IL MONASTERO DI SABIONA

Ci sono luoghi che sembrano appartenere a un’altra dimensione, sospesi tra cielo e terra, dove il viaggio diventa qualcosa di più di una semplice visita. Il Monastero di Sabiona è uno di questi.

Chi arriva a Chiusa, uno dei borghi più affascinanti dell’Alto Adige, non può fare a meno di notare quella rupe che domina la Valle Isarco. In cima, circondato da vigneti e boschi, si trova il monastero di Sabiona, considerato uno dei luoghi spirituali più importanti del Tirolo.

La sua posizione spettacolare, la storia millenaria e il percorso che conduce fino alla sommità della collina ne fanno una meta capace di affascinare non solo i pellegrini, ma anche gli amanti della storia, della natura e del turismo lento.

La storia del Monastero di Sabiona

La storia di Sabiona affonda le sue radici in un passato molto lontano.

La collina su cui sorge il monastero fu abitata già in epoca preistorica e successivamente dai Romani, grazie alla sua posizione strategica che permetteva di controllare la Valle Isarco.

Tra il VI e il X secolo Sabiona divenne uno dei principali centri religiosi della regione e sede vescovile. Solo intorno all’anno Mille il vescovado venne trasferito a Bressanone, che da allora divenne il principale centro ecclesiastico dell’area.

Nonostante il trasferimento, Sabiona continuò a mantenere un’importanza spirituale significativa e nel corso dei secoli si sviluppò come monastero benedettino.

Ancora oggi il complesso conserva quell’atmosfera raccolta e silenziosa che invita alla riflessione e alla contemplazione.

Il sentiero che sale da Chiusa

Una parte importante dell’esperienza è rappresentata dal percorso per raggiungere il monastero.

La salita parte dal centro storico di Chiusa e si sviluppa lungo un sentiero ben segnalato che attraversa vigneti e pendii panoramici.

Lungo il percorso si incontra una suggestiva Via Crucis che accompagna il cammino fino alla sommità della collina.

Non si tratta di una passeggiata particolarmente impegnativa, ma abbastanza lunga da permettere di apprezzare il paesaggio e di entrare gradualmente nello spirito del luogo.

Ad ogni curva si aprono scorci sempre più ampi sulla Valle Isarco, sulle montagne circostanti e sui tetti di Chiusa.

Forse è proprio questo lento avvicinamento a rendere Sabiona così speciale: il monastero non si raggiunge all’improvviso, ma si conquista passo dopo passo.

Cosa vedere a Sabiona

Una volta raggiunta la cima, il visitatore si trova di fronte a un complesso religioso ricco di storia e fascino.

La Chiesa di Santa Croce

È uno degli edifici più importanti del complesso e rappresenta il cuore spirituale di Sabiona.

La sua posizione panoramica e l’atmosfera raccolta la rendono uno dei luoghi più suggestivi dell’intera visita.

La Chiesa di Nostra Signora

Più volte ampliata e modificata nel corso dei secoli, conserva elementi che raccontano le diverse fasi storiche attraversate dal monastero.

La Cappella delle Grazie

Piccola e discreta, è uno dei luoghi più raccolti dell’intero complesso e contribuisce a creare quell’atmosfera di pace che caratterizza Sabiona.

Il panorama sulla Valle Isarco

Anche chi non è particolarmente interessato alla storia religiosa troverà una ragione per salire fin quassù.

Dalla collina di Sabiona si gode infatti uno dei panorami più belli della Valle Isarco. Le montagne, i vigneti e il borgo di Chiusa si fondono in un paesaggio che cambia volto con il passare delle stagioni.

Perché visitare Sabiona

Sabiona non è una meta che colpisce per la grandiosità dei monumenti o per la quantità di attrazioni.

Il suo fascino è più sottile.

È un luogo che invita a rallentare, a camminare e ad osservare. Un luogo in cui il viaggio conta quanto la destinazione.

Per questo motivo rappresenta una tappa ideale per chi ama il turismo lento e desidera scoprire l’Alto Adige attraverso luoghi meno conosciuti ma profondamente autentici.

Consigli pratici per la visita

Quanto tempo serve?

Per visitare Sabiona è consigliabile dedicare almeno mezza giornata, considerando anche il tempo necessario per la salita e la discesa.

Quando andare?

Ogni stagione offre prospettive diverse.

La primavera regala colori vivaci e temperature piacevoli, mentre l’autunno è probabilmente il periodo più suggestivo grazie ai vigneti che circondano la collina e alle tonalità calde del foliage.

Come arrivare?

Il punto di partenza più comodo è il centro storico di Chiusa, facilmente raggiungibile in auto o in treno.

Da qui il monastero si raggiunge esclusivamente a piedi attraverso il sentiero panoramico.

Cosa abbinare alla visita?

Sabiona si inserisce perfettamente in un itinerario alla scoperta della Valle Isarco.

Dopo la visita si può passeggiare nel borgo di Chiusa oppure proseguire verso Bressanone, una delle città più eleganti dell’Alto Adige.

Un luogo da raggiungere lentamente

In un mondo che ci spinge continuamente ad accelerare, Sabiona sembra suggerire l’esatto contrario.

Qui il cammino fa parte dell’esperienza, il silenzio ha ancora un valore e il panorama invita a fermarsi qualche minuto in più.

Forse è proprio questo il segreto del suo fascino: il Monastero di Sabiona non si limita a essere visitato, ma chiede di essere raggiunto lentamente, lasciando che il viaggio diventi parte integrante della scoperta.

UNA GIORNATA A BRESSANONE

Tra le montagne dell’Alto Adige, dove il fascino dei paesaggi alpini incontra una storia secolare, Bressanone custodisce un’atmosfera particolare fatta di eleganti palazzi, antichi vicoli e tradizioni ancora vive. Visitare Bressanone significa scoprire una città dal ritmo lento, capace di unire cultura italiana e influenze tirolesi in un equilibrio sorprendente.

Con oltre mille anni di storia, Bressanone è una delle città più antiche dell’Alto Adige e ancora oggi conserva un patrimonio artistico e architettonico di grande valore. Il suo centro storico, raccolto e facilmente visitabile a piedi, invita a passeggiare senza fretta tra piazze, portici e scorci suggestivi.

Non è soltanto una tappa da inserire durante un viaggio sulle Dolomiti: Bressanone è una destinazione da vivere, assaporando l’atmosfera dei suoi caffè storici, osservando i dettagli delle facciate decorate e lasciandosi sorprendere dal suo patrimonio culturale.

In questo articolo scopriamo cosa vedere a Bressanone e quali sono i luoghi più belli da visitare in città e nei dintorni.

