Amo l’autunno. I colori caldi ed avvolgenti. Le strade che profumano di castagne e vin brulè.
Tutte le stagioni hanno qualcosa di bello, ma l’autunno ha qualcosa di unico. Forse è la promessa di un cambiamento. O forse è la capacità di lasciarsi andare, di perdere tutto, ma senza rancore, solo per poter ricominciare.
Inoltre l’autunno è una stagione perfetta per viaggiare e, magari, per visitare posti in cui non siamo mai stati prima. La temperatura è ancora mite e si può visitare una meta con più tranquillità perché c’è meno gente in giro.
Quindi, se stai pensando ad una vacanza o un week-end autunnale, ecco alcune idee.
AUTUNNO A VIPITENO
Vipiteno è uno dei Borghi più belli d’Italia. L’autunno è il periodo ideale per lasciarsi affascinare da questa cittadina che sembra uscita da una fiaba. Potrai passeggiare tra le pittoresche vie del centro, ammirare i palazzi signorili e le piazze medievali, concederti un po’ di shopping tra i negozi di artigianato o degustare qualche piatto tipico in uno dei suoi ristoranti.
Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con la sua natura incontaminata, i piccoli borghi, i centri storici, le attività sportive e la buona cucina, è la meta ideale per una vacanza autunnale.
Potrai goderti lo spettacolo del foliage attraversando la vastissima rete di sentieri del Parco che offre percorsi di vario genere, da quelli adatti ai principianti a quelli per escursionisti esperti.
Probabilmente quando si parla di Cilento la prima cosa a cui si pensa è il mare. In questo caso, però, ti propongo un tour nell’entroterra alla scoperta delle bellezze naturalistiche e dei gioielli architettonici di questa splendida terra. Le romantiche grotte di Pertosa, i millenari templi di Paestum e l’immensa Certosa di Padula sono alcune delle mete che rendono unico il Cilento!
Infine l’autunno è la stagione migliore per percorrere uno dei tanti, bellissimi, cammini che attraversano l’Italia.
Percorrere anche solo poche tappe di un cammino è un modo per conoscere territori poco noti, fare attività all’aria aperta e disintossicarsi dallo stress della quotidianità.
Gradara è uno splendido borgo marchigiano noto soprattutto per aver fatto da cornice alla storia d’amore di Paolo e Francesca.
Grazie alla sua fortunata posizione, fin dall’antichità, fu un crocevia di genti e traffici commerciali.
Mentre, durante il medioevo, fu uno dei principali teatri degli scontri tra il Papato e le Casate marchigiane e romagnole.
Ai nostri giorni, invece, Gradara è considerato uno dei borghi più belli d’Italia.
La sua bellezza è dovuta ad un particolare mix di elementi.
Innanzitutto c’è il borgo medievale, perfettamente conservato.
Poi c’è il paesaggio, con le armoniose colline dell’entroterra marchigiano.
Infine c’è il fascino senza tempo di una delle storie d’amore più tormentate e celebri della storia.
LA ROCCA MALATESTIANA DI GRADARA
La storia di Gradara è legata a quella della sua Rocca che si erge in una posizione strategica, proprio al confine tra Marche ed Emilia Romagna.
È un luogo ricco di storia in cui tutto ricorda gli splendori delle potenti famiglie che vi abitarono: i Malatesta, gli Sforza e i Della Rovere.
La costruzione ebbe inizio nel XII secolo per volontà di Pietro e Ridolfo De Grifo che avevano usurpato la zona al comune di Pesaro. Successivamente Malatesta da Verucchio, con l’aiuto del papato, si impossessò della torre dei De Grifo e la trasformò nel mastio della attuale Rocca.
Fu proprio durante il periodo in cui governarono i Malatesta che si consumò la tragedia di Paolo e Francesca. Era il settembre 1289.
Successivamente arrivarono gli Sforza.
Nel 1494, la quattordicenne Lucrezia Borgia, seconda moglie di Giovanni Sforza, fu condotta alla Rocca dove trascorse i pochi anni del suo primo matrimonio.
Lucrezia, passata alla storia come una creatura perversa e corrotta, molto probabilmente non fu altro che una pedina delle mani del padre, Papa Alessandro VI, e del fratello, Cesare Borgia detto il Valentino. I matrimoni della giovane furono degli strumenti politici che il padre ed il fratello usarono per stringere nuove alleanze.
Dunque, quando la situazione cambiò sulla scacchiera politica italiana, il Papa sciolse il matrimonio tra Lucrezia e Giovanni Sforza ed anche la Rocca cambiò Signore, passando proprio a Cesare Borgia.
Successivamente arrivarono i Della Rovere.
Nel frattempo, infatti, era salito al soglio pontificio Giulio II (al secolo Giuliano Della Rovere) che affidò Gradara al nipote Francesco Maria II.
Dopo la morte di Livia Farnese, vedova del Della Rovere, la Rocca venne amministrata dal papato che la concesse in enfiteusi al conte Santinelli.
Da allora la Rocca cambiò molte volte proprietario fino a quando, nel 1920, fu acquistata dall’ingegnere Umberto Zanvettori per la somma di tre milioni di lire.
Il nuovo proprietario avviò un delicato progetto di restauro grazie al quale la Rocca conserva ancora oggi tutto il suo fascino.
PAOLO E FRANCESCA
La vicenda di Paolo e Francesca è molto lacunosa sotto il profilo storico.
Sappiamo che si tratta di personaggi realmente esistiti, ma non ci sono concrete informazioni biografiche. Quelle che abbondano, invece, sono le versioni letterarie.
Dante, Boccaccio, Petrarca e D’Annunzio hanno arricchito la narrazione con particolari di grande fascino, confondendo ancor di più storia e leggenda.
Era il 1275 quando Guido da Polenta, Signore di Ravenna e Cervia, decise di dare in sposa sua figlia Francesca a Giovanni Malatesta.
Giovanni, detto Giangiotto, oltre ad essere zoppo, pare che non fosse molto avvenente e, per evitare che Francesca, vedendo il futuro sposo, si opponesse al matrimonio, fu ordito un vero e proprio inganno.
Alla ragazza venne presentato Paolo, l’affascinante fratello di Giangiotto nonché suo procuratore. Francesca lo sposò senza esitazione e quando capì che Paolo, in realtà, agiva in nome e per conto del fratello, era ormai troppo tardi.
Tuttavia tra Francesca e Paolo era nato qualcosa, poiché neanche il giovane era rimasto indifferente al fascino della cognata.
I due iniziarono quindi ad incontrarsi clandestinamente. Qualcuno, forse Malatestino dell’Occhio (un altro fratello di Paolo e Giangiotto) si accorse di ciò che stava accadendo ed informò del fatto il marito tradito.
Si arrivò così, in un giorno di settembre del 1289, al tragico epilogo della vicenda.
Giangiotto scoprì i due amanti e fu preso da un accesso d’ira.
Paolo cercò di fuggire passando da una botola che si trovava vicino alla porta, ma il suo mantello restò impigliato ad un chiodo, costringendolo a tornare indietro. Mentre Giangiotto lo stava per passare a fil di spada, Francesca gli si parò dinnanzi per salvarlo ma… Giangiotto li uccise entrambi.
“Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense”
Dante Alighieri, Inferno –V Canto
VISITARE GRADARA
Oltre a visitare la Rocca, per immergerti ancora di più nell’atmosfera medievale di Gradara, è possibile percorrere i Camminamenti di Ronda che si trovano sull’imponente cinta muraria che circonda il borgo.
Da qui si può godere dello splendido panorama offerto dalle dolci colline marchigiane e dal blu dell’Adriatico, lungo la costa romagnola.
La Rocca di Gradara è aperta tutti i giorni dalle ore 8.30 alle 19.00
E’ possibile acquistare un biglietto unico che comprende sia la Rocca che i Camminamenti di ronda.
Per maggiori informazioni sui biglietti si può visitare il sito gradara.org.
Per altre idee su cosa visitare nelle Marche leggi anche:
Si avvicina la notte di San Lorenzo e quindi ecco qualche suggerimento su dove trovare i cieli stellati più belli d’Italia e godersi a pieno lo spettacolo delle stelle cadenti.
NOTTE DI SAN LORENZO: QUALI SONO I CIELI STELLATI PIÙ BELLI D’ITALIA
Già avere un cielo senza nuvole è un buon punto di partenza.
