Letteralmente downshifting significa “scalare la marcia”, nel senso di andare piano, rallentare.
In italiano questo concetto è stato tradotto con l’espressione “semplicità volontaria”.

Si tratta di un fenomeno che in un certo senso si pone in linea di continuità con la filosofia del “Less is more” e con la pratica del decluttering.
Il decluttering consiste essenzialmente nel liberarsi di tutto ciò che è superfluo – sia a livello materiale che immateriale – per potersi concentrare solo sull’essenziale.
La filosofia di vita del “Less is more”, invece, si basa sull’avere di meno per avere di più. Meno cose di cui occuparsi e meno impegni da gestire per avere più tempo per fare ciò che realmente ci interessa, per stare con le persone che per noi sono importanti e apportano valore alla nostra vita. Anche qui il concetto di base è liberarsi del superfluo per occuparsi solo dell’essenziale.
Il downshifting è una sorta di upgrade di tutto questo!
DOWNSFHIFTING: LE ORIGINI
Il termine downshifting è stato coniato a New York nel 1994 come risposta all’iperconsumismo dilagante ed ebbe da subito una tale risonanza a livello internazionale che arrivò, nel giro di poco tempo, ad ottenere un posto nel celebre dizionario di Oxford dove viene definito come:
“Libero scambio di una carriera economicamente soddisfacente ma evidentemente stressante, con uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante.”
Dunque, il downshifting può essere associato alla filosofia minimalista che, in generale, invita a liberarsi del superfluo per potersi concentrare appieno solo su ciò che per una persona è davvero importante ed apporta valore alla sua vita.
UNA MAGGIORE QUALITA’ DELLA VITA
L’idea di rallentare i propri ritmi di vita e ricercare la semplicità nasce prevalentemente dalle conseguenze negative prodotte dal materialismo. L’ansia di possedere, di apparire in un certo modo, ansia di mostrare oggetti considerati status symbol, porta spesso con sé una serie di patologie che mettono a dura prova l’individuo a livello psicofisico.
In genere la conseguenza di questa ossessione è lavorare sempre di più per acquistare cose, spinti da una cultura che induce bisogni non reali. Si finisce per “spremere” fino all’ultimo se stessi ed il pianeta, allontanandosi da se e dai propri valori.
Il downshifting consente di fare un passo indietro, prendere le distanze da questo meccanismo distruttivo e recuperare quello che conta veramente, liberi da tutte le sovrastrutture imposte dalla società.

L’Affetto, la stima, una risata o una passeggiata nella natura, sono tutte cose di cui si può godere gratuitamente perché, in fondo, tutte le cose davvero importanti non sono beni materiali. Il problema è che spesso ce ne dimentichiamo, perché persi a rincorrere quei beni materiali in cui la società ci porta ad identificare la chiave del nostro benessere e della nostra felicità.
IL DOWNSHIFTING, IL DENARO ED IL TEMPO
Il rapporto tra il downshifting ed il denaro si basa sull’imparare a vivere con ciò che si guadagna. Perché è vero che il denaro è fondamentale per vivere decorosamente ed avere una certa tranquillità nell’affrontare una possibile emergenza, ma è anche vero che eliminando gli acquisti compulsivi e gli sprechi sarà più facile avere una maggiore disponibilità di risorse economiche.
Normalmente si lavora per guadagnare ed avere un certo stile di vita e comprare oggetti o servizi. Il vero prezzo di tutto ciò, in realtà, è il nostro tempo, ovvero le ore dedicate al lavoro. Quindi si finisce per scambiare un bene prezioso e finito come il tempo con beni materiali assai meno preziosi e certamente sostituibili.
E’ proprio questo meccanismo che viene sradicato grazie al downshifting.
La semplicità volontaria invita ad uno stile di vita più minimalista e semplice, quindi anche meno dispendioso. Avere consapevolezza di ciò che è veramente necessario consente di vivere con meno risorse economiche e, dunque, consente di poter scegliere di lavorare meno ore e dedicare più tempo a ciò che ci interessa veramente.
La semplicità volontaria, inoltre, appare pienamente in linea con i principi della cosiddetta decrescita felice. Entrambe le correnti di pensiero, infatti, propongono un decremento del lavoro e dei consumi in favore di uno stile di vita più sano e semplice.

L’idea di vivere con semplicità è profondamente in linea con quel cambiamento di mentalità proposto dal modello economico della decrescita che punta alla sostenibilità piuttosto che al consumismo.
Anzi, pare quasi che i due modelli si intreccino e si innestino per un unico obiettivo: il benessere personale e dell’ambiente.
IL DOWNSHIFTING NELLA QUOTIDIANITA’
La semplicità volontaria, a dispetto del suo nome, però, non è sempre semplice da attuare. Non tutti possono permettersi di lavorare meno, del resto ridurre le proprie ore di lavoro non è il fine ultimo di questo stile di vita, ma solo un mezzo. E, comunque, non è necessario stravolgere tutto da un momento all’altro, anzi!
E’ importante modificare il proprio stile di vita a piccoli passi e gradualmente, secondo le proprie possibilità.
Alcuni esempi di attività da svolgere per avvicinarsi al modello del downshifting potrebbero essere:
Camminare: si risparmia benzina e non si inquina.
Usare con più attenzione l’acqua e l’energia.
Viaggiare fuori stagione quando i prezzi sono più bassi e c’è meno gente in giro. In questo modo il viaggio sarà più rilassante e si eviterà di mettere a dura prova l’ambiente a causa del sovraffollamento.
Ridurre il tempo di utilizzo degli apparecchi tecnologici e dei social: in questo modo si riduce lo stress prodotto dal continuo flusso di informazioni e si evitano malsani meccanismi di confronto.
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