Piazza Duomo: il cuore storico di Bressanone

Il modo migliore per iniziare la visita di Bressanone è raggiungere il centro storico, dove si trova Piazza Duomo, il vero cuore della città.

La piazza rappresenta da secoli il centro della vita cittadina ed è circondata da alcuni degli edifici più importanti. Passeggiando tra le sue architetture si percepisce subito l’identità particolare della città: un luogo dove il gusto mediterraneo incontra lo stile dell’Europa centrale.

Qui si trovano il Duomo, il Chiostro e il Palazzo Vescovile, tre tappe fondamentali per conoscere la storia e l’arte di Bressanone.

Il Duomo di Bressanone e il Chiostro

Il Duomo di Santa Maria Assunta è uno dei simboli della città.

L’edificio attuale è il risultato di diversi interventi che si sono susseguiti nei secoli e presenta una ricca decorazione barocca. All’interno colpiscono gli affreschi, gli stucchi e l’imponente atmosfera che racconta il ruolo religioso e culturale che Bressanone ha avuto nel corso della sua storia.

Accanto al Duomo si trova il Chiostro, uno dei luoghi più suggestivi della città.

Questo spazio raccolto, caratterizzato da eleganti arcate e affreschi medievali, è un piccolo tesoro artistico spesso sottovalutato. Passeggiare nel silenzio del chiostro permette di cogliere un lato più intimo di Bressanone, lontano dalla frenesia delle mete turistiche più conosciute.

Il Palazzo Vescovile

Un altro luogo imperdibile è il Palazzo Vescovile, una delle architetture più eleganti della città.

Costruito come residenza dei principi vescovi, colpisce soprattutto per il suo aspetto monumentale e per il cortile interno, caratterizzato da un’eleganza rinascimentale.

Oggi ospita il Museo Diocesano, che conserva opere d’arte sacra e testimonianze legate alla storia religiosa dell’Alto Adige.

Anche solo passeggiare all’esterno del palazzo permette di ammirare uno degli angoli più raffinati della città.

Passeggiare nel centro storico

Uno dei modi migliori per conoscere Bressanone è semplicemente camminare senza una meta precisa.

Le strade del centro storico sono un intreccio di edifici storici, piccoli negozi, portici e angoli caratteristici. Qui si nota uno degli aspetti più affascinanti della città: la capacità di conservare il proprio passato senza trasformarsi in un museo a cielo aperto.

Bressanone è una città perfetta per chi ama il turismo lento: fermarsi per un caffè, osservare le decorazioni delle facciate, entrare nelle piccole botteghe e godersi il paesaggio circostante fa parte dell’esperienza.

L’Abbazia di Novacella: una visita nei dintorni di Bressanone

A pochi chilometri dal centro si trova l’Abbazia di Novacella, una delle tappe più interessanti nei dintorni.

Questo complesso religioso, fondato nel XII secolo, è uno dei più importanti dell’Alto Adige e racchiude diversi stili architettonici, dal romanico al barocco.

Il suo fascino nasce proprio dall’insieme: la biblioteca storica, il chiostro, la chiesa e gli spazi immersi nel verde raccontano secoli di storia e cultura.

È una visita che permette di completare il viaggio alla scoperta di Bressanone con un luogo dove arte, spiritualità e paesaggio convivono.

Consigli pratici

Quanto tempo serve per visitare Bressanone?

Il centro storico della città può essere visitato tranquillamente in una giornata, soprattutto se si desidera passeggiare con calma e dedicarsi ai principali monumenti.

Per un’esperienza più completa è consigliabile fermarsi almeno due giorni, includendo anche una visita all’Abbazia di Novacella o ai dintorni.

Quando andare?

Ogni stagione offre un volto diverso della città.

La primavera e l’estate sono ideali per esplorare i dintorni e fare passeggiate nella natura. L’autunno regala colori spettacolari grazie ai boschi delle montagne circostanti. In inverno, invece, Bressanone diventa particolarmente suggestiva grazie all’atmosfera natalizia e ai mercatini.

Come arrivare?

La città è facilmente raggiungibile sia in auto sia in treno.

La stazione ferroviaria si trova vicino al centro storico e permette di visitare la città anche senza automobile, rendendola una meta adatta a chi preferisce un viaggio più sostenibile.

Dove inserire Bressanone in un itinerario?

Bressanone può essere inserita in un itinerario alla scoperta dell’Alto Adige insieme ad altre città come Bolzano, Merano e Vipiteno, oppure come punto di partenza per esplorare le vallate e le montagne circostanti.

Perché visitare Bressanone?

Bressanone è una destinazione che conquista senza bisogno di grandi attrazioni spettacolari.

La sua bellezza sta nei dettagli: nelle piazze raccolte, negli edifici storici, nelle montagne che fanno da sfondo e in quel modo tutto altoatesino di vivere il tempo con maggiore lentezza.

È una città da scoprire passo dopo passo, lasciandosi guidare dalla curiosità

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GUBBIO: LA CITTA’ DEI MATTI

Gubbio è una di quelle città che hanno il potere di trasportare il visitatore in un tempo diverso.

Adagiata sulle pendici del Monte Ingino, nel cuore verde dell’Umbria, conserva ancora oggi l’aspetto di un’antica città medievale: vicoli in pietra, palazzi storici e piazze che raccontano secoli di storia.

Ma Gubbio è conosciuta anche con un soprannome curioso: la città dei matti.

Un appellativo che potrebbe sembrare poco lusinghiero, ma che in realtà nasce da una tradizione antica e racconta molto dello spirito ironico e accogliente dei suoi abitanti.

Per scoprire davvero Gubbio bisogna quindi lasciarsi guidare non solo dai monumenti, ma anche dalle storie e dalle leggende che da sempre fanno parte della sua identità.

PERCHE GUBBIO E’ CHIAMATA LA CITTA’ DEI MATTI?

La leggenda più famosa di Gubbio è legata alla cosiddetta patente da matto, una tradizione simbolica che ancora oggi incuriosisce i visitatori.

Secondo l’usanza, chi compie tre giri intorno alla Fontana del Bargello e riceve simbolicamente l’investitura può diventare “matto onorario” di Gubbio.

Naturalmente non si tratta di una vera follia, ma di un riconoscimento scherzoso: a Gubbio la “pazzia” è intesa come capacità di vivere con leggerezza, ironia e un pizzico di anticonformismo.

Ed è proprio questo spirito che rende la città così particolare.

COSA VEDERE A GUBBIO: UN ITINERARIO TRA STORIA E BELLEZZA

Visitare Gubbio significa camminare dentro una pagina di storia.

Il centro storico, perfettamente conservato, si può esplorare tranquillamente a piedi, lasciandosi sorprendere dagli scorci improvvisi e dalle atmosfere medievali.

Piazza Grande e il Palazzo dei Consoli

Il simbolo di Gubbio è senza dubbio Piazza Grande, una delle piazze medievali più suggestive d’Italia.

Costruita come una sorta di terrazza panoramica sulla città, offre una vista straordinaria sulle colline umbre.

Qui domina il Palazzo dei Consoli, elegante edificio trecentesco che ospita il Museo Civico e le celebri Tavole Eugubine, uno dei più importanti documenti della civiltà umbra antica.

La sua posizione e la sua architettura raccontano la grande importanza che Gubbio ebbe nei secoli passati.

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Fonte: Pixabay

Il Duomo di Gubbio

Poco distante si trova la Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo, conosciuta semplicemente come Duomo di Gubbio.

L’interno, raccolto e armonioso, custodisce opere d’arte e rappresenta uno dei luoghi più importanti della spiritualità cittadina.

La visita permette anche di scoprire un volto più intimo di Gubbio, fatto di silenzio e memoria.

Il Palazzo Ducale

Di fronte al Duomo si trova il Palazzo Ducale, costruito nel XV secolo durante il periodo dei Montefeltro.

L’edificio rappresenta il legame tra la città e il Rinascimento e racconta un momento in cui la città divenne un importante centro culturale.

La sua architettura elegante crea un interessante contrasto con l’aspetto medievale del resto del borgo.

La Fontana del Bargello

Tra i luoghi più curiosi c’è la Fontana del Bargello, legata alla tradizione della “patente da matto”.

È uno di quei piccoli angoli che non hanno solo un valore artistico, ma anche un significato simbolico.

Perché spesso sono proprio i dettagli apparentemente minori a raccontare meglio l’anima di un luogo.

La Basilica di Sant’Ubaldo e il Monte Ingino

Per completare la visita vale la pena salire verso la Basilica di Sant’Ubaldo, che domina la città dall’alto del Monte Ingino.

Qui sono custodite le spoglie del santo patrono.

Il percorso permette anche di ammirare uno dei panorami più belli sulla città: dall’alto si comprende ancora meglio il rapporto tra la città e il territorio che la circonda.

Tra storia e leggenda

Oltre ai suoi monumenti, Gubbio conserva un fascino particolare perché è una città profondamente legata alle narrazioni.

È qui che, secondo la tradizione francescana, avvenne l’episodio del famoso lupo di Gubbio, raccontato nei Fioretti di San Francesco.

La storia del santo che riesce a trasformare un animale considerato pericoloso in una presenza accettata dalla comunità è diventata uno dei simboli del rapporto tra uomo e natura.

Ancora una volta, realtà e leggenda si intrecciano.

Ed è forse proprio questa la caratteristica più affascinante di Gubbio: una città dove la storia non è qualcosa di lontano, ma continua a vivere nelle strade e nei racconti.

CONSIGLI PRATICI PER VISITARE GUBBIO

Il periodo migliore per visitare la città è la primavera o l’autunno, quando il clima è piacevole e la città può essere scoperta con maggiore tranquillità.

Un giorno permette di vedere i principali monumenti, ma fermarsi un weekend consente di assaporare meglio l’atmosfera del borgo.

È consigliabile indossare scarpe comode: il centro storico è caratterizzato da strade in pietra e numerosi saliscendi.

Gubbio è inoltre una base ideale per un itinerario più ampio alla scoperta dell’Umbria, insieme ad altre città come Assisi, Perugia o Spello.

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LE GROTTE DI STIFFE E PRATA D’ANSIDONIA

Lontano dalle mete più conosciute, tra le montagne dell’Aquilano, esiste un mondo sotterraneo fatto di acqua, roccia e luce: sono le Grotte di Stiffe, una delle meraviglie naturali più suggestive dell’Abruzzo.

Il viaggio però non finisce qui. A pochi chilometri dalle grotte si trova, infatti, Prata d’Ansidonia, un piccolo borgo dell’entroterra dove il tempo sembra essersi fermato e dove la scoperta passa anche attraverso i sapori, le tradizioni e l’accoglienza.

Un itinerario perfetto per chi ama viaggiare lentamente e cercare non solo luoghi da vedere, ma luoghi da vivere.

Le Grotte di Stiffe: una cattedrale nascosta nella montagna

Le Grotte di Stiffe sono una delle attrazioni naturalistiche più affascinanti dell’Abruzzo.

La loro particolarità nasce da un fenomeno raro: non si tratta infatti di semplici cavità naturali, ma di una grotta attraversata da un corso d’acqua sotterraneo. Il rumore della cascata, il percorso tra le pareti di roccia e il gioco di luci creano un’atmosfera quasi sospesa, come se si entrasse in una dimensione lontana dal mondo esterno.

Il percorso di visita accompagna il viaggiatore nel cuore della montagna, tra stalattiti, stalagmiti e piccoli laghi sotterranei.

Il momento più scenografico arriva davanti alla grande cascata interna, dove l’acqua precipita creando uno spettacolo naturale sorprendente.

Visitare le Grotte di Stiffe significa fare un viaggio nella storia della Terra, ma anche riscoprire un rapporto più intimo con la natura: qui non serve cercare effetti speciali, perché è la montagna stessa a creare la magia.

Prata d’Ansidonia: il fascino discreto dei borghi abruzzesi

Dopo la meraviglia nascosta nel sottosuolo, vale la pena tornare alla luce e raggiungere Prata d’Ansidonia.

Questo piccolo borgo dell’altopiano aquilano racconta un’Abruzzo autentico, fatto di pietra, silenzi e panorami aperti.

Passeggiare tra le sue strade significa ritrovare quella dimensione del viaggio in cui non è necessario correre da un monumento all’altro. Sono i dettagli a catturare l’attenzione: le case antiche, le tracce della storia, la semplicità della vita quotidiana.

Nei dintorni si percepisce tutta la forza di un territorio che ha saputo conservare la propria identità, lontano dal turismo più frenetico.

È proprio questa atmosfera sospesa a rendere Prata d’Ansidonia una tappa preziosa per chi desidera scoprire un Abruzzo meno conosciuto.

L’osteria diffusa: quando il viaggio diventa incontro

Uno degli aspetti più interessanti di questo territorio è la presenza dell’osteria diffusa, un modello di ospitalità che recupera gli spazi dei borghi e li trasforma in luoghi di incontro.

Non è semplicemente un ristorante, ma un’esperienza che permette di entrare in contatto con la cultura locale attraverso la cucina.

I sapori raccontano il territorio: ingredienti semplici, ricette tradizionali e una cucina legata alla memoria delle famiglie abruzzesi.

Sedersi a tavola dopo una visita alle grotte significa completare il viaggio con un’esperienza che coinvolge tutti i sensi.

Perché spesso il modo migliore per conoscere un luogo passa proprio dalla sua tavola.

Un itinerario tra natura e autenticità

Le Grotte di Stiffe e Prata d’Ansidonia rappresentano una delle esperienze più interessanti per chi vuole scoprire un Abruzzo diverso.

È un itinerario che unisce paesaggi sotterranei e borghi, geologia e cultura, natura e tradizioni.

Una giornata qui non è fatta solo di luoghi da fotografare, ma di atmosfere da ricordare.

Consigli pratici per visitare le Grotte di Stiffe

Il periodo migliore per visitare le Grotte di Stiffe è sicuramente la primavera o l’autunno, quando il paesaggio circostante è particolarmente suggestivo e le temperature sono piacevoli.

All’interno delle grotte la temperatura è più fresca rispetto all’esterno, quindi è consigliabile portare una giacca anche durante i mesi più caldi.

È importante indossare scarpe comode perché il percorso prevede tratti umidi e superfici irregolari.

La visita alle grotte può essere facilmente inserita in un itinerario più ampio alla scoperta dell’Abruzzo aquilano, tra borghi storici, natura e piccoli tesori nascosti.

Per organizzare meglio la tua visita consulta il sito grottedistiffeofficial.it

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Fonte: Pixabay

L’Abruzzo sorprende proprio quando si lascia da parte la fretta.

Le Grotte di Stiffe e Prata d’Ansidonia raccontano un modo di viaggiare fatto di meraviglie silenziose, incontri autentici e paesaggi capaci di restare nella memoria.

Un luogo dove la natura non è solo uno scenario, ma la vera protagonista del viaggio.

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AGROPOLI: IL MARE DEL CILENTO

Agropoli è una delle località più affascinanti del Cilento, perfetta per chi desidera unire mare, storia e atmosfere autentiche.

Affacciata sul Tirreno e dominata da un suggestivo borgo medievale, questa cittadina campana rappresenta una sorta di porta d’ingresso al Cilento, ma conserva ancora un’identità più tranquilla e genuina rispetto ad altre destinazioni del Sud Italia ormai travolte dal turismo di massa.

Qui il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso: le giornate iniziano lentamente tra il profumo del mare, proseguono tra vicoli in salita e panorami sul Mediterraneo e si concludono con tramonti che tingono di rosa le mura del centro storico.

LE SPIAGGE DI AGROPOLI

Il mare è senza dubbio uno dei motivi principali per visitare Agropoli.

Le spiagge alternano tratti sabbiosi a calette più selvagge e permettono di vivere il Cilento in modo rilassato, senza l’atmosfera caotica di altre località più celebri.

La Baia di Trentova

Tra le spiagge più belle e conosciute della zona c’è sicuramente la Baia di Trentova, considerata uno dei simboli del Cilento.

Acqua limpida, natura mediterranea e un paesaggio ancora piuttosto incontaminato rendono questa baia uno dei luoghi più suggestivi della costa.

Il suo nome, secondo una leggenda locale, deriverebbe dal ritrovamento di trenta uova di gabbiano all’interno della roccia che domina la spiaggia.

Qui il mare assume tonalità particolarmente intense, soprattutto nelle ore del tramonto, quando la luce rende il paesaggio quasi sospeso.

IL CENTRO STORICO DI AGROPOLI

Oltre al mare, Agropoli custodisce un centro storico dal fascino autentico, fatto di vicoli stretti, archi in pietra e scorci panoramici sul mare.

Il cuore del borgo si raggiunge attraversando i caratteristici scaloni che conducono verso la parte alta della città, dove il tempo sembra rallentare improvvisamente.

Passeggiando tra le stradine medievali si incontrano piccole piazze, case in pietra e terrazze affacciate sulla costa, in un’atmosfera che conserva ancora qualcosa di profondamente mediterraneo.

Il Castello Angioino-Aragonese

A dominare il borgo è il Castello Angioino-Aragonese, costruito in posizione strategica per controllare il mare e difendere la costa.

Oggi rappresenta uno dei punti panoramici più belli della città e permette di osservare dall’alto il litorale cilentano.

La vista, soprattutto al tramonto, è una di quelle che restano nella memoria.

COSA VEDERE NEI DINTORNI DI AGROPOLI

Agropoli è anche un’ottima base per esplorare il Cilento e alcune delle località più belle della Campania meridionale.

A poca distanza si trovano infatti:

  • Paestum, con i suoi straordinari templi greci
  • Castellabate, uno dei borghi più suggestivi del Cilento
  • il Parco Nazionale del Cilento, perfetto per chi ama natura e trekking

Questo rende Agropoli ideale non solo per una vacanza di mare, ma anche per un viaggio più ampio alla scoperta del territorio.

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Consigli pratici per visitare Agropoli

Agropoli è una destinazione perfetta per un weekend, ma può diventare anche il punto di partenza per esplorare il Cilento con più calma.

Quando andare

Il periodo migliore per visitarla è la tarda primavera oppure settembre, quando il clima è piacevole e le spiagge meno affollate rispetto all’alta stagione estiva.

Anche l’inizio dell’autunno mantiene temperature miti e un’atmosfera particolarmente rilassata.

Come arrivare

Agropoli è facilmente raggiungibile sia in auto che in treno.

La stazione ferroviaria collega la città con Napoli e con altre località della Campania, rendendola comoda anche per chi preferisce evitare lunghi spostamenti in macchina.

Quanto tempo serve

Due o tre giorni sono sufficienti per vivere Agropoli con tranquillità, alternando mare, passeggiate nel borgo e visite nei dintorni.

Chi desidera un viaggio più lento può invece utilizzarla come base per esplorare il Cilento in modo più approfondito.

Agropoli è uno di quei luoghi che riescono a conservare un equilibrio raro tra turismo e autenticità.

Non ha l’eleganza costruita delle località più mondane né il desiderio di stupire a tutti i costi. E forse è proprio questo il suo fascino più grande.

Un luogo semplice, luminoso e profondamente mediterraneo, dove il mare non è soltanto un paesaggio, ma un modo di vivere il tempo.

I MISTERI DI CASTEL DEL MONTE

Tra i luoghi più enigmatici d’Italia, Castel del Monte occupa un posto a sé.

Situato sull’altopiano delle Murge e costruito nel XIII secolo per volere di Federico II, questo castello affascina da secoli per la sua geometria perfetta e per i misteri che ancora lo circondano.

Visitandolo, si ha la sensazione che ci sia qualcosa non del tutto decifrabile, come se ogni dettaglio rimandasse a un significato più profondo.

UN PO’ DI STORIA

Castel del Monte fu costruito nel XIII secolo per volontà di Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia, nel 1996 è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

Abbiamo poche testimonianze relative alla sua costruzione, tanto che risulta incerta anche l’attribuzione ad un preciso architetto. Sappiamo però che nel 1246 il castello fu usato per il banchetto di nozze di Violante, figlia naturale di Federico e Bianca Lancia, con il conte di Caserta Riccardo Sanseverino. Il resto della storia del castello è avvolta dalla nebbia.

E’ sicuramente stato utilizzato come carcere e fu più volte devastato, per poi diventare un ricovero per pastori e briganti.

Nel 1876 il castello, in pessime condizioni, venne acquistato dallo Stato italiano, che ne predispose il restauro a partire dal 1879.

L’ARCHITERRURA DI CASTEL DEL MONTE

Dal punto di vista architettonico si tratta di un edificio a pianta ottagonale con otto torri, anch’esse ottagonali, che si innestano ad ogni angolo.

Internamente lo spazio è suddiviso in due piani in cui si susseguono stanze trapezoidali. Alcune delle torri servono da collegamento tra i due piani ed ospitano delle scale a chiocciola che si sviluppano in senso antiorario e contano ciascuna 44 gradini.

I MISTERI DI CASTEL DEL MONTE

Il vero fascino di questo luogo, tuttavia, non risiede tanto nella sua storia o nel suo aspetto, quanto piuttosto nelle sue stesse origini. Perché è stato costruito Castel del Monte? E’ questo il mistero!

Basta guardarlo per capire che non è stato concepito per essere una residenza.

Questa constatazione è stata il punto di partenza per le innumerevoli ipotesi che si sono succedute nel tempo.

Un tempio del sapere

Si è ipotizzato, per esempio, che Castel del Monte sia stato creato per essere una sorta di “tempio laico del sapere”, un luogo in cui dedicarsi allo studio delle scienze. Del resto si tratta di un’opera grandiosa, sintesi di raffinate conoscenze matematiche, geometriche ed astronomiche.

Un luogo di benessere

Secondo un’altra ricostruzione, invece, il castello sarebbe potuto essere una sorta di “centro benessere”, come una specie di hammam arabo.

A suggerirlo sarebbero gli ingegnosi sistemi di canalizzazione e raccolta dell’acqua, le numerose cisterne per la sua conservazione ed in generale la particolare conformazione dell’intero complesso, che prevede un percorso interno obbligato (data l’assenza di corridoi!).

Castel del Monte come simbolo di potere

Probabilmente l’ipotesi più prosaica è che Federico II costruì il castello solo per dimostrare il proprio potere, in pratica per far vedere che poteva permetterselo.

La forma ottagonale, infatti, sembra richiamare quella della sua corona. In questo caso il castello non sarebbe servito a niente, sarebbe stato solo un monumento al potere imperiale.

Un edificio esoterico

Infine c’è chi sostiene che Castel del Monte fosse destinato a qualche finalità esoterica.

L’edificio, infatti, è carico di simbolismi.

L’ottagono, ripetuto infinite volte nella sua architettura, è una forma geometrica simbolica: si tratta della figura intermedia tra il quadrato (simbolo della terra) e il cerchio (simbolo del cielo); quindi segnerebbe la congiunzione tra l’uno e l’altro.

VISITARE CASTEL DEL MONTE: CONSIGLI UTILI

Raggiungere Castel del Monte è piuttosto semplice, ma richiede un minimo di organizzazione. Il castello si trova nell’entroterra della Puglia, su un’altura isolata delle Murge, e proprio questa posizione contribuisce al suo fascino sospeso e quasi irreale.

Il modo più comodo per arrivare è in auto, soprattutto se si desidera esplorare anche i dintorni. In alternativa, è possibile raggiungere la zona da Andria e proseguire con navette dedicate.

Per la visita, è consigliabile dedicare almeno un paio d’ore, così da avere il tempo di osservare con calma gli spazi interni e lasciarsi guidare, senza fretta, dalla geometria del luogo.

Il periodo migliore per visitarlo è la primavera o l’autunno, quando le temperature sono miti e la luce valorizza ancora di più le forme del castello. Le prime ore del mattino o il tardo pomeriggio sono ideali per evitare i momenti di maggiore l’affluenza e vivere un’esperienza più suggestiva.

Per informazioni sugli orari di apertura e sul costo dei biglietti si può visitare il sito casteldelmonte.beniculturali.it

PERCHE’ VISITARE CASTEL DEL MONTE

Castel del Monte non è solo un monumento da visitare, ma un luogo da interpretare.

La sua perfezione geometrica, il silenzio che lo circonda e i misteri che ancora lo avvolgono lo rendono qualcosa di più di un semplice castello: un enigma aperto, capace di affascinare chiunque vi si avvicini.

E forse è proprio questa la sua forza più grande: non offrire risposte definitive, ma continuare, ancora oggi, a porre domande.

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CAMMINO DI SAN BENEDETTO: RACCONTO DI UN’ESPERIENZA

Il Cammino di San Benedetto è uno degli itinerari più affascinanti del Centro Italia. Un percorso di circa 300 km che attraversa Umbria e Lazio, seguendo i luoghi simbolo della vita del Santo.

È un viaggio che unisce natura, storia e spiritualità, ma anche un’esperienza profondamente personale, fatta di lentezza, fatica e scoperta.

Non è necessario percorrerlo interamente: anche solo alcune tappe possono restituire il senso di questo cammino, come dimostra l’esperienza che racconto in questo articolo.

Cos’è il Cammino di San Benedetto

Il Cammino di San Benedetto collega tre luoghi fondamentali legati alla vita del Santo:

  • Norcia, sua città natale
  • Subiaco, dove visse in eremitaggio
  • Montecassino, dove fondò l’abbazia

Il percorso attraversa paesaggi molto diversi tra loro: montagne, borghi, boschi e vallate, offrendo un’esperienza varia e mai monotona.

È un cammino accessibile, con una difficoltà media, adatto anche a chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di viaggio, purché con un minimo di preparazione.

L’intero percorso è articolato in 16 tappe: Norcia, Cascia, Monteleone di Spoleto, Leonessa, Poggio Bustone, Rieti, Castel di Tora, Orvinio, Mandela, Subiaco, Trevi nel Lazio, Collepardo, Casamari, Arpino, Roccasecca e Montecassino.

