ROMA: 3 PERCORSI D’ARTE GRATUITI

Roma, la Città Eterna. Una fonte inesauribile di bellezze artistiche.

Ovunque si sposti lo sguardo ci sono chiese, fontane, piazze, musei e siti archeologici unici al mondo.

Una tale sovrabbondanza potrebbe creare nel visitatore – soprattutto se poco esperto della Capitale! – l’imbarazzo della scelta e lasciarlo in uno stato di disarmante incertezza.

E’ per questo che ho pensato di creare una piccola guida con 3 percorsi d’arte per esplorare Roma in modo totalmente gratuito: non vi resta che scegliere il vostro preferito!

SPIANDO ROMA DAL BUCO DELLA SERRATURA

Non c’è dubbio che il buco della serratura più famoso al mondo sia quello della porta dei Cavalieri di Malta. Siamo sull’Aventino, il più meridionale dei sette colli, ma anche quello che offre uno dei panorami più suggestivi sulla Capitale.

Avvicinate l’occhio alla serratura e guardate cosa si nasconde oltre, sicuramente rimarrete senza fiato: incorniciato da una fitta vegetazione, il panorama si apre sulla Cupola di San Pietro in un affascinante gioco prospettico.

Il tour sull’Aventino prosegue con la visita delle chiese di Santa Sabina e dei Santi Bonifacio e Alessio e termina nella magnifica cornice del Giardino degli Aranci.

La Basilica di Santa Sabina è una delle chiese paleocristiane meglio conservate.

L’ingresso principale è chiuso da una porta lignea risalente al V secolo, che costituisce il più antico esempio di scultura lignea paleocristiana. Attualmente sono visibili 18 riquadri (in origine erano 28) tra cui quello raffigurante la Crocifissione, che è la più antica raffigurazione conosciuta di questo evento!

La Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio svetta sull’Aventino dal V secolo.

Nel giugno 2019, in un’intercapedine del campanile, è stato rivenuto un affresco del 1100 raffigurante Sant’Alessio e il Cristo pellegrino. Si tratta di una scoperta unica perché l’affresco è in ottimo stato di conservazione e dunque è in grado di offrire molte informazioni sulle sue tecniche di realizzazione.

Infine eccoci giunti al Giardino degli Aranci (o parco Savello), uno dei parchi più romantici di Roma da cui si gode un’incantevole vista sulla Capitale. Un luogo che invita alla calma e consente di prendersi una pausa per godere di tutta la bellezza circostante.

CARAVAGGIO

La maggior parte delle opere attribuite a Michelangelo Merisi da Caravaggio sono conservate a Roma e, anche se molte sono esposte nei musei, alcune sono sparse nella città e fruibili gratuitamente.

La prima tappa è la chiesa di San Luigi dei Francesi che affaccia sulla piazza omonima, poco distante da piazza Navona. Qui si possono ammirare ben 3 opere di Caravaggio: la Vocazione di San Matteo, San Matteo e l’Angelo ed il Martirio di San Matteo.

La seconda tappa è la Basilica dei Santi Trifone e Agostino, in via della Scrofa, che ospita la Madonna di Loreto, detta anche Madonna dei Pellegrini, uno dei più noti capolavori di Caravaggio. Fu proprio il pittore a donare l’opera alla chiesa come ringraziamento per l’asilo concesso durante la fuga da un arresto. Caravaggio, infatti, aveva ferito un uomo nella vicina piazza Navona per aver rivolto alla sua amante troppe attenzioni. Sembrerebbe che il volto della Vergine abbia proprio i lineamenti  della donna all’origine della contesa, Lena.

L’ultima tappa è la Basilica di Santa Maria del Popolo, situata in piazza del Popolo, dalla quale prende il nome. A sinistra dell’altare maggiore c’è la cappella Cerasi, detta anche dell’Assunta o dei Santi Pietro e Paolo, è una delle cappelle più celebri di Roma. Qui Annibale Carracci e Caravaggio, i due maggiori pittori attivi nella Roma dell’epoca, si confrontarono negli anni 1600-1601, dando vita a uno dei capolavori inaugurali del Seicento romano. In particolare possiamo ammirare: la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo.

Santa Maria del Popolo merita di essere visitata a prescindere dalle opere di Michelangelo Mersi! Alla sua realizzazione parteciparono Bramante, Raffaello e Bernini ed incarna un perfetto esempio di contaminazione tra Rinascimento e Barocco.

LE FONTANE

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Fonte: Pixabay

Il rapporto tra Roma e l’acqua è inscindibile, non solo a causa del Tevere che l’attraversa, ma soprattutto in virtù degli ingegnosi sistemi progettati, sin dall’antichità, per portare l’acqua nella Città Eterna. Secondo il poeta inglese Shelley, per giustificare un viaggio a Roma sarebbe sufficiente anche solo la visita delle fontane della città.

Partendo da piazza Barberini incontriamo la Fontana del Tritone. Imboccata via Sistina, ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti, la Barcaccia domina piazza di Spagna. Entrambe le fontane sono opera del Bernini.

In ogni caso la più grande, celebre ed iconica fontana della Capitale resta Fontana di Trevi, costruita sulla facciata di Palazzo Poli da Nicola Salvi.

La storia della fontana è strettamente collegata a quella del restauro dell’Aqua Virgo, ovvero l’acquedotto dell’Acqua Vergine, che risale ai tempi dell’imperatore Augusto: infatti l’architetto Marco Vipsanio Agrippa (genero di Augusto) fece arrivare l’acqua corrente da un bacino sulla via Collatina, fino al Campo Marzio, per alimentare le terme volute e completate dallo stesso Agrippa, cui si deve anche l’edificazione del Pantheon, come vistosamente ricordato nel frontone! L’acquedotto, attivo da più di duemila anni, si snoda sottoterra per quasi venti chilometri.

Per chiudere l’itinerario tra le fontane più belle di Roma, non possono mancare la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini in piazza Navona e il Fontanone dell’Acqua Paola al Gianicolo.

IL CASTELLO DI BRACCIANO

Il Castello di Bracciano (noto anche come Castello Orsini-Odescalchi) sorge sulla riva occidentale dell’omonimo lago.

Con le sue poderose torri circolari avvolte da piante rampicanti, è uno dei castelli più celebri e meglio conservati del Lazio. A fargli da cornice il suggestivo borgo di Bracciano che si estende intorno al maniero creando un ambiente ricco di fascino e romanticismo.

IL CASTELLO DI BRACCIANO: UN PO’ DI STORIA

Il castello venne costruito nel XV secolo dalla famiglia Orsini sui resti di una rocca medievale e conserva al suo interno splendidi affreschi e mobili d’epoca, tanto da essere considerato una tra le dimore storiche fortificate più eleganti d’Italia. Successivamente, agli Orsini subentrarono gli Odescalchi, di origine comasca, che accrebbero il loro potere e prestigio quando un membro della famiglia salì al soglio pontificio con il nome di Innocenzo XI.

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Fonte: Pixabay

VISITA AL CASTELLO

La visita al Castello di Bracciano inizia attraversando un arco che sovrasta il viale d’entrata del castello che fu commissionato da Paolo Giordano Orsini all’architetto e scultore Jacopo del Duca.

Successivamente si incontra il granaio che svolgeva sia la funzione di scuderia che quella di conservazione del grano. Proseguendo c’è l’armeria che introduce all’interno di una serie di ambienti destinati al corpo di guardia ed al presidio del castello.

LE SALE PRINCIPALI DEL CASTELLO

La sala Papalina ospitò papa Sisto IV della Rovere nel 1481, in fuga dalla peste che flagellava Roma. Il suo bellissimo soffitto venne decorato dai fratelli Zuccari nel 1560 in occasione delle nozze tra Paolo Giordano Orsini e Isabella de’ Medici.

