PESCARA E LA CASA DI D’ANNUNZIO

Quando si pensa alle grandi città d’arte italiane, Pescara raramente compare tra le prime opzioni. Non ha la monumentalità di Roma né l’eleganza stratificata di Firenze, eppure è proprio questa sua natura laterale, quasi defilata, a renderla una meta sorprendente per chi ama viaggiare con curiosità e spirito critico.

Pescara è una città giovane, moderna, affacciata sull’Adriatico, più nota per il mare, la vita estiva e il dinamismo urbano che per i suoi musei. Ma sotto questa superficie concreta e contemporanea, conserva un legame profondo con una delle figure più complesse e ingombranti della cultura italiana: Gabriele D’Annunzio.

Ed è proprio nel cuore del centro storico, lontano dai lungomari e dai locali, che si trova un luogo capace di raccontare il poeta in modo intimo e sorprendente: la Casa natale di D’Annunzio, monumento nazionale e tappa imprescindibile per chi vuole conoscere Pescara da un punto di vista meno scontato.

la casa natale di D’Annunzio a Pescara: un monumento nazionale poco conosciuto

Pescara, casa natale di D'Annunzio foto di Viaggiastorie

La casa natale di D’Annunzio Pescara si trova in Corso Gabriele Manthoné, nel quartiere storico che un tempo era Castellammare Adriatico. Qui, nel 1863, nacque Gabriele D’Annunzio, destinato a diventare poeta, scrittore, drammaturgo, politico e protagonista assoluto della scena culturale italiana tra Otto e Novecento.

A differenza del celebre Vittoriale degli Italiani, residenza-museo monumentale e scenografica sul lago di Garda, la casa pescarese è un luogo più sobrio, domestico, quasi raccolto. Proprio per questo, però, risulta estremamente affascinante: è il punto zero, l’origine, lo spazio in cui tutto ha avuto inizio.

Dichiarata Monumento Nazionale nel 1927, la casa è oggi un museo che conserva ambienti originali, arredi, documenti e testimonianze capaci di restituire il contesto familiare e culturale in cui D’Annunzio è cresciuto.

Dentro la casa: un viaggio nell’infanzia del Vate

La visita si sviluppa attraverso diverse stanze distribuite su due livelli, in un edificio tipico dell’architettura ottocentesca abruzzese. Gli ambienti non sono ridondanti né teatrali, ma raccontano con efficacia la vita quotidiana di una famiglia borghese dell’epoca.

Tra le sale si trovano:

  • ambienti ricostruiti con mobili originali o d’epoca;
  • documenti, fotografie e lettere;
  • prime edizioni di opere dannunziane;
  • riferimenti costanti all’Abruzzo, terra che il poeta non smise mai di evocare, anche quando ne prese le distanze fisiche.

Colpisce il contrasto tra la dimensione quasi austera della casa e la personalità debordante che da lì sarebbe emersa. È proprio questo scarto a rendere la visita interessante: la casa natale del Vate non celebra il mito, ma ne mostra le radici.

Un’alternativa al Vittoriale (più silenziosa e autentica)

Chi conosce già il Vittoriale potrebbe rimanere sorpreso dal tono completamente diverso della casa pescarese. Se il Vittoriale è autocelebrazione, spettacolo, messa in scena del personaggio, la casa natale è memoria, contesto, formazione.

Non sono luoghi in competizione, ma complementari. Visitare la casa di Pescara permette di comprendere meglio l’evoluzione di D’Annunzio, il passaggio dall’ambiente familiare abruzzese alla costruzione consapevole del personaggio pubblico.

Ed è forse proprio per questo che la casa natale del poeta resta meno frequentata: non offre effetti speciali, ma richiede attenzione, lentezza e un certo gusto per la storia culturale.

Informazioni pratiche per organizzare la visita

Visitare la casa è semplice e si inserisce facilmente in un itinerario urbano.

Dove si trova

Corso Manthoné, nel centro storico di Pescara vecchia, una zona oggi animata da botteghe, locali e spazi culturali.

Durata della visita

Circa 45 minuti – 1 ora, perfetta anche come tappa singola o abbinata a una passeggiata nel quartiere.

Biglietti e orari

Gli orari possono variare in base alla stagione, quindi è consigliabile verificarli prima della visita. L’ingresso ha un costo contenuto e spesso sono previste riduzioni. Per maggiori informazioni: Museo casa natale di Gabriele d’Annunzio

Come arrivare

La casa è raggiungibile a piedi dal centro o con i mezzi pubblici. Se sei in auto, meglio parcheggiare fuori dal centro storico e proseguire a piedi.

Perché vale la pena inserirla nel tuo viaggio a Pescara

La casa natale di D’Annunzio è il classico luogo che non ti aspetti e che proprio per questo resta impresso. Non è una visita “da checklist”, ma un’esperienza che aggiunge profondità al viaggio.

È ideale per chi ama:

  • la letteratura italiana;
  • i luoghi legati agli scrittori;
  • le città raccontate attraverso le persone che le hanno rese celebri;
  • le mete culturali fuori dai circuiti di massa.

Pescara, osservata da qui, cambia volto: da città di passaggio a luogo di origine, da località balneare a spazio letterario.

Pescara, D’Annunzio e il fascino delle mete laterali

Forse Pescara non è una città d’arte nel senso tradizionale del termine. Ma proprio per questo può sorprendere. Visitare la casa natale del Vate significa scegliere un turismo più consapevole, meno affollato e più narrativo.

Un luogo che non grida, non si impone, ma racconta. E che dimostra come, a volte, le tappe più interessanti siano proprio quelle che non finiscono nelle prime righe delle guide.

Altri articoli sull’Abruzzo:

ABRUZZO: CINQUE CASTELLI DA VISITARE

L’Abruzzo è una regione che ama nascondere i suoi tesori. Montagna aspra, borghi silenziosi, strade che sembrano portare altrove: non stupisce che proprio qui si trovi una delle concentrazioni di castelli più affascinanti d’Italia. Fortezze arroccate, rocche solitarie, manieri rinascimentali: i castelli dell’Abruzzo raccontano secoli di guerre, confini, potere e isolamento.

Quelli che seguono sono solo cinque esempi, scelti tra i più suggestivi e rappresentativi. Non una classifica definitiva, ma un invito alla scoperta di una regione che, anche attraverso i suoi castelli, continua a sorprendere chi sa guardare oltre le mete più scontate.

Rocca Calascio: il simbolo assoluto dell’Abruzzo

Castelli Abruzzo Rocca Calascio foto di Viaggiastorie

Impossibile non iniziare da Rocca Calascio, probabilmente il castello più iconico dell’intera regione.

Situata a oltre 1.400 metri di altitudine, è una delle fortificazioni più alte d’Europa e domina l’altopiano con una presenza quasi irreale.

Più che un castello nel senso tradizionale, Rocca Calascio è un luogo dell’anima: ruderi essenziali, torri mozzate, silenzi interrotti solo dal vento. Non a caso è stata scelta come set cinematografico per film internazionali. Qui la storia medievale si fonde con il paesaggio, creando un equilibrio perfetto tra architettura e natura. Arrivarci richiede una breve camminata, ma la vista ripaga ogni passo.

Per saperne di più leggi anche: IL CASTELLO DI ROCCA CALASCIO

Castello Piccolomini di Celano: potere e Rinascimento

Il Castello Piccolomini di Celano è l’esatto opposto di Rocca Calascio: monumentale, compatto, imponente. Costruito tra il Quattrocento e il Cinquecento, rappresenta uno dei migliori esempi di architettura militare rinascimentale dell’Italia centrale.

Le sue torri massicce, il fossato e gli ambienti interni raccontano una storia di potere e controllo del territorio. Oggi ospita il Museo d’Arte Sacra della Marsica e permette una visita completa, tra sale affrescate e panorami spettacolari sulla piana del Fucino. È uno di quei luoghi che fanno capire quanto l’Abruzzo sia stato strategicamente centrale nella storia italiana.

Castello di Roccascalegna: una fortezza sospesa sulla roccia

Il Castello di Roccascalegna è uno di quei luoghi che sembrano usciti da un racconto medievale.

Arroccato su uno sperone di roccia a picco sul fiume Sangro, domina l’omonimo borgo con una posizione tanto spettacolare quanto strategica. Più che un castello, è una sentinella di pietra, costruita per controllare il territorio e incutere rispetto.

Di origine longobarda, la struttura è stata modificata nel corso dei secoli, ma conserva ancora oggi un impianto essenziale e suggestivo: torri, mura irregolari e una scala scavata nella roccia che conduce all’ingresso, rendendo la visita un’esperienza quasi cinematografica. Il panorama dall’alto è uno dei più emozionanti d’Abruzzo, soprattutto al tramonto, quando la luce trasforma la valle in un dipinto.

Roccascalegna non è un castello “da museo”: è un luogo che si vive con lo sguardo e con il silenzio. Perfetto per chi cerca atmosfere autentiche e un Abruzzo meno patinato, ma profondamente evocativo.

Il Castello Cinquecentesco dell’Aquila: rigore e controllo

Castelli Abruzzo Foto di Viaggiastorie

Nel cuore della città si erge il Castello cinquecentesco dell’Aquila, una fortezza severa, voluta dagli Spagnoli come simbolo di controllo più che di difesa contro nemici esterni. Massiccio, geometrico, austero, racconta una fase delicata della storia cittadina.

Oggi il castello è tornato protagonista dopo i restauri successivi al terremoto e ospita il MUNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo. Visitandolo si percepisce il contrasto tra la rigidità militare dell’edificio e la ricchezza culturale delle opere conservate al suo interno. Un luogo che parla di potere, ma anche di rinascita.

Castello Piccolomini di Capestrano: eleganza e territorio

Meno noto rispetto a quello di Celano, il Castello Piccolomini di Capestrano merita una visita per la sua eleganza e per il rapporto diretto con il paesaggio circostante. Costruito nel XV secolo, domina il borgo e la valle del Tirino con una presenza più armoniosa che intimidatoria.

Le mura, le torri angolari e il cortile interno raccontano una storia nobiliare legata al controllo del territorio, ma anche a una vita di corte più raffinata. È una tappa perfetta per chi ama scoprire luoghi meno affollati, capaci di restituire un’immagine più intima dell’Abruzzo storico.

L’Abruzzo raccontato dai suoi castelli

Visitare i castelli dell’Abruzzo significa attraversare secoli di storia senza filtri, in una regione che non ha mai sentito il bisogno di semplificarsi per piacere. Ogni castello è diverso dall’altro: solitario, monumentale, elegante o severo. Tutti, però, raccontano un territorio autentico, spesso fuori dai grandi flussi turistici.

Questi cinque sono solo un punto di partenza. L’Abruzzo ne custodisce molti altri, pronti a essere scoperti con calma, curiosità e uno sguardo attento. Perché qui, più che altrove, il viaggio è sempre anche un incontro con il silenzio e con la storia.

L’AQUILA CAPITALE DELLA CULTURA 2026

Sabato 17 gennaio 2026 l’Aquila si accenderà ufficialmente come Capitale Italiana della Cultura, inaugurando un anno di eventi, mostre e iniziative che celebrano la rinascita di una città segnata dal terremoto del 2009.

Non è la classica meta turistica da cartolina, ma proprio per questo sorprende chi ha occhi per scoprire storie, arte e atmosfere autentiche.

L’Aquila non compete con Firenze o Roma in termini di fama, ma offre un patrimonio storico e culturale che affascina: piazze armoniose, chiese maestose, vicoli che raccontano secoli di storia e una popolazione che ha saputo ricostruire e reinventarsi senza perdere la propria identità.

Se stai pianificando una visita, questo itinerario nel centro storico ti guiderà tra alcuni dei luoghi più iconici di una città pronta a mostrarsi in tutto il suo splendore.

Un itinerario nel cuore dell’Aquila

1. Basilica di San Bernardino

Impossibile iniziare senza San Bernardino, simbolo della rinascita aquilana. La chiesa, ricostruita dopo il sisma, è un capolavoro di architettura rinascimentale e gotica e custodisce affreschi e opere d’arte di rara bellezza. La visita permette di capire non solo la storia religiosa della città, ma anche il legame profondo tra L’Aquila e la sua resilienza culturale.

2. Fontana delle 99 Cannelle

L'Aquila foto di Viaggiastorie

Simbolo della città, la Fontana delle 99 Cannelle racconta leggenda e storia in un’unica immagine. Ogni canna rappresenta un’antica comunità aquilana, ed è il luogo perfetto per una passeggiata rilassata tra i vicoli del centro storico, dove l’arte urbana incontra la tradizione.

3. Il MUNDA (Museo Nazionale d’Abruzzo)

Da poco riportato nella sua sede originale al Castello cinquecentesco, il MUNDA è un concentrato di arte e archeologia abruzzese. Opere medievali, rinascimentali e moderne dialogano in uno spazio elegante, che permette di apprezzare la profondità culturale della regione. Inoltre il bastione est del Castello ospita un monumentale scheletro fossile di Mammut.

La visita è ideale anche per chi ama i musei meno affollati, ma ricchi di contenuti.

4. Basilica di Collemaggio a l’Aquila

La Basilica di Collemaggio è uno dei simboli più riconoscibili di L’Aquila. Celebre per il suo stile romanico-gotico e per essere il luogo di incoronazione della Perdonanza Celestiniana, offre ai visitatori un’esperienza intensa tra arte, storia e spiritualità. La facciata, con i suoi giochi di colore in pietra bianca e rosa, è un colpo d’occhio indimenticabile, mentre l’interno custodisce affreschi e dettagli architettonici che raccontano secoli di storia abruzzese. Una tappa imperdibile per chi vuole comprendere la profondità culturale della città.

5. Fontana Luminosa

L'Aquila foto di Viaggiastorie

Tra il corso Vittorio Emanuele II ed il Castello cinquecentesco, la Fontana Luminosa è un’icona della città moderna, inaugurata negli anni ’30 e recentemente restaurata. Di giorno è un elegante punto di riferimento urbano, di sera diventa uno spettacolo di luci e acqua che incanta i passanti. Perfetta per una passeggiata serale o per chi vuole godersi un momento di relax nel cuore di L’Aquila, la Fontana Luminosa unisce bellezza architettonica e atmosfera cittadina, rendendo il centro storico ancora più vivace e suggestivo.

L’Aquila, un gioiello da scoprire

Il 2026 segna un nuovo capitolo per L’Aquila: capitale della cultura, simbolo di resilienza e rinascita. Visitare la città significa scoprire una meta che non urla, non compete, ma conquista con eleganza e profondità. Tra monumenti, musei e vicoli silenziosi, L’Aquila offre un viaggio nel tempo e nella storia, perfetto per chi ama il turismo culturale fuori dai percorsi di massa.

Non è una città che ti aspetti di trovare tra le prime mete italiane, ma è una di quelle che resta nel cuore: un invito a guardare oltre la superficie e a scoprire la bellezza nascosta, tra memoria, arte e rinascita.

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NARNI SOTTERRANEA: UN VIAGGIO NEL TEMPO

Narni Sotterranea più che luogo è una storia!

Visitandola si attraversano chiese e ambienti ipogei, ma quello che colpisce di più, ciò che la rende veramente affascinante, è l’incredibile storia della sua scoperta.

Una storia che inizia nel 1979 ed arriva ai nostri giorni attraverso una serie di vicissitudini in cui il protagonista è sempre stato un quid misterioso (ed anche un po’ ironico!) che alcune volte ha preso le sembianze della fortuna, altre del fato, altre ancora della Divina Provvidenza.

LA SCOPERTA

La storia di Narni Sotterranea inizia nel 1979, quando un gruppetto di sei ragazzi, tutti appartenenti al Gruppo Speleologico dell’UTEC, erano intenti a testare delle nuove funi calandosi dall’alto di quelli che oggi sono chiamati “Giardini di San Bernardo” e si imbatterono in un piccolo passaggio attraverso un muro. Incuriositi dalla scoperta, decisero di esplorare questo passaggio e capire dove portava. Fu così che, dopo un lunghissimo abbandono, tornò alla luce la chiesa di San Michele dell’antico convento domenicano di Narni.

In realtà, all’epoca della scoperta i ragazzi non sapevano ancora che quella chiesa fosse originariamente dedicata all’Arcangelo tanto che decisero di darle il nome di Santa Maria della Rupe, nome che conserva tuttora!

La storia della chiesa, infatti, riemerse a piccoli pezzi, nel corso del tempo, grazie ad un lungo e costante lavoro di ricerca che, allo stesso tempo, consentì di riportate alla luce altri ambienti.

Infatti, oltre alla chiesa, furono scoperti una parte di una domus romana con una cisterna ed un tribunale dell’Inquisizione con una piccola cella.

Quest’ultima è stata la parte della storia più complessa da ricostruire.

Sembrava, infatti, che non ci fossero da nessuna parte documenti ufficiali che attestassero la presenza della Santa Inquisizione a Narni. Fu solo grazie ad una serie di circostanze fortuite che, accedendo agli Archivi Vaticani ed a quelli del Trinity College, si riuscì ad avere la conferma documentata non solo della presenza a Narni del Santo Uffizio, ma addirittura si poté ricostruire la storia di un intero processo che aveva avuto luogo presso quel tribunale.

NARNI SOTTERRANEA: L’ITINERARIO DI VISITA

La Chiesa di Santa Maria della Rupe

Il punto di partenza del percorso di visita è la Chiesa di Santa Maria della Rupe, risalente al XIII secolo ed oggi completamente restaurata.

La storia della chiesa può essere divisa in tre fasi.

La prima risalente al XII-XIII secolo, durante la quale venne costruito un primo ambiente all’interno di una cavità naturale, di fianco ad un’antica domus romana con cisterna. Probabilmente questa prima costruzione venne realizzata sui resti di un precedente edificio longobardo, cosa che sembrerebbe confermata proprio dalla presenza di un affresco di San Michele, a cui i longobardi erano particolarmente devoti.

Una seconda fase, databile intorno al XIV secolo, durante la quale la struttura venne inglobata all’interno del convento costruito dai domenicani. A questo periodo risale la realizzazione di un nuovo pavimento e, sulle pareti laterali, delle sedute riservate ai monaci.

Durante la terza ed ultima fase, tra il XVII e il XVIII secolo, l’edificio perse la sua funzione religiosa e, sotto l’occupazione francese, fu addirittura usato come cantina. Seguì un lungo periodo di abbandono a qui fece seguito la distruzione della Seconda Guerra Mondiale.

Tutta la storia della chiesa è riassunta in una suggestiva ricostruzione virtuale a cui si può assistere all’inizio della visita.

La domus romana e l’Acquedotto della Formina

Dalla chiesa si passa, attraverso un varco nella parete laterale, in un secondo ambiente, probabilmente parte di una domus romana che conserva una cisterna. Questa seconda parte è dedicata all’ingegneria idraulica romana ed alla presentazione dell’Acquedotto Romano della Formina, visitabile su prenotazione.

È un viaggio ideale nella Narnia romana, attraverso modellini e riproduzioni degli strumenti effettivamente utilizzati per la realizzazione dell’acquedotto.

la Santa Inquisizione

Superato un lungo corridoio si arriva nell’ambiente più suggestivo (e più inquietante!) del tour: la Stanza dei Tormenti – come viene chiamata nei documenti ritrovati negli Archivi Vaticani e al Trinity College. Si tratta di una sala allestita con ricostruzioni di alcune macchine di tortura utilizzate dal tribunale dell’Inquisizione.

Una piccola cella adiacente testimonia ancora oggi, attraverso segni e graffiti sulle pareti, le sofferenze patite dagli inquisiti. In particolare Giuseppe Andrea Lombardini, detenuto nella cella, volle afferamre la propria innocenza tracciando su tutte le pareti dei simboli, il cui mistero è stato decifrato solo grazie ad una serie di coincidenze ed alla caparbietà di Roberto Nini, uno dei sei ragazzi scopritori.

La Chiesa di Santa Maria Maggiore

Ulteriori scavi archeologici hanno permesso poi di portare alla luce una cripta del XII secolo, dei mosaici di epoca bizantina e l’abside dell’antica chiesa di Santa Maria Maggiore, un tempo cattedrale di Narni, oggi convertita nell’Auditorium di San Domenico.

La visita termina proprio all’interno dell’Auditorium.

Per scoprire tutti gli incredibili dettagli della scoperta di questo percorso e viverne appieno la magia, non vi resta che visitare Narni Sotterranea.

Per informazioni sulle visite guidate, gli orari di apertura al pubblico ed il costo dei biglietti si può consultare il sito narnisotterranea

Durante la visita è vietato fare fotografie.

Tutto il materiale fotografico presente nell’articolo è stato realizzato da Moira Sperandei e Letizia Longarini e gentilmente fornitomi da Narni Sotterranea che ringrazio!

Leggi anche: COSA VISITARE IN UN GIORNO A NARNI

COSA VISITARE A NARNI IN UN GIORNO

Narni è una cittadina ricca di storia, arte e tradizioni. Un luogo di grande suggestione e bellezza, nel cuore dell’Umbria.

Per l’antico popolo degli Umbri il suo nome era Nequinum. Furono invece i Romani a darle il nome- poi reso celebre dalla letteratura! – di Narnia, da Nahar, l’attuale fiume Nera. Non si conosce con certezza quando la città di Narnia cambiò il suo nome in Narni, ma probabilmente questo avvenne gradualmente nel corso del tempo, a partire dal XIII secolo.

In ogni caso il nome Narnia non era destinato a cadere nell’oblio! Infatti, in tanti lo conoscono grazie ai romanzi fantasy di C.S. Lewis, “Le cronache di Narnia”.

Posto che Lewis non visitò mai Narni, ci sono due teorie su come abbia scelto il titolo dei suoi libri. Secondo alcuni sarebbe stato ispirato dai racconti di un suo assistente che, al contrario, aveva visitato la città restandone particolarmente affascinato. Secondo altri, invece, Lewis consultò una cartina dell’Italia su un atlante del 1904 con iscrizioni in latino e, semplicemente, rimase colpito dal suono della parola Narnia.

È vero, arrivando a Narni non ci saranno ad accogliervi né Susan, né il Principe Caspian, ma sarete comunque circondati da tanta bellezza!

Ecco le tappe fondamentali del nostro itinerario di un giorno a Narni:

Centro geografico d’Italia;

Cattedrale di San Giovenale;

Palazzo dei Priori e il Palazzo Comunale;

Palazzo Eroli, sede del Museo della Città e del Territorio;

Rocca Albornoz;

Narni Sotterranea.

NARNI: IL CENTRO GEOGRAFICO D’ITALIA

Secondo uno studio condotto dall’Istituto geografico militare (I.G.M.) di Firenze, il centro geografico dell’Italia peninsulare si trova a Narni, lungo il percorso dell’acquedotto romano della Formina, vicino al ponte Cardona, un ponte romano con un unico arco a tutto sesto leggermente rialzato.

Lasciata l’auto nell’apposito parcheggio, si prosegue lungo un sentiero nel bosco che conduce al ponte e ad una piccola scultura in pietra di forma circolare che, appunto, simboleggiare il centro geografico d’Italia. Toccandola, come suggerito dal cartello, vi porterà “fortuna e salute”.

LA CATTEDRALE DI SAN GIOVENALE

La cattedrale di Narni è disposta ad angolo tra piazza Garibaldi e piazza Cavour, su cui si trova il portico del fronte principale. È dedicata al primo vescovo della città, san Giovenale, morto il 3 maggio 376.

La sua costruzione iniziò nel 1047 e terminò nel 1145. Nel corso dei secoli, la chiesa subì vari interventi di rinnovamento ed ampliamento. Nel XIV secolo l’abside fu completamente rinnovato in stile gotico, fu edificata la facciata e innalzato l’intero edificio.

Ulteriori interventi risalgono, invece, al Quattrocento, con l’aggiunta di un portico sul prospetto principale e la copertura con volte a crociera di tutte le navate.

Infine la realizzazione della cripta, in cui riposano le reliquie di san Giovenale, iniziò nel 1642.

NARNI: IL PALAZZO COMUNALE ED IL PALAZZO DEI PRIORI

Il Palazzo Comunale, già Palazzo del Podestà, fronteggia il Palazzo dei Priori che sorge nell’omonima piazza, proprio al centro di Narni.

Venne costruito, a partire dal 1273, sul luogo che già aveva ospitato il foro romano. L’aspetto attuale dell’edificio è frutto dei lavori avvenuti tra il ‘300 ed il ‘400. Sulla destra del portale di accesso si trova il Punto di informazione Turistica di Narni.

Il Palazzo dei Priori, grazie alla sua particolare architettura, è uno dei monumenti più belli dell’Umbria.

Ogni elemento del palazzo rivela il suo profondo legame con la storia della città di Narni: il portale, la loggetta del banditore, la torre civica che domina la città e l’intera vallata e sulla cui sommità è posta la campana che chiamava a raccolta i cittadini in caso di necessità.

Oggi l’edificio ospita al piano terra il Digipass e la sede dell’Ente della Corsa all’Anello, uno degli eventi di rievocazione storica più importanti d’Italia nato per devozione al santo patrono Giovenale di cui il 3 maggio si celebra la festa.

LA CHIESA DI S. MARIA IMPENSOLE

Si tratta di una piccola chiesa che sorge nel centro storico di Narni, all’imbocco di Via Mazzini.

All’esterno presenta uno splendido portico con tre luci corrispondenti alle tre porte d’ingresso, divise da quattro colonne, due intere e due incorporate nei pilastri laterali.

L’interno della chiesa, invece, colpisce per la sua semplicità austera. Ha una pianta a croce latina con tre navate: le due laterali più basse separate dalla centrale con delle colonne che sorreggono archi a sesto ribassato.

Venne costruita tra il VII e il X secolo su un preesistente edificio romano di età tardo repubblicana, probabilmente un tempio dedicato a Bacco. Il suo nome deriva dall’appellativo “in pensile”, ossia “sospesa”, perché realizzata sopra due grandi cisterne.

PALAZZO EROLI

Palazzo Eroli, fino alla fine del Novecento, fu la dimora della nobile famiglia a cui deve il suo nome. Oggi, invece, ospita il Museo, la Pinacoteca e la Biblioteca della Città di Narni. Si trova nella parte alta del centro storico, dietro il Palazzo del Podestà, a ridosso della Chiesa di San Francesco.

Il Museo è articolato in due sezioni: una archeologica ed una artistica. Nella sezione archeologica si possono ammirare reperti che vanno dalla Preistoria al ‘700, tra cui la mummia ed il sarcofago ligneo donati dalla famiglia Martinori. Nella pinacoteca, invece, sono esposte opere che coprono un arco temporale che va dal 1300 al 1700. Quelle di maggior pregio sono “L’Annunciazione” di Gozzoli e “L’Incoronazione della Vergine” del Ghirlandaio.

ROCCA ALBORNOZ

La Rocca Albornoziana troneggia sul Monte Maggiore e domina la Città di Narni, la Via Flaminia ed il magnifico panorama sulle Gole del Nera.

Fu costruita per volontà del Cardinale Egidio Albornoz nel 1367. I lavori terminarono nel 1378 e sulla sua porta furono posti quattro stemmi: quello di papa Urbano V, del suo successore Gregorio XI e dei cardinali Anglico De Grimoard e Filippo d’Alençon.

La costruzione della Rocca segnò il declino dell’autonomia della Civitas di Narnia. Infatti, sia questa Rocca che le altre fortezze edificate dal Cardinale Albornoz avevano come scopo quello di accresce il sistema difensivo volto a controllare il territorio di collegamento tra Perugia, Terni e Amelia, ma anche la via Flaminia e la strada che si dirige verso Orte ed il Lazio.

Nel corso della sua lunga storia, la Rocca è stata dimora di papi, cardinali e condottieri. Nel 1906 fu acquistata, per una piccola somma, dal principe russo Mestschezsy, che la tenne fino al 1972, anno in cui divenne di proprietà di una famiglia romana. Oggi, la Rocca Albornoziana è patrimonio del Comune di Narni.

NARNI SOTTERRANEA

Dulcis in fundo, Narni Sotterranea.

È stata la parte più interessante e sorprendente del nostro tour. In passato avevamo visitato altre città sotterranee con grotte e ipogei, ma niente di paragonabile all’esperienza di Narni Sotterranea! Questo sito, scoperto nel 1979, è aperto al pubblico dal 1994 ed è un vero e proprio viaggio indietro nel tempo. Un’esperienza coinvolgente ed emozionante a cui dedicherò un articolo specifico.

Per qualsiasi informazione su visite, eventi, orari e biglietti si può visitare il sito ufficiale narnisotterranea.it

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LA CASCATA DELLE MARMORE

La cascata delle Marmore è la più alta cascata artificiale d’Europa e tra le più alte del mondo.

Si trova a circa 7 Km dalla città di Terni ed è formata dall’incontro dei fiumi Nera e Velino.

Il suo nome deriva dai sali di carbonato di calcio presenti sulle rocce che, quindi, appaiono simili al marmo bianco.

Se stai pensando di visitare la cascata delle Marmore, in questo articolo troverai tante informazioni utili e consigli pratici per organizzare il tuo viaggio!

CASCATA DELLE MARMORE: UN PO’ DI STORIA

La Cascata è il risultato di una incredibile opera di ingegneria romana!

Nel 271 a.C., il console romano Manio Curio Dentato ordinò la costruzione di un canale- chiamato Cavo Curiano- allo scopo di far defluire le acque stagnanti del lago Velino in direzione del salto naturale di Marmore. Da lì, infatti, l’acqua sarebbe precipitata direttamente nel fiume Nera, affluente del Tevere.

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente ebbe fine anche la manutenzione del canale, il che portò ad una diminuzione del deflusso delle acque ed alla progressiva trasformazione in palude della Piana Reatina. Nel 1422, dopo molte vicissitudini e grazie all’intervento di Gregorio XII, venne costruito un nuovo canale per ripristinare la portata originaria del fiume.

Nei secoli seguenti furono realizzate varie opere per garantire il corretto funzionamento o cercare di migliorare quanto già costruito.

Successivamente, nel XIX secolo, le acque della cascata iniziarono ad essere utilizzate per la loro forza motrice. In questo modo Terni diventò sede delle note Acciaierie; mentre, negli anni successivi, la cascata iniziò ad essere sfruttata intensamente per la produzione di energia idroelettrica.

LA LEGGENDA

Sulle origini della cascata c’è anche un’antica leggenda, solitamente raccontata dallo Gnefro.

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Fonte: Pixabay

Lo Gnefro (chiamato anche Gnèfru), nella cultura popolare umbra, è una creatura leggendaria, simile al folletto, che è solita vivere in gruppi nei pressi della cascata delle Marmore, del lago di Piediluco e lungo il fiume Nera.

Secondo questa leggenda, una ninfa di nome Nera si innamorò del giovane pastore Velino. L’amore dei due giovani, che appartenevano a due mondi diversi, era impossibile e, quando la dea Giunone li scoprì, trasformò la ninfa Nera in un fiume, come punizione per aver trasgredito alla regola che non consentiva l’amore con gli esseri umani. Velino, sconsolato, si gettò a capofitto dalla rupe di Marmore credendo che Nera stesse annegando in quelle acque che prima non c’erano. Giove, per evitargli una morte certa, durante il volo lo trasformò in acqua, così da permettergli di salvarsi e ricongiungersi con Nera per l’eternità.

INFORMAZIONI UTILI

La cascata delle Marmore è a flusso controllato.

Questo significa che, in alcuni momenti della giornata, la cascata ha una portata minima ridotta (0,3 metri cubi/secondo) perché gran parte dell’acqua del fiume Velino viene utilizzata per la produzione di energia elettrica.

Il flusso dell’acqua è regolato attraverso delle chiuse e, a orari stabiliti, viene aumentato formando un salto spettacolare. Poco prima dell’orario di rilascio dell’acqua, un segnale acustico avvisa dell’inizio. Il getto d’acqua della cascata inizierà ad aumentare progressivamente, raggiungendo in pochi minuti il suo massimo ed offrendo uno spettacolo unico ai visitatori. Per conoscere gli orari di rilascio dell’acqua clicca qui!

Per accedere al parco di cui la cascata fa parte è necessario acquistare un biglietto.

È possibile farlo sia in loco, nelle biglietterie fisiche che si trovano nei pressi del parcheggio, oppure on-line, evitando la fila! Per conoscere tariffe e convenzioni clicca qui.

Acquistando il biglietto, che ha validità giornaliera, si ha libero accesso a tutti i 6 sentieri che attraversano il parco. Solo il balcone degli innamorati è visitabile esclusivamente con visita guidata, anch’essa acquistabile sia online che presso le biglietterie.

All’interno del parco ci sono Bar e aree pic-nic. Presso il Centro di Educazione Ambientale posto nell’area escursionistica è possibile ricevere informazioni, acquistare servizi e gadget.

È consigliabile avere un abbigliamento comodo con scarpe da ginnastica o da trekking. Inoltre, soprattutto se si ha intenzione di percorrere i sentieri più vicini alla cascata o fare la visita guidata al balcone degli innamorati, è indispensabile avere un impermeabile!

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IL CASTELLO DI ROCCA CALASCIO

Il Castello di Rocca Calascio è uno dei castelli più elevati d’Europa e, secondo il National Geographic, anche uno dei 15 castelli più belli al mondo!

Questa meraviglia si trova in una frazione del piccolo comune di Calascio, in provincia dell’Aquila.

Il castello, dall’alto dei suoi 1500 metri, domina un paesaggio spettacolare che spazia dalla piana di Campo Imperatore al Gran Sasso, dalla Majella alla dorsale del Sirente.

Se state pensando di organizzare un viaggio in Abruzzo, allora dovete assolutamente includere Rocca Calascio nel vostro itinerario.

In questo articolo troverete tutte le informazioni per organizzare la vostra visita a Rocca Calascio!

ROCCA CALASCIO: UN PO’ DI STORIA

Molto probabilmente il castello sorge sui resti di un’antica fortificazione di epoca romana che, data la posizione, doveva servire a controllare il territorio sottratto ai Vestini nel 300 a.C..

La struttura attuale risale al periodo normanno. Il castello, infatti, venne edificato per volere di Ruggero II d’Altavilla dopo la conquista normanna del 1140 e faceva parte di un complesso sistema di fortificazioni difensive che controllavano le vallate abruzzesi.

Nel corso dei secoli il castello passò sotto il dominio di molte nobili casate tra cui i Pagliara, i Colonna, i Cattaneo, i Medici, i Piccolomini ed i Borbone.

Nel 1703 il castello fu gravemente danneggiato dal terremoto che distrusse quasi interamente l’antico borgo. Successivamente, terminata la sua funzione difensiva, fu progressivamente abbandonato.

Le sorti del castello mutarono quando, negli anni 80, venne scelto come set cinematografico prima per Ladyhawke e poi per Il nome della rosa. Il cinema riaccese (letteralmente!) i riflettori sul castello e, poco dopo, iniziarono i lavori di restauro e consolidamento.

COSA VISITARE (OLTRE AL CASTELLO)

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Accanto al castello si trova la piccola chiesa di Santa Maria della Pietà, un pittoresco tempietto eretto nel 1596. La chiesa sorge sui resti di una preesistente edicola, proprio sul luogo che la tradizione indica come il teatro di una sanguinosa battaglia in cui la popolazione locale sconfisse una banda di briganti provenienti dal vicino Stato Pontificio.

La chiesa ha una pianta ottagonale, sormontata da una cupola ad otto spicchi, ed un portale di accesso in stile barocco. Purtroppo l’interno è visitabile solo in poche occasioni, ma comunque vale la pena soffermarsi nei pressi della chiesa anche solo per ammirare lo splendido paesaggio che la circonda.

Dedicate un po’ di tempo anche alla visita del piccolo borgo medievale situato proprio sotto al castello. Un tempo aveva lo scopo di proteggere la popolazione dalle invasioni nemiche. Oggi, invece, è stato in parte convertito in un albergo diffuso in cui è possibile soggiornare o fermarsi per una breve pausa e, casomai, assaporare qualche prodotto tipico del territorio.

ROCCA CALASCIO: INFORMAZIONI UTILI

Il Castello di Rocca Calascio è visitabile tutto l’anno, salvo condizioni meteo davvero avverse. La visita è libera, dalle 9.00 fino al tramonto.

A Rocca Calascio ogni periodo dell’anno ha il suo fascino. In primavera ed in estate si può ammirare un panorama nel pieno del suo rigoglio, in autunno tutto si tinge dei colori caldi del foliage, mentre in inverno la neve avvolge il castello e le vallate creando un paesaggio fiabesco.  

In qualunque periodo decidiate di visitare il castello, vi consiglio un abbigliamento da montagna, con scarpe da trekking ed una giacca anti vento (anche in piena estate!).

Il piccolo borgo che precede il castello è chiuso al traffico, perciò è necessario parcheggiare e proseguire a piedi. Lungo la strada ci sono dei piccoli parcheggi gratuiti. Il più vicino è quello situato sull’ultimo tornante. Tuttavia i posti per le auto sono pochi, quindi vi consiglio di visitare il castello nei giorni feriali o di mattina presto.

Se i posti auto dovessero essere tutti pieni, dovrete tornare a Calascio, parcheggiare e salire a piedi. In alternativa si può prendere la navetta Calascio-Rocca Calascio, al costo di € 4,00 per gli adulti e 2,00 per i bambini per andata e ritorno, attiva dalle 9.00 alle 18.00 con corse ogni 20 minuti. La navetta è in funzione nel periodo estivo e parte dalla piazza di Calascio, dove è possibile acquistare i biglietti.

Infine, se avete tempo ed amate camminare immersi nella natura, potete raggiungere il castello seguendo le antiche strade della transumanza. Potete seguire una parte del Tratturo Magno, che attraversa Abruzzo, Molise e Puglia, oppure potete percorrere il sentiero ad anello che collega i borghi di Santo Stefano di Sessanio, Calascio e Castelvecchio Calvisio. Il sentiero è abbastanza semplice e dura circa 3 ore e mezza.

Per altre idee su cosa visitare in Abruzzo:

DOVE SOGGIORNARE

Le case vacanza “Le Masserie” si trovano a Villetta Barrea, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Villetta Barrea, infatti, occupa una posizione strategica all’interno del Parco, tanto che con brevi spostamenti in auto è possibile raggiungere la Camosciara, Pescasseroli, il lago di Scanno, Forca d’Acero, la Val Fondillo e tanti altri luoghi tra i più belli del centro Italia.

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PONZA: COME ARRIVARE E COSA VISITARE

Ponza è la più grande delle isole che costituiscono l’Arcipelago Ponziano. Si trova proprio davanti al Golfo di Gaeta, a circa 21 miglia nautiche a sud di San Felice Circeo.

Le atre isole dell’arcipelago sono: Gavi, Zannone, Palmarola, Ventotene e Santo Stefano. Tra loro soltanto Ponza e Ventotene sono abitate permanentemente.

Eugenio Montale definì Ponza un paradiso in terra, tanto gli apparve magnifica quest’isola dove il blu del mediterraneo si mescola al bianco delle scogliere ed al giallo delle ginestre.

PONZA: UN PO’ DI STORIA

L’isola di Ponza è stata abitata fin dal Neolitico.

Venne occupata dai Volsci, poi dai Fenici e dai Greci. Il suo nome, infatti, deriverebbe dal greco antico Pòntos, Πόντος o Pontia, Πόντια, ossia “mare”.

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Fonte: Pixabay

In epoca romana Ponza si sviluppò enormemente diventando una cittadina fiorente e popolata che ospitava sfarzose ville patrizie. Successivamente l’imperatore Augusto trasformò l’isola in luogo di esilio per illustri personaggi politici.

Durante il Medioevo, grazie all’opera dei monaci benedettini, rimase un fiorente centro commerciale e religioso. Tuttavia il loro lavoro fu pressoché vanificato quando, a partire dal IX secolo, Ponza fu oggetto di feroci razzie da parte dei pirati saraceni.

Nel 1542 l’imperatore Carlo V diede l’isola in feudo a Pier Luigi Farnese. Circa due secoli dopo, nel 1734, Elisabetta Farnese, madre di Carlo III di Spagna re di Napoli, cedette l’intero arcipelago delle Ponziane al figlio che avviò un’intensa colonizzazione, facendovi pervenire coloni soprattutto da Ischia. Durante il periodo borbonico vennero avviati una serie di lavori destinati a migliorare le condizioni di vita degli isolani. Molte di queste opere, come il porto, caratterizzano tutt’ora l’isola.

Nel 1928 il regime fascista destinò Ponza a luogo di confino degli oppositori politici. Vi furono inviati, dai Tribunali Speciali, Giorgio Amendola, Lelio Basso, Pietro Nenni, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Pietro Secchia e Umberto Terracini. Lo stesso Mussolini fu poi prigioniero nell’isola dal 27 luglio al 7 agosto 1943.

COSA VISITARE

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Fonte: Pixabay

La prima cosa che si vede arrivando a Ponza è la zona del porto. Andando oltre si incontra prima il centro storico e poi il Borgo di Santa Maria con il suo porticciolo, qui l’isola diventa un po’ meno turistica. Proseguendo ancora Ponza si restringe e diventa una striscia sottile, questa è la zona di Le Forna, la parte più selvaggia ed alta dell’isola.

Qui il turismo è veramente poco, le case sono più economiche e le spiagge sono meno affollate. Questa zona merita di essere visitata con attenzione, proprio per la sua autenticità. L‘interno dell’isola è montuoso ed attraversato dalle mulattiere che portano all’area vulcanica che è il cuore di Ponza.

L’isola è famosa soprattutto per le sue calette bianche e per l’acqua cristallina. Il suo mare è uno dei più belli del Mediterraneo. I suoi fondali caraibici, con relitti e grotte, ne fanno un paradiso per lo snorkeling ed il diving. Tuttavia Ponza non è solo mare. L’isola offre tantissime possibilità anche agli appassionati di trekking e di storia, grazie a due necropoli romane ed ai resti di sontuose ville imperiali.

Tra le mete imperdibili a Ponza ci sono:

IL FARO

Si trova in cima al Monte Guardia, il punto più alto dell’isola da cui si gode di uno splendido panorama sull’arcipelago pontino. Nei suoi pressi ci sono anche i resti di una necropoli romana.

SCOGLIO DELLA TARTARUGA

Lo Scoglio deve il suo nome alla somiglianza con una testuggine. Dalla chiesa di Le Forna si raggiunge a piedi percorrendo un breve sentiero da dove si accede ad una bellissima caletta. Il sentiero è stato inagibile per molto tempo ed è consigliabile percorrerlo con scarpe da trekking.

PISCINE NATURALI

Il “Fontone”, meglio conosciuto con il nome di “Piscine Naturali”, è un piccolo gioiello. Si tratta di una delle maggiori attrazioni turistiche dell’Isola di Ponza: delle “vasche” di pietra che si sono formate in seguito all’intensa attività vulcanica dell’Isola.

Sono raggiungibili da un sentiero via terra composto per la maggior parte da gradoni (circa 300) ricavati nella roccia. La difficoltà del sentiero è minima e la bellezza del paesaggio ripaga ampiamente dello sforzo fatto!

Poiché è possibile fare il bagno nelle piscine naturali, nel periodo estivo c’è sempre molta folla.

GROTTE DI PILATO

Si tratta di un complesso archeologico ipogeo e subacqueo risalente al I secolo a.C.

I Romani realizzarono questo sistema di grotte scavando il tufo, per l’allevamento delle murene.

Si trovano appena dopo il porto ed il loro nome è legato ad un’antica leggenda di cui fu protagonista Ponzio Pilato che, ancora lungi dall’essere il Governatore della Giudea, all’epoca era solo lo scapestrato rampollo di una nobile famiglia romana. Ufficialmente venne inviato a Ponza con l’incarico di sedare una rivolta. In realtà la famiglia voleva tenerlo occupato e lontano dai guai. L’espediente ebbe successo perché Pilato riuscì talmente bene nella sua missione che il Senato gli assegnò il grado di Governatore e lo mandò in Palestina per domare gli ebrei ribelli.

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GROTTA DI ULISSE

Si trova vicino alle Grotte di Pilato. È raggiungibile via mare, con un tour in barca oppure a nuoto. La grotta è piccola, ma grazie ad una apertura da cui filtra il sole si creano spettacolari giochi di luce.

FARAGLIONI DI PONZA

Il Faraglione del Calzone muto è una roccia solitaria che ricorda un po’ la forma di un pantalone. La leggenda vuole che un marinaio muto, volendo gridare la sua gioia per quel meraviglioso paesaggio e non potendo parlare, lanciò i suoi pantaloni sullo scoglio che ne prese la forma: il calzone del muto, appunto.

I Faraglioni della Madonna un tempo facevano parte della maestosa villa estiva di Augusto, ora invece si possono raggiungere solo via mare. Il loro nome deriva da una cappella scavata nella roccia dedicata alla Madonna della Salvazione.

CAPO BIANCO

In questo tratto di costa, in cui la roccia è di un bianco abbagliante, nidifica il Falco Pellegrino. Si può raggiungere solo via mare ed è l’ideale per fare birdwatching.

Fellini rimase talmente impressionato dalla natura di questo posto che decise di girarvi alcune scene del Satyricon.

LE SPIAGGE DI PONZA

Molte delle spiagge dell’isola sono raggiungibili solo via mare. Al porto di Ponza, ma anche nei vari porticcioli, si possono affittare gozzi o gommoni per circumnavigare l’isola, raggiungere le sue spiaggette e fare il bagno nei posti più belli.

Tra le spiagge più belle di Ponza ci sono Chiaia di Luna, la spiaggia del Frontone, la spiaggetta di Santa Maria e Cala Feola.

Quest’ultima è l’unica spiaggia di sabbia dell’isola. È piccola ed il fondale è basso, adatto anche ai bambini. C’è un chiosco attrezzato e si raggiunge in barca oppure a piedi percorrendo un breve sentiero e delle scalinate.

Cala Del Core, invece, è conosciuta come la spiaggia più romantica di Ponza. Sulla parete rocciosa che sovrasta la cala c’è una forma simile ad un cuore e, secondo una leggenda isolana, il suo nome è legato ad una storia d’amore tanto intensa quanto sfortunata.

INFORMAZIONI UTILI

Il periodo migliore per visitare Ponza è quello di maggio/giugno, oppure settembre. Durante l’estate ci sono sempre moltissimi turisti e diventa più difficile godersi a pieno la bellezza dell’isola.

La zona del porto è il punto di partenza di tantissime gite o escursioni che offrono la possibilità di fare il periplo dell’isola, di visitare le sue grotte e le cisterne romane, ma anche le altre isole dell’arcipelago.

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I traghetti per Ponza partono quotidianamente dai porti di Anzio, Formia, San Felice Circeo, Terracina e Napoli.

Ponza è lunga poco più di 7 km ed ha un’unica strada che la percorre da sud a nord, collegando le varie frazioni. È caldamente consigliato di imbarcarsi senza auto poiché, da giugno a settembre, la mobilità interna è molto limitata e prevede varie ZTL.

In ogni caso non mancano le alternative per muoversi sull’isola.

Gli autobus pubblici, che partono dal parcheggio di Via Banchina Nuova, a pochi metri dallo sbarco delle navi, collegano il porto con le varie frazioni. Il costo è di € 1,50 a persona per corsa.

Per chi, invece, vuole muoversi più liberamente c’è la possibilità di noleggiare, sempre nei pressi del porto, scooter, golf car, automobili e bicilette elettriche.

Infine ci sono taxi e NCC.

Se, invece, non è proprio possibile fare a meno dell’auto, sull’isola sono presenti parcheggi custoditi e non, esterni alle ZTL:

• Ponza Parking, in Strada Provinciale Ponza – Tre Venti al Km 0,280 (più comunemente chiamata via Panoramica);

• Parcheggio Santa Maria;

• Parcheggio incustodito nella frazione di Calacaparra.

GUIDA ALLA GALLERIA DEGLI UFFIZI

Consigli ed informazioni utili per organizzare la tua visita alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

Gli Uffizi fanno parte del complesso museale denominato “Gallerie degli Uffizi” che comprende, oltre alla Galleria, anche il Corridoio Vasariano, le collezioni di Palazzo Pitti ed il Giardino di Boboli. Questi siti, insieme, costituiscono uno dei più importanti musei del mondo.

In questo tempio dell’arte è possibile ammirare opere di Giotto, Leonardo, Botticelli, Raffaello, Tiziano, Caravaggio, Dürer e Rubens, solo per citarne alcuni. Proprio a causa dell’abbondanza di opere di ineguagliabile bellezza è facile sentirsi un po’ smarriti e non sapere esattamente da dove iniziare per organizzare al meglio la propria visita agli Uffizi. Ecco perché ho pensato di creare una guida con le informazioni di base per orientarsi nella Galleria e non perdere nessuna delle principali opere esposte.

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Fonte: Unsplash

LA NASCITA DELLA GALLERIA DEGLI UFFIZI

Prima di partire alla scoperta delle opere d’arte esposte agli Uffizi, però, non si può non parlare delle origini dell’edificio che le custodisce, essendo esso stesso una pregevole opera architettonica.

Nel 1560 il duca Cosimo I de’ Medici volle riunire in un unico edificio le più importanti magistrature fiorentine (dette uffici). In questo modo, infatti, il vecchio Palazzo della Signoria sarebbe stato affiancato da una nuova sede governativa, consona alla potenza politica e militare di Firenze. Il luogo scelto per la costruzione dell’edificio fu un lembo di terra posto tra Piazza della Signoria ed il lungarno, nel quartiere popolare della Baldracca.

I lavori furono affidati a Giorgio Vasari ed il progetto prevedeva un edificio a forma di “U”, costituito da un braccio lungo a levante, da incorporarsi con l’antica chiesa di San Pier Scheraggio, da un tratto breve affacciato sul fiume Arno e da un braccio corto a ponente, inglobando la Zecca Vecchia.

Nel 1565 venne aggiunto un nuovo elemento alla struttura iniziale. Il duca, infatti, in occasione del il matrimonio del figlio Francesco con Giovanna d’Austria, ordinò di creare una via soprelevata e segreta tra Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti, la nuova residenza dei Medici. Nacque così il celebre Corridoio Vasariano.

L’opera iniziata da Cosimo I e Giorgio Vasari fu completata, però, dai loro successori: Francesco I e Bernardo Buontalenti.

Con il tempo l’edificio si arricchì di una serie di dipinti a grottesche, il nuovo duca fece allestire nella Loggia al secondo piano quello che si sarebbe rivelato come il nucleo iniziale della collezione della Galleria, mentre il Buontalenti creò la Sala della Tribuna ispirandosi alla Torre dei Venti di Atene descritta da Vitruvio nel primo libro dell’Achitettura.

Nel 1737 l’ultima discendente dei Medici, Anna Mara Luisa, affidò la Galleria ai Lorena imponendo, però, che le magnifiche collezioni d’arte restassero per sempre a Firenze con lo status di “beni inalienabili”.

PERCOSI DI VISITA

Al piano terra della Galleria troverai la biglietteria, gli ingressi e servizi vari come la caffetteria ed il guardaroba, salendo il cosiddetto “scalone granducale” arriverai al secondo piano, ovvero il punto di partenza della tua visita.

I percorsi suggeriti sono essenzialmente 2: quello veloce (che dura circa un’ora e mezza) e quello classico (della durata superiore alle 2 ore). Io ti suggerisco il percorso classico, che è anche quello che seguiremo idealmente in questo articolo.

Comunque, in breve, il percorso veloce riguarda il secondo piano del museo e consente di scoprire tutti i massimi capolavori del Rinascimento che hanno reso celebre la Galleria degli Uffizi nel mondo. In questo caso l’uscita è tramite lo “scalone dei Lanzi” che, una volta percorso, non dà più la possibilità di accedere ai servizi guardaroba ed audioguide.

Invece il percorso classico si snoda tra il secondo ed il primo piano, al quale si scende tramite lo scalone Buontalenti, e consente di ammirare anche le opere del Rinascimento veneto (Tiziano e Giorgione), del Cinquecento, della Controriforma, di Caravaggio e Rembrandt.

VISITARE LA GALLERIA DEGLI UFFIZI: IL SECONDO PIANO

Le prime sale del secondo piano sono dedicate alle opere del Duecento e Trecento.

Potrai ammirare la Madonna Rucellai di Duccio Boninsegna, la Maestà di Santa Trinità di Cimabue e la Madonna di Ognissanti di Giotto. Queste opere colpiscono per la loro regale bellezza, per l’uso dei colori e per la capacità di comunicare un’idea di cambiamento. Infatti, anche senza essere dei grandi esperti di arte, è facile notare in loro il seme di quello che poi sarebbe diventato il Rinascimento!

Seguono le sale dedicate alla pittura del primo Rinascimento, dagli anni venti del Quattrocento alla metà del secolo. In questo gruppo di opere spiccano quelle di Masaccio, di Paolo Uccello e di Beato Angelico. Segue poi Filippo Lippi, sviluppatore delle proposte di Masaccio e traghettatore dell’arte fiorentina verso il cosiddetto “primato del disegno”. Qui si trova anche lo straordinario Doppio ritratto dei duchi d’Urbino di Piero della Francesca, una delle opere più iconiche dell’estetica rinascimentale.

Da qui è tutto un susseguirsi di impareggiabile bellezza.

Innanzitutto ci sono le sale dedicate Sandro Botticelli con capolavori come la Primavera e la celeberrima Nascita di Venere, ma anche la commovente Pallade e il Centauro, un’allegoria dell’animo umano diviso tra ragione ed impulsività, ma sempre guidato dalla sapienza divina.

Dopo la sala delle carte geografiche e lo Stanzino delle Matematiche c’è la Tribuna, una saletta ottagonale che rappresenta la parte più antica della galleria. Venne commissionata da Francesco I per sistemarvi tutti i pezzi più preziosi delle collezioni medicee. Divenne molto popolare ai tempi del Grand tour e pare che fu un’ispirazione per le Wunderkammer (camere delle meraviglie) di numerosi nobili europei.

Seguono le sale dedicate al Rinascimento fuori dai confini di Firenze con opere, tra gli altri, di Mantegna, Bellini ed Antonello da Messina.

Il tour delle sale del secondo piano termina con il Secondo Rinascimento. Qui troviamo Leonardo, Michelangelo, Raffaello e Durer.

Innanzitutto sono esposte le opere che documentano gli esordi artistici di Leonardo da Vinci, partendo dal Battesimo di Cristo, opera del suo maestro Verrocchio nella quale il giovane Leonardo dipinse la testa dell’angelo di sinistra. Un’altra opera giovanile è l’Annunciazione. Mentre L’Adorazione dei Magi, rimasta incompiuta, trasmette il senso innovatore del genio di Leonardo, con una composizione originalissima incentrata sulla Madonna e il Bambino in un rutilante scenario di numerose figure in movimento.

Nelle sale successive si può ammirare il capolavoro di Michelangelo noto come il Tondo Doni, una sacra famiglia conservata nella sua cornice originale, probabilmente disegnata dallo stesso Michelangelo. Quest’opera è tra le più emblematiche del Cinquecento e di grande importanza nella storia dell’arte poiché pone le basi per il Manierismo.

Tra le opere di Raffaello spiccano, invece, il Ritratto di Elisabetta Gonzaga (duchessa di Urbino), la magnifica Madonna col Bambino e San Giovannino detta “Madonna del Cardellino” ed i Ritratti di Agnolo e Maddalena Doni. Agnolo, lo stesso che commissionò a Michelangelo il Tondo Doni, era un ricco mercante di stoffe, esponente di spicco dell’alta borghesia fiorentina, sposato con l’aristocratica Maddalena Strozzi.

I ritratti dei coniugi Doni formavano un dittico tenuto insieme da una “incorniciatura a sportello” che permetteva la visione di entrambi i versi delle due tele. Infatti sul retro di quella raffigurante Agnolo c’è il Diluvio degli Dei, mentre sul retro di quello raffigurante Maddalena c’è rinascita dell’umanità grazie a Deucalione e Pirra. Si tratta di scene tratte dalle Metamorfosi di Ovidio attribuite ad un collaboratore del giovane Raffaello.

VISITARE LA GALLERIA DEGLI UFFIZI: IL PRIMO PIANO

Tornando indietro, tra le sale dedicate a Leonardo e Michelangelo, si trova lo scalone Buontalenti che conduce alle sale del primo piano. Qui si possono ammirare, tra le altre, le opere del Correggio, del Parmigianino e del Bronzino. Seguono poi le sale dedicate a Tiziano con Flora e la splendida Venere di Ubino, una delle opere più celebri del pittore. In questa tela Tiziano conferma il suo straordinario talento nel conferire intensità e carattere ai personaggi, nonché una sapienza ineguagliabile nel restituire la morbidezza degli incarnati e le qualità dei materiali.

Successivamente si trovano le intense rappresentazioni di Giuditta decapita Oloferne e S. Maria Maddalena, entrambe di Artemisia Gentileschi.

È poi la volta delle opere di uno degli artisti italiani più tormentati ed iconici, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. In particolare si possono ammirare lo Scudo con testa di Medusa, Il sacrificio di Isacco e Bacco.

La visita alla Galleria termina con alcune sale dedicate ad artisti stranieri come Rembrandt, Rubens e Van Dick. Una delle mie opere preferite si trova, invece, nella sala chiamata “Lume di Notte”, si tratta dell’​​​​​​​Adorazione del Bambino di Gerrit van Honthorst, noto in Italia come Gherardo delle Notti.

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L’artista conobbe Caravaggio a Roma, nei primi anni del Seicento, e ne rimase fortemente influenzato. In quest’opera, l’uso magistrale del colore, fa sì che il Bambino emani una luce divina capace di rendere tutto dolce e soffuso, accarezzando in particolare il volto della Vergine. San Giuseppe si appoggia al suo bastone contemplando il Bambino con un’espressione mista di amore e gioia. Lo sguardo dei due angioletti è colmo di umanissima commozione, i loro sorrisi sono spontanei come quelli di bambini ritratti dal vero.

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L’ABBAZIA DI CASAMARI

L’abbazia di Casamari si trova nel comune di Veroli, in provincia di Frosinone, ed è uno dei più importanti esempi di architettura gotica cistercense in Italia.

Il nome Casamari deriva dal latino e significa “Casa di Mario”. Il riferimento è a Gaio Mario, celebre condottiero e console romano il cui nome è ricordato anche dalla strada lungo la quale sorge l’abbazia: via Mària, appunto!

CASAMARI: UN PO’ DI STORIA

L’abbazia venne edificata sulle rovine di un antico municipio romano chiamato Cereatae e dedicato alla dea Cerere. Con la decadenza di Roma e le successive invasioni barbariche anche Cereatae cadde in stato di abbandono, fino a quando i monaci benedettini, nell’XI secolo, vi si stabilirono e fondarono l’abbazia.

Dal tempo della sua fondazione ad oggi, l’abbazia ha vissuto vicende alterne.

Ai Benedettini seguirono i Cistercensi e poi i Trappisti, mentre periodi di splendore e declino si susseguirono nel corso dei secoli.

L’abbazia di Casamari ha una ricca e prestigiosa biblioteca alla cui realizzazione contribuirono tanto i Benedettini quanto i Cistercensi. Tuttavia fu proprio l’arrivo dei Trappisti, nel 1717, che segnò la rifioritura della biblioteca e, più in generale, della vita culturale nell’abbazia.

Seguendo le orme degli antichi amanuensi medievali, i monaci Trappisti copiarono molti libri liturgici e compilarono interessanti cronache del monastero del ‘700 e dell”800, molte delle quali conservate nell’archivio.

Attualmente i circa 70.000 libri conservati a Casamari sono sistemati nell’antico refettorio dei fratelli conversi, un’enorme salone lungo 25 metri, largo 10 e alto 30, e nei locali un tempo occupati dal molino e dal frantoio.

ARCHITETTURA

Dal punto di vista architettonico l’abbazia di Casamari ricorda i monasteri francesi, ispirandosi ai canoni della semplicità e funzionalità, propri dell’ordine dei Cistercensi. L’intero complesso appare magnificamente austero e, proprio grazie alla pietra chiara e spoglia che riveste l’interno, è in grado di generare un senso di pace e perfezione.

L’abbazia è a tre navate, con abside e transetto, interamente costruita in pietra lavorata, senza stucchi decorativi né opere pittoriche che possano distogliere l’animo dei fedeli dalla contemplazione del divino.

Infine tutto è perfettamente illuminato dalla luce del sole che filtra attraverso le vetrate di alabastro.

LE ATTIVITA’ DELL’ABBAZIA

La comunità di monaci che ancora oggi vive nell’abbazia si occupa di varie attività tra cui: l’insegnamento – presso l’Istituto San Bernardo, fondato nel 1898 internamente all’abbazia -, il restauro di antichi manoscritti, la gestione della biblioteca, del museo, della farmacia e della liquoreria.

Queste ultime devono la loro origine all’uso, presso i Cistercensi, di preparare erbe e pozioni a scopo terapeutico da usare tra gli stessi monaci, ma anche per i pellegrini e per quanti altri bussassero alla porta del monastero.

La farmacia di Casamari risale al 1760 ed è composta da un hortus botanicus e da un armarium pigmentariorum. La liquoreria, invece, è stata ideata fra il ‘700 e l’800.

Il museo, infine, si trova nella parte opposta alla chiesa partendo dal chiostro. Tra i reperti ospitati nelle sue sale duecentesche spicca una zanna di  Mammuthus meridionalis (sorta di mammuth nano presente in Italia durante l’era glaciale), oltre ad alcuni reperti di epoca romana.

L’abbazia offre ospitalità ai pellegrini di passaggio sul Cammino di San Benedetto e sulla Via Francigena.