Altra cosa essenziale, però, è che ci sia un basso inquinamento luminoso. Dunque i posti dove vedere le stelle cadenti sono quelli più lontani dai centri abitati.
Tuttavia ci sono luoghi che godono di una posizione privilegiata per osservare la volta celeste.
Ecco dunque dove andare per vedere i cieli stellati più belli d’Italia.
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CAPO DI LAGO DI DARFO BOARIO TERME (LOMBARDIA)
Questo piccolo borgo di circa 20 abitanti, in Val Camonica, è uno dei luoghi ideali per ammirare le stelle cadenti.
E’ stato insignito del riconoscimento “I cieli più belli d’Italia”, la prima rete nazionale delle destinazioni consigliate per l’Astroturismo.
Astronomitaly ha mandato i suoi esperti a trascorrere alcune notti a Capo di Lago per verificare di persona il cielo notturno in questa località, tutto sommato vicina a grandi centri abitati.
Qui l’inquinamento luminoso è minimo ed è possibile quindi osservare le stelle e la Via Lattea nelle notti di cielo sereno.
NOTTE DI SAN LORENZO SULLE DOLOMITI (TRENTINO ALTO ADIGE)
Nella meraviglia delle Dolomiti in Trentino Alto Adige ci sono innumerevoli località in cui ammirare il cielo stellato.
L’Alpe di Siusi è già fiabesca di giorno, figuratevi ammantata di stelle!
In Val d’Egna, a 823 metri di altitudine, nel comune di Cornedo, sopra il paese di Collepietra, si trova il primo ed unico Astrovillaggio d’Europa.
Grazie alla sua posizione strategica, il parco scientifico gode di una strepitosa vista sul cielo stellato altoatesino.
Al suo interno si possono visitare l’Osservatorio astronomico Max Valier, la cupola con l’Osservatorio solare Peter Anich ed il Sentiero dei pianeti.
BARBERINO VAL D’ELSA (TOSCANA)
L’Osservatorio Polifunzionale del Chianti si trova nel comune di Barberino Val d’Elsa, a 30 minuti di auto da Firenze.
E’ il luogo perfetto per rimanere incantati dalla Via Lattea e da un cielo stellato mozzafiato. In più è l’occasione per lasciarsi coccolare dalle specialità dell’enogastronomia toscana e dalla natura incontaminata del Parco Botanico del Chianti, all’interno del quale è inserito l’osservatorio.
L’appellativo “polifunzionale” è dovuto al fatto che all’interno dell’osservatorio ci sono ben quattro distinte sezioni: meteorologia, astronomia, geosismica ed ambiente.
Il Parco si estende per circa 50.000 ettari nel cuore dell’Appennino centrale. Prevalentemente in provincia dell’Aquila, ma anche in quelle di Frosinone ed Isernia.
Il suo spettacolare patrimonio naturale, la conformazione del territorio, il clima ed i piccoli borghi che sono sorti in questa zona fanno sì che il Parco sia una meta ideale per godersi lo spettacolo della notte di San Lorenzo.
BORGO DI TROINA (SICILIA)
A sua volta classificato come uno dei “Cieli più belli d’Italia”, con una spettacolare vista sull’Etna, questo borgo in provincia di Enna è perfetto per osservare le stelle durante la notte di San Lorenzo.
In particolare sono due i siti di interesse che hanno fatto conquistare al borgo il massimo riconoscimento della Certificazione, il livello Gold: il Lago di Ancipa e la Contrada Sambuchello.
Il Lago di Ancipa, con i suoi 944 metri di altitudine, è il bacino artificiale più alto della Sicilia. La Contrada Sambuchello, invece, è un’area naturale presente all’interno dei Monti Nebrodi.
NOTTE DI SAN LORENZO: SCIENZA, FEDE E MITOLOGIA
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Quelle che solitamente chiamiamo “stelle cadenti” in realtà sono le Perseidi, uno sciame di meteore che la Terra attraversa durante il periodo estivo nel percorrere la sua orbita intorno al Sole.
La pioggia meteorica si manifesta per circa un mese, dalla fine di luglio alla fine di agosto.
Il picco di visibilità è concentrato attorno al 12 agosto, con una media di circa un centinaio di scie luminose osservabili ad occhio nudo ogni ora.
Il nome Perseidi deriva dalla mitologia greca e fa riferimento ai figli di Perseo, l’eroe che uccise il mostro Medusa.
In Italia le Perseidi sono note come “Lacrime di San Lorenzo” tanto che il fenomeno, tradizionalmente collegato alla notte del 10 agosto intitolata al santo, è noto anche come la “Notte di San Lorenzo”.
In Grecia, invece, viene religiosamente associato alla Trasfigurazione del Signore che cade il 6 agosto.
UN VIAGGIO TRA 5 CASTELLI PER CONOSCERE MEGLIO IL TRENTINO ALTO ADIGE
Il Trentino Alto Adige è sempre stata una terra di confine, fin dai tempi dell’impero romano.
In un territorio così difficile, in cui montagne aspre e maestose si alternano a vallate e boschi, i castelli erano uno strumento indispensabile. Servivano per controllare valichi e vie d’accesso strategiche, difendersi, sferrare attacchi, esercitare il potere ed amministrare la giustizia.
Fortezze militari inerpicate sulle rocce o sontuose residenze circondate dai vigneti… questa è regione italiana con più castelli e fortezze, ognuno con la sua storia ed i suoi misteri.
Sono un’appassionata di castelli. Quando avvisto da lontano una torre e un muro merlato non resisto. Devo assolutamente andarci! Quindi nel corso delle estati passate in Alto Adige ho collezionato una quantità impressionante di visite ai castelli… per la gioia della mia famiglia!
Questi 5 sono i castelli più belli ed interessanti che io abbia visitato. Si trovano tutti in provincia di Bolzano, ad una distanza relativamente breve gli uni dagli altri, quindi è anche possibile vederne più di uno al giorno. In genere sono tutti visitabili dalla primavera all’autunno, comunque ti lascio i vari siti internet da consultare prima di organizzare la tua visita.
CASTEL PRESULE – CASTEL PRÖSELS
Venne costruito dai Signori di Fiè, nobili ministeriali dei Vescovi di Bressanone.
Il rappresentante più famoso della famiglia fu Leonhard di Fiè-Colonna, vissuto nel XVI. Fu Capitano dell’Adige e Burgravio del Tirolo, inoltre è a lui che si deve l’ampliamento del castello in cui lo stile tardo gotico e quello rinascimentale si mescolano tra loro.
La stirpe dei nobili di Fiè si estinse nel 1804. Da allora la storia del castello fu segnata da numerosi cambi di proprietari, un parziale decadimento e diversi restauri.
Nel 1978 morì l’ultimo proprietario ed il castello venne acquistato dalla cooperativa Kuratorium Schloss Prösels che lo restaurò e lo aprì al pubblico per cerimonie, mostre ed eventi culturali.
Il castello si trova del comune di Fiè allo Sciliar. Se hai tempo fai anche una visita al suo grazioso centro storico ed al suo laghetto!
Il castello (noto anche come Castel Forte) è appartenuto per circa 6 secoli ai conti Wolkenstein. Nel 1967 fu acquistato dal Südtiroler Burgeninstitut che, con grande sforzo, è riuscito a restaurare il maniero e ad aprirlo al pubblico.
Il castello viene menzionato per la prima volta nel 1173.
Fra il XIV e il XVII secolo fu più volte ampliato e ristrutturato. All’interno del castello risultano particolarmente interessanti la Stube Gotica, gli affreschi tardogotici, le decorazioni della cappella e quella che può considerarsi una delle più belle sale rinascimentali della regione.
L’unica abitante del castello è una signora che funge da guida e da custode. Ascoltare il racconto della storia di questo antico maniero da una persona che, come lei, ha trascorso tutta la sua vita in quel luogo è un’esperienza unica!
Il castello si trova nel comune di Ponte Gardena ed è raggiungibile solo a piedi.
Ci sono due strade alternative.
Via Trostburg conduce direttamente al castello da piazza Oswald von Wolkenstein. Dopo un paio di metri di strada asfaltata, la via prosegue attraverso il bosco di latifoglie con un lastricato di epoca medioevale. La salita è un po’ ripida, ma breve (circa 20 minuti).
C’è poi una seconda via, asfaltata, che parte immediatamente dopo il cimitero di Ponte Gardena. Il percorso è decisamente più comodo, ma un po’ più lungo del primo (circa 30 minuti).
Risale al XVI secolo e fu di proprietà dei principi vescovi di Bressanone. E’ rimasto sorprendentemente intatto fino ai giorni nostri superando persino la Hofburg di Bressanone per ciò che concerne le decorazioni parietali.
La storia del castello è lunga e travagliata, segnata da infiniti cambi di proprietario.
Appartenne al governo austriaco; a quello bavarese; al signor Jakob Wegleiter, oste di Chiusa che lo acquistò all’asta; al barone Anton von Goldegg, che si adoperò per restaurarlo; al principe Johann von Lichtenstein, che nel 1904 lo donò al Comune di Bolzano.
Negli anni seguenti il palazzo fu incredibilmente adibito ad asilo nido, scuola, centrale telefonica e teatro. Infine, nel 1979, divenne proprietà dell’Alto Adige e fu restaurato in modo esemplare.
Oggi è considerato il più prezioso monumento dell’Alto Adige.
Per informazioni sulle visite al castello consulta il sito schlossvelthurns
CASTEL TASSO – BURG REIFENSTEIN
Si trova nel comune di Campo di Trens, a poca distanza da Vipiteno, ed è considerato uno dei castelli storicamente più importanti dell’Alto Adige.
Fu menzionato per la prima volta in un documento del 1100 come feudo dei Conti bavaresi Lechsgmünd.
Nei secoli seguenti il castello cambiò vari proprietari, tra cui i Signori di Sabiona e l’Ordine Teutonico, al quale è dovuto gran parte del suo aspetto attuale e dell’arredamento. Infine nel 1813 divenne di proprietà dei Conti Thurn und Taxis.
Fortunatamente il castello non fu mai conquistato o devastato, quindi ancora oggi è ben conservato.. All’interno di Castel Tasso si possono visitare ben 10 stanze, tra cui la grande cucina duecentesca, la vecchia torre d’abitazione ed anche la famosa e preziosa Sala Verde.
Il castello si raggiunge facilmente attraverso un sentiero che parte dal parcheggio ai piedi della collina.
Per informazioni sulle visite al castello consulta il sito Vipiteno.com
CASTEL WOLFSTHURN
Il castello si erge maestoso sulla collina sopra Mareta, nei pressi di Vipiteno.
Lo storico tirolese Johann N. Tinkhauser lo descrisse, nel XIX secolo, come il “più bel castello del Tirolo”.
Appartiene alla famiglia Sternbach fin dalla sua costruzione e dal 1996 ospita il Museo provinciale della caccia e della pesca.
Castel Wolfsthurn, a differenza degli altri castelli di cui ti ho parlato, non è un maniero medievale arroccato su uno sperone roccioso, ma una sontuosa residenza barocca arredata con eleganza e ricercatezza.
Il Museo mostra le sale nobili con arredi originali e una ricca collezione storico-artistica di oggetti riguardanti la caccia e la pesca.
Per informazioni sulle visite al castello consulta il sito Wolfsthurn
Stai cercando ispirazione su cosa visitare in Puglia?
La verità è che non è facile scegliere cosa vedere in una regione così ricca di bellezze paesaggistiche, storia, arte e tradizioni culinarie. La Puglia, infatti, è una regione da esplorare con tutti e cinque i sensi. Solo così se ne possono catturare forme, suoni, odori e sapori e comprendere appieno l’anima del suo territorio.
E’ una terra dai mille volti. Si passa dalle spiagge paradisiache del Salento alla verdeggiante Foresta Umbra, dal blu dell’arcipelago delle Tremiti alle colline selvagge della Valle d’Itria, per non parlare dei tradizionali trulli o del misterioso Castel del Monte.
I luoghi da visitare in Puglia sono davvero tanti e molto diversi tra loro. Quindi veniamo al dunque, ecco i 15 luoghi da visitare assolutamente in Puglia (almeno secondo me!).
IL GARGANO
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Siamo nella parte settentrionale della Puglia.
Quello che colpisce maggiormente del Gargano è l’immensa varietà dei suoi paesaggi che comprendono foreste, zone montuose, laghi, bianche scogliere, lunghe spiagge sabbiose e borghi a picco sul mare.
Per tutelare questo magnifico territorio è stato istituito il Parco Nazionale del Gargano, coperto da una fitta rete di sentieri e aree attrezzate per escursioni e trekking. Nella zona sono presenti anche due siti UNESCO: Monte Sant’Angelo e la Foresta Umbra.
La foresta è un polmone verde che si estende su circa 10.000 ettari a un’altitudine di 800 metri. Ospita caprioli, volpi, tassi, cinghiali, gufi e tante altre specie, che vivono protette dalla sua rigogliosa vegetazione.
Monte Sant’Angelo, invece, è un borgo situato nella parte sud del Gargano ed è noto soprattutto per il Santuario di San Michele che rappresenta il punto di arrivo dell’omonimo cammino italiano.
Infine ci sono le Isole Tremiti. San Domino, San Nicola, il Cretaccio, la Vecchia, Pianosa e Capraia (le ultime due da non confondere con le omonime isole dell’Arcipelago Toscano!).
I fondali attorno alle isole sono considerati un vero paradiso degli amanti delle immersioni e dello snorkeling. Offrono scenari spettacolari fatti di insenature, grotte sottomarine e relitti.
Alcuni dei punti d’immersione più belli, come Punta Secca e Cala dei Turchi, si trovano intorno all’isola di Capraia. Tutta l’area dell’arcipelago fa parte della Riserva Marina Protetta del Parco Nazionale del Gargano.
PUGLIA IMPERIALE
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Spostandoci verso l’altopiano delle Murge troviamo Castel del Monte, misterioso ed affascinante.
Il castello, famoso per la sua pianta ottagonale, fu costruito nel XIII secolo per volontà di Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia, nel 1996 è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.
Trani è un’elegante cittadina affacciata sul mare.
Ha un bel centro storico ed un porticciolo molto pittoresco, tuttavia i suoi principali punti d’interesse sono il duomo ed il castello svevo.
Il duomo di Trani, noto anche come cattedrale di Santa Maria Assunta o di San Nicola Pellegrino, è uno dei più significativi esempi di architettura romanica pugliese, tanto da essere stato definito “la regina delle cattedrali di Puglia”. E’ stato costruito in pietra di Trani e si trova letteralmente sul mare.
Il castello di Trani fu realizzato nel 1233, sotto il regno di Federico II di Svevia. E’ una delle mete più amate da chi visita la Puglia.
Secondo una leggenda popolare il castello sarebbe abitato dal fantasma di Armida, una giovane donna che venne rinchiusa nelle segrete dopo che il marito scoprì il suo adulterio. Forse questa leggenda è nata dalla vicenda, vera e storicamente documentata, di Siffridina, contessa di Caserta e consuocera di Federico II, rinchiusa nel castello per motivi politici.
BARI
E’ la città più grande della Puglia ed i suoi punti d’interesse sono davvero molti.
Per esempio la basilica di San Nicola, il patrono di Bari. Un magnifico esempio di architettura romanico-pugliese. La sua cripta custodisce le reliquie del santo ed è meta di pellegrinaggio sia dei fedeli cristiani che di quelli ortodossi.
Dalla basilica ci si può addentrare tra le stradine di Bari Vecchia, il vero cuore della città. Camminando sulle “chianche”, cioè le pietre che lastricano le vie del centro storico, si incontrano numerose chiese tra cui la Cattedrale di San Sabino. Qui, il 21 giugno di ogni anno, si può assistere allo spettacolo dei raggi del sole che attraversano il rosone della facciata ed illuminano l’identico rosone in marmo posto sul pavimento della navata.
Passeggiando sul lungo mare è possibile ammirare i palazzi in stile tardo Liberty e godersi lo straordinario panorama dell’Adriatico.
Ma Bari è anche gastronomia: tra panzerotti, purea di fave, orecchiette con le cime di rape ed altre prelibatezze avrai solo l’imbarazzo della scelta.
GROTTE DI CASTELLANA
Prima di arrivare nella Valle d’Itria, a pochissimi chilometri da Alberobello, nel comune di Castellana Grotte, si trova l’omonimo complesso speleologico. Un luogo magico ed affascinante che si estende per circa 3 Km in cui si susseguono caverne e voragini dai nomi mitologici. Il percorso aperto al pubblico e di circa 1 Km.