La Sala dei Cesari è la più grande dell’ala nord. Il suo soffitto venne abbassato nella seconda metà del XIX secolo per creare un’ulteriore sala. Sulla parete di fondo un grande affresco di Antoniazzo Romano rappresenta due importanti avvenimenti della vita di Gentil Virginio Orsini, ovvero la sua cavalcata a capo delle truppe aragonesi verso Bracciano e l’incontro con Piero de’ Medici.

La sala delle armi è stata appunto ricavata creando un nuovo soffitto nella sala dei Cesari ed ospita la parte più pregiata della collezione di armi della famiglia Odescalchi.

Le 6 torri sono collegate tramite un camminamento di ronda, alternando scale, logge e vari ambienti dove i soldati vigilavano sulla sicurezza di tutto il castello.

Le antiche cucine sono caratterizzate da quattro enormi camini che servivano per preparare i ricevimenti della corte rinascimentale. Ancora oggi sono esposti i tegami di rame con il loro numero di inventario e l’incensiere simbolo della famiglia Odescalchi utilizzato per marchiare la proprietà.

Infine per informazioni sugli orari di visita ed il costo dei biglietti si può consultare il sito odescalchi.it

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COSA VEDERE A CASTEL GANDOLFO

Immerso nella splendida cornice dei Castelli Romani, sulle rive del lago di Albano, Castel Gandolfo è la meta ideale per chi voglia trascorrere una bella giornata in famiglia, magari con bimbi al seguito, oppure per chi voglia concedersi una pausa rigenerante in un luogo diverso dal solito.

Si tratta di un splendido borgo in cui si è circondati dalla storia e dalla bellezza del paesaggio, del resto non è un caso che per secoli sia stato scelto come residenza estiva da papi e da principi romani!

Ecco i principali luoghi di interesse da visitare a Castel Gandolfo:

Il Palazzo Pontificio

Fu costruito nel 1628, su iniziativa di papa Urbano VIII.  L’edificio, al cui progetto lavorò anche Bernini, racchiude la straordinaria storia della vita dei papi degli ultimi cinquecento anni. Il palazzo è stato aperto al pubblico solo nel 2016, quando papa Francesco rinunciò ad utilizzarlo come residenza estiva. Attualmente fa parte, insieme alle Ville Pontificie, del circuito dei Musei Vaticani.

Le Ville Pontificie

Si tratta di un complesso di strutture formato da tre parti.

La prima è costituita dai Giardini Pontifici, cuore originario della Villa Pontificia, creati durante il pontificato di Urbano VIII.

La seconda è costituita da Villa Cybo, costruita dal cardinal Camillo Cybo ed annessa al complesso delle Ville Pontificie da papa Clemente XIV, che l’acquistò nel 1774 dal proprietario dell’epoca, il duca di Modena.

Infine, la terza parte è costituita da Villa Barberini, edificata da Matteo Barberini, nipote di Papa Urbano VIII. Quest’ultima venne inclusa nelle Ville Pontificie solo nel 1929.

La Collegiata Pontificia di San Tommaso da Villanova

Venne realizzata da Gian Lorenzo Bernini nel 1658, per volontà di Papa Alessandro VII.

I siti archeologici

Nel territorio di Castel Gandolfo ci sono varie testimonianze di epoca romana come: i resti della villa di Publio Clodio Pulcro, una villa di età repubblicana, ora inclusa all’interno di villa Santa Caterina, di proprietà del Pontificio Collegio Nord-Americano; ed i resti della villa realizzata dall’imperatore Tito Flavio Domiziano tra 81 e il 96 d.C., attualmente ubicati all’interno di Villa Barberini.

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Fonte: Pixabay

I sapori di Castel Gandolfo: Le Fraschette

Se vuoi “assaporare” pienamente l’atmosfera di Castel Gandolfo non perderti le bontà offerte dalle tante Fraschette. Si tratta di locali tipici della zona dei Castelli Romani, nati per bere il vino dell’annata, magari accompagnato da un po’ di porchetta.  Erano locali semplici, che per lo più si trovavano in cantine fresche ed umide.

L’origine del nome è incerta. Potrebbe derivare o dalla cittadina di Frascati oppure dal fatto che in passato, al posto dell’insegna, avevano una frasca (un ramo di un albero, solitamente di uva o ulivo) fuori dalla porta. Oggi le fraschette sono molto cambiate! Si sono trasformate in vere e proprie chicche gourmet dove gustare i prodotti IGP della tradizione romana!

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IL CAMMINO DI SAN BENEDETTO

Questo è il racconto del viaggio di Stefano ed Alessandro – padre e figlio, 48 e 12 anni –  che, zaino in spalla, hanno percorso le prime 5 tappe del Cammino di San Benedetto.

Sono partiti il 7 luglio scorso ed hanno camminato per circa 18 km al giorno, attraversando parte dell’Umbria e del Lazio.

Le tappe del Cammino di San Benedetto

Il Cammino di San Benedetto è un percorso che tocca le località più significative nella vita del Santo: Norcia, dove nacque; Subiaco, dove pose le basi della sua regola; e Montecassino, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita dopo aver fondato l’abbazia che sarebbe diventata il luogo simbolo dell’Ordine Benedettino.

L’intero percorso è articolato in 16 tappe: Norcia, Cascia, Monteleone di Spoleto, Leonessa, Poggio Bustone, Rieti, Castel di Tora, Orvinio, Mandela, Subiaco, Trevi nel Lazio, Collepardo, Casamari, Arpino, Roccasecca e Montecassino.

Le tappe sono pensate per essere percorse a piedi (in circa 16 giorni) o in bici (in circa 7 giorni) e vedono l’alternarsi di sentieri, vie brecciate e strade asfaltate a bassa percorrenza.

Le credenziali dei pellegrini

Stefano ed Alessandro, prima di partire, si sono registrati sul sito www.camminodibenedetto.it per ottenere le “credenziali”, una sorta di passaporto dei pellegrini sul quale vengono apposti i timbri dei vari luoghi di passaggio e che dà diritto, una volta giunti a Montecassino, a ricevere il testimonium, cioè il documento di avvenuto pellegrinaggio. Le credenziali consentono anche di soggiornare a prezzi molto vantaggiosi nelle numerose strutture convenzionate, sparse lungo tutto il cammino.

Consigli ed informazioni utili

L’intero percorso è molto ben segnalato. Ovunque sono visibili i cartelli con il simbolo del Cammino, una “b” sovrastata da una croce di colore ocra.

In ogni caso, per sicurezza, i nostri due pellegrini avevano anche scaricato le tracce GPS del percorso presenti sul sito (è possibile scaricare le tracce GPS sia del percorso a piedi che in bici, costantemente aggiornate!).

Probabilmente i periodi migliori per partire sono la primavera e l’autunno.

A luglio l’afa non lascia tregua, tanto che non c’erano molti altri pellegrini lungo il cammino!

Infine, se state pensando anche voi di incamminarvi sulle orme di San Benedetto, alcuni consigli da parte di Stefano:

  • Se volete partire in gruppo preferite una compagnia poco numerosa (6 o 7 persone al massimo!) perché molte delle strutture ricettive sono piuttosto piccole e trovare alloggio tutti insieme diventerebbe difficile.
  • Se avete tempo a disposizione fate almeno 7 o 8 tappe, più si va avanti e più si entra nello spirito del Cammino.
  • Non organizzate proprio tutto, lasciate un po’ di spazio all’imprevisto. Spesso le esperienze migliori sono quelle capitano all’improvviso!
  • Il Cammino esiste grazie agli sforzi di tante piccole associazioni locali che, collaborando con gli ideatori del percorso, hanno ripristinato i vecchi sentieri. Il Cammino ha ridato vita a tanti piccoli borghi, spesso poco conosciuti, ma ricchi  di interesse per un viaggiatore attento. Quindi non abbiate fretta! Ogni tappa è una scoperta e solo viaggiando con calma avrete la possibilità di viverla a pieno!