Le tappe sono pensate per essere percorse a piedi (in circa 16 giorni) o in bici (in circa 7 giorni) e vedono l’alternarsi di sentieri, vie brecciate e strade asfaltate a bassa percorrenza.

L’esperienza del cammino

Al di là dei numeri e delle tappe, il Cammino di San Benedetto è soprattutto un’esperienza da vivere, cosa che hanno fatto Stefano ed Alessandro – padre e figlio, 48 e 12 anni –  che, zaino in spalla, hanno percorso le prime 5 tappe.

Sono partiti il 7 luglio scorso ed hanno camminato per circa 18 km al giorno, attraversando parte dell’Umbria e del Lazio.

Le credenziali dei pellegrini

Stefano ed Alessandro, prima di partire, si sono registrati sul sito www.camminodibenedetto.it per ottenere le “credenziali”, una sorta di passaporto dei pellegrini sul quale vengono apposti i timbri dei vari luoghi di passaggio e che dà diritto, una volta giunti a Montecassino, a ricevere il testimonium, cioè il documento di avvenuto pellegrinaggio. Le credenziali consentono anche di soggiornare a prezzi molto vantaggiosi nelle numerose strutture convenzionate, sparse lungo tutto il cammino.

Consigli ed informazioni utili

L’intero percorso è molto ben segnalato. Ovunque sono visibili i cartelli con il simbolo del Cammino, una “b” sovrastata da una croce di colore ocra.

In ogni caso, per sicurezza, i nostri due pellegrini avevano anche scaricato le tracce GPS del percorso presenti sul sito (è possibile scaricare le tracce GPS sia del percorso a piedi che in bici, costantemente aggiornate!).

Probabilmente i periodi migliori per partire sono la primavera e l’autunno.

A luglio l’afa non lascia tregua, tanto che non c’erano molti altri pellegrini lungo il cammino!

Infine, se state pensando anche voi di incamminarvi sulle orme di San Benedetto, alcuni consigli da parte di Stefano:

  • Se volete partire in gruppo preferite una compagnia poco numerosa (6 o 7 persone al massimo!) perché molte delle strutture ricettive sono piuttosto piccole e trovare alloggio tutti insieme diventerebbe difficile.
  • Se avete tempo a disposizione fate almeno 7 o 8 tappe, più si va avanti e più si entra nello spirito del Cammino.
  • Non organizzate proprio tutto, lasciate un po’ di spazio all’imprevisto. Spesso le esperienze migliori sono quelle capitano all’improvviso!
  • Il Cammino esiste grazie agli sforzi di tante piccole associazioni locali che, collaborando con gli ideatori del percorso, hanno ripristinato i vecchi sentieri. Il Cammino ha ridato vita a tanti piccoli borghi, spesso poco conosciuti, ma ricchi  di interesse per un viaggiatore attento. Quindi non abbiate fretta! Ogni tappa è una scoperta e solo viaggiando con calma avrete la possibilità di viverla a pieno!

A chi è adatto il Cammino di San Benedetto

Il Cammino di San Benedetto è un percorso adatto a diversi tipi di viaggiatori, non solo agli escursionisti più esperti.

È ideale per:

  • chi ama il trekking e il contatto con la natura
  • chi cerca un viaggio lento, lontano dai ritmi frenetici
  • vivere un’esperienza interiore, oltre che fisica
  • avvicinarsi per la prima volta al mondo dei cammini

Non è necessario affrontarlo tutto: anche percorrerne solo una parte può essere sufficiente per coglierne l’essenza.

Il Cammino di San Benedetto non è solo un itinerario da percorrere, ma un modo diverso di viaggiare.

Un viaggio fatto di passi lenti, incontri e silenzi, in cui ogni tappa diventa parte di qualcosa di più grande.

E forse è proprio questo il suo valore più autentico: non tanto la meta, quanto il percorso.

GRAZIE A STEFANO ED ALESSANDRO PER AVER CONDIVISO LA LORO ESPERIENZA E LE IMMAGINI DEL LORO VIAGGIO! 

COSA VEDERE IN UMBRIA IN UN WEEK-END

Cosa vedere in Umbria: viaggio nel cuore verde d’Italia

L’Umbria è una regione che non si visita, si attraversa lentamente.

Chiamata il “cuore verde d’Italia”, è fatta di colline morbide, borghi sospesi nel tempo e città che custodiscono secoli di storia. È una terra che non colpisce con effetti spettacolari, ma conquista poco a poco, con discrezione.

Perfetta per chi cerca un viaggio più intimo, lontano dai ritmi frenetici e dalle mete troppo affollate.

Perché visitare l’Umbria

Ci sono luoghi che si impongono con la loro grandiosità, e altri che si lasciano scoprire lentamente. L’Umbria appartiene alla seconda categoria.

Qui il viaggio diventa più silenzioso, più autentico.

È la destinazione ideale per chi ama:

  • i borghi medievali
  • la natura incontaminata
  • un ritmo di viaggio lento e consapevole

Non è un luogo da “vedere tutto”, ma da vivere.

Cosa vedere in Umbria: tappe imperdibili

Un itinerario in Umbria può essere costruito in molti modi, ma alcune tappe riescono a raccontare meglio di altre l’anima della regione.

ORVIETO

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Fonte: Pixabay

La città sorge su una rupe di tufo ed il suo skyline è dominato dalle inconfondibili guglie del Duomo. Questo capolavoro dell’architettura gotica venne costruito nel 1290 per dare una degna collocazione al “Miracolo di Bolsena”, ovvero un‘ostia consacrata da cui fuoriuscì del sangue.

Sicuramente il Duomo è l’emblema di Orvieto, ma c’è molto altro da scoprire!

Innanzi tutto il Palazzo dei Sette con la Torre del Moro. Il palazzo deve il suo nome al fatto che in epoca medievale ospitava i sette magistrati che rappresentavano le maggiori corporazioni e mestieri di Orvieto, oggi è sede di mostre ed eventi. Dalla torre, invece, si gode di una vista unica sulla città.

Poi il Pozzo di San Patrizio, l’armoniosa opera di ingegneria artistica costruita da Antonio da Sangallo per volontà di Papa Clemente VII nel 1527 (preparatevi: ci sono 248 gradini!).

Infine c’è la possibilità di fare un interessante tour guidato underground, con partenza da Piazza del Duomo.

COSA VEDERE IN UMBRIA: L’ISOLA POLVESE

Nel lago Trasimeno, il più esteso dell’Italia centrale, ci sono tre isole ovvero, in ordine di grandezza, la Polvese, la Maggiore e la Minore.

Io ho visitato l’isola Polvense. Partendo da San Feliciano si impiegano circa 10 minuti di battello. Appena scesi, di fronte al porticciolo, si può vedere la “Villa”, un edificio ottocentesco oggi convertito in un centro servizi. A pochi passi si possono ammirare le rovine di un castello del XIII secolo. Proseguendo si giunge al Monastero dei Monaci Olivetani con la Chiesa di San Secondo. Superato il fitto bosco sulla destra, si giunge alla spiaggia attrezzata dove si trovano il parco giochi ed i campi di pallavolo.

L’isola Polvense è un piccolo paradiso naturalistico, ideale per una passeggiata romantica o per una gita in famiglia!

TODI

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Il cuore di questa bellissima città medievale è Piazza del Popolo, attorno alla quale sorgono gli edifici più insigni di Todi: il Duomo dell’Annunziata, in stile romanico-gotico; Palazzo dei Priori; il Palazzo del Capitano, che ospita il Museo Civico; ed il Palazzo del Popolo, storica sede del Comune, è collegato al Palazzo del Capitano ed ospita anch’esso il Museo.

Prima di arrivare al centro di Todi, fuori dalle sue mura medievali, ci si imbatte inevitabilmente nel Tempio di Santa Maria della Consolazione e, per uno strano effetto ottico, pare quasi che la strada finisca proprio dentro la Chiesa!

Si tratta di uno degli edifici-simbolo della nostra architettura rinascimentale. La paternità del progetto è stata attribuita al Bramante, ma in realtà non ci sono delle vere testimonianze storiche che lo possano confermare. Resta il fatto che, chiunque l’abbia progettata, è incredibilmente bella!

CASCATA DELLE MARMORE

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“Rimbombo di acque! Dalla scoscesa altura il Velino fende il baratro consunto dai flutti.”

Lord Byron

La cascata è formata dalle acque del fiume Velino che si tuffano nelle sottostanti Gole del Nera e fa parte del Parco Fluviale del Nera. E’ una cascata a flusso controllato, gli orari di rilascio delle acque sono consultabili online.

L’area turistico-escursionistica della Cascata delle Marmore offre la possibilità di svolgere tantissime attività diverse agli amanti dello sport e della vita all’aria aperta; si può accedere sia dal Belvedere Superiore, che dal Piazzale Byron.

Per informazioni sulle aperture, i biglietti e le visite guidate si può consultare il sito cascatadellemarmore.

COSA VEDERE IN UMBRIA: SPOLETO

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“Spoleto è la scoperta più bella che ho fatto in Italia, c’è una tale ricchezza di bellezze pressoché sconosciute, di monti, di valli, foreste di querce, conventi, cascate!”

Hermann Hesse

Spoleto è stata veramente una magnifica scoperta!

Ho passeggiato tra i suoi vicoli, gustato la Crescionda e visitato alcuni dei luoghi simbolo della città: il Duomo e la Rocca.

Il Duomo venne costruito in stile Romanico sul finire del XII secolo, tuttavia l’interno fu quasi completamente rifatto in epoca barocca.

La Rocca Albornoziana, invece, fu costruita per volere di Papa Innocenzo VI per rafforzare l’autorità della Chiesa nell’Italia centrale in vista del ritorno a Roma della sede pontificia, dopo la cattività avignonese.

Appena fuori dalla città, raggiungibile a piedi attraverso il Ponte delle Torri, c’è il sentiero denominato “Giro dei Condotti”. Il percorso è prevalentemente pianeggiante ed offre una bellissima veduta dell’intera Valle Spoletana.   

Natura e paesaggi

L’Umbria è una regione che si scopre anche fuori dalle città.

Colline, boschi, laghi e campagne costruiscono un paesaggio armonioso, mai eccessivo, ma sempre capace di trasmettere equilibrio e quiete.

È una terra che invita a rallentare, a osservare, a respirare.

CONSIGLI PRATICI

Per vivere davvero questa regione, il modo migliore è prendersi il proprio tempo.

Alcuni consigli pratici:

  • Auto consigliata: molte zone sono difficili da raggiungere con i mezzi
  • Durata ideale: 3–5 giorni per un primo itinerario
  • Periodo migliore: primavera e autunno, quando i colori rendono il paesaggio ancora più suggestivo

Un viaggio lento

L’Umbria non è una destinazione da spuntare su una lista.

È un luogo da attraversare lentamente, lasciandosi guidare più dalle sensazioni che dall’itinerario.

Forse è proprio questo il suo fascino: non ti travolge, ma ti resta dentro.

E quando riparti, hai la sensazione di aver scoperto qualcosa che va oltre i luoghi.

Per altre idee su cosa vedere in Umbria leggi anche:

L’ ABBAZIA DI MONTECASSINO

L’Abbazia di Montecassino è una delle abbazie più celebri al mondo ed è considerata la culla del monachesimo occidentale.

Fu costruita nel 529 da San Benedetto e dai monaci che lo avevano seguito da Subiaco, dove già era stato eretto il Monastero di Santa Scolastica.

ABBAZIA DI MONTECASSINO: UN PO’ DI STORIA

La lunga storia dell’abbazia è fatta di alterne vicende di distruzione e rinascita.

Fu distrutta dai terremoti, saccheggiata dai Saraceni e bombardata nella Seconda Guerra Mondiale.

Ma nonostante tutto è ancora lì. Testimone di una storia millenaria.

L’Abbazia visse la sua epoca d’oro nell’XI secolo sotto la guida dell’Abate Desiderio, poi salito al Soglio Pontificio con il nome di Vittore III.

L’Abate Desiderio, oltre ad essere un uomo di fede, si rivelò anche un diplomatico lungimirante.

Instaurò un dialogo volto alla pace ed alla collaborazione con i dominatori Normanni e, durante il Grande Scisma, mantenne buoni rapporti con la chiesa d’Oriente. Fu grazie a lui, infatti, che giunsero da Bisanzio artisti ed architetti per aiutare nella ricostruzione dell’Abbazia.

I lavori terminarono nel 1071. La cerimonia per la consacrazione della chiesa fu uno degli eventi più importanti dell’XI secolo. Vi presero parte vescovi, arcivescovi e gli stessi reali Normanni.

Tuttavia ciò che ha reso l’abbazia famosa in tutto il mondo sono i monaci amanuensi.

Sono loro che, instancabili, lavoravano nello scriptorium cercando di catturare più luce possibile per copiare antichi codici.

E così, mentre ovunque c’erano le tenebre del Medioevo, in quest’Abbazia si lavorava per salvare le opere dei poeti, degli storici e dei naturalisti greci e latini.

Non è un caso che Montecassino sia nota come “Il faro della Civiltà Occidentale”.

I CHIOSTRI DELL’ABBAZIA DI MONTECASSINO

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Fonte: Pixabay

L’Abbazia ha tre chiostri.

Nel primo, quello d’ingresso, è possibile ammirare il gruppo bronzeo raffigurante San Benedetto morente, dono del cancelliere tedesco Adenauer, mentre sotto il porticato si trova il mosaico del Cristo tra la Madonna e San Martino.

Usciti dal primo chiostro si entra nel secondo, quello del Bramante. Quello che oggi possiamo ammirare è il frutto di una ricostruzione basata sull’originale disegno del 1595. E’ sicuramente il più scenografico. Ai piedi della gradinata campeggia la statua di San Benedetto, miracolosamente scampata ai bombardamenti del 1944, e quella di sua sorella Santa Scolastica.

Il terzo chiostro è quello dei benefattori. Il suo disegno è attribuito ad Antonio da Sangallo il Giovane e la sua versione originale risale al 1513.

LA BASILICA

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Fonte: Pixabay

La facciata della Basilica è caratterizzata da tre porte bronzee. Quella centrale, eseguita a Costantinopoli nel XI secolo, reca scolpito l’elenco dei possedimenti dell’abbazia. Quelle laterali, invece, furono donate dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

L’interno della basilica è stato ricostruito, seguendo l’originario disegno seicentesco, con molti dei materiali recuperati dalle macerie. Qui è possibile ammirare, oltre alle splendide cappelle laterali, gli affreschi di Annigoni che hanno sostituito in parte quelli di Giordano, andati distrutti nel 1944.

L’altare maggiore, interamente ricostruito con elementi originali, si trova esattamente al di sopra del sepolcro di San Benedetto e Santa Scolastica.

Al di sotto dell’altare si trova la cripta, completamente rivestita di mosaici policromi. Realizzata nel 1544 scavando nella viva roccia della montagna, la cripta scampò ai bombardamenti Alleati del secondo conflitto mondiale.

Oggi l’Abbazia dispone anche di un Museo, sorto nel 1980 in occasione delle celebrazioni per il quindicesimo centenario della nascita di San Benedetto (che custodisce, tra l’altro, una splendida Natività del Botticelli),  di una Biblioteca, le cui origini si fanno risalire alla prima metà del VI secolo, e di una foresteria.

INFORMAZIONI UTILI

L’ Abbazia può essere raggiunta in auto (c’è un comodo parcheggio) o con il bus navetta che parte dalla stazione ferroviaria di Cassino.

Chi lo desidera può essere accolto nella foresteria interna del monastero per vivere alcuni giorni di ritiro spirituale seguendo i ritmi della quotidianità monastica.

Per conoscere gli orari di apertura al pubblico visita il sito Abbazia di Montecassino.

Per altre idee su cosa visitare nelle vicinanza dell’Abbazia leggi anche: COSA VEDERE IN PROVINCIA DI FROSINONE

I FANTASMI DEL CASTELLO DI FUMONE

Nel cuore del Lazio sorge uno dei luoghi più misteriosi della Ciociaria: il Castello di Fumone. Questo antico maniero medievale non è famoso solo per la sua storia millenaria, ma anche per le numerose leggende sui fantasmi che da secoli alimentano l’immaginario popolare.

Se ami i viaggi in luoghi poco noti e carichi di fascino, il castello di Fumone non può mancare nel tuo itinerario.

La storia del castello di Fumone

Partiamo dalla storia ufficiale del castello, quella realmente comprovata da documenti e testimonianze.

Fumone fu un importante luogo di avvistamento e segnalazione fin dalle sue remote ed oscure origini. Lo stesso nome “Fumone” deriva dai segnali di fumo che venivano usati per segnalare le invasioni nemiche provenienti da Sud e dirette a Roma.

Nel 962 il castello di Fumone divenne proprietà della Santa Sede grazie alla “Donazione Ottoniana”, per volontà dell’imperatore Ottone I di Sassonia.

In ogni caso l’episodio più importante avvenuto nel castello, quello che ha assegnato a Fumone un posto in tutti i libri di storia, risale al 1295 quando vi fu rinchiuso Papa Celestino V “che fece per viltade il gran rifiuto”.

Il papa morì nel castello il 19 maggio 1296, dopo mesi di dura prigionia, e fu canonizzato nel 1313.

Nel XVI secolo la Santa Sede affidò il castello alla famiglia dei Marchesi Longhi (attuali proprietari) che lo trasformò nella propria residenza estiva e decise di aprirlo al pubblico nel 1990.

Infine una curiosità: il castello ospita il giardino pensile più alto d’Europa, un’oasi sospesa a 800 metri!

Fantasmi e leggende

Passiamo ora all’altra parte storia del castello, quella misteriosa, fatta di avvenimenti inspiegabili e rumori sinistri che riecheggiano nella notte.

Il primo fantasma di Fumone è Maurizio Bordino, antipapa con il nome di Gregorio VII. Bordino, rinchiuso nel castello, ben presto vi trovò la morte. Il suo corpo, sepolto all’interno del maniero, non fu mai ritrovato!

Poi c’è Francesco Longhi-Caetani, il secondo fantasma del castello.

Un bambino morto in circostanze misteriose a metà del XIX secolo. Intorno alla sua scomparsa sono nate varie teorie nel corso del tempo. Tuttora, però, restano ignoti sia gli autori che l’arma del delitto.

Il corpo imbalsamato del piccolo Francesco giace nell’archivio del castello che, come narra la tradizione popolare, di notte riecheggia del pianto di dolore della madre, la Duchessa Emilia.

Visitare il Castello di Fumone

Se dopo aver scoperto queste storie di fantasmi ti è venuta voglia di visitare il castello, sappi che il castello di Fumone è aperto al pubblico e rappresenta una delle mete più affascinanti della Ciociaria.

Per conoscere gli orari di visita ed il costo dei biglietti si può visitare il sito castellodifumone.it

Situato su un’altura di circa 800 metri di altezza, domina la valle del Sacco e offre anche un panorama molto suggestivo sul territorio circostante.

Oltre alle sale storiche del maniero è possibile visitare anche il celebre giardino pensile, considerato uno dei più alti d’Europa.

Una visita al castello può essere facilmente abbinata alla scoperta di altri borghi e luoghi storici della provincia di Frosinone, come Anagni o la Certosa di Trisulti.