IL CAMMINO DI SAN MICHELE

L’attuale Cammino di San Michele ripercorre la cosiddetta “Linea Sacra”, ovvero quella linea leggendaria che fu tracciata dallo stesso Arcangelo quando, con un colpo di spada, rispedì il Diavolo all’inferno.

In questo articolo scopriremo un po’ di più sull’itinerario italiano del Cammino di San Michele, su quello europeo e sulle sue origini.

UN PO’ DI STORIA…

San Michele, proprio in virtù della sua lotta contro Satana, è rappresentato come un guerriero, massimo simbolo del difensore della fede cristiana e comandante delle milizie celesti.

Furono proprio questi suoi tratti “guerreschi” a favorire il diffondersi del culto micaelico presso i Longobardi. Il popolo germanico, infatti, dopo essersi convertito al cristianesimo riservò una particolare venerazione all’Arcangelo Michele, al quale attribuì le virtù guerriere un tempo adorate nel dio pagano Odino.

I Longobardi dedicarono a San Michele diversi edifici religiosi in tutta Italia e, dopo la conquista del Gargano, adottarono il Santuario già presente a Monte Sant’Angelo come “santuario nazionale”.

I SANTUARI DELLA LINEA SACRA

La linea tracciata dalla spada dell’Arcangelo ed “individuata” dai mistici medievali va dall’Irlanda fino in Israele, correndo per oltre 3.000 km, e toccando i santuari di:

Skellig Michael (Irlanda)

St. Micheal’s Mount (Gran Bretagna)

Mont Saint-Michel (Francia)

Sacra di San Michele (Italia)

Santuario di San Michele Arcangelo (Italia)

Santo Monastero di Ταξιάρχη Μιχαήλ (Grecia)

Monastero Stella Maris del Monte Carmelo (Israele)

I tre siti più importanti sulla linea sono: Mont Saint Michel in Francia, la Sacra di San Michele in Val di Susa e il santuario di S. Michele a Monte Sant’Angelo nel Gargano, tutti alla stessa distanza l’uno dall’altro e sulla stessa linea retta. Inoltre, i santuari si trovano in perfetto allineamento con il tramonto del sole nel giorno del Solstizio d’Estate.

L’ITINERARIO ITALIANO: “UN CAMMINO DI CAMMINI”

Il cammino di  San Michele è un progetto ancora in divenire. Per ora il comitato promotore, che raccoglie ed organizza associazioni e volontari sul territorio insieme a Comuni e Province, Pro loco e strutture di accoglienza, si è impegnato per recuperare antichi sentieri e percorsi legati alla fede ed alla storia, delineando un cammino che rappresenta la via più breve per collegare Sacra di San Michele a Monte Sant’Angelo.

Quello di San Michele è stato definito “Un Cammino di Cammini” perché s’intreccia con tantissime altre strade e cammini come la via Francigena, la via delle città etrusche, la via degli Abati ed i tratturi che attraversano il Parco Nazionale d’Abruzzo… 1450 km percorribili a piedi, in bici o a cavallo, scoprendo le bellezze del territorio ed assaporandone il gusto al ritmo lento della natura.

Per maggiori informazioni puoi visitare il sito ufficiale del cammino: https://www.camminodisanmichele.org/

I DUE PRINCIPALI SANTUARI ITALIANI

Le due principali tappe italiane sono Sacra di San Michele, in Piemonte, ed il Santuario di San Michele Arcangelo, in Puglia. Idealmente rappresentano il punto di partenza e quello di arrivo dell’itinerario italiano, ma meritano di essere visitate anche al di là del Cammino di San Michele per la loro particolare bellezza.

La Sacra di San Michele è un’antichissima abbazia costruita tra il 983 e il 987 sulla cima del monte Pirchiriano, a circa 40 km da Torino. E’ il monumento simbolo della Regione Piemonte, ma anche il luogo che ha ispirato lo scrittore Umberto Eco per Il nome della Rosa. Dall’alto dei suoi torrioni si può ammirare il panorama mozzafiato della Val di Susa.  All’interno della Chiesa principale della Sacra, risalente al XII secolo, sono sepolti membri della famiglia reale di Casa Savoia.

Il Santuario di San Michele Arcangelo sorge nel Comune di Monte Sant’Angelo, circondato dal verde del Parco Nazionale del Gargano e dal blu del suo mare. La storia di Monte Sant’Angelo ebbe inizio nel 490, quando fu costruita la chiesa dedicata all’Arcangelo Michele dopo tre apparizione al vescovo di Siponto, San Lorenzo Maiorano. La costruzione attuale sorge sulla “grotta sacra” ed ha ricevuto il titolo di “Celeste Basilica” in quanto si tratta di un luogo di culto non consacrato dagli uomini, ma dallo stesso Arcangelo.

ARTE SACRA A PALERMO E DINTORNI

Palermo. Zyz (fiore) per i Fenici, πᾶς ὅρμος (ampio porto) per i Greci, Panormus per i Romani, Balarm per gli Arabi e Balermus per i Normanni.

Tanti nomi che corrispondono alle tante anime di questa meravigliosa città!

Era da tempo che volevo parlare del capoluogo siculo ma, riordinando idee ed informazioni prima di scrivere, mi sono resa conto che un solo articolo non sarebbe stato sufficiente per raccontare questa città. Così ho deciso di concentrarmi, per ora, “solo” sull’arte sacra.

In questo articolo, quindi, ti parlerò delle chiese e delle catacombe di Palermo (e dintorni!), sperando di darti qualche spunto interessante per organizzare il tuo prossimo viaggio in Sicilia

CAPPELLA PALATINA

“La più bella chiesa del mondo, il più sorprendente gioiello religioso sognato dal pensiero umano.” – così la definì  Guy de Maupassant durante il suo Grand Tour.

La cappella fa parte del complesso architettonico di Palazzo dei Normanni, noto anche come Palazzo Reale, attualmente sede dell’Assemblea regionale siciliana. La Palatina fu costruita a partire dal 1129 per volere di re Ruggero II di Sicilia, a renderla unica è la perfetta fusione di elementi decorativi bizantini, islamici e latini. La cupola, il transetto e le absidi sono interamente decorate da mosaici bizantini, tra i più importanti della Sicilia, raffiguranti varie scene bibliche, gli evangelisti ed il Cristo Pantocratore benedicente, sicuramente l’immagine di maggiore impatto della cappella!

CATTEDRALE DI PALERMO

La Cattedrale di Palermo, nota anche come Duomo, è dedicata alla Santa Vergine Maria Assunta in Cielo, mentre a Santa Rosalia, patrona della città, è dedicata la Cappella Reale Senatoriale sul lato meridionale, in cui si trova la preziosissima urna argentea che custodisce il Sacro Corpo della Santa. L’arca reliquiaria risale alla prima metà del XVII secolo ed è uno straordinario capolavoro delle arti decorative, massima espressione del barocco Siciliano.

Per quanto riguarda le visite turistiche, l’interno della Cattedrale è strutturato in due aree: la prima ad ingresso libero, mentre la seconda (detta “Area Monumentale”)  prevede il pagamento di un biglietto. L’ingresso all’Area Monumentale comprende: tetti, tombe reali, cripta, absidi, tesoro, sotterranei e cripta dei beneficiali. Nelle cappelle dedicate alle tombe reali si trovano i sarcofagi di Federico II, detto “Stupor Mundi”,  dei suoi genitori Enrico VI e Costanza D’Altavilla, di sua moglie Costanza d’Aragona, di suo nonno Ruggero II, e di Guglielmo D’Aragona. Dal tetto della Cattedrale di gode di una splendida vista su tutta la città, mentre nelle stanze dedicate al “tesoro” si può ammirare un’incredibile collezione di oggetti reali e religiosi come ornamenti sacri, calici, paramenti e la famosissima corona di Costanza D’Altavilla. Dunque la Cattedrale è una tappa imperdibile per tutti gli appassionati di storia!

CATACOMBE DEI CAPPUCCINI

“Stanno là, allineati, rinsecchiti e godono la stima di tutti.” (Thomas Mann, La montagna incantata)

Visitare le Catacombe dei Cappuccini è una delle cose più insolite – e anche un po’ lugubri! – da fare a Palermo. Le Catacombe si trovano sotto il convento dei Cappuccini, nel quartiere Cuba, annesso alla chiesa di Santa Maria della Pace. Chiesa e convento risalgono al XVI secolo, benché edificati su strutture precedenti. Le famose catacombe dei Cappuccini sono in stile gotico ed ospitano circa 8.000 corpi, disposti in base all’età, al sesso ed alla professione. Alcuni di essi sono appesi alle pareti dei corridoi sotterranei, mentre altri riposano dentro o sopra degli scrigni.

CHIESA DI SAN GIOVANNI DEGLI EREMITI

La chiesa si trova nei pressi del palazzo dei Normanni ed è famosa per le sue cinque cupole rosse, che risaltano sulla semplice facciata dalle linee squadrate.

Si tratta di una chiesa romanica, costruita secondo i canoni dell’architettura siculo-normanna, ma che esternamente ricorda gli edifici orientali, tanto da essere così descritta da  Frances Minto Elliot nel suo Diary of an Idle Woman in Sicily “…con le sue cinque cupole starebbe benissimo a Baghdad o a Damasco. Accanto, il campanile gotico a quattro ordini di logge è sormontato da un’altra cupola, singolare adattamento di costruzione araba ad un costume cristiano.”

CHIESE DELLA MARTORANA E DI SAN CATALDO

La chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, nota come Martorana, si  affaccia su Piazza Bellini , nel centro storico di Palermo ed è adiacente alla chiesa di San Cataldo. La chiesa appartiene alla circoscrizione della Chiesa italo-albanese ed officia la liturgia per gli italo-albanesi residenti in città secondo il rito bizantino. La comunità è parte della Chiesa cattolica, ma segue un rito e delle tradizioni spirituali che l’accomunano in gran parte alla Chiesa ortodossa.

Dal 3 luglio 2015 fa parte del patrimonio dell’umanità (UNESCO) nell’ambito dell'”Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale”. L’edificio, infatti, è un crogiolo di stili architettonici in cui l’arte bizantina e normanna si fondono armoniosamente con il barocco italiano. Proprio accanto alla Chiesa della Martorana si trova la Chiesa di San Cataldo, che si distingue per le sue tre cupole rosa sulla navata centrale. Sebbene sia stata costruita come luogo di culto nel XII secolo, nel corso del tempo l’edificio è stato usato per gli scopi più vari (compreso quello di ufficio postale!) ed è stato riconsacrato solo nel XX secolo.

CHIESA DEL GESÙ

La chiesa del Gesù (nota anche come Casa Professa) è una delle più importanti chiese barocche di Palermo e dell’intera Sicilia. I Gesuiti costruirono questa chiesa sul finire del  1500 dopo essere arrivati nel quartiere ebraico della città.

L’idea originale prevedeva la costruzione di un edificio piuttosto semplice, ma ben presto la chiesa venne abbellita con stucchi e decorazioni, trasformandosi in un tripudio del barocco siciliano e rendendola uno dei luoghi più suggestivi da visitare a Palermo. La pianta riflette la forma di una croce latina e l’interno è ricco di affreschi, bassorilievi marmorei e motivi biblici decorativi. La navata centrale è alta quasi 70 metri, conferendo alla struttura una grande magnificenza. L’esterno, invece, appare semplice ed austero.

CHIESA DEL SANTISSIMO SALVATORE

La chiesa del Santissimo Salvatore si trova lungo il Cassaro (cioè Corso Vittorio Emanuele). L’edificio venne realizzato per volere di Roberto il Guiscardo nel 1072, come luogo di culto del monastero delle suore basiliane di rito greco.

Secondo le cronache dell’epoca la regina Costanza d’Altavilla, prima che la ragion di stato la costringesse a compiere altre scelte, fu educanda del monastero, poi monaca professa ed infine badessa. La nobildonna, per motivi dinastici e politici, dovette lasciare i voti e convolare a nozze per unire le casate regnanti Altavilla – Hohenstaufen, diventando la moglie di Enrico VI di Svevia e madre dell’imperatore Federico II.

Nel 1528 l’antico edificio normanno venne totalmente riedificato ed ingrandito, trasformandosi in una chiesa a tre navate, con tre cappelle per lato. Sul finire del 1600 venne costruita la cupola che, grazie alla sua posizione privilegiata nel cuore del centro storico, regala una vista mozzafiato sulla città.

DUOMO DI MONREALE

Lasciamo ora Palermo per la vicina Monreale.

Il suo famosissimo Duomo venne costruito nel 1174 per volontà del re normanno, Guglielmo II.

L’esterno è quello tipico delle chiese normanne: un edificio fortificato, affiancato da due torri, di cui quella di destra è divenuta campanile nel 1600. Gli straordinari mosaici interni si sviluppano su una superficie di 6300 mq e rappresentano l’intero ciclo biblico sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, il tutto dominato dall’immensa figura del Cristo Pantocratore, che occupa l’intera superficie del catino absidale. L’altare maggiore risale al 1711 ed è una raffinata opera barocca eseguita dall’argentiere romano Luigi Valadier.

DUOMO DI CEFALU’

Infine ci spostiamo a Cefalù.

La leggenda narra che il Duomo venne realizzato per un voto fatto da Ruggero II al Santissimo Salvatore dopo esser scampato ad una tempesta approdando sulle spiagge di Cefalù. La realtà è molto più prosaica: il sovrano voleva costruire una chiesa dinastica sul modello carolingio normanno, con torri gemelle e “avancorpo”.

L’edificio, le cui vicende costruttive furono molto complesse, è preceduto da un ampio sagrato a terrazzo che svolgeva la funzione di cimitero. Molto probabilmente erano previste decorazioni musive per tutto l’interno, ma furono realizzate solamente nel presbiterio. Per realizzare i mosaici Ruggero II chiamò maestri bizantini che adattarono dei cicli decorativi di matrice orientale ad uno spazio architettonico per loro anomalo, di tradizione nordica. La figura dominante è quella del Cristo Pantocratore.

10 MOTIVI PER VISITARE RAVENNA

Ravenna, nel corso della storia, è stata per ben tre volte una capitale: dell’Impero Romano d’Occidente (402-476), del Regno Ostrogoto (493-540) e dell’Esarcato Bizantino (584-751). Le vestigia di questo glorioso passato sono tutt’ora visibili. Chiese, torri, mosaici, basiliche e mausolei, sono soltanto alcune delle cose che rendendo unica questa cittadina dell’Emilia Romagna.

Se stai pensando di andare a Ravenna, questi sono i 10 monumenti più interessanti da visitare:

IL MAUSOLEO DI GALLA PLACIDIA

RAVENNA - MOSAICI

Secondo la tradizione Galla Placidia, figlia di Teodosio e reggente dell’Impero romano d’Occidente per il figlio Valentiniano III, avrebbe fatto costruire questo mausoleo per sé, il marito Costanzo III e il fratello Onorio. Tuttavia è molto probabile che l’edificio non venne mai utilizzato come tomba di Galla Placidia, poiché le fonti riportano che essa morì a Roma nel 450 e lì fu sepolta nel Mausoleo Onoriano.

IL BATTISTERO NEONIANO

RAVENNA- BATTISTERO

Prende il nome dal vescovo Neone che ne fece proseguire la costruzione dopo il suo predecessore Orso, ma è anche noto come Battistero degli Ortodossi. Oggi il Battistero appare “interrato” di circa 2 metri a causa del fenomeno della subsidenza, tipico di Ravenna. Ha una pianta di forma ottagonale, la numerologia, infatti, associava l’otto con la resurrezione, essendo la somma di sette, il tempo, più uno, Dio Padre.

IL BATTISTERO DEGLI ARIANI

RAVENNA - BATTISTERO

Era il battistero della antica cattedrale ariana, oggi denominata Chiesa dello Spirito Santo.

Teodorico, di culto ariano, tentò di far convivere pacificamente i goti di culto ariano ed i latini di culto ortodosso, costruendo quartieri ed edifici di culto distinti.

Questo è l’unico battistero costruito in Italia appositamente per il culto ariano.

LA CAPPELLA DEL PALAZZO ARCIVESCOVILE

RAVENNA - MOSAICI

Si tratta dell’unico monumento di natura ortodossa ad essere stato costruito durante il regno di Teodorico; la Cappella Arcivescovile, nota anche come Cappella di Sant’Andrea, è l’antico oratorio dell’Episcopio ravennate, voluta dal Vescovo Pietro II e dedicata a San Pietro Crisologo, arcivescovo di Ravenna dal 433 al 450.

LA BASILICA DI SANT’APOLLINARE NUOVO

RAVENNA - SANT'APOLLINARE

La basilica fu fatta erigere dal re goto Teodorico nel 505 come chiesa palatina, cioè ad uso della sua corte. Quando Ravenna venne conquistata  dall’Impero bizantino tutti gli edifici legati ai goti e all’arianesimo furono integrati al culto cattolico e l’ex basilica teodoriciana venne riconsacrata a San Martino di Tours, difensore della fede cattolica e avversario di ogni eresia.

La basilica assunse il suo nome attuale solo intorno al IX secolo dopo che vi furono portate le reliquie di sant’Apollinare, primo vescovo di Ravenna, dall’omonima basilica di Classe per sottrarle al pericolo delle scorrerie dei pirati.

Come tutte le chiese di Ravenna, anche Sant’Apollinare Nuovo è decorata con meravigliosi e coloratissimi mosaici.

IL MAUSOLEO DI TEODORICO

RAVENNA - MAUSOLEO

E’ la più celebre costruzione funeraria degli Ostrogoti.

Il monumento fu costruito all’esterno della cerchia muraria della città, in una zona da tempo occupata da una necropoli.

La costruzione si distingue da tutte le altre presenti in città per il fatto di non essere costruita in mattoni, ma con blocchi di pietra d’Aurisina per ricordare il Palazzo di Diocleziano a Spalato; il mausoleo ha una pianta decagonale e la sua caratteristica più sorprendente è la “cupola”, formata da un unico ed enorme monolite a forma di calotta, anch’esso in pietra Aurisina, di 10,76 metri di diametro e 3,09 di altezza, per un peso di circa 230 tonnellate.

LA BASILICA DI SAN VITALE

E’ un capolavoro dell’arte paleocristiana e bizantina, oltre che uno dei più famosi ed importanti luoghi di culto cattolici di Ravenna.

Tra i magnifici mosaici che decorano l’interno della Basilica ci sono anche quelli celeberrimi che ritraggono il corteo dell’Imperatore Giustiniano e della moglie Teodora.

LA BASILICA DI SANT’APOLLINARE IN CLASSE

RAVENNA - SANT'APOLLINARE IN CLASSE

Fu costruita e finanziata nella prima metà del VI secolo dal banchiere Giuliano Argentario ed è stata dedicata a sant’Apollinare, il primo vescovo di Ravenna, sul luogo del martirio, dove sono i resti di alcune parti delle sue spoglie.

Con la Basilica di Sant’Apollinare in Classe si conclude la visita tra i monumenti paleocristiani di Ravenna, un sito seriale inserito dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’umanità nel 1996.

LA TOMBA DI DANTE

RAVENNA - TOMBA DI TANTE

Il Sommo Poeta visse gli ultimi anni della propria esistenza nella città romagnola, morendovi nel 1321. Sul letto di morte Dante Alighieri volle essere vestito col saio francescano e scelse come luogo di sepoltura il convento dei Frati Minori, arrivati a Ravenna nel 1261.

Il giorno dopo il decesso il corpo del poeta fu sepolto nello stesso sarcofago in cui si trova tuttora, ma che era allora posto nella cella della famiglia Da Polenta. Dopo pochi anni i fiorentini cominciarono a reclamare le reliquie del loro cittadino più illustre, ma quando Leone X concesse ai suoi concittadini il permesso di prelevarle, la delegazione toscana aprì il sarcofago e lo trovò vuoto. I frati francescani,  infatti,  avevano praticato un buco nel muro e nel sarcofago ed avevano prelevato i resti del poeta. Le ossa erano state poste in una cassetta – oggi conservata nel museo Dantesco- dal priore del convento e quando questo venne chiuso, per ordine del governo napoleonico, i frati decisero di nascondere le ossa in un luogo sicuro. Fu così che se ne persero le tracce fino al 27 maggio 1865, quando un muratore le ritrovò casualmente durante dei lavori di restauro. Durante la seconda guerra mondiale la cassetta fu nuovamente nascosta per evitare che i bombardamenti la distruggessero. Fu prelevata dal tempietto il 23 marzo 1944 e ricollocata il 19 dicembre 1945; durante questo periodo rimase sepolta a pochi metri di distanza dal mausoleo sotto un tumulo coperto da vegetazione, oggi contrassegnato da una lapide.

LA CRIPTA DELLA BASILICA DI SAN FRANCESCO

RAVENNA - CRIPTA DI SAN FRANCESCO

Restando nella cosiddetta zona dantesca della città, si può visitare la Basilica di San Francesco.

Al disotto del presbiterio si trova la cripta, raggiungibile tramite una doppia rampa di scale ed avente come ingresso una piccola finestra ad arco da cui è possibile vederla senza accedervi. La cripta è a tre navate, coperta con volte a crociera e sul suo pavimento ci sono antichi mosaici. L’aspetto più singolare della cripta è che, trovandosi al di sotto il livello del mare, è invasa dall’acqua e si presenta come una piccola piscina, dove nuotano anche diversi pesci creando effetti particolarmente suggestivi.

Per altre idee su cosa visitare in Emilia Romagna puoi leggere anche:

COSA VISITARE IN UMBRIA IN UN WEEK-END

Quando penso all’Umbria penso a suggestivi borghi medievali ed al verde di una natura lussureggiante.

Ed è proprio all’insegna di questi due elementi, l’arte e la natura, che abbiamo trascorso il nostro long week-end umbro durante la scorsa estate. La nostra “base” è stata Monteleone D’Orvieto, un paesino di mille abitanti in provincia di Terni. La nostra meta serale, invece, è stata la vicinissima Città della Pieve.

Pronti a scoprire il fascino del cuore dell’Italia?

ORVIETO

La città sorge su una rupe di tufo ed il suo skyline è dominato dalle inconfondibili guglie del Duomo. Questo capolavoro dell’architettura gotica venne costruito nel 1290 per dare una degna collocazione al “Miracolo di Bolsena”, ovvero un‘ostia consacrata da cui fuoriuscì del sangue.

Sicuramente il Duomo è l’emblema di Orvieto, ma c’è molto altro da scoprire!

Innanzi tutto il Palazzo dei Sette con la Torre del Moro. Il palazzo deve il suo nome al fatto che in epoca medievale ospitava i sette magistrati che rappresentavano le maggiori corporazioni e mestieri di Orvieto, oggi è sede di mostre ed eventi. Dalla torre, invece, si gode di una vista unica sulla città.

Poi il Pozzo di San Patrizio, l’armoniosa opera di ingegneria artistica costruita da Antonio da Sangallo per volontà di Papa Clemente VII nel 1527 (preparatevi: ci sono 248 gradini!).

Infine c’è la possibilità di fare un interessante tour guidato underground, con partenza da Piazza del Duomo.

ISOLA POLVESE

Nel lago Trasimeno, il più esteso dell’Italia centrale, ci sono tre isole ovvero, in ordine di grandezza, la Polvese, la Maggiore e la Minore.

Noi abbiamo visitato l’isola Polvense. Partendo da San Feliciano si impiegano circa 10 minuti di battello. Appena scesi, di fronte al porticciolo, si può vedere la “Villa”, un edificio ottocentesco oggi convertito in un centro servizi. A pochi passi si possono ammirare le rovine di un castello del XIII secolo, proseguendo si giunge al Monastero dei Monaci Olivetani con la Chiesa di San Secondo. Superato il fitto bosco sulla destra, si giunge alla spiaggia attrezzata dove si trovano il parco giochi ed i campi di pallavolo.

L’isola Polvense è un piccolo paradiso naturalistico, ideale per una passeggiata romantica o per una gita in famiglia!

TODI

Il cuore di questa bellissima città medievale è Piazza del Popolo, attorno alla quale sorgono gli edifici più insigni di Todi: il Duomo dell’Annunziata, in stile romanico-gotico; il Palazzo dei Priori; il Palazzo del Capitano, che ospita il Museo Civico; ed il Palazzo del Popolo, storica sede del Comune, è collegato al Palazzo del Capitano ed ospita anch’esso il Museo.

Prima di arrivare al centro di Todi, fuori dalle sue mura medievali, ci si imbatte inevitabilmente nel Tempio di Santa Maria della Consolazione e, per uno strano effetto ottico, pare quasi che la strada finisca proprio dentro la Chiesa!

Si tratta di uno degli edifici-simbolo della nostra architettura rinascimentale. La paternità del progetto è stata attribuita al Bramante, ma in realtà non ci sono delle vere testimonianze storiche che lo possano confermare. Resta il fatto che, chiunque l’abbia progettata, è incredibilmente bella!

CASCATA DELLE MARMORE

“Rimbombo di acque! Dalla scoscesa altura il Velino fende il baratro consunto dai flutti.” (Lord Byron)

La cascata è formata dalle acque del fiume Velino che si tuffano nelle sottostanti Gole del Nera e fa parte del Parco Fluviale del Nera. E’ una cascata a flusso controllato, gli orari di rilascio delle acque sono consultabili online.

L’area turistico-escursionistica della Cascata delle Marmore offre la possibilità di svolgere tantissime attività diverse agli amanti dello sport e della vita all’aria aperta; si può accedere sia dal Belvedere Superiore, che dal Piazzale Byron.

SPOLETO

“Spoleto è la scoperta più bella che ho fatto in Italia, c’è una tale ricchezza di bellezze pressoché sconosciute, di monti, di valli, foreste di querce, conventi, cascate!” (Hermann Hesse)

Spoleto è stata veramente una magnifica scoperta!

Abbiamo passeggiato tra i suoi vicoli, gustato la Crescionda e visitato alcuni dei luoghi simbolo della città: il Duomo e la Rocca.

Il Duomo venne costruito in stile Romanico sul finire del XII secolo, tuttavia l’interno fu quasi completamente rifatto in epoca barocca.

La Rocca Albornoziana, invece, fu costruita per volere di Papa Innocenzo VI per rafforzare l’autorità della Chiesa nell’Italia centrale in vista del ritorno a Roma della sede pontificia, dopo la cattività avignonese.

Appena fuori dalla città, raggiungibile a piedi attraverso il Ponte delle Torri, c’è il sentiero denominato “Giro dei Condotti”. Il percorso è prevalentemente pianeggiante ed offre una bellissima veduta dell’intera Valle Spoletana.   

ABBAZIA DI MONTECASSINO

L’Abbazia di Montecassino è una delle più note al mondo.Fu costruita nel 529 da San Benedetto e dai monaci che lo avevano seguito da Subiaco, dove già era stato eretto il Monastero di Santa Scolastica. La lunga storia dell’Abbazia è fatta di alterne vicende di distruzione e rinascita. Fu distrutta dai terremoti, saccheggiata dai Saraceni, bombardata nella Seconda Guerra Mondiale durante la terribile Battaglia di Cassino, ma è sempre risorta dalle sue ceneri.

L’Abbazia visse la sua epoca d’oro nell’XI secolo sotto la guida dell’Abate Desiderio, poi salito al Soglio Pontificio con il nome di Vittore III. L’Abate Desiderio, oltre ad essere un uomo di fede, si rivelò un diplomatico lungimirante. Instaurò un dialogo volto alla pace ed alla collaborazione con i Normanni che, all’epoca, dominavano la zona. Durante il grande scisma mantenne buoni rapporti con la chiesa d’Oriente, tanto che da Bisanzio giunsero artisti ed architetti per aiutare nella ricostruzione dell’Abbazia che aveva subito una delle tante devastazioni della sua storia.I lavori terminarono nel 1071 e la cerimonia per la consacrazione della chiesa fu uno degli eventi più importanti dell’XI secolo, vi presero parte vescovi, arcivescovi ed i reali Normanni.

La vera importanza dell’Abbazia, tuttavia, ciò che l’ha resa nota in tutto il mondo è il lavoro dei monaci amanuensi che, instancabili, lavoravano nello scriptorium cercando di catturare più luce possibile per copiare antichi codici. E così, mentre ovunque c’erano le tenebre del Medioevo, in quest’Abbazia si lavorava per salvare le opere dei poeti, degli storici e dei naturalisti greci e latini. Non è un caso che Montecassino sia nota come “Il faro della Civiltà Occidentale”.

L’Abbazia ha tre chiostri. Nel primo, quello d’ingresso, è possibile ammirare il gruppo bronzeo raffigurante San Benedetto morente, dono del cancelliere tedesco Adenauer, mentre sotto il porticato si trova il mosaico del Cristo tra la Madonna e San Martino. Usciti dal primo chiostro si entra nel secondo, quello del Bramante. Quello che oggi possiamo ammirare è il frutto di una ricostruzione basata sull’originale disegno del 1595. E’ sicuramente il più scenografico ed ospita, ai piedi della gradinata, la statua di San Benedetto, miracolosamente scampata ai bombardamenti del 1944, e quella di sua sorella Santa Scolastica. Il terzo chiostro è quello dei benefattori, il cui disegno è attribuito ad Antonio da Sangallo il Giovane, la sua versione originale risale al 1513. Nel porticato sono state sistemate dal 1666 ben 24 grandi statue di Papi, Santi o Re.

La facciata della Basilica è caratterizzata da tre porte bronzee: quella centrale fu eseguita a Costantinopoli nel XI secolo e reca scolpito l’elenco dei possedimenti dell’abbazia, quelle laterali sono un dono del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi. All’interno della basilica, ricostruita secondo il disegno originario seicentesco con molti dei materiali recuperati dalle macerie, oltre alle splendide cappelle laterali, troviamo gli affreschi di Annigoni, che hanno sostituito in parte quelli di Giordano, andati distrutti nel 1944.L’altare maggiore è stato interamente ricostruito con elementi originali al di sopra del sepolcro di San Benedetto e Santa Scolastica.Al di sotto dell’altare si trova cripta, completamente rivestita di mosaici policromi. Fu realizzata nel 1544 scavando nella viva roccia della montagna e fu l’unico posto che scampò ai bombardamenti Alleati del secondo conflitto mondiale.

Oggi l’Abbazia dispone anche di un Museo, sorto nel 1980 in occasione delle celebrazioni per il quindicesimo centenario della nascita di San Benedetto (che custodisce, tra l’altro, una splendida Natività del Botticelli),  di una Biblioteca, le cui origini si fanno risalire alla prima metà del VI secolo, e di una foresteria.

INFORMAZIONI UTILI

L’ Abbazia può essere raggiunta in auto (c’è un comodo parcheggio) o con il bus navetta che parte dalla stazione ferroviaria di Cassino.

Chi lo desidera può essere accolto nella foresteria interna del monastero per vivere alcuni giorni di ritiro spirituale seguendo i ritmi della quotidianità monastica.

Per conoscere gli orari di apertura al pubblico visita il sito Abbazia di Montecassino.

Per altre idee su cosa visitare nelle vicinanza dell’Abbazia leggi anche: COSA VEDERE IN PROVINCIA DI FROSINONE

5 IDEE PER UN WEEK-END IN CILENTO

Che meraviglia il Cilento! Nonostante sia meno considerato rispetto alla più glamour Costiera Amalfitana, è capace di offrire infinite possibilità ad un viaggiatore attento. Gioielli architettonici e vere e proprie perle naturalistiche sono in attesa di essere scoperte! Un week-end è davvero troppo poco, ma può essere un ottimo punto di partenza per iniziare a conoscere meglio questo incantevole angolo di terra in cui i fiumi scavano teatri sotterranei e i templi della Magna Grecia si stagliano nel cielo, ancora maestosi dopo millenni.

Questo è l’itinerario che abbiamo seguito lo scorso settembre. Alcuni luoghi avevamo già deciso di visitarli, altri si sono aggiunti strada facendo, sentendo i racconti di guide e albergatori che abbiamo incontrato. Pronti, partenza, Via!

GROTTE DI PERTOSA – AULETTA

Suggestive e incredibilmente romantiche!

Le grotte sono il risultato di fenomeni tettonici che, nel corso dei millenni, ne hanno plasmato l’aspetto, grazie anche all’azione di erosione delle acque del Tanagro.

All’interno delle grotte c’è un piccolo porticciolo da cui si può prendere una barca che consente di attraversare il fiume sotterraneo, per poi proseguire con il percorso pedonale.

Suggerimento: indossate una felpa o una giacca, anche in piena estate la temperatura interna è intorno ai 15 gradi!

CASCATE DEI CAPELLI DI VENERE

Le cascate si trovano nel paesino di Casaletto Spartano, uno dei Comuni dell’area Sud del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Questo spettacolo della natura nasce dall’acqua del fiume Bussentino che scorre sulla roccia su cui vive la pianta “Capelvenere”. La cascata ha creato delle vasche naturali nel letto del fiume in cui è possibile anche fare il bagno… sempre che si riesca a sopportare la temperatura glaciale dell’acqua!

I capelli di Venere si trovano all’intero dell’Oasi dell’Area Capello che offre tantissime attrazioni agli amanti del trekking.

Per accedere alle cascate occorre munirsi di biglietto, acquistabile nell’infopoint situato all’ingresso. Il costo è di 3 euro, il biglietto consente di accedere alle cascate, all’oasi e all’area pic-nic.

CERTOSA DI PADULA

La Cerosa di Padula o di San Lorenzo è la più grande Certosa italiana e tra le maggiori d’Europa, si estende per ben 51.500 mq, divisi in chiostri, giardini, cortili, cucine, una chiesa, un cimitero ed un monumentale scalone ellittico.

La Certosa venne costruita per volontà di Tommaso II Sanseverino, conte di Marsico e signore del Vallo di Diano. I lavori iniziarono il 28 gennaio 1306 e fu totalmente restaurata in epoca barocca. Nel corso della sua lunga e travagliata storia la Certosa è stata usata per gli scopi più disparati e più volte abbandonata. Durante le due Guerre Mondiali venne usata come prigione. Nel secondo dopoguerra divenne la casa di 1000 orfani. Nel 1981 fu affidata alla Soprintendenza dei Beni Architettonici di Salerno e l’anno dopo iniziarono i lavori di restauro che ci hanno restituito la bellezza di questo monumentale complesso barocco. Nel 1998 la Certosa è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

CASA MUSEO DI JOE PETROSINO

Acquistando il biglietto per la Certosa di Padula abbiamo scoperto l’esistenza di questa casa-museo ed abbiamo deciso di visitarla. Le mie conoscenze su Petrosino erano alquanto scarne, per me era semplicemente un poliziotto italo-americano che aveva combattuto il crimine organizzato. Inoltre, sapendo che era morto a Palermo, ero convinta che avesse origini siciliane!…Invece no! Nacque a Padula il 30 agosto 1860, in una bella casa del centro storico, oggi diventata un museo in suo onore.

La visita è stata una piacevolissima esperienza, anche grazie alla nostra guida: il signor Nino Melito Petrosino, pronipote di Joe, che ci ha fatto conoscere l’uomo oltre che l’eroe.

PAESTUM

«Finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica.» (Goethe, Viaggio in Italia, 23 marzo 1787)

L’attuale area archeologica di Paestum sorge del comune di Capaccio, nella Piana del Sele.

L’antica città fondata dai Greci si chiamava, originariamente, Poseidonia in onore del dio del mare. Furono i Romani, dopo il dominio lucano, a darle il nome Paestum. La fine dell’Impero Romano decretò la fine anche dei fasti dell’antica città che, abbandonata e depredata, fu “riscoperta” solo molti secoli dopo quando divenne una tappa obbligata del Grand Tour.

I templi di Paestum, giunti fino a noi miracolosamente illesi, sono esempi unici dell’architettura della Magna Grecia, tutti di ordine dorico. Il più grande è il tempio di Nettuno, poi c’è la cosiddetta “Basilica” dedicata ad Era, ed infine il più piccolo, il tempio di Atena o di Cerere.