LA VALLE D’ITRIA
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La valle d’Itria si estende tra le provincie di Bari, Brindisi e Taranto. Il suo territorio coincide con la parte meridionale dell’altopiano delle Murge. E’ una delle zone più caratteristiche della Puglia con le sue distese infinite di ulivi secolari, muretti a secco, trulli e masserie. Qui i luoghi da visitare non mancano: Alberobello, Ostuni, Locorotondo, Cisternino e Martina Franca.
Quando si parla di trulli si parla di Alberobello.
Dichiarati patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 1996, questi edifici sono unici al mondo. Sono costruiti da una base cilindrica di pietra calcarea imbiancata a calce e sormontata da un tetto di forma conica, anch’esso di pietra. La maggior parte dei trulli è concentrata nel Rione Monti: ce ne sono circa 1030!
Ostuni, la “città bianca”, si presenta come una perla incastonata tra il blu del cielo e del mare. Il centro storico è un labirinto di viuzze tortuose che s’inerpicano sui fianchi del colle, circondato da un’antica cinta muraria di cui restano 2 porte d’accesso: Porta Nova e Porta San Demetrio.
Locorotondo e Cisternino fanno parte del circuito dei “Borghi più belli d’Italia”. Entrambi hanno dei bellissimi centri storici, carichi di fascino e storia. Locorotondo è anche nota per le caratteristiche case bianche con il tetto aguzzo, chiamate “cummerse”.
Ultima tappa nella Valle d’Itria è Martina Franca.
E’ una delle città barocche della Puglia. Per rendersene conto basta passeggiare tra le sue strade ed arrivare nel centro storico dominato dal Palazzo Ducale e dalla Basilica di San Martino.
Una piccola dritta culinaria per gli amanti dei salumi: il “capocollo di Martina” è una specialità da provare!
PENISOLA SALENTINA
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Siamo arrivati nell’estremo sud della Puglia, in una delle zone più conosciute ed amate di questa regione. Un condensato unico di storia e bellezza paesaggistica.
Partiamo da Lecce, la “Firenze del sud”.
Una città d’arte tra le più affascinati d’Italia, ricca di monumenti ed opere d’arte di epoca romana, medievale e rinascimentale. Tuttavia ciò che ha reso famosa questa città è soprattutto l’eccesso stilistico del barocco che ha trovato la sua massima espressione nella Basilica di Santa Croce. La sua facciata, dominata dall’immenso rosone, è un tripudio di elementi decorativi unico al mondo.
Proseguendo verso piazza Duomo si possono ammirare altri esempi di barocco leccese: il Duomo, il Palazzo Vescovile ed il Seminario. Passando dal barocco all’arte romana, i principali monumenti sono: il teatro romano e l’anfiteatro. Quest’ultimo si trova nella piazza più importante della città: piazza Sant’Oronzo, in cui convivono armoniosamente edifici di varie epoche e stili.
Otranto è dominata dal castello aragonese ed è circondata da antiche mura difensive che un tempo la proteggevano dagli invasori ed oggi sono un richiamo per i turisti. Le mura, infatti, sono visitabili e comprendono bastioni, torri e sotterranei. Il centro storico è fatto di casette bianche che si affacciano su strade lastricate che conducono alla cattedrale risalente alla seconda metà dell’anno Mille e dedicata al ricordo degli 800 martiri cristiani che, nel 1480, furono uccisi dai Turchi.
Infine (proprio letteralmente infine!) c’è Santa Maria di Leuca.
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Siamo nella parte più meridionale del Salento. Santa Maria è una frazione del Comune di Castrignano del Capo ed è nota soprattutto per le sue bellissime acque e per il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae.
Si dice che San Pietro, in viaggio verso Roma, fece tappa a Leuca e, da allora, il tempio pagano dedicato a Minerva diventò un luogo di culto cristiano, nonché uno dei principali centri di pellegrinaggio in età medievale.
Si trova a pochi chilometri da Montalcino e Montepulciano, nella bellissima regione della Val d’Orcia a sud di Siena, tra sinuose colline e favolosi panorami. Pienza gode di una posizione davvero strategica: arroccata sulla cima ad un colle, che domina tutta la valle dell’Orcia con una vista mozzafiato.
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Questo incantevole borgo, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel 1996, è conosciuto come la “città ideale” del Rinascimento.
LA NASCITA DI PIENZA
La città nacque con il nome di Corsignano e lo conservò fino al 1462.
Le sorti – ed il nome! – di questo piccolo borgo cambiarono dopo una visita del suo più illustre cittadino: Papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini. Il papa, in viaggio per Mantova, si fermò nel suo borgo natio e, constatandone il degrado, decise di ricostruire la città ed affidò il progetto all’architetto Bernardo Rossellino.
Dopo soli quattro anni di lavori nacque Pienza, un luogo pieno di armonia ed eleganza: la città ideale del Rinascimento. Pio II morì prematuramente ed i suoi progetti vennero realizzati solo in parte, tuttavia la città resta uno degli esempi più significativi di progettazione urbanistica razionale del nostro Rinascimento.
Gran parte degli edifici di interesse storico artistico di Pienza si affacciano sulla suggestiva piazza dedicata a Pio II: la Cattedrale, il Palazzo Comunale, Palazzo Piccolomini e Palazzo Borgia (sede del Museo Diocesano).
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COSA VISITARE
Il Duomo o Cattedrale dell’Assunta ospita importanti dipinti dei più rinomati artisti del tempo, mentre il suo campanile ottagonale si erge sopra l’antica cripta puntando verso il cielo.
Tuttavia l’aspetto più interessante della cattedrale sono i suoi sotterranei, noti anche come “labirinto”.
Fin dal giorno della sua inaugurazione, infatti, la Cattedrale mostrò le prime crepe. Lo stesso Pio II scrisse “il tempo dirà se si tratta della crepatura della calce o qualcosa di peggio.”
Nel corso dei secoli sono stati fatti sforzi sovrumani per restaurare e sostenere il monumento, si tratta di un fenomeno unico che il filosofo Bruno Queysanne definì come “instabilità durevole”.
Il “Labirinto” è un percorso sotterraneo nelle viscere della Cattedrale, un’esperienza unica e stupefacente attraverso i secoli che racconta, meglio di qualsiasi altra cosa, la storia di un monumento bello e fragile e la lotta di una comunità per mantenerlo in vita.
Alla destra del Duomo sorge l’imponente Palazzo Piccolomini. Dalla sua loggia si può ammirare un panorama davvero unico su tutta la valle dell’Orcia, da Montalcino fino al Monte Amiata. Il palazzo venne scelto da Franco Zeffirelli per girare alcune scene del suo famoso film Romeo e Giulietta. Qui i due “amanti nati sotto cattiva stella” si incontrano per la prima volta durante la festa in casa Capuleti.
Infine c’è la Pieve di Corsignano.
Dal centro di Pienza, seguendo le indicazioni, si arriva alla Pieve con una breve passeggiata lungo il fianco della collina. La Pieve è una costruzione romanica per lo più risalente al XII secolo, con tre navate spartite da pilastri quadrangolari.
Nella sua semplice fonte battesimale furono battezzati i futuri pontefici Pio II e Pio III.
L’interno ha un aspetto rustico, perlopiù frutto di un restauro del 1925.
LA FIERA DEL CACIO
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Pienza è anche la città del cacio!
Il pecorino di Pienza è una specialità con una lunga tradizione. Persino Lorenzo il Magnifico ne era ghiotto e si recava ogni anno in Val d’Orcia per poterlo degustare.
Il sapore unico di questo pecorino è dovuto ai terreni argillosi su cui pascolano le pecore di razza sarda. Le erbe profumate dei campi danno al latte un sapore peculiare di castagna, alloro ed erbacei.
Il borgo è pieno di piccoli ed incantevoli negozi che vendono tantissime varietà di pecorini, più o meno stagionati, insieme a tantissimi altri prodotti locali tipici, come vini, spezie, pici e miele.
Infine, se capitate a Pienza nel primo weekend di settembre, non perdetevi la famosa Fiera del Cacio, una grande festa dedicata al pecorino e ad altri prodotti della tradizione locale.
Durante l’evento si svolge anche un divertente gioco folkloristico di antiche origini. E’ il Palio del Cacio Fuso, dove i giocatori di ogni contrada del paese devono spingere e far rotolare intere forme di pecorino intorno ad un piccolo fuso di legno collocato al centro della piazza principale.
Civita di Bagnoregio è un piccolo borgo in grado di affascinare come pochi. Si trova in provincia di Viterbo, a pochi passi dal lago di Bolsena.
Sorge sulla vetta di un’altura di tufo ed è raggiungibile solo attraverso un lungo ponte pedonale dal quale si gode di uno dei panorami più spettacolari di tutto il Lazio.
Durante le giornate di nebbia questo borgo fiabesco sembra letteralmente galleggiare nel vuoto…
LA STORIA DI CIVITA DI BAGNOREGIO
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La città fu fondata dagli etruschi circa 2.500 anni fa.
A quei tempi, dove ora sorge Civita, era situata l’acropoli, centro della vita civile e religiosa.
Il luogo era stato scelto per la sua posizione strategica. Un altopiano racchiuso tra i due fiumi del Rio Chiaro e del Rio Torbido, circondato e protetto dalla Valle dei Calanchi. Per di più vicino alla foce del Tevere, un’importante via commerciale e di comunicazione.
Già gli etruschi erano a conoscenza dell’instabilità sismica di quest’area e misero in atto alcune opere allo scopo di proteggerla dai terremoti, arginando i fiumi e costruendo dei canali di scolo per le acque piovane.
Successivamente furono i romani a continuare queste opere che, però, nei secoli seguenti furono via via trascurate portando l’area ad un rapido degrado.
Oltre ai problemi sismici, la situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che il colle di tufo su cui sorge Civita è minato dall’erosione provocata dal vento, dalla pioggia e dall’acqua dei due torrenti che scorrono a valle.
Civita è destinata a sgretolarsi lentamente ed inesorabilmente. Infatti non è un caso che lo scrittore Bonaventura Tecchi l’abbia definita “la città che muore”.
COSA VEDERE
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Innanzitutto per raggiungere il borgo di Civita si deve attraversare un ponte sospeso di 300 metri che la collega con Bagnoregio. La macchina fotografica è d’obbligo perché ad ogni passo vi ritroverete davanti un panorama da favola!
Arrivati al borgo, si incontra Porta San Maria, sormontata da una coppia di leoni che artigliano due teste umane, simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi. Più avanti la via San Maria si apre nella piazza principale, dove si può ammirare la chiesa romanica di San Donato che custodisce un Crocefisso ligneo realizzato della scuola di Donatello ed un affresco della scuola del Perugino.
La grotta di San Bonaventura è un’antichissima tomba etrusca che prese il nome da Frate Bonaventura da Bagnoregio (1217-1274), teologo e tra i maggiori biografi di San Francesco di Assisi. Secondo il racconto dello stesso frate, da bambino egli si ammalò gravemente ed i suoi genitori chiamarono San Francesco per benedirlo e guarirlo. Come l’ebbe guarito San Francesco gli disse in latino “Bona ventura”, in virtù dell’esito favorevole delle sue preghiere. Da quel giorno tutti gli abitanti di Bagnoregio chiamarono il bambino Bonaventura, ed egli assunse tale nome al momento del suo ingresso nell’Ordine Francescano.
INFORMAZIONI UTILI
Per visitare Civita di Bagnoregio è necessario fare il biglietto, il costo è di 5 euro.
Ci sono due biglietterie. Una si trova a Piazzale Battaglini, dove c’è anche il parcheggio da cui è possibile raggiungere il borgo con una passeggiata di 15 minuti o con la navetta che porta al Belvedere. L’altra biglietteria si trova all’inizio del ponte.
In fine all’interno del borgo ci sono ristoranti, bar, bed & breakfast e negozi di artigianato locale.
La Riviera di Ulisse è uno dei tratti costieri più affascinanti del Lazio meridionale: circa 50 chilometri di litorale dove il mare cristallino del Tirreno incontra antichi borghi, testimonianze archeologiche e paesaggi che sembrano usciti da una leggenda.
Il suo nome richiama il celebre eroe dell’Odissea che, secondo la tradizione, approdò proprio su queste coste durante il lungo viaggio verso Itaca. Qui Ulisse avrebbe vissuto alcune delle sue avventure più conosciute, dall’incontro con i terribili Lestrigoni, giganti antropofagi, a quello con la maga Circe, la misteriosa incantatrice che secondo il mito abitava sul promontorio oggi chiamato Monte Circeo.
Ma la Riviera di Ulisse non è soltanto un luogo legato alla leggenda: nei secoli il suo fascino ha conquistato anche importanti protagonisti della storia. Cicerone scelse Formia come luogo di villeggiatura e vi fece costruire una splendida villa; l’imperatore Tiberio preferì la più appartata Sperlonga, dove realizzò una sontuosa residenza affacciata sul mare; Domiziano, invece, amava le tranquille acque del lago di Paola a Sabaudia.
Oggi questo angolo del Lazio conserva ancora un’atmosfera particolare, sospesa tra passato e presente. Promontori ricoperti dalla macchia mediterranea, spiagge incastonate tra le rocce, antiche ville romane e piccoli borghi ricchi di storia rendono la Riviera di Ulisse una destinazione ideale per chi desidera un viaggio tra natura, cultura e leggenda.
Scopriamo insieme cosa vedere nella Riviera di Ulisse, da San Felice Circeo fino a Formia, attraversando alcuni dei luoghi più suggestivi della costa laziale.
PERCHE’ SI CHIAMA RIVIERA DI ULISSE?
Il nome Riviera di Ulisse nasce dal forte legame di questo territorio con il mito dell’eroe greco protagonista dell’Odissea. Secondo la tradizione, proprio lungo queste coste si sarebbero svolte alcune delle avventure più celebri del lungo viaggio di Ulisse verso Itaca.
Una delle figure più importanti del racconto è sicuramente Circe, la maga che viveva su un’isola identificata dalla tradizione con il promontorio del Monte Circeo. Qui Ulisse sarebbe approdato dopo essere sfuggito ai pericoli del mare, incontrando la potente incantatrice che trasformò i suoi compagni in animali e che, successivamente, lo aiutò nel suo viaggio.
Anche la vicenda dei Lestrigoni, i giganti antropofagi che distrussero quasi completamente la flotta di Ulisse, viene spesso collegata al territorio della Riviera di Ulisse. Gli studiosi hanno avanzato diverse ipotesi sull’identificazione dei luoghi descritti da Omero, ma proprio questa incertezza contribuisce ad alimentare il fascino della zona.
Tra storia e leggenda, la Riviera di Ulisse conserva quindi un’atmosfera particolare: visitarla significa attraversare un paesaggio in cui i racconti mitologici sembrano ancora dialogare con le testimonianze lasciate dalle civiltà che lo hanno abitato nei secoli.
SAN FELICE CIRCEO: SULLE TRACCE DELLA MAGA CIRCE
San Felice Circeo rappresenta il punto più settentrionale della Riviera di Ulisse e, per chi arriva da nord, è la prima tappa ideale di un viaggio lungo questa costa ricca di storia e suggestioni.
Il suo legame con il mito è evidente già dal nome: secondo la tradizione, proprio su questo promontorio avrebbe vissuto la maga Circe, colei che nell’Odissea trasformò i compagni di Ulisse in maiali prima di innamorarsi dell’eroe greco.
Il centro storico di San Felice Circeo sorge su una collina e conserva ancora oggi il fascino di un antico borgo medievale, con vicoli, piazzette e scorci panoramici sul Tirreno. A dominare l’abitato troviamo la Torre dei Templari, costruita nel XIII secolo come struttura difensiva e oggi simbolo della città.
A pochi chilometri dal centro si trova invece il Faro di Capo Circeo, costruito nel 1866. La sua caratteristica decorazione a piccoli quadratini di maiolica bianca lo rende facilmente riconoscibile e crea un suggestivo contrasto con i colori della macchia mediterranea che lo circonda.
Il vero protagonista del territorio è però il Monte Circeo, un promontorio ricco di sentieri naturalistici che regalano viste spettacolari sulla costa. Gli amanti del trekking possono percorrere diversi itinerari immersi nella natura, mentre dal mare è possibile scoprire alcune delle grotte del promontorio attraverso escursioni in barca.
TERRACINA: UN VIAGGIO TRA STORIA E MARE
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Proseguendo verso sud si incontra Terracina, una delle località più conosciute della Riviera di Ulisse. Affacciata sul mare e dominata dal Monte Sant’Angelo, questa città unisce il fascino di una località balneare alla ricchezza di un importante passato storico.
Il simbolo indiscusso di Terracina è il Tempio di Giove Anxur, uno straordinario complesso religioso di epoca romana risalente al I secolo a.C. La sua posizione panoramica lo rende uno dei luoghi più suggestivi della costa: da qui lo sguardo si perde sul Golfo di Gaeta e sulle acque del Tirreno.
Alle pendici del monte si trova invece il Pisco Montano, una spettacolare rupe rocciosa tagliata in epoca romana per permettere il passaggio della Via Appia durante i lavori voluti dall’imperatore Traiano. Accanto alla rupe sorge la settecentesca Porta Napoli, che per lungo tempo segnò il confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli.
Merita una visita anche il centro storico, dove si trova il Duomo di Terracina, o Concattedrale di San Cesareo. L’edificio, costruito tra il V e il VI secolo, conserva ancora oggi elementi architettonici legati all’antico foro romano sul quale venne edificato.
Terracina è quindi una tappa perfetta per chi desidera alternare mare e cultura: una città in cui passeggiare tra testimonianze archeologiche, vicoli storici e panorami che raccontano secoli di storia.
LA RIVIERA DI ULISSE: SPERLONGA
Proseguendo lungo la costa verso sud si incontra Sperlonga, uno dei luoghi più suggestivi della Riviera di Ulisse. Inserita nel circuito dei Borghi più belli d’Italia e da anni premiata con la Bandiera Blu per la qualità delle sue acque, questa piccola località riesce a conquistare in ogni stagione, non soltanto durante i mesi estivi.
Il suo fascino nasce dal perfetto equilibrio tra natura, storia e architettura. Il centro storico, arroccato su uno sperone roccioso, sembra quasi affacciarsi sul mare: un intreccio di vicoli stretti, scalinate, archi e case dalle facciate bianche che ricordano le atmosfere delle isole greche.
Proprio questo aspetto ha contribuito a rendere Sperlonga una delle località più amate della costa laziale, un luogo dove passeggiare senza fretta, fermandosi nei piccoli slarghi panoramici per ammirare il blu del Tirreno.
Il legame della città con la storia antica è testimoniato soprattutto dalla Villa di Tiberio, una splendida residenza imperiale costruita direttamente sul mare. L’imperatore scelse questo angolo appartato della costa per realizzare una villa sontuosa, arricchita da una grande grotta naturale trasformata in un ambiente scenografico decorato con gruppi scultorei dedicati alle avventure di Ulisse.
Oggi la villa e la grotta fanno parte del percorso di visita del Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga, dove sono conservati importanti reperti legati proprio al mito dell’eroe greco.
Prima di lasciare Sperlonga vale la pena raggiungere uno dei suoi simboli più conosciuti: la Torre Truglia. Costruita nel 1532 sui resti di una precedente struttura difensiva di epoca romana, domina il promontorio su cui sorge il borgo e regala una delle viste più belle sulla costa.
GAETA: STORIA, SPIRITUALITA’ E PANORAMI SUL MARE
Tra i luoghi più affascinanti della Riviera di Ulisse troviamo sicuramente Gaeta, una città dal carattere unico, sospesa tra mare, storia e spiritualità.
La sua posizione è straordinaria: sorge su una penisola che si protende nel Golfo omonimo ed è circondata dal mare su tre lati. Questa particolare conformazione ha reso Gaeta per secoli un importante centro strategico e militare, ma anche un luogo di grande fascino paesaggistico.
Conosciuta come la “città delle cento chiese”, Gaeta conserva un patrimonio religioso sorprendente. Tra gli edifici più importanti troviamo il Santuario della Santissima Annunziata, situato nel cuore del centro storico, e il Tempio di San Francesco, che domina la città dall’alto offrendo una vista spettacolare sul golfo.
Ma il luogo più celebre è sicuramente il Santuario della Montagna Spaccata, uno degli angoli più suggestivi della Riviera di Ulisse. Secondo la tradizione cristiana, al momento della morte di Gesù sulla croce la montagna si sarebbe aperta in tre profonde fenditure. All’interno della spaccatura principale una lapide ricorda il passo del Vangelo secondo Matteo: “Gesù rese lo spirito, la terra tremò e le rocce si spaccarono”.
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Una scalinata conduce poi alla Grotta del Turco, una spettacolare cavità naturale scavata nella roccia e raggiungibile attraverso una delle fenditure della montagna. Il contrasto tra la pietra, la luce del sole e il mare sottostante crea un ambiente di grande suggestione.
LA RIVIERA DI ULISSE: FORMIA
Ultima tappa di questo viaggio lungo la Riviera di Ulisse è Formia, situata in una splendida baia del Golfo di Gaeta e punto più meridionale dell’itinerario.
Come molte località della costa laziale, anche Formia conserva un importante legame con l’epoca romana. La città era conosciuta con il nome di Formiae e rappresentava un luogo di villeggiatura molto apprezzato dalle famiglie aristocratiche romane. Tra i suoi abitanti più illustri ci fu anche Cicerone, che proprio qui possedeva una villa e dove trovò la morte nel 43 a.C.
Una delle testimonianze più celebri legate al grande oratore romano è la cosiddetta Tomba di Cicerone, un imponente mausoleo di epoca augustea tradizionalmente attribuito alla sua sepoltura. La struttura, alta circa 24 metri, rappresenta uno degli esempi più interessanti dell’architettura funeraria romana conservati nella zona.
Un altro luogo imperdibile è il Cisternone Romano, una straordinaria opera di ingegneria idraulica sotterranea risalente all’età romana. Situata sotto il centro storico, questa enorme cisterna era destinata alla raccolta e alla distribuzione dell’acqua per l’antica Formiae. Con i suoi ambienti scanditi da file di pilastri e volte, ancora oggi permette di comprendere il livello raggiunto dalla tecnica costruttiva romana.
Formia rappresenta quindi il perfetto punto conclusivo di un itinerario che attraversa secoli di storia: dal mito di Ulisse alle ville degli imperatori, dalle testimonianze romane ai borghi affacciati sul mare.
COSA MANGIARE
Un viaggio sulla Riviera di Ulisse non può dirsi completo senza dedicare tempo alla scoperta della sua cucina, profondamente legata al mare e alle tradizioni delle comunità che da secoli abitano questo tratto di costa laziale.
La gastronomia locale nasce dall’incontro tra la cultura marinara e quella contadina dell’entroterra: ingredienti semplici, ricette tramandate nel tempo e sapori autentici raccontano la storia di un territorio sospeso tra il Tirreno e le colline circostanti.
Il simbolo gastronomico di Gaeta è senza dubbio la tiella, una particolare torta salata composta da due sottili strati di pasta che racchiudono diversi tipi di ripieno. La versione più conosciuta è quella con il polpo, ma esistono anche varianti con scarola, cipolle, alici o altre verdure. Nata come piatto dei pescatori, facile da trasportare e conservare, oggi è una delle specialità più amate della cucina locale.
Da assaggiare sono anche le olive di Gaeta, piccole, dal colore violaceo e dal sapore intenso. Coltivate principalmente sulle colline dell’area, vengono utilizzate in numerose ricette tradizionali, dalla pizza di scarola ai primi piatti di pesce.
Lungo tutta la Riviera di Ulisse il mare resta naturalmente protagonista: pesce azzurro, alici, calamari e polpo vengono spesso proposti secondo ricette semplici che valorizzano la freschezza delle materie prime. Nei borghi costieri non è difficile trovare ristoranti e trattorie dove gustare piatti della tradizione con vista sul Tirreno.
Anche i prodotti dell’entroterra meritano attenzione, come i formaggi locali, gli ortaggi della pianura pontina e i vini del territorio, tra cui quelli della Denominazione Circeo, che accompagnano piacevolmente i piatti della cucina locale.
Tra mito, storia e paesaggi spettacolari, la Riviera di Ulisse conquista quindi anche attraverso i suoi sapori: un patrimonio gastronomico che racconta, proprio come i suoi monumenti, l’identità profonda di questa terra.
INFORMAZIONI UTILI PER VISITARE LA RIVIERA DI ULISSE
La Riviera di Ulisse è una destinazione perfetta per chi desidera unire mare, cultura e natura. Il modo migliore per scoprirla è sicuramente organizzare un itinerario in auto, così da potersi spostare facilmente tra borghi, siti archeologici e punti panoramici.
Il percorso completo, da San Felice Circeo a Formia, richiede almeno 3 o 4 giorni per essere apprezzato con calma. Se invece si ha a disposizione soltanto un weekend, è possibile concentrarsi su alcune delle località più rappresentative, come Sperlonga, Gaeta e il promontorio del Circeo.
Il periodo ideale per visitare la Riviera di Ulisse è la primavera, quando le temperature sono piacevoli e la natura è nel pieno della sua bellezza, oppure l’inizio dell’autunno, quando il mare conserva ancora temperature gradevoli e i borghi sono meno affollati rispetto ai mesi estivi.
L’estate resta naturalmente il momento perfetto per chi desidera abbinare la visita culturale a qualche giornata di mare: la costa offre numerose spiagge, calette e panorami spettacolari, anche se alcune località possono essere molto frequentate nei mesi di luglio e agosto.
Per quanto riguarda gli spostamenti, l’auto è il mezzo più comodo per raggiungere anche i luoghi meno accessibili e i punti panoramici. Le principali località della Riviera sono comunque collegate anche dai mezzi pubblici, con collegamenti ferroviari e autobus verso i centri più importanti.
Un consiglio: non limitarti alle spiagge. La vera bellezza della Riviera di Ulisse emerge proprio dall’unione tra il paesaggio marino e il patrimonio storico, archeologico e gastronomico che caratterizza ogni tappa dell’itinerario.
Arroccata sulle pendici del Monte Titano, la Serenissima Repubblica di San Marino è uno degli Stati più piccoli al mondo, ma anche uno dei più antichi. Un luogo dove la storia si intreccia con panorami spettacolari, antiche fortificazioni e tradizioni che si tramandano da secoli. Non sorprende, quindi, che il suo centro storico e il Monte Titano siano stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2008, quale testimonianza dell’eccezionale continuità di una repubblica libera fin dal XIII secolo.
Per me San Marino è legata ai ricordi dell’infanzia. Da bambina trascorrevo spesso le vacanze estive sulla Riviera Romagnola e una gita sul Monte Titano era una tappa immancabile: un modo per prendersi una pausa dalla spiaggia, passeggiare tra le mura del borgo e ammirare il panorama che, nelle giornate più limpide, arriva fino al mare Adriatico. Ancora oggi considero San Marino una meta perfetta per una visita in giornata, ma anche per un weekend all’insegna della storia, della cultura e della buona cucina.
In questa guida ti accompagno alla scoperta dei luoghi simbolo della più antica repubblica del mondo, tra piazze, torri medievali, musei e angoli ricchi di fascino.
Piazza della Libertà e Palazzo Pubblico
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Piazza della Libertà è il cuore del centro storico di San Marino, ma anche il posto ideale per godersi il bellissimo panorama sulla valle sottostante! La piazza prende il nome dalla statua che si trova al suo centro e che rappresenta la Libertà, simbolo dell’indipendenza che da sempre contraddistingue questa antica Repubblica.
Qui, inoltre, si trova il Palazzo Pubblico (o Palazzo del Governo), sede dei principali organi istituzionali ed amministrativi sammarinesi: i Capitani Reggenti, il Consiglio Grande e Generale, il Consiglio dei XII ed il Congresso di Stato. L’attuale edificio si erge sul luogo in cui anticamente sorgeva la Domus Magna Comunis che, ormai in rovina, venne abbattuta sul finire dell’Ottocento per far posto al Palazzo Pubblico
Basilica di San Marino
L’attuale Basilica sorge sulle fondamenta di un’antica Pieve del IV secolo dedicata a San Marino diacono. All’inizio dell’Ottocento la Pieve era in condizioni di grave degrado, così venne abbattuta e si progettò di costruire una nuova chiesa. Il lavori iniziarono nel 1826 e terminarono il 5 febbraio 1838, quando la Basilica venne solennemente inaugurata alla presenza del vescovo del Montefeltro e dei Capitani Reggenti. La costruzione costò 40.150 scudi e 76 baiocchi.
Le tre torri
Le torri furono realizzate intorno al XIII secolo come strumento di difesa dagli attacchi dei Malatesta, signori di Rimini. La prima torre, chiamata Rocca o Guaita, si erge sullo strapiombo del monte Titano ed è contornata dalla più antica delle tre cinte murarie che circondano Città di San Marino e che sono ancora oggi visibili. La seconda torre, chiamata Cesta o Fratta, è di forma pentagonale ed ospita il Museo delle Armi Antiche. La terza torre, chiamata Montale, è la più piccola e può essere vista solo dall’esterno.
Passo delle Streghe
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E’ posizionato all’esterno delle mura del centro storico della Repubblica. Si tratta di un sentiero scavato nella roccia che collega la prima e la seconda torre tra loro. E’ un luogo unico, in cui sembra di essere tornati nel Medioevo e si respira un’aria molto romantica.
Per raggiungere il Passo delle Streghe ci sono varie possibilità. Partendo dalla torre Cesta si può scendere per una cinquantina di metri dal luogo panoramico a destra del sentiero, oppure si può parcheggiare l’auto al parcheggio P6 e continuare camminando sulla scalinata rocciosa in mezzo al bosco.
Museo di Stato
Il museo è nato nella seconda metà dell’Ottocento ed è stato aperto al pubblico nel 1899. Dal 2001 è ospitato nello storico Palazzo Pergami – Belluzzi, nel centro di San Marino. Il museo è diviso in 4 diverse sezioni: Archeologia del Territorio, Arte per la Repubblica, Arte di Donazione, Archeologia di Donazione e Numismatica -Medaglistica Sammarinesi.
Museo delle Curiosità
Un museo davvero molto stravagante, perfetto da visitare con i bambini. Invenzioni strabilianti (come gli zoccoli alti 60 centimetri per affrontare l’alta marea veneziana!) personaggi insoliti e oggetti rari sono mescolati in un mix incredibile e rendono questo museo unico nel suo genere. In più, per stupire i visitatori, nei mesi estivi è attivo un servizio di trasporto speciale che collega il museo ai parcheggi più distanti dal centro storico: la navetta non è un veicolo qualsiasi, ma una tradizionale corriera Ford del 1913.
Cava dei Balestrieri
La cava fu aperta nel XIX secolo con lo scopo di estrarre la pietra necessaria per i lavori di restauro del Palazzo Pubblico, nella vicina Piazza della Libertà.
Oggi la cava è un importante sito di eventi. Il suo nome deriva dalla Federazione Italiana Balestrieri: con la sua istituzione nel 1966, la cava venne allestita per ospitare le competizioni di tiro con la balestra grande, la prima si tenne nel luglio dello stesso anno. Sempre qui, ogni anno il 3 settembre si tiene il Palio dei Balestrieri in occasione della Festa del Santo Patrono. Ma la cava ospita anche tanti altri eventi, come la Disfida del Tricorniolo.
Shopping a San Marino
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Passeggiare tra le vie del centro storico significa anche concedersi un po’ di tempo per curiosare tra botteghe artigiane, negozi di prodotti tipici e vetrine ricche di souvenir. Grazie a un regime fiscale diverso da quello italiano, fare shopping a San Marino è da sempre una delle attività più apprezzate dai visitatori, ma il consiglio è di andare oltre i classici acquisti e scoprire le eccellenze dell’artigianato locale.
Dal 1995 la Repubblica di San Marino tutela le proprie produzioni attraverso il Marchio di Origine e Tipicità, nato per valorizzare il lavoro degli artigiani e le tradizioni del territorio. Passeggiando nel centro storico troverai ceramiche dipinte a mano, oggetti in ferro battuto, legno e materiali preziosi, pizzi, ricami e stampe artistiche, oltre a numerose specialità gastronomiche da portare a casa come ricordo del viaggio.
Cosa mangiare a San Marino
Un viaggio a San Marino non può dirsi completo senza assaggiare la cucina locale, profondamente legata alla tradizione romagnola e marchigiana, ma con una propria identità.
Tra i dolci più famosi spicca la Torta Tre Monti, composta da sottili cialde croccanti alternate a crema di cacao e nocciole e ricoperta di cioccolato: prende il nome dalle tre torri simbolo della Repubblica ed è probabilmente il souvenir gastronomico più conosciuto del Paese.
