I CASTELLI DEL TRENTINO ALTO ADIGE

UN VIAGGIO TRA 5 CASTELLI PER CONOSCERE MEGLIO IL TRENTINO ALTO ADIGE

Il Trentino Alto Adige è sempre stata una terra di confine, fin dai tempi dell’impero romano.

In un territorio così difficile, in cui montagne aspre e maestose si alternano a vallate e boschi, i castelli erano uno strumento indispensabile. Servivano per controllare valichi e vie d’accesso strategiche, difendersi, sferrare attacchi, esercitare il potere ed amministrare la giustizia.

Fortezze militari inerpicate sulle rocce o sontuose residenze circondate dai vigneti… questa è regione italiana con più castelli e fortezze, ognuno con la sua storia ed i suoi misteri.

Sono un’appassionata di castelli. Quando avvisto da lontano una torre e un muro merlato non resisto. Devo assolutamente andarci! Quindi nel corso delle estati passate in Alto Adige ho collezionato una quantità impressionante di visite ai castelli… per la gioia della mia famiglia!

Questi 5 sono i castelli più belli ed interessanti che io abbia visitato. Si trovano tutti in provincia di Bolzano, ad una distanza relativamente breve gli uni dagli altri, quindi è anche possibile vederne più di uno al giorno. In genere sono tutti visitabili dalla primavera all’autunno, comunque ti lascio i vari siti internet da consultare prima di organizzare la tua visita.

CASTEL PRESULE – CASTEL PRÖSELS

Venne costruito dai Signori di Fiè, nobili ministeriali dei Vescovi di Bressanone.

Il rappresentante più famoso della famiglia fu Leonhard di Fiè-Colonna, vissuto nel XVI. Fu Capitano dell’Adige e Burgravio del Tirolo, inoltre è a lui che si deve l’ampliamento del castello in cui lo stile tardo gotico e quello rinascimentale si mescolano tra loro.

La stirpe dei nobili di Fiè si estinse nel 1804. Da allora la storia del castello fu segnata da numerosi cambi di proprietari, un parziale decadimento e diversi restauri.

Nel 1978 morì l’ultimo proprietario ed il castello venne acquistato dalla cooperativa Kuratorium Schloss Prösels che lo restaurò e lo aprì al pubblico per cerimonie, mostre ed eventi culturali.

Il castello si trova del comune di Fiè allo Sciliar. Se hai tempo fai anche una visita al suo grazioso centro storico ed al suo laghetto!

Per informazioni sulle visite al castello consulta il sito schloss-proesels.seiseralm.it

CASTELLO DI PONTE GARDENA – CASTEL TROSTBURG

Il castello (noto anche come Castel Forte) è appartenuto per circa 6 secoli ai conti Wolkenstein. Nel 1967 fu acquistato dal Südtiroler Burgeninstitut che, con grande sforzo, è riuscito a restaurare il maniero e ad aprirlo al pubblico.

Il castello viene menzionato per la prima volta nel 1173.

Fra il XIV e il XVII secolo fu più volte ampliato e ristrutturato. All’interno del castello risultano particolarmente interessanti la Stube Gotica, gli affreschi tardogotici, le decorazioni della cappella e quella che può considerarsi una delle più belle sale rinascimentali della regione.

L’unica abitante del castello è una signora che funge da guida e da custode. Ascoltare il racconto della storia di questo antico maniero da una persona che, come lei, ha trascorso tutta la sua vita in quel luogo è un’esperienza unica!

Il castello si trova nel comune di Ponte Gardena ed è raggiungibile solo a piedi.

Ci sono due strade alternative.

Via Trostburg conduce direttamente al castello da piazza Oswald von Wolkenstein. Dopo un paio di metri di strada asfaltata, la via prosegue attraverso il bosco di latifoglie con un lastricato di epoca medioevale. La salita è un po’ ripida, ma breve (circa 20 minuti).

C’è poi una seconda via, asfaltata, che parte immediatamente dopo il cimitero di Ponte Gardena. Il percorso è decisamente più comodo, ma un po’ più lungo del primo (circa 30 minuti).

Per informazioni sulle visite al castello consulta il sito SüdtirolerBurgeninstitut

CASTEL VELTURNO – SCHLOSS VELTHURNS

Risale al XVI secolo e fu di proprietà dei principi vescovi di Bressanone. E’ rimasto sorprendentemente intatto fino ai giorni nostri superando persino la Hofburg di Bressanone per ciò che concerne le decorazioni parietali.

La storia del castello è lunga e travagliata, segnata da infiniti cambi di proprietario.

Appartenne al governo austriaco; a quello bavarese; al signor Jakob Wegleiter, oste di Chiusa che lo acquistò all’asta; al barone Anton von Goldegg, che si adoperò per restaurarlo; al principe Johann von Lichtenstein, che nel 1904 lo donò al Comune di Bolzano.

Negli anni seguenti il palazzo fu incredibilmente adibito ad asilo nido, scuola, centrale telefonica e teatro. Infine, nel 1979, divenne proprietà dell’Alto Adige e fu restaurato in modo esemplare.

Oggi è considerato il più prezioso monumento dell’Alto Adige.

Per informazioni sulle visite al castello consulta il sito schlossvelthurns

CASTEL TASSO – BURG REIFENSTEIN

Si trova nel comune di Campo di Trens, a poca distanza da Vipiteno, ed è considerato uno dei castelli storicamente più importanti dell’Alto Adige.

Fu menzionato per la prima volta in un documento del 1100 come feudo dei Conti bavaresi Lechsgmünd.

Nei secoli seguenti il castello cambiò vari proprietari, tra cui i Signori di Sabiona e l’Ordine Teutonico, al quale è dovuto gran parte del suo aspetto attuale e dell’arredamento. Infine nel  1813 divenne di proprietà dei Conti Thurn und Taxis.

Fortunatamente il castello non fu mai conquistato o devastato, quindi ancora oggi è ben conservato.. All’interno di Castel Tasso si possono visitare ben 10 stanze, tra cui la grande cucina duecentesca, la vecchia torre d’abitazione ed anche la famosa e preziosa Sala Verde.

Il castello si raggiunge facilmente attraverso un sentiero che parte dal parcheggio ai piedi della collina.

Per informazioni sulle visite al castello consulta il sito Vipiteno.com

CASTEL WOLFSTHURN

Il castello si erge maestoso sulla collina sopra Mareta, nei pressi di Vipiteno.

Lo storico tirolese Johann N. Tinkhauser lo descrisse, nel XIX secolo, come il “più bel castello del Tirolo”.

Appartiene alla famiglia Sternbach fin dalla sua costruzione e dal 1996 ospita il Museo provinciale della caccia e della pesca.

Castel Wolfsthurn, a differenza degli altri castelli di cui ti ho parlato, non è un maniero medievale arroccato su uno sperone roccioso, ma una sontuosa residenza barocca arredata con eleganza e ricercatezza.

Il Museo mostra le sale nobili con arredi originali e una ricca collezione storico-artistica di oggetti riguardanti la caccia e la pesca.

Per informazioni sulle visite al castello consulta il sito Wolfsthurn

15 METE DA VISITARE IN PUGLIA

Stai cercando ispirazione su cosa visitare in Puglia?

La verità è che non è facile scegliere cosa vedere in una regione così ricca di bellezze paesaggistiche, storia, arte e tradizioni culinarie. La Puglia, infatti, è una regione da esplorare con tutti e cinque i sensi. Solo così se ne possono catturare forme, suoni, odori e sapori e comprendere appieno l’anima del suo territorio.

E’ una terra dai mille volti. Si passa dalle spiagge paradisiache del Salento alla verdeggiante Foresta Umbra, dal blu dell’arcipelago delle Tremiti alle colline selvagge della Valle d’Itria, per non parlare dei tradizionali trulli o del misterioso Castel del Monte.

I luoghi da visitare in Puglia sono davvero tanti e molto diversi tra loro. Quindi veniamo al dunque, ecco i 15 luoghi da visitare assolutamente in Puglia (almeno secondo me!).

IL GARGANO

Siamo nella parte settentrionale della Puglia.

Quello che colpisce maggiormente del Gargano è l’immensa varietà dei suoi paesaggi che comprendono foreste, zone montuose, laghi, bianche scogliere, lunghe spiagge sabbiose e borghi a picco sul mare.

Per tutelare questo magnifico territorio è stato istituito il Parco Nazionale del Gargano, coperto da una fitta rete di sentieri e aree attrezzate per escursioni e trekking. Nella zona sono presenti anche due siti UNESCO: Monte Sant’Angelo e la Foresta Umbra.

La foresta è un polmone verde che si estende su circa 10.000 ettari a un’altitudine di 800 metri. Ospita caprioli, volpi, tassi, cinghiali, gufi e tante altre specie, che vivono protette dalla sua rigogliosa vegetazione.

Monte Sant’Angelo, invece, è un borgo situato nella parte sud del Gargano ed è noto soprattutto per il Santuario di San Michele che rappresenta il punto di arrivo dell’omonimo cammino italiano.

Infine ci sono le Isole Tremiti. San Domino, San Nicola, il Cretaccio, la Vecchia, Pianosa e Capraia (le ultime due da non confondere con le omonime isole dell’Arcipelago Toscano!).

I fondali attorno alle isole sono considerati un vero paradiso degli amanti delle immersioni e dello snorkeling. Offrono scenari spettacolari fatti di insenature, grotte sottomarine e relitti.

Alcuni dei punti d’immersione più belli, come Punta Secca e Cala dei Turchi, si trovano intorno all’isola di Capraia. Tutta l’area dell’arcipelago fa parte della Riserva Marina Protetta del Parco Nazionale del Gargano.

PUGLIA IMPERIALE

Spostandoci verso l’altopiano delle Murge troviamo Castel del Monte, misterioso ed affascinante.

Il castello, famoso per la sua pianta ottagonale, fu costruito nel XIII secolo per volontà di Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia, nel 1996 è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

Trani è un’elegante cittadina affacciata sul mare.

Ha un bel centro storico ed un porticciolo molto pittoresco, tuttavia i suoi principali punti d’interesse sono il duomo ed il castello svevo.

Il duomo di Trani, noto anche come cattedrale di Santa Maria Assunta o di San Nicola Pellegrino, è uno dei più significativi esempi di architettura romanica pugliese, tanto da essere stato definito “la regina delle cattedrali di Puglia”. E’ stato costruito in pietra di Trani e si trova letteralmente sul mare.

Il castello di Trani fu realizzato nel 1233, sotto il regno di Federico II di Svevia. E’ una delle mete più amate da chi visita la Puglia.

Secondo una leggenda popolare il castello sarebbe abitato dal fantasma di Armida, una giovane donna che venne rinchiusa nelle segrete dopo che il marito scoprì il suo adulterio. Forse questa leggenda è nata dalla vicenda, vera e storicamente documentata, di Siffridina, contessa di Caserta e consuocera di Federico II, rinchiusa nel castello per motivi politici.

BARI

E’ la città più grande della Puglia ed i suoi punti d’interesse sono davvero molti.

Per esempio la basilica di San Nicola, il patrono di Bari. Un magnifico esempio di architettura romanico-pugliese. La sua cripta custodisce le reliquie del santo ed è meta di pellegrinaggio sia dei fedeli cristiani che di quelli ortodossi.

Dalla basilica ci si può addentrare tra le stradine di Bari Vecchia, il vero cuore della città. Camminando sulle “chianche”, cioè le pietre che lastricano le vie del centro storico,  si incontrano numerose chiese tra cui la Cattedrale di San Sabino. Qui,  il 21 giugno di ogni anno, si può assistere allo spettacolo dei raggi del sole che attraversano il rosone della facciata ed illuminano l’identico rosone in marmo posto sul pavimento della navata.

Passeggiando sul lungo mare è possibile ammirare i palazzi in stile tardo Liberty e godersi lo straordinario panorama dell’Adriatico.

Ma Bari è anche gastronomia: tra panzerotti, purea di fave, orecchiette con le cime di rape ed altre prelibatezze avrai solo l’imbarazzo della scelta.

GROTTE DI CASTELLANA

Prima di arrivare nella Valle d’Itria, a pochissimi chilometri da Alberobello, nel comune di Castellana Grotte, si trova l’omonimo complesso speleologico. Un luogo magico ed affascinante che si estende per circa 3 Km in cui si susseguono caverne e voragini dai nomi mitologici. Il percorso aperto al pubblico e di circa 1 Km.

LA VALLE D’ITRIA

La valle d’Itria si estende tra le provincie di Bari, Brindisi e Taranto. Il suo territorio coincide con la parte meridionale dell’altopiano delle Murge. E’ una delle zone più caratteristiche della Puglia con le sue distese infinite di ulivi secolari, muretti a secco, trulli e masserie. Qui i luoghi da visitare non mancano: Alberobello, Ostuni, Locorotondo, Cisternino e Martina Franca.

Quando si parla di trulli si parla di Alberobello.

Dichiarati patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 1996, questi edifici sono unici al mondo. Sono costruiti da una base cilindrica di pietra calcarea imbiancata a calce e sormontata da un tetto di forma conica, anch’esso di pietra. La maggior parte dei trulli è concentrata nel Rione Monti: ce ne sono circa 1030!

Ostuni, la “città bianca”, si presenta come una perla incastonata tra il blu del cielo e del mare. Il centro storico è un labirinto di viuzze tortuose che s’inerpicano sui fianchi del colle, circondato da un’antica cinta muraria di cui restano 2 porte d’accesso: Porta Nova e Porta San Demetrio.

Locorotondo e Cisternino fanno parte del circuito dei “Borghi più belli d’Italia”. Entrambi hanno dei bellissimi centri storici, carichi di fascino e storia. Locorotondo è anche nota per le caratteristiche case bianche con il tetto aguzzo, chiamate “cummerse”.

Ultima tappa nella Valle d’Itria è Martina Franca.

E’ una delle città barocche della Puglia. Per rendersene conto basta passeggiare tra le sue strade ed arrivare nel centro storico dominato dal Palazzo Ducale e dalla Basilica di San Martino.

Una piccola dritta culinaria per gli amanti dei salumi: il “capocollo di Martina” è una specialità da provare!

PENISOLA SALENTINA

Siamo arrivati nell’estremo sud della Puglia, in una delle zone più conosciute ed amate di questa regione. Un condensato unico di storia e bellezza paesaggistica.

Partiamo da Lecce, la “Firenze del sud”.

Una città d’arte tra le più affascinati d’Italia, ricca di monumenti ed opere d’arte di epoca romana, medievale e rinascimentale. Tuttavia ciò che ha reso famosa questa città è soprattutto l’eccesso stilistico del barocco che ha trovato la sua massima espressione nella Basilica di Santa Croce. La sua facciata, dominata dall’immenso rosone, è un tripudio di elementi decorativi unico al mondo.

Proseguendo verso piazza Duomo si possono ammirare altri esempi di barocco leccese: il Duomo, il Palazzo Vescovile ed il Seminario. Passando dal barocco all’arte romana, i principali monumenti sono: il teatro romano e l’anfiteatro. Quest’ultimo si trova nella piazza più importante della città: piazza Sant’Oronzo, in cui convivono armoniosamente edifici di varie epoche e stili.

Otranto è dominata dal castello aragonese ed è circondata da antiche mura difensive che un tempo la proteggevano dagli invasori ed oggi sono un richiamo per i turisti. Le mura, infatti, sono visitabili e comprendono bastioni, torri e sotterranei. Il centro storico è fatto di casette bianche che si affacciano su strade lastricate che conducono alla cattedrale risalente alla seconda metà dell’anno Mille e dedicata al ricordo degli 800 martiri cristiani che, nel 1480, furono uccisi dai Turchi.

Infine (proprio letteralmente infine!) c’è Santa Maria di Leuca.

Siamo nella parte più meridionale del Salento. Santa Maria è una frazione del Comune di Castrignano del Capo  ed è nota soprattutto per le sue bellissime acque e per il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae.

Si dice che San Pietro, in viaggio verso Roma, fece tappa a Leuca e, da allora, il tempio pagano dedicato a Minerva diventò un luogo di culto cristiano, nonché uno dei principali centri di pellegrinaggio in età medievale.

PIENZA: LA CITTA’ IDEALE

Pienza è un piccolo borgo nel sud della Toscana.

Si trova a pochi chilometri da Montalcino e Montepulciano, nella bellissima regione della Val d’Orcia a sud di Siena, tra sinuose colline e favolosi panorami. Pienza gode di una posizione davvero strategica: arroccata sulla cima ad un colle, che domina tutta la valle dell’Orcia con una vista mozzafiato.

Questo incantevole borgo, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel 1996, è conosciuto come la “città ideale” del Rinascimento.

LA NASCITA DI PIENZA

La città nacque con il nome di Corsignano e lo conservò fino al 1462.

Le sorti – ed il nome! – di questo piccolo borgo cambiarono dopo una visita del suo più illustre cittadino: Papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini. Il papa, in viaggio per Mantova, si fermò nel suo borgo natio e, constatandone il degrado, decise di ricostruire la città ed affidò il progetto all’architetto Bernardo Rossellino.

Dopo soli quattro anni di lavori nacque Pienza, un luogo pieno di armonia ed eleganza: la città ideale del Rinascimento. Pio II morì prematuramente ed i suoi progetti vennero realizzati solo in parte, tuttavia la città resta uno degli esempi più significativi di progettazione urbanistica razionale del nostro Rinascimento.

Gran parte degli edifici di interesse storico artistico di Pienza si affacciano sulla suggestiva piazza dedicata a Pio II: la Cattedrale, il Palazzo Comunale, Palazzo Piccolomini e Palazzo Borgia (sede del Museo Diocesano).

COSA VISITARE

Il Duomo o Cattedrale dell’Assunta ospita importanti dipinti dei più rinomati artisti del tempo, mentre il suo campanile ottagonale si erge sopra l’antica cripta puntando verso il cielo.

Tuttavia l’aspetto più interessante della cattedrale sono i suoi sotterranei, noti anche come “labirinto”.

Fin dal giorno della sua inaugurazione, infatti, la Cattedrale mostrò le prime crepe. Lo stesso Pio II scrisse “il tempo dirà se si tratta della crepatura della calce o qualcosa di peggio.”

Nel corso dei secoli sono stati fatti sforzi sovrumani per restaurare e sostenere il monumento, si tratta di un fenomeno unico che il filosofo Bruno Queysanne definì come “instabilità durevole”.

Il “Labirinto” è un percorso sotterraneo nelle viscere della Cattedrale, un’esperienza unica e stupefacente attraverso i secoli che racconta, meglio di qualsiasi altra cosa, la storia di un monumento bello e fragile e la lotta di una comunità per mantenerlo in vita.

Alla destra del Duomo sorge l’imponente Palazzo Piccolomini. Dalla sua loggia si può ammirare un panorama davvero unico su tutta la valle dell’Orcia, da Montalcino fino al Monte Amiata.  Il palazzo venne scelto da Franco Zeffirelli per girare alcune scene del suo famoso film Romeo e Giulietta. Qui i due “amanti nati sotto cattiva stella” si incontrano per la prima volta durante la festa in casa Capuleti.

Infine c’è la Pieve di Corsignano.

Dal centro di Pienza, seguendo le indicazioni, si arriva alla Pieve con una breve passeggiata lungo il fianco della collina. La Pieve è una costruzione romanica per lo più risalente al XII secolo, con tre navate spartite da pilastri quadrangolari.

Nella sua semplice fonte battesimale furono battezzati i futuri pontefici Pio II e Pio III.

L’interno ha un aspetto rustico, perlopiù frutto di un restauro del 1925.

LA FIERA DEL CACIO

Pienza è anche la città del cacio!

Il pecorino di Pienza è una specialità con una lunga tradizione. Persino Lorenzo il Magnifico ne era ghiotto e si recava ogni anno in Val d’Orcia per poterlo degustare.

Il sapore unico di questo pecorino è dovuto ai terreni argillosi su cui pascolano le pecore di razza sarda. Le erbe profumate dei campi danno al latte un sapore peculiare di castagna, alloro ed erbacei.

Il borgo è pieno di piccoli ed incantevoli negozi che vendono tantissime varietà di pecorini, più o meno stagionati, insieme a tantissimi altri prodotti locali tipici, come vini, spezie, pici e miele.

Infine, se capitate a Pienza nel primo weekend di settembre, non perdetevi la famosa Fiera del Cacio, una grande festa dedicata al pecorino e ad altri prodotti della tradizione locale.

Durante l’evento si svolge anche un divertente gioco folkloristico di antiche origini. E’ il Palio del Cacio Fuso, dove i giocatori di ogni contrada del paese devono spingere e far rotolare intere forme di pecorino intorno ad un piccolo fuso di legno collocato al centro della piazza principale.

Leggi anche: 5 SEGRETI DI FIRENZE

CIVITA DI BAGNOREGIO

Civita di Bagnoregio è un piccolo borgo in grado di affascinare come pochi. Si trova in provincia di Viterbo, a pochi passi dal lago di Bolsena.

Sorge sulla vetta di un’altura di tufo ed è raggiungibile solo attraverso un lungo ponte pedonale dal quale si gode di uno dei panorami più spettacolari di tutto il Lazio.

Durante le giornate di nebbia questo borgo fiabesco sembra letteralmente galleggiare nel vuoto…

Civita di Bagnoregio avvolta dalla nebbia

LA STORIA DI CIVITA DI BAGNOREGIO

La città fu fondata dagli etruschi circa 2.500 anni fa.

A quei tempi, dove ora sorge Civita, era situata l’acropoli, centro della vita civile e religiosa.

Il luogo era stato scelto per la sua posizione strategica. Un altopiano racchiuso tra i due fiumi del Rio Chiaro e del Rio Torbido, circondato e protetto dalla Valle dei Calanchi. Per di più vicino alla foce del Tevere, un’importante via commerciale e di comunicazione.

Già gli etruschi erano a conoscenza dell’instabilità sismica di quest’area e misero in atto alcune opere allo scopo di proteggerla dai terremoti, arginando i fiumi e costruendo dei canali di scolo per le acque piovane.

Successivamente furono i romani a continuare queste opere che, però, nei secoli seguenti furono via via trascurate portando l’area ad un rapido degrado.

Oltre ai problemi sismici, la situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che il colle di tufo su cui sorge Civita è minato dall’erosione provocata dal vento, dalla pioggia e dall’acqua dei due torrenti che scorrono a valle.

Civita è destinata a sgretolarsi lentamente ed inesorabilmente. Infatti non è un caso che lo scrittore Bonaventura Tecchi l’abbia definita “la città che muore”.

COSA VEDERE

Innanzitutto per raggiungere il borgo di Civita si deve attraversare un ponte sospeso di 300 metri che la collega con Bagnoregio. La macchina fotografica è d’obbligo perché ad ogni passo vi ritroverete davanti un panorama da favola!

Ponte pedonale che porta a Civita di Bagnoregio

Arrivati al borgo, si incontra Porta San Maria, sormontata da una coppia di leoni che artigliano due teste umane, simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi. Più avanti la via San Maria si apre nella piazza principale, dove si può ammirare la chiesa romanica di San Donato che custodisce un Crocefisso ligneo realizzato della scuola di Donatello ed un affresco della scuola del Perugino.

La grotta di San Bonaventura è un’antichissima tomba etrusca che prese il nome da Frate Bonaventura da Bagnoregio (1217-1274), teologo e tra i maggiori biografi di San Francesco di Assisi. Secondo il racconto dello stesso frate, da bambino egli si ammalò gravemente ed i suoi genitori chiamarono San Francesco per benedirlo e guarirlo. Come l’ebbe guarito San Francesco gli disse in latino “Bona ventura”, in virtù dell’esito favorevole delle sue preghiere. Da quel giorno tutti gli abitanti di Bagnoregio chiamarono il bambino Bonaventura, ed egli assunse tale nome al momento del suo ingresso nell’Ordine Francescano.

INFORMAZIONI UTILI

Per visitare Civita di Bagnoregio è necessario fare il biglietto, il costo è di 5 euro.

Ci sono due biglietterie. Una si trova a Piazzale Battaglini, dove c’è anche il parcheggio da cui è possibile raggiungere il borgo con una passeggiata di 15 minuti o con la navetta che porta al Belvedere. L’altra biglietteria si trova all’inizio del ponte.

In fine all’interno del borgo ci sono ristoranti, bar, bed & breakfast e negozi di artigianato locale.

LA RIVIERA DI ULISSE

La Riviera di Ulisse è un meraviglioso tratto costiero lungo circa 50 chilometri.

Ci troviamo nel Lazio, in provincia di Latina, in un luogo che è riuscito a conservare intatto il suo fascino antico e misterioso, anche grazie al fatto di essere rimasto per lo più al di fuori dei grandi circuiti del turismo di massa.

La riviera deve il suo nome all’eroe omerico che, secondo la tradizione, approdò sulle coste del Lazio meridionale e visse qui alcune delle sue avventure più avvincenti come l’incontro con i Lestrigoni (giganti antropofagi) e quello con la maga Circe.

La bellezza della Riviera di Ulisse e la sua carica evocativa furono molto apprezzate fin dall’antichità dai personaggi più importanti di Roma: Cicerone aveva una villa a Formia,  l’imperatore Tiberio scelse invece la più appartata e scoscesa Sperlonga, mentre l’imperatore Domiziano prediligeva le placide acque del lago di Paola  a Sabaudia.

Preziose testimonianze archeologiche, scenografici templi, promontori rocciosi che si tuffano nel blu del Tirreno, ma anche piccoli borghi ricchi di storie e tradizioni!… Non resta che andare alla scoperta della Riviera di Ulisse!

SAN FELICE CIRCEO

E’ il punto più settentrionale della Riviera di Ulisse. Dista appena 34 km da Latina e, per chi arriva da nord, rappresenta la prima tappa dell’itinerario lungo la costa.

Il centro storico di San Felice Circeo si trova in collina ed è caratterizzato da un susseguirsi di vicoli e piazze su cui svetta la Torre dei Templari. A circa 3 km dal centro storico, il Faro di Capo Circeo illumina la rotta dei naviganti dal 1866. E’ ricoperto di quadratini di maiolica bianca che lo riparano dalla salsedine e dal vento, e lo fanno spiccare tra il mirto e le agavi della macchia mediterranea circostante.

Il Monte Circeo, invece, è un promontorio montuoso con molti sentieri escursionistici che offrono viste mozzafiato agli appassionati di trekking.

Infine la costa è ricca di meravigliose grotte, ideali da visitare prendendo parte ad un’escursione in barca!

TERRACINA

Terracina si trova a circa 15 km da San Felice Circeo ed è una delle località più famose della costa.

Oltre ai tanti stabilimenti balneari, questa bella cittadina può vantare un interessante patrimonio storico-archeologico. Il tempio di Giove Anxur è probabilmente il luogo più iconico di Terracina. Questo imponente tempio romano risale al I secolo a.C. e domina monte Sant’Angelo, regalando una vista spettacolare su tutta la riviera. Alle pendici dello stesso monte, sul lungomare Matteotti, si trova la rupe di Terracina, chiamata anche Pisco Montano. La rupe fu tagliata ai tempi di Traiano per far passare la via Appia. La settecentesca Porta Napoli che vi è addossata era, invece, la dogana tra lo Stato Pontificio ed il Regno di Napoli.

Anche il Duomo di Terracina, o Concattedrale di San Cesareo, merita una visita. L’edificio venne costruito tra il V ed il VI secolo utilizzando ciò che restava di un antico tempio romano a cinque navate del foro cittadino.

SPERLONGA

Sperlonga fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia e, da 26 anni, viene premiata con la Bandiera Blu per la qualità delle sue acque. E’ una località balneare perfetta da visitare in estate, ma è assolutamente godibile anche nelle altre stagioni!

Ha un meraviglioso centro storico in cui si respira un’aria vagamente orientale che richiama alla mente le isole greche. Sicuramente gli edifici dalle facciate bianche, i vicoli stretti e le lunghe scalinate che portano a punti panoramici mozzafiato contribuiscono a creare questa suggestione.

Tra i luoghi più interessanti da visitare a Sperlonga c’è la Villa di Tiberio, affacciata direttamente sul mare.  La villa, insieme alla suggestiva grotta, fa parte dell’itinerario di visita del Museo archeologico nazionale di Sperlonga gestito dal Polo museale del Lazio. Per tutte le informazioni relative agli orari di visita ed al costo dei biglietti si può consultare il sito della Direzione Regionale Musei Lazio del MIBACT.

Infine non resta che ammirare la Torre Truglia, uno dei simboli della città. La torre venne eretta nel 1532 sui resti di una precedente torre d’avvistamento di età romana sulla punta del promontorio su cui sorge il borgo di Sperlonga.

GAETA

Gaeta è sicuramente uno dei luoghi più belli della Riviera di Ulisse. Occupa una posizione davvero invidiabile, circondata dal mare su tre lati, adagiata su una piccola penisola tra Sperlonga e Formia.

Gaeta è nota come la “città dalle 100 chiese”, vista la grande presenza di edifici religiosi, ma anche per la sua  tiella, una gustosissima torta salata riempita con gli ingredienti più vari!

Tra le 100 chiese quelle che certamente meritano una visita sono: il santuario della Santissima Annunziata, che si trova nel centro storico della città, tra via dell’Annunziata ed il lungomare Caboto; il Tempio di San Francesco, che dal domina dall’alto l’intero golfo di Gaeta; ed il famosissimo Santuario della Montagna Spaccata.

Secondo la leggenda, quando Gesù morì sulla croce, la montagna si spaccò in tre parti. Una lapide, collocata all’interno della spaccatura principale, riporta questa citazione del Vangelo secondo Matteo: “Gesù rese lo spirito, la terrà tremò e le rocce si spaccarono”.

Una delle fenditure della montagna conduce alla Grotta del Turco, sicuramente tra i luoghi più suggestivi da visitare a Gaeta.

FORMIA

Formia

Si trova in una meravigliosa baia sul Golfo di Gaeta ed è il punto più meridionale della Riviera di Ulisse. Grazie ai suoi monumenti ed al suo centro storico, Formia è una località affascinante da visitare durante tutto l’anno, non solo in estate! Una dei monumenti principali è sicuramente la Tomba di Cicerone, un mausoleo di epoca augustea,  tradizionalmente attribuito a Cicerone, che aveva una villa proprio qui vicino. La tomba, alta 24 metri, è costruita con anelli di pietra, che dovevano essere ricoperti da lastre di marmo. All’interno si trova una cella, che era il sepolcro vero e proprio.

L’altra importante testimonianza lasciata a Formia dai romani è il “Cisternone” situato al di sotto di piazza S. Anna, centro storico della città, una delle più grandi opere di ingegneria idraulica di epoca romana esistenti al mondo, perfettamente conservata e accessibile al pubblico. Si tratta di una struttura ipogea, costituita da lunghe file di pilastri che creano una suddivisione dell’ambiente in 4 navate coperte da volte. Un tempo la cisterna, con i suoi 7000 metri cubi, era alimentata dalle sorgenti collinari e garantiva l’approvvigionamento idrico all’antica Formiae.

IL CAMMINO DI SAN MICHELE

L’attuale Cammino di San Michele ripercorre la cosiddetta “Linea Sacra”, ovvero quella linea leggendaria che fu tracciata dallo stesso Arcangelo quando, con un colpo di spada, rispedì il Diavolo all’inferno.

In questo articolo scopriremo un po’ di più sull’itinerario italiano del Cammino di San Michele, su quello europeo e sulle sue origini.

cammino di san michele

IL CAMMINO DI SAN MICHELE: UN PO’ DI STORIA…

San Michele, proprio in virtù della sua lotta contro Satana, è rappresentato come un guerriero, massimo simbolo del difensore della fede cristiana e comandante delle milizie celesti.

Furono proprio questi suoi tratti “guerreschi” a favorire il diffondersi del culto micaelico presso i Longobardi. Il popolo germanico, infatti, dopo essersi convertito al cristianesimo riservò una particolare venerazione all’Arcangelo Michele, al quale attribuì le virtù guerriere un tempo adorate nel dio pagano Odino.

I Longobardi dedicarono a San Michele diversi edifici religiosi in tutta Italia e, dopo la conquista del Gargano, adottarono il Santuario già presente a Monte Sant’Angelo come “santuario nazionale”.

I SANTUARI DELLA LINEA SACRA

La linea tracciata dalla spada dell’Arcangelo ed “individuata” dai mistici medievali va dall’Irlanda fino in Israele, correndo per oltre 3.000 km, e toccando i santuari di:

Skellig Michael (Irlanda)

St. Micheal’s Mount (Gran Bretagna)

Mont Saint-Michel (Francia)

Sacra di San Michele (Italia)

Santuario di San Michele Arcangelo (Italia)

Santo Monastero di Ταξιάρχη Μιχαήλ (Grecia)

Monastero Stella Maris del Monte Carmelo (Israele)

I tre siti più importanti sulla linea sono: Mont Saint Michel in Francia, la Sacra di San Michele in Val di Susa e il santuario di S. Michele a Monte Sant’Angelo nel Gargano, tutti alla stessa distanza l’uno dall’altro e sulla stessa linea retta. Inoltre, i santuari si trovano in perfetto allineamento con il tramonto del sole nel giorno del Solstizio d’Estate.

L’ITINERARIO ITALIANO: “UN CAMMINO DI CAMMINI”

Il cammino di  San Michele è un progetto ancora in divenire. Per ora il comitato promotore, che raccoglie ed organizza associazioni e volontari sul territorio insieme a Comuni e Province, Pro loco e strutture di accoglienza, si è impegnato per recuperare antichi sentieri e percorsi legati alla fede ed alla storia, delineando un cammino che rappresenta la via più breve per collegare Sacra di San Michele a Monte Sant’Angelo.

Quello di San Michele è stato definito “Un Cammino di Cammini” perché s’intreccia con tantissime altre strade e cammini come la via Francigena, la via delle città etrusche, la via degli Abati ed i tratturi che attraversano il Parco Nazionale d’Abruzzo… 1450 km percorribili a piedi, in bici o a cavallo, scoprendo le bellezze del territorio ed assaporandone il gusto al ritmo lento della natura.

Per maggiori informazioni puoi visitare il sito ufficiale del cammino: https://www.camminodisanmichele.org/

IL CAMMINO DI SAN MICHELE: I DUE PRINCIPALI SANTUARI ITALIANI

Le due principali tappe italiane sono Sacra di San Michele, in Piemonte, ed il Santuario di San Michele Arcangelo, in Puglia. Idealmente rappresentano il punto di partenza e quello di arrivo dell’itinerario italiano, ma meritano di essere visitate anche al di là del Cammino di San Michele per la loro particolare bellezza.

La Sacra di San Michele è un’antichissima abbazia costruita tra il 983 e il 987 sulla cima del monte Pirchiriano, a circa 40 km da Torino. E’ il monumento simbolo della Regione Piemonte, ma anche il luogo che ha ispirato lo scrittore Umberto Eco per Il nome della Rosa. Dall’alto dei suoi torrioni si può ammirare il panorama mozzafiato della Val di Susa.  All’interno della Chiesa principale della Sacra, risalente al XII secolo, sono sepolti membri della famiglia reale di Casa Savoia.

Il Santuario di San Michele Arcangelo sorge nel Comune di Monte Sant’Angelo, circondato dal verde del Parco Nazionale del Gargano e dal blu del suo mare. La storia di Monte Sant’Angelo ebbe inizio nel 490, quando fu costruita la chiesa dedicata all’Arcangelo Michele dopo tre apparizione al vescovo di Siponto, San Lorenzo Maiorano. La costruzione attuale sorge sulla “grotta sacra” ed ha ricevuto il titolo di “Celeste Basilica” in quanto si tratta di un luogo di culto non consacrato dagli uomini, ma dallo stesso Arcangelo.

VIAGGIO TRA GLI EREMI D’ABRUZZO

Mare cristallino, verdi campagne ed imperiose montagne… l’Abruzzo è una regione che ti entra nel cuore!

In questo articolo approfondiremo il lato più mistico di questa bellissima terra, andando alla scoperta dei suoi eremi e delle sue chiese rupestri. Luoghi avvolti dal silenzio, in cui la spiritualità si mescola con la voglia di sfidare (con rispetto!) una natura selvaggia e primitiva. Meta ideale non solo dei pellegrini, ma anche di tutti coloro che amano i cammini, il trekking e la vita all’aria aperta, circondati da suggestivi scenari.

Eremo di Fratta Grande

EREMI D'ABRUZZO

Si trova nel comune di Isola del Gran Sasso d’Italia, in località Pretara. L’eremo, di aspetto modesto, è costituito da un edificio che sembra appoggiarsi alla parete rocciosa, lungo il corso del torrente Ruzzo. La chiesetta venne costruita  dall’ultimo eremita del Gran Sasso, Fra Nicola Torretta, che vi trascorreva le sue giornate in meditazione.

Eremo di San Venanzio

All’interno della Riserva Naturale Regionale “Gole di San Venanzio” è custodito uno dei simboli storico-religiosi più rappresentativi della Regione: l’eremo di San Venanzio.

All’interno dell’eremo si trovano i resti di affreschi cinquecenteschi che rappresentano i quattro Evangelisti e la scala santa, completamente scavata nella roccia, che conduce ad una piccola grotta, un tempo a strapiombo sul fiume, dove si trova l’impronta del corpo del Santo. E’ questa la parte più importante del Santuario e rappresenta sicuramente l’originario nucleo del luogo del culto.

Quest’anno l’eremo sarà aperto il sabato e la domenica nei mesi di giugno e settembre; il venerdì, il sabato e la domenica nel mese di luglio; tutti i giorni nel mese di agosto.

Eremo di San Michele Arcangelo

L’eremo si trova nel comune di Pescocostanzo, alle pendici del Monte Pizzalto, all’interno del Parco Nazionale della Majella. L’edificio è formato da due aree scavate nella roccia e poste tra loro ad angolo: una maggiore  dedicata al culto ed una minore che, secondo la tradizione popolare, era utilizzata come ricovero dai pastori impegnati nella transumanza.

La prima fonte storica che riguarda l’eremo è costituita da una bolla pontificia di papa Lucio III del 1183. Probabilmente si tratta di un luogo già adibito al culto in epoca romana che, con il diffondersi del Cristianesimo e data la presenza dei Longobardi nell’area, venne dedicato a San Michele Arcangelo, protettore del popolo germanico.

Eremo di Sant’Onofrio al Morrone

L’eremo, che si trova nei pressi di Sulmona, risale al XIII secolo ed è strettamente legato alla vicenda di Pietro da Morrone, diventato papa con il nome di Celestino V e successivamente canonizzato.

Fu proprio in questo luogo isolato che Re Calo D’Angiò venne ad annunciare a Pietro la sua elezione al soglio pontificio per poi condurlo, in sella a un asino, nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila dove fu incoronato papa il 29 agosto 1294.

L’eremo è un’oasi di pace e di spiritualità.

Eremo di San Bartolomeo in Legio

L’eremo si trova nel comune di Roccamorice, a poca distanza dall’eremo del Santo Spirito, ed è uno degli eremi più famosi della Majella. L’edificio sorge in uno scenario arido, sotto un costone roccioso che lo copre completamente, tanto da mimetizzarsi nella roccia. La sua costruzione risale a prima dell’anno Mille e venne successivamente restaurato da Pietro da Morrone, il futuro papa Celestino V, intorno al 1250. All’interno della chiesa c’è un semplice altare sui cui è posta la statua lignea di S. Bartolomeo, mentre sulla parete sinistra una vaschetta raccoglie una risorgenza d’acqua che i devoti ritengono miracolosa.

Molti sono i riti, religiosi e non, le tradizioni e le leggende legate a questo suggestivo luogo di culto, raggiungibile attraverso sentieri i escursionistici che partono dai due versanti della Valle rispettivamente dalle località di Decontra di Caramanico Terme e Macchie di Coco nel comune di Roccamorice.

Eremo San Giovanni all’Orfento

L’eremo si trova nella Riserva Naturale Valle dell’Orfento ad una quota di 1227 metri, nel comune di Caramanico Terme. Anche quest’eremo fu frequentato da Pietro da Morrone (divenuto poi Papa Celestino V) tra il 1284 e il 1293. Il sito è certamente tra i più inaccessibili fra gli eremi abitati dai discepoli del santo. Vi si può accedere, solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione dal Comando della Stazione Forestale di Caramanico, attraversando Piana Grande ad est della frazione di Decontra. Si scende, quindi, lungo una faggeta verso la valle dell’Orfento su stretti sentieri.

Eremo Santo Spirito

Addossato ad una parete rocciosa ed immerso in una rigogliosa faggeta, l’Eremo di S. Spirito si trova a circa nove chilometri dal centro abitato di Roccamorice, ad un’altitudine di 1130 metri, nella parte alta del vallone di Santo Spirito. La zona rientra nei confini del Parco Nazionale della Majella. Non si conosce la data precisa della sua costruzione, ma si suppone che sia anteriore al Mille.

L’eremo ospitò Desiderio, futuro Papa Vittore III, che vi dimorò nel 1053 e poi Pietro da Morrone, futuro Papa Celestino V, che vi giunse nel 1246. Sul finire del secolo XVII, il principe Caracciolo di San Buono fece costruire un edificio di tre piani (il cosiddetto “Palazzo del Principe”), in seguito trasformato in foresteria. Con la soppressione degli ordini monastici nel 1807, il monastero fu definitivamente abbandonato ed i suoi beni vennero portati a Roccamorice. Successivamente ci furono brevi e saltuarie presenze di religiosi. Gli ultimi monaci a risiedere nel monastero furono quelli della comunità di Cerreto tra il 1996 e il 1999.

ARTE SACRA A PALERMO E DINTORNI

Palermo. Zyz (fiore) per i Fenici, πᾶς ὅρμος (ampio porto) per i Greci, Panormus per i Romani, Balarm per gli Arabi e Balermus per i Normanni.

Tanti nomi che corrispondono alle tante anime di questa meravigliosa città!

Era da tempo che volevo parlare del capoluogo siculo ma, riordinando idee ed informazioni prima di scrivere, mi sono resa conto che un solo articolo non sarebbe stato sufficiente per raccontare questa città. Così ho deciso di concentrarmi, per ora, “solo” sull’arte sacra.

In questo articolo, quindi, ti parlerò delle chiese e delle catacombe di Palermo (e dintorni!), sperando di darti qualche spunto interessante per organizzare il tuo prossimo viaggio in Sicilia

CAPPELLA PALATINA

“La più bella chiesa del mondo, il più sorprendente gioiello religioso sognato dal pensiero umano.” – così la definì  Guy de Maupassant durante il suo Grand Tour.

La cappella fa parte del complesso architettonico di Palazzo dei Normanni, noto anche come Palazzo Reale, attualmente sede dell’Assemblea regionale siciliana. Fu costruita a partire dal 1129 per volere di re Ruggero II di Sicilia, a renderla unica è la perfetta fusione di elementi decorativi bizantini, islamici e latini. La cupola, il transetto e le absidi sono interamente decorate da mosaici bizantini, tra i più importanti della Sicilia, raffiguranti varie scene bibliche, gli evangelisti ed il Cristo Pantocratore benedicente, sicuramente l’immagine di maggiore impatto della cappella!

CATTEDRALE DI PALERMO

La Cattedrale di Palermo, nota anche come Duomo, è dedicata alla Santa Vergine Maria Assunta in Cielo, mentre a Santa Rosalia, patrona della città, è dedicata la Cappella Reale Senatoriale sul lato meridionale, in cui si trova la preziosissima urna argentea che custodisce il Sacro Corpo della Santa. L’arca reliquiaria risale alla prima metà del XVII secolo ed è uno straordinario capolavoro delle arti decorative, massima espressione del barocco Siciliano.

Per quanto riguarda le visite turistiche, l’interno della Cattedrale è strutturato in due aree: la prima ad ingresso libero, mentre la seconda (detta “Area Monumentale”)  prevede il pagamento di un biglietto. L’ingresso all’Area Monumentale comprende: tetti, tombe reali, cripta, absidi, tesoro, sotterranei e cripta dei beneficiali.

Nelle cappelle dedicate alle tombe reali si trovano i sarcofagi di Federico II, detto “Stupor Mundi”,  dei suoi genitori Enrico VI e Costanza D’Altavilla, di sua moglie Costanza d’Aragona, di suo nonno Ruggero II, e di Guglielmo D’Aragona. Dal tetto della Cattedrale di gode di una splendida vista su tutta la città, mentre nelle stanze dedicate al “tesoro” si può ammirare un’incredibile collezione di oggetti reali e religiosi come ornamenti sacri, calici, paramenti e la famosissima corona di Costanza D’Altavilla.

Dunque la Cattedrale è una tappa imperdibile per tutti gli appassionati di storia!

PALERMO DARK: LE CATACOMBE DEI CAPPUCCINI

“Stanno là, allineati, rinsecchiti e godono la stima di tutti.”

Thomas Mann, La montagna incantata

Visitare le Catacombe dei Cappuccini è una delle cose più insolite – e anche un po’ lugubri! – da fare a Palermo. Le Catacombe si trovano sotto il convento dei Cappuccini, nel quartiere Cuba, annesso alla chiesa di Santa Maria della Pace. Chiesa e convento risalgono al XVI secolo, benché edificati su strutture precedenti. Le famose catacombe dei Cappuccini sono in stile gotico ed ospitano circa 8.000 corpi, disposti in base all’età, al sesso ed alla professione. Alcuni di essi sono appesi alle pareti dei corridoi sotterranei, mentre altri riposano dentro o sopra degli scrigni.

CHIESA DI SAN GIOVANNI DEGLI EREMITI

La chiesa si trova nei pressi del palazzo dei Normanni ed è famosa per le sue cinque cupole rosse, che risaltano sulla semplice facciata dalle linee squadrate.

Si tratta di una chiesa romanica, costruita secondo i canoni dell’architettura siculo-normanna, ma che esternamente ricorda gli edifici orientali, tanto da essere così descritta da  Frances Minto Elliot nel suo Diary of an Idle Woman in Sicily “…con le sue cinque cupole starebbe benissimo a Baghdad o a Damasco. Accanto, il campanile gotico a quattro ordini di logge è sormontato da un’altra cupola, singolare adattamento di costruzione araba ad un costume cristiano.”

CHIESE DELLA MARTORANA E DI SAN CATALDO

La chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, nota come Martorana, si  affaccia su Piazza Bellini , nel centro storico di Palermo ed è adiacente alla chiesa di San Cataldo. Appartiene alla circoscrizione della Chiesa italo-albanese ed officia la liturgia per gli italo-albanesi residenti in città secondo il rito bizantino. La comunità è parte della Chiesa cattolica, ma segue un rito e delle tradizioni spirituali che l’accomunano in gran parte alla Chiesa ortodossa.

Dal 3 luglio 2015 fa parte del patrimonio dell’umanità (UNESCO) nell’ambito dell'”Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale”. L’edificio, infatti, è un crogiolo di stili architettonici in cui l’arte bizantina e normanna si fondono armoniosamente con il barocco italiano. Proprio accanto alla Chiesa della Martorana si trova la Chiesa di San Cataldo, che si distingue per le sue tre cupole rosa sulla navata centrale. Sebbene sia stata costruita come luogo di culto nel XII secolo, nel corso del tempo l’edificio è stato usato per gli scopi più vari (compreso quello di ufficio postale!) ed è stato riconsacrato solo nel XX secolo.

CHIESA DEL GESÙ

La chiesa del Gesù (nota anche come Casa Professa) è una delle più importanti chiese barocche di Palermo e dell’intera Sicilia. I Gesuiti costruirono questa chiesa sul finire del  1500 dopo essere arrivati nel quartiere ebraico della città.

L’idea originale prevedeva la costruzione di un edificio piuttosto semplice, ma ben presto la chiesa venne abbellita con stucchi e decorazioni, trasformandosi in un tripudio del barocco siciliano e rendendola uno dei luoghi più suggestivi da visitare a Palermo. La pianta riflette la forma di una croce latina e l’interno è ricco di affreschi, bassorilievi marmorei e motivi biblici decorativi. La navata centrale è alta quasi 70 metri, conferendo alla struttura una grande magnificenza. L’esterno, invece, appare semplice ed austero.

CHIESA DEL SANTISSIMO SALVATORE

La chiesa del Santissimo Salvatore si trova lungo il Cassaro (cioè Corso Vittorio Emanuele). L’edificio venne realizzato per volere di Roberto il Guiscardo nel 1072, come luogo di culto del monastero delle suore basiliane di rito greco.

Secondo le cronache dell’epoca la regina Costanza d’Altavilla, prima che la ragion di stato la costringesse a compiere altre scelte, fu educanda del monastero, poi monaca professa ed infine badessa. La nobildonna, per motivi dinastici e politici, dovette lasciare i voti e convolare a nozze per unire le casate regnanti Altavilla – Hohenstaufen, diventando la moglie di Enrico VI di Svevia e madre dell’imperatore Federico II.

Nel 1528 l’antico edificio normanno venne totalmente riedificato ed ingrandito, trasformandosi in una chiesa a tre navate, con tre cappelle per lato. Sul finire del 1600 venne costruita la cupola che, grazie alla sua posizione privilegiata nel cuore del centro storico, regala una vista mozzafiato sulla città.

NEI DINTORNI DI PALERMO: DUOMO DI MONREALE

Lasciamo ora Palermo per la vicina Monreale.

Il suo famosissimo Duomo venne costruito nel 1174 per volontà del re normanno, Guglielmo II.

L’esterno è quello tipico delle chiese normanne: un edificio fortificato, affiancato da due torri, di cui quella di destra è divenuta campanile nel 1600. Gli straordinari mosaici interni si sviluppano su una superficie di 6300 mq e rappresentano l’intero ciclo biblico sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, il tutto dominato dall’immensa figura del Cristo Pantocratore, che occupa l’intera superficie del catino absidale. L’altare maggiore risale al 1711 ed è una raffinata opera barocca eseguita dall’argentiere romano Luigi Valadier.

DUOMO DI CEFALU’

Infine ci spostiamo a Cefalù.

La leggenda narra che il Duomo venne realizzato per un voto fatto da Ruggero II al Santissimo Salvatore dopo esser scampato ad una tempesta approdando sulle spiagge di Cefalù. La realtà è molto più prosaica: il sovrano voleva costruire una chiesa dinastica sul modello carolingio normanno, con torri gemelle e “avancorpo”.

L’edificio, le cui vicende costruttive furono molto complesse, è preceduto da un ampio sagrato a terrazzo che svolgeva la funzione di cimitero. Molto probabilmente erano previste decorazioni musive per tutto l’interno, ma furono realizzate solamente nel presbiterio. Per realizzare i mosaici Ruggero II chiamò maestri bizantini che adattarono dei cicli decorativi di matrice orientale ad uno spazio architettonico per loro anomalo, di tradizione nordica. La figura dominante è quella del Cristo Pantocratore.

6 LUOGHI DA VISITARE IN CIOCIARIA

La Ciociaria è ricca di interessanti percorsi naturalistici ancora poco conosciuti.

Ecco alcune idee per trascorrere una giornata a contatto con la natura tra i piccoli borghi della provincia di Frosinone.

CIOCIARIA DA SCOPRIRE: LE GROTTE DI PASTENA

Le grotte di Pastena furono esplorate per la prima volta nel 1926 dal barone Carlo Franchetti ed iniziarono a richiamare turisti già l’anno successivo. Durante la Seconda Guerra Mondiale servirono da riparo ai tantissimi profughi della zona.

All’interno delle grotte si trovano due percorsi: il ramo attivo inferiore ed il ramo fossile superiore. Quest’ultimo è definito “fossile” perché da migliaia di anni non avviene più il processo di stillicidio, cioè quel processo che crea le stalattiti e le stalagmiti.

In questo complesso speleologico, uno dei maggiori d’Italia, è possibile ammirare la maestosità del carsismo sotterraneo. Se la stagione è stata piovosa la visita sarà resa ancora più suggestiva dalla presenza di laghetti e cascate.

GROTTE DI FALVATERRA

La parte attiva di queste grotte si collega direttamente con quelle di Pastena, dopo un percorso di circa 2.5 km. In sostanza si tratta di un unico grande complesso sotterraneo al quale si può accedere dai comuni di Pastena e Falvaterra.

L’azione incessante delle acque sotterrane ha determinato la formazione di queste spettacolari grotte, sviluppatesi all’interno delle rocce calcaree di Monte Lamia.

La bellezza di questo luogo incontaminato ha fatto sì che tutta l’area del piccolo fiume ed il complesso ipogeo divenissero Monumento Naturale della Regione Lazio nel  2007.  L’area protetta si estende per più di 130 ettari e comprende tutto il bacino imbrifero del Rio Obaco fino alla sua confluenza con il Fiume Sacco.

Il percorso delle Grotte di Falvaterra è caratterizzato da aree attive e ricche di acqua, con cascate e rapide, e da zone più tranquille, in parte fossili, con forre, laghi e stalattiti.

LAGO DI CANTERNO

E’ un lago di origine carsica che si trova nel cuore dei Monti Ernici e bagna i comuni di Ferentino, Fiuggi, Fumone e Trivigliano.

Per molto tempo è stato definito un “lago fantasma” a causa della sua capacità di “scomparire” in alcuni periodi dell’anno. Il lago, infatti, originariamente si riempiva e si svuotava a seconda che l’inghiottitoio, denominato “Pertuso”, fosse o meno ostruito da detriti.

Nel 1943, a seguito di una perlustrazione del Pertuso, si scoprì il collegamento con una grotta sotterranea, una cavità carsica dove confluiva l’acqua nei periodi di secca. Il ciclo naturale di formazione e prosciugamento del lago è stato interrotto con la chiusura artificiale dell’inghiottitoio per la produzione di energia elettrica che ha reso il lago “permanente”.

CIOCIARIA DA SCOPRIRE: GROTTA DI COLLEPARDO

La grotta è ricca di volte maestose in cui  le stalattiti e le stalagmiti assumono le forme più bizzarre grazie al lentissimo processo di stillicidio che prosegue senza sosta da millenni.

Nel 2008, durante una campagna archeologica, sono emersi molti reperti umani, ceramici e faunistici che testimoniano come la zona fosse abitata già durante la media età del Bronzo, circa 3.500 anni fa.

POZZO D’ANTULLO

Il Pozzo d’Antullo è una grandiosa voragine carsica che si trova a circa 1 km dal centro abitato di Collepardo, alle pendici dei monti La Monna e Rotonaria, nel complesso degli Ernici.

Il Pozzo è il risultato dello sprofondamento  della volta di una grotta ed ha un diametro superiore di circa 140 m, un perimetro superiore di 370 m, ed è profondo circa 60 m.

Le pareti sono ricche di stalattiti ancora interessate da stillicidio, il fondo è coperto da una lussureggiante vegetazione e, secondo un’antica tradizione, veniva usato dai pastori che vi calavano le pecore per farle pascolare indisturbate.

LE GOLE DEL MELFA

Si tratta di un luogo in cui la natura si mostra bellissima, selvaggia e primitiva.

E’ un percorso che si snoda per ben 15 km, dalla Valle del Liri alla Valle di Comino, attraversando i comuni di Roccasecca, Santopadre, Colle San Magno, Arpino, Casalattico e Casalvieri.

La Comunità Europea ha inserito questo luogo nella lista dei siti naturalistici più importanti per la presenza di rapaci, caprioli e lupi. Le Gole del Melfa rappresentano un “Monumento Naturale” grazie al loro valore geo-botanico, alla presenza della fauna selvatica ed alla bellezza di un luogo unico.

Il fiume Melfa rimane secco per buona parte dell’anno a causa di una diga che ne sbarra l’alto corso, ma quando c’è acqua diventa bellissimo, con salti e rapide spettacolari. Dal cosiddetto “ponte vecchio”, nel territorio di Roccasecca, attraverso una mulattiera scavata nella roccia, si può salire fino all’Eremo dello Spirito Santo, ricavato da grotte preesistenti. Qui nei pressi il fiume Melfa fa un salto di alcuni metri formando la cascata detta appunto dello Spirito Santo o del Muraglione.

COSA VEDERE IN PROVINCIA DI FROSINONE

L’Italia è ricca di luoghi bellissimi e poco conosciuti, la provincia di Frosinone è uno di questi! E’ la terra di Cicerone e San Tommaso; ci sono zone archeologiche, abbazie, castelli e meravigliose aree naturalistiche protette.

Spesso si identifica la provincia Frosinone con la Ciociaria, ma è veramente così?

Per fare chiarezza non c’è niente di meglio della storia! La provincia di Frosinone fu istituita nel 1927 grazie alla fusione della Ciociaria e della Terra di Lavoro, due aree geograficamente vicine, ma con una storia ed una identità molto diverse tra loro.

L’attuale territorio della provincia, infatti, è stato diviso per secoli. Lo Stato Pontificio, a Nord, controllava la Ciociaria, mentre il Regno di Napoli (poi diventato  “delle Due Sicilie”)  amministrava il sud, noto come Terra di Lavoro.

Questa duplice identità è ben sintetizzata nello stemma provinciale, raffigurante un leone dorato con in mano un gladio e, ai suoi piedi, due cornucopie.

Il leone è il simbolo stesso di Frosinone e rappresenta, per estensione, tutta la parte della provincia che un tempo apparteneva allo Stato Pontificio; mentre le cornucopie, che rimandano alla fecondità del mondo agreste, rappresentano la Terra di Lavoro.

Buon viaggio alla scoperta della provincia di Frosinone!

Per approfondire leggi anche: