5 IDEE PER LE TUE FUGHE D’AUTUNNO

Amo l’autunno. I colori caldi ed avvolgenti. Le strade che profumano di castagne e vin brulè.

Tutte le stagioni hanno qualcosa di bello, ma l’autunno ha qualcosa di unico. Forse è la promessa di un cambiamento. O forse è la capacità di lasciarsi andare, di perdere tutto, ma senza rancore, solo per poter ricominciare.

Inoltre l’autunno è una stagione perfetta per viaggiare e, magari, per visitare posti in cui non siamo mai stati prima.  La temperatura è ancora mite e si può visitare una meta con più tranquillità perché c’è meno gente in giro.

Quindi, se stai pensando ad una vacanza o un week-end autunnale, ecco alcune idee.

AUTUNNO A VIPITENO

Vipiteno è uno dei Borghi più belli d’Italia. L’autunno è il periodo ideale per lasciarsi affascinare da questa cittadina che sembra uscita da una fiaba. Potrai passeggiare tra le pittoresche vie del centro, ammirare i palazzi signorili e le piazze medievali, concederti  un po’ di shopping tra i negozi di artigianato o degustare qualche piatto tipico in uno dei suoi ristoranti.

A pochi chilometri da Vipiteno, inoltre, sorge l’imponente Castel Tasso e l’elegante Castel Wolfsthurn!

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con la sua natura incontaminata, i piccoli borghi, i centri storici, le attività sportive e la buona cucina, è la meta ideale per una vacanza autunnale.

Potrai goderti lo spettacolo del foliage attraversando la vastissima rete di sentieri del Parco che offre percorsi di vario genere, da quelli adatti ai principianti a quelli per escursionisti esperti.

Leggi anche: PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO: 3 IDEE PER SCOPRIRE UNA DELLE AREE PROTETTE PIU’ ANTICHE D’ITALIA

AUTUNNO IN CIOCIARIA

L’Italia è ricca di luoghi bellissimi e poco conosciuti. La Ciociaria, in provincia di Frosinone, è uno di questi!

E’ la terra di Cicerone e San Tommaso. Ci sono zone archeologiche, abbazie, castelli e meravigliose aree naturalistiche protette.

Se vuoi scoprire qualcosa in più sulla Ciociaria leggi anche:

L’ ABBAZIA DI MONTECASSINO

ANAGNI: LA CITTA’ DEI PAPI

6 LUOGHI DA VISITARE IN CIOCIARIA

LA CERTOSA DI TRISULTI

CILENTO

Probabilmente quando si parla di Cilento la prima cosa a cui si pensa è il mare. In questo caso, però, ti propongo un tour nell’entroterra alla scoperta delle bellezze naturalistiche e dei gioielli architettonici di questa splendida terra. Le romantiche grotte di Pertosa, i millenari templi di Paestum e l’immensa Certosa di Padula sono alcune delle mete che rendono unico il Cilento!

Leggi anche: WEEKEND IN CILENTO: 2 GIORNI TRA STORIA E NATURA

CAMMINI: LA CULTURA DEL PASSO LENTO

Infine l’autunno è la stagione migliore per percorrere uno dei tanti, bellissimi, cammini che attraversano l’Italia.

Percorrere anche solo poche tappe di un cammino è un modo per conoscere territori poco noti, fare attività all’aria aperta e disintossicarsi dallo stress della quotidianità.

Se sei interessato ai cammini leggi anche:

IL CAMMINO DI SAN MICHELE

IL CAMMINO DI SAN BENEDETTO

Per conoscere i cammini della tua regione visita il sito camminiditalia.org

COSA VISITARE A LORETO

Loreto, immersa nella campagna marchigiana, è una splendida città la cui fama è strettamente legata al Santuario dove si conserva e si venera la Santa Casa della Vergine Maria.

Si tratta di un luogo che da secoli richiama pellegrini da tutto il mondo, tanto da essere stato definito da Giovanni Paolo II il “vero cuore mariano della cristianità”.

LA SANTA CASA DI LORETO

Con l’espressione “Santa Casa” si indica la casa di Nazareth in cui nacque, fu educata e ricevette l’Annuncio la Vergine Maria.

Ricerche storiche ed archeologiche hanno provato che la casa custodita a Loreto è proprio la Santa Casa.

La Casa era costituita da una camera in muratura composta da tre pareti in pietra poste a chiusura di una grotta scavata nella roccia. Oggi la grotta fa parte della Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, mentre le tre pareti di pietra sono quelle che si trovano a Loreto.

IL TRASPORTO “ANGELICO”

Ci sono essenzialmente due versioni su come la Casa sia stata trasferita da Nazareth fino alla città marchigiana.

La prima, legata alla tradizione cristiana, vuole che la Casa sia stata trasportata in volo dagli angeli.

La seconda, invece, attribuisce il merito del trasporto ai crociati che, espulsi dalla Terra Santa ad opera dei mussulmani, vollero salvare dalla distruzione la Casa di Maria.

Come spesso accade, la verità si trova nel mezzo!

Varie testimonianze storiche, infatti, vanno confermando l’ipotesi che le pareti della Santa Casa sono state trasportate in Italia su una nave, per iniziativa della nobile famiglia Angeli, che all’epoca regnava sull’Epiro.

Dunque la Casa è stata veramente trasportata dagli Angeli! Non si trattava, però, degli angeli alati della tradizione cristiana, ma di una nobile famiglia di devoti che si avvalse di una nave per il trasporto.

Un documento del 1294 attesta che Niceforo Angeli, despota dell’Epiro, quando sua figlia Ithamar andò in sposa a Filippo di Taranto, figlio del re di Napoli Carlo II d’Angiò, le diede in dote vari beni tra cui “le sante pietre portate via dalla Casa della Nostra Signora la Vergine Madre di Dio”.

IL SANTUARIO

Dalla metà del 1400, per proteggere la Santa Casa e per accogliere la crescente folla di pellegrini che ogni anno visitava la reliquia, iniziarono i lavori per la costruzione del santuario.

Il Santuario di Loreto è un bellissimo esempio di basilica fortificata, caratterizzata da torri, camminamenti di ronda, corpi di guardia e veri e propri sistemi difensivi.

L’attuale Basilica venne costruita, per volontà di Papa Paolo II, a partire dal 1469.

Alla sua realizzazione contribuirono molti artisti come: Giuliano da Sangallo, che creò la cupola di ispirazione brunelleschiana; Donato Bramante, che si adoperò per varie modifiche e consolidamenti e progettò il palazzo apostolico; e Luigi Vanvitelli, che terminò la costruzione dell’elegante campanile.

Tra le opere più pregevoli spicca il rivestimento marmoreo che avvolge le pareti della Santa Casa. Voluto da Giulio II e realizzato su disegno del Bramante, è considerato uno dei più grandi capolavori scultorei dell’arte rinascimentale.

Loreto richiama migliaia di persone ogni anno, non solo pellegrini cattolici, ma anche amanti dell’arte.

Questo grandioso santuario, infatti, rappresenta uno scrigno che contiene un inestimabile tesoro, una vera e propria antologia d’arte sacra che raccoglie capolavori di architettura, scultura e pittura.

COSA VISITARE A LORETO (OLTRE IL SANTUARIO!)

Oltre ad una visita al Santuario, ecco alcuni suggerimenti su cosa da fare a Loreto.

Visitare il Museo Pontificio

Il Museo, che si trova nei piani superiori del braccio occidentale del Palazzo Apostolico, ospita opere di altissimo valore artistico, storico e culturale. Le raccolte del Museo iniziarono a formarsi alla fine del secolo XIX, in coincidenza con i lavori di ristrutturazione della Basilica, quando vennero raccolti nelle sale del lato occidentale del Palazzo Apostolico, dipinti, oggetti ed arredi provenienti dal Santuario.

Le sale del museo ospitano opere di Lorenzo Lotto, Cesare Maccari, Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, oltre che gli arazzi sui cartoni di Raffello Sanzio, numerose maioliche dell’antica Spezieria, corredi d’altare e opere di artisti novecenteschi.

Percorrere glia antichi camminamenti di ronda di Loreto

I camminamenti di ronda furono commissionati nel 1485 dal cardinale Girolamo Basso della Rovere per proteggere la Basilica (ed i suoi tesori!) dalle incursioni dei pirati turchi, che avevano già raso al suolo alcune cittadine della zona costiera.

I camminamenti di ronda del Santuario di Loreto sono un tipico esempio di architettura rinascimentale, in grado di coniugare le esigenze difensive alla ricercatezza delle forme.

Infine, si tratta anche di un punto di osservazione privilegiato da cui godersi uno splendido panorama che spazia dal mare al Monte Conero, fino all’Appennino umbro-marchigiano.  

Le visite guidate ai camminamenti di ronda durano circa 45 minuti e sono disponibili, solo su prenotazione, nei seguenti giorni e orari:

Da Lunedì a Sabato: 10:30/12.30 – 15/16

Domenica: 10/11:30 – 15/16

La biglietteria si trova in piazza della Madonna, a Nord del Palazzo Apostolico.

Il biglietto per i camminamenti di ronda è di 6 euro.

Il biglietto complessivo Museo, mostra e camminamenti è di 10 euro.

Ammirare le opere dei “Madonnari”

I madonnari sono artisti di strada che devono il loro nome alle immagini, soprattutto sacre e principalmente Madonne, che sono soliti disegnare.

Nella piazza del Santuario, nei pressi della fontana creata da Carlo Maderno nel 1600, è sempre possibile ammirare l’opera, fatta con gesso colorato, di qualche madonnaro.

Per altre idee su cosa visitare nelle Marche leggi anche:

TURISMO SOSTENIBILE NEL 2022

Il turismo sostenibile è una tendenza in costante crescita, soprattutto grazie alla sempre maggiore sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali.

Booking ha dedicato un sondaggio proprio a questo tema.

I risultati, basati sulle opinioni di più di 30 mila turisti sparsi in 32 paesi, sono stati pubblicati ad aprile di quest’anno e, tra le altre cose, è emerso un dato molto positivo per la popolazione italiana, ovvero che “per l’93% degli italiani intervistati è importante viaggiare in modo sostenibile e il 60% dice di essere influenzato dalle recenti notizie sui cambiamenti climatici nello scegliere viaggi più sostenibili”.

Nel report sono anche riportati dati circa:

  • la scelta del soggiorno – dal sondaggio è risultato che ”il 78% dei viaggiatori globali e l’85% degli italiani dichiara di desiderare di soggiornare in una struttura sostenibile”;
  • le mete ed i periodi alternativi per viaggiare (predilezione per i viaggi in bassa stagione e le mete turistiche meno note);
  • la volontà di immergersi nella cultura locale scoprendone usanze ed abitudini;
  • la crescente attenzione all’utilizzo di mezzi di trasporto meno inquinanti e alla riduzione delle distanze percorse, prediligendo il turismo di prossimità.

TURISMO SOSTENIBILE: DOVE SOGGIORNARE

Continua a cresce la consapevolezza dell’esistenza dei soggiorni sostenibili e la loro visibilità è in aumento. Il 40% dei viaggiatori globali conferma di aver visto almeno un alloggio sostenibile su un sito di viaggi online durante lo scorso anno, mentre il 38% dice di cercare proattivamente le informazioni sugli impegni per la sostenibilità attuati dalle strutture prima di prenotare.

METE E PERIODI ALTERNATIVI

turismo-sostenibile-foto-di-andrew-ridley-unsplash
Fonte: Unsplash

I viaggiatori concordano sul voler evitare le mete più popolari e visitate: negli ultimi 12 mesi un terzo (33%) dice di aver scelto di viaggiare in bassa stagione, mentre più di un quarto (27%) ha scelto mete meno note per evitare il turismo di massa.

A tal proposito, pensando ai viaggi futuri, il 40% degli intervistati ha dichiarato che viaggerebbe esclusivamente in bassa stagione per evitare periodi troppo affollati e il 64% eviterebbe le mete e le attrazioni più popolari, così da garantire una redistribuzione più equa dell’impatto positivo del proprio viaggio. Circa un terzo (31%) sceglierebbe addirittura una meta alternativa rispetto alla sua preferita, per scongiurare il turismo di massa.

TURISMO SOSTENIBILE: CULTURA E COMUNITÀ LOCALI

turismo-sostenibile-foto-di-roman-hinex-unsplash
Fonte: Unsplash

Una filosofia rigenerativa sta influenzando il processo decisionale dei viaggiatori: più della metà intende lasciare i posti visitati in una condizione migliore di quella in cui li hanno trovati; i due terzi vogliono vivere esperienze rappresentative della cultura locale. Infatti, più di un quarto dei viaggiatori intervistati (27%) dice di aver approfondito la cultura, i valori e le tradizioni locali della meta scelta prima di averla visitata, mentre una persona su quattro (25%) sarebbe disposta a pagare di più per le attività da fare in viaggio per contribuire alle comunità locali.

IL PUNTO DI SVOLTA PER I TRASPORTI

turismo-sostenibile-foto-di-krzysztof-maksimiuk-unsplash
Fonte: Unsplash

A livello globale, i viaggiatori sono attenti alla distanza percorsa, a come raggiungono la meta scelta e a come si muovono una volta a destinazione. Circa un quarto (23%) sceglie infatti di visitare una meta più vicina a casa per ridurre la propria impronta di carbonio e oltre una persona su cinque (22%) fa ricerche sui mezzi pubblici e/o noleggia una bici una volta arrivato a destinazione. Inoltre, una persona su cinque (20%) sceglie il treno rispetto all’auto per percorrere distanze più lunghe e poco meno di un terzo (30%) dice di vergognarsi a prendere l’aereo per il relativo impatto ambientale. Per quanto riguarda la prenotazione dei trasporti, il 40% cerca attivamente informazioni sulla loro sostenibilità.

Leggi anche:

COSA VEDERE AD URBINO IN UN GIORNO

Sono stata ad Urbino nel mio ultimo viaggio nelle Marche ed è stata una bellissima scoperta!

Camminare nel suo centro storico significa assistere ad un susseguirsi di vicoli, chiese, imponenti edifici ricoperti da mattoni rossi e punti panoramici che si aprono improvvisamente su un paesaggio che infonde quiete ed armonia.

Urbino sembra sospesa tra passato e presente.

Da una parte, infatti, è stata la città natale di Raffaello e la culla del Rinascimento italiano, ma dall’altra è anche una moderna città universitaria.

In questo articolo ti racconto cosa vedere ad Urbino in un giorno, ma partiamo dal presupposto che un giorno può bastare solo per conoscere l’essenziale!

C’è bisogno di molto più tempo per apprezzare a pieno le mille sfumature di questa splendida città!

IL PALAZZO DUCALE DI URBINO

urbino-foto-di-Valter Cirillo-pixabay
Fonte: Pixabay

“Chi arrivi a Urbino ignaro e della sua storia e della sua importanza si trova di fronte a una sorpresa straordinaria, anzi a un miracolo. Nel giuoco delle colline che sopportano le strade d’accesso ecco che appare un palazzo fatato che il tempo non ha sfregiato né intaccato. È un salto indietro nel tempo, un tuffo nella purezza e nella libertà dello spirito.”

Carlo Bo

Il palazzo, voluto dal Duca di Urbino Federico da Montefeltro, venne costruito nel corso del XV secolo.

I tre architetti che ebbero il merito di rendere questo edificio uno dei palazzi più belli dell’epoca rinascimentale furono: il fiorentino Maso di Bartolomeo, il dalmata Luciano Laurana e il senese Francesco di Giorgio Martini.

Fu grazie a loro che il palazzo divenne una costruzione di straordinaria raffinatezza decorativa, di eccezionale bellezza, di grandissima comodità; un “palazzo in forma di città” in grado di accogliere centinaia di persone.

Nel corso del XVI secolo, con il passaggio del Ducato alla dinastia Della Rovere, il palazzo subì nuovi ampliamenti e modifiche, con l’aggiunta del secondo piano nobile, il cosiddetto “Appartamento roveresco”.

A partire dal 1631, con la devoluzione del ducato alla Santa Sede, il palazzo dovette subire un lento processo di spoliazione e degrado che terminò solo nel 1912 quando divenne la sede della Galleria Nazionale delle Marche.

LA GALLERIA NAZIONALE DELLE MARCHE

urbino-cartella-stampa-galleria-nazionale-delle-marche
Fonte: cartella stampa galleria nazionale delle marche

Attualmente la Galleria occupa tutte le sale finora recuperate del Palazzo Ducale al primo e secondo piano, per un totale di circa 80 ambienti.

Vi sono esposti dipinti su tavola e su tela, affreschi, sculture in pietra e in terracotta, sculture lignee policrome e dorate, legni intarsiati, mobili, arazzi, disegni e incisioni: tutte opere risalenti ad un periodo compreso tra il Trecento e il Seicento.

La visita ha inizio dal Cortile d’Onore, il cuore del Palazzo, contornato sui quattro lati da un portico ad archi. Dal Cortile si accede ad una serie di ambienti suggestivi come: la Biblioteca del Duca, la Sala dei Banchetti e le due cappelline private.

Salendo il monumentale Scalone d’Onore si raggiunge il primo piano nobile, diviso in cinque appartamenti: Appartamento della Jole, dei Melaranci, degli Ospiti, del Duca, e della Duchessa; oltre a varie Sale di Rappresentanza.

Nell’appartamento del Duca, ed in particolare nel suo Studiolo, si entra completamente nel mondo rinascimentale di Federico da Montefeltro.

Per informazioni su orari e biglietti visita il sito urbinoducale.it

LA CASA NATALE DI RAFFAELLO SANZIO

Raffaello nacque ad Urbino il 28 marzo dell’anno 1483.

Nella formazione del pittore fu determinate il fatto di essere nato e di aver trascorso la giovinezza nella città marchigiana. Urbino, infatti, in quel periodo era un centro artistico di grande importanza; un faro che illuminava l’Italia e l’Europa con gli ideali del Rinascimento.

Dopo la morte di Raffaello, avvenuta a Roma nel 1520, la sua casa natale venne acquistata dall’architetto Muzzio Oddi e, nel corso dei secoli, ha conosciuto varie vicende fino a quando nel 1873 venne acquistata dall’Accademia Raffaello.

Proprio grazie all’interesse dell’Accademia, la casa si è arricchita nel tempo di numerose opere d’arte come: dipinti, sculture, arredi lignei e ceramiche.

Alcuni di questi oggetti sono strettamente connessi a Raffaello, altri documentano la ricca storia urbinate in campo artistico, civile e religioso; altri, infine, costituiscono diretta testimonianza del mito che in varie epoche ha accompagnato la figura di Raffaello.

IL DUOMO DI URBINO

urbino-duomo-foto-di-viaggiastorie

Il Duomo è dedicato a Santa Maria Assunta.

Fondato nel 1021, in sostituzione di una precedente chiesa fuori le mura, fu poi ricostruito nel XV secolo su istanza di Federico da Montefeltro, secondo un progetto semplicissimo e spoglio, a tre navate su piloni bianchi. L’edificio, terminato nel 1604, andò perduto con il terremoto del 12 gennaio 1789.

Gli urbinati affidarono la ricostruzione all’architetto romano Giuseppe Valadier, che concluse l’edificio nel 1801.

Il raffinato interno è un bell’esempio di stile neoclassico: a croce latina, con tre navate bianche coperte da volta a botte, coronato, all’incrocio del transetto, da una maestosa cupola.

Per altre idee su cosa visitare nelle Marche leggi anche:

IL CASTELLO DI GRADARA

Gradara è uno splendido borgo marchigiano noto soprattutto per aver fatto da cornice alla storia d’amore di Paolo e Francesca.

Grazie alla sua fortunata posizione, fin dall’antichità, fu un crocevia di genti e traffici commerciali.

Mentre, durante il medioevo, fu uno dei principali teatri degli scontri tra il Papato e le Casate marchigiane e romagnole.

Ai nostri giorni, invece, Gradara è considerato uno dei borghi più belli d’Italia.

La sua bellezza è dovuta ad un particolare mix di elementi.

Innanzitutto c’è il borgo medievale, perfettamente conservato.

Poi c’è il paesaggio, con le armoniose colline dell’entroterra marchigiano.

Infine c’è il fascino senza tempo di una delle storie d’amore più tormentate e celebri della storia.

LA ROCCA MALATESTIANA DI GRADARA

La storia di Gradara è legata a quella della sua Rocca che si erge in una posizione strategica, proprio al confine tra Marche ed Emilia Romagna.

È un luogo ricco di storia in cui tutto ricorda gli splendori delle potenti famiglie che vi abitarono: i Malatesta, gli Sforza e i Della Rovere.

La costruzione ebbe inizio nel XII secolo per volontà di Pietro e Ridolfo De Grifo che avevano usurpato la zona al comune di Pesaro. Successivamente Malatesta da Verucchio, con l’aiuto del papato, si impossessò della torre dei De Grifo e la trasformò nel mastio della attuale Rocca.

Fu proprio durante il periodo in cui governarono i Malatesta che si consumò la tragedia di Paolo e Francesca. Era il settembre 1289.

Successivamente arrivarono gli Sforza.

Nel 1494, la quattordicenne Lucrezia Borgia, seconda moglie di Giovanni Sforza, fu condotta alla Rocca dove trascorse i pochi anni del suo primo matrimonio.

Lucrezia, passata alla storia come una creatura perversa e corrotta, molto probabilmente non fu altro che una pedina delle mani del padre, Papa Alessandro VI, e del fratello, Cesare Borgia detto il Valentino. I matrimoni della giovane furono degli strumenti politici che il padre ed il fratello usarono per stringere nuove alleanze.

Dunque, quando la situazione cambiò sulla scacchiera politica italiana, il Papa sciolse il matrimonio tra Lucrezia e Giovanni Sforza ed anche la Rocca cambiò Signore, passando proprio a Cesare Borgia.

Successivamente arrivarono i Della Rovere.

Nel frattempo, infatti, era salito al soglio pontificio Giulio II (al secolo Giuliano Della Rovere) che affidò Gradara al nipote Francesco Maria II.

Dopo la morte di Livia Farnese, vedova del Della Rovere, la Rocca venne amministrata dal papato che la concesse in enfiteusi al conte Santinelli.

Da allora la Rocca cambiò molte volte proprietario fino a quando, nel 1920, fu acquistata dall’ingegnere Umberto Zanvettori per la somma di tre milioni di lire.

Il nuovo proprietario avviò un delicato progetto di restauro grazie al quale la Rocca conserva ancora oggi tutto il suo fascino.

PAOLO E FRANCESCA

La vicenda di Paolo e Francesca è molto lacunosa sotto il profilo storico.

Sappiamo che si tratta di personaggi realmente esistiti, ma non ci sono concrete informazioni biografiche. Quelle che abbondano, invece, sono le versioni letterarie.

Dante, Boccaccio, Petrarca e D’Annunzio hanno arricchito la narrazione con particolari di grande fascino, confondendo ancor di più storia e leggenda.

Era il 1275 quando Guido da Polenta, Signore di Ravenna e Cervia, decise di dare in sposa sua figlia Francesca a Giovanni Malatesta.

Giovanni, detto Giangiotto, oltre ad essere zoppo, pare che non fosse molto avvenente e, per evitare che Francesca, vedendo il futuro sposo, si opponesse al matrimonio, fu ordito un vero e proprio inganno.

Alla ragazza venne presentato Paolo, l’affascinante fratello di Giangiotto nonché suo procuratore. Francesca lo sposò senza esitazione e quando capì che Paolo, in realtà, agiva in nome e per conto del fratello, era ormai troppo tardi.

Tuttavia tra Francesca e Paolo era nato qualcosa, poiché neanche il giovane era rimasto indifferente al fascino della cognata.

I due iniziarono quindi ad incontrarsi clandestinamente. Qualcuno, forse Malatestino dell’Occhio (un altro fratello di Paolo e Giangiotto) si accorse di ciò che stava accadendo ed informò del fatto il marito tradito.

Si arrivò così, in un giorno di settembre del 1289, al tragico epilogo della vicenda.

Giangiotto scoprì i due amanti e fu preso da un accesso d’ira.

gradara-botola-foto-di-viaggiastorie

Paolo cercò di fuggire passando da una botola che si trovava vicino alla porta, ma il suo mantello restò impigliato ad un chiodo, costringendolo a tornare indietro. Mentre Giangiotto lo stava per passare a fil di spada, Francesca gli si parò dinnanzi per salvarlo ma… Giangiotto li uccise entrambi.

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.

Caina attende chi a vita ci spense”

Dante Alighieri, Inferno –V Canto

VISITARE GRADARA

Oltre a visitare la Rocca, per immergerti ancora di più nell’atmosfera medievale di Gradara, è possibile percorrere i Camminamenti di Ronda che si trovano sull’imponente cinta muraria che circonda il borgo.

Da qui si può godere dello splendido panorama offerto dalle dolci colline marchigiane e dal blu dell’Adriatico, lungo la costa romagnola.

La Rocca di Gradara è aperta tutti i giorni dalle ore 8.30 alle 19.00

E’ possibile acquistare un biglietto unico che comprende sia la Rocca che i Camminamenti di ronda.

Per maggiori informazioni sui biglietti si può visitare il sito gradara.org.

Per altre idee su cosa visitare nelle Marche leggi anche:

TIVOLI E LE SUE VILLE

Tivoli è sempre stata una meta per aristocratici, artisti ed intellettuali di tutto il mondo.

Non a caso divenne una delle tappe italiane del Grand Tour.

In questo articolo andremo alla scoperta delle tre ville di Tivoli che, in un certo senso, rappresentano le tre diverse anime di questa città.

Villa Adriana è un gioiello dell’archeologia e conserva intatto il fascino dei fasti della Roma imperiale.

Villa d’Este, con i suoi “giardini all’italiana”, è un bellissimo esempio del nostro Rinascimento.

Infine c’è Villa Gregoriana, con la sua aria sublime e romantica.

ALLA SCOPERTA DELLE VILLE DI TIVOLI

VILLA ADRIANA

Fu costruita dall’imperatore Adriano tra il 118 ed il 138 d.c. su un’area di ben 120 ettari, oggi la zona visitabile è di circa 40!

Questa villa vastissima e straordinaria comprendeva edifici residenziali, terme, giardini, ninfei, templi e teatri. Tutto era magnificamente decorato con uno sfarzo ed una ricercatezza senza precedenti.

Il Canopo ed il Teatro marittimo sono in assoluto i luoghi che preferisco all’interno della Villa.

In entrambi è l’acqua che domina la scena e crea suggestioni uniche.

Il Canopo è una struttura che rievoca il braccio del Nilo che congiungeva l’omonima città di Canopo, appunto, con Alessandria.

Il Teatro marittimo, invece, è una delle prime strutture realizzate nel complesso della Villa e, probabilmente, fu anche residenza imperiale.

Infine una curiosità!

Hai mai fatto caso che in qualunque museo sia presente una “collezione Romana” c’è sempre un busto o una statua di un certo Antinoo? La prossima volta che capiti ai Musei Vaticani, al Prado o al Louvre, facci caso!

Antinoo era un giovane originario della Bitinia, ma soprattutto era l’amante dell’imperatore Adriano.

Morì prematuramente affogando nelle acque del Nilo in circostanze oscure.

Adriano, in preda al dolore, volle che l’immagine del suo amato fosse riprodotta ovunque.

In un certo senso volle renderlo immortale!

E, in effetti, l’imperatore riuscì nel suo intento. Ancora oggi, infatti, questo giovane turco ci guarda attraversare i corridoi dei più importanti musei del mondo!

TIVOLI: VILLA D’ESTE

Fu costruita per volontà del Cardinale Ippolito d’Este, figlio di Alfonso I e Lucrezia Borgia.

Papa Giulio III, per ringraziare Ippolito per il contributo alla sua elezione, lo nominò governatore a vita di Tivoli e del suo territorio.

Tuttavia, giunto a Tivoli, il Cardinale scoprì con orrore che avrebbe dovuto vivere in un vecchio convento malandato… lui che era abituato ai fasti di Roma e della sua corte a Ferrara!

Fu così che decise di trasformare il convento in una degna residenza!

L’ultimo proprietario privato della villa fu l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este.

Poi l’intero complesso passò allo stato italiano e fu oggetto di importanti restauri sia nel primo che nel secondo dopoguerra.

Ciò che rende unica Villa d’Este è la straordinaria bellezza dei suoi giardini!

Un vero tripudio di fontane (2 sono opera del Bernini: “Il Bicchierone” e la “Cascata della Fontana dell’Organo”), ruscelli e specchi d’acqua che riflettono ad arte la bellezza del paesaggio, moltiplicandola all’infinito!

VILLA GREGORIANA

Papa Gregorio XVI, nel 1832, decise di promuovere una poderosa opera di ingegneria idraulica allo scopo di contenere le acque dell’Aniene ed evitarne le esondazioni.

Le acque del fiume furono incanalate artificialmente e diedero vita alla “Cascata Grande” che, con i suoi 120 metri di salto, è la seconda in Italia dopo quella delle Marmore.

Terminata quest’opera, il Papa creò il parco che, da subito, fu meta di intellettuali ed artisti che ne raccontarono la bellezza. Del resto Villa Gregoriana, con i suoi boschi, le antiche rovine, i sentieri, la cascata e le grotte,  incarnava esattamente l’estetica del sublime tanto amata dai Romantici.

La Villa, ormai di proprietà demaniale ed in stato di abbandono, venne data in concessione al FAI nel 2002 e riaperta al pubblico dal 2005.

LA NOTTE DI SAN LORENZO

Si avvicina la notte di San Lorenzo e quindi ecco qualche suggerimento su dove trovare i cieli stellati più belli d’Italia e godersi a pieno lo spettacolo delle stelle cadenti.

NOTTE DI SAN LORENZO: QUALI SONO I CIELI STELLATI PIÙ BELLI D’ITALIA

Già avere un cielo senza nuvole è un buon punto di partenza.

Altra cosa essenziale, però, è che ci sia un basso inquinamento luminoso. Dunque i posti dove vedere le stelle cadenti sono quelli più lontani dai centri abitati.

Tuttavia ci sono luoghi che godono di una posizione privilegiata per osservare la volta celeste.

Ecco dunque dove andare per vedere i cieli stellati più belli d’Italia.

CAPO DI LAGO DI DARFO BOARIO TERME (LOMBARDIA)

Questo piccolo borgo di circa 20 abitanti, in Val Camonica, è uno dei luoghi ideali per ammirare le stelle cadenti.

E’ stato insignito del riconoscimento “I cieli più belli d’Italia”, la prima rete nazionale delle destinazioni consigliate per l’Astroturismo.

Astronomitaly ha mandato i suoi esperti a trascorrere alcune notti a Capo di Lago per verificare di persona il cielo notturno in questa località, tutto sommato vicina a grandi centri abitati.

Qui l’inquinamento luminoso è minimo ed è possibile quindi osservare le stelle e la Via Lattea nelle notti di cielo sereno.

NOTTE DI SAN LORENZO SULLE DOLOMITI (TRENTINO ALTO ADIGE)

Nella meraviglia delle Dolomiti in Trentino Alto Adige ci sono innumerevoli località in cui ammirare il cielo stellato.

L’Alpe di Siusi è già fiabesca di giorno, figuratevi ammantata di stelle!

In Val d’Egna, a 823 metri di altitudine, nel comune di Cornedo, sopra il paese di Collepietra, si trova il primo ed unico Astrovillaggio d’Europa.

Grazie alla sua posizione strategica, il parco scientifico gode di una strepitosa vista sul cielo stellato altoatesino.

Al suo interno si possono visitare l’Osservatorio astronomico Max Valier, la cupola con l’Osservatorio solare Peter Anich ed il Sentiero dei pianeti.

BARBERINO VAL D’ELSA (TOSCANA)

L’Osservatorio Polifunzionale del Chianti si trova nel comune di Barberino Val d’Elsa, a 30 minuti di auto da Firenze.

E’ il luogo perfetto per rimanere incantati dalla Via Lattea e da un cielo stellato mozzafiato. In più è l’occasione per lasciarsi coccolare dalle specialità dell’enogastronomia toscana e dalla natura incontaminata del Parco Botanico del Chianti, all’interno del quale è inserito l’osservatorio.

L’appellativo “polifunzionale” è dovuto al fatto che all’interno dell’osservatorio ci sono ben quattro distinte sezioni: meteorologia, astronomia, geosismica ed ambiente.

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE

Il Parco si estende per circa 50.000 ettari nel cuore dell’Appennino centrale. Prevalentemente in provincia dell’Aquila, ma anche in quelle di Frosinone ed Isernia.

Il suo spettacolare patrimonio naturale, la conformazione del territorio, il clima ed i piccoli borghi che sono sorti in questa zona fanno sì che il Parco sia una meta ideale per godersi lo spettacolo della notte di San Lorenzo.

BORGO DI TROINA (SICILIA)

A sua volta classificato come uno dei “Cieli più belli d’Italia”, con una spettacolare vista sull’Etna, questo borgo in provincia di Enna è perfetto per osservare le stelle durante la notte di San Lorenzo.

In particolare sono due i siti di interesse che hanno fatto conquistare al borgo il massimo riconoscimento della Certificazione, il livello Gold: il Lago di Ancipa e la Contrada Sambuchello.

Il Lago di Ancipa, con i suoi 944 metri di altitudine, è il bacino artificiale più alto della Sicilia. La Contrada Sambuchello, invece, è un’area naturale presente all’interno dei Monti Nebrodi.

NOTTE DI SAN LORENZO: SCIENZA, FEDE E MITOLOGIA

Quelle che solitamente chiamiamo “stelle cadenti” in realtà sono le Perseidi, uno sciame di meteore che la Terra attraversa durante il periodo estivo nel percorrere la sua orbita intorno al Sole.

La pioggia meteorica si manifesta per circa un mese, dalla fine di luglio alla fine di agosto.

Il picco di visibilità è concentrato attorno al 12 agosto, con una media di circa un centinaio di scie luminose osservabili ad occhio nudo ogni ora.

Il nome Perseidi deriva dalla mitologia greca e fa riferimento ai figli di Perseo, l’eroe che uccise il mostro Medusa.

In Italia le Perseidi sono note come “Lacrime di San Lorenzo” tanto che il fenomeno, tradizionalmente collegato alla notte del 10 agosto intitolata al santo, è noto anche come la “Notte di San Lorenzo”.

In Grecia, invece, viene religiosamente associato alla Trasfigurazione del Signore che cade il 6 agosto.

I CASTELLI DEL TRENTINO ALTO ADIGE

UN VIAGGIO TRA 5 CASTELLI PER CONOSCERE MEGLIO IL TRENTINO ALTO ADIGE

Il Trentino Alto Adige è sempre stata una terra di confine, fin dai tempi dell’impero romano.

In un territorio così difficile, in cui montagne aspre e maestose si alternano a vallate e boschi, i castelli erano uno strumento indispensabile. Servivano per controllare valichi e vie d’accesso strategiche, difendersi, sferrare attacchi, esercitare il potere ed amministrare la giustizia.

Fortezze militari inerpicate sulle rocce o sontuose residenze circondate dai vigneti… questa è regione italiana con più castelli e fortezze, ognuno con la sua storia ed i suoi misteri.

Sono un’appassionata di castelli. Quando avvisto da lontano una torre e un muro merlato non resisto. Devo assolutamente andarci! Quindi nel corso delle estati passate in Alto Adige ho collezionato una quantità impressionante di visite ai castelli… per la gioia della mia famiglia!

Questi 5 sono i castelli più belli ed interessanti che io abbia visitato. Si trovano tutti in provincia di Bolzano, ad una distanza relativamente breve gli uni dagli altri, quindi è anche possibile vederne più di uno al giorno. In genere sono tutti visitabili dalla primavera all’autunno, comunque vi lascio i vari siti internet da consultare per organizzare la vostra visita.

CASTEL PRESULE – CASTEL PRÖSELS

Venne costruito dai Signori di Fiè, nobili ministeriali dei Vescovi di Bressanone.

Il rappresentante più famoso della famiglia fu Leonhard di Fiè-Colonna, vissuto nel XVI. Fu Capitano dell’Adige e Burgravio del Tirolo, inoltre è a lui che si deve l’ampliamento del castello in cui lo stile tardo gotico e quello rinascimentale si mescolano tra loro.

La stirpe dei nobili di Fiè si estinse nel 1804. Da allora la storia del castello fu segnata da numerosi cambi di proprietari, un parziale decadimento e diversi restauri.

Nel 1978 morì l’ultimo proprietario ed il castello venne acquistato dalla cooperativa Kuratorium Schloss Prösels che lo restaurò e lo aprì al pubblico per cerimonie, mostre ed eventi culturali.

Il castello si trova del comune di Fiè allo Sciliar. Se hai tempo fai anche una visita al suo grazioso centro storico ed al suo laghetto!

Per informazioni sulle visite è possibile consultare il sito schloss-proesels.seiseralm.it

CASTELLO DI PONTE GARDENA – CASTEL TROSTBURG

Il castello, noto anche come Castel Forte, appartenne per circa sei secoli ai conti Wolkenstein. Menzionato per la prima volta nel 1173, fu ampliato e ristrutturato più volte fra il XIV e il XVII secolo. Nel 1967 venne acquistato dal Südtiroler Burgeninstitut, che ne curò il restauro e lo aprì al pubblico.

All’interno meritano particolare attenzione la Stube Gotica, gli affreschi tardogotici, la cappella e una delle più belle sale rinascimentali dell’Alto Adige. Ma a rendere davvero speciale la visita è anche la sua custode e guida, unica abitante del maniero: ascoltare la storia del castello raccontata da chi ha trascorso tutta la vita fra queste mura è un’esperienza difficile da dimenticare.

Il castello si trova nel comune di Ponte Gardena ed è raggiungibile esclusivamente a piedi. Si può arrivare attraverso la Via Trostburg, da piazza Oswald von Wolkenstein, con una breve ma piuttosto ripida salita nel bosco (circa 20 minuti), oppure seguendo il percorso asfaltato che parte subito dopo il cimitero di Ponte Gardena, più comodo ma leggermente più lungo (circa 30 minuti).

Per informazioni sulle visite è possibile consultare il sito del Südtiroler Burgeninstitut.

CASTELLI DEL TRENTINO ALTO ADIGE: CASTEL VELTURNO – SCHLOSS VELTHURNS

Risale al XVI secolo e fu di proprietà dei principi vescovi di Bressanone. E’ rimasto sorprendentemente intatto fino ai giorni nostri superando persino la Hofburg di Bressanone per ciò che concerne le decorazioni parietali.

La storia del castello è lunga e travagliata, segnata da infiniti cambi di proprietario.

Appartenne al governo austriaco; a quello bavarese; al signor Jakob Wegleiter, oste di Chiusa che lo acquistò all’asta; al barone Antonino von Goldegg, che si adoperò per restaurarlo; al principe Johann von Lichtenstein, che nel 1904 lo donò al Comune di Bolzano.

Negli anni seguenti il palazzo fu incredibilmente adibito ad asilo nido, scuola, centrale telefonica e teatro. Infine, nel 1979, divenne proprietà dell’Alto Adige e fu restaurato in modo esemplare.

Oggi è considerato il più prezioso monumento dell’Alto Adige.

Per informazioni sulle visite è possibile consultare il sito schlossvelthurns

CASTEL TASSO – BURG REIFENSTEIN

Si trova nel comune di Campo di Trens, a poca distanza da Vipiteno, ed è considerato uno dei castelli storicamente più importanti dell’Alto Adige.

Fu menzionato per la prima volta in un documento del 1100 come feudo dei Conti bavaresi Lechsgmünd.

Nei secoli seguenti il castello cambiò vari proprietari, tra cui i Signori di Sabiona e l’Ordine Teutonico, al quale è dovuto gran parte del suo aspetto attuale e dell’arredamento. Infine nel  1813 divenne di proprietà dei Conti Thurn und Taxis.

Fortunatamente il castello non fu mai conquistato o devastato, quindi ancora oggi è ben conservato.. All’interno di Castel Tasso si possono visitare ben 10 stanze, tra cui la grande cucina duecentesca, la vecchia torre d’abitazione ed anche la famosa e preziosa Sala Verde.

Il castello si raggiunge facilmente attraverso un sentiero che parte dal parcheggio ai piedi della collina.

Per informazioni sulle visite è possibile consultare il sito Vipiteno.com

CASTELLI DEL TRENTINO ALTO ADIGE: CASTEL WOLFSTHURN

Il castello si erge maestoso sulla collina sopra Mareta, nei pressi di Vipiteno.

Lo storico tirolese Johann N. Tinkhauser lo descrisse, nel XIX secolo, come il “più bel castello del Tirolo”.

Appartiene alla famiglia Sternbach fin dalla sua costruzione e dal 1996 ospita il Museo provinciale della caccia e della pesca.

Castel Wolfsthurn, a differenza degli altri castelli di cui ti ho parlato, non è un maniero medievale arroccato su uno sperone roccioso, ma una sontuosa residenza barocca arredata con eleganza e ricercatezza.

Il Museo mostra le sale nobili con arredi originali e una ricca collezione storico-artistica di oggetti riguardanti la caccia e la pesca.

Per informazioni sulle visite è possibile consultare il sito Wolfsthurn

PIENZA: LA CITTA’ IDEALE

Pienza è uno di quei luoghi che sembrano nati da un progetto più che da una lenta evoluzione della storia. Nel cuore della Val d’Orcia, tra colline morbide, filari di cipressi e panorami che hanno reso celebre la Toscana in tutto il mondo, questo piccolo borgo rappresenta uno dei più straordinari esempi di urbanistica rinascimentale.

Dichiarata Patrimonio UNESCO nel 1996, Pienza è conosciuta come la città ideale del Rinascimento. Un luogo in cui arte, architettura e paesaggio dialogano in perfetto equilibrio, regalando ai visitatori un’atmosfera raffinata e senza tempo.

Visitare Pienza significa passeggiare tra palazzi rinascimentali, affacciarsi su uno dei panorami più spettacolari della Val d’Orcia e lasciarsi conquistare da una tradizione gastronomica che ha nel celebre pecorino uno dei suoi simboli più autentici.

pienza-panorama-foto-di-evondue-pixabay
Fonte: Pixabay

LA NASCITA DI PIENZA: IL SOGNO DI PAPA PIO II

Fino alla metà del Quattrocento il borgo era conosciuto con il nome di Corsignano. La sua storia cambiò radicalmente quando il suo cittadino più illustre, Enea Silvio Piccolomini, divenuto papa con il nome di Pio II, vi fece ritorno durante un viaggio verso Mantova.

Colpito dal degrado del paese natale, il pontefice decise di trasformarlo in una città moderna, elegante e armoniosa, capace di incarnare gli ideali dell’Umanesimo rinascimentale. Affidò così il progetto all’architetto Bernardo Rossellino, allievo di Leon Battista Alberti.

In appena quattro anni nacque Pienza, un vero laboratorio di architettura rinascimentale. Sebbene la morte prematura di Pio II impedì di completare il progetto originario, il borgo conserva ancora oggi un impianto urbanistico straordinariamente coerente, considerato uno dei modelli più importanti del Rinascimento italiano.

Il cuore della città è Piazza Pio II, sulla quale si affacciano alcuni degli edifici più rappresentativi: il Duomo, Palazzo Piccolomini, Palazzo Borgia e il Palazzo Comunale.

COSA VISITARE A PIENZA

Il Duomo di Santa Maria Assunta

La Cattedrale di Pienza, dedicata a Santa Maria Assunta, rappresenta uno dei simboli del borgo. Il suo interno custodisce preziose opere pittoriche commissionate ai migliori artisti del Quattrocento, mentre l’elegante campanile ottagonale domina il centro storico.

L’aspetto più sorprendente della visita, però, si trova sotto i piedi dei visitatori.

Fin dai primi anni successivi alla costruzione, infatti, l’edificio iniziò a manifestare importanti problemi strutturali dovuti alla particolare conformazione del terreno. Lo stesso Pio II annotò con preoccupazione che solo il tempo avrebbe rivelato se quelle crepe fossero innocue oppure il segnale di qualcosa di più grave.

Nei secoli la cattedrale è stata continuamente consolidata senza mai interrompere la propria vita religiosa. Proprio questa lunga convivenza tra fragilità e conservazione spinse il filosofo Bruno Queysanne a parlare di “instabilità durevole”.

Oggi è possibile visitare il cosiddetto Labirinto, un percorso sotterraneo che attraversa le fondamenta dell’edificio e racconta, attraverso passerelle e ambienti tecnici, la complessa storia dei restauri. Un’esperienza insolita che permette di osservare da vicino uno dei monumenti più affascinanti della Toscana da una prospettiva completamente diversa.

Palazzo Piccolomini

Accanto alla Cattedrale sorge Palazzo Piccolomini, elegante residenza voluta da Pio II come dimora della propria famiglia.

Il palazzo è uno dei capolavori dell’architettura civile rinascimentale e conserva ambienti riccamente arredati, oltre a uno splendido giardino pensile che si apre come una terrazza naturale sulla Val d’Orcia.

Dalla loggia il panorama abbraccia le colline toscane fino a Montalcino e al Monte Amiata, regalando una delle viste più celebri dell’intera regione.

Gli appassionati di cinema riconosceranno inoltre questi ambienti in alcune scene di Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli, girate proprio all’interno del palazzo.

La Pieve di Corsignano

Poco fuori dal centro storico, immersa nella quiete della campagna toscana, si trova uno dei luoghi più antichi e suggestivi di Pienza: la Pieve di Corsignano.

È qui che tutto ebbe inizio. Prima ancora che il borgo diventasse la città ideale del Rinascimento, questo edificio romanico rappresentava il cuore religioso dell’antico villaggio di Corsignano.

La pieve, risalente principalmente al XII secolo, si raggiunge con una piacevole passeggiata di pochi minuti lungo il fianco della collina. Lontana dal via vai del centro storico, regala un’atmosfera raccolta e autentica, perfettamente in sintonia con il paesaggio della Val d’Orcia.

L’interno, essenziale e luminoso, conserva tutto il fascino dell’architettura romanica: tre navate scandite da robusti pilastri quadrangolari, capitelli scolpiti e un’eleganza fatta di proporzioni e semplicità.

Qui vennero battezzati due pontefici destinati a lasciare un segno nella storia della Chiesa: Pio II e il nipote Pio III. Un dettaglio che rende ancora più significativo questo luogo, spesso trascurato dai visitatori più frettolosi.

IL PECORINO DI PIENZA

Se l’arte racconta l’anima di Pienza, il pecorino ne rappresenta senza dubbio il sapore.

Da secoli questo formaggio è il simbolo gastronomico del borgo e ancora oggi viene prodotto seguendo tecniche tradizionali. Il suo gusto inconfondibile nasce dal particolare territorio della Val d’Orcia, dove le pecore pascolano tra erbe aromatiche spontanee che conferiscono al latte profumi delicati e sfumature che ricordano la castagna, il fieno e le erbe mediterranee.

Non sorprende che già nel Quattrocento il pecorino di Pienza fosse particolarmente apprezzato. La tradizione racconta che persino Lorenzo il Magnifico fosse solito gustarlo.

Passeggiando tra i vicoli del centro storico è quasi impossibile resistere alle numerose botteghe specializzate, dove si possono degustare pecorini freschi, semistagionati e stagionati, spesso aromatizzati con tartufo, pepe, zafferano, erbe aromatiche o affinati nelle vinacce. Accanto ai formaggi trovano spazio anche miele locale, pici artigianali, salumi, vini della Val d’Orcia e numerose altre eccellenze gastronomiche del territorio.

pienza-foto-di-alexey-klen-pixabay
Fonte: Pixabay

La Fiera del Cacio

Per vivere Pienza nel suo momento più autentico vale la pena programmare la visita durante il primo fine settimana di settembre, quando il borgo ospita la tradizionale Fiera del Cacio.

Per alcuni giorni le piazze e le vie del centro storico si animano con degustazioni, mercatini, spettacoli folkloristici e iniziative dedicate ai prodotti tipici della Val d’Orcia, trasformando il paese in una grande festa all’aria aperta.

L’evento più atteso è senza dubbio il Palio del Cacio al Fuso, una competizione dalle origini antiche in cui i rappresentanti delle contrade devono far rotolare grandi forme di pecorino cercando di centrare un piccolo bersaglio in legno posto al centro di Piazza Pio II.

Può sembrare un gioco semplice, ma richiede precisione, tecnica e una buona dose di esperienza. Ancora oggi il Palio rappresenta uno dei momenti più sentiti dalla comunità locale. Inoltre permette ai visitatori di scoprire il volto più genuino e popolare di Pienza, dove storia, tradizioni e spirito di appartenenza continuano a intrecciarsi come accade da secoli.

CONSIGLI PRATICI PER VISITARE PIENZA

Per visitare il centro storico di Pienza è sufficiente mezza giornata, ma il consiglio è di dedicarle almeno un’intera giornata se desideri esplorare con calma i palazzi storici, entrare nella Cattedrale, visitare Palazzo Piccolomini e concederti una sosta in una delle caratteristiche botteghe gastronomiche.

La primavera e l’autunno sono senza dubbio i periodi migliori per scoprire il borgo. Le temperature sono piacevoli e i paesaggi della Val d’Orcia offrono alcuni dei colori più spettacolari dell’anno. L’estate, invece, è perfetta per chi desidera fotografare le celebri colline dorate della Toscana, mentre settembre permette di assistere alla tradizionale Fiera del Cacio.

Infine, grazie alla sua posizione strategica, Pienza si presta perfettamente a essere inserita in un itinerario tra alcuni dei borghi più belli della Toscana. Montepulciano, Montalcino, Bagno Vignoni e la Cappella della Madonna di Vitaleta distano infatti pochi chilometri e consentono di organizzare un indimenticabile viaggio attraverso il cuore della Val d’Orcia.