GRAZIE A STEFANO ED ALESSANDRO PER AVER CONDIVISO LA LORO ESPERIENZA E LE IMMAGINI DEL LORO VIAGGIO! 

L’ ABBAZIA DI MONTECASSINO

L’Abbazia di Montecassino è una delle più note al mondo.

Fu costruita nel 529 da San Benedetto e dai monaci che lo avevano seguito da Subiaco, dove già era stato eretto il Monastero di Santa Scolastica.

ABBAZIA DI MONTECASSINO: UN PO’ DI STORIA

La lunga storia dell’abbazia è fatta di alterne vicende di distruzione e rinascita.

Fu distrutta dai terremoti, saccheggiata dai Saraceni e bombardata nella Seconda Guerra Mondiale.

Ma nonostante tutto è ancora lì. Testimone di una storia millenaria.

L’Abbazia visse la sua epoca d’oro nell’XI secolo sotto la guida dell’Abate Desiderio, poi salito al Soglio Pontificio con il nome di Vittore III.

L’Abate Desiderio, oltre ad essere un uomo di fede, si rivelò anche un diplomatico lungimirante.

Instaurò un dialogo volto alla pace ed alla collaborazione con i dominatori Normanni e, durante il Grande Scisma, mantenne buoni rapporti con la chiesa d’Oriente. Fu grazie a lui, infatti, che giunsero da Bisanzio artisti ed architetti per aiutare nella ricostruzione dell’Abbazia.

I lavori terminarono nel 1071. La cerimonia per la consacrazione della chiesa fu uno degli eventi più importanti dell’XI secolo. Vi presero parte vescovi, arcivescovi e gli stessi reali Normanni.

Tuttavia ciò che ha reso l’abbazia famosa in tutto il mondo sono i monaci amanuensi.

Sono loro che, instancabili, lavoravano nello scriptorium cercando di catturare più luce possibile per copiare antichi codici.

E così, mentre ovunque c’erano le tenebre del Medioevo, in quest’Abbazia si lavorava per salvare le opere dei poeti, degli storici e dei naturalisti greci e latini.

Non è un caso che Montecassino sia nota come “Il faro della Civiltà Occidentale”.

I CHIOSTRI DELL’ABBAZIA DI MONTECASSINO

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L’Abbazia ha tre chiostri.

Nel primo, quello d’ingresso, è possibile ammirare il gruppo bronzeo raffigurante San Benedetto morente, dono del cancelliere tedesco Adenauer, mentre sotto il porticato si trova il mosaico del Cristo tra la Madonna e San Martino.

Usciti dal primo chiostro si entra nel secondo, quello del Bramante. Quello che oggi possiamo ammirare è il frutto di una ricostruzione basata sull’originale disegno del 1595. E’ sicuramente il più scenografico. Ai piedi della gradinata campeggia la statua di San Benedetto, miracolosamente scampata ai bombardamenti del 1944, e quella di sua sorella Santa Scolastica.

Il terzo chiostro è quello dei benefattori. Il suo disegno è attribuito ad Antonio da Sangallo il Giovane e la sua versione originale risale al 1513.

LA BASILICA

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La facciata della Basilica è caratterizzata da tre porte bronzee. Quella centrale, eseguita a Costantinopoli nel XI secolo, reca scolpito l’elenco dei possedimenti dell’abbazia. Quelle laterali, invece, furono donate dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

L’interno della basilica è stato ricostruito, seguendo l’originario disegno seicentesco, con molti dei materiali recuperati dalle macerie. Qui è possibile ammirare, oltre alle splendide cappelle laterali, gli affreschi di Annigoni che hanno sostituito in parte quelli di Giordano, andati distrutti nel 1944.

L’altare maggiore, interamente ricostruito con elementi originali, si trova esattamente al di sopra del sepolcro di San Benedetto e Santa Scolastica.

Al di sotto dell’altare si trova cripta, completamente rivestita di mosaici policromi. Realizzata nel 1544 scavando nella viva roccia della montagna, la cripta scampò ai bombardamenti Alleati del secondo conflitto mondiale.

Oggi l’Abbazia dispone anche di un Museo, sorto nel 1980 in occasione delle celebrazioni per il quindicesimo centenario della nascita di San Benedetto (che custodisce, tra l’altro, una splendida Natività del Botticelli),  di una Biblioteca, le cui origini si fanno risalire alla prima metà del VI secolo, e di una foresteria.

INFORMAZIONI UTILI

L’ Abbazia può essere raggiunta in auto (c’è un comodo parcheggio) o con il bus navetta che parte dalla stazione ferroviaria di Cassino.

Chi lo desidera può essere accolto nella foresteria interna del monastero per vivere alcuni giorni di ritiro spirituale seguendo i ritmi della quotidianità monastica.

Per conoscere gli orari di apertura al pubblico visita il sito Abbazia di Montecassino.

Per altre idee su cosa visitare nelle vicinanza dell’Abbazia leggi anche: COSA VEDERE IN PROVINCIA DI FROSINONE

CASTELLO DI FUMONE: STORIA, FANTASMI E LEGGENDE NEL LAZIO

Nel cuore del Lazio sorge un castello carico di mistero, dove la storia si intreccia con la leggenda. Il Castello di Fumone non è solo un’antica fortezza: è anche teatro di apparizioni spettrali e vicende oscure che affondano le radici nel Medioevo. Se ami i viaggi in luoghi poco noti e carichi di fascino, questo è un posto che non può mancare nel tuo itinerario.

La storia del castello di Fumone

Partiamo dalla storia ufficiale del castello, quella realmente comprovata da documenti e testimonianze.

Fumone fu un importante luogo di avvistamento e segnalazione fin dalle sue remote ed oscure origini. Lo stesso nome “Fumone” deriva dai segnali di fumo che venivano usati per segnalare le invasioni nemiche provenienti da Sud e dirette a Roma.

Nel 962 il castello di Fumone divenne proprietà della Santa Sede grazie alla “Donazione Ottoniana”, per volontà dell’imperatore Ottone I di Sassonia.

In ogni caso l’episodio più importante avvenuto nel castello, quello che ha assegnato a Fumone un posto in tutti i libri di storia, risale al 1295 quando vi fu rinchiuso Papa Celestino V “che fece per viltade il gran rifiuto”.

Il papa morì nel castello il 19 maggio 1296, dopo mesi di dura prigionia, e fu canonizzato nel 1313.

Nel XVI secolo la Santa Sede affidò il castello alla famiglia dei Marchesi Longhi (attuali proprietari) che lo trasformò nella propria residenza estiva e decise di aprirlo al pubblico nel 1990.

Infine una curiosità: il castello ospita il giardino pensile più alto d’Europa, un’oasi sospesa a 800 metri!

Fantasmi e leggende

Passiamo ora all’altra parte storia del castello, quella misteriosa, fatta di avvenimenti inspiegabili e rumori sinistri che riecheggiano nella notte.

Il primo fantasma di Fumone è Maurizio Bordino, antipapa con il nome di Gregorio VII. Bordino, rinchiuso nel castello, ben presto vi trovò la morte. Il suo corpo, sepolto all’interno del maniero, non fu mai ritrovato!

Poi c’è Francesco Longhi-Caetani, il secondo fantasma del castello.

Un bambino morto in circostanze misteriose a metà del XIX secolo. Intorno alla sua scomparsa sono nate varie teorie nel corso del tempo. Tuttora, però, restano ignoti sia gli autori che l’arma del delitto.

Il corpo imbalsamato del piccolo Francesco giace nell’archivio del castello che, come narra la tradizione popolare, di notte riecheggia del pianto di dolore della madre, la Duchessa Emila.

Per conoscere gli orari di visita ed il costo dei biglietti si può visitare il sito castellodifumone.it

Hai visitato il Castello di Fumone o ti ha incuriosito la sua storia? La provincia di Frosinone custodisce altri gioielli nascosti che meritano una visita!