. Mosaici bizantini ed enormi medaglioni con iscrizioni arabe coesistono armoniosamente e testimoniano il suo essere, allo stesso tempo, basilica, moschea, museo e tesoro architettonico.

Per saperne di più leggi anche: ISTANBUL: SANTA SOFIA

MOSCHEA BLU

Sorge di fronte a Santa Sofia e all’Ippodromo.

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Vanta sei minareti ed un’enorme quantità di cupole e semicupole. E’ tra le moschee più belle e conosciute di Istanbul. Per capire il perché del suo nome basta entrare! Tutto l’immenso spazio interno è interamente ricoperto di maioliche turchesi di İznik. Il colpo d’occhio è assolutamente spettacolare!

Del resto la Moschea Blu nacque proprio con lo scopo di competere con la magnificenza della chiesa di Giustiniano. Infatti non è un caso che il committente, il Sultano Ahmet, decise di farla costruire di fronte alla sua rivale.

MOSCHEA DI SOLIMANO IL MAGNIFICO

Svetta sul terzo colle della città che, come l’antica Roma, originariamente contava sette colli.

Fu costruita tra il 1550 e il 1557 per volontà di Solimano il Magnifico, il più famoso sultano della storia ottomana. Ancora oggi mostra, con la sua imponenza, la grandezza ed i fasti di quell’epoca d’oro della storia ottomana. Nel complesso della moschea si trovano anche i mausolei di Solimano e della moglie Hürrem Sultan. Quest’ultima, meglio nota come Roxelana, è stata uno dei personaggi più potenti della storia ottomana, con una vita a dir poco romanzesca.

Nacque in Rutenia, attuale Ucraina, venne catturata dai Tatari di Crimea e condotta a Istanbul come schiava.  Entrò nell’Harem imperiale, scalò i ranghi e divenne la favorita del Sultano Solimano che, contro ogni tradizione, la sposò, facendola diventare la sua moglie legittima. Fu la prima consorte imperiale a ricevere il titolo di Haseki Sultan (consorte principale del sultano). Ebbe sei figli, incluso il futuro sultano, Selim II. Grazie a lui, Roxelana è antenata di tutti i seguenti sultani e dei membri attualmente viventi della dinastia ottomana.

MOSCHEA DI ORTAKÖY

Il suo nome ufficiale è Büyük Mecidiye Camii (Grande moschea del Sultano Abdülmecid) ma tutti la conoscono come Moschea di Ortaköy.

Si tratta di un edificio neo-barocco, costruito tra il 1854 e il 1856 dagli architetti Balyan (padre e figlio).

Sorge davanti al primo ponte sul Bosforo, rinominato Ponte dei Martiri del 15 luglio dopo il tentato golpe del 2016. Il suo profilo che si riflette nelle acque del molo di Ortaköy è una delle cartoline più famose di Istanbul.

ALTRI MONUMENTI

PALAZZO DI TOPKAPI

Il palazzo, chiamato in turco Topkapı Sarayi, è uno dei simboli di Istanbul. Si tratta di un enorme complesso che, per circa quattro secoli, fu residenza dei sultani e centro amministrativo dell’Impero ottomano.

Venne costruito per volontà di Maometto II sul cosiddetto “Promontorio del Serraglio” per dominare sulla città. Originariamente era conosciuto come Yeni Saray, cioè “Nuovo Serraglio/Palazzo” in contrapposizione al “Vecchio Palazzo” che i turchi avevano ereditato dagli imperatori bizantini. Il nome “Topkapı” (letteralmente “Porta del Cannone”) risale al XIX secolo.

Il complesso fu oggetto di numerosi ampliamenti e restauri, per poi essere progressivamente abbandonato dai sultani che, nel corso dell’800, preferirono residenze più moderne. Nel 1856, il sultano Abdülmecid I lo trasformò nella sede della tesoreria, della libreria imperiale e della zecca di stato. Mentre nel 1924 divenne il primo grande museo della Repubblica di Turchia.

È un edificio grandioso che testimonia l’opulenza della corte ottomana ed è molto diverso dalle residenze reali occidentali. Non si tratta, infatti, di un unico grande edificio con eventuali corti e giardini, come se ne possono ammirare ovunque in Europa. Si presenta invece come un susseguirsi disomogeneo di padiglioni distinti che si affacciano su quattro cortili.