Leggi anche: 5 SEGRETI DI FIRENZE

CIVITA DI BAGNOREGIO

Civita di Bagnoregio conquista ancora prima di essere raggiunta. La sua sagoma, arroccata su una rupe di tufo e collegata al mondo da un lungo ponte pedonale, emerge tra i calanchi della Tuscia come un’apparizione, regalando uno dei panorami più iconici del Lazio.

Non sorprende che Civita di Bagnoregio venga chiamata “la città che muore”. L’erosione continua del terreno su cui sorge la rende infatti uno dei borghi più fragili d’Italia, destinato da secoli a combattere contro la forza della natura. Eppure è proprio questa sua precarietà a renderla così affascinante. Visitarla significa scoprire un luogo che custodisce oltre duemila anni di storia, vicoli silenziosi, scorci romantici e un’atmosfera che difficilmente si dimentica.

In questa guida scoprirai cosa vedere a Civita di Bagnoregio, ripercorrendone la storia e i luoghi più significativi, con alcuni consigli pratici per organizzare al meglio la visita.

LA STORIA DI CIVITA DI BAGNOREGIO

civita-di-bagnoregio-foto-di-matteo-angeloni-pixabay
Fonte: Pixabay

Le origini di Civita di Bagnoregio risalgono a circa 2.500 anni fa, quando gli Etruschi fondarono qui la loro acropoli, destinata a diventare il centro politico e religioso dell’insediamento.

La scelta del luogo non fu casuale. L’altopiano di tufo, delimitato dai torrenti Rio Chiaro e Rio Torbido e circondato dalla spettacolare Valle dei Calanchi, offriva una posizione naturalmente difensiva e, allo stesso tempo, permetteva di controllare importanti vie di comunicazione dirette verso la valle del Tevere.

Gli Etruschi conoscevano già la fragilità geologica dell’area. Realizzarono, quindi, opere di canalizzazione e sistemi di drenaggio per limitare l’erosione del terreno e i danni provocati dai frequenti eventi sismici. I Romani proseguirono questi interventi, ma con il declino dell’Impero molte infrastrutture vennero progressivamente abbandonate.

Da allora la natura ha lentamente ripreso il sopravvento.

Il colle di tufo continua ancora oggi a essere modellato dall’azione del vento, della pioggia e dei torrenti che scorrono ai suoi piedi. Frane e cedimenti hanno progressivamente isolato il borgo dal territorio circostante.

Fu lo scrittore Bonaventura Tecchi a definirla “la città che muore”, un’espressione che ancora oggi racconta con efficacia la sua straordinaria fragilità e, allo stesso tempo, il fascino senza tempo di uno dei borghi più suggestivi d’Italia.

COSA VEDERE

civita-di-bagnoregio-foto-di-lullone-pixabay
Fonte: Pixabay

La visita di Civita di Bagnoregio inizia ancora prima di varcare le sue antiche mura. Per raggiungere il borgo è infatti necessario attraversare un ponte pedonale lungo circa 300 metri, sospeso sulla Valle dei Calanchi. È un percorso che fa già parte dell’esperienza: ad ogni passo il panorama cambia, regalando scorci sempre diversi sulla rupe di tufo e sul paesaggio circostante.

Macchina fotografica (o smartphone) alla mano: è uno dei punti panoramici più spettacolari dell’intero Lazio.

Superato il ponte si raggiunge Porta Santa Maria, l’unico accesso al borgo. L’antica porta medievale è decorata con due leoni che stringono tra gli artigli delle teste umane, simbolo della vittoria degli abitanti di Bagnoregio sui signori di Monaldeschi.

Da qui inizia un piacevole itinerario tra vicoli in pietra, archi, piazzette fiorite e case ricoperte di edera, dove il tempo sembra essersi fermato.

Il cuore del borgo è Piazza San Donato, sulla quale si affaccia l’omonima chiesa romanica, costruita sulle fondamenta di un antico tempio etrusco. Al suo interno sono custoditi un prezioso Crocifisso ligneo attribuito alla scuola di Donatello e un affresco riconducibile alla scuola del Perugino, testimonianze del ricco patrimonio artistico conservato da questo piccolo centro.

Passeggiando senza fretta tra le stradine di Civita si incontrano botteghe artigiane, cortili nascosti e balconi fioriti che contribuiscono a creare quell’atmosfera sospesa che ha reso il borgo famoso in tutto il mondo. Il consiglio è quello di lasciarsi guidare dalla curiosità: spesso sono proprio gli scorci meno conosciuti a regalare le immagini più suggestive.

SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO

Merita una visita anche la Grotta di San Bonaventura. Si tratta di un’antica tomba etrusca legata alla figura di San Bonaventura da Bagnoregio (1217-1274), uno dei maggiori filosofi e teologi francescani del Medioevo.

Secondo la tradizione, quando era ancora bambino si ammalò gravemente e i genitori chiesero l’intercessione di San Francesco d’Assisi. Dopo la guarigione il santo avrebbe pronunciato le parole latine “O bona ventura!”, cioè “che buona sorte!”, espressione dalla quale derivò il nome con cui il piccolo Giovanni Fidanza sarebbe passato alla storia.

Oggi la grotta rappresenta uno dei luoghi più significativi della memoria spirituale di Civita di Bagnoregio. Testimonianza del profondo legame tra il borgo e la figura del celebre santo francescano.

INFORMAZIONI UTILI PER VISITARE CIVITA DI BAGNOREGIO

L’accesso a Civita di Bagnoregio è regolato da un biglietto d’ingresso, il cui ricavato contribuisce alla tutela e alla conservazione di uno dei borghi più fragili d’Italia.

Le biglietterie sono due: la prima si trova in Piazzale Battaglini, dove sono presenti anche i principali parcheggi. Da qui è possibile raggiungere il borgo con una passeggiata di circa 15 minuti oppure utilizzare la navetta che conduce fino al Belvedere. La seconda biglietteria è invece situata direttamente all’inizio del ponte pedonale.

All’interno del centro storico si trovano ristoranti, caffè, botteghe artigiane e piccoli bed & breakfast. L’ideale per chi desidera fermarsi qualche ora in più o trascorrere una notte in un luogo davvero unico.

Se puoi scegliere, visita Civita di Bagnoregio nelle prime ore del mattino oppure nel tardo pomeriggio. La luce è più morbida, i gruppi organizzati sono meno numerosi e il borgo ritrova quell’atmosfera silenziosa e quasi irreale che lo ha reso celebre. Nelle giornate autunnali, quando la nebbia avvolge la Valle dei Calanchi, la vista è semplicemente indimenticabile: Civita sembra davvero sospesa tra cielo e terra.

Piccoli consigli pratici

  • Tempo di visita: 2-3 ore sono sufficienti per esplorare il borgo con calma.
  • Periodo migliore: primavera e autunno, quando le temperature sono piacevoli e il paesaggio offre i colori più suggestivi.
  • Scarpe comode: il percorso è interamente pedonale e presenta salite e pavimentazioni in pietra.
  • Non fermarti solo al centro storico: prima o dopo la visita concediti qualche minuto ai belvedere di Bagnoregio, da cui si gode la vista più iconica sulla “città che muore”.

Leggi anche: