5 LUOGHI DA FAVOLA NEL CENTRO ITALIA

5 luoghi da favola nel Centro Italia da vedere almeno una volta: castelli, boschi incantati e borghi sospesi tra realtà e immaginazione

Ci sono luoghi che, appena li si osserva, danno l’impressione di appartenere più all’immaginazione che alla geografia. Un bosco avvolto dal muschio che ricorda le atmosfere di Biancaneve, una fortezza sospesa tra le montagne che sembra il set perfetto di una leggenda medievale, una spada conficcata nella roccia capace di evocare il mito di Re Artù, un borgo legato al burattino più famoso della letteratura e una città arroccata su uno sperone di tufo che ha ispirato uno dei più grandi maestri dell’animazione giapponese.

Il Centro Italia custodisce alcuni dei luoghi più suggestivi del Paese: destinazioni dove storia, natura e tradizioni si intrecciano con racconti, film e leggende, dando vita a paesaggi che sembrano usciti da una fiaba.

In questo itinerario ti porto alla scoperta di cinque luoghi da favola nel Centro Italia, perfetti per chi ama viaggiare lasciandosi guidare non solo dalla bellezza dei paesaggi, ma anche dalle storie che li hanno resi immortali.

Il Bosco del Sasseto: il bosco di Biancaneve

Nel cuore della Tuscia, nei pressi di Acquapendente, esiste un luogo in cui la natura sembra aver preso il sopravvento su tutto il resto.

Il Bosco Monumentale del Sasseto è un intreccio di enormi massi vulcanici, alberi secolari, radici contorte e sentieri ombrosi che regalano un’atmosfera quasi irreale. Passeggiando tra faggi, cerri e muschi si ha davvero la sensazione di trovarsi all’interno di un’antica fiaba.

Gran parte del fascino del bosco si deve al conte Edoardo Cahen, che alla fine dell’Ottocento trasformò quest’area in un romantico giardino naturale e scelse di essere sepolto proprio qui. Il suo elegante mausoleo neogotico, nascosto tra gli alberi ai piedi del Castello di Torre Alfina, contribuisce a rendere il paesaggio ancora più suggestivo.

Non sorprende, quindi, che il National Geographic abbia definito questo luogo il “Bosco di Biancaneve”. Basta una passeggiata tra le sue radure per capire il perché.

5 luoghi da favola nel Centro Italia: Rocca Calascio – il castello di Ladyhawke

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Tra le montagne del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, a quasi 1.500 metri di altitudine, sorge una delle fortezze più spettacolari d’Italia.

Rocca Calascio domina il paesaggio abruzzese con il suo profilo inconfondibile, fatto di torri, mura in pietra e panorami che sembrano estendersi all’infinito. Accanto alla rocca si sviluppa l’antico borgo medievale, oggi in gran parte restaurato, che conserva intatto il fascino di un tempo.

La fortezza risale probabilmente all’epoca normanna, quando venne edificata per controllare le vie della transumanza. Eppure, per molti viaggiatori, il suo volto è legato soprattutto al cinema.

Qui Richard Donner girò alcune delle scene più iconiche di Ladyhawke, il film cult con Rutger Hauer, Michelle Pfeiffer e Matthew Broderick. Le sue atmosfere sospese tra realtà e leggenda sembrano ancora riecheggiare tra le mura della rocca, rendendola una meta imperdibile per gli appassionati di cinema e di storia.

San Galgano e la vera spada nella roccia

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Fonte: Pixabay

Quando si parla della spada nella roccia, il pensiero corre immediatamente alle leggende di Re Artù. Eppure, nel cuore della Toscana, esiste una storia sorprendentemente simile che affonda le sue radici nella realtà.

A pochi chilometri da Siena si trova il complesso monumentale di San Galgano, formato dalla celebre abbazia cistercense senza tetto e dal vicino Eremo di Montesiepi.

Fu proprio qui che Galgano Guidotti, cavaliere convertitosi alla vita eremitica, nel Natale del 1180 conficcò la propria spada nella roccia come simbolo dell’abbandono della vita violenta e della sua nuova fede.

Ancora oggi quella spada è custodita all’interno della Rotonda di Montesiepi, protetta da una teca, e continua ad alimentare interrogativi e suggestioni. La somiglianza con il ciclo arturiano è tale da aver ispirato numerose teorie sull’origine della leggenda, rendendo San Galgano uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi del Centro Italia.

5 luoghi da favola nel Centro Italia: Collodi – sulle tracce di Pinocchio

Ci sono personaggi che finiscono per identificarsi con il luogo che li ha ispirati. È il caso di Pinocchio e del piccolo borgo di Collodi, in provincia di Pistoia.

Fu proprio da questo paese che lo scrittore Carlo Lorenzini prese il proprio pseudonimo, scegliendo di firmarsi come Carlo Collodi in omaggio alle origini della sua famiglia e ai ricordi dell’infanzia trascorsa tra queste colline.

Oggi il borgo conserva un’atmosfera tranquilla e raccolta, mentre il celebre Parco di Pinocchio continua ad accogliere visitatori provenienti da tutto il mondo. Più che un semplice parco tematico, è un percorso tra arte, letteratura e fantasia che rende omaggio a uno dei personaggi più amati della narrativa per ragazzi.

Visitare Collodi significa riscoprire una storia che, da oltre un secolo, continua a parlare a bambini e adulti con la stessa forza.

Civita di Bagnoregio: il castello nel cielo

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Fonte: Pixabay

Pochi luoghi riescono a dare la sensazione di essere sospesi tra cielo e terra come Civita di Bagnoregio.

Arroccata su uno sperone di tufo e raggiungibile soltanto attraverso un lungo ponte pedonale, questa piccola frazione della provincia di Viterbo sembra emergere dai calanchi come un’isola di pietra.

La sua bellezza ha conquistato viaggiatori, fotografi e registi di tutto il mondo, fino a ispirare anche Hayao Miyazaki, maestro dell’animazione giapponese. Molti riconoscono infatti in Civita uno dei modelli che hanno contribuito alla nascita dell’immaginario di Laputa – Il castello nel cielo, capolavoro dello Studio Ghibli.

Passeggiando tra i vicoli silenziosi, le case in pietra e le piazzette fiorite, è facile comprendere perché questo borgo continui a essere considerato uno dei luoghi più suggestivi d’Italia.

5 luoghi da favola nel Centro Italia: quando la realtà supera la fantasia

Le fiabe non appartengono soltanto ai libri o al cinema. A volte prendono forma in un bosco avvolto dal silenzio, tra le mura di una fortezza medievale o lungo i vicoli di un borgo sospeso nel tempo.

Questi cinque luoghi da favola dimostrano che il Centro Italia custodisce un patrimonio capace di sorprendere non solo per la sua bellezza, ma anche per le storie, le leggende e le suggestioni che lo attraversano. Sono destinazioni diverse tra loro, accomunate da una straordinaria capacità di accendere l’immaginazione e di trasformare ogni visita in un piccolo viaggio tra realtà e fantasia.

LA CERTOSA DI TRISULTI

Esistono luoghi che sembrano appartenere a un’altra epoca. La Certosa di Trisulti, immersa nei boschi dei Monti Ernici, è uno di questi.

Lontana dai grandi itinerari turistici, questa antica abbazia custodisce secoli di storia, arte e spiritualità. Qui il silenzio non è soltanto un’assenza di rumore, ma parte integrante dell’esperienza: accompagna il visitatore tra chiostri, antiche sale monastiche e una delle farmacie più affascinanti d’Italia.

Visitare la Certosa di Trisulti significa concedersi una pausa dal ritmo quotidiano e scoprire uno dei tesori meno conosciuti del Lazio, a pochi chilometri da Collepardo.

Un monastero immerso nella natura

Prima ancora di raggiungere il complesso monumentale, è il paesaggio a catturare l’attenzione.

La Certosa sorge a oltre 800 metri di altitudine, circondata dai boschi dei Monti Ernici, in una posizione che fin dal Medioevo favoriva il raccoglimento e la vita contemplativa dei monaci certosini.

Ancora oggi questo contesto naturale rappresenta uno dei maggiori punti di forza della visita: il silenzio del bosco e l’aria fresca rendono l’atmosfera quasi sospesa nel tempo.

La storia della Certosa di Trisulti

La Certosa di Trisulti fu fondata all’inizio del XIII secolo per volontà di Papa Innocenzo III, che scelse questo luogo isolato come sede di un importante monastero certosino.

Nel corso dei secoli il complesso fu ampliato e arricchito, assumendo l’aspetto che possiamo ammirare oggi. Pur attraversando numerose vicende storiche, la Certosa ha conservato intatto il suo fascino, diventando uno dei complessi monastici più significativi del Lazio.

Passeggiando tra i suoi edifici è facile cogliere il perfetto equilibrio tra architettura, natura e spiritualità che caratterizza da sempre la vita certosina.

Cosa vedere alla Certosa di Trisulti

Il complesso offre numerosi ambienti di grande interesse storico e artistico.

Tra i più suggestivi spicca la chiesa, impreziosita da decorazioni barocche e opere d’arte che testimoniano la ricchezza culturale del monastero.

Merita una visita anche il chiostro, cuore della vita monastica, dove il silenzio invita ancora oggi alla contemplazione.

Il luogo simbolo della Certosa, però, è senza dubbio l’antica farmacia, considerata una delle più belle d’Italia.

L’antica farmacia

Entrare nella farmacia della Certosa significa fare un salto nel Settecento.

Gli scaffali in legno, gli eleganti vasi per la preparazione dei rimedi e gli splendidi affreschi raccontano il lavoro dei monaci speziali, che per secoli studiarono erbe officinali e prepararono medicinali destinati alla popolazione locale.

È probabilmente l’ambiente più fotografato del complesso e rappresenta uno degli esempi meglio conservati di farmacia monastica italiana.

Perché visitare la Certosa di Trisulti

La Certosa non colpisce per monumentalità, ma per atmosfera.

Qui non si trovano folle di visitatori né percorsi turistici affollati. Ciò che rende speciale questo luogo è la capacità di trasmettere un senso di pace raro da trovare, unito a un patrimonio artistico di grande valore.

È una meta ideale per chi ama il turismo lento, la storia e quei luoghi che riescono ancora a sorprendere proprio perché lontani dai circuiti più battuti.

Informazioni utili per la visita

Prima di organizzare la visita è consigliabile verificare giorni e orari di apertura, che possono variare nel corso dell’anno.

La Certosa si raggiunge facilmente in auto da Collepardo ed è perfetta anche come tappa di un itinerario alla scoperta della Ciociaria. Nelle vicinanze meritano una visita anche il celebre Pozzo d’Antullo e le Grotte di Collepardo, rendendo la zona ideale per una gita di un’intera giornata.

La Certosa di Trisulti è uno di quei luoghi che ricordano quanto il viaggio possa essere anche un’esperienza di contemplazione.

Tra boschi secolari, architetture monastiche e antiche tradizioni, questo monastero continua a raccontare una storia fatta di spiritualità, cultura e bellezza discreta. Una meta poco conosciuta, forse proprio per questo ancora più preziosa, capace di regalare una delle visite più autentiche che il Lazio possa offrire.

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COSA VEDERE A CASTEL GANDOLFO

A poco più di venti chilometri da Roma esiste un luogo dove il ritmo della città lascia spazio al silenzio del lago, ai vicoli lastricati e a panorami che sembrano dipinti. Castel Gandolfo, conosciuto in tutto il mondo come la storica residenza estiva dei papi, è uno dei borghi più eleganti dei Castelli Romani e una meta ideale per chi desidera concedersi una gita all’insegna dell’arte, della natura e della buona cucina.

Arroccato sulle pendici dei Colli Albani e affacciato sul suggestivo lago Albano, Castel Gandolfo unisce il fascino di un piccolo centro storico medievale alla grande storia della Chiesa e dell’antica Roma. È una destinazione da assaporare senza fretta, passeggiando tra piazze panoramiche, giardini e scorci che invitano a rallentare.

Se stai cercando cosa vedere a Castel Gandolfo, questa guida ti accompagnerà alla scoperta dei suoi luoghi più affascinanti e ti offrirà qualche consiglio per organizzare al meglio la visita.

Perché visitare Castel Gandolfo

Inserito tra I Borghi più belli d’Italia, Castel Gandolfo riesce a sorprendere per il suo equilibrio tra storia e paesaggio.

Per secoli è stato il rifugio estivo dei pontefici, attratti dal clima più fresco rispetto a Roma e dalla tranquillità dei Colli Albani. Ancora oggi conserva quell’atmosfera raccolta ed elegante che lo rende una delle mete più amate per una gita fuori porta.

Il borgo si visita facilmente a piedi e, grazie alle sue dimensioni contenute, permette di alternare la scoperta dei monumenti a momenti di relax con vista sul lago.

Piazza della Libertà, il cuore del borgo

La visita inizia da Piazza della Libertà, il salotto di Castel Gandolfo.

Qui si concentrano alcuni degli edifici più importanti del paese e si percepisce immediatamente quell’atmosfera raffinata che caratterizza il borgo.

La piazza è dominata dalla facciata del Palazzo Apostolico e dalla chiesa di San Tommaso da Villanova, progettata da Gian Lorenzo Bernini. Fermarsi qualche minuto al centro della piazza significa osservare uno dei luoghi simbolo dei Castelli Romani, dove storia, architettura e vita quotidiana convivono con naturalezza.

Il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo

Per secoli il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo è stato la residenza estiva dei papi.

L’edificio, costruito nel Seicento su progetto di Carlo Maderno, ha ospitato numerosi pontefici che qui trascorrevano i mesi più caldi dell’anno, lontani dal caldo della capitale.

Oggi il palazzo è visitabile e ospita un interessante percorso museale che permette di conoscere la vita privata dei papi attraverso sale storiche, appartamenti e documenti.

La visita rappresenta uno dei momenti più interessanti dell’intero itinerario.

Le Ville Pontificie

Accanto al Palazzo Apostolico si estendono le splendide Ville Pontificie, un grande complesso di giardini storici, terrazze e aree verdi.

Passeggiare tra questi spazi significa scoprire un volto più intimo di Castel Gandolfo, fatto di alberi secolari, fontane e scorci panoramici.

I giardini sorgono in parte sui resti della monumentale villa dell’imperatore Domiziano, ricordando come questi luoghi fossero apprezzati già in epoca romana.

Il lago Albano

Difficile parlare di Castel Gandolfo senza citare il lago Albano.

Di origine vulcanica, occupa il cratere di un antico vulcano spento e regala uno dei panorami più suggestivi del Lazio.

Dal centro storico numerosi belvedere permettono di ammirarne il colore intenso, soprattutto nelle giornate limpide.

Chi desidera può raggiungere le rive del lago per passeggiare, noleggiare una canoa o semplicemente rilassarsi in uno dei ristoranti affacciati sull’acqua.

È uno dei motivi principali per cui Castel Gandolfo viene scelto come meta di una giornata fuori città.

Perdersi tra i vicoli del centro storico

Uno degli aspetti più piacevoli della visita è proprio passeggiare senza una meta precisa.

Le stradine acciottolate, i balconi fioriti, le piccole botteghe e le terrazze panoramiche raccontano il carattere autentico del borgo.

Castel Gandolfo non è una città da visitare di corsa. È un luogo da vivere lentamente, lasciandosi guidare dalla curiosità.

Ogni angolo offre un dettaglio da osservare: un portale in pietra, una finestra decorata, un panorama improvviso sul lago.

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Fonte: Pixabay

Cosa mangiare a Castel Gandolfo

Una visita ai Castelli Romani non può dirsi completa senza una sosta a tavola.

Le trattorie del borgo propongono alcuni dei piatti più rappresentativi della tradizione laziale: pasta fresca, porchetta, carni alla brace e vini locali prodotti sulle colline circostanti.

Prendersi il tempo per un pranzo con vista sul lago è uno dei modi migliori per concludere la visita.

Cosa vedere nei dintorni

Se hai un’intera giornata a disposizione, Castel Gandolfo può diventare il punto di partenza per esplorare altri borghi dei Castelli Romani.

Tra le mete più interessanti ci sono:

  • Nemi, celebre per il suo lago e le fragoline;
  • Ariccia, famosa per la porchetta e il ponte monumentale;
  • Albano Laziale, ricco di testimonianze romane;
  • Frascati, perfetta per gli amanti del vino e delle ville storiche.

Un itinerario che permette di scoprire uno dei territori più affascinanti del Lazio.

Consigli pratici

Quanto tempo serve?

Per visitare Castel Gandolfo è sufficiente una giornata, ma chi desidera godersi il lago e pranzare con calma può tranquillamente dedicargli un intero weekend.

Quando visitarlo?

La primavera e l’autunno sono le stagioni ideali, grazie alle temperature miti e ai colori del paesaggio. Anche l’estate è piacevole, soprattutto nelle ore serali.

Come arrivare?

Castel Gandolfo si raggiunge facilmente sia in auto sia in treno da Roma. La stazione ferroviaria dista pochi minuti a piedi dal centro storico.

Dove parcheggiare?

Sono disponibili diversi parcheggi nei pressi del borgo, da cui è possibile raggiungere comodamente il centro a piedi.

Perché visitare Castel Gandolfo

Castel Gandolfo è uno di quei luoghi che dimostrano come non serva percorrere centinaia di chilometri per sentirsi in viaggio. Tra la quiete del lago Albano, l’eleganza del Palazzo Apostolico e il fascino discreto dei suoi vicoli, questo piccolo borgo racchiude secoli di storia in uno scenario di rara bellezza.

È la meta perfetta per chi ama alternare arte, natura e gastronomia, ma soprattutto per chi cerca un luogo capace di invitare alla lentezza. Perché, a volte, i viaggi più memorabili iniziano proprio dietro l’angolo.

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ANAGNI: LA CITTA’ DEI PAPI

Ci sono città che si visitano per i loro monumenti e altre che si ricordano per le storie che custodiscono. Anagni, nel cuore del Lazio, appartiene decisamente alla seconda categoria. Conosciuta come la Città dei Papi, è stata per secoli uno dei centri più importanti della cristianità e ancora oggi conserva un centro storico medievale sorprendentemente integro, fatto di vicoli in pietra, piazze silenziose e palazzi che sembrano raccontare episodi di un passato lontano.

Passeggiando tra le sue strade è impossibile non percepire il peso della storia. Qui soggiornarono quattro pontefici, qui si consumò il celebre Schiaffo di Anagni, uno degli eventi che segnò il tramonto del potere universale del papato medievale, e qui si trova una delle più straordinarie testimonianze artistiche del Medioevo italiano: la Cripta di San Magno, spesso definita la Cappella Sistina del Medioevo.

Se stai cercando cosa vedere ad Anagni in un giorno, questa guida ti accompagnerà alla scoperta dei luoghi più affascinanti della città, alternando curiosità storiche, arte e consigli pratici.

Cosa vedere ad Anagni

Il Palazzo dei Papi e il celebre Schiaffo di Anagni

La visita non può che iniziare dal monumento simbolo della città: il Palazzo dei Papi.

Fu costruito nel XIII secolo e divenne una delle residenze preferite dei pontefici quando Roma era considerata poco sicura. Passeggiando tra le sue sale si percepisce ancora oggi l’importanza politica che Anagni ebbe nel Medioevo.

È proprio qui che nel settembre del 1303 si consumò uno degli episodi più celebri della storia medievale.

Il re di Francia Filippo IV, in aperto conflitto con papa Bonifacio VIII, inviò ad Anagni il suo consigliere Guglielmo di Nogaret insieme a Sciarra Colonna. I due riuscirono a penetrare nel palazzo papale e a catturare il pontefice.

Secondo la tradizione, Sciarra Colonna avrebbe addirittura schiaffeggiato il papa. Sebbene gli storici discutano ancora sulla veridicità del gesto, l’episodio è passato alla storia come il celebre Schiaffo di Anagni, simbolo della crisi dell’autorità papale.

Visitare queste sale significa camminare in uno dei luoghi in cui la storia d’Europa cambiò direzione.

La Cattedrale di Santa Maria

Accanto al Palazzo dei Papi sorge la splendida Cattedrale di Santa Maria, costruita tra XI e XII secolo.

L’esterno è elegante e sobrio, ma è entrando che si comprende perché questo edificio sia considerato uno dei maggiori capolavori dell’arte medievale italiana.

Il pavimento cosmatesco, il chiostro e gli elementi romanici raccontano la ricchezza artistica di un’epoca in cui Anagni rappresentava uno dei principali centri religiosi della penisola.


La Cripta di San Magno: la Cappella Sistina del Medioevo

Se c’è un luogo che da solo vale il viaggio, è senza dubbio la Cripta di San Magno.

Realizzata nel XIII secolo, conserva oltre 500 metri quadrati di affreschi perfettamente conservati, tanto da essere soprannominata la Cappella Sistina del Medioevo.

Le pareti sono interamente ricoperte da scene bibliche, allegorie, santi, simboli e rappresentazioni dell’universo medievale.

Camminando tra questi affreschi si ha quasi la sensazione di entrare in un gigantesco manoscritto miniato.

La ricchezza iconografica è tale che ogni visita permette di scoprire dettagli nuovi.

Anche chi non è appassionato di arte rimane inevitabilmente affascinato dalla straordinaria atmosfera che si respira in questo luogo.

Piazza Innocenzo III

Il cuore della città è Piazza Innocenzo III, dedicata a uno dei papi più importanti della storia della Chiesa.

La piazza è raccolta e silenziosa, circondata da edifici medievali che contribuiscono a creare un’atmosfera quasi sospesa nel tempo.

Sedersi qualche minuto osservando la facciata della Cattedrale permette di cogliere l’anima autentica di Anagni, lontana dai grandi flussi turistici.

Il centro storico medievale

Uno degli aspetti più affascinanti di Anagni è proprio il suo centro storico.

Non serve seguire una mappa precisa.

Anzi, il modo migliore per scoprirlo è lasciarsi guidare dalla curiosità.

Le stradine lastricate salgono e scendono tra case in pietra, antichi archi, scorci panoramici e piccoli cortili nascosti.

Ogni vicolo sembra raccontare un frammento di Medioevo ancora perfettamente conservato.

È una città che invita a rallentare, ad alzare lo sguardo verso i palazzi nobiliari e ad ascoltare il silenzio che ancora oggi caratterizza il borgo.

Le mura e le porte di Anagni

Anagni conserva ancora buona parte della sua cinta muraria medievale.

Passeggiando lungo le antiche porte si comprende facilmente l’importanza strategica che la città ebbe nei secoli passati.

Le mura offrono anche splendidi punti panoramici sulla campagna laziale.

Lo sapevi che…

Anagni custodisce alcune curiosità davvero sorprendenti.

  • È conosciuta come la Città dei Papi perché qui nacquero ben quattro pontefici.
  • Lo Schiaffo di Anagni è considerato uno degli episodi simbolo della fine della supremazia politica del papato medievale.
  • La Cripta di San Magno è uno dei cicli pittorici medievali meglio conservati d’Europa.
  • Il centro storico è rimasto quasi intatto rispetto all’impianto urbanistico medievale.

Dove mangiare ad Anagni

Dopo la visita vale la pena fermarsi in una delle trattorie del centro storico.

La cucina della Ciociaria propone piatti semplici ma ricchi di sapore: paste fatte in casa, carni locali, funghi, tartufi e ottimi vini del territorio, come il Cesanese del Piglio.

È l’occasione perfetta per prolungare l’esperienza e conoscere anche la tradizione gastronomica locale.

Consigli pratici per visitare Anagni

Per visitare Anagni è sufficiente una giornata, anche se chi ama la fotografia e la storia potrebbe facilmente trascorrervi un intero weekend.

Il periodo migliore è la primavera o l’autunno, quando le temperature sono piacevoli e il centro storico è ancora più suggestivo.

L’auto rimane il mezzo più comodo per raggiungere la città, ma Anagni è collegata anche tramite la linea ferroviaria Roma-Cassino.

Se hai più tempo a disposizione, puoi abbinare la visita ad altre splendide località della Ciociaria come AlatriFerentinoFiuggi, Fumone o l’Abbazia di Casamari, costruendo un itinerario ricco di storia, arte e paesaggi.

Perché visitare Anagni

Anagni non è una città che punta sugli effetti speciali. Ti conquista lentamente, con la forza della sua storia e la bellezza discreta dei suoi vicoli.

È una destinazione perfetta per chi ama i luoghi autentici, lontani dal turismo di massa, dove ogni pietra racconta un episodio del passato. Tra il Palazzo dei Papi, la magnificenza della Cripta di San Magno e il fascino del centro medievale, una visita ad Anagni è un viaggio nella storia d’Italia che continua a sorprendere passo dopo passo.

