La Cerosa di Padula o di San Lorenzo è la più grande Certosa italiana e tra le maggiori d’Europa, si estende per ben 51.500 metri quadri, divisi in chiostri, giardini, cortili, cucine, una chiesa, un cimitero ed un monumentale scalone ellittico.
In questo articolo potrai scoprire un po’ di informazioni utili per organizzare la tua visita alla Certosa di Padula, ma anche notizie sulla storia ed il territorio che circonda questo luogo straordinario che, dal 1998, è entrato a far parte dei siti UNESCO.
LA CERTOSA DI PADULA ED IL SUO TERRITORIO
La Certosa prende il nome dal Comune di Padula, una cittadina di circa 5.000 anime, situata nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno.
Padula ha origini antichissime. Grazie a dei ritrovamenti archeologici in località Civita, è stato possibile stimare che i primi insediamenti umani nella zona risalgano al XII secolo a.C. Sarebbe quindi da far risalire a questo periodo la fondazione della città di Cosilinum, l’antica Padula, molto probabilmente fondata dagli Enotri. Il nome attuale, invece, deriverebbe dal latino paludem, accusativo di palus, paludis, cioè palude, infatti in passato nella pianura sottostante si estendeva proprio un’area paludosa.
Sicuramente la fama di Padula è essenzialmente legata alla Certosa, tuttavia questa cittadina diede anche i natali a Giuseppe Petrosino, più noto come Joe. Un poliziotto italo- americano, pioniere nella lotta contro il crimine organizzato, morto eroicamente a Palermo nel 1909.
La Certosa di Padula venne costruita per volontà di Tommaso II Sanseverino, conte di Marsico e signore del Vallo di Diano. I lavori iniziarono il 28 gennaio 1306 e durarono fino al ‘700.
Una delle principali testimonianze di epoca barocca è proprio la grande facciata. Dall’atrio, poi, si passa alle scuderie, alle officine, alla farmacia e alle cantine. La chiesa conserva gli altari decorati con raffinati intarsi policromi in scagliola con inserti in madreperla, i cori lignei intagliati e intarsiati sono del primo Cinquecento, gli affreschi risalgono al XVI – XVIII secolo, mentre il pavimento a maioliche è settecentesco.
Il chiostro grande – che con i suoi 15.000 metri quadri è uno dei più grandi del mondo! – offre uno spettacolo unico grazie ad una struttura con due ordini di portici e ben 84 archi. Venne iniziato nel ‘500 e terminato alla fine del ‘700. Lungo il portico si aprono i quartieri dei certosini ed in fondo, in una torre ottagonale, lo scenografico scalone ellittico.
La certosa ha avuto una storia lunga e travagliata, durante la quale è stata usata per gli scopi più disparati e più volte abbandonata. Durante le due Guerre Mondiali venne usata come prigione, mentre nel secondo dopoguerra divenne la casa di 1000 orfani.
LA RINASCITA DELLA CERTOSA
Nel 1981 fu affidata alla Soprintendenza dei Beni Architettonici di Salerno e l’anno dopo iniziarono i lavori di restauro che ci hanno restituito la bellezza di questo monumentale complesso barocco. Nel 1998 la Certosa è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Oggi la certosa è un importante polo espositivo ed annualmente ospita alcune importanti mostre di carattere nazionale ed internazionale, come la rassegna triennale “Le opere ed i giorni”, ideata e creata da Achille Bonito Oliva. Gli artisti vengono invitati a realizzare nuovi interventi all’interno della Certosa in un’operazione di stimolo e confronto continuo con l’arte contemporanea.
LA CERTOSA DI PADULA: INFORMAZIONI UTILI
La Certosa è aperta dal mercoledì al lunedì, dalle 09:00 alle 19:30. L’ultimo ingresso è alle ore 18:45.
I biglietti, acquistabili presso la biglietteria posta nella Casa Alta, hanno un costo di 6 Euro per gli adulti e di 2 euro per i ragazzi tra i 18 ed i 25 anni. Bambini e ragazzi con meno di 18 anni accedono gratuitamente.
E’ anche possibile acquistare la Padula & Certosa card con validità di 48 ore, che consente di accedere, oltre alla Certosa, anche ai musei civici: museo multimediale, casa museo di Joe Petrosino, San Giovanni in Fonte. Il costo per gli adulti è di 10,00 Euro, mentre per i ragazzi tra i 18 ed i 25 anni è di 6,00 Euro.
La certosa è visitabile nell’abito di una visita guidata. Per informazioni più dettagliate e prenotazioni si può consultare i siti: Certosadipadula.org e Beniculturali.it
Il Cammino di San Michele è molto più di un itinerario di pellegrinaggio. È un viaggio che attraversa secoli di storia, antiche leggende e alcuni dei paesaggi più affascinanti d’Europa, seguendo le tracce dell’Arcangelo Michele, il guerriero celeste che, secondo la tradizione cristiana, sconfisse il Male.
Dalle coste dell’Irlanda fino alla Terra Santa, una sottile linea ideale collega alcuni dei più importanti santuari dedicati all’Arcangelo. È la cosiddetta Linea Sacra di San Michele, un percorso che da secoli alimenta racconti, pellegrinaggi e curiosità, sospeso tra fede, storia e mistero.
Il tratto italiano del Cammino di San Michele attraversa l’intera penisola, unendo la maestosa Sacra di San Michele, in Piemonte, al celebre Santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo, sul Gargano. Un itinerario che invita a rallentare il passo e a riscoprire il piacere del viaggio lento, tra abbazie medievali, borghi storici e paesaggi di straordinaria bellezza.
In questo articolo scopriremo le origini del Cammino di San Michele, la storia della Linea Sacra, i principali santuari europei e le tappe simbolo dell’itinerario italiano.
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Il Cammino di San Michele: tra storia e leggenda
Il fascino del Cammino di San Michele nasce dall’incontro tra realtà storica e tradizione religiosa.
Secondo una leggenda medievale, l’Arcangelo Michele avrebbe tracciato con un colpo della propria spada una linea invisibile che attraversa l’Europa da nord a sud, collegando alcuni dei più importanti santuari a lui dedicati. Questa direttrice ideale, conosciuta come Linea Sacra, continua ancora oggi ad affascinare pellegrini, studiosi e viaggiatori.
Al di là dell’aspetto leggendario, la diffusione del culto micaelico rappresenta uno dei fenomeni religiosi più significativi del Medioevo. Lungo le principali vie percorse da pellegrini, mercanti ed eserciti sorsero infatti numerosi luoghi di culto dedicati all’Arcangelo, considerato il difensore della fede e il comandante delle schiere celesti.
Nell’iconografia cristiana San Michele è raffigurato come un guerriero che sconfigge il demonio. Furono proprio queste caratteristiche a renderlo particolarmente caro ai Longobardi, che dopo la conversione al Cristianesimo identificarono nell’Arcangelo le virtù militari un tempo attribuite al dio Odino.
Durante il loro dominio in Italia favorirono la costruzione di numerose chiese e abbazie dedicate a San Michele e contribuirono a trasformare il Santuario di Monte Sant’Angelo, sul Gargano, nel principale centro del culto micaelico della penisola.
I santuari della Linea Sacra
La cosiddetta Linea Sacra di San Michele si svilupperebbe per oltre 3.000 chilometri, collegando sette importanti santuari dedicati all’Arcangelo.
Secondo la tradizione, questi luoghi sorgono lungo un’unica direttrice perfettamente allineata, che dall’Irlanda raggiunge Israele attraversando l’Europa occidentale.
Santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo (Puglia, Italia)
Monastero dell’Arcangelo Michele (Isola di Symi, Grecia)
Monastero Stella Maris sul Monte Carmelo (Israele)
Tra questi, i tre luoghi simbolo sono Mont Saint-Michel, la Sacra di San Michele e il Santuario di Monte Sant’Angelo.
Secondo una delle tradizioni più affascinanti, questi tre santuari sarebbero equidistanti tra loro e allineati con il tramonto del sole durante il solstizio d’estate. Sebbene questa teoria continui ad alimentare il fascino della Linea Sacra, non esistono prove storiche o scientifiche che confermino un progetto unitario nella costruzione dei santuari. Ciò non toglie nulla al loro straordinario valore culturale, artistico e spirituale, che continua ancora oggi ad attirare migliaia di pellegrini e viaggiatori provenienti da tutto il mondo.
L’itinerario italiano del Cammino di San Michele
Il Cammino di San Michele in Italia è un progetto relativamente recente, nato con l’obiettivo di recuperare antichi percorsi di pellegrinaggio e valorizzare il patrimonio storico, religioso e naturalistico attraversato dall’itinerario.
Il tracciato collega la Sacra di San Michele, alle porte di Torino, con il Santuario di Monte Sant’Angelo, sul Gargano, sviluppandosi per circa 1.450 chilometri.
Non si tratta di un unico sentiero storico, bensì di un vero e proprio “cammino di cammini”. Lungo il percorso, infatti, l’itinerario intercetta e condivide tratti con altre importanti vie di pellegrinaggio italiane, come la Via Francigena, la Via degli Abati, la Via delle Città Etrusche e gli antichi tratturi dell’Appennino.
Il Cammino può essere affrontato a piedi, in bicicletta o a cavallo e attraversa alcune delle regioni più suggestive d’Italia, offrendo l’occasione di scoprire abbazie medievali, piccoli borghi, aree naturali protette e tradizioni locali che raccontano secoli di storia.
Più che una semplice esperienza escursionistica, il Cammino di San Michele rappresenta un invito a rallentare il ritmo, lasciandosi guidare dalla bellezza dei luoghi e dal valore del viaggio lento.
Per informazioni aggiornate sul percorso, sulle tappe e sulle credenziali del pellegrino è consigliabile consultare il sito ufficiale del Cammino.
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Le due tappe simbolo del Cammino di San Michele
Anche se il Cammino di San Michele attraversa numerosi territori e tocca decine di luoghi di interesse storico e religioso, esistono due santuari che ne rappresentano l’anima. Idealmente segnano l’inizio e la conclusione dell’itinerario italiano, ma meritano una visita anche indipendentemente dal pellegrinaggio. Entrambi, infatti, custodiscono un patrimonio artistico, spirituale e paesaggistico di straordinario valore.
La Sacra di San Michele
Arroccata sulla cima del Monte Pirchiriano, all’ingresso della Val di Susa, la Sacra di San Michele domina il paesaggio piemontese da oltre mille anni.
Costruita tra il X e l’XI secolo, questa imponente abbazia è uno dei simboli del Piemonte e rappresenta una delle più celebri architetture medievali d’Europa. La sua posizione, sospesa tra cielo e montagna, contribuisce a renderla uno dei luoghi più suggestivi dell’intero Cammino di San Michele.
L’accesso al complesso avviene attraverso la spettacolare Scalinata dei Morti, così chiamata perché in passato ospitava alcune tombe di monaci. Salendo verso la chiesa abbaziale si percepisce immediatamente l’atmosfera austera e solenne che caratterizza tutto il complesso.
La chiesa, completata nel XII secolo, custodisce le tombe di alcuni membri di Casa Savoia, mentre dalle terrazze panoramiche lo sguardo abbraccia tutta la Val di Susa, regalando una vista che da sola vale il viaggio.
La Sacra è conosciuta anche dagli appassionati di letteratura: fu infatti fonte d’ispirazione per Umberto Eco nella creazione dell’abbazia protagonista del romanzo Il nome della rosa. Pur non essendo la ricostruzione esatta del monastero immaginato dallo scrittore, il fascino delle sue architetture medievali e della sua posizione isolata richiama inevitabilmente le atmosfere del celebre romanzo.
Visitare la Sacra di San Michele significa immergersi in un luogo dove arte, storia e spiritualità convivono in perfetto equilibrio.
Il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo
All’estremità meridionale del Cammino di San Michele, nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, sorge uno dei più importanti luoghi di culto dell’intera cristianità: il Santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant’Angelo.
La tradizione racconta che tutto ebbe inizio nel 490 d.C., quando l’Arcangelo Michele apparve per tre volte al vescovo di Siponto, San Lorenzo Maiorano, indicando una grotta naturale come luogo destinato alla sua venerazione.
Fu proprio attorno a questa grotta che nacque il santuario, divenuto nel corso dei secoli una meta privilegiata per pellegrini, sovrani e pontefici.
La particolarità di questo luogo è legata proprio alla Grotta dell’Arcangelo, cuore spirituale del santuario. Secondo la tradizione, essa non venne consacrata da mani umane, ma direttamente da San Michele. Per questo motivo il complesso ricevette il titolo di Celeste Basilica, un privilegio unico nella cristianità.
Nel Medioevo il santuario rappresentava una delle principali tappe dei pellegrinaggi verso la Terra Santa e contribuì in modo decisivo alla diffusione del culto micaelico in tutta Europa.
Oggi il complesso, riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nell’ambito del sito seriale I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.), continua ad accogliere migliaia di visitatori ogni anno, attratti non solo dal suo profondo significato religioso, ma anche dal fascino di una storia che attraversa quindici secoli.
Consigli utili per percorrere il Cammino di San Michele
Il Cammino di San Michele può essere affrontato integralmente oppure suddiviso in singole tappe, da percorrere in momenti diversi dell’anno.
I periodi migliori sono la primavera e l’autunno, quando le temperature sono miti e consentono di affrontare il percorso con maggiore tranquillità. Durante l’estate, soprattutto nelle regioni meridionali, il caldo può rendere alcune tappe particolarmente impegnative.
Prima della partenza è consigliabile pianificare con attenzione l’itinerario, verificando la disponibilità delle strutture ricettive e le condizioni dei sentieri. Chi desidera vivere il Cammino come un autentico pellegrinaggio può richiedere la Credenziale del Pellegrino, che permette di raccogliere i timbri lungo il percorso e testimonia il viaggio compiuto.
Come ogni cammino storico, anche questo invita a rallentare. Non è una gara né una semplice escursione: è un percorso fatto di incontri, paesaggi, piccoli borghi, abbazie e luoghi dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso.
Il Cammino di San Michele: un viaggio tra fede, storia e paesaggi senza tempo
Percorrere il Cammino di San Michele significa attraversare l’Italia seguendo una delle tradizioni spirituali più affascinanti del Medioevo.
Che si scelga di affrontarne l’intero itinerario o di visitarne soltanto alcune tappe, questo percorso offre molto più di un’esperienza escursionistica. È un viaggio che unisce arte, natura, storia e spiritualità, attraversando castelli, abbazie, montagne e piccoli borghi che raccontano secoli di cultura europea.
In fondo è proprio questo il fascino del Cammino di San Michele: non conta soltanto la destinazione, ma tutto ciò che si scopre lungo la strada.
Arte sacra a Palermo: un itinerario tra chiese, mosaici e capolavori senza tempo.
Palermo è una città che non si lascia raccontare con un solo aggettivo. Mediterranea e nordica, araba e normanna, barocca e contemporanea: il suo fascino nasce proprio dall’incontro di civiltà che, nel corso dei secoli, hanno lasciato un’impronta indelebile nel suo volto.
I numerosi nomi con cui è stata chiamata raccontano meglio di qualsiasi libro la sua storia millenaria: Zyz, “fiore”, per i Fenici; Panormos, “ampio porto”, per i Greci; Panormus per i Romani; Balarm durante la dominazione araba; Balermus in epoca normanna. Ogni popolo ha aggiunto un tassello alla sua identità, trasformandola in una delle città culturalmente più ricche del Mediterraneo.
Passeggiare per Palermo significa attraversare oltre duemila anni di storia. Chiese, monasteri, palazzi e conventi custodiscono un patrimonio artistico che racconta l’incontro tra Oriente e Occidente, tra il mondo bizantino, la cultura islamica e la tradizione latina. Non sorprende che molti di questi monumenti facciano parte dell’Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.
Raccontare Palermo in un solo articolo sarebbe impossibile. Per questo ho deciso di iniziare da uno dei suoi aspetti più affascinanti: l’arte sacra. Un itinerario tra chiese, monasteri e luoghi di spiritualità che prosegue anche nei vicini capolavori di Monreale e Cefalù, dove fede, arte e storia si fondono in un equilibrio perfetto.
ARTE SACRA A PALERMO: LA CAPPELLA PALATINA
“La più bella chiesa del mondo, il più sorprendente gioiello religioso sognato dal pensiero umano.” – Con queste parole Guy de Maupassant descrisse la Cappella Palatina durante il suo viaggio in Sicilia. Un giudizio che, ancora oggi, appare tutt’altro che esagerato.
La cappella si trova all’interno del Palazzo dei Normanni, antica residenza dei sovrani di Sicilia e oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana. Fu fatta costruire da Ruggero II a partire dal 1129 e rappresenta una delle massime espressioni dell’arte arabo-normanna, capace di fondere armoniosamente culture e tradizioni apparentemente lontane.
L’interno è un autentico capolavoro. Le pareti, il transetto e la cupola sono interamente rivestiti da splendidi mosaici bizantini che illustrano episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. A dominare la scena è il maestoso Cristo Pantocratore, una delle immagini più celebri dell’arte medievale europea, che con il suo sguardo sembra accogliere il visitatore in un’atmosfera di profonda spiritualità.
Ma la Cappella Palatina non colpisce soltanto per i mosaici. Basta alzare gli occhi verso il soffitto ligneo per cogliere uno degli elementi più sorprendenti dell’edificio: uno straordinario soffitto a muqarnas, decorato secondo la tradizione islamica con raffinati motivi geometrici e pittorici. È la dimostrazione più evidente di come, nella Palermo del XII secolo, il dialogo tra culture diverse fosse capace di generare opere d’arte uniche al mondo.
Visitare la Cappella Palatina significa entrare nel cuore della Sicilia normanna, in un luogo dove Oriente e Occidente convivono con un’armonia sorprendente.
CATTEDRALE DI PALERMO: UN VIAGGIO ATTRAVERSO MILLE ANNI DI STORIA
Più che una semplice chiesa, la Cattedrale di Palermo è il racconto in pietra della storia della città.
Nel corso dei secoli l’edificio è stato modificato più volte, assumendo elementi normanni, gotici, rinascimentali e neoclassici che convivono in un insieme architettonico unico. Ogni epoca ha lasciato il proprio segno, trasformando il Duomo in una sorta di museo a cielo aperto dell’arte siciliana.
La cattedrale è dedicata alla Vergine Maria Assunta, ma il cuore della devozione dei palermitani è la splendida Cappella di Santa Rosalia, patrona della città. Qui è custodita la preziosa urna d’argento che conserva le reliquie della santa, uno dei capolavori dell’oreficeria barocca siciliana, realizzata nella prima metà del Seicento.
Le tombe dei re di Sicilia
Uno dei motivi principali per visitare la Cattedrale è la presenza delle Tombe Reali, che custodiscono le sepolture di alcuni dei protagonisti della storia medievale europea.
Tra queste spicca il monumentale sarcofago in porfido rosso dell’imperatore Federico II di Svevia, il celebre Stupor Mundi, figura centrale della cultura e della politica del Medioevo. Accanto a lui riposano il padre Enrico VI, la madre Costanza d’Altavilla, il nonno Ruggero II e la moglie Costanza d’Aragona.
Camminare tra queste sepolture significa ripercorrere una delle stagioni più straordinarie della storia del Regno di Sicilia.
Arte sacra a Palermo: il Tesoro della Cattedrale
L’Area Monumentale comprende anche il Tesoro della Cattedrale, dove sono conservati preziosi oggetti liturgici, paramenti sacri, reliquiari e antichi manufatti appartenuti alla famiglia reale.
Tra le opere più celebri spicca la magnifica corona di Costanza d’Altavilla, uno dei simboli della monarchia normanna e uno dei gioielli medievali più importanti d’Europa.
Palermo vista dall’alto
La visita può concludersi salendo sui tetti della Cattedrale.
Da qui si gode uno dei panorami più belli di Palermo: le cupole, i campanili, i tetti del centro storico e, sullo sfondo, il profilo del Monte Pellegrino raccontano la città da una prospettiva completamente diversa.
Per chi ama la storia, l’arte e l’architettura, la Cattedrale di Palermo rappresenta una tappa imprescindibile, capace di racchiudere in un unico luogo quasi mille anni di vicende politiche, artistiche e religiose.
PALERMO DARK: LE CATACOMBE DEI CAPPUCCINI
Palermo sa sorprendere anche quando mostra il suo volto più enigmatico.
Se le grandi chiese raccontano la magnificenza dell’arte sacra, le Catacombe dei Cappuccini conducono il visitatore in una dimensione completamente diversa, dove storia, antropologia e spiritualità si intrecciano in un’esperienza tanto insolita quanto affascinante.
Le catacombe si trovano sotto il Convento dei Cappuccini, nel quartiere Cuba, annesso alla chiesa di Santa Maria della Pace. Il convento fu edificato nel XVI secolo su strutture preesistenti e, nel tempo, divenne il luogo di sepoltura prediletto dell’aristocrazia palermitana, del clero e della ricca borghesia cittadina.
Oggi ospitano circa 8.000 corpi mummificati, disposti lungo i corridoi secondo criteri ben precisi: uomini, donne, bambini, religiosi, professionisti e nobili occupano gallerie differenti, quasi a ricreare una città silenziosa dove il tempo sembra essersi fermato.
Le particolari condizioni climatiche e i metodi di conservazione utilizzati dai frati permisero una straordinaria mummificazione naturale dei corpi, rendendo questo luogo uno dei più celebri complessi funerari d’Europa.
La figura più conosciuta è quella della piccola Rosalia Lombardo, morta nel 1920 all’età di due anni e soprannominata “la bella addormentata”. Il suo corpo, perfettamente conservato, continua ancora oggi a suscitare stupore e commozione.
Visitare le Catacombe dei Cappuccini significa confrontarsi con una diversa concezione della morte, profondamente radicata nella cultura siciliana, dove il ricordo dei defunti diventa parte integrante della memoria collettiva.
ARTE SACRA A PALERMO: CHIESA DI SAN GIOVANNI DEGLI EREMITI
Il percorso dedicato all’arte sacra a Palermo prosegue con uno dei simboli più iconici della città arabo-normanna, la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti.
Le sue cinque caratteristiche cupole rosse emergono tra palme, agrumi e giardini mediterranei, creando uno degli scorci più fotografati della città.
Edificata nel XII secolo durante il regno di Ruggero II, la chiesa rappresenta uno degli esempi più affascinanti dell’architettura siculo-normanna. Le sue linee essenziali, il chiostro raccolto e la semplicità degli spazi trasmettono un senso di pace che contrasta piacevolmente con il vivace centro storico circostante.
L’aspetto esterno richiama sorprendentemente l’architettura islamica. Non è un caso che la scrittrice inglese Frances Minto Elliot, nel suo Diary of an Idle Woman in Sicily, osservasse come l’edificio avrebbe potuto trovarsi “a Baghdad o a Damasco”, sottolineando la straordinaria fusione tra elementi orientali e tradizione cristiana.
Anche questa chiesa fa parte dell’Itinerario Arabo-Normanno UNESCO, testimonianza di una stagione storica in cui culture diverse riuscirono a convivere e ad arricchirsi reciprocamente.
CHIESE DELLA MARTORANA E DI SAN CATALDO
Piazza Bellini rappresenta uno dei luoghi più suggestivi per scoprire l’arte sacra a Palermo.
Qui, a pochi passi l’una dall’altra, sorgono due chiese che raccontano l’anima multiculturale della città: Santa Maria dell’Ammiraglio, universalmente conosciuta come Martorana, e la vicina Chiesa di San Cataldo.
Fondata nel XII secolo da Giorgio d’Antiochia, ammiraglio del re Ruggero II, la Martorana custodisce alcuni dei mosaici bizantini più raffinati d’Italia. Le superfici dorate riflettono la luce creando un’atmosfera quasi irreale, mentre le decorazioni raccontano episodi della tradizione cristiana orientale.
Ancora oggi la chiesa appartiene all’Eparchia di Piana degli Albanesi e celebra la liturgia secondo il rito bizantino, rappresentando uno dei più importanti punti di riferimento della comunità italo-albanese di Sicilia.
Accanto alla Martorana sorge San Cataldo, immediatamente riconoscibile per le sue tre cupole rosse che sembrano richiamare il profilo di una moschea.
L’edificio, costruito anch’esso nel XII secolo, ha attraversato una storia singolare: nel corso dei secoli fu adibito agli usi più diversi, persino a ufficio postale, prima di essere restituito al culto nel Novecento.
Osservate insieme, queste due chiese raccontano meglio di qualsiasi manuale la straordinaria contaminazione artistica che rese Palermo una delle capitali culturali del Mediterraneo medievale.
ARTE SACRA A PALERMO CHIESA DEL GESÙ
Se la Palermo normanna affascina per il dialogo tra Oriente e Occidente, la Chiesa del Gesù, conosciuta anche come Casa Professa, sorprende per l’opulenza del suo barocco.
Costruita dai Gesuiti alla fine del Cinquecento nell’antico quartiere ebraico della città, la chiesa avrebbe dovuto essere inizialmente piuttosto sobria. Nel corso del Seicento, però, venne progressivamente arricchita fino a trasformarsi in uno dei più spettacolari esempi del barocco siciliano.
L’esterno, semplice e austero, non lascia immaginare ciò che attende il visitatore oltre il portale.
L’interno è una vera esplosione di stucchi, marmi policromi, bassorilievi, affreschi e decorazioni scultoree che ricoprono ogni superficie disponibile. La luce filtra dalle alte finestre esaltando il bianco degli stucchi e i colori delle tarsie marmoree, creando un effetto scenografico di straordinaria eleganza.
Entrare nella Chiesa del Gesù significa assistere alla piena affermazione del gusto barocco, dove arte, fede e spettacolarità si fondono in un linguaggio capace ancora oggi di stupire.
CHIESA DEL SANTISSIMO SALVATORE
Lungo il Cassaro, l’attuale Corso Vittorio Emanuele, si trova un’altra delle grandi chiese monumentali di Palermo: il Santissimo Salvatore.
La sua storia affonda le radici nell’XI secolo, quando Roberto il Guiscardo ne promosse la costruzione come monastero delle monache basiliane di rito greco.
Secondo la tradizione, proprio qui trascorse parte della sua giovinezza Costanza d’Altavilla, destinata a diventare regina di Sicilia, moglie di Enrico VI di Svevia e madre dell’imperatore Federico II. La sua vicenda personale rappresenta uno dei capitoli più affascinanti della storia medievale europea.
Nel XVI secolo l’antico edificio normanno venne completamente ricostruito, assumendo l’aspetto monumentale che conserva ancora oggi. Successivamente fu arricchito da una grande cupola barocca che domina il centro storico della città.
Oggi uno dei motivi principali per visitare questa chiesa è proprio la possibilità di salire sulla cupola.
Dall’alto lo sguardo abbraccia i tetti di Palermo, le cupole delle sue chiese, il profilo del mare e il Monte Pellegrino, offrendo una prospettiva privilegiata sulla complessità urbanistica e sulla straordinaria bellezza del capoluogo siciliano.
ARTE SACRA A PALERMO E DINTORNI: DUOMO DI MONREALE
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A pochi chilometri da Palermo, sulle pendici del Monte Caputo, sorge Monreale, una cittadina che custodisce uno dei massimi capolavori dell’arte medievale europea.
Il suo celebre Duomo, fatto edificare nel 1174 dal re normanno Guglielmo II, rappresenta il punto più alto della straordinaria stagione artistica che, tra XII e XIII secolo, trasformò la Sicilia in un crocevia di culture, religioni e tradizioni.
L’esterno, severo e monumentale, richiama l’aspetto delle grandi cattedrali normanne, quasi una fortezza destinata a proteggere uno dei tesori più preziosi dell’isola.
Varcata la soglia, però, ogni aspettativa viene completamente ribaltata.
L’interno lascia letteralmente senza fiato. Oltre 6.300 metri quadrati di mosaici bizantini rivestono quasi ogni superficie della chiesa, raccontando, come un immenso libro illustrato, gli episodi principali dell’Antico e del Nuovo Testamento.
A dominare l’intero edificio è l’imponente figura del Cristo Pantocratore, raffigurato nel catino absidale. Il suo volto, solenne e misericordioso al tempo stesso, accompagna lo sguardo del visitatore da qualsiasi punto della navata e rappresenta una delle immagini più iconiche dell’arte bizantina.
La visita merita qualche minuto in più anche per il magnifico Chiostro dei Benedettini, impreziosito da oltre duecento colonne decorate, tutte diverse tra loro, che costituiscono uno degli esempi più raffinati della scultura medievale italiana.
Dal 2015 il Duomo di Monreale è inserito, insieme ai principali monumenti normanni di Palermo e Cefalù, nel sito UNESCO “Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale”.
DUOMO DI CEFALU’
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L’ultima tappa del percorso dedicato all’arte sacra a Palermo e dintorni si raggiunge proseguendo lungo la costa settentrionale della Sicilia e raggiungendo Cefalù, uno dei borghi più belli d’Italia, dominato dall’imponente sagoma della Rocca e affacciato su un mare di straordinaria bellezza.
Qui sorge un’altra delle grandi cattedrali normanne dell’isola.
Secondo la leggenda, il Duomo di Cefalù nacque da un voto pronunciato da Ruggero II durante una violenta tempesta. Scampato al naufragio, il sovrano avrebbe promesso di costruire una grande chiesa nel luogo in cui sarebbe approdato.
La realtà storica racconta probabilmente un progetto politico molto più ambizioso: la volontà di creare una cattedrale dinastica capace di celebrare il prestigio del Regno di Sicilia e della monarchia normanna.
L’edificio, iniziato nel 1131, presenta l’imponente facciata fortificata con le due torri gemelle, simbolo del potere religioso e temporale.
Anche in questo caso è l’interno a custodire il tesoro più prezioso.
Nel presbiterio risplendono gli straordinari mosaici bizantini, realizzati da maestranze orientali chiamate appositamente in Sicilia da Ruggero II. Ancora una volta la scena è dominata dal maestoso Cristo Pantocratore, che sembra accogliere i fedeli con uno sguardo intenso e profondamente umano.
Pur essendo meno estesi rispetto a quelli di Monreale, i mosaici di Cefalù sono considerati tra le più alte espressioni dell’arte musiva medievale europea, grazie all’eleganza delle figure, alla luminosità dell’oro e alla straordinaria qualità esecutiva.
Anche il Duomo di Cefalù fa parte del sito UNESCO dedicato all’itinerario arabo-normanno della Sicilia.
ARTE SACRA A PALERMO: UN ITINERARIO TRA FEDE, ARTE E STORIA
Percorre questo itinerario all’insegna dell’arte sacra a Palermo e dintorni significa molto più che ammirare splendidi edifici religiosi.
Ogni mosaico, ogni cupola, ogni chiostro racconta il dialogo tra popoli che, nel corso dei secoli, hanno trasformato la Sicilia in uno dei più straordinari laboratori culturali del Mediterraneo.
Normanni, Bizantini, Arabi, Latini e, più tardi, gli artisti del Barocco non hanno semplicemente lasciato monumenti: hanno costruito un’identità che ancora oggi rende Palermo una città diversa da qualsiasi altra.
È proprio questa straordinaria contaminazione culturale a rendere l’arte sacra palermitana così affascinante. Qui le chiese non sono soltanto luoghi di culto, ma pagine di storia scolpite nella pietra, impreziosite dall’oro dei mosaici e illuminate dalla luce del Mediterraneo.
Forse è questo il motivo per cui Palermo continua a sorprendere chi la visita.
Perché dietro ogni portale si nasconde un frammento di Oriente, dietro ogni chiostro riaffiora un pezzo d’Europa e, tra le navate di queste antiche basiliche, il passato continua a dialogare con il presente.
Lasciare Palermo significa portare con sé molto più di qualche fotografia. Significa conservare il ricordo di una città che ha saputo trasformare l’incontro tra culture diverse in un patrimonio artistico di inestimabile valore, capace ancora oggi di emozionare, raccontare e ispirare.
CONSIGLI UTILI
Organizzare un itinerario dedicato all’arte sacra a Palermo significa prepararsi a un viaggio nella storia, ma anche tenere conto di alcuni aspetti pratici per vivere al meglio l’esperienza.
Quanto tempo serve per visitare Palermo?
Per scoprire con calma le principali testimonianze dell’arte sacra a Palermo sono consigliabili almeno tre giorni.
Il centro storico della città raccoglie molti dei luoghi più importanti, come la Cappella Palatina, la Cattedrale, la Martorana, San Cataldo e la Chiesa del Gesù, tutti facilmente raggiungibili a piedi.
Per completare l’itinerario è necessario aggiungere una mezza giornata per visitare il Duomo di Monreale, mentre Cefalù merita almeno una giornata intera, soprattutto se si desidera abbinare il patrimonio artistico alla bellezza del borgo e del mare.
Qual è il periodo migliore per visitare Palermo?
Palermo è una città visitabile tutto l’anno, ma i periodi migliori sono sicuramente la primavera e l’autunno.
Nei mesi di aprile, maggio, settembre e ottobre il clima è piacevole e permette di passeggiare nel centro storico senza il caldo intenso dell’estate. Inoltre, le temperature più miti rendono più piacevoli anche le visite ai monumenti e le eventuali salite sulle terrazze panoramiche della Cattedrale e del Santissimo Salvatore.
L’estate resta un periodo suggestivo per vivere l’atmosfera mediterranea della città, ma è consigliabile organizzare le visite nelle prime ore della giornata o nel tardo pomeriggio.
Biglietti e prenotazioni
Non tutte le chiese prevedono un ingresso a pagamento.
Alcuni luoghi, come diverse chiese del centro storico, possono essere visitati gratuitamente o con un’offerta libera; altri, invece, richiedono un biglietto per accedere alle aree monumentali.
Tra le visite a pagamento più importanti ci sono:
Cappella Palatina, all’interno del Palazzo dei Normanni;
Area Monumentale della Cattedrale di Palermo, che comprende tetti, tombe reali, tesoro e cripta;
Duomo di Monreale, con il complesso monumentale e il chiostro.
È sempre consigliabile verificare gli orari aggiornati prima della visita, perché alcuni monumenti possono avere giorni di chiusura o variazioni stagionali.
Come muoversi tra Palermo, Monreale e Cefalù?
Il centro storico di Palermo si visita comodamente a piedi: questa è anche la soluzione migliore per cogliere l’atmosfera dei suoi vicoli, delle piazze e dei mercati storici.
Per raggiungere Monreale si può utilizzare il trasporto pubblico oppure un’auto privata. Cefalù, invece, è facilmente collegata a Palermo anche tramite treno e rappresenta una splendida escursione giornaliera.
Chi desidera approfondire la storia e i significati artistici dei monumenti può valutare una visita guidata: molti dettagli dell’arte bizantina, normanna e barocca rischiano infatti di passare inosservati senza un adeguato contesto storico.
Arte sacra a Palermo: Un ultimo consiglio
Palermo non è una città da visitare frettolosamente.
I suoi tesori richiedono tempo e attenzione: fermarsi davanti a un mosaico, osservare la luce che attraversa una cupola o lasciarsi sorprendere dall’incontro tra culture diverse fa parte dell’esperienza tanto quanto raggiungere il monumento stesso.
Perché il vero fascino dell’arte sacra a Palermo non risiede soltanto nella bellezza delle sue chiese, ma nelle storie che esse continuano a raccontare dopo secoli.
Ravenna è una di quelle città che sorprendono per i dettagli.
A un primo sguardo può sembrare raccolta e discreta, ma basta varcare la soglia di una delle sue basiliche per ritrovarsi immersi in un universo di mosaici dorati, cupole scintillanti e testimonianze che raccontano uno dei periodi più affascinanti della storia europea.
Per secoli Ravenna è stata capitale dell’Impero Romano d’Occidente, del regno degli Ostrogoti e dell’Esarcato bizantino. Un’eredità straordinaria che oggi le è valsa il riconoscimento di otto monumenti Patrimonio UNESCO, rendendola una delle città italiane con la più alta concentrazione di siti dichiarati patrimonio dell’umanità.
Se stai programmando un viaggio in Emilia-Romagna, ecco 10 motivi per visitare Ravenna e lasciarti conquistare da una città che riesce a unire arte, storia e un’atmosfera sorprendentemente rilassata.
RAVENNA: LA BASILICA DI SAN VITALE
Fonte: Pixabay
E’ un capolavoro dell’arte paleocristiana e bizantina, oltre che uno dei più famosi ed importanti luoghi di culto cattolici di Ravenna.
Tra i magnifici mosaici che decorano l’interno della Basilica ci sono anche quelli celeberrimi che ritraggono il corteo dell’Imperatore Giustiniano e della moglie Teodora.
IL MAUSOLEO DI GALLA PLACIDIA
Secondo la tradizione Galla Placidia, figlia di Teodosio e reggente dell’Impero romano d’Occidente per il figlio Valentiniano III, avrebbe fatto costruire questo mausoleo per sé, il marito Costanzo III e il fratello Onorio. Tuttavia è molto probabile che l’edificio non venne mai utilizzato come tomba di Galla Placidia, poiché le fonti riportano che essa morì a Roma nel 450 e lì fu sepolta nel Mausoleo Onoriano.
IL BATTISTERO NEONIANO
Prende il nome dal vescovo Neone che ne fece proseguire la costruzione dopo il suo predecessore Orso, ma è anche noto come Battistero degli Ortodossi. Oggi il Battistero appare “interrato” di circa 2 metri a causa del fenomeno della subsidenza, tipico di Ravenna. Ha una pianta di forma ottagonale, la numerologia, infatti, associava l’otto con la resurrezione, essendo la somma di sette, il tempo, più uno, Dio Padre.
IL BATTISTERO DEGLI ARIANI
Era il battistero della antica cattedrale ariana, oggi denominata Chiesa dello Spirito Santo.
Teodorico, di culto ariano, tentò di far convivere pacificamente i goti di culto ariano ed i latini di culto ortodosso, costruendo quartieri ed edifici di culto distinti.
Questo è l’unico battistero costruito in Italia appositamente per il culto ariano.
LA CAPPELLA DEL PALAZZO ARCIVESCOVILE DI RAVENNA
Si tratta dell’unico monumento di natura ortodossa ad essere stato costruito durante il regno di Teodorico; la Cappella Arcivescovile, nota anche come Cappella di Sant’Andrea, è l’antico oratorio dell’Episcopio ravennate, voluta dal Vescovo Pietro II e dedicata a San Pietro Crisologo, arcivescovo di Ravenna dal 433 al 450.
Fonte: PixabayFonte: PixabayMosaici di Ravenna
LA BASILICA DI SANT’APOLLINARE NUOVO
La basilica fu fatta erigere dal re goto Teodorico nel 505 come chiesa palatina, cioè ad uso della sua corte. Quando Ravenna venne conquistata dall’Impero bizantino tutti gli edifici legati ai goti e all’arianesimo furono integrati al culto cattolico e l’ex basilica teodoriciana venne riconsacrata a San Martino di Tours, difensore della fede cattolica e avversario di ogni eresia.
La basilica assunse il suo nome attuale solo intorno al IX secolo dopo che vi furono portate le reliquie di sant’Apollinare, primo vescovo di Ravenna, dall’omonima basilica di Classe per sottrarle al pericolo delle scorrerie dei pirati.
Come tutte le chiese di Ravenna, anche Sant’Apollinare Nuovo è decorata con meravigliosi e coloratissimi mosaici.
IL MAUSOLEO DI TEODORICO
E’ la più celebre costruzione funeraria degli Ostrogoti.
Il monumento fu costruito all’esterno della cerchia muraria della città, in una zona da tempo occupata da una necropoli.
La costruzione si distingue da tutte le altre presenti in città per il fatto di non essere costruita in mattoni, ma con blocchi di pietra d’Aurisina per ricordare il Palazzo di Diocleziano a Spalato; il mausoleo ha una pianta decagonale e la sua caratteristica più sorprendente è la “cupola”, formata da un unico ed enorme monolite a forma di calotta, anch’esso in pietra Aurisina, di 10,76 metri di diametro e 3,09 di altezza, per un peso di circa 230 tonnellate.
LA BASILICA DI SANT’APOLLINARE IN CLASSE
Fonte: Pixabay
Fu costruita e finanziata nella prima metà del VI secolo dal banchiere Giuliano Argentario ed è stata dedicata a sant’Apollinare, il primo vescovo di Ravenna, sul luogo del martirio, dove sono i resti di alcune parti delle sue spoglie.
Con la Basilica di Sant’Apollinare in Classe si conclude la visita tra i monumenti paleocristiani di Ravenna, un sito seriale inserito dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’umanità nel 1996.
Il Sommo Poeta visse gli ultimi anni della propria esistenza nella città romagnola, morendovi nel 1321. Sul letto di morte Dante Alighieri volle essere vestito col saio francescano e scelse come luogo di sepoltura il convento dei Frati Minori, arrivati a Ravenna nel 1261.
Il giorno dopo il decesso il corpo del poeta fu sepolto nello stesso sarcofago in cui si trova attualmente. Tuttavia fu proprio da quel momento che iniziarono i problemi. Prima i resti mortale di Dante diventarono oggetto di una lunga contesa con i fiorentini, poi furono trafugati e posti in una una cassetta – oggi conservata nel museo Dantesco- nascosta in un luogo ritenuto sicuro.
La cassetta con i resti del poeta venne ritrovata casualmente durante dei lavori di restauro il 27 maggio 1865. Durante la seconda guerra mondiale fu nuovamente nascosta per evitare che i bombardamenti la distruggessero. Infine fu ricollocata nel tempietto il 19 dicembre 1945.
LA CRIPTA DELLA BASILICA DI SAN FRANCESCO
Restando nella cosiddetta zona dantesca della città, si può visitare la Basilica di San Francesco.
Al disotto del presbiterio si trova la cripta, raggiungibile tramite una doppia rampa di scale ed avente come ingresso una piccola finestra ad arco da cui è possibile vederla senza accedervi. La cripta è a tre navate, coperta con volte a crociera e sul suo pavimento ci sono antichi mosaici. L’aspetto più singolare della cripta è che, trovandosi al di sotto il livello del mare, è invasa dall’acqua e si presenta come una piccola piscina, dove nuotano anche diversi pesci creando effetti particolarmente suggestivi.
RAVENNA: UNA CITTA’ DA SCOPRIE CON LENTEZZA
Ravenna è una di quelle destinazioni che invitano a rallentare. Le distanze tra i principali monumenti sono ridotte e il centro storico si visita piacevolmente a piedi, permettendo di alternare basiliche, piazze eleganti, piccoli caffè e scorci ricchi di fascino.
È la città ideale per chi ama il turismo culturale, ma anche per chi desidera concedersi un weekend senza fretta, lasciandosi guidare dalla curiosità.
La bellezza di Ravenna non risiede soltanto nei suoi straordinari mosaici.
È una città che racconta l’incontro tra culture diverse, dove Oriente e Occidente si riflettono nelle tessere dorate delle sue basiliche e ogni monumento custodisce un frammento della storia d’Europa.
INFORMAZIONI UTILI
Per visitare i principali monumenti è consigliabile acquistare il biglietto cumulativo, che permette di accedere ai principali siti UNESCO e rappresenta la soluzione più conveniente.
Il centro storico è interamente percorribile a piedi, mentre primavera e autunno sono i periodi migliori per scoprire la città con temperature piacevoli e un’affluenza più contenuta rispetto ai mesi estivi.
Se hai più tempo a disposizione, puoi abbinare la visita al vicino Parco del Delta del Po oppure concederti una giornata sul litorale ravennate.
Cosa vedere in Umbria: viaggio nel cuore verde d’Italia
L’Umbria è una regione che non si visita, si attraversa lentamente.
Chiamata il “cuore verde d’Italia”, è fatta di colline morbide, borghi sospesi nel tempo e città che custodiscono secoli di storia. È una terra che non colpisce con effetti spettacolari, ma conquista poco a poco, con discrezione.
Perfetta per chi cerca un viaggio più intimo, lontano dai ritmi frenetici e dalle mete troppo affollate.
Perché visitare l’Umbria
Ci sono luoghi che si impongono con la loro grandiosità, e altri che si lasciano scoprire lentamente. L’Umbria appartiene alla seconda categoria.
Qui il viaggio diventa più silenzioso, più autentico.
È la destinazione ideale per chi ama:
i borghi medievali
la natura incontaminata
un ritmo di viaggio lento e consapevole
Non è un luogo da “vedere tutto”, ma da vivere.
Cosa vedere in Umbria: tappe imperdibili
Un itinerario in Umbria può essere costruito in molti modi, ma alcune tappe riescono a raccontare meglio di altre l’anima della regione.
ORVIETO
Fonte: Pixabay
La città sorge su una rupe di tufo ed il suo skyline è dominato dalle inconfondibili guglie del Duomo. Questo capolavoro dell’architettura gotica venne costruito nel 1290 per dare una degna collocazione al “Miracolo di Bolsena”, ovvero un‘ostia consacrata da cui fuoriuscì del sangue.
Sicuramente il Duomo è l’emblema di Orvieto, ma c’è molto altro da scoprire!
Innanzi tutto il Palazzo dei Sette con la Torre del Moro. Il palazzo deve il suo nome al fatto che in epoca medievale ospitava i sette magistrati che rappresentavano le maggiori corporazioni e mestieri di Orvieto, oggi è sede di mostre ed eventi. Dalla torre, invece, si gode di una vista unica sulla città.
Poi il Pozzo di San Patrizio, l’armoniosa opera di ingegneria artistica costruita da Antonio da Sangallo per volontà di Papa Clemente VII nel 1527 (preparatevi: ci sono 248 gradini!).
Infine c’è la possibilità di fare un interessante tour guidato underground, con partenza da Piazza del Duomo.
COSA VEDERE IN UMBRIA: L’ISOLA POLVESE
Nel lago Trasimeno, il più esteso dell’Italia centrale, ci sono tre isole ovvero, in ordine di grandezza, la Polvese, la Maggiore e la Minore.
Io ho visitato l’isola Polvense. Partendo da San Feliciano si impiegano circa 10 minuti di battello. Appena scesi, di fronte al porticciolo, si può vedere la “Villa”, un edificio ottocentesco oggi convertito in un centro servizi. A pochi passi si possono ammirare le rovine di un castello del XIII secolo. Proseguendo si giunge al Monastero dei Monaci Olivetani con la Chiesa di San Secondo. Superato il fitto bosco sulla destra, si giunge alla spiaggia attrezzata dove si trovano il parco giochi ed i campi di pallavolo.
L’isola Polvense è un piccolo paradiso naturalistico, ideale per una passeggiata romantica o per una gita in famiglia!
TODI
Il cuore di questa bellissima città medievale è Piazza del Popolo, attorno alla quale sorgono gli edifici più insigni di Todi: il Duomo dell’Annunziata, in stile romanico-gotico; Palazzo dei Priori; il Palazzo del Capitano, che ospita il Museo Civico; ed il Palazzo del Popolo, storica sede del Comune, è collegato al Palazzo del Capitano ed ospita anch’esso il Museo.
Prima di arrivare al centro di Todi, fuori dalle sue mura medievali, ci si imbatte inevitabilmente nel Tempio di Santa Maria della Consolazione e, per uno strano effetto ottico, pare quasi che la strada finisca proprio dentro la Chiesa!
Si tratta di uno degli edifici-simbolo della nostra architettura rinascimentale. La paternità del progetto è stata attribuita al Bramante, ma in realtà non ci sono delle vere testimonianze storiche che lo possano confermare. Resta il fatto che, chiunque l’abbia progettata, è incredibilmente bella!
CASCATA DELLE MARMORE
“Rimbombo di acque! Dalla scoscesa altura il Velino fende il baratro consunto dai flutti.”
Lord Byron
La cascata è formata dalle acque del fiume Velino che si tuffano nelle sottostanti Gole del Nera e fa parte del Parco Fluviale del Nera. E’ una cascata a flusso controllato, gli orari di rilascio delle acque sono consultabili online.
L’area turistico-escursionistica della Cascata delle Marmore offre la possibilità di svolgere tantissime attività diverse agli amanti dello sport e della vita all’aria aperta; si può accedere sia dal Belvedere Superiore, che dal Piazzale Byron.
Per informazioni sulle aperture, i biglietti e le visite guidate si può consultare il sito cascatadellemarmore.
COSA VEDERE IN UMBRIA: SPOLETO
“Spoleto è la scoperta più bella che ho fatto in Italia, c’è una tale ricchezza di bellezze pressoché sconosciute, di monti, di valli, foreste di querce, conventi, cascate!”
Hermann Hesse
Spoleto è stata veramente una magnifica scoperta!
Ho passeggiato tra i suoi vicoli, gustato la Crescionda e visitato alcuni dei luoghi simbolo della città: il Duomo e la Rocca.
Il Duomo venne costruito in stile Romanico sul finire del XII secolo, tuttavia l’interno fu quasi completamente rifatto in epoca barocca.
La Rocca Albornoziana, invece, fu costruita per volere di Papa Innocenzo VI per rafforzare l’autorità della Chiesa nell’Italia centrale in vista del ritorno a Roma della sede pontificia, dopo la cattività avignonese.
Appena fuori dalla città, raggiungibile a piedi attraverso il Ponte delle Torri, c’è il sentiero denominato “Giro dei Condotti”. Il percorso è prevalentemente pianeggiante ed offre una bellissima veduta dell’intera Valle Spoletana.
Natura e paesaggi
L’Umbria è una regione che si scopre anche fuori dalle città.
Colline, boschi, laghi e campagne costruiscono un paesaggio armonioso, mai eccessivo, ma sempre capace di trasmettere equilibrio e quiete.
È una terra che invita a rallentare, a osservare, a respirare.
CONSIGLI PRATICI
Per vivere davvero questa regione, il modo migliore è prendersi il proprio tempo.
Alcuni consigli pratici:
Auto consigliata: molte zone sono difficili da raggiungere con i mezzi
Durata ideale: 3–5 giorni per un primo itinerario
Periodo migliore: primavera e autunno, quando i colori rendono il paesaggio ancora più suggestivo
Un viaggio lento
L’Umbria non è una destinazione da spuntare su una lista.
È un luogo da attraversare lentamente, lasciandosi guidare più dalle sensazioni che dall’itinerario.
Forse è proprio questo il suo fascino: non ti travolge, ma ti resta dentro.
E quando riparti, hai la sensazione di aver scoperto qualcosa che va oltre i luoghi.
Per altre idee su cosa vedere in Umbria leggi anche:
L’Abbazia di Montecassino è una delle abbazie più celebri al mondo ed è considerata la culla del monachesimo occidentale.
Fu costruita nel 529 da San Benedetto e dai monaci che lo avevano seguito da Subiaco, dove già era stato eretto il Monastero di Santa Scolastica.
ABBAZIA DI MONTECASSINO: UN PO’ DI STORIA
La lunga storia dell’abbazia è fatta di alterne vicende di distruzione e rinascita.
Fu distrutta dai terremoti, saccheggiata dai Saraceni e bombardata nella Seconda Guerra Mondiale.
Ma nonostante tutto è ancora lì. Testimone di una storia millenaria.
L’Abbazia visse la sua epoca d’oro nell’XI secolo sotto la guida dell’Abate Desiderio, poi salito al Soglio Pontificio con il nome di Vittore III.
L’Abate Desiderio, oltre ad essere un uomo di fede, si rivelò anche un diplomatico lungimirante.
Instaurò un dialogo volto alla pace ed alla collaborazione con i dominatori Normanni e, durante il Grande Scisma, mantenne buoni rapporti con la chiesa d’Oriente. Fu grazie a lui, infatti, che giunsero da Bisanzio artisti ed architetti per aiutare nella ricostruzione dell’Abbazia.
I lavori terminarono nel 1071. La cerimonia per la consacrazione della chiesa fu uno degli eventi più importanti dell’XI secolo. Vi presero parte vescovi, arcivescovi e gli stessi reali Normanni.
Tuttavia ciò che ha reso l’abbazia famosa in tutto il mondo sono i monaci amanuensi.
Sono loro che, instancabili, lavoravano nello scriptorium cercando di catturare più luce possibile per copiare antichi codici.
E così, mentre ovunque c’erano le tenebre del Medioevo, in quest’Abbazia si lavorava per salvare le opere dei poeti, degli storici e dei naturalisti greci e latini.
Non è un caso che Montecassino sia nota come “Il faro della Civiltà Occidentale”.
I CHIOSTRI DELL’ABBAZIA DI MONTECASSINO
Fonte: Pixabay
L’Abbazia ha tre chiostri.
Nel primo, quello d’ingresso, è possibile ammirare il gruppo bronzeo raffigurante San Benedetto morente, dono del cancelliere tedesco Adenauer, mentre sotto il porticato si trova il mosaico del Cristo tra la Madonna e San Martino.
Usciti dal primo chiostro si entra nel secondo, quello del Bramante. Quello che oggi possiamo ammirare è il frutto di una ricostruzione basata sull’originale disegno del 1595. E’ sicuramente il più scenografico. Ai piedi della gradinata campeggia la statua di San Benedetto, miracolosamente scampata ai bombardamenti del 1944, e quella di sua sorella Santa Scolastica.
Il terzo chiostro è quello dei benefattori. Il suo disegno è attribuito ad Antonio da Sangallo il Giovane e la sua versione originale risale al 1513.
LA BASILICA
Fonte: Pixabay
La facciata della Basilica è caratterizzata da tre porte bronzee. Quella centrale, eseguita a Costantinopoli nel XI secolo, reca scolpito l’elenco dei possedimenti dell’abbazia. Quelle laterali, invece, furono donate dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.
L’interno della basilica è stato ricostruito, seguendo l’originario disegno seicentesco, con molti dei materiali recuperati dalle macerie. Qui è possibile ammirare, oltre alle splendide cappelle laterali, gli affreschi di Annigoni che hanno sostituito in parte quelli di Giordano, andati distrutti nel 1944.
L’altare maggiore, interamente ricostruito con elementi originali, si trova esattamente al di sopra del sepolcro di San Benedetto e Santa Scolastica.
Al di sotto dell’altare si trova la cripta, completamente rivestita di mosaici policromi. Realizzata nel 1544 scavando nella viva roccia della montagna, la cripta scampò ai bombardamenti Alleati del secondo conflitto mondiale.
Oggi l’Abbazia dispone anche di un Museo, sorto nel 1980 in occasione delle celebrazioni per il quindicesimo centenario della nascita di San Benedetto (che custodisce, tra l’altro, una splendida Natività del Botticelli), di una Biblioteca, le cui origini si fanno risalire alla prima metà del VI secolo, e di una foresteria.
INFORMAZIONI UTILI
L’ Abbazia può essere raggiunta in auto (c’è un comodo parcheggio) o con il bus navetta che parte dalla stazione ferroviaria di Cassino.
Chi lo desidera può essere accolto nella foresteria interna del monastero per vivere alcuni giorni di ritiro spirituale seguendo i ritmi della quotidianità monastica.
Se stai cercando un’idea per un weekend in Cilento tra natura, archeologia e piccoli borghi, questo itinerario di 2 giorni può essere un ottimo punto di partenza.
Meno glamour dell’affollata Costiera Amalfitana, il Cilento custodisce grotte spettacolari, antichi templi della Magna Grecia e paesaggi naturali ancora autentici.
Questa potrebbe essere un’idea di itinerario per il tuo weekend in Cilento:
Giorno 1 (all’insegna della natura): le Grotte di Pertosa – Auletta e le Cascate dei Capelli di Venere;
Giorno 2 (più incentrato sulla storia e l’arte): la Certosa di Padula, la casa museo di Giò Petrosino e Paestum.
WEEKEND IN CILENTO: LE GROTTE DI PERTOSA – AULETTA
Suggestive ed incredibilmente romantiche!
Le grotte sono il risultato di fenomeni tettonici che, nel corso dei millenni, ne hanno plasmato l’aspetto, grazie anche all’azione di erosione delle acque del Tanagro.
All’interno delle grotte c’è un piccolo porticciolo da cui si può prendere una barca che consente di attraversare il fiume sotterraneo, per poi proseguire con il percorso pedonale.
Suggerimento: indossa una felpa o una giacca, anche in piena estate la temperatura interna è intorno ai 15 gradi!
Per informazioni sugli orari di apertura ed il costo dei biglietti si può consultare il sito fondazionemida
CASCATE DEI CAPELLI DI VENERE
Fonte: Pixabay
Le cascate si trovano nel paesino di Casaletto Spartano, uno dei Comuni dell’area Sud del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Questo spettacolo della natura nasce dall’acqua del fiume Bussentino che scorre sulla roccia su cui vive la pianta “Capelvenere”. La cascata ha creato delle vasche naturali nel letto del fiume in cui è possibile anche fare il bagno… sempre che si riesca a sopportare la temperatura glaciale dell’acqua!
I capelli di Venere si trovano all’intero dell’Oasi dell’Area Capello che offre tantissime attrazioni agli amanti del trekking.
Per visitare le cascate occorre munirsi di biglietto, acquistabile nell’infopoint situato all’ingresso. In questo modo si può accedere alle cascate, all’oasi e all’area pic-nic.
WEEKEND IN CILENTO: LA CERTOSA DI PADULA
La Cerosa di Padula (o di San Lorenzo) è uno dei maggiori tesori del Cilento.
E’ la più grande Certosa italiana e tra le maggiori d’Europa, si estende per ben 51.500 mq, divisi in chiostri, giardini, cortili, cucine, una chiesa, un cimitero ed un monumentale scalone ellittico.
Acquistando il biglietto per la Certosa di Padula ho scoperto l’esistenza di questa casa-museo ed ho deciso di visitarla. Le mie conoscenze su Petrosino erano alquanto scarne. Per me era semplicemente un poliziotto italo-americano che aveva combattuto il crimine organizzato. Inoltre, sapendo che era morto a Palermo, ero convinta che avesse origini siciliane!…Invece no! Nacque a Padula il 30 agosto 1860, in una bella casa del centro storico, oggi diventata un museo in suo onore.
La visita è stata una piacevolissima esperienza. La nostra guida, il signor Nino Melito Petrosino, pronipote di Joe, ci ha raccontato la “storia ufficiale” del suo antenato, ma anche molti aneddoti familiari. Il risultato è stato un ritratto a tutto tondo, dell’uomo oltre che dell’eroe.
PAESTUM
«Finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica.»
(Goethe, Viaggio in Italia, 23 marzo 1787)
Infine, l’ultima tappa di questo weekend in Cilento è Paestum.
L’attuale area archeologica sorge del comune di Capaccio, nella Piana del Sele.
L’antica città fondata dai Greci si chiamava, originariamente, Poseidonia in onore del dio del mare. Furono i Romani, dopo il dominio lucano, a darle il nome Paestum. La fine dell’Impero Romano decretò la fine anche dei fasti dell’antica città che, abbandonata e depredata, fu “riscoperta” solo molti secoli dopo quando divenne una tappa obbligata del Grand Tour.
I templi di Paestum, giunti fino a noi miracolosamente illesi, sono esempi unici dell’architettura della Magna Grecia, tutti di ordine dorico. Il più grande è il tempio di Nettuno, poi c’è la cosiddetta “Basilica” dedicata ad Era, ed infine il più piccolo, il tempio di Atena o di Cerere.
CONSIGLI PRATICI PER ORGANIZZARE UN WEEKEND IN CILENTO
Periodo migliore per visitare il Cilento
Il Cilento è una destinazione piacevole in tutte le stagioni, ma i periodi migliori per organizzare un weekend in Cilento sono la primavera e l’autunno. In questi mesi il clima è mite, i paesaggi sono particolarmente suggestivi e si può visitare con calma sia i siti archeologici sia le aree naturali.
L’estate è perfetta per chi desidera abbinare l’itinerario culturale a qualche giornata di mare, ma le località più note possono essere molto affollate.
Serve l’auto?
Si, per esplorare il Cilento l’automobile è praticamente indispensabile. I luoghi citati in questo itinerario – dalle Grotte di Pertosa – Auletta alla Certosa di Padula fino a Paestum – si trovano in zone diverse del territorio ed i collegamenti con i mezzi pubblici non sempre sono frequenti. Avere un’auto permette di muoversi con maggiore libertà e di scoprire anche piccoli borghi e paesaggi meno conosciuti.
Dove dormire
Per un weekend in Cilento può essere comodo scegliere un alloggio in una posizione centrale rispetto alle tappe dell’itinerario. Le zone intorno a Paula, Paestum o Agropoli offrono diverse soluzioni tra piccoli hotel, bed and breakfast e agriturismi immersi nella campagna. Soggiornare in un agriturismo può essere anche l’occasione per scoprire la tradizione gastronomica cilentana, fatta di prodotti semplici e genuini legati alla dieta mediterranea.
Hai mai visitato il Cilento? Lascia un commento e raccontami la tua esperienza!
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