Tra i primi piatti meritano un assaggio i nidi di rondine, una pasta al forno farcita con prosciutto cotto e formaggio, mentre tra i secondi sono molto diffusi arrosti e carni alla griglia accompagnati dalla tradizionale piadina. Il tutto può essere accompagnato dai vini del territorio, come il Biancale e il Brugneto, prodotti sulle colline del Monte Titano.
Che si scelga un ristorante con vista sulle vallate o una piccola osteria del centro storico, la cucina sammarinese rappresenta un piacevole complemento alla visita della Repubblica.
Informazioni utili
Chi viaggia in automobile può lasciare il proprio veicolo in uno dei numerosi parcheggi situati ai piedi del centro storico, contrassegnati dalla sigla P1-P12. Da qui è possibile raggiungere il cuore della città in pochi minuti a piedi oppure utilizzare gli ascensori e le scale mobili che collegano i diversi livelli del Monte Titano.
Un’alternativa particolarmente suggestiva è la funivia, che collega Borgo Maggiore a Città di San Marino in circa due minuti. Durante il tragitto si gode di una splendida vista sul Monte Titano e, nelle giornate più limpide, lo sguardo arriva fino alla costa adriatica. Per conoscere orari, tariffe e eventuali variazioni stagionali è consigliabile consultare il sito ufficiale dell’Azienda Autonoma di Stato per i Servizi Pubblici.
Il centro storico si visita comodamente a piedi: le distanze sono contenute, ma è bene ricordare che molte strade sono in salita e presentano pavimentazioni in pietra. Per questo motivo è consigliabile indossare scarpe comode, soprattutto se si desidera raggiungere le Tre Torri o percorrere il suggestivo Passo delle Streghe.
Infine, se possibile, scegli di visitare San Marino durante la primavera o l’autunno, quando le temperature sono piacevoli e il centro storico è generalmente meno affollato rispetto ai mesi estivi.
Cosa visitare nei dintornidi San Marino
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A circa 20 Km dalla Serenissima Repubblica di San Marino sorge il borgo di San Leo. Quest’ultimo deve il suo nome a San Leone che, giunto insieme a San Marino dalle coste della Dalmazia, avrebbe evangelizzato la zona diventandone il primo vescovo.
La rocca di San Leo, con i suoi 600 metri d’altezza, domina la vallata del Marecchia ed un panorama di boschi e picchi rocciosi che si spinge fino al mare. L’edificio più antico è la pieve, che raccoglie intorno a sé il nucleo della città medievale. Poco distante sorge la cattedrale, consacrata al culto del Santo Leone. Invece la fortezza, che sorge a distanza dall’abitato per ragioni difensive, è costruita in cima ad uno sperone di roccia sul quale si mantiene da secoli in un miracoloso equilibrio.
Perché visitare San Marino
Piccola nelle dimensioni ma sorprendentemente ricca di storia, San Marino è una destinazione capace di conquistare in poche ore. Passeggiare tra le sue strade significa attraversare secoli di indipendenza, ammirare antiche fortificazioni, godere di panorami mozzafiato e scoprire un patrimonio culturale che va ben oltre i suoi confini.
Che tu stia organizzando una gita di un giorno o un weekend tra Emilia-Romagna e Marche, la Serenissima Repubblica saprà regalarti un’esperienza autentica, fatta di storia, tradizioni e scorci indimenticabili. Un piccolo Stato che, nonostante le sue dimensioni, riesce a lasciare un ricordo davvero grande.
Se sei alla ricerca di altre idee per esplorare l’Emilia-Romagna, puoi leggere anche i miei articoli dedicati a Bologna e Ravenna!
Provincia di Frosinone: cosa vedere tra borghi, abbazie, castelli e natura
Quando si pensa al Lazio, la mente corre quasi sempre a Roma, alle ville rinascimentali o ai borghi dei Castelli Romani. Eppure esiste un angolo della regione che custodisce un patrimonio storico e paesaggistico sorprendente, ancora lontano dai grandi circuiti del turismo di massa: la provincia di Frosinone.
Qui il viaggio attraversa epoche e civiltà. È la terra che ha dato i natali a Cicerone, uno dei più grandi oratori dell’antica Roma, e a San Tommaso d’Aquino, tra i massimi filosofi del Medioevo. È un territorio dove abbazie millenarie dialogano con castelli arroccati, città d’arte, siti archeologici e paesaggi naturali che invitano a rallentare il passo.
Visitare la provincia di Frosinone significa scoprire un Lazio autentico, fatto di piccoli borghi, tradizioni secolari e itinerari capaci di sorprendere chi ama viaggiare con curiosità.
Provincia di Frosinone e Ciociaria: sono la stessa cosa?
È una domanda che molti viaggiatori si pongono.
Spesso i termini Ciociaria e provincia di Frosinone vengono utilizzati come sinonimi, ma, dal punto di vista storico, non coincidono perfettamente.
Per comprenderne il motivo bisogna fare un piccolo salto nel passato.
L’attuale provincia di Frosinone venne istituita nel 1927, quando furono uniti territori appartenuti per secoli a realtà politiche differenti: la Ciociaria, che faceva parte dello Stato Pontificio, e la Terra di Lavoro, storicamente legata prima al Regno di Napoli e poi al Regno delle Due Sicilie.
Non si tratta soltanto di una distinzione amministrativa. Per secoli queste due aree hanno sviluppato tradizioni, influenze culturali e identità proprie, lasciando ancora oggi tracce visibili nell’architettura, nella gastronomia e nelle consuetudini locali.
Proprio questa doppia anima rende la provincia di Frosinone un territorio così interessante da esplorare.
Lo stemma che racconta una storia
Anche lo stemma provinciale custodisce il racconto di questa identità composita.
Al centro campeggia un leone dorato, storico simbolo della città di Frosinone e, più in generale, dei territori appartenuti allo Stato Pontificio. Nella zampa impugna un gladio, mentre ai suoi piedi compaiono due cornucopie, antichissimo simbolo di prosperità e fertilità.
Le cornucopie rappresentano invece la Terra di Lavoro, ricordando le profonde radici agricole di quest’area del Lazio.
In pochi elementi araldici si concentra così la storia di un territorio nato dall’incontro di due mondi diversi, ma oggi uniti da un patrimonio culturale comune.
Cosa vedere nella provincia di Frosinone
La ricchezza di questo territorio è sorprendente e meriterebbe più di un viaggio.
Chi ama l’arte e la storia può lasciarsi conquistare da Anagni, la celebre “Città dei Papi”, con la sua splendida cattedrale e la Cripta di San Magno che custodisce uno dei cicli di affreschi medievali più importanti d’Europa.
Gli appassionati di spiritualità non possono rinunciare all’Abbazia di Montecassino, fondata da San Benedetto nel VI secolo e diventata uno dei luoghi simbolo del monachesimo occidentale.
Per chi preferisce atmosfere più misteriose, il Castello di Fumone racconta secoli di storia e di leggende, tra antiche prigioni e racconti di fantasmi che ancora oggi alimentano il fascino della fortezza.
La provincia di Frosinone è anche una meta ideale per chi ama la natura. Oltre ai borghi medievali, ai siti archeologici e agli antichi eremi, custodisce paesaggi di straordinaria bellezza attraversati dai Monti Ernici, dai Monti Lepini e dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Tra le meraviglie più sorprendenti spiccano le Grotte di Pastena, celebri per le spettacolari concrezioni calcaree modellate dall’acqua nel corso dei millenni, e le vicine Grotte di Falvaterra, un affascinante sistema carsico attraversato da un fiume sotterraneo che offre un’esperienza unica agli appassionati di speleologia e di geologia. Un patrimonio naturale che rende il Frusinate una destinazione perfetta anche per chi cerca itinerari all’aria aperta e un turismo lento, lontano dalle mete più affollate.
Una terra da riscoprire
La provincia di Frosinone è una di quelle destinazioni che non hanno bisogno di effetti speciali per conquistare il viaggiatore.
La sua bellezza è discreta. Si rivela lentamente, tra il silenzio di un chiostro medievale, una strada che conduce a un borgo in pietra, il panorama che si apre dopo una salita o il racconto di una leggenda tramandata da generazioni.
Forse è proprio questo il suo fascino più autentico: essere una terra che non si limita a mostrarsi, ma che invita a essere scoperta con calma, un passo dopo l’altro.
Buon viaggio alla scoperta della provincia di Frosinone.