GUBBIO: LA CITTA’ DEI MATTI

Gubbio è una di quelle città che hanno il potere di trasportare il visitatore in un tempo diverso.

Adagiata sulle pendici del Monte Ingino, nel cuore verde dell’Umbria, conserva ancora oggi l’aspetto di un’antica città medievale: vicoli in pietra, palazzi storici e piazze che raccontano secoli di storia.

Ma Gubbio è conosciuta anche con un soprannome curioso: la città dei matti.

Un appellativo che potrebbe sembrare poco lusinghiero, ma che in realtà nasce da una tradizione antica e racconta molto dello spirito ironico e accogliente dei suoi abitanti.

Per scoprire davvero Gubbio bisogna quindi lasciarsi guidare non solo dai monumenti, ma anche dalle storie e dalle leggende che da sempre fanno parte della sua identità.

PERCHE GUBBIO E’ CHIAMATA LA CITTA’ DEI MATTI?

La leggenda più famosa di Gubbio è legata alla cosiddetta patente da matto, una tradizione simbolica che ancora oggi incuriosisce i visitatori.

Secondo l’usanza, chi compie tre giri intorno alla Fontana del Bargello e riceve simbolicamente l’investitura può diventare “matto onorario” di Gubbio.

Naturalmente non si tratta di una vera follia, ma di un riconoscimento scherzoso: a Gubbio la “pazzia” è intesa come capacità di vivere con leggerezza, ironia e un pizzico di anticonformismo.

Ed è proprio questo spirito che rende la città così particolare.

COSA VEDERE A GUBBIO: UN ITINERARIO TRA STORIA E BELLEZZA

Visitare Gubbio significa camminare dentro una pagina di storia.

Il centro storico, perfettamente conservato, si può esplorare tranquillamente a piedi, lasciandosi sorprendere dagli scorci improvvisi e dalle atmosfere medievali.

Piazza Grande e il Palazzo dei Consoli

Il simbolo di Gubbio è senza dubbio Piazza Grande, una delle piazze medievali più suggestive d’Italia.

Costruita come una sorta di terrazza panoramica sulla città, offre una vista straordinaria sulle colline umbre.

Qui domina il Palazzo dei Consoli, elegante edificio trecentesco che ospita il Museo Civico e le celebri Tavole Eugubine, uno dei più importanti documenti della civiltà umbra antica.

La sua posizione e la sua architettura raccontano la grande importanza che Gubbio ebbe nei secoli passati.

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Il Duomo di Gubbio

Poco distante si trova la Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo, conosciuta semplicemente come Duomo di Gubbio.

L’interno, raccolto e armonioso, custodisce opere d’arte e rappresenta uno dei luoghi più importanti della spiritualità cittadina.

La visita permette anche di scoprire un volto più intimo di Gubbio, fatto di silenzio e memoria.

Il Palazzo Ducale

Di fronte al Duomo si trova il Palazzo Ducale, costruito nel XV secolo durante il periodo dei Montefeltro.

L’edificio rappresenta il legame tra la città e il Rinascimento e racconta un momento in cui la città divenne un importante centro culturale.

La sua architettura elegante crea un interessante contrasto con l’aspetto medievale del resto del borgo.

La Fontana del Bargello

Tra i luoghi più curiosi c’è la Fontana del Bargello, legata alla tradizione della “patente da matto”.

È uno di quei piccoli angoli che non hanno solo un valore artistico, ma anche un significato simbolico.

Perché spesso sono proprio i dettagli apparentemente minori a raccontare meglio l’anima di un luogo.

La Basilica di Sant’Ubaldo e il Monte Ingino

Per completare la visita vale la pena salire verso la Basilica di Sant’Ubaldo, che domina la città dall’alto del Monte Ingino.

Qui sono custodite le spoglie del santo patrono.

Il percorso permette anche di ammirare uno dei panorami più belli sulla città: dall’alto si comprende ancora meglio il rapporto tra la città e il territorio che la circonda.

Tra storia e leggenda

Oltre ai suoi monumenti, Gubbio conserva un fascino particolare perché è una città profondamente legata alle narrazioni.

È qui che, secondo la tradizione francescana, avvenne l’episodio del famoso lupo di Gubbio, raccontato nei Fioretti di San Francesco.

La storia del santo che riesce a trasformare un animale considerato pericoloso in una presenza accettata dalla comunità è diventata uno dei simboli del rapporto tra uomo e natura.

Ancora una volta, realtà e leggenda si intrecciano.

Ed è forse proprio questa la caratteristica più affascinante di Gubbio: una città dove la storia non è qualcosa di lontano, ma continua a vivere nelle strade e nei racconti.

CONSIGLI PRATICI PER VISITARE GUBBIO

Il periodo migliore per visitare la città è la primavera o l’autunno, quando il clima è piacevole e la città può essere scoperta con maggiore tranquillità.

Un giorno permette di vedere i principali monumenti, ma fermarsi un weekend consente di assaporare meglio l’atmosfera del borgo.

È consigliabile indossare scarpe comode: il centro storico è caratterizzato da strade in pietra e numerosi saliscendi.

Gubbio è inoltre una base ideale per un itinerario più ampio alla scoperta dell’Umbria, insieme ad altre città come Assisi, Perugia o Spello.

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TURISMO LENTO: VIAGGIARE SENZA FRETTA

Il turismo lento è un modo nuovo (ma in realtà antico) di viaggiare, una scelta che mette al centro il tempo, la scoperta e il rapporto autentico con i luoghi.

Dopo anni dominati dalla ricerca della velocità e dall’idea di “vedere tutto”, sempre più viaggiatori scelgono di rallentare, lasciando spazio a esperienze più profonde: camminare tra borghi silenziosi, attraversare paesaggi naturali, incontrare comunità locali e assaporare la cultura di un territorio senza fretta.

Non una semplice tendenza, ma una filosofia di viaggio che invita a recuperare il piacere della meraviglia e a trasformare ogni itinerario in una storia da vivere

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Fonte: Pixabay

Che cos’è il turismo lento?

Il turismo lento nasce dall’idea che un viaggio non debba essere una corsa contro il tempo, ma un’esperienza da vivere pienamente.

Significa scegliere di rallentare, privilegiando itinerari meno affollati, piccoli borghi, paesaggi naturali e realtà locali.

Non vuol dire rinunciare a visitare città d’arte o mete famose, ma cambiare prospettiva: invece di chiedersi “quante cose posso vedere?”, il viaggiatore lento si domanda “quale esperienza posso vivere?”.

Un tramonto osservato senza fretta, una conversazione con chi abita un territorio, un prodotto tipico assaggiato nel luogo in cui nasce: sono questi i dettagli che spesso trasformano un viaggio in un ricordo.

Viaggiare lentamente: una scelta, non una rinuncia

Il turismo lento viene spesso associato all’idea di viaggiatori con molto tempo a disposizione.

In realtà non è necessario partire per settimane.

Anche un weekend può diventare un’occasione per viaggiare in modo più consapevole: scegliere una destinazione vicina, camminare invece di spostarsi sempre in auto, lasciare spazio all’imprevisto.

Una città può essere scoperta passeggiando tra le sue strade meno conosciute, un borgo può raccontare la sua storia attraverso le persone che lo abitano, un paesaggio può diventare protagonista senza bisogno di grandi attrazioni.

Il vero lusso, oggi, è avere tempo.

Cammini e percorsi: la nuova frontiera del viaggio

Uno degli esempi più rappresentativi del turismo lento è il fenomeno dei cammini.

Negli ultimi anni percorsi storici e spirituali sono tornati protagonisti: non soltanto per motivazioni religiose, ma per il desiderio di ritrovare un rapporto più autentico con sé stessi e con la natura.

Camminare significa cambiare ritmo.

Ogni tappa diventa parte del viaggio, non solo un passaggio obbligato verso una destinazione finale.

Esistono numerosi itinerari capaci di unire storia, paesaggio e spiritualità: dal celebre Cammino di Santiago di Compostela ai percorsi italiani tra borghi, montagne e antiche vie di pellegrinaggio.

Tra questi, anche il Cammino di San Benedetto rappresenta un esempio perfetto di viaggio lento, attraverso luoghi ricchi di storia e bellezza.

Il turismo lento e il valore dei piccoli borghi

Il turismo lento ha riportato l’attenzione anche sui piccoli centri.

Quei borghi spesso ignorati dai grandi circuiti turistici custodiscono un patrimonio fatto di architettura, tradizioni, cucina e racconti.

Sono luoghi dove il tempo sembra avere un’altra velocità.

Qui il viaggio non è soltanto osservazione, ma incontro: una bottega artigiana, una festa locale, una ricetta tramandata da generazioni possono diventare esperienze tanto preziose quanto la visita a un grande monumento.

Del resto, molte delle storie più belle non si trovano necessariamente nelle destinazioni più famose.

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Fonte: Pixabay

Turismo lento e sostenibilità

Un altro aspetto fondamentale riguarda il rapporto con l’ambiente.

Viaggiare lentamente spesso significa scegliere forme di turismo più rispettose: spostarsi a piedi, in bicicletta o con mezzi pubblici, sostenere le attività locali, preferire strutture indipendenti.

Non si tratta soltanto di ridurre l’impatto ambientale, ma anche di contribuire alla valorizzazione dei territori.

Il viaggiatore lento non è un semplice visitatore: diventa parte, anche solo per qualche giorno, della vita di un luogo.

Perché scegliere il turismo lento?

Il turismo lento piace perché risponde a un bisogno sempre più forte: ritrovare autenticità.

Dopo anni in cui il viaggio sembrava essere diventato una gara a chi vede di più, cresce il desiderio di esperienze più profonde.

Meno fotografie da mostrare e più ricordi da conservare.

Meno luoghi consumati velocemente e più storie ascoltate con attenzione.

Forse il futuro del viaggio sarà proprio questo: imparare nuovamente a meravigliarsi delle piccole cose.

Perché, alla fine, il viaggio più bello non è quello che lascia alle spalle più chilometri.

È quello che lascia dentro qualcosa in più.

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AGROPOLI: IL MARE DEL CILENTO

Agropoli è una delle località più affascinanti del Cilento, perfetta per chi desidera unire mare, storia e atmosfere autentiche.

Affacciata sul Tirreno e dominata da un suggestivo borgo medievale, questa cittadina campana rappresenta una sorta di porta d’ingresso al Cilento, ma conserva ancora un’identità più tranquilla e genuina rispetto ad altre destinazioni del Sud Italia ormai travolte dal turismo di massa.

Qui il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso: le giornate iniziano lentamente tra il profumo del mare, proseguono tra vicoli in salita e panorami sul Mediterraneo e si concludono con tramonti che tingono di rosa le mura del centro storico.

LE SPIAGGE DI AGROPOLI

Il mare è senza dubbio uno dei motivi principali per visitare Agropoli.

Le spiagge alternano tratti sabbiosi a calette più selvagge e permettono di vivere il Cilento in modo rilassato, senza l’atmosfera caotica di altre località più celebri.

La Baia di Trentova

Tra le spiagge più belle e conosciute della zona c’è sicuramente la Baia di Trentova, considerata uno dei simboli del Cilento.

Acqua limpida, natura mediterranea e un paesaggio ancora piuttosto incontaminato rendono questa baia uno dei luoghi più suggestivi della costa.

Il suo nome, secondo una leggenda locale, deriverebbe dal ritrovamento di trenta uova di gabbiano all’interno della roccia che domina la spiaggia.

Qui il mare assume tonalità particolarmente intense, soprattutto nelle ore del tramonto, quando la luce rende il paesaggio quasi sospeso.

IL CENTRO STORICO DI AGROPOLI

Oltre al mare, Agropoli custodisce un centro storico dal fascino autentico, fatto di vicoli stretti, archi in pietra e scorci panoramici sul mare.

Il cuore del borgo si raggiunge attraversando i caratteristici scaloni che conducono verso la parte alta della città, dove il tempo sembra rallentare improvvisamente.

Passeggiando tra le stradine medievali si incontrano piccole piazze, case in pietra e terrazze affacciate sulla costa, in un’atmosfera che conserva ancora qualcosa di profondamente mediterraneo.

Il Castello Angioino-Aragonese

A dominare il borgo è il Castello Angioino-Aragonese, costruito in posizione strategica per controllare il mare e difendere la costa.

Oggi rappresenta uno dei punti panoramici più belli della città e permette di osservare dall’alto il litorale cilentano.

La vista, soprattutto al tramonto, è una di quelle che restano nella memoria.

COSA VEDERE NEI DINTORNI DI AGROPOLI

Agropoli è anche un’ottima base per esplorare il Cilento e alcune delle località più belle della Campania meridionale.

A poca distanza si trovano infatti:

  • Paestum, con i suoi straordinari templi greci
  • Castellabate, uno dei borghi più suggestivi del Cilento
  • il Parco Nazionale del Cilento, perfetto per chi ama natura e trekking

Questo rende Agropoli ideale non solo per una vacanza di mare, ma anche per un viaggio più ampio alla scoperta del territorio.

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Consigli pratici per visitare Agropoli

Agropoli è una destinazione perfetta per un weekend, ma può diventare anche il punto di partenza per esplorare il Cilento con più calma.

Quando andare

Il periodo migliore per visitarla è la tarda primavera oppure settembre, quando il clima è piacevole e le spiagge meno affollate rispetto all’alta stagione estiva.

Anche l’inizio dell’autunno mantiene temperature miti e un’atmosfera particolarmente rilassata.

Come arrivare

Agropoli è facilmente raggiungibile sia in auto che in treno.

La stazione ferroviaria collega la città con Napoli e con altre località della Campania, rendendola comoda anche per chi preferisce evitare lunghi spostamenti in macchina.

Quanto tempo serve

Due o tre giorni sono sufficienti per vivere Agropoli con tranquillità, alternando mare, passeggiate nel borgo e visite nei dintorni.

Chi desidera un viaggio più lento può invece utilizzarla come base per esplorare il Cilento in modo più approfondito.

Agropoli è uno di quei luoghi che riescono a conservare un equilibrio raro tra turismo e autenticità.

Non ha l’eleganza costruita delle località più mondane né il desiderio di stupire a tutti i costi. E forse è proprio questo il suo fascino più grande.

Un luogo semplice, luminoso e profondamente mediterraneo, dove il mare non è soltanto un paesaggio, ma un modo di vivere il tempo.

COSA VEDERE IN UMBRIA IN UN WEEK-END

Cosa vedere in Umbria: viaggio nel cuore verde d’Italia

L’Umbria è una regione che non si visita, si attraversa lentamente.

Chiamata il “cuore verde d’Italia”, è fatta di colline morbide, borghi sospesi nel tempo e città che custodiscono secoli di storia. È una terra che non colpisce con effetti spettacolari, ma conquista poco a poco, con discrezione.

Perfetta per chi cerca un viaggio più intimo, lontano dai ritmi frenetici e dalle mete troppo affollate.

Perché visitare l’Umbria

Ci sono luoghi che si impongono con la loro grandiosità, e altri che si lasciano scoprire lentamente. L’Umbria appartiene alla seconda categoria.

Qui il viaggio diventa più silenzioso, più autentico.

È la destinazione ideale per chi ama:

  • i borghi medievali
  • la natura incontaminata
  • un ritmo di viaggio lento e consapevole

Non è un luogo da “vedere tutto”, ma da vivere.

Cosa vedere in Umbria: tappe imperdibili

Un itinerario in Umbria può essere costruito in molti modi, ma alcune tappe riescono a raccontare meglio di altre l’anima della regione.

ORVIETO

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Fonte: Pixabay

La città sorge su una rupe di tufo ed il suo skyline è dominato dalle inconfondibili guglie del Duomo. Questo capolavoro dell’architettura gotica venne costruito nel 1290 per dare una degna collocazione al “Miracolo di Bolsena”, ovvero un‘ostia consacrata da cui fuoriuscì del sangue.

Sicuramente il Duomo è l’emblema di Orvieto, ma c’è molto altro da scoprire!

Innanzi tutto il Palazzo dei Sette con la Torre del Moro. Il palazzo deve il suo nome al fatto che in epoca medievale ospitava i sette magistrati che rappresentavano le maggiori corporazioni e mestieri di Orvieto, oggi è sede di mostre ed eventi. Dalla torre, invece, si gode di una vista unica sulla città.

Poi il Pozzo di San Patrizio, l’armoniosa opera di ingegneria artistica costruita da Antonio da Sangallo per volontà di Papa Clemente VII nel 1527 (preparatevi: ci sono 248 gradini!).

Infine c’è la possibilità di fare un interessante tour guidato underground, con partenza da Piazza del Duomo.

COSA VEDERE IN UMBRIA: L’ISOLA POLVESE

Nel lago Trasimeno, il più esteso dell’Italia centrale, ci sono tre isole ovvero, in ordine di grandezza, la Polvese, la Maggiore e la Minore.

Io ho visitato l’isola Polvense. Partendo da San Feliciano si impiegano circa 10 minuti di battello. Appena scesi, di fronte al porticciolo, si può vedere la “Villa”, un edificio ottocentesco oggi convertito in un centro servizi. A pochi passi si possono ammirare le rovine di un castello del XIII secolo. Proseguendo si giunge al Monastero dei Monaci Olivetani con la Chiesa di San Secondo. Superato il fitto bosco sulla destra, si giunge alla spiaggia attrezzata dove si trovano il parco giochi ed i campi di pallavolo.

L’isola Polvense è un piccolo paradiso naturalistico, ideale per una passeggiata romantica o per una gita in famiglia!

TODI

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Il cuore di questa bellissima città medievale è Piazza del Popolo, attorno alla quale sorgono gli edifici più insigni di Todi: il Duomo dell’Annunziata, in stile romanico-gotico; Palazzo dei Priori; il Palazzo del Capitano, che ospita il Museo Civico; ed il Palazzo del Popolo, storica sede del Comune, è collegato al Palazzo del Capitano ed ospita anch’esso il Museo.

Prima di arrivare al centro di Todi, fuori dalle sue mura medievali, ci si imbatte inevitabilmente nel Tempio di Santa Maria della Consolazione e, per uno strano effetto ottico, pare quasi che la strada finisca proprio dentro la Chiesa!

Si tratta di uno degli edifici-simbolo della nostra architettura rinascimentale. La paternità del progetto è stata attribuita al Bramante, ma in realtà non ci sono delle vere testimonianze storiche che lo possano confermare. Resta il fatto che, chiunque l’abbia progettata, è incredibilmente bella!

CASCATA DELLE MARMORE

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“Rimbombo di acque! Dalla scoscesa altura il Velino fende il baratro consunto dai flutti.”

Lord Byron

La cascata è formata dalle acque del fiume Velino che si tuffano nelle sottostanti Gole del Nera e fa parte del Parco Fluviale del Nera. E’ una cascata a flusso controllato, gli orari di rilascio delle acque sono consultabili online.

L’area turistico-escursionistica della Cascata delle Marmore offre la possibilità di svolgere tantissime attività diverse agli amanti dello sport e della vita all’aria aperta; si può accedere sia dal Belvedere Superiore, che dal Piazzale Byron.

Per informazioni sulle aperture, i biglietti e le visite guidate si può consultare il sito cascatadellemarmore.

COSA VEDERE IN UMBRIA: SPOLETO

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“Spoleto è la scoperta più bella che ho fatto in Italia, c’è una tale ricchezza di bellezze pressoché sconosciute, di monti, di valli, foreste di querce, conventi, cascate!”

Hermann Hesse

Spoleto è stata veramente una magnifica scoperta!

Ho passeggiato tra i suoi vicoli, gustato la Crescionda e visitato alcuni dei luoghi simbolo della città: il Duomo e la Rocca.

Il Duomo venne costruito in stile Romanico sul finire del XII secolo, tuttavia l’interno fu quasi completamente rifatto in epoca barocca.

La Rocca Albornoziana, invece, fu costruita per volere di Papa Innocenzo VI per rafforzare l’autorità della Chiesa nell’Italia centrale in vista del ritorno a Roma della sede pontificia, dopo la cattività avignonese.

Appena fuori dalla città, raggiungibile a piedi attraverso il Ponte delle Torri, c’è il sentiero denominato “Giro dei Condotti”. Il percorso è prevalentemente pianeggiante ed offre una bellissima veduta dell’intera Valle Spoletana.   

Natura e paesaggi

L’Umbria è una regione che si scopre anche fuori dalle città.

Colline, boschi, laghi e campagne costruiscono un paesaggio armonioso, mai eccessivo, ma sempre capace di trasmettere equilibrio e quiete.

È una terra che invita a rallentare, a osservare, a respirare.

CONSIGLI PRATICI

Per vivere davvero questa regione, il modo migliore è prendersi il proprio tempo.

Alcuni consigli pratici:

  • Auto consigliata: molte zone sono difficili da raggiungere con i mezzi
  • Durata ideale: 3–5 giorni per un primo itinerario
  • Periodo migliore: primavera e autunno, quando i colori rendono il paesaggio ancora più suggestivo

Un viaggio lento

L’Umbria non è una destinazione da spuntare su una lista.

È un luogo da attraversare lentamente, lasciandosi guidare più dalle sensazioni che dall’itinerario.

Forse è proprio questo il suo fascino: non ti travolge, ma ti resta dentro.

E quando riparti, hai la sensazione di aver scoperto qualcosa che va oltre i luoghi.

Per altre idee su cosa vedere in Umbria leggi anche:

I FANTASMI DEL CASTELLO DI FUMONE

Nel cuore del Lazio sorge uno dei luoghi più misteriosi della Ciociaria: il Castello di Fumone. Questo antico maniero medievale non è famoso solo per la sua storia millenaria, ma anche per le numerose leggende sui fantasmi che da secoli alimentano l’immaginario popolare.

Se ami i viaggi in luoghi poco noti e carichi di fascino, il castello di Fumone non può mancare nel tuo itinerario.

La storia del castello di Fumone

Partiamo dalla storia ufficiale del castello, quella realmente comprovata da documenti e testimonianze.

Fumone fu un importante luogo di avvistamento e segnalazione fin dalle sue remote ed oscure origini. Lo stesso nome “Fumone” deriva dai segnali di fumo che venivano usati per segnalare le invasioni nemiche provenienti da Sud e dirette a Roma.

Nel 962 il castello di Fumone divenne proprietà della Santa Sede grazie alla “Donazione Ottoniana”, per volontà dell’imperatore Ottone I di Sassonia.

In ogni caso l’episodio più importante avvenuto nel castello, quello che ha assegnato a Fumone un posto in tutti i libri di storia, risale al 1295 quando vi fu rinchiuso Papa Celestino V “che fece per viltade il gran rifiuto”.

Il papa morì nel castello il 19 maggio 1296, dopo mesi di dura prigionia, e fu canonizzato nel 1313.

Nel XVI secolo la Santa Sede affidò il castello alla famiglia dei Marchesi Longhi (attuali proprietari) che lo trasformò nella propria residenza estiva e decise di aprirlo al pubblico nel 1990.

Infine una curiosità: il castello ospita il giardino pensile più alto d’Europa, un’oasi sospesa a 800 metri!

Fantasmi e leggende

Passiamo ora all’altra parte storia del castello, quella misteriosa, fatta di avvenimenti inspiegabili e rumori sinistri che riecheggiano nella notte.

Il primo fantasma di Fumone è Maurizio Bordino, antipapa con il nome di Gregorio VII. Bordino, rinchiuso nel castello, ben presto vi trovò la morte. Il suo corpo, sepolto all’interno del maniero, non fu mai ritrovato!

Poi c’è Francesco Longhi-Caetani, il secondo fantasma del castello.

Un bambino morto in circostanze misteriose a metà del XIX secolo. Intorno alla sua scomparsa sono nate varie teorie nel corso del tempo. Tuttora, però, restano ignoti sia gli autori che l’arma del delitto.

Il corpo imbalsamato del piccolo Francesco giace nell’archivio del castello che, come narra la tradizione popolare, di notte riecheggia del pianto di dolore della madre, la Duchessa Emilia.

Visitare il Castello di Fumone

Se dopo aver scoperto queste storie di fantasmi ti è venuta voglia di visitare il castello, sappi che il castello di Fumone è aperto al pubblico e rappresenta una delle mete più affascinanti della Ciociaria.

Per conoscere gli orari di visita ed il costo dei biglietti si può visitare il sito castellodifumone.it

Situato su un’altura di circa 800 metri di altezza, domina la valle del Sacco e offre anche un panorama molto suggestivo sul territorio circostante.

Oltre alle sale storiche del maniero è possibile visitare anche il celebre giardino pensile, considerato uno dei più alti d’Europa.

Una visita al castello può essere facilmente abbinata alla scoperta di altri borghi e luoghi storici della provincia di Frosinone, come Anagni o la Certosa di Trisulti.