IPPODROMO DI COSTANTINOPOLI

Si trova nel quartiere di Sultanahmet, accanto alla Moschea Blu. Oggi si presenta come una grande piazza in cui torreggiano ancora i monumenti che un tempo decoravano l’ippodromo: l’Obelisco di Teodosio e la Colonna Serpentina.

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Era un luogo centrale nella vita sociale di Costantinopoli perché non solo vi si disputavano gare sportive, ma era anche teatro di incontri (e scontri) politici che vedevano opporsi le due principali fazioni: quella dei Verdi (borghesi) e quella degli Azzurri (contadini e poveri).

Le dimensioni dell’ippodromo erano di circa 400 metri di lunghezza per 130 di larghezza e poteva contenere circa 100.000 persone. Le gradinate, inizialmente in legno, nel X secolo furono riedificate in marmo. Con la conquista latina di Costantinopoli, durante la quarta crociata, nel 1204, l’ippodromo fu abbandonato e divenne una cava di materiali edili per la costruzione di nuovi edifici.

Gli stalli di partenza dei carri, chiamati carceres, erano sovrastati da una torre alta 23 metri, decorata da una quadriga di bronzo i cui cavalli, sempre nel 1204, furono portati a Venezia e posti sopra il portale della Basilica di San Marco.

CISTERNA BASILICA

È un’enorme cisterna risalente al VI secolo e scoperta solo alla fine dell’Ottocento. Al suo interno si trovano 12 file di 28 colonne caratterizzate da capitelli di stile Ionico, Corinzio e Dorico.

Buona parte dei materiali e delle colonne sono elementi di riuso, come testimoniano due enormi teste di gorgone provenienti probabilmente da un arco monumentale del foro di Costantino, che fanno da base (rovesciate) a due delle colonne di sostegno della volta.

GRAN BAZAR

È il mercato coperto più grande e famoso del mondo.

Un dedalo intricatissimo di negozi, botteghe e caffè. Ovunque ci sono spezie, dolci, gioielli e stoffe. Visitare il Gran Bazar è un modo per fare shopping, ma soprattutto un modo per immergersi nell’autentico spirito turco. Qui il commercio non è solo un lavoro, ma un rito antico, con precise regole di contrattazione alle quali anche i turisti devono adeguarsi.

STORIA DI UN BONSAI – RECENSIONE

“Storia di un bonsai. Se lo pensi lo puoi fare” è l’opera di esordio di Angelo Mazzeo, edita da Capponi Editore.

Si tratta di un libro a metà strada tra un romanzo di formazione ed un saggio motivazionale. È scritto in modo chiaro e diretto ed alterna momenti più leggeri ad altri maggiormente riflessivi.

La narrazione inizia in chiave autobiografica, ma l’esperienza di vita dell’autore assume via via un respiro sempre più ampio, diventando lo spunto per raccontare un spaccato della recente storia italiana.  

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IL TITOLO

Il titolo “Storia di un bonsai” è autoironico.

Angelo Mazzeo racconta come, soprattutto in certo frangente della sua vita, la sua statura non particolarmente elevata sia stata un vero cruccio. Fonte di non poche preoccupazioni. A distanza di anni, invece, riguardando al passato con maggiore serenità, ha deciso che fosse giunto il momento di chiudere definitivamente quel capitolo della sua vita, e lo ha fatto con lo strumento dell’autoironia.

Dunque il bonsai è diventato il simbolo stesso dell’autore, proprio come mostra l’immagine di copertina.

Il sottotitolo, invece, riassume il forte messaggio motivazionale che pervade l’intera narrazione.

Tutti ce la possono fare! Non è necessario nascere nella ricchezza per vivere una vita piena ed appagante. Anche chi nasce e cresce in condizioni sociali ed economiche svantaggiate può raggiungere obiettivi importanti e vedere realizzate le proprie ambizioni. L’importante è non piangersi addosso per la propria sfortuna, ma assumersi la responsabilità del proprio futuro e della propria felicità. Non c’è niente di prestabilito, ogn’uno è artefice del proprio destino.

STORIA DI UN BONSAI: STORIA DI UN RISCATTO SOCIALE

Il libro è soprattutto la storia di un riscatto sociale.

L’autore racconta le tappe più significative della sua esperienza personale attraverso i vari capitoli: dall’infanzia alla conversione religiosa, dalle battaglie sociali alla rivalsa finale.

In questo cammino esistenziale emergono due cose fondamentali: la cultura ed il bene che si fa agli altri.

«[…] Ho sempre creduto che studiare, imparare, mi avrebbe permesso di realizzare i mei sogni. Ho sempre creduto che la cultura mi avrebbe reso libero, indipendente, affrancato da tutto e da tutti».

Angelo Mazzeo

La cultura, dunque, appare come la chiave di volta. Ciò che veramente consente di emanciparsi da un destino che sembra già scritto e di mettersi al servizio degli altri, degli ultimi, come racconta l’autore attraverso la personale esperienza con il progetto “Avvocato di Strada”.

Il che consente di collegarsi all’altro elemento giudicato fondamentale da Mazzeo, ovvero il bene che si fa agli altri, senza aspettarsi nulla in cambio.

L’autore, infatti, racconta della sua costante e infruttuosa ricerca della felicità, dal frenetico rincorrere cose e affetti e del vuoto interiore che ne derivava. La svolta, nella sua esperienza personale, è arrivata quando ha cambiato prospettiva, smettendo di vivere proiettato su sé stesso ed iniziando a coltivare il piacere del dare piuttosto che del prendere.

Infine, è molto interessante l’inversione di prospettiva che si avverte nell’ultimo capitolo.

Angelo Mazzeo racconta come la propria rivalsa sociale abbia assunto dei connotati molto diversi rispetto a quelli a cui aveva pensato da ragazzo. Lui, figlio di operaio, quando si vede offrire un posto come dirigente in una multinazionale, anziché accettare subito, come probabilmente avrebbe fatto da giovane, rinuncia. Rinuncia per continuare a condurre una vita che ritiene più appagante, ma anche per essere finalmente libero. Libero dalla brama di successo e affermazione che lo aveva accompagnato in gioventù. E’ così che si compie pienamente la sua emancipazione ed il suo vero riscatto sociale.

A chi è rivolto il libro

“Storia di un bonsai” è un libro adatto a tutti. A coloro che vogliono approfondire alcuni temi sociali, politici ed economici del nostro recente passato, come il crac Parmalat, raccontato dalla prospettiva di chi ha lavorato direttamente alle indagini.  Ma anche a coloro che sono alla ricerca di nuove prospettive per il futuro o che abbiano bisogno di una scintilla di speranza, perché “se lo pensi lo puoi fare”.

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NARNI SOTTERRANEA: UN VIAGGIO NEL TEMPO

Narni Sotterranea più che luogo è una storia!

Visitandola si attraversano chiese e ambienti ipogei, ma quello che colpisce di più, ciò che la rende veramente affascinante, è l’incredibile storia della sua scoperta.

Una storia che inizia nel 1979 ed arriva ai nostri giorni attraverso una serie di vicissitudini in cui il protagonista è sempre stato un quid misterioso (ed anche un po’ ironico!) che alcune volte ha preso le sembianze della fortuna, altre del fato, altre ancora della Divina Provvidenza.

LA SCOPERTA

La storia di Narni Sotterranea inizia nel 1979, quando un gruppetto di sei ragazzi, tutti appartenenti al Gruppo Speleologico dell’UTEC, erano intenti a testare delle nuove funi calandosi dall’alto di quelli che oggi sono chiamati “Giardini di San Bernardo” e si imbatterono in un piccolo passaggio attraverso un muro. Incuriositi dalla scoperta, decisero di esplorare questo passaggio e capire dove portava. Fu così che, dopo un lunghissimo abbandono, tornò alla luce la chiesa di San Michele dell’antico convento domenicano di Narni.

In realtà, all’epoca della scoperta i ragazzi non sapevano ancora che quella chiesa fosse originariamente dedicata all’Arcangelo tanto che decisero di darle il nome di Santa Maria della Rupe, nome che conserva tuttora!

La storia della chiesa, infatti, riemerse a piccoli pezzi, nel corso del tempo, grazie ad un lungo e costante lavoro di ricerca che, allo stesso tempo, consentì di riportate alla luce altri ambienti.

Infatti, oltre alla chiesa, furono scoperti una parte di una domus romana con una cisterna ed un tribunale dell’Inquisizione con una piccola cella.

Quest’ultima è stata la parte della storia più complessa da ricostruire.

Sembrava, infatti, che non ci fossero da nessuna parte documenti ufficiali che attestassero la presenza della Santa Inquisizione a Narni. Fu solo grazie ad una serie di circostanze fortuite che, accedendo agli Archivi Vaticani ed a quelli del Trinity College, si riuscì ad avere la conferma documentata non solo della presenza a Narni del Santo Uffizio, ma addirittura si poté ricostruire la storia di un intero processo che aveva avuto luogo presso quel tribunale.

