5 IDEE PER LE TUE FUGHE D’AUTUNNO

Amo l’autunno. I colori caldi ed avvolgenti. Le strade che profumano di castagne e vin brulè.

Tutte le stagioni hanno qualcosa di bello, ma l’autunno ha qualcosa di unico. Forse è la promessa di un cambiamento. O forse è la capacità di lasciarsi andare, di perdere tutto, ma senza rancore, solo per poter ricominciare.

Inoltre l’autunno è una stagione perfetta per viaggiare e, magari, per visitare posti in cui non siamo mai stati prima.  La temperatura è ancora mite e si può visitare una meta con più tranquillità perché c’è meno gente in giro.

Quindi, se stai pensando ad una vacanza o un week-end autunnale, ecco alcune idee.

AUTUNNO A VIPITENO

Vipiteno è uno dei Borghi più belli d’Italia. L’autunno è il periodo ideale per lasciarsi affascinare da questa cittadina che sembra uscita da una fiaba. Potrai passeggiare tra le pittoresche vie del centro, ammirare i palazzi signorili e le piazze medievali, concederti  un po’ di shopping tra i negozi di artigianato o degustare qualche piatto tipico in uno dei suoi ristoranti.

A pochi chilometri da Vipiteno, inoltre, sorge l’imponente Castel Tasso e l’elegante Castel Wolfsthurn!

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con la sua natura incontaminata, i piccoli borghi, i centri storici, le attività sportive e la buona cucina, è la meta ideale per una vacanza autunnale.

Potrai goderti lo spettacolo del foliage attraversando la vastissima rete di sentieri del Parco che offre percorsi di vario genere, da quelli adatti ai principianti a quelli per escursionisti esperti.

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AUTUNNO IN CIOCIARIA

L’Italia è ricca di luoghi bellissimi e poco conosciuti. La Ciociaria, in provincia di Frosinone, è uno di questi!

E’ la terra di Cicerone e San Tommaso. Ci sono zone archeologiche, abbazie, castelli e meravigliose aree naturalistiche protette.

Se vuoi scoprire qualcosa in più sulla Ciociaria leggi anche:

L’ ABBAZIA DI MONTECASSINO

ANAGNI: LA CITTA’ DEI PAPI

6 LUOGHI DA VISITARE IN CIOCIARIA

LA CERTOSA DI TRISULTI

CILENTO

Probabilmente quando si parla di Cilento la prima cosa a cui si pensa è il mare. In questo caso, però, ti propongo un tour nell’entroterra alla scoperta delle bellezze naturalistiche e dei gioielli architettonici di questa splendida terra. Le romantiche grotte di Pertosa, i millenari templi di Paestum e l’immensa Certosa di Padula sono alcune delle mete che rendono unico il Cilento!

Leggi anche: WEEKEND IN CILENTO: 2 GIORNI TRA STORIA E NATURA

CAMMINI: LA CULTURA DEL PASSO LENTO

Infine l’autunno è la stagione migliore per percorrere uno dei tanti, bellissimi, cammini che attraversano l’Italia.

Percorrere anche solo poche tappe di un cammino è un modo per conoscere territori poco noti, fare attività all’aria aperta e disintossicarsi dallo stress della quotidianità.

Se sei interessato ai cammini leggi anche:

IL CAMMINO DI SAN MICHELE

IL CAMMINO DI SAN BENEDETTO

Per conoscere i cammini della tua regione visita il sito camminiditalia.org

TURISMO SOSTENIBILE NEL 2022

Il turismo sostenibile è una tendenza in costante crescita, soprattutto grazie alla sempre maggiore sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali.

Booking ha dedicato un sondaggio proprio a questo tema.

I risultati, basati sulle opinioni di più di 30 mila turisti sparsi in 32 paesi, sono stati pubblicati ad aprile di quest’anno e, tra le altre cose, è emerso un dato molto positivo per la popolazione italiana, ovvero che “per l’93% degli italiani intervistati è importante viaggiare in modo sostenibile e il 60% dice di essere influenzato dalle recenti notizie sui cambiamenti climatici nello scegliere viaggi più sostenibili”.

Nel report sono anche riportati dati circa:

  • la scelta del soggiorno – dal sondaggio è risultato che ”il 78% dei viaggiatori globali e l’85% degli italiani dichiara di desiderare di soggiornare in una struttura sostenibile”;
  • le mete ed i periodi alternativi per viaggiare (predilezione per i viaggi in bassa stagione e le mete turistiche meno note);
  • la volontà di immergersi nella cultura locale scoprendone usanze ed abitudini;
  • la crescente attenzione all’utilizzo di mezzi di trasporto meno inquinanti e alla riduzione delle distanze percorse, prediligendo il turismo di prossimità.

TURISMO SOSTENIBILE: DOVE SOGGIORNARE

Continua a cresce la consapevolezza dell’esistenza dei soggiorni sostenibili e la loro visibilità è in aumento. Il 40% dei viaggiatori globali conferma di aver visto almeno un alloggio sostenibile su un sito di viaggi online durante lo scorso anno, mentre il 38% dice di cercare proattivamente le informazioni sugli impegni per la sostenibilità attuati dalle strutture prima di prenotare.

METE E PERIODI ALTERNATIVI

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I viaggiatori concordano sul voler evitare le mete più popolari e visitate: negli ultimi 12 mesi un terzo (33%) dice di aver scelto di viaggiare in bassa stagione, mentre più di un quarto (27%) ha scelto mete meno note per evitare il turismo di massa.

A tal proposito, pensando ai viaggi futuri, il 40% degli intervistati ha dichiarato che viaggerebbe esclusivamente in bassa stagione per evitare periodi troppo affollati e il 64% eviterebbe le mete e le attrazioni più popolari, così da garantire una redistribuzione più equa dell’impatto positivo del proprio viaggio. Circa un terzo (31%) sceglierebbe addirittura una meta alternativa rispetto alla sua preferita, per scongiurare il turismo di massa.

TURISMO SOSTENIBILE: CULTURA E COMUNITÀ LOCALI

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Una filosofia rigenerativa sta influenzando il processo decisionale dei viaggiatori: più della metà intende lasciare i posti visitati in una condizione migliore di quella in cui li hanno trovati; i due terzi vogliono vivere esperienze rappresentative della cultura locale. Infatti, più di un quarto dei viaggiatori intervistati (27%) dice di aver approfondito la cultura, i valori e le tradizioni locali della meta scelta prima di averla visitata, mentre una persona su quattro (25%) sarebbe disposta a pagare di più per le attività da fare in viaggio per contribuire alle comunità locali.

IL PUNTO DI SVOLTA PER I TRASPORTI

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A livello globale, i viaggiatori sono attenti alla distanza percorsa, a come raggiungono la meta scelta e a come si muovono una volta a destinazione. Circa un quarto (23%) sceglie infatti di visitare una meta più vicina a casa per ridurre la propria impronta di carbonio e oltre una persona su cinque (22%) fa ricerche sui mezzi pubblici e/o noleggia una bici una volta arrivato a destinazione. Inoltre, una persona su cinque (20%) sceglie il treno rispetto all’auto per percorrere distanze più lunghe e poco meno di un terzo (30%) dice di vergognarsi a prendere l’aereo per il relativo impatto ambientale. Per quanto riguarda la prenotazione dei trasporti, il 40% cerca attivamente informazioni sulla loro sostenibilità.

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IL TURISMO DELLE RADICI

Il turismo delle radici è una forma di turismo che, dopo la parentesi della pandemia, sta tornando a far parlare di sé in modo sempre più insistente.

Questo fenomeno presenta risvolti non solo economici, ma anche antropologici ed ha suscitato l’interesse di molti studiosi. Lo stesso Ministero della Cultura ha favorito la nascita di progetti volti a monitorarlo, coglierne le motivazioni e prevederne le evoluzioni.

IL TURISMO DELLE RADICI: DEFINIZIONE

Il turismo delle radici, chiamato anche turismo di ritorno o genealogico, è un fenomeno che si riferisce principalmente ai discendenti di emigrati che durante le ferie tornano a visitare i luoghi dei loro antenati.

E’ una forma di turismo che, forse più di qualsiasi altra, ha a che fare esclusivamente con il turista che sceglie una destinazione non perché è di tendenza, ma perché  gli permette di  scoprire qualcosa in più su se stesso, sulla propria storia e sulle sue radici. Perché, in un certo senso, gli appartiene.

Lo scopo è quello di far visita (o di incontrare per la prima volta) una parte della famiglia, di conoscere i luoghi “mitici” in cui sono ambientati i racconti dell’infanzia dei propri nonni o genitori, ma anche scoprire le bellezze paesaggistiche, architettoniche ed artistiche di quei territori.

I TIPI DI TURISMO DI RITORNO

Esistono varie tipologie di turismo di ritorno.

Ci sono gli emigrati di prima generazione che vivono in nazioni relativamente vicine e quindi possono ritornare nel loro paese di origine ogni anno, o quasi. In questo caso si tratta di un turista abitudinario, che molto spesso possiede anche una casa nel suo paese d’origine ed approfitta dei periodi di ferie per far visita a parenti ed amici.

Poi ci sono gli emigrati di prima generazione che, però, vivono oltreoceano e tornano raramente nel loro paese di origine.

Infine ci sono i discendenti di seconda e terza generazione, quindi figli e nipoti di persone emigrate. Questa tipologia di turisti, soprattutto se i loro antenati sono emigrati oltreoceano, compie un vero e proprio viaggio di scoperta delle proprie origini. Si tratta di persone che spesso non conoscono il proprio paese di origine, se non attraverso i racconti di genitori e nonni.

TURISMO DELLE RADICI: LA SITUAZIONE IN ITALIA

Quello del turismo delle radici è un fenomeno globale che in Italia sta rapidamente acquistando importanza.

Secondo l’ENIT – l’Agenzia nazionale del turismo – il turismo delle radici nel nostro paese è in costante crescita.  A tal proposito è sufficiente considerare che gli italiani residenti all’estero ed i loro discendenti corrispondono a circa 80 milioni di persone.

Questi dati sottolineano l’importanza del turismo di ritorno sia in termini di crescita economica, sia in termini di sviluppo e rilancio dei territori che sono maggiormente interessati da questo fenomeno.

L’importanza del turismo delle radici e l’impatto positivo che può avere sul settore turistico italiano, soprattutto in questa fase post-pandemia, risulta evidente anche dalle misure che il Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo ha adottato per incentivarlo. 

In particolare il D.M.  36/2021 prevede la possibilità per i cittadini iscritti all’Aire (anagrafe italiani residenti all’estero) di visitare gratuitamente i musei, monumenti e siti archeologici statali italiani, che sono più di 500.

LA NOTTE DI SAN LORENZO

Si avvicina la notte di San Lorenzo e quindi ecco qualche suggerimento su dove trovare i cieli stellati più belli d’Italia e godersi a pieno lo spettacolo delle stelle cadenti.

NOTTE DI SAN LORENZO: QUALI SONO I CIELI STELLATI PIÙ BELLI D’ITALIA

Già avere un cielo senza nuvole è un buon punto di partenza.

Altra cosa essenziale, però, è che ci sia un basso inquinamento luminoso. Dunque i posti dove vedere le stelle cadenti sono quelli più lontani dai centri abitati.

Tuttavia ci sono luoghi che godono di una posizione privilegiata per osservare la volta celeste.

Ecco dunque dove andare per vedere i cieli stellati più belli d’Italia.

CAPO DI LAGO DI DARFO BOARIO TERME (LOMBARDIA)

Questo piccolo borgo di circa 20 abitanti, in Val Camonica, è uno dei luoghi ideali per ammirare le stelle cadenti.

E’ stato insignito del riconoscimento “I cieli più belli d’Italia”, la prima rete nazionale delle destinazioni consigliate per l’Astroturismo.

Astronomitaly ha mandato i suoi esperti a trascorrere alcune notti a Capo di Lago per verificare di persona il cielo notturno in questa località, tutto sommato vicina a grandi centri abitati.

Qui l’inquinamento luminoso è minimo ed è possibile quindi osservare le stelle e la Via Lattea nelle notti di cielo sereno.

NOTTE DI SAN LORENZO SULLE DOLOMITI (TRENTINO ALTO ADIGE)

Nella meraviglia delle Dolomiti in Trentino Alto Adige ci sono innumerevoli località in cui ammirare il cielo stellato.

L’Alpe di Siusi è già fiabesca di giorno, figuratevi ammantata di stelle!

In Val d’Egna, a 823 metri di altitudine, nel comune di Cornedo, sopra il paese di Collepietra, si trova il primo ed unico Astrovillaggio d’Europa.

Grazie alla sua posizione strategica, il parco scientifico gode di una strepitosa vista sul cielo stellato altoatesino.

Al suo interno si possono visitare l’Osservatorio astronomico Max Valier, la cupola con l’Osservatorio solare Peter Anich ed il Sentiero dei pianeti.

BARBERINO VAL D’ELSA (TOSCANA)

L’Osservatorio Polifunzionale del Chianti si trova nel comune di Barberino Val d’Elsa, a 30 minuti di auto da Firenze.

E’ il luogo perfetto per rimanere incantati dalla Via Lattea e da un cielo stellato mozzafiato. In più è l’occasione per lasciarsi coccolare dalle specialità dell’enogastronomia toscana e dalla natura incontaminata del Parco Botanico del Chianti, all’interno del quale è inserito l’osservatorio.

L’appellativo “polifunzionale” è dovuto al fatto che all’interno dell’osservatorio ci sono ben quattro distinte sezioni: meteorologia, astronomia, geosismica ed ambiente.

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE

Il Parco si estende per circa 50.000 ettari nel cuore dell’Appennino centrale. Prevalentemente in provincia dell’Aquila, ma anche in quelle di Frosinone ed Isernia.

Il suo spettacolare patrimonio naturale, la conformazione del territorio, il clima ed i piccoli borghi che sono sorti in questa zona fanno sì che il Parco sia una meta ideale per godersi lo spettacolo della notte di San Lorenzo.

BORGO DI TROINA (SICILIA)

A sua volta classificato come uno dei “Cieli più belli d’Italia”, con una spettacolare vista sull’Etna, questo borgo in provincia di Enna è perfetto per osservare le stelle durante la notte di San Lorenzo.

In particolare sono due i siti di interesse che hanno fatto conquistare al borgo il massimo riconoscimento della Certificazione, il livello Gold: il Lago di Ancipa e la Contrada Sambuchello.

Il Lago di Ancipa, con i suoi 944 metri di altitudine, è il bacino artificiale più alto della Sicilia. La Contrada Sambuchello, invece, è un’area naturale presente all’interno dei Monti Nebrodi.

NOTTE DI SAN LORENZO: SCIENZA, FEDE E MITOLOGIA

Quelle che solitamente chiamiamo “stelle cadenti” in realtà sono le Perseidi, uno sciame di meteore che la Terra attraversa durante il periodo estivo nel percorrere la sua orbita intorno al Sole.

La pioggia meteorica si manifesta per circa un mese, dalla fine di luglio alla fine di agosto.

Il picco di visibilità è concentrato attorno al 12 agosto, con una media di circa un centinaio di scie luminose osservabili ad occhio nudo ogni ora.

Il nome Perseidi deriva dalla mitologia greca e fa riferimento ai figli di Perseo, l’eroe che uccise il mostro Medusa.

In Italia le Perseidi sono note come “Lacrime di San Lorenzo” tanto che il fenomeno, tradizionalmente collegato alla notte del 10 agosto intitolata al santo, è noto anche come la “Notte di San Lorenzo”.

In Grecia, invece, viene religiosamente associato alla Trasfigurazione del Signore che cade il 6 agosto.

IL CAPODANNO NEL MONDO

Capodanno nel mondo: 10 tradizioni curiose per festeggiare l’anno nuovo

C’è chi a mezzanotte brinda con lo spumante, chi mangia lenticchie, chi indossa qualcosa di rosso e chi, più semplicemente, affida al nuovo anno un desiderio che non ha avuto il coraggio di formulare ad alta voce nei dodici mesi precedenti. Il Capodanno, in fondo, è questo: una soglia simbolica. Un passaggio. Un piccolo rito collettivo in cui il tempo smette di essere una faccenda astratta e si trasforma in gesto, superstizione, festa e speranza.

E proprio per questo è affascinante scoprire come si festeggia il Capodanno nel mondo. Perché se il desiderio di lasciarsi alle spalle ciò che è stato e inaugurare bene ciò che verrà è universale, i modi per farlo cambiano da Paese a Paese: ci sono luoghi in cui si mangiano chicchi d’uva, altri in cui si salta da una sedia, altri ancora in cui si ascoltano 108 rintocchi di campana o si brinda con un bicchiere di champagne pieno di cenere.

Viaggiare attraverso le tradizioni di Capodanno nel mondo significa allora fare qualcosa di più di un semplice giro del globo tra curiosità folkloristiche. Significa entrare, anche solo per un momento, nell’immaginario di culture diverse, nei loro simboli di prosperità, nei loro riti scaramantici, nel modo in cui ciascun popolo prova a sedurre la fortuna.

Dall’Europa al Giappone, passando per il Sud America e le isole del Pacifico, ecco 10 tradizioni di Capodanno nel mondo che raccontano quanto il 31 dicembre possa essere diverso — e incredibilmente simile — a ogni latitudine.

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Come si festeggia Capodanno nel mondo: le tradizioni più curiose

1. In Spagna si mangiano 12 chicchi d’uva allo scoccare della mezzanotte

Se ti stai chiedendo come si festeggia Capodanno in Spagna, la risposta più celebre è una sola: con 12 chicchi d’uva, uno per ogni rintocco della mezzanotte e uno per ogni mese dell’anno che verrà. La tradizione è particolarmente sentita a Madrid, dove migliaia di persone si radunano in Puerta del Sol per seguire i dodici colpi dell’orologio e mangiare l’uva in perfetto sincronismo.

È un rito che unisce allegria e superstizione: chi riesce nell’impresa senza perdersi tra un acino e l’altro si assicura, almeno simbolicamente, un anno fortunato.
A Barcellona, poi, l’inizio dell’anno può diventare persino più audace: c’è chi lo inaugura con il primo bagno in mare, una tradizione per stomaci forti e piedi gelati.

2. In Germania il dolce di Capodanno può nascondere una sorpresa poco gradita

Fra le più curiose tradizioni di Capodanno in Europa c’è quella tedesca dei Pfannkuchen, dolci simili ai krapfen che si mangiano la notte del 31 dicembre. Fin qui tutto bene. Il dettaglio divertente è che, in mezzo ai dolci ripieni di marmellata o liquore, può nascondersene uno farcito con la senape.

Trovarlo non è propriamente un piacere per il palato, ma secondo la tradizione dovrebbe portare fortuna. Una specie di test di resistenza al nuovo anno: se sopravvivi al krapfen sabotato, probabilmente puoi sopravvivere anche a gennaio.

3. In Irlanda si bussa alle porte con il pane, in Inghilterra si fa entrare il nuovo anno dalla soglia

Le tradizioni di Capodanno nel Regno Unito cambiano sensibilmente da una sponda all’altra del Mare d’Irlanda. In Irlanda è considerato di buon auspicio bussare alla porta dei vicini con una pagnotta di pane, gesto che richiama l’idea di abbondanza, condivisione e prosperità domestica.

In Inghilterra, invece, sopravvive l’antica usanza della first footing: allo scoccare della mezzanotte si apre la porta per lasciar uscire simbolicamente l’anno vecchio e si accoglie il primo ospite del nuovo anno, preferibilmente con piccoli doni augurali come pane, sale o carbone. Un rito domestico e teatrale, in cui la soglia di casa diventa il confine fra ciò che si lascia indietro e ciò che si desidera attirare.

4. In Danimarca si salta da una sedia e si rompono piatti davanti alla porta degli amici

Fra i riti più eccentrici del Capodanno nel mondo c’è sicuramente quello danese. In Danimarca si usa salire su una sedia e saltare giù allo scoccare della mezzanotte: un modo letterale per “entrare” nel nuovo anno.

Ma non è tutto. Per tradizione, durante l’anno si conservano piatti e bicchieri rotti per poi lasciarli davanti alla porta di amici e parenti la notte di San Silvestro. Più cocci si trovano sullo zerbino, più si è amati. Una dichiarazione d’affetto un po’ aggressiva, ma decisamente memorabile.

5. Capodanno nel mondo: in Russia i desideri si scrivono, si bruciano e si bevono

Se ami i rituali scenografici, il Capodanno in Russia merita un posto d’onore. Qui la notte di San Silvestro può trasformarsi in una piccola cerimonia esoterica: si scrive su un foglietto un desiderio per l’anno nuovo, lo si brucia, si raccolgono le ceneri e le si versano in un bicchiere di champagne da bere entro la mezzanotte.

Il tutto in una manciata di secondi, possibilmente senza perdere il sangue freddo.
A rendere il quadro ancora più interessante c’è un dettaglio storico: in Russia il nuovo anno viene festeggiato due volte, una secondo il calendario gregoriano e una secondo quello giuliano, con il cosiddetto “Vecchio Capodanno” che cade a metà gennaio. In pratica, una seconda possibilità per fare un brindisi migliore del primo.

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Capodanno nel mondo fuori dall’Europa: riti, superstizioni e simboli

6. In Brasile ci si veste di bianco e si salta fra le onde

Se pensi al Capodanno in Brasile, probabilmente ti viene in mente Rio de Janeiro: spiagge affollate, fuochi d’artificio e persone vestite di bianco. Ed è esattamente così. Il bianco, nella tradizione brasiliana, è un colore di purificazione e buon auspicio, mentre il mare diventa il luogo simbolico in cui lasciare andare l’anno trascorso e affidare desideri a quello nuovo.

In alcune celebrazioni si usa anche saltare sette onde, esprimendo un desiderio per ciascuna. È un Capodanno luminoso, quasi rituale, in cui la festa si intreccia con elementi di spiritualità popolare e con l’eredità delle religioni afro-brasiliane.

7. In Argentina si indossa intimo rosa e si pensa alla fortuna nel lavoro

Tra le usanze di Capodanno del Sud America c’è quella argentina di indossare biancheria intima rosa la notte del 31 dicembre. Il colore, associato alla benevolenza e all’affetto, dovrebbe favorire un anno felice sul piano sentimentale, ma non solo.

A tavola compaiono anche i fagioli, considerati di buon auspicio soprattutto per il lavoro e la stabilità economica. Una tradizione che racconta bene una verità universale: a Capodanno i buoni propositi romantici convivono sempre benissimo con quelli professionali.

8. In Giappone il nuovo anno arriva con 108 rintocchi di campana

Fra le tradizioni più affascinanti del Capodanno nel mondo c’è senza dubbio quella giapponese. La notte del 31 dicembre, nei templi buddhisti del Giappone, le campane risuonano 108 volte durante il rito chiamato Joya no Kane.

Secondo la tradizione buddhista, i 108 rintocchi servono a liberare l’essere umano dai 108 desideri terreni o impurità che lo allontanano dalla serenità. È un’immagine bellissima, e molto diversa dall’idea occidentale di Capodanno come festa rumorosa: qui il passaggio al nuovo anno non è solo celebrazione, ma anche purificazione, raccoglimento, desiderio di ricominciare con maggiore leggerezza.

9. Nelle Samoa si può festeggiare il Capodanno a 24 ore di distanza pur essendo vicinissimi

Fra le curiosità geografiche più sorprendenti legate al Capodanno nel mondo ci sono le Samoa. Le isole di Samoa e Samoa Americane si trovano a poca distanza l’una dall’altra, eppure il nuovo anno può arrivare con un giorno di differenza a causa della linea internazionale del cambio di data.

Il risultato è quasi romanzesco: due territori separati da pochi chilometri, ma divisi nel tempo. Da una parte il Capodanno è già passato, dall’altra deve ancora cominciare. È uno di quei casi in cui il calendario smette di sembrare una convenzione innocua e si rivela, improvvisamente, una faccenda quasi metafisica.

10. Il primo Capodanno nel mondo arriva nel Pacifico, l’ultimo su un atollo sperduto

A ricordarci che il Capodanno nel mondo è anche una questione di fusi orari ci pensano due luoghi remoti del Pacifico. I festeggiamenti iniziano per primi nelle isole di Kiribati, mentre gli ultimi a salutare il nuovo anno sono gli abitanti di territori come Howland Island, uno degli atolli più isolati del pianeta.

È un dettaglio geografico, certo, ma ha qualcosa di poeticamente vertiginoso: mentre da una parte del mondo qualcuno ha già stappato lo champagne, altrove c’è ancora tempo per l’ultima cena dell’anno, per un bilancio tardivo o per cambiare programma all’ultimo minuto.

Perché ci piacciono tanto le tradizioni di Capodanno nel modo?

Che si tratti di mangiare uva in Spagna, di ascoltare i 108 rintocchi in Giappone o di tuffarsi nell’oceano in Brasile, le tradizioni di Capodanno nel mondo hanno tutte qualcosa in comune: trasformano un momento astratto — il passaggio da un anno all’altro — in un gesto concreto, ripetibile, quasi rassicurante.

Sono riti che parlano di fortuna, prosperità, amore, salute, lavoro, cambiamento. Parlano del nostro bisogno di credere che esista un modo giusto per ricominciare. E forse è proprio questo il loro fascino: non importa quanto siano diverse le culture, quanto cambino i paesaggi o le lingue, perché alla fine dell’anno tutti facciamo più o meno la stessa cosa. Cerchiamo un segno favorevole. Un piccolo talismano. Una storia da raccontarci per entrare nel futuro con meno paura e un po’ più speranza.

Scoprire come si festeggia Capodanno nel mondo è un modo divertente per viaggiare restando fermi, ma anche per osservare da vicino quanto le tradizioni sappiano raccontare l’identità di un Paese. Dietro un chicco d’uva, un salto da una sedia o un rintocco di campana si nasconde spesso una visione del tempo, della fortuna e della vita quotidiana.

E forse è proprio per questo che il Capodanno continua ad affascinarci: perché cambia forma a ogni latitudine, ma conserva ovunque la stessa promessa. Quella di poter ricominciare.

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30 COSE DA FARE IN ITALIA

30 COSE DA FARE IN ITALIA E CHE SI DOVREBBERO PROVARE ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA

L’Italia è uno di quei rari Paesi che sembrano contenere un mondo intero. In poche centinaia di chilometri si passa dalle vette alpine alle spiagge caraibiche della Sardegna, dai borghi medievali alle città d’arte che hanno cambiato la storia dell’Occidente. Ogni regione custodisce tradizioni, paesaggi e sapori così diversi da far sembrare ogni viaggio una destinazione a sé.

Eppure, proprio perché siamo abituati ad averla sotto gli occhi, spesso finiamo per dare per scontata questa ricchezza. Programmiamo voli intercontinentali e sogniamo mete lontane, dimenticando che alcune delle esperienze più sorprendenti si trovano a poche ore da casa.

Ci sono luoghi che almeno una volta nella vita meritano di essere visitati, sentieri che vale la pena percorrere, panorami che lasciano senza fiato e tradizioni capaci di raccontare l’anima più autentica del nostro Paese. Non è una classifica — sarebbe impossibile racchiudere tutta la bellezza italiana in trenta tappe — ma una raccolta di esperienze che, secondo me, ogni viaggiatore dovrebbe vivere almeno una volta.

Che tu stia organizzando il prossimo weekend o semplicemente cercando ispirazione per i tuoi futuri itinerari, questa lista potrebbe diventare il punto di partenza per scoprire un’Italia che non smette mai di sorprendere.

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  • 30 Cose da fare in Italia: Passeggiare tra le calli di Venezia

Venezia è una delle città più visitate al mondo, ma anche una delle più fragili! Forse è proprio questa strana mescolanza di bellezza e vulnerabilità che la rende così affascinante.

  • Salire sulla cupola del Duomo di Firenze

Ho un debole per Firenze e finisco per andarci ogni volta che ne ho la possibilità! Salire sulla cupola di Brunelleschi e guardare dall’alto tutta quella bellezza non ha prezzo!

  • Lanciare una monetina nella Fontana di Trevi

Lo sanno tutti! Chi va Roma deve assolutamente lanciare una monetina nella Fontana di Trevi per essere sicuro che ci tornerà.

Perché ammettiamolo, non si può andare a Roma una volta sola!

Probabilmente non basterebbe una vita per vedere tutto ciò che la Città Eterna ha da offrire…figuriamoci un solo viaggio!

  • Arrivare ad “Un passo dal Cielo” sul Lago di Braies

E’ un piccolo paradiso in terra, custodito dalle Dolomiti! Noi ci siamo stati varie volte, ma sempre in estate. Mi piacerebbe visitarlo in autunno per vedere le sue acque smeraldo circondate dal rosso delle foglie.

  • 30 Cose da fare in Italia: vedere la Grotta Azzurra a Capri

Sicuramente l’Isola di Capri e la Grotta Azzurra vanno viste almeno una volta nella vita!

La colorazione  della grotta è dovuta alla presenza di una soglia sottomarina, esattamente sotto l’ingresso, attraverso cui penetra la luce.

Questa finestra subacquea agisce da filtrante, assorbendo i colori rossi e lasciando passare quelli blu. E’ un posto magico!

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  • Fare trekking sulle Dolomiti

Le Dolomiti sono uno dei miei  posti preferiti. Tornarci è sempre un piacere! Si può fare di tutto: trekking, tranquille passeggiate rilassanti, mangiare nelle malghe, andare alla scoperta di piccoli borghi e (soprattutto!) visitare i magnifici castelli che sorgono un po’ ovunque.

Il Trentino, infatti, è la regione con più castelli e fortificazioni del nostro Paese.

  • Passeggiare per Palermo mangiando cannoli

Secondo me la pasticceria siciliana – oltre ad essere buona – è anche la più bella del mondo…Passeggiando per Palermo mi sono imbattuta in vetrine in cui troneggiavano delle cassate che erano un vero tripudio dell’estetica barocca!

Ma non c’è da stupirsi perché, in fondo, tutta la città è un po’ cosi!

  • Dormire in un Trullo

Andare in Puglia, da Alberobello a Santa Maria di Leuca, è una di quelle cose che mi rende felice di essere nata in Italia!

Mi è capitato di visitare dei trulli, ma non ho ancora mai avuto l’occasione di dormirci.

Quello che veramente mi piacerebbe è gustarmi in tranquillità, senza i gruppi di turisti che ci sono di giorno, le stradine strette, i profumi della stagione e la luce della sera che si riflette sul bianco dei trulli!

  • 30 Cose da fare in Italia: sorreggere la Torre di Pisa

Piazza dei Miracoli è il fulcro di Pisa, un luogo assolutamente imperdibile grazie alla presenza di quattro monumenti di particolare bellezza ed originalità: la Cattedrale, il Battistero, il Campo Santo e il Campanile (universalmente noto come Torre!).

In realtà il nome “Piazza dei Miracoli” è un appellativo popolare ed improprio che deriva dall’espressione dannunziana “Prato dei Miracoli”.

Nell’aria di Pisa deve esserci qualcosa di strano perché, non so per quale motivo,  anche la persona più seria e compassata finisce per farsi la tipica foto in cui si cerca di sorreggere la torre!

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Passeggiando tra gli scavi archeologici di Pompei sembra quasi che il tempo si sia fermato a quel 24 agosto del 79 d.C., quando il Vesuvio eruttò.

E’ impressionante! Lo stesso vulcano che da una parte decretò la morte di Pompei, dall’altra parte la rese immortale.

  • Passeggiare sulla spiaggia rosa dell’isola di Budelli

Non sono mai stata in Sardegna, ma ho intenzione di rimediare a questa grave mancanza!

Ho visto foto di acque caraibiche, con tutte le variazioni cromatiche del blu, ma la meta che mi incuriosisce di più è la spiaggia Rosa dell’isola di Budelli.

Si trova vicino alle Bocche di Bonifacio, nell’estremo nord della Sardegna, ed è uno dei simboli del Parco dell’Arcipelago della Maddalena.

  • 30 Cose da fare in Italia: andare alla Cascata delle Marmore

L’Umbria è ricchissima di  luoghi da scoprire, dai pittoreschi borghi medievali alla splendida natura che li circonda.

La Cascata delle Marmore nasce proprio dall’incontro tra l’ingegno umano e madre natura.  Ha un dislivello complessivo di 165 metri ed è una delle più alte d’Europa.  

  • Andare alle Isole Tremiti

Le Tremiti sono una riserva naturale marina che fa parte del Parco Nazionale del Gargano.

Hanno una ricca vegetazione, un mare incontaminato ideale per le immersioni e tanti paesini arroccati che danno l’illusione di essere in Grecia.

Il capolavoro di Vanvitelli è la residenza reale più grande al mondo per volume, ma è anche l’eterna rivale della splendida Versailles. La reggia è stata inserita tra i siti UNESCO nel 1997 ed è un luogo ricco di storia, arte e bellezza.

Il parco, con le fontane monumentali che collegano il giardino all’italiana con quello all’inglese, è uno spettacolo di grande impatto scenografico.

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  • 30 Cose da fare in Italia: salire la Scala dei Turchi

Si tratta di una falesia che si erge a picco sul mare lungo la costa di Realmonte, vicino a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento.

La Scala dei Turchi ha una forma ondulata e irregolare, caratterizzata da linee dolci e rotondeggianti.

Il suo nome deriva, oltre che dal particolare aspetto a gradoni, anche dalle passate incursioni da parte dei pirati saraceni.

  • Passeggiare tra i Sassi di Matera

Sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 1993 dall’UNESCO, si tratta di un luogo unico e dal fascino straordinario.

Architettonicamente presentano una serie incredibile di elementi che si sono stratificati nel tempo. Dai complessi rupestri scavati dall’uomo, alle chiese, che si alternano continuamente con fabbricati risalenti a tutte le diverse ere dell’ultimo millennio.

I Sassi di Matera sono un insieme di  grotte, ipogei, palazzotti, chiese, scalinate, ballatoi, giardini e orti tutti incastonati gli uni negli altri a formare un luogo unico e magico.

  • Visitare la Palazzina di caccia di Stupinigi

La palazzina è situata nella periferia sud-occidentale di Torino e dista circa 10 chilometri  dal suo centro storico.

Fu commissionata dai Savoia all’architetto Filippo Juvarra e venne realizzata fra il 1729 e il 1733.

Oggi fa parte del circuito delle residenze sabaude in Piemonte.

  • 30 Cose da fare in Italia: visitare i Palazzi dei Rolli a Genova

Questi splendidi palazzi prendono il loro nome dall’ “Elenco degli Alloggiamenti pubblici o Rolli”, ovvero delle liste ufficiali in cui erano inseriti i palazzi di pregio destinati ad ospitare, per estrazione a sorte, le alte personalità in transito a Genova.

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  • 30 Cose da fare in Italia: salpare verso l’Isola Bella

E’ situata nel lago Maggiore e fa parte del gruppo delle cosiddette Isole Borromee.

Misura 320 metri di lunghezza e 180 di larghezza ed è in gran parte occupata dal giardino all’italiana del palazzo Borromeo, che occupa la costa sud-orientale dell’isolotto.

Ci sono voluti quasi quattrocento anni di lavoro e centinaia di architetti, ingegneri, pittori ed ebanisti per trasformare uno scoglio in un luogo tra i più belli al mondo!

  • Rilassarsi nel Parco Nazionale d’Abruzzo

E’ uno dei parchi nazionali più antichi d’Italia, istituito ufficialmente l’11 gennaio 1923 e si estende, per la maggior parte, in provincia dell’Aquila. E’ un luogo suggestivo, ricco di boschi, laghi e cascate.

  • Respirare l’aria mitteleuropea di Trieste

Nel 1719 Carlo VI d’Austria dichiarò Trieste “Porto Franco” trasformando un piccolo borgo di pescatori in una grande città marittima vocata al commercio internazionale.

Trieste divenne allora la porta d’accesso all’Europa nord-orientale, ai Balcani ed al Sud, ma anche la città colta dei salotti letterari del primo Novecento, da cui provengono grandi esponenti della nostra letteratura come Italo Svevo e Umberto Saba.

  • Godersi la pioggia passeggiando sotto i portici di Bologna

I portici sono uno dei simboli di Bologna.

Sommandoli tutti, quelli del centro storico e quelli al di fuori, raggiungono circa i 53 Km.

Oltre ad essere molto suggestivi, consentono di godersi appieno la città anche nei giorni di pioggia!

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  • 30 Cose da fare in Italia: camminare lungo la costa dei Trabocchi

La Costa dei Trabocchi è un tratto del litorale abruzzese, corrispondente per lo più alla provincia di Chieti, caratterizzato dalla presenza di antiche macchine da pesca su palafitta, i trabocchi appunto!

  • Godersi il panorama dalla Skyway del Monte Bianco

La Skyway è la funivia che sale dal paese di Courmayeur a circa 1500 metri di quota e raggiunge i 3500 metri di Punta Helbronner arrivando direttamente nel cuore del ghiacciaio del Monte Bianco.

In molti l’hanno definita l’ottava meraviglia del mondo perché rappresenta il perfetto punto d’incontro tra il genio umano e lo spettacolo della natura.

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  • Passeggiare tra le sale del Palazzo Ducale di Urbino

“Federico edificò un palazzo, secondo la opinione di molti, il più bello che in tutta Italia si ritrovi; e d’ogni opportuna cosa sì ben lo fornì, che non un palazzo, ma una città in forma di palazzo esser pareva.”

Baldassarre Castiglione

Il Palazzo Ducale di Urbino è uno dei più interessanti esempi architettonici ed artistici dell’intero Rinascimento italiano ed è sede della Galleria nazionale delle Marche.

  • Visitare la Basilica dell’Addolorata di Castelpetroso

La Basilica è in stile neogotico, interamente scolpita in pietra locale.

Sorge in un luogo suggestivo, nei pressi dall’antico tratturo percorso dai pastori e dai pellegrini, incastonata tra il verde dei boschi.

  • 30 Cose da fare in Italia: entrare nella Camera degli Sposi

La Camera degli Sposi è una stanza collocata nel torrione nord-est del Castello di San Giorgio di Mantova. A renderla unica è il celebre ciclo di affreschi che ricopre le sue pareti, capolavoro di Andrea Mantegna, realizzato tra il 1465 e il 1474.

  • Visitare “Le Castella”

L’isolotto su cui sorge la fortezza di Le Castella si trova all’estremità orientale del golfo di Squillace, nell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto.

E’ collegato alla costa da un sottile lembo di terra che crea una suggestiva simbiosi scenografica tra l’architettura costruita dall’uomo e quella naturale.

  • Specchiarsi nel lago di Garda

I luoghi da visitare non mancano intorno a quello che appare, non tanto come un lago, ma come un mare circondato dalle montagne!

Il castello di Sirmione, le grotte di Catullo, l’Isola Borghese, il Vittoriale degli Italiani…

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  • “Vedi Napoli e poi muori”

Goethe fu il primo a sancire ufficialmente che per dire di avere avuto una vita ben vissuta si deve, almeno per una vola, passeggiare tra le strade di Napoli, lasciarsi affascinare dalla sua storia, dal suo particolarissimo “life style” e dalla sua ineguagliabile tradizione culinaria.

PS. L’ordine è soltanto casuale!

COME ORGANIZZARE UN ANNO SABBATICO

Anno sabbatico: cos’è, come organizzarlo e perché può cambiarti la vita

Ci insegnano che la vita debba seguire un percorso ben preciso: studiare, trovare un lavoro, costruire una carriera e non fermarsi mai. Eppure, sempre più persone scelgono di interrompere questa corsa per concedersi qualcosa di apparentemente semplice, ma in realtà rivoluzionario: il tempo.

L’anno sabbatico non è una fuga dalle responsabilità né un lusso riservato a pochi privilegiati. È un’opportunità per rallentare, viaggiare, conoscere culture diverse e, soprattutto, ritrovare sé stessi. In un’epoca dominata dalla fretta e dalla produttività a ogni costo, prendersi una pausa può diventare il viaggio più importante della propria vita.

Ma cos’è davvero un anno sabbatico? Come si organizza? E perché sempre più persone decidono di partire?

Cos’è un anno sabbatico?

L’anno sabbatico è un periodo di pausa volontaria dagli studi, dal lavoro o dalla routine quotidiana, dedicato alla crescita personale, alla formazione o ai viaggi.

Contrariamente a quanto suggerisce il nome, non deve necessariamente durare dodici mesi. C’è chi parte per sei mesi, chi per un anno intero e chi decide di concedersi anche solo qualche settimana lontano dagli impegni abituali. Ciò che conta non è la durata, ma l’intenzione: interrompere la quotidianità per vivere esperienze capaci di lasciare un segno.

Negli ultimi anni questa scelta è diventata sempre più diffusa, non solo tra i giovani che terminano gli studi, ma anche tra professionisti, famiglie e persone che sentono il bisogno di ridefinire le proprie priorità.

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Perché fare un anno sabbatico?

Le motivazioni possono essere molteplici.

C’è chi sente il bisogno di staccare dopo anni di lavoro intenso, chi vuole recuperare energie dopo un periodo particolarmente stressante e chi, semplicemente, desidera realizzare il sogno di un lungo viaggio.

Un anno sabbatico permette di:

  • conoscere nuovi Paesi e culture;
  • imparare una lingua straniera;
  • dedicarsi al volontariato;
  • seguire corsi di formazione;
  • affrontare lunghi cammini;
  • lavorare da remoto vivendo all’estero;
  • riscoprire passioni accantonate.

Molte persone raccontano di essere tornate con una maggiore consapevolezza di sé, nuove competenze e una visione diversa del proprio futuro.

Un viaggio che insegna a rallentare

Spesso immaginiamo il viaggio come una corsa da una destinazione all’altra, con itinerari serrati e liste infinite di luoghi da visitare.

L’anno sabbatico ribalta completamente questa prospettiva.

Non si parte per collezionare fotografie, ma per vivere davvero i luoghi. Si rimane più a lungo, si instaurano relazioni autentiche, si imparano le abitudini locali e si scopre il piacere di avere finalmente tempo.

È la filosofia del turismo lento, dove la meta diventa quasi un dettaglio e il percorso assume un valore molto più profondo.

Come organizzare un anno sabbatico

Dietro un viaggio di questo tipo c’è sempre una buona pianificazione.

Prima di partire è utile:

  • stabilire un budget realistico;
  • scegliere le destinazioni in base alla stagione e al costo della vita;
  • verificare eventuali visti e documenti necessari;
  • stipulare un’assicurazione sanitaria;
  • valutare come gestire eventuali entrate economiche durante il viaggio;
  • fissare alcuni obiettivi personali, senza trasformare la pausa in una lista di impegni.

Una buona organizzazione permette di affrontare il viaggio con maggiore serenità e di concentrarsi sulle esperienze.

Quanto costa un anno sabbatico?

Non esiste una cifra valida per tutti.

Molto dipende dal tipo di viaggio che si desidera vivere.

Chi sceglie Paesi del Sud-est asiatico o dell’America Latina può sostenere spese decisamente inferiori rispetto a chi decide di trascorrere lunghi periodi in Nord Europa o Nord America.

Anche lo stile di viaggio fa la differenza: ostelli, case in affitto, volontariato con vitto e alloggio o lavoro stagionale possono ridurre notevolmente il budget necessario.

L’aspetto più importante è pianificare le proprie risorse economiche senza rinunciare alla flessibilità, una delle caratteristiche che rendono speciale un anno sabbatico.

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I benefici

Esistono viaggi che riempiono un album fotografico e altri che cambiano il modo di guardare il mondo.

Un anno sabbatico appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Vivere lontano dalle abitudini quotidiane aiuta a sviluppare autonomia, capacità di adattamento e fiducia nelle proprie possibilità. Si impara a gestire gli imprevisti, a confrontarsi con culture differenti e a osservare la realtà con occhi nuovi.

Spesso il cambiamento più grande non avviene durante il viaggio, ma al ritorno, quando ci si accorge che anche la quotidianità può essere affrontata con maggiore equilibrio e consapevolezza.

Un anno sabbatico non è una fuga

Chi sceglie di partire viene talvolta accusato di voler scappare dalle proprie responsabilità.

In realtà accade spesso il contrario.

Prendersi del tempo significa concedersi lo spazio necessario per capire cosa si desidera davvero, senza lasciarsi trascinare dall’automatismo delle giornate. È una scelta coraggiosa, che richiede pianificazione, capacità di adattamento e una buona dose di curiosità.

Non tutti hanno bisogno di un anno sabbatico. Ma tutti, prima o poi, avrebbero bisogno di fermarsi.

Consigli pratici

Se stai pensando di organizzare un anno sabbatico, ecco alcuni suggerimenti:

  • inizia a pianificare con diversi mesi di anticipo;
  • crea un fondo dedicato al viaggio;
  • informati su assicurazioni, documenti e visti;
  • lascia spazio all’improvvisazione: le esperienze più belle spesso non sono quelle programmate;
  • non riempire ogni giornata di attività: concediti il lusso di rallentare.

L’anno sabbatico non è una gara né un elenco di mete da spuntare. È un invito a vivere il viaggio con maggiore presenza, curiosità e consapevolezza.

LO SPETTACOLO DEL FOLIAGE

Il momento del foliage è uno degli spettacoli più affascinanti che la natura regala ogni anno. I boschi si tingono di sfumature dorate, le chiome degli alberi si accendono di rosso, arancio e giallo, mentre i sentieri si ricoprono di foglie che scricchiolano sotto i passi.

Negli ultimi anni questa parola, arrivata dall’inglese, è entrata sempre più spesso nel linguaggio dei viaggiatori e degli amanti della natura. Non si tratta semplicemente della caduta delle foglie, ma di un fenomeno che trasforma interi paesaggi e invita a riscoprire il piacere di camminare all’aria aperta.

Il foliage rappresenta anche un modo diverso di viaggiare: più lento, più consapevole e più attento ai dettagli. Un invito a rallentare il ritmo e ad osservare ciò che spesso, nella fretta quotidiana, rischiamo di non vedere.

Che cos’è il foliage?

Il termine “foliage” deriva dall’inglese e indica l’insieme delle foglie degli alberi. In ambito turistico viene utilizzato per descrivere il fenomeno naturale che, durante l’autunno, trasforma il colore della vegetazione.

Le tonalità verdi dell’estate lasciano gradualmente spazio a sfumature gialle, arancioni, rosse e persino violacee, creando paesaggi di straordinaria bellezza.

In alcune zone del mondo, come il Canada, il New England o il Giappone, il foliage è diventato una vera e propria attrazione turistica. Anche in Italia, però, esistono numerosi luoghi dove è possibile assistere a questo spettacolo naturale.

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Perché le foglie cambiano colore?

Dietro la magia del foliage si nasconde una spiegazione scientifica piuttosto semplice.

Durante la primavera e l’estate le foglie appaiono verdi grazie alla clorofilla, il pigmento che permette alle piante di trasformare la luce solare in energia.

Con l’arrivo dell’autunno e la diminuzione delle ore di luce, la produzione di clorofilla rallenta progressivamente. Quando il verde scompare, emergono altri pigmenti già presenti nelle foglie, responsabili delle tonalità gialle e arancioni. In alcuni casi si sviluppano anche pigmenti rossi e porpora che rendono il paesaggio ancora più spettacolare.

È proprio questo processo naturale a dare origine ai colori che caratterizzano il foliage.

Perché il foliage ci fa stare bene?

Osservare il foliage non è soltanto un’esperienza estetica.

Numerosi studi hanno evidenziato come il contatto con la natura contribuisca a ridurre lo stress e a migliorare il benessere psicologico. Passeggiare in un bosco, ascoltare il rumore delle foglie mosse dal vento e immergersi nei colori autunnali aiuta a rallentare il ritmo e a ritrovare una connessione più autentica con l’ambiente circostante.

Per questo motivo il foliage è diventato uno dei simboli del turismo lento: un modo di viaggiare che privilegia l’esperienza rispetto alla velocità e che invita a vivere i luoghi con maggiore consapevolezza.

Dove vedere il foliage in Italia

Anche il nostro Paese offre numerose destinazioni perfette per ammirare i colori dell’autunno.

Le Foreste Casentinesi

Tra Toscana ed Emilia-Romagna si estende uno dei boschi più suggestivi d’Italia. Le Foreste Casentinesi regalano ogni anno uno spettacolo straordinario, con faggete e aceri che assumono sfumature intense e scenografiche.

I sentieri del parco permettono di immergersi completamente nella natura e rappresentano una meta ideale per chi ama le passeggiate autunnali.

La Val di Funes e l’Alto Adige

Le montagne dell’Alto Adige offrono alcuni dei paesaggi autunnali più celebri d’Italia.

In Val di Funes, i boschi colorati contrastano con le cime delle Dolomiti creando scenari di grande impatto visivo. Anche i dintorni di Bressanone, Ortisei e della Val Pusteria sono particolarmente suggestivi in questo periodo dell’anno.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo

L’autunno è una delle stagioni migliori per visitare il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Le faggete si tingono di colori intensi e i piccoli borghi della zona assumono un fascino particolare. È il periodo ideale per chi desidera combinare escursioni nella natura e scoperta del territorio.

I Monti Cimini nel Lazio

A poca distanza da Roma si trova una delle zone più spettacolari per il foliage dell’Italia centrale.

I boschi che circondano il Lago di Vico offrono panorami suggestivi e sentieri immersi nei colori autunnali, perfetti per una gita di un giorno.

La Sila

In Calabria, il Parco Nazionale della Sila regala scenari spesso sorprendenti.

Le grandi foreste che caratterizzano l’altopiano si trasformano durante l’autunno in un mosaico di colori che nulla ha da invidiare alle destinazioni più celebri del Nord Europa.

I Nebrodi e l’Etna

Anche la Sicilia offre luoghi ideali per ammirare il foliage.

I boschi dei Nebrodi e le aree montane attorno all’Etna mostrano un volto inaspettato dell’isola, lontano dalle immagini tradizionali di mare e spiagge.

Quando ammirare il foliage in Italia?

Non esiste una data precisa valida per tutta la penisola.

Generalmente il foliage inizia a manifestarsi tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre nelle zone alpine e montane.

Nel mese di ottobre raggiunge il suo momento migliore in gran parte dell’Italia centrale, mentre nelle regioni meridionali può protrarsi fino a novembre inoltrato.

Le condizioni climatiche di ogni anno possono influenzare l’intensità e la durata del fenomeno, rendendo ogni autunno leggermente diverso dal precedente.

Consigli pratici per organizzare un weekend dedicato al foliage

Per vivere al meglio questa esperienza è consigliabile scegliere itinerari che permettano di trascorrere del tempo all’aperto.

Scarpe comode, abbigliamento a strati e una macchina fotografica sono spesso gli unici strumenti necessari.

L’aspetto più importante, però, è un altro: concedersi il tempo di osservare.

Il foliage non è una meta da raggiungere, ma un’esperienza da vivere lentamente, lasciandosi guidare dai colori, dai profumi e dall’atmosfera dell’autunno.

Un invito a rallentare

In un’epoca in cui tutto sembra accelerare, il foliage ci ricorda che la natura segue tempi diversi.

Per poche settimane all’anno i boschi si trasformano in una tavolozza di colori e offrono uno spettacolo destinato a scomparire con l’arrivo dell’inverno.

Forse è proprio questa sua natura effimera a renderlo così affascinante: il foliage ci invita a fermarci, osservare e apprezzare la bellezza del momento presente.

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TURISMO LENTO: VIAGGIARE SENZA FRETTA

Il turismo lento è un modo nuovo (ma in realtà antico) di viaggiare, una scelta che mette al centro il tempo, la scoperta e il rapporto autentico con i luoghi.

Dopo anni dominati dalla ricerca della velocità e dall’idea di “vedere tutto”, sempre più viaggiatori scelgono di rallentare, lasciando spazio a esperienze più profonde: camminare tra borghi silenziosi, attraversare paesaggi naturali, incontrare comunità locali e assaporare la cultura di un territorio senza fretta.

Non una semplice tendenza, ma una filosofia di viaggio che invita a recuperare il piacere della meraviglia e a trasformare ogni itinerario in una storia da vivere

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Che cos’è il turismo lento?

Il turismo lento nasce dall’idea che un viaggio non debba essere una corsa contro il tempo, ma un’esperienza da vivere pienamente.

Significa scegliere di rallentare, privilegiando itinerari meno affollati, piccoli borghi, paesaggi naturali e realtà locali.

Non vuol dire rinunciare a visitare città d’arte o mete famose, ma cambiare prospettiva: invece di chiedersi “quante cose posso vedere?”, il viaggiatore lento si domanda “quale esperienza posso vivere?”.

Un tramonto osservato senza fretta, una conversazione con chi abita un territorio, un prodotto tipico assaggiato nel luogo in cui nasce: sono questi i dettagli che spesso trasformano un viaggio in un ricordo.

Viaggiare lentamente: una scelta, non una rinuncia

Il turismo lento viene spesso associato all’idea di viaggiatori con molto tempo a disposizione.

In realtà non è necessario partire per settimane.

Anche un weekend può diventare un’occasione per viaggiare in modo più consapevole: scegliere una destinazione vicina, camminare invece di spostarsi sempre in auto, lasciare spazio all’imprevisto.

Una città può essere scoperta passeggiando tra le sue strade meno conosciute, un borgo può raccontare la sua storia attraverso le persone che lo abitano, un paesaggio può diventare protagonista senza bisogno di grandi attrazioni.

Il vero lusso, oggi, è avere tempo.

Cammini e percorsi: la nuova frontiera del viaggio

Uno degli esempi più rappresentativi del turismo lento è il fenomeno dei cammini.

Negli ultimi anni percorsi storici e spirituali sono tornati protagonisti: non soltanto per motivazioni religiose, ma per il desiderio di ritrovare un rapporto più autentico con sé stessi e con la natura.

Camminare significa cambiare ritmo.

Ogni tappa diventa parte del viaggio, non solo un passaggio obbligato verso una destinazione finale.

Esistono numerosi itinerari capaci di unire storia, paesaggio e spiritualità: dal celebre Cammino di Santiago di Compostela ai percorsi italiani tra borghi, montagne e antiche vie di pellegrinaggio.

Tra questi, anche il Cammino di San Benedetto rappresenta un esempio perfetto di viaggio lento, attraverso luoghi ricchi di storia e bellezza.

Il turismo lento e il valore dei piccoli borghi

Il turismo lento ha riportato l’attenzione anche sui piccoli centri.

Quei borghi spesso ignorati dai grandi circuiti turistici custodiscono un patrimonio fatto di architettura, tradizioni, cucina e racconti.

Sono luoghi dove il tempo sembra avere un’altra velocità.

Qui il viaggio non è soltanto osservazione, ma incontro: una bottega artigiana, una festa locale, una ricetta tramandata da generazioni possono diventare esperienze tanto preziose quanto la visita a un grande monumento.

Del resto, molte delle storie più belle non si trovano necessariamente nelle destinazioni più famose.

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Turismo lento e sostenibilità

Un altro aspetto fondamentale riguarda il rapporto con l’ambiente.

Viaggiare lentamente spesso significa scegliere forme di turismo più rispettose: spostarsi a piedi, in bicicletta o con mezzi pubblici, sostenere le attività locali, preferire strutture indipendenti.

Non si tratta soltanto di ridurre l’impatto ambientale, ma anche di contribuire alla valorizzazione dei territori.

Il viaggiatore lento non è un semplice visitatore: diventa parte, anche solo per qualche giorno, della vita di un luogo.

Perché scegliere il turismo lento?

Il turismo lento piace perché risponde a un bisogno sempre più forte: ritrovare autenticità.

Dopo anni in cui il viaggio sembrava essere diventato una gara a chi vede di più, cresce il desiderio di esperienze più profonde.

Meno fotografie da mostrare e più ricordi da conservare.

Meno luoghi consumati velocemente e più storie ascoltate con attenzione.

Forse il futuro del viaggio sarà proprio questo: imparare nuovamente a meravigliarsi delle piccole cose.

Perché, alla fine, il viaggio più bello non è quello che lascia alle spalle più chilometri.

È quello che lascia dentro qualcosa in più.

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LIBRI DI VIAGGIO: LEGGERE PER PARTIRE

Leggere e viaggiare sono due esperienze profondamente legate. I libri di viaggio permettono di attraversare luoghi lontani, conoscere culture diverse e vivere avventure senza muoversi da casa.

Ma non solo.

Spesso sono proprio le pagine di un romanzo a far nascere il desiderio di partire davvero, trasformando un luogo immaginato in una destinazione reale.

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PERCHE’ LEGGERE E’ COME VIAGGIARE

Ogni libro è, in fondo, un viaggio.

Attraverso le parole possiamo esplorare città che non abbiamo mai visto, attraversare deserti, oceani, epoche lontane. Possiamo entrare in contatto con culture diverse, modi di vivere, pensieri che altrimenti resterebbero lontani.

Leggere significa uscire da sé stessi, proprio come accade quando si parte.

E forse è per questo che chi ama viaggiare spesso ama anche leggere: perché entrambe le esperienze rispondono allo stesso bisogno di scoperta.

LIBRI DI VIAGGIO CHE ISPIRANO A PARTIRE

Ci sono storie che non si limitano a farci sognare, ma che accendono qualcosa di più profondo: il desiderio di mettersi in cammino.

Ecco alcuni libri che, in modi diversi, raccontano il viaggio.

Odissea – Omero

Non è solo il viaggio di Ulisse, ma il racconto universale del ritorno, della perdita e della ricerca di casa. Un viaggio epico che continua a parlare anche ai viaggiatori di oggi.

Sulla strada – Jack Kerouac

Un inno alla libertà e al movimento, un viaggio senza meta precisa attraverso gli Stati Uniti, alla ricerca di esperienze, incontri e senso.

Mangia, prega, ama – Elizabeth Gilbert

Un percorso tra Italia, India e Indonesia che è insieme geografico e interiore. Un viaggio alla ricerca di equilibrio, piacere e significato.

Into the Wild – Jon Krakauer

La storia vera di un giovane che decide di abbandonare tutto per vivere a contatto con la natura. Un viaggio estremo, affascinante e controverso.

Il giro del mondo in 80 giorni – Jules Verne

Un classico intramontabile che racconta il viaggio come sfida, scoperta e avventura. Ancora oggi capace di accendere l’immaginazione.

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LIBRI DI VIAGGIO: QUANDO I LIBRI DIVENTANO ITINERARI

Ci sono luoghi che esistono due volte: prima nella letteratura, poi nella realtà.

Molti viaggi nascono proprio così, da una pagina letta per caso, da una descrizione che rimane impressa, da una storia che ci fa desiderare di vedere quei luoghi con i nostri occhi.

È il fenomeno del turismo letterario: sempre più persone scelgono le proprie destinazioni ispirandosi ai libri.

In questo senso, leggere non sostituisce il viaggio, ma lo anticipa, lo accompagna e lo rende più consapevole.

VIAGGIARE SENZA PARTIRE (MA NON SOLO)

I libri permettono di viaggiare anche quando non è possibile partire.

Sono una forma di evasione, certo, ma anche uno strumento per continuare a esplorare, a imparare, a nutrire la curiosità.

Eppure, chi ama davvero viaggiare lo sa: leggere non basta.

Perché, a un certo punto, nasce il desiderio di trasformare quelle pagine in esperienza, di passare dall’immaginazione alla realtà.

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TRA PAGINE E STRADE

Forse il legame tra libri e viaggi sta proprio qui.

Entrambi ci portano lontano, entrambi ci cambiano, entrambi ci mettono in contatto con qualcosa che prima non conoscevamo.

E forse è per questo che ogni viaggio inizia sempre allo stesso modo: con una storia.

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