COSA VISITARE A NARNI IN UN GIORNO

Narni è una cittadina ricca di storia, arte e tradizioni. Un luogo di grande suggestione e bellezza, nel cuore dell’Umbria.

Per l’antico popolo degli Umbri il suo nome era Nequinum. Furono invece i Romani a darle il nome- poi reso celebre dalla letteratura! – di Narnia, da Nahar, l’attuale fiume Nera. Non si conosce con certezza quando la città di Narnia cambiò il suo nome in Narni, ma probabilmente questo avvenne gradualmente nel corso del tempo, a partire dal XIII secolo.

In ogni caso il nome Narnia non era destinato a cadere nell’oblio! Infatti, in tanti lo conoscono grazie ai romanzi fantasy di C.S. Lewis, “Le cronache di Narnia”.

Posto che Lewis non visitò mai Narni, ci sono due teorie su come abbia scelto il titolo dei suoi libri. Secondo alcuni sarebbe stato ispirato dai racconti di un suo assistente che, al contrario, aveva visitato la città restandone particolarmente affascinato. Secondo altri, invece, Lewis consultò una cartina dell’Italia su un atlante del 1904 con iscrizioni in latino e, semplicemente, rimase colpito dal suono della parola Narnia.

È vero, arrivando a Narni non ci saranno ad accogliervi né Susan, né il Principe Caspian, ma sarete comunque circondati da tanta bellezza!

Ecco le tappe fondamentali del nostro itinerario di un giorno a Narni:

Centro geografico d’Italia;

Cattedrale di San Giovenale;

Palazzo dei Priori e il Palazzo Comunale;

Palazzo Eroli, sede del Museo della Città e del Territorio;

Rocca Albornoz;

Narni Sotterranea.

NARNI: IL CENTRO GEOGRAFICO D’ITALIA

Secondo uno studio condotto dall’Istituto geografico militare (I.G.M.) di Firenze, il centro geografico dell’Italia peninsulare si trova a Narni, lungo il percorso dell’acquedotto romano della Formina, vicino al ponte Cardona, un ponte romano con un unico arco a tutto sesto leggermente rialzato.

Lasciata l’auto nell’apposito parcheggio, si prosegue lungo un sentiero nel bosco che conduce al ponte e ad una piccola scultura in pietra di forma circolare che, appunto, simboleggiare il centro geografico d’Italia. Toccandola, come suggerito dal cartello, vi porterà “fortuna e salute”.

LA CATTEDRALE DI SAN GIOVENALE

La cattedrale di Narni è disposta ad angolo tra piazza Garibaldi e piazza Cavour, su cui si trova il portico del fronte principale. È dedicata al primo vescovo della città, san Giovenale, morto il 3 maggio 376.

La sua costruzione iniziò nel 1047 e terminò nel 1145. Nel corso dei secoli, la chiesa subì vari interventi di rinnovamento ed ampliamento. Nel XIV secolo l’abside fu completamente rinnovato in stile gotico, fu edificata la facciata e innalzato l’intero edificio.

Ulteriori interventi risalgono, invece, al Quattrocento, con l’aggiunta di un portico sul prospetto principale e la copertura con volte a crociera di tutte le navate.

Infine la realizzazione della cripta, in cui riposano le reliquie di san Giovenale, iniziò nel 1642.

NARNI: IL PALAZZO COMUNALE ED IL PALAZZO DEI PRIORI

Il Palazzo Comunale, già Palazzo del Podestà, fronteggia il Palazzo dei Priori che sorge nell’omonima piazza, proprio al centro di Narni.

Venne costruito, a partire dal 1273, sul luogo che già aveva ospitato il foro romano. L’aspetto attuale dell’edificio è frutto dei lavori avvenuti tra il ‘300 ed il ‘400. Sulla destra del portale di accesso si trova il Punto di informazione Turistica di Narni.

Il Palazzo dei Priori, grazie alla sua particolare architettura, è uno dei monumenti più belli dell’Umbria.

Ogni elemento del palazzo rivela il suo profondo legame con la storia della città di Narni: il portale, la loggetta del banditore, la torre civica che domina la città e l’intera vallata e sulla cui sommità è posta la campana che chiamava a raccolta i cittadini in caso di necessità.

Oggi l’edificio ospita al piano terra il Digipass e la sede dell’Ente della Corsa all’Anello, uno degli eventi di rievocazione storica più importanti d’Italia nato per devozione al santo patrono Giovenale di cui il 3 maggio si celebra la festa.

LA CHIESA DI S. MARIA IMPENSOLE

Si tratta di una piccola chiesa che sorge nel centro storico di Narni, all’imbocco di Via Mazzini.

All’esterno presenta uno splendido portico con tre luci corrispondenti alle tre porte d’ingresso, divise da quattro colonne, due intere e due incorporate nei pilastri laterali.

L’interno della chiesa, invece, colpisce per la sua semplicità austera. Ha una pianta a croce latina con tre navate: le due laterali più basse separate dalla centrale con delle colonne che sorreggono archi a sesto ribassato.

Venne costruita tra il VII e il X secolo su un preesistente edificio romano di età tardo repubblicana, probabilmente un tempio dedicato a Bacco. Il suo nome deriva dall’appellativo “in pensile”, ossia “sospesa”, perché realizzata sopra due grandi cisterne.

PALAZZO EROLI

Palazzo Eroli, fino alla fine del Novecento, fu la dimora della nobile famiglia a cui deve il suo nome. Oggi, invece, ospita il Museo, la Pinacoteca e la Biblioteca della Città di Narni. Si trova nella parte alta del centro storico, dietro il Palazzo del Podestà, a ridosso della Chiesa di San Francesco.

Il Museo è articolato in due sezioni: una archeologica ed una artistica. Nella sezione archeologica si possono ammirare reperti che vanno dalla Preistoria al ‘700, tra cui la mummia ed il sarcofago ligneo donati dalla famiglia Martinori. Nella pinacoteca, invece, sono esposte opere che coprono un arco temporale che va dal 1300 al 1700. Quelle di maggior pregio sono “L’Annunciazione” di Gozzoli e “L’Incoronazione della Vergine” del Ghirlandaio.

ROCCA ALBORNOZ

La Rocca Albornoziana troneggia sul Monte Maggiore e domina la Città di Narni, la Via Flaminia ed il magnifico panorama sulle Gole del Nera.

Fu costruita per volontà del Cardinale Egidio Albornoz nel 1367. I lavori terminarono nel 1378 e sulla sua porta furono posti quattro stemmi: quello di papa Urbano V, del suo successore Gregorio XI e dei cardinali Anglico De Grimoard e Filippo d’Alençon.

La costruzione della Rocca segnò il declino dell’autonomia della Civitas di Narnia. Infatti, sia questa Rocca che le altre fortezze edificate dal Cardinale Albornoz avevano come scopo quello di accresce il sistema difensivo volto a controllare il territorio di collegamento tra Perugia, Terni e Amelia, ma anche la via Flaminia e la strada che si dirige verso Orte ed il Lazio.

Nel corso della sua lunga storia, la Rocca è stata dimora di papi, cardinali e condottieri. Nel 1906 fu acquistata, per una piccola somma, dal principe russo Mestschezsy, che la tenne fino al 1972, anno in cui divenne di proprietà di una famiglia romana. Oggi, la Rocca Albornoziana è patrimonio del Comune di Narni.

NARNI SOTTERRANEA

Dulcis in fundo, Narni Sotterranea.

È stata la parte più interessante e sorprendente del nostro tour. In passato avevamo visitato altre città sotterranee con grotte e ipogei, ma niente di paragonabile all’esperienza di Narni Sotterranea! Questo sito, scoperto nel 1979, è aperto al pubblico dal 1994 ed è un vero e proprio viaggio indietro nel tempo. Un’esperienza coinvolgente ed emozionante a cui dedicherò un articolo specifico.

Per qualsiasi informazione su visite, eventi, orari e biglietti si può visitare il sito ufficiale narnisotterranea.it

Leggi anche:

LA CASCATA DELLE MARMORE

La cascata delle Marmore è la più alta cascata artificiale d’Europa e tra le più alte del mondo.

Si trova a circa 7 Km dalla città di Terni ed è formata dall’incontro dei fiumi Nera e Velino.

Il suo nome deriva dai sali di carbonato di calcio presenti sulle rocce che, quindi, appaiono simili al marmo bianco.

Se stai pensando di visitare la cascata delle Marmore, in questo articolo troverai tante informazioni utili e consigli pratici per organizzare il tuo viaggio!

CASCATA DELLE MARMORE: UN PO’ DI STORIA

La Cascata è il risultato di una incredibile opera di ingegneria romana!

Nel 271 a.C., il console romano Manio Curio Dentato ordinò la costruzione di un canale- chiamato Cavo Curiano- allo scopo di far defluire le acque stagnanti del lago Velino in direzione del salto naturale di Marmore. Da lì, infatti, l’acqua sarebbe precipitata direttamente nel fiume Nera, affluente del Tevere.

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente ebbe fine anche la manutenzione del canale, il che portò ad una diminuzione del deflusso delle acque ed alla progressiva trasformazione in palude della Piana Reatina. Nel 1422, dopo molte vicissitudini e grazie all’intervento di Gregorio XII, venne costruito un nuovo canale per ripristinare la portata originaria del fiume.

Nei secoli seguenti furono realizzate varie opere per garantire il corretto funzionamento o cercare di migliorare quanto già costruito.

Successivamente, nel XIX secolo, le acque della cascata iniziarono ad essere utilizzate per la loro forza motrice. In questo modo Terni diventò sede delle note Acciaierie; mentre, negli anni successivi, la cascata iniziò ad essere sfruttata intensamente per la produzione di energia idroelettrica.

LA LEGGENDA

Sulle origini della cascata c’è anche un’antica leggenda, solitamente raccontata dallo Gnefro.

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Fonte: Pixabay

Lo Gnefro (chiamato anche Gnèfru), nella cultura popolare umbra, è una creatura leggendaria, simile al folletto, che è solita vivere in gruppi nei pressi della cascata delle Marmore, del lago di Piediluco e lungo il fiume Nera.

Secondo questa leggenda, una ninfa di nome Nera si innamorò del giovane pastore Velino. L’amore dei due giovani, che appartenevano a due mondi diversi, era impossibile e, quando la dea Giunone li scoprì, trasformò la ninfa Nera in un fiume, come punizione per aver trasgredito alla regola che non consentiva l’amore con gli esseri umani. Velino, sconsolato, si gettò a capofitto dalla rupe di Marmore credendo che Nera stesse annegando in quelle acque che prima non c’erano. Giove, per evitargli una morte certa, durante il volo lo trasformò in acqua, così da permettergli di salvarsi e ricongiungersi con Nera per l’eternità.

INFORMAZIONI UTILI

La cascata delle Marmore è a flusso controllato.

Questo significa che, in alcuni momenti della giornata, la cascata ha una portata minima ridotta (0,3 metri cubi/secondo) perché gran parte dell’acqua del fiume Velino viene utilizzata per la produzione di energia elettrica.

Il flusso dell’acqua è regolato attraverso delle chiuse e, a orari stabiliti, viene aumentato formando un salto spettacolare. Poco prima dell’orario di rilascio dell’acqua, un segnale acustico avvisa dell’inizio. Il getto d’acqua della cascata inizierà ad aumentare progressivamente, raggiungendo in pochi minuti il suo massimo ed offrendo uno spettacolo unico ai visitatori. Per conoscere gli orari di rilascio dell’acqua clicca qui!

Per accedere al parco di cui la cascata fa parte è necessario acquistare un biglietto.

È possibile farlo sia in loco, nelle biglietterie fisiche che si trovano nei pressi del parcheggio, oppure on-line, evitando la fila! Per conoscere tariffe e convenzioni clicca qui.

Acquistando il biglietto, che ha validità giornaliera, si ha libero accesso a tutti i 6 sentieri che attraversano il parco. Solo il balcone degli innamorati è visitabile esclusivamente con visita guidata, anch’essa acquistabile sia online che presso le biglietterie.

All’interno del parco ci sono Bar e aree pic-nic. Presso il Centro di Educazione Ambientale posto nell’area escursionistica è possibile ricevere informazioni, acquistare servizi e gadget.

È consigliabile avere un abbigliamento comodo con scarpe da ginnastica o da trekking. Inoltre, soprattutto se si ha intenzione di percorrere i sentieri più vicini alla cascata o fare la visita guidata al balcone degli innamorati, è indispensabile avere un impermeabile!

Leggi anche: COSA VISITARE IN UMBRIA IN UN WEEK-END

IL CASTELLO DI ROCCA CALASCIO

Il Castello di Rocca Calascio è uno dei castelli più elevati d’Europa e, secondo il National Geographic, anche uno dei 15 castelli più belli al mondo!

Questa meraviglia si trova in una frazione del piccolo comune di Calascio, in provincia dell’Aquila.

Il castello, dall’alto dei suoi 1500 metri, domina un paesaggio spettacolare che spazia dalla piana di Campo Imperatore al Gran Sasso, dalla Majella alla dorsale del Sirente.

Se state pensando di organizzare un viaggio in Abruzzo, allora dovete assolutamente includere Rocca Calascio nel vostro itinerario.

In questo articolo troverete tutte le informazioni per organizzare la vostra visita a Rocca Calascio!

ROCCA CALASCIO: UN PO’ DI STORIA

Molto probabilmente il castello sorge sui resti di un’antica fortificazione di epoca romana che, data la posizione, doveva servire a controllare il territorio sottratto ai Vestini nel 300 a.C..

La struttura attuale risale al periodo normanno. Il castello, infatti, venne edificato per volere di Ruggero II d’Altavilla dopo la conquista normanna del 1140 e faceva parte di un complesso sistema di fortificazioni difensive che controllavano le vallate abruzzesi.

Nel corso dei secoli il castello passò sotto il dominio di molte nobili casate tra cui i Pagliara, i Colonna, i Cattaneo, i Medici, i Piccolomini ed i Borbone.

Nel 1703 il castello fu gravemente danneggiato dal terremoto che distrusse quasi interamente l’antico borgo. Successivamente, terminata la sua funzione difensiva, fu progressivamente abbandonato.

Le sorti del castello mutarono quando, negli anni 80, venne scelto come set cinematografico prima per Ladyhawke e poi per Il nome della rosa. Il cinema riaccese (letteralmente!) i riflettori sul castello e, poco dopo, iniziarono i lavori di restauro e consolidamento.

COSA VISITARE (OLTRE AL CASTELLO)

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Accanto al castello si trova la piccola chiesa di Santa Maria della Pietà, un pittoresco tempietto eretto nel 1596. La chiesa sorge sui resti di una preesistente edicola, proprio sul luogo che la tradizione indica come il teatro di una sanguinosa battaglia in cui la popolazione locale sconfisse una banda di briganti provenienti dal vicino Stato Pontificio.

La chiesa ha una pianta ottagonale, sormontata da una cupola ad otto spicchi, ed un portale di accesso in stile barocco. Purtroppo l’interno è visitabile solo in poche occasioni, ma comunque vale la pena soffermarsi nei pressi della chiesa anche solo per ammirare lo splendido paesaggio che la circonda.

Dedicate un po’ di tempo anche alla visita del piccolo borgo medievale situato proprio sotto al castello. Un tempo aveva lo scopo di proteggere la popolazione dalle invasioni nemiche. Oggi, invece, è stato in parte convertito in un albergo diffuso in cui è possibile soggiornare o fermarsi per una breve pausa e, casomai, assaporare qualche prodotto tipico del territorio.

ROCCA CALASCIO: INFORMAZIONI UTILI

Il Castello di Rocca Calascio è visitabile tutto l’anno, salvo condizioni meteo davvero avverse. La visita è libera, dalle 9.00 fino al tramonto.

A Rocca Calascio ogni periodo dell’anno ha il suo fascino. In primavera ed in estate si può ammirare un panorama nel pieno del suo rigoglio, in autunno tutto si tinge dei colori caldi del foliage, mentre in inverno la neve avvolge il castello e le vallate creando un paesaggio fiabesco.  

In qualunque periodo decidiate di visitare il castello, vi consiglio un abbigliamento da montagna, con scarpe da trekking ed una giacca anti vento (anche in piena estate!).

Il piccolo borgo che precede il castello è chiuso al traffico, perciò è necessario parcheggiare e proseguire a piedi. Lungo la strada ci sono dei piccoli parcheggi gratuiti. Il più vicino è quello situato sull’ultimo tornante. Tuttavia i posti per le auto sono pochi, quindi vi consiglio di visitare il castello nei giorni feriali o di mattina presto.

Se i posti auto dovessero essere tutti pieni, dovrete tornare a Calascio, parcheggiare e salire a piedi. In alternativa si può prendere la navetta Calascio-Rocca Calascio, al costo di € 4,00 per gli adulti e 2,00 per i bambini per andata e ritorno, attiva dalle 9.00 alle 18.00 con corse ogni 20 minuti. La navetta è in funzione nel periodo estivo e parte dalla piazza di Calascio, dove è possibile acquistare i biglietti.

Infine, se avete tempo ed amate camminare immersi nella natura, potete raggiungere il castello seguendo le antiche strade della transumanza. Potete seguire una parte del Tratturo Magno, che attraversa Abruzzo, Molise e Puglia, oppure potete percorrere il sentiero ad anello che collega i borghi di Santo Stefano di Sessanio, Calascio e Castelvecchio Calvisio. Il sentiero è abbastanza semplice e dura circa 3 ore e mezza.

Per altre idee su cosa visitare in Abruzzo:

DOVE SOGGIORNARE

Le case vacanza “Le Masserie” si trovano a Villetta Barrea, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Villetta Barrea, infatti, occupa una posizione strategica all’interno del Parco, tanto che con brevi spostamenti in auto è possibile raggiungere la Camosciara, Pescasseroli, il lago di Scanno, Forca d’Acero, la Val Fondillo e tanti altri luoghi tra i più belli del centro Italia.

Per saperne di più clicca qui!

FOREST BATHING: COS’E’ E DOVE FARLO

Il forest bathing è una pratica di cui si parla sempre più spesso negli ultimi anni. È conosciuta anche con altri nomi come: nature therapy, forest therapy, Shinrin-Yoku o Sami Lok.

In questo articolo scopriremo cos’è il forest bathing e dove è possibile farlo in Italia.

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Fonte: Pixabay

COS’È IL FOREST BATHING

Il forest bathing è una pratica che mira a migliorare il benessere fisico e mentale delle persone attraverso il contatto con la natura, in particolare con gli alberi e la vegetazione.

Avete presente quella sensazione di benessere e quiete interiore che vi pervade dopo una passeggiata nella natura? Il forest bathing, per farla semplice, è proprio questo!

Questa pratica è diventata sempre più popolare negli ultimi anni, soprattutto grazie a degli studi scientifici che ne confermano l’efficacia. Si, perché quella sensazione di benessere che si prova dopo essere stati a contatto con la natura, a quanto pare, non è solo una sensazione!

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Fonte: Pixabay

LE ORIGINI

Il forest bathing è una pratica antichissima. Infatti da sempre l’uomo ha percepito come il contatto con la natura avesse dei riscontri positivi in termini di salute e benessere.

Ciro il Grande, nel VI secolo a.C., ordinò che a Babilonia venisse creato un giardino proprio per migliorare le condizioni di salute dei suoi abitanti. Nel XVI secolo, Paracelso scrisse: “l’arte della guarigione viene dalla natura, non dal medico”. In tempi più recenti, invece, Tomohide Akiyama, capo del Ministero giapponese dell’agricoltura, delle foreste e della pesca, coniò il temine Shinrin-yoku per incoraggiare più persone a visitare le foreste del paese. Era il 1982.

Quindi, anche se la pratica è di fatto antichissima, il concetto è stato sviluppato in Giappone negli anni 80 ed ha preso il nome di Shinrin-yoku, che significa “trarre giovamento dell’atmosfera della foresta”.

Da allora questa pratica si è imposta positivamente nella cultura giapponese, diventando una vera e propria iniziativa di politica sanitaria e sociale da parte del Governo, che spinge il più possibile i cittadini a dedicarsi al rilassamento in mezzo al verde per ridurre lo stress e migliorare la salute mentale.

“Shinrin-yoku” è stato tradotto in inglese con “Forest Bathing”, in italiano letteralmente “Bagno di Foresta”.

COME FARE IL BAGNO DI FORESTA

Iniziamo con una buona notizia: il bagno di foresta non richiede alcuna attrezzatura speciale e può essere praticato da chiunque. Ciò detto si deve considerare che si tratta di un’esperienza multisensoriale di consapevolezza e mindfulness. Non basta camminare tra gli alberi per farsi due foto e postare tutto sui social!

Innanzitutto per praticare il forest bathing occorre trovare un’area naturale, come un parco o un bosco. Dopo di che si cammina lentamente immergendosi consapevolmente in quel luogo, prendendosi il tempo di osservare la natura, ascoltarne i suoni e sentirne i profumi. 

È importante cercare di essere veramente presenti, evitando le distrazioni e concentrandosi sui propri sensi per entrare in contatto con sé stessi e con la foresta.

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Fonte: Pixabay

PERCHÉ IL FOREST BATHING FA COSÌ BENE?

Stare a contatto con la natura è sicuramente una cosa molto piacevole, ma perchè il Forest Bathing fa così bene?

Il merito, a quanto pare è tutto dei monoterpeni. Senza addentrarci in complicate spiegazioni tecniche, i monoterpeni sono sostanze volatili che si trovano negli oli essenziali di moltissime piante. Quindi fare Forest Bathing è più o meno come fare una enorme sessione di aromaterapia naturale!

Medici e ricercatori della Nippon Medical School di Tokyo hanno scoperto che le emissioni di monoterpeni prodotti dagli oli essenziali di alberi come il pino, il cedro e l’eucalipto hanno effetti positivi sulla salute umana. Quindi il Forest Bathing, in quanto regolatore dell’attività metabolica e ormonale, porta benefici come:

  • Riduzione dello stress;
  • Miglioramento del sistema immunitario;
  • Riduzione della pressione sanguigna;
  • Miglioramento della concentrazione

Per stimolare la risposta immunitaria nel corpo, è necessario respirare una certa dose di monoterpeni per un periodo di almeno tre ore per tre giorni consecutivi.

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Fonte: Pixabay

DOVE FARE IL BAGNO DI FORESTA IN ITALIA

Per fare un buon bagno di foresta servirebbe un bel bosco “maturo”, con alberi ben sviluppati e dalla grande chioma.

In particolare il faggio, il pino silvestre e l’abete rosso hanno un alto potere emissivo di monoterpeni.

Considerando queste caratteristiche, in Italia ci sono molte aree verdi che possono essere utilizzate per praticare il Forest Bathing, compresi parchi regionali, riserve naturali e aree protette.

Partendo dal Nord c’è il Parco del Respiro di Fai della Paganella in Trentino Alto Adige ed il Parco Naturale Lumina Milia in Friuli Venezia Giulia.

Al Centro ci sono: Parco Nazionale Foreste Casentinesi in Toscana, i Monti Sibillini tra Umbria e Marche ed il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

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Infine, al Sud c’è il Parco Nazionale della Sila in Calabria.

Per altre mete in cui praticare il forest bathing in Italia e nel mondo puoi cliccare qui!

Non c’è una stagione esatta per fare il bagno di foresta, tuttavia sarebbe meglio evitare tutti quei periodi dell’anno in cui c’è molta folla in giro (come luglio e agosto, o in generale ponti e festività), perché questo potrebbe essere fonte di disturbo per le pratiche di forest bathing.

LA CERTOSA DI PADULA

La Cerosa di Padula o di San Lorenzo è la più grande Certosa italiana e tra le maggiori d’Europa, si estende per ben 51.500 metri quadri, divisi in chiostri, giardini, cortili, cucine, una chiesa, un cimitero ed un monumentale scalone ellittico.

In questo articolo potrai scoprire un po’ di informazioni utili per organizzare la tua visita alla Certosa di Padula, ma anche notizie sulla storia ed il territorio che circonda questo luogo straordinario che, dal 1998, è entrato a far parte dei siti UNESCO.

LA CERTOSA DI PADULA ED IL SUO TERRITORIO

La Certosa prende il nome dal Comune di Padula, una cittadina di circa 5.000 anime, situata nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno.

Padula ha origini antichissime. Grazie a dei ritrovamenti archeologici in località Civita, è stato possibile stimare che i primi insediamenti umani nella zona risalgano al XII secolo a.C. Sarebbe quindi da far risalire a questo periodo la fondazione della città di Cosilinum, l’antica Padula, molto probabilmente fondata dagli Enotri. Il nome attuale, invece, deriverebbe dal latino paludem, accusativo di palus, paludis, cioè palude, infatti in passato nella pianura sottostante si estendeva proprio un’area paludosa.

Sicuramente la fama di Padula è essenzialmente legata alla Certosa, tuttavia questa cittadina diede anche i natali a Giuseppe Petrosino, più noto come Joe. Un poliziotto italo- americano, pioniere nella lotta contro il crimine organizzato, morto eroicamente a Palermo nel 1909.

Nel centro storico di Padula si può visitare la Casa-Museo di Jo Petrosino.

UN PO’ DI STORIA

La Certosa di Padula venne costruita per volontà di Tommaso II Sanseverino, conte di Marsico e signore del Vallo di Diano. I lavori iniziarono il 28 gennaio 1306 e durarono fino al ‘700.

Una delle principali testimonianze di epoca barocca è proprio la grande facciata. Dall’atrio, poi, si passa alle scuderie, alle officine, alla farmacia e alle cantine. La chiesa conserva gli altari decorati con raffinati intarsi policromi in scagliola con inserti in madreperla, i cori lignei intagliati e intarsiati sono del primo Cinquecento, gli affreschi risalgono al XVI – XVIII secolo, mentre il pavimento a maioliche è settecentesco.

Il chiostro grande – che con i suoi 15.000 metri quadri è uno dei più grandi del mondo! – offre uno spettacolo unico grazie ad una struttura con due ordini di portici e ben 84 archi. Venne iniziato nel ‘500 e terminato alla fine del ‘700. Lungo il portico si aprono i quartieri dei certosini ed in fondo, in una torre ottagonale, lo scenografico scalone ellittico.

La certosa ha avuto una storia lunga e travagliata, durante la quale è stata usata per gli scopi più disparati e più volte abbandonata. Durante le due Guerre Mondiali venne usata come prigione, mentre nel secondo dopoguerra divenne la casa di 1000 orfani.

LA RINASCITA DELLA CERTOSA

Nel 1981 fu affidata alla Soprintendenza dei Beni Architettonici di Salerno e l’anno dopo iniziarono i lavori di restauro che ci hanno restituito la bellezza di questo monumentale complesso barocco. Nel 1998 la Certosa è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Oggi la certosa è un importante polo espositivo ed annualmente ospita alcune importanti mostre di carattere nazionale ed internazionale, come la rassegna triennale “Le opere ed i giorni”, ideata e creata da Achille Bonito Oliva. Gli artisti vengono invitati a realizzare nuovi interventi all’interno della Certosa in un’operazione di stimolo e confronto continuo con l’arte contemporanea.

LA CERTOSA DI PADULA: INFORMAZIONI UTILI

La Certosa è aperta dal mercoledì al lunedì, dalle 09:00 alle 19:30. L’ultimo ingresso è alle ore 18:45.

I biglietti, acquistabili presso la biglietteria posta nella Casa Alta, hanno un costo di 6 Euro per gli adulti e di 2 euro per i ragazzi tra i 18 ed i 25 anni. Bambini e ragazzi con meno di 18 anni accedono gratuitamente.

E’ anche possibile acquistare la Padula & Certosa card con validità di 48 ore, che consente di accedere, oltre alla Certosa, anche ai musei civici: museo multimediale, casa museo di Joe Petrosino, San Giovanni in Fonte. Il costo per gli adulti è di 10,00 Euro, mentre per i ragazzi tra i 18 ed i 25 anni è di 6,00 Euro. 

La certosa è visitabile nell’abito di una visita guidata. Per informazioni più dettagliate e prenotazioni si può consultare i siti: Certosadipadula.org e Beniculturali.it

PER IDEE E SUGGERIMENTI SU COSA VISITARE NEI DINTORNI DELLA CERTOSA LEGGI ANCHE: WEEKEND IN CILENTO: 2 GIORNI TRA STORIA E NATURA

5 MOTIVI PER SCEGLIERE UNA CASA VACANZA

Negli ultimi anni sempre più persone decidono di trascorrere le proprie ferie in una casa vacanza invece che in hotel. Prima di vedere quali sono le principali ragioni alla base di questo trend, vediamo però cos’è esattamente una casa vacanza e quali caratteristiche ha. 

LE CARATTERITICHE DI UNA CASA VACANZA

La casa vacanza è una struttura ricettiva extra alberghiera che viene affittata ad uso turistico. L’offerta è molto variegata poiché rientrano in questa categoria appartamenti, ville, case rurali e abitazioni tipiche di uno specifico luogo, come per esempio le baite o i trulli.

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Fonte: Pixabay

Spesso le case vacanza vengono confuse con altre tipologie di strutture extra-alberghiere come i bed and breakfast e gli affittacamere.

Il bed and breakfast è una formula ricettiva generalmente praticata dalle famiglie che hanno una o più stanze libere da affittare, con o senza bagno privato, e include il pernottamento e la prima colazione. L’affittacamere è praticamente la stessa cosa del bed and breakfast, ma prevede una gestione imprenditoriale e non familiare. Le differenze tra i due tipi di struttura sono perlopiù fiscali.

Quindi sia nel bed and breakfast che nell’affittacamere l’ospite ha a sua disposizione una sola camera (eventualmente con bagno privato), mentre nella casa vacanza può usufruire di un’intera abitazione, completamente arredata, con bagno e cucina a suo uso esclusivo.

PERCHE’ SCEGLIERE UNA CASA VACANZA

Analizziamo ora i 5 motivi principali per scegliere di trascorrere le proprie ferie in una casa vacanza.

RISPARMIO

Molto spesso le tariffe delle case vacanza sono più basse rispetto a quelle di hotel, bed and breakfast e affittacamere. Il risparmio è notevole soprattutto per chi viaggia con tutta la famiglia o comunque in gruppo. In un certo senso si potrebbe dire che scegliere una casa vacanza non significa solo risparmiare, ma anche fare un “investimento” per il futuro, infatti quello che resta nel “salvadanaio” si può sempre investire in una seconda vacanza in un altro periodo dell’anno.

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NESSUN VINCOLO DI ORARIO

A differenza degli hotel, la casa vacanza consente di organizzare le proprie giornate di ferie in totale autonomia. Non ci sono orari per i pasti, né orari di rientro per la sera. Potrai muoverti in completa libertà.

MANGIARE QUELLO CHE VUOI E QUANDO VUOI

A differenza di altre strutture ricettive, nella casa vacanza non è prevista la somministrazione di nessun pasto (neanche della colazione!), tuttavia avrai a disposizione un’intera cucina e questo ti permetterà di preparare quello che preferisci, quando preferisci. Potrai gustare piatti nuovi preparati con i prodotti tipici acquistati in loco, senza per questo rinunciare alla salute, alla linea ed alle tue abitudini alimentari.

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NESSUN DRESS CODE

Quando si soggiorna in hotel, inevitabilmente capita di sentirsi quasi obbligati a “vestirsi bene” per la cena oppure a rispettare un vero e proprio dress code per un particolare evento organizzato nella struttura. Se, invece, soggiorni in una casa vacanza potrai comodamente cenare in pigiama… una cosa particolarmente apprezzabile dopo una giornata passata a fare trekking, a sciare oppure in giro per musei.

UNA CASA VACANZA PER STARE IN FAMIGLIA O CON GLI AMICI

Sono sempre le piccole cose a rendere speciale una vacanza!

Bere una tazza di thè davanti al camino acceso, vedere un film tutti insieme sul divano, fare una lauta merenda in cucina oppure organizzare una partita a carte.

Tutte cose che in una casa vacanza si possono fare in qualsiasi momento!

Avere a disposizione un’intera casa, infatti, ti permetterà di stare con la famiglia o con gli amici e di trascorrere insieme tutta la giornata. È un modo per fare gruppo, rafforzare i legami e condividere del tempo di qualità, senza però rinunciare al confort ed alla propria privacy.

Leggi anche: IL TURISMO LENTO VS IL TURISMO DI MASSA

L’ABBAZIA DI CASAMARI

L’abbazia di Casamari si trova nel comune di Veroli, in provincia di Frosinone, ed è uno dei più importanti esempi di architettura gotica cistercense in Italia.

Il nome Casamari deriva dal latino e significa “Casa di Mario”. Il riferimento è a Gaio Mario, celebre condottiero e console romano il cui nome è ricordato anche dalla strada lungo la quale sorge l’abbazia: via Mària, appunto!

CASAMARI: UN PO’ DI STORIA

L’abbazia venne edificata sulle rovine di un antico municipio romano chiamato Cereatae e dedicato alla dea Cerere. Con la decadenza di Roma e le successive invasioni barbariche anche Cereatae cadde in stato di abbandono, fino a quando i monaci benedettini, nell’XI secolo, vi si stabilirono e fondarono l’abbazia.

Dal tempo della sua fondazione ad oggi, l’abbazia ha vissuto vicende alterne.

Ai Benedettini seguirono i Cistercensi e poi i Trappisti, mentre periodi di splendore e declino si susseguirono nel corso dei secoli.

L’abbazia di Casamari ha una ricca e prestigiosa biblioteca alla cui realizzazione contribuirono tanto i Benedettini quanto i Cistercensi. Tuttavia fu proprio l’arrivo dei Trappisti, nel 1717, che segnò la rifioritura della biblioteca e, più in generale, della vita culturale nell’abbazia.

Seguendo le orme degli antichi amanuensi medievali, i monaci Trappisti copiarono molti libri liturgici e compilarono interessanti cronache del monastero del ‘700 e dell”800, molte delle quali conservate nell’archivio.

Attualmente i circa 70.000 libri conservati a Casamari sono sistemati nell’antico refettorio dei fratelli conversi, un’enorme salone lungo 25 metri, largo 10 e alto 30, e nei locali un tempo occupati dal molino e dal frantoio.

ARCHITETTURA

Dal punto di vista architettonico l’abbazia di Casamari ricorda i monasteri francesi, ispirandosi ai canoni della semplicità e funzionalità, propri dell’ordine dei Cistercensi. L’intero complesso appare magnificamente austero e, proprio grazie alla pietra chiara e spoglia che riveste l’interno, è in grado di generare un senso di pace e perfezione.

L’abbazia è a tre navate, con abside e transetto, interamente costruita in pietra lavorata, senza stucchi decorativi né opere pittoriche che possano distogliere l’animo dei fedeli dalla contemplazione del divino.

Infine tutto è perfettamente illuminato dalla luce del sole che filtra attraverso le vetrate di alabastro.

LE ATTIVITA’ DELL’ABBAZIA

La comunità di monaci che ancora oggi vive nell’abbazia si occupa di varie attività tra cui: l’insegnamento – presso l’Istituto San Bernardo, fondato nel 1898 internamente all’abbazia -, il restauro di antichi manoscritti, la gestione della biblioteca, del museo, della farmacia e della liquoreria.

Queste ultime devono la loro origine all’uso, presso i Cistercensi, di preparare erbe e pozioni a scopo terapeutico da usare tra gli stessi monaci, ma anche per i pellegrini e per quanti altri bussassero alla porta del monastero.

La farmacia di Casamari risale al 1760 ed è composta da un hortus botanicus e da un armarium pigmentariorum. La liquoreria, invece, è stata ideata fra il ‘700 e l’800.

Il museo, infine, si trova nella parte opposta alla chiesa partendo dal chiostro. Tra i reperti ospitati nelle sue sale duecentesche spicca una zanna di  Mammuthus meridionalis (sorta di mammuth nano presente in Italia durante l’era glaciale), oltre ad alcuni reperti di epoca romana.

L’abbazia offre ospitalità ai pellegrini di passaggio sul Cammino di San Benedetto e sulla Via Francigena.

UN GIORNO A SIENA – COSA VISITARE

Siena è un luogo ricco di arte e storia, tanto da essere una delle città più amate e visitate della Toscana.

Un giorno non basta per scoprire le mille sfumature di Siena, ne tanto meno per visitarne tutti i tesori. Tuttavia, con un po’ di organizzazione, in una giornata potrai riuscire a vedere i luoghi simbolo della città, il cui fascino ti farà ripartire con la voglia di tornare il prima possibile.

Ecco dunque cosa visitare a Siena in un giorno.

SIENA: PIAZZA DEL CAMPO

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Fonte: Pixabay

Piazza del Campo è il teatro dell’evento che ha contribuito a rendere Siena famosa in tutto il mondo: il Palio, che si svolge ogni 2 Luglio e 16 Agosto. La Piazza, grazie alla sua particolare forma a conchiglia ed al tipico color mattone, dato dalla pavimentazione e dal rivestimento dei palazzi circostanti, è davvero unica ed inconfondibile.

La piazza è decorata dalla Fonte Gaia, la più grande fontana cittadina. Quella che vediamo oggi è una copia dell’opera di Jacopo della Quercia realizzata in marmo di Carrara, molto più resistente dell’originale fatta di marmo della Montagnola Senese.

Tra gli edifici che si affacciano sulla Piazza ci sono la Torre del Mangia ed il Palazzo Comunale che ospita il Museo Civico. Tra i capolavori esposti nel museo spiccano la bellissima Maestà di Simone Martini ed il Buono e Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti.

LA TORRE DEL MANGIA

Restando in Piazza del Campo si può visitare la Torre del  Mangia. La torre civica, alta 87 metri, offre uno dei panorami più belli della città. La salita è un po’ faticosa (oltre 400 scalini!), ma la vista in cima è a dir poco spettacolare!

PIAZZA DEL DUOMO

Prosegui la visita della città spostandoti verso Piazza del Duomo. Qui potrai ammirare alcuni tra i luoghi più belli di Siena, che vale davvero la pena di vedere: il Duomo, la Cripta e la Libreria Piccolomini.

IL DUOMO DI SIENA

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Fonte: Pixabay

Il Duomo di Siena, noto anche come Cattedrale di Santa Maria Assunta, è uno degli esempi più notevoli di stile romanico-gotico italiano. Alla sua realizzazione hanno partecipato artisti come Donatello, Nicola Pisano, Michelangelo e Pinturicchio.

Sia l’interno che l’esterno di questo imponente edificio sono decorati con marmo bianco e verde scuro, quasi nero, ovvero i colori rappresentativi di Siena.

Una delle cose più belle della Cattedrale è il suo pavimento: 56 riquadri che rappresentano altrettante scene incise ed intagliate nel marmo. I mosaici più preziosi sono coperti per la maggior parte dell’anno per preservarli dall’usura. Tuttavia, trovandoti a Siena in occasione del Palio o tra la fine di agosto ed ottobre, avrai la possibilità di vedere il pavimento interamente svelato.

LA CRIPTA

Si trova sotto il Duomo e conserva degli straordinari affreschi di scuola senese risalenti al XIII secolo che rappresentano scene tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento.

LA LIBRERIA PICCOLOMINI

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Fonte: Pixabay

E’ un piccolo gioiello da visitare assolutamente. La libreria è dedicata a Papa Pio II e ciò che colpisce di più è la ricchezza dei suoi affreschi realizzati, all’inizio del 1500, da Pinturicchio e dai suoi allievi, tra i quali Raffaello Sanzio.

Sulle pareti sono rappresentate scene della vita del pontefice, mentre il soffitto è letteralmente splendente per  l’abbondante uso del color oro.

IL BATTISTERO DI SIENA

Il Battistero, intitolato a San Giovanni, è stato costruito nel 1300, in occasione dell’ampliamento del Duomo. L’interno è magnificamente decorato con un ciclo di affreschi di artisti senesi del Rinascimento. Tuttavia il capolavoro più prezioso che il Battistero custodisce è sicuramente la splendida Fonte Battesimale a cui lavorarono alcuni dei maggiori scultori del Rinascimento come: Jacopo della Quercia, Lorenzo Ghiberti e Donatello.

IL MUSEO DELL’OPERA DEL DUOMO

E’ uno dei più antichi musei privati in Italia e si trova nella navata destra della Cattedrale.

Qui si possono ammirare le statue trecentesche originali della facciata del Duomo, tra cui quelle realizzate da Giovanni Pisano, la vetrata dell’abside di Duccio da Buoninsegna ed uno dei maggiori capolavori di Buoninsegna e del primo Trecento: la pala della Maestà.

Dal tetto, invece, si può godere di una splendida vista sulla città.

SANTA MARIA DELLA SCALA

Si trova proprio di fronte al Duomo, ospita un notevole patrimonio artistico ed è sede di esposizioni temporanee. Questo complesso fu uno dei più antichi ospedali d’Europa, dove venivano accolti i pellegrini (siamo lungo la Via Francigena!) ed aiutati i poveri ed i bambini abbandonati.

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MATERA – LA CITTA’ DEI SASSI

Matera è una di quelle città che, fino a quando non le visiti di persona, non riesci ad immaginare veramente. Le fotografie, infatti, riescono a raccontare solo in parte la sua particolare bellezza e, di certo, non possono riprodurre il fascino ancestrale di questa città unica al mondo.

Gran parte della fama di Matera è dovuta ai suoi Sassi, ossia i suoi “quartieri storici” che, tra l’altro, la rendono una delle città più antiche ancora abitate al mondo. I Sassi, che dal 1993 fanno parte dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO, sorgono a ridosso della cosiddetta Gravina di Matera, cioè una gola profonda che divide il territorio in due parti. Si distinguono in: Sasso Barisano, che è il fulcro della città vecchia, e Sasso Caveoso, che ha una forma simile a quella di una cavea teatrale. I due Sassi sono divisi da uno sperone roccioso, la Civita.

Le cose da vedere a Matera sono tantissime. In questo articolo mi limito ad indicarne alcune, ma sicuramente se ne possono scovare molte altre passeggiando tra le sue viuzze!

CATTEDRALE DI MATERA

La cattedrale è dedicata alla Madonna della Bruna ed a Sant’Eustachio, è in stile romanico e sorge sullo sperone più alto della Civita che divide i due Sassi.

La cattedrale, che è la più maestosa di tutta la Basilicata, sorge sull’area di un precedente castello Normanno e fu edificata a partire dal 1230 per volere di Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero e Conte di Matera.

L’esterno, a differenza dell’interno, conserva quasi intatta la sua forma originaria. La facciata è dominata da un rosone a sedici raggi, sormontato dall’arcangelo Michele che schiaccia il drago. L’interno, a croce latina, ha tre navate, con quella centrale che si eleva sulle altre.

CHIESA RUPESTRE DI SANTA LUCIA ALLE MALVE

La chiesa si trova all’interno del Sasso Caveoso ed è annessa ad un monastero femminile benedettino risalente all’XI secolo.

Inizialmente la chiesa venne intitolata a Sant’Agata, per essere poi dedicata a Santa Lucia tra il 1217 e il 1267. Nel XVI secolo, a seguito del trasferimento delle suore nel monastero di Santa Lucia al Piano, la chiesa venne utilizzata come abitazione.

Sulle pareti interne sono presenti degli affreschi del XII secolo, ritrovati durante il restauro del 1977. La chiesa era suddivisa in due parti. Nella prima, aperta al pubblico, ancora oggi si celebra la messa ogni 13 dicembre in occasione della festa dedicata a Santa Lucia.

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Fonte: Pixabay

CASA CAVA DI MATERA

Originariamente era una cava di tufo, successivamente abbandonata e usata come discarica, infine trasformata in centro per la creatività̀ giovanile.

Casa Cava, situata presso il Sasso Barisano, è l’unico centro culturale ipogeo del mondo. Un luogo simbolo della parabola storica e della rinascita culturale di Matera.

CASA GROTTA DI VICO SOLITARIO

Visitare la Casa Grotta di vico Solitario è un’occasione unica per capire come si svolgeva la vita nelle case scavate del Sasso Caveoso prima del loro abbandono, avvenuto in  seguito alla legge di risanamento dei Sassi voluta dal presidente del consiglio Alcide De Gasperi nel 1952.

Una grande cavità rocciosa fa da cornice all’arco d’ingresso della Casa Grotta, unico elemento costruito che si addossa alla grotta nella quale è stata ricavata l’abitazione.

All’interno il tempo sembra essersi fermato. I mobili, le suppellettili e gli utensili raccontano la quotidianità della vita nei Sassi.

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Fonte: Pixabay

PALOMBARO LUNGO

Si trova sotto la pavimentazione di Piazza Vittorio Veneto ed è la più grande cisterna ipogea della città di Matera. In questo luogo convergono le acque piovane e sorgive provenienti dalle colline di La Nera, Lapillo e Macamarda. Il Palombaro Lungo, insieme ad altre cisterne ipogee, forma la cosiddetta Matera sotterranea. La cisterna, infatti,  fa parte di un sistema di raccolta delle acque che si estende per tutta la lunghezza dei Sassi e serviva all’approvvigionamento idrico dei suoi abitanti.

MATERA SOTTERRANEA – IPOGEO MATERASUM

E’ un luogo unico!

1200 mq nel sottosuolo di Matera ad una profondità di 12 metri.

Una città sotto la città fatta di case, strade, cisterne, luoghi di lavoro e di culto. Una passeggiata in un mondo affascinante e misterioso in cui si perdono la cognizione del tempo e dello spazio, viaggiando nella storia della città, dalle sue origini ad oggi.

PARCO DELLA MURGIA MATERANA

E’ il nome con cui è noto “Il parco archeologico storico naturale delle Chiese rupestri del Materano”.

Si tratta di un area protetta di circa 10.000 ettari che venne istituita dalla Regione Basilicata nel 1990 con l’obiettivo di tutelare, recuperare e valorizzare il comprensorio della Murgia Materana, interessato dalle presenze di archeologia preistorica e storica, e di salvaguardare e valorizzare l’habitat rupestre ed il patrimonio delle chiese rupestri ricadenti nel territorio dei comuni di Matera e Montescaglioso.

Visitare il Parco è un modo alternativo per immergersi nella natura e nella storia di Matera!

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SCANNO – COSA VISITARE IN UN GIORNO

Scanno è un bellissimo paesino abruzzese annoverato tra i borghi più belli d’Italia.

Sorge su un pendio della Montagna Grande, tra il monte Genzana ed il monte Marsicano, ed è immerso nello splendido scenario naturale costituito dal vicino Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Conosciuta sia per il suo centro storico che per il suo lago a forma di cuore, Scanno è una meta imperdibile per chiunque si trovi a fare un tour dell’Abruzzo.

IL BORGO DI SCANNO

Il borgo è costituito da un susseguirsi pittoresco di case, strade, scalinate, pizzette, archi e chiese.

Una particolarità di Scanno, infatti, è proprio l’elevato numero di chiese. Se ne contano ben 15! Un numero impressionante se si considera che stiamo parlando di un borgo di circa 1700 abitanti.

Infatti, ammirando Scanno da uno dei vari punti panoramici, si notano subito sia il modo “ordinato” in cui è disposto il paese, sia i tanti campanili che svettano sull’agglomerato delle case.   

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L’ingresso del paese è dominato dalla grande chiesa di Santa Maria della Valle che, sebbene risalga al XII secolo, si mostra oggi con il suo aspetto cinquecentesco.

Poco distante da Santa Maria della Valle c’è la fontana Saracco che, per secoli, è stata la fontana principale del paese ed è caratterizzata da due grandi nicchie. Quella destra, datata 1549, è dotata di quattro cannelle che fuoriescono dalla bocca di altrettanti mascheroni antropomorfi che rappresentano, da sinistra verso destra, il re, la regina, il giullare ed il cappuccino.

Il palazzo davanti alla fontana Saracco in passato è stato la sede della reale caserma dei carabinieri e proprio qui si concluse, nel 1870, il fenomeno del brigantaggio in Abruzzo con la cattura di Croce di Tola, conosciuto come il Crucitto.

SCANNO E LA FOTOGRAFIA

Scanno è nota come “la città dei fotografi” perché, lungo tutto il Novecento, i suoi scorci e la sua gente sono stati immortalati dagli scatti realizzati da Hilde Lotz-Bauer, Henri Cartier-Bresson, Mario Giacomelli, Renzo Tortelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Mario Cresci e molti altri.

Nel 1964 una fotografia scattata a Scanno da Mario Giacomelli, conosciuta come “Il bambino di Scanno”, è entrata a far parte della collezione permanente di opere fotografiche del Museum of Modern Art di New York.

LA PRESENTOSA

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Molti aspetti della tradizione di Scanno sono sopravvissuti allo scorrere del tempo giungendo fino ad oggi.

Innanzitutto la Presentosa.

Si tratta di un gioiello di origine settecentesca, un vero e proprio capolavoro di arte orafa che venne descritto così da Gabriele D’Annunzio nel “Trionfo della morte”:

“Portava agli orecchi due grevi cerchi d’oro e sul petto la Presentosa: una grande stella di filigrana con in mezzo due cuori.”

La Presentosa, infatti, è una grande stella di filigrana che, quasi sempre, ha al centro uno o due cuori.

Pare che la realizzazione del gioiello sia stata ispirata dal magnifico rosone di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila.

La Presentosa è nata come un pegno di fedeltà dell’uomo nei confronti dell’amata, poi divenne simbolo di accettazione ed accoglienza da parte della famiglia del marito nei confronti della sposa, oggi è spesso accostata a sentimenti di amicizia.

In ogni caso questo gioiello di innegabile raffinatezza era soprattutto un potente amuleto contro le avversità della vita, in grado di attirare le forze del male per avvilupparle nelle sue spire filigranate. Nessun malaugurio, secondo la tradizione, potrà mai vincere la forza della Presentosa!

IL LAGO DI SCANNO

Scanno è conosciuta anche per il suo lago a forma di cuore che dista circa 4 chilometri dal centro storico.

Il lago si è formato oltre 3000 anni fa in seguito ad una frana del monte Rava che, precipitando a valle, ha sbarrato il corso del fiume Tasso.

Trascorrere una giornata al lago di Scanno, soprattutto evitando i periodi di alta stagione, ti darà la possibilità di fare una piacevole passeggiata nella natura, prendere il sole su una delle sue spiaggette, noleggiare un pedalò o rilassarti in uno dei locali vicini alla riva.

In realtà il lago di Scanno ha una forma allungata, ma c’è un particolare punto di osservazione in cui, per un gioco prospettico, assume la celebre forma di cuore.

Il nome “sentiero del cuore” identifica sia il sentiero che parte dal centro storico di Scanno, sia quello che parte dal lago. Entrambi si incontrano all’eremo di Sant’Egidio e continuano poi fino al punto panoramico.

L’eremo è un piccolo edificio in pietra, costruito sul culmine di una collina. Non si conosce la data precisa di fondazione dell’eremo di Sant’Egidio, ma si sa che nel 1612 era già esistente e veniva accudito da un eremita, come testimoniato dal vescovo Del Pezzo, che arrivò qui in visita.

LA CHIESA DI SANTA MARIA DEL LAGO

Prima di lasciare Scanno ti consiglio di visitare la suggestiva chiesetta di Santa Maria del Lago che sorge a strapiombo sull’acqua.

Una doppia scalinata conduce all’ingresso della chiesa che si trova a cavallo di una strada che costeggia la montagna, mentre il suo altare è praticamente scavato nella roccia.

La costruzione della chiesa, che risale all’inizio del settecento, avvenne, infatti, sul luogo in cui gli scannesi avevano apposto un’icona della Madonna per invocarne la protezione durante il pericoloso transito della vicina strada che passava (e passa tuttora!) al di sotto di un grosso picco roccioso e che rappresentava l’unico collegamento con Sulmona.

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