NARNI SOTTERRANEA: L’ITINERARIO DI VISITA

La Chiesa di Santa Maria della Rupe

Il punto di partenza del percorso di visita è la Chiesa di Santa Maria della Rupe, risalente al XIII secolo ed oggi completamente restaurata.

La storia della chiesa può essere divisa in tre fasi.

La prima risalente al XII-XIII secolo, durante la quale venne costruito un primo ambiente all’interno di una cavità naturale, di fianco ad un’antica domus romana con cisterna. Probabilmente questa prima costruzione venne realizzata sui resti di un precedente edificio longobardo, cosa che sembrerebbe confermata proprio dalla presenza di un affresco di San Michele, a cui i longobardi erano particolarmente devoti.

Una seconda fase, databile intorno al XIV secolo, durante la quale la struttura venne inglobata all’interno del convento costruito dai domenicani. A questo periodo risale la realizzazione di un nuovo pavimento e, sulle pareti laterali, delle sedute riservate ai monaci.

Durante la terza ed ultima fase, tra il XVII e il XVIII secolo, l’edificio perse la sua funzione religiosa e, sotto l’occupazione francese, fu addirittura usato come cantina. Seguì un lungo periodo di abbandono a qui fece seguito la distruzione della Seconda Guerra Mondiale.

Tutta la storia della chiesa è riassunta in una suggestiva ricostruzione virtuale a cui si può assistere all’inizio della visita.

La domus romana e l’Acquedotto della Formina

Dalla chiesa si passa, attraverso un varco nella parete laterale, in un secondo ambiente, probabilmente parte di una domus romana che conserva una cisterna. Questa seconda parte è dedicata all’ingegneria idraulica romana ed alla presentazione dell’Acquedotto Romano della Formina, visitabile su prenotazione.

È un viaggio ideale nella Narnia romana, attraverso modellini e riproduzioni degli strumenti effettivamente utilizzati per la realizzazione dell’acquedotto.

la Santa Inquisizione

Superato un lungo corridoio si arriva nell’ambiente più suggestivo (e più inquietante!) del tour: la Stanza dei Tormenti – come viene chiamata nei documenti ritrovati negli Archivi Vaticani e al Trinity College. Si tratta di una sala allestita con ricostruzioni di alcune macchine di tortura utilizzate dal tribunale dell’Inquisizione.

Una piccola cella adiacente testimonia ancora oggi, attraverso segni e graffiti sulle pareti, le sofferenze patite dagli inquisiti. In particolare Giuseppe Andrea Lombardini, detenuto nella cella, volle afferamre la propria innocenza tracciando su tutte le pareti dei simboli, il cui mistero è stato decifrato solo grazie ad una serie di coincidenze ed alla caparbietà di Roberto Nini, uno dei sei ragazzi scopritori.

La Chiesa di Santa Maria Maggiore

Ulteriori scavi archeologici hanno permesso poi di portare alla luce una cripta del XII secolo, dei mosaici di epoca bizantina e l’abside dell’antica chiesa di Santa Maria Maggiore, un tempo cattedrale di Narni, oggi convertita nell’Auditorium di San Domenico.

La visita termina proprio all’interno dell’Auditorium.

Per scoprire tutti gli incredibili dettagli della scoperta di questo percorso e viverne appieno la magia, non vi resta che visitare Narni Sotterranea.

Per informazioni sulle visite guidate, gli orari di apertura al pubblico ed il costo dei biglietti si può consultare il sito narnisotterranea

Durante la visita è vietato fare fotografie.

Tutto il materiale fotografico presente nell’articolo è stato realizzato da Moira Sperandei e Letizia Longarini e gentilmente fornitomi da Narni Sotterranea che ringrazio!

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COSA VISITARE A NARNI IN UN GIORNO

Narni è una cittadina ricca di storia, arte e tradizioni. Un luogo di grande suggestione e bellezza, nel cuore dell’Umbria.

Per l’antico popolo degli Umbri il suo nome era Nequinum. Furono invece i Romani a darle il nome- poi reso celebre dalla letteratura! – di Narnia, da Nahar, l’attuale fiume Nera. Non si conosce con certezza quando la città di Narnia cambiò il suo nome in Narni, ma probabilmente questo avvenne gradualmente nel corso del tempo, a partire dal XIII secolo.

In ogni caso il nome Narnia non era destinato a cadere nell’oblio! Infatti, in tanti lo conoscono grazie ai romanzi fantasy di C.S. Lewis, “Le cronache di Narnia”.

Posto che Lewis non visitò mai Narni, ci sono due teorie su come abbia scelto il titolo dei suoi libri. Secondo alcuni sarebbe stato ispirato dai racconti di un suo assistente che, al contrario, aveva visitato la città restandone particolarmente affascinato. Secondo altri, invece, Lewis consultò una cartina dell’Italia su un atlante del 1904 con iscrizioni in latino e, semplicemente, rimase colpito dal suono della parola Narnia.

È vero, arrivando a Narni non ci saranno ad accogliervi né Susan, né il Principe Caspian, ma sarete comunque circondati da tanta bellezza!

Ecco le tappe fondamentali del nostro itinerario di un giorno a Narni:

Centro geografico d’Italia;

Cattedrale di San Giovenale;

Palazzo dei Priori e il Palazzo Comunale;

Palazzo Eroli, sede del Museo della Città e del Territorio;

Rocca Albornoz;

Narni Sotterranea.

NARNI: IL CENTRO GEOGRAFICO D’ITALIA

Secondo uno studio condotto dall’Istituto geografico militare (I.G.M.) di Firenze, il centro geografico dell’Italia peninsulare si trova a Narni, lungo il percorso dell’acquedotto romano della Formina, vicino al ponte Cardona, un ponte romano con un unico arco a tutto sesto leggermente rialzato.

Lasciata l’auto nell’apposito parcheggio, si prosegue lungo un sentiero nel bosco che conduce al ponte e ad una piccola scultura in pietra di forma circolare che, appunto, simboleggiare il centro geografico d’Italia. Toccandola, come suggerito dal cartello, vi porterà “fortuna e salute”.

LA CATTEDRALE DI SAN GIOVENALE

La cattedrale di Narni è disposta ad angolo tra piazza Garibaldi e piazza Cavour, su cui si trova il portico del fronte principale. È dedicata al primo vescovo della città, san Giovenale, morto il 3 maggio 376.

La sua costruzione iniziò nel 1047 e terminò nel 1145. Nel corso dei secoli, la chiesa subì vari interventi di rinnovamento ed ampliamento. Nel XIV secolo l’abside fu completamente rinnovato in stile gotico, fu edificata la facciata e innalzato l’intero edificio.

Ulteriori interventi risalgono, invece, al Quattrocento, con l’aggiunta di un portico sul prospetto principale e la copertura con volte a crociera di tutte le navate.

Infine la realizzazione della cripta, in cui riposano le reliquie di san Giovenale, iniziò nel 1642.

NARNI: IL PALAZZO COMUNALE ED IL PALAZZO DEI PRIORI

Il Palazzo Comunale, già Palazzo del Podestà, fronteggia il Palazzo dei Priori che sorge nell’omonima piazza, proprio al centro di Narni.

Venne costruito, a partire dal 1273, sul luogo che già aveva ospitato il foro romano. L’aspetto attuale dell’edificio è frutto dei lavori avvenuti tra il ‘300 ed il ‘400. Sulla destra del portale di accesso si trova il Punto di informazione Turistica di Narni.

Il Palazzo dei Priori, grazie alla sua particolare architettura, è uno dei monumenti più belli dell’Umbria.

Ogni elemento del palazzo rivela il suo profondo legame con la storia della città di Narni: il portale, la loggetta del banditore, la torre civica che domina la città e l’intera vallata e sulla cui sommità è posta la campana che chiamava a raccolta i cittadini in caso di necessità.

Oggi l’edificio ospita al piano terra il Digipass e la sede dell’Ente della Corsa all’Anello, uno degli eventi di rievocazione storica più importanti d’Italia nato per devozione al santo patrono Giovenale di cui il 3 maggio si celebra la festa.

LA CHIESA DI S. MARIA IMPENSOLE

Si tratta di una piccola chiesa che sorge nel centro storico di Narni, all’imbocco di Via Mazzini.

All’esterno presenta uno splendido portico con tre luci corrispondenti alle tre porte d’ingresso, divise da quattro colonne, due intere e due incorporate nei pilastri laterali.

L’interno della chiesa, invece, colpisce per la sua semplicità austera. Ha una pianta a croce latina con tre navate: le due laterali più basse separate dalla centrale con delle colonne che sorreggono archi a sesto ribassato.

Venne costruita tra il VII e il X secolo su un preesistente edificio romano di età tardo repubblicana, probabilmente un tempio dedicato a Bacco. Il suo nome deriva dall’appellativo “in pensile”, ossia “sospesa”, perché realizzata sopra due grandi cisterne.

PALAZZO EROLI

Palazzo Eroli, fino alla fine del Novecento, fu la dimora della nobile famiglia a cui deve il suo nome. Oggi, invece, ospita il Museo, la Pinacoteca e la Biblioteca della Città di Narni. Si trova nella parte alta del centro storico, dietro il Palazzo del Podestà, a ridosso della Chiesa di San Francesco.

Il Museo è articolato in due sezioni: una archeologica ed una artistica. Nella sezione archeologica si possono ammirare reperti che vanno dalla Preistoria al ‘700, tra cui la mummia ed il sarcofago ligneo donati dalla famiglia Martinori. Nella pinacoteca, invece, sono esposte opere che coprono un arco temporale che va dal 1300 al 1700. Quelle di maggior pregio sono “L’Annunciazione” di Gozzoli e “L’Incoronazione della Vergine” del Ghirlandaio.

ROCCA ALBORNOZ

La Rocca Albornoziana troneggia sul Monte Maggiore e domina la Città di Narni, la Via Flaminia ed il magnifico panorama sulle Gole del Nera.

Fu costruita per volontà del Cardinale Egidio Albornoz nel 1367. I lavori terminarono nel 1378 e sulla sua porta furono posti quattro stemmi: quello di papa Urbano V, del suo successore Gregorio XI e dei cardinali Anglico De Grimoard e Filippo d’Alençon.

La costruzione della Rocca segnò il declino dell’autonomia della Civitas di Narnia. Infatti, sia questa Rocca che le altre fortezze edificate dal Cardinale Albornoz avevano come scopo quello di accresce il sistema difensivo volto a controllare il territorio di collegamento tra Perugia, Terni e Amelia, ma anche la via Flaminia e la strada che si dirige verso Orte ed il Lazio.

Nel corso della sua lunga storia, la Rocca è stata dimora di papi, cardinali e condottieri. Nel 1906 fu acquistata, per una piccola somma, dal principe russo Mestschezsy, che la tenne fino al 1972, anno in cui divenne di proprietà di una famiglia romana. Oggi, la Rocca Albornoziana è patrimonio del Comune di Narni.

NARNI SOTTERRANEA

Dulcis in fundo, Narni Sotterranea.

È stata la parte più interessante e sorprendente del nostro tour. In passato avevamo visitato altre città sotterranee con grotte e ipogei, ma niente di paragonabile all’esperienza di Narni Sotterranea! Questo sito, scoperto nel 1979, è aperto al pubblico dal 1994 ed è un vero e proprio viaggio indietro nel tempo. Un’esperienza coinvolgente ed emozionante a cui dedicherò un articolo specifico.

Per qualsiasi informazione su visite, eventi, orari e biglietti si può visitare il sito ufficiale narnisotterranea.it

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LA CASCATA DELLE MARMORE

La cascata delle Marmore è la più alta cascata artificiale d’Europa e tra le più alte del mondo.

Si trova a circa 7 Km dalla città di Terni ed è formata dall’incontro dei fiumi Nera e Velino.

Il suo nome deriva dai sali di carbonato di calcio presenti sulle rocce che, quindi, appaiono simili al marmo bianco.

Se stai pensando di visitare la cascata delle Marmore, in questo articolo troverai tante informazioni utili e consigli pratici per organizzare il tuo viaggio!

CASCATA DELLE MARMORE: UN PO’ DI STORIA

La Cascata è il risultato di una incredibile opera di ingegneria romana!

Nel 271 a.C., il console romano Manio Curio Dentato ordinò la costruzione di un canale- chiamato Cavo Curiano- allo scopo di far defluire le acque stagnanti del lago Velino in direzione del salto naturale di Marmore. Da lì, infatti, l’acqua sarebbe precipitata direttamente nel fiume Nera, affluente del Tevere.

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente ebbe fine anche la manutenzione del canale, il che portò ad una diminuzione del deflusso delle acque ed alla progressiva trasformazione in palude della Piana Reatina. Nel 1422, dopo molte vicissitudini e grazie all’intervento di Gregorio XII, venne costruito un nuovo canale per ripristinare la portata originaria del fiume.

Nei secoli seguenti furono realizzate varie opere per garantire il corretto funzionamento o cercare di migliorare quanto già costruito.

Successivamente, nel XIX secolo, le acque della cascata iniziarono ad essere utilizzate per la loro forza motrice. In questo modo Terni diventò sede delle note Acciaierie; mentre, negli anni successivi, la cascata iniziò ad essere sfruttata intensamente per la produzione di energia idroelettrica.

LA LEGGENDA

Sulle origini della cascata c’è anche un’antica leggenda, solitamente raccontata dallo Gnefro.

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Fonte: Pixabay

Lo Gnefro (chiamato anche Gnèfru), nella cultura popolare umbra, è una creatura leggendaria, simile al folletto, che è solita vivere in gruppi nei pressi della cascata delle Marmore, del lago di Piediluco e lungo il fiume Nera.

Secondo questa leggenda, una ninfa di nome Nera si innamorò del giovane pastore Velino. L’amore dei due giovani, che appartenevano a due mondi diversi, era impossibile e, quando la dea Giunone li scoprì, trasformò la ninfa Nera in un fiume, come punizione per aver trasgredito alla regola che non consentiva l’amore con gli esseri umani. Velino, sconsolato, si gettò a capofitto dalla rupe di Marmore credendo che Nera stesse annegando in quelle acque che prima non c’erano. Giove, per evitargli una morte certa, durante il volo lo trasformò in acqua, così da permettergli di salvarsi e ricongiungersi con Nera per l’eternità.

INFORMAZIONI UTILI

La cascata delle Marmore è a flusso controllato.

Questo significa che, in alcuni momenti della giornata, la cascata ha una portata minima ridotta (0,3 metri cubi/secondo) perché gran parte dell’acqua del fiume Velino viene utilizzata per la produzione di energia elettrica.

Il flusso dell’acqua è regolato attraverso delle chiuse e, a orari stabiliti, viene aumentato formando un salto spettacolare. Poco prima dell’orario di rilascio dell’acqua, un segnale acustico avvisa dell’inizio. Il getto d’acqua della cascata inizierà ad aumentare progressivamente, raggiungendo in pochi minuti il suo massimo ed offrendo uno spettacolo unico ai visitatori. Per conoscere gli orari di rilascio dell’acqua clicca qui!

Per accedere al parco di cui la cascata fa parte è necessario acquistare un biglietto.

È possibile farlo sia in loco, nelle biglietterie fisiche che si trovano nei pressi del parcheggio, oppure on-line, evitando la fila! Per conoscere tariffe e convenzioni clicca qui.

Acquistando il biglietto, che ha validità giornaliera, si ha libero accesso a tutti i 6 sentieri che attraversano il parco. Solo il balcone degli innamorati è visitabile esclusivamente con visita guidata, anch’essa acquistabile sia online che presso le biglietterie.

All’interno del parco ci sono Bar e aree pic-nic. Presso il Centro di Educazione Ambientale posto nell’area escursionistica è possibile ricevere informazioni, acquistare servizi e gadget.

È consigliabile avere un abbigliamento comodo con scarpe da ginnastica o da trekking. Inoltre, soprattutto se si ha intenzione di percorrere i sentieri più vicini alla cascata o fare la visita guidata al balcone degli innamorati, è indispensabile avere un impermeabile!

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IL CASTELLO DI ROCCA CALASCIO

Il Castello di Rocca Calascio è uno dei castelli più elevati d’Europa e, secondo il National Geographic, anche uno dei 15 castelli più belli al mondo!

Questa meraviglia si trova in una frazione del piccolo comune di Calascio, in provincia dell’Aquila.

Il castello, dall’alto dei suoi 1500 metri, domina un paesaggio spettacolare che spazia dalla piana di Campo Imperatore al Gran Sasso, dalla Majella alla dorsale del Sirente.

Se state pensando di organizzare un viaggio in Abruzzo, allora dovete assolutamente includere Rocca Calascio nel vostro itinerario.

In questo articolo troverete tutte le informazioni per organizzare la vostra visita a Rocca Calascio!

ROCCA CALASCIO: UN PO’ DI STORIA

Molto probabilmente il castello sorge sui resti di un’antica fortificazione di epoca romana che, data la posizione, doveva servire a controllare il territorio sottratto ai Vestini nel 300 a.C..

La struttura attuale risale al periodo normanno. Il castello, infatti, venne edificato per volere di Ruggero II d’Altavilla dopo la conquista normanna del 1140 e faceva parte di un complesso sistema di fortificazioni difensive che controllavano le vallate abruzzesi.

Nel corso dei secoli il castello passò sotto il dominio di molte nobili casate tra cui i Pagliara, i Colonna, i Cattaneo, i Medici, i Piccolomini ed i Borbone.

Nel 1703 il castello fu gravemente danneggiato dal terremoto che distrusse quasi interamente l’antico borgo. Successivamente, terminata la sua funzione difensiva, fu progressivamente abbandonato.

Le sorti del castello mutarono quando, negli anni 80, venne scelto come set cinematografico prima per Ladyhawke e poi per Il nome della rosa. Il cinema riaccese (letteralmente!) i riflettori sul castello e, poco dopo, iniziarono i lavori di restauro e consolidamento.

COSA VISITARE (OLTRE AL CASTELLO)

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Accanto al castello si trova la piccola chiesa di Santa Maria della Pietà, un pittoresco tempietto eretto nel 1596. La chiesa sorge sui resti di una preesistente edicola, proprio sul luogo che la tradizione indica come il teatro di una sanguinosa battaglia in cui la popolazione locale sconfisse una banda di briganti provenienti dal vicino Stato Pontificio.

La chiesa ha una pianta ottagonale, sormontata da una cupola ad otto spicchi, ed un portale di accesso in stile barocco. Purtroppo l’interno è visitabile solo in poche occasioni, ma comunque vale la pena soffermarsi nei pressi della chiesa anche solo per ammirare lo splendido paesaggio che la circonda.

Dedicate un po’ di tempo anche alla visita del piccolo borgo medievale situato proprio sotto al castello. Un tempo aveva lo scopo di proteggere la popolazione dalle invasioni nemiche. Oggi, invece, è stato in parte convertito in un albergo diffuso in cui è possibile soggiornare o fermarsi per una breve pausa e, casomai, assaporare qualche prodotto tipico del territorio.

ROCCA CALASCIO: INFORMAZIONI UTILI

Il Castello di Rocca Calascio è visitabile tutto l’anno, salvo condizioni meteo davvero avverse. La visita è libera, dalle 9.00 fino al tramonto.

A Rocca Calascio ogni periodo dell’anno ha il suo fascino. In primavera ed in estate si può ammirare un panorama nel pieno del suo rigoglio, in autunno tutto si tinge dei colori caldi del foliage, mentre in inverno la neve avvolge il castello e le vallate creando un paesaggio fiabesco.  

In qualunque periodo decidiate di visitare il castello, vi consiglio un abbigliamento da montagna, con scarpe da trekking ed una giacca anti vento (anche in piena estate!).

Il piccolo borgo che precede il castello è chiuso al traffico, perciò è necessario parcheggiare e proseguire a piedi. Lungo la strada ci sono dei piccoli parcheggi gratuiti. Il più vicino è quello situato sull’ultimo tornante. Tuttavia i posti per le auto sono pochi, quindi vi consiglio di visitare il castello nei giorni feriali o di mattina presto.

Se i posti auto dovessero essere tutti pieni, dovrete tornare a Calascio, parcheggiare e salire a piedi. In alternativa si può prendere la navetta Calascio-Rocca Calascio, al costo di € 4,00 per gli adulti e 2,00 per i bambini per andata e ritorno, attiva dalle 9.00 alle 18.00 con corse ogni 20 minuti. La navetta è in funzione nel periodo estivo e parte dalla piazza di Calascio, dove è possibile acquistare i biglietti.

Infine, se avete tempo ed amate camminare immersi nella natura, potete raggiungere il castello seguendo le antiche strade della transumanza. Potete seguire una parte del Tratturo Magno, che attraversa Abruzzo, Molise e Puglia, oppure potete percorrere il sentiero ad anello che collega i borghi di Santo Stefano di Sessanio, Calascio e Castelvecchio Calvisio. Il sentiero è abbastanza semplice e dura circa 3 ore e mezza.

Per altre idee su cosa visitare in Abruzzo:

DOVE SOGGIORNARE

Le case vacanza “Le Masserie” si trovano a Villetta Barrea, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Villetta Barrea, infatti, occupa una posizione strategica all’interno del Parco, tanto che con brevi spostamenti in auto è possibile raggiungere la Camosciara, Pescasseroli, il lago di Scanno, Forca d’Acero, la Val Fondillo e tanti altri luoghi tra i più belli del centro Italia.

Per saperne di